Pubblicato in: in valigia, Narrativa contemporanea, Romanzo

Valigia Librosa 3.0

La cosa più importante da mettere in valigia è un libro: probabilmente nessun compagno di viaggio sarà più generoso, originale, vivace e socievole. Penne e taccuini, naturalmente. [ Paul Theroux ]


Il mese di agosto è arrivato, tra caldo afoso e trombe d’aria, e con esso le tanto attese vacanze.  Mare, sole e molto tempo in più da dedicare alla lettura.
Ogni lettore attende questo momento dell’anno come una manna dal cielo. Io di sicuro. Da esattamente un giorno intero posso dire di essere ufficialmente in ferie e non vedevo l’ora perché la lista di libri si è allungata a dismisura e io rimango sempre una e le giornate sono sempre da 24 ore. 

Come al solito, mi riduco all’ultimo micro secondo per preparare la valigia, ma non la mia Valigia Librosa la quale ha la priorità assoluta, persino sulle mutande.
E non scherzo.
Ho passato una settimana intera a spulciare nella mia libreria i libri che mi sarei portata in vacanza e vi dico solamente che erano molti di più ed ho fatto una scrematura.
Sono certa che comprendiate il mio disagio.
Purtroppo non sono riuscita a trovare gli ebook, altrimenti avrei risparmiato spazio, ma lo spazio per i libri a mio parere non è mai abbastanza.

 


Edito da Einaudi 

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Perché Guts sghignazza nel cielo, dove ‘si radunano come smog i fantasmi dei morti ammazzati’, e da lassù osserva Agata sfrecciare sui roller a caccia dell’assassino, o degli assassini? I vivi e i morti, il dolore la comicità e la rivalsa coesistono a Milano, presso il grande fiume delle auto di Pasteur. E mentre assistiamo col fiato sospeso alle avventure sempre più sorprendenti (e inquietanti) dei tostissimi Agata, Ciainamen, Optalidon e compagnia, dallo sfacelo evidente di una civiltà che ha già prodotto i suoi eredi nasce in noi la consapevolezza che, come dice Mossàd, l’amico di Zoe, forse sono proprio i senza-potere il nuovissimo, vivificante ‘sale della terra’.

In una giornata qualsiasi di lavoro la mia collega mi ha raccontato che ha letto da poco un libro e mi faccio raccontare la trama. Le ho fatto telefonare alla figlia in piena giornata lavorativa perché volevo sapere il titolo che lei non si ricordava. Il giorno dopo la mia super collega mi ha portato Visto dal cielo ed è finito in valigia.


Edito da Sperling & Kupfer

978882006770HIG-247x380.jpgAmbiziosa, riservata e con un ragazzo perfetto che l’aspetta a casa, Tessa ama pensare di avere il controllo della sua vita. Al primo anno di college, il suo futuro sembra già segnato: una laurea, un buon lavoro, un matrimonio felice… Sembra, perché Tessa fa a malapena in tempo a mettere piede nel campus che subito s’imbatte in Hardin. E da allora niente è più come prima. Lui è il classico cattivo ragazzo, tutto fascino e sregolatezza, arrabbiato con il mondo, arrogante e ribelle, pieno di piercing e tatuaggi. È la persona più detestabile che Tessa abbia mai conosciuto. Eppure, il giorno in cui si ritrova sola con lui nella sua stanza, non può fare a meno di baciarlo. Un bacio che cambierà tutto. E accenderà in lei una passione incontrollabile. Una passione che, contro ogni previsione, sembra reciproca. Nonostante Hardin, per ogni passo che fa verso di lei, con un altro poi retroceda. Per entrambi sarebbe più facile arrendersi e voltare pagina, ma se stare insieme è difficile, a tratti impossibile, lo è ancora di più stare lontani. Quello che c’è tra Tessa e Hardin è solo una storia sbagliata o l’inizio di un amore infinito? Che sia davvero questo l’amore?

Lo so, lo so.
Ho anche visto il film in una noiosa domenica.  Lo critico sempre, ma in realtà l’unica cosa che ho letto di questo libro è solamente la trama e non sono mai andata oltre.
Mi hanno insegnato che per criticare una qualsiasi cosa la devi conoscere, ho controllato se era disponibile in biblioteca e me lo sono fatto arrivare al Bibliobus. Ammetto di aver avuto un po’ di imbarazzo quando sono andata a ritirarlo, ma se ho letto Cinquanta sfumature, posso leggere anche questo.

 Edito da Tre60

81AfS+AxE8LManlio è un «assistente per la memoria»: si prende cioè cura di chi ha una testa «che non funziona più tanto bene». È un tipo all’antica, proprio come il suo nome, e spesso racconta ai suoi assistiti la storia del suo grande amore con Bianca, naufragato pochi mesi prima a un passo dal matrimonio. Tanto poi se lo dimenticano, pensa, e lui può riprendere a macerarsi nella nostalgia. Abituato a pazienti in là con gli anni, Manlio è turbato quando si trova di fronte Camilla, che di anni non ne ha neppure quaranta e ha perso la memoria a causa di un aneurisma. Non solo: orgogliosa e testarda, sulle prime la ragazza rifiuta il suo aiuto, convinta di potersela cavare da sola. Ma la quieta determinazione di Manlio e l’aura di malinconia che lo pervade finiscono per aprire una breccia. Camilla gli permetterà d’insegnarle a ricordare di nuovo, ma a una condizione: che lei possa aiutarlo a dimenticare la sua ex. In fondo, dimenticare è la cosa che le riesce meglio, no? In apparenza, un patto perfetto. Almeno finché non arriva l’amore. Un amore fragile eppure intenso, travolgente, tra un uomo col cuore spezzato e una donna che, da un momento all’altro, non ricorda più volti, cose, emozioni. Ma un giorno, nella vita di Manlio, riappare Bianca.

Complice un viaggio nelle Marche e la meravigliosa Libreria Rinascita ad Ascoli Piceno questo libro, dopo quasi mezz’ora d’indecisione, è finito nella mia borsa. La copertina e la trama mi hanno incuriosita moltissimo ed è finito subito in valigia, senza passare dal via.

Edito da Bollati Boringhieri 

jim-al-khalili-sunfall-9788833932651Jim Al-Khalili, noto fisico quantistico, ci regala un agghiacciante romanzo scientifico in cui tutto quello che viene raccontato non è stato provato, ma è plausibile. “Sunfall” racconta infatti di un improvviso indebolimento del campo magnetico che protegge il pianeta Terra. Cosa succederebbe se accadesse? La massa coronale del Sole è pronta a colpirci e tutto viene improvvisamente rovesciato. Strani, drammatici e pericolosissimi fatti stanno avvenendo e le autorità di tutto il mondo cercano di tenerli nascosti per non spargere il panico. La verità però è che ogni cosa sta andando fuori controllo e che la responsabilità è solo dell’uomo. Mentre a Nuova Delhi un aereo si schianta perché non riesce a mettersi in comunicazione con la centrale a causa di una raffica di particelle provenienti dallo spazio, in Nuova Zelanda un’aurora australe appare a nord invece che a sud. Uragani, schianti, tornado e tsunami colpiscono nel giro di pochi giorni parti diverse della Terra. Tutto ciò non può rimanere sconosciuto alla popolazione che comincia a farsi delle domande, per cercare di capire che cosa accade. A rispondere ci penseranno quattro scienziati pronti a mettere le loro conoscenze a servizio della salvezza del pianeta. Forse però l’unica soluzione possibile è l’estinzione dell’umanità. Con “Sunfall” lo scienziato Jim Al-Khalili ci mette all’erta sul futuro del nostro pianeta e lo fa con un romanzo scientifico e appositamente catastrofico, che ci fa scorgere i pericoli in cui incorreremo se non faremo qualcosa il prima possibile, ricorrendo meno alla tecnologia e di più, invece, al sapere umano.

Questo è invece un regalo di compleanno in ritardo, ma super apprezzato. Era finito in passate Wishlist e ammetto di essermelo dimenticato, ma poi è arrivato anche lui.
E non potevo non metterlo nella Valigia Librosa.
Avete letto la trama?

Edito da Longanesi 

valentina-durbano-isola-di-neve-9788830448780-4-356x540.jpgUn’isola che sa proteggere. Ma anche ferire.
Un amore indimenticabile sepolto dal tempo.

2004. A ventotto anni, Manuel si sente già al capolinea: un errore imperdonabile ha di­strutto la sua vita e ricominciare sembra impossibile.
L’unico suo rifugio è Novembre, l’isola dove abitavano i suoi nonni. Sperduta nel mar Tirreno insieme alla sua gemella, Santa Brigida – l’isoletta del vecchio carcere abbandonato –, Novembre sembra il posto perfetto per stare da solo. Ma i suoi piani vengono sconvolti da Edith, una giovane tedesca stravagante, giunta sull’isola per risolvere un mistero vecchio di cinquant’anni: la storia di Andreas von Berger – violinista dal talento straordinario e ultimo detenuto del carcere di Santa Brigida – e della donna che, secondo Edith, ha nascosto il suo ine­stimabile violino. L’unico indizio che Edith e Manuel hanno è il nome di quella donna: Tempesta.

1952. A soli diciassette anni, Neve sa già cosa le riserva il futuro: una vita aspra e miserabile sull’isola di Novembre. Figlia di un padre violento e nullafacente, Neve è l’unica in grado di provvedere alla sua famiglia. Tutto cambia quando, un giorno, nel carcere di Santa Brigida viene trasferito uno straniero. La sua cella si affaccia su una piccola spiaggia bianca e isolata su cui è proibito attraccare. È proprio lì che sbarca Neve, spinta da una curiosità divorante. Andreas è il contrario di come lo ha immaginato. È bellissimo, colto e gentile come nessun uomo dell’isola sarà mai, e conosce il mondo al di là del mare, quel mondo dove Neve non è mai stata. Separati dalle sbarre della cella, i due iniziano a conoscersi, ma fanno un patto: Neve non gli dirà mai il suo vero nome. Sarà lui a sceglierne uno per lei.

Dovete sapere che io e mia sorella amiamo Valentina D’Urbano e qualsiasi cosa scrive. Per farvi capire il nostro disagio, due anni fa è uscito Non aspettare la notte e noi eravamo al porto aspettando di imbarcarci per tornare a casa. Non potevamo aspettare ovviamente di essere a Torino per andare a comprare il libro e così ci siamo messe a cercare una libreria e alla fine l’abbiamo trovata. Inutile dire che abbiamo litigando anche su chi dovesse leggerlo per prima. Lei questo romanzo l’ha già finito, io non l’ho ancora iniziato.
Valentina D’Urbano ha la capacità di rubarmi il cuore con i suoi romanzi e non vorrei perderlo in città, il cuore, ma al mare potrei sopportarlo meglio.

Edito da Edizioni E/O 

cover_9788866326731_523_600Rose è delusa dalla sua vita pur non avendone motivo: ha una bella famiglia e una deliziosa casa in un bel quartiere. Ma per Rose questa vita ordinaria è messa in ombra dalla sua altra vita, quella che vive ogni notte nei suoi sogni. Da bambina, in seguito a un incidente, ha iniziato a sognare una meravigliosa isola ricca di avventure. Su quest’isola non è mai stata sola: c’è sempre stato Hugo, un ragazzo coraggioso che cresce assieme a lei negli anni fino a diventare il suo eroe. Ma quando Rose incontra casualmente Hugo nella vita vera i suoi sogni e la vita reale cambieranno per sempre. Si trova infatti davanti l’uomo che ha condiviso le sue incredibili avventure in luoghi impossibili, che è cresciuto assieme a lei, ma ambedue sono molto diversi da come si erano immaginati. Il loro incontro casuale dà il via a una cascata di domande, bugie e a una pericolosa ossessione che minaccia di rovesciare il mondo di Rose. Lei vorrà veramente perdere tutto ciò che le è caro per capire lo straordinario rapporto che li unisce?

Galeotto fu il Salone del libro di quest’anno. Questa edizione con questa copertina, mi ha attirata subito finendo nello zaino già strapieno di acquisti del Salone. Ho deciso di metterlo nella Valigia Librosa perché secondo me merita di essere letto con tranquillità e sotto l’ombrellone è sicuramente il miglior momento.

Edito da Einaudi

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Remo ha ventiquattro anni e l’ultimo trascorso è stato terribile. L’ha passato chiuso in casa, a mangiare senza sosta, ingrassando fino a superare i cento chili. Stanca della sua indolenza da fallito, la fidanzata l’ha pure lasciato. Una sera, in un bar che frequenta con dei vecchi amici, Remo conosce Margherita. Lei fa l’ultimo anno di liceo e di sera lavora nel ristorante di famiglia fino a tardi. È appassionata, curiosa, un po’ irascibile. Ed è bella, anche se pesa meno di quarantacinque chili. Quella sera cominciano a parlare e da allora non smettono più. Passeggiano sulla spiaggia d’inverno, inseguono la luce abbagliante della riviera ligure, si aprono l’un l’altra. Pian piano si innamorano, senza mai dirselo, forse senza neppure rendersene conto. La notte di Capodanno salgono sulla bilancia per la prima volta. Lui pesa settanta, lei cinquanta. Che sia l’inizio o la fine della storia, non importa a nessuno dei due.

Anche l’ultimo romanzo di Davide Mosca è finito in Wishlist passate.
Ho fatto leggere la trama a mia sorella e lei l’ha comprato. Inutile dire che era quello che speravo quando le ho passato il libro dicendole solamente ” Sono certa che questo ti piacerà.”  Non so se lo ha letto, ma io l’ho scelto come primo libro delle mie vacanze e al momento mi piace. Secondo me ci scapperà anche una lacrimuccia, ma ne varrà la pena, lo so.

Edito da Garzanti 

kate-eberlen-vorrei-incontrarti-ancora-una-volta-9788811672357-1-300x453Dicono che il destino, come un abile prestigiatore, decida chi entrerà nella nostra vita. E per Tess e Gus, due diciottenni desiderosi di cogliere tutto quello che il futuro ha da offrire, il destino si presenta sotto forma di un incontro tanto casuale da essere indimenticabile. In una calda mattina estiva, nella basilica di San Miniato al Monte a Firenze, i loro sguardi si incrociano per la prima volta. È questione di un attimo fugace. Qualche parola sussurrata nel silenzio. Un sorriso rubato, forse promessa di un domani insieme.
Ma le loro strade si dividono con la stessa fugacità con cui si erano sfiorate. Tess è costretta a crescere prima del previsto: abbandona il suo sogno di diventare una scrittrice per prendersi cura della sorellina. Gus finisce intrappolato in una vita che non gli appartiene rinunciando all’arte che ama tanto. Entrambi sono andati avanti e sembrano essersi lasciati alle spalle quell’estate toscana. Eppure, il destino  nel corso del tempo li fa incontrare di nuovo. Sempre per brevi istanti di silenziosa perfezione dove tutto torna a essere possibile. Poi, li allontana di nuovo.
Fino a quando, un giorno di molti anni dopo, sono di nuovo là dove tutto è cominciato. Oggi come allora, a separarli qualche metro di distanza. Una distanza che forse non è più incolmabile. Perché le loro sono due vite parallele con un unico destino: incontrarsi per sempre.

Galeotto sempre fu il buon Salone e grazie mille a Libraccio. Preso ad un prezzo davvero conveniente, anche se praticamente nuovo. Vado pazza per questo tipo di trame – non vi ricorda tanto One Day di David Nicholls ? – e spero davvero di non rimanere delusa.

Edito da Newton Compton Editore 

51+l9AR9BFLAgnese ha diciannove anni, è la figlia di un senatore piuttosto influente e ha ricevuto un’educazione rigida. Le piace disegnare ma ha messo i sogni nel cassetto e si è iscritta a Giurisprudenza. Dopo la morte della madre, ha imparato a nascondere a tutti i suoi veri sentimenti ed è diventata la classica ragazza ricca, perfetta, composta e fredda, ma in realtà piena di insicurezze. Quando la sua incapacità di lasciarsi andare allontana il ragazzo di cui è innamorata da anni, Agnese capisce di avere bisogno di aiuto. Vorrebbe qualcuno che le insegni a essere meno impacciata e Brando, il suo fratellastro appena acquisito, sembra proprio la persona giusta. Lui lavora di notte, suona in una band, e cambia ragazza ogni sera. Peccato che il bacio che i due si scambiano per “prova” sia lontano anni luce da un esercizio senza conseguenze. Così le loro lezioni di seduzione ben presto diventano qualcosa di più… Brando saprà insegnare ad Agnese che la lezione più importante di tutte è abbandonarsi alle emozioni?

Ultimo, ma non per questo meno importante, è l’unico ebook che ho portato, oltre a tutti gli altri che ho ancora nel Kindle. Non è un segreto che adori Bianca Marconero e – disonore su di me e sulla mia mucca – non ho ancora letto questo libro e ho visto che è uscito già il secondo! Sono proprio indietro e devo assolutamente recuperare!

Nonostante, siano 9 libri, io continuo a credere di averne messi pochi in valigia. Mio padre sicuramente no, anche perché tra poco sbatte fuori di casa me e i libri.
E voi vi date un limite o portate in vacanza tantissimi libri?


A cura di Rossella Zampieri 

Pubblicato in: #recensione, Narrativa contemporanea, Romanzo

Recensione: E ogni corsa è l’ultima, Leila Awad

copertina e ogni corsaCasa editrice: Self- publishing 
Prezzo:
€ 2,99 ebook, € 12,00 cartaceo
Data di uscita: 10 giugno 2019
Valutazione: ✓✐✐✐✐ 

Quarta di copertina: “Lui è mio” è quello che Daisy Potter pensa guardando Niccolò De Santis, con orgoglio, gioia e un pizzico di paura. Su Niccolò ha costruito i propri progetti per il futuro, i sogni, le speranze.
Non come fidanzato o come amante, ma come pilota di punta della scuderia di Formula 1, la Potter Racing, di cui sta prendendo le redini.
Quello che Daisy non ha considerato, però, è che Niccolò non è solo il vip che nel tempo libero si improvvisa dj e si accompagna a modelle sui red carpet. Quando una convivenza obbligata li costringe a mettersi a nudo, in una Roma da
scoprire attraverso le parole di un diario antico secoli, ogni distanza comincia ad
affievolirsi e quel “è mio” assume tratti diversi.
Troveranno il coraggio di affrontare i rispettivi sentimenti o si nasconderanno dietro muri di maschere e paure?

[ Ringrazio di cuore l’autore Leila Awad per avermi dato la possibilità di leggere in anteprima il suo libro. ]



Dicono dell’autrice: 

Leila Awad, classe 1987, è nata a Roma e tutt’ora vive nella Capitale. Creatrice del blog Writer. Dreamer Queen dove sono racchiuse tutte le sue passione: le serie tv, i libri, il make-up e le famiglie reali.


Cosa ne pensiamo noi:

I suoi insegnamenti sono stati “sii gentile e cortese”, “la gentilezza con i propri sottoposti è ciò che dimostra che persona e che leader sei”, “studia, leggi, viaggia ed espandi i tuoi orizzonti”.
Piccole pillole di vita di cui ho fatto tesoro e che mi hanno guidato fino adesso, ma in fondo non mi dicono nulla su chi dovrei essere.

Le cose belle hanno sempre una fine, ad un certo punto. Ogni libro ha una conclusione, se poi si tratta di un buon libro è, quasi sempre, un gran dolore.
Questo è uno dei mantra che ogni lettore conosce fin troppo bene, soprattutto quando un libro ti rapisce così tanto da farti rimanere a bocca asciutta quando si è arrivati al termine.
È così anche per l’ultimo romanzo uscito dalla penna di Leila Awad.
Concluso in un giorno dove ho accuratamente evitato di fare qualsiasi altra cosa – oltre ad essere distratta al lavoro perché continuavo a domandarmi cosa sarebbe successo nel capitolo successivo – sono arrivata alla fine sperando che la storia di Daisy e Niccolò non finisse.

Complice di questa magia anche una splendida Roma – città visitata anni fa e di cui ho un bellissimo ricordo  – in questo caso sfondo ai sentimenti dei due protagonisti.

Ho bisogno di controllo, ho bisogno di numeri chiari, linee rette e caselle da spuntare. L’amore è caos. E io non lo capisco.

Una novità da prendere in considerazione e da non sottovalutare, è l’ambientazione del romanzo: non la localizzazione fisica, bensì un’ambientazione immersa nel mondo dello sport, nello specifico il mondo della Formula 1.
Un argomento che non viene preso spesso in considerazione nei romanzi ma che in questo è al centro della narrazione.
Non conosco la Formula 1 – non ne sono un’appassionata come l’autrice – ma l’idea è ben sviluppata all’interno del romanzo, tanto che le scene che riguardano il mondo delle corse non risultano pesanti, grazie alla bravura della scrittrice, ma piacevoli.

Nei lavori di Leila Awad apprezzo molto i protagonisti principali, ma io stravedo sempre per i secondari. Ho adorato Dwight Potter e Phoebe Murray, rispettivamente il fratello e la migliore amica di Daisy, che si aggiungono alla mia lista dei personaggi secondari, insieme a Edvard e Candice di Chloe, attendo infatti con ansia il giorno in cui potrò leggere di nuovo di loro.

Altrettanto bella e appassionante è la storia di Margherita Mattei e di Alessio e Riccardo Massimo che ho davvero apprezzato tantissimo, tanto quasi da preferirla a quella di Daisy e Niccolò. Non vi svelerò niente in merito, dovrete leggerla voi.

È sempre un piacere leggere un nuovo romanzo di Leila Awad perché i suoi scritti sono una ventata d’aria fresca ed il lieto fine c’è sempre, ed essendo io una romanticona ci conto e vado sul sicuro.

Se non sapete cosa portare sotto l’ombrellone o come passare il tempo estivo in città quest’anno vi consiglio E ogni corsa è l’ultima, un buon libro e una bella storia.

 


Recensione a cura di Rossella Zampieri

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Recensione: Basta chiudere gli occhi – Francesca Caldiani

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Recensione a cura di Bianca Casale


Chi è l’autrice?

Pubblicato in: Narrativa contemporanea

Storia ragionata della sartoria americana nel secondo dopoguerra e altre storie – Stefano Domenichini

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Titolo: Storia ragionata della sartoria americana nel secondo dopoguerra e altre storie

Autori: Stefano Domenichini

Editore: Autori Riuniti

Prezzo: 14,00 € cartaceo

Valutazione: ✓✐✐✐✐

Descrizione: Tre storie, tre romanzi brevi, diversi per personaggi e ambientazioni, ma accomunati dalla stessa matrice: l’elemento letterario che sublima il vero in un falso accattivante, originalissimo, profondo.
Nell’era dell’autofiction, Stefano Domenichini compie un percorso opposto: riempie di suggestione e fantasia precisi fatti oggettivi, situazioni realmente esistite, infondendo loro tutto il calore della “bugia” narrativa.
Lo stile diretto, ironico, denso di umanità dell’autore ci invita ad accettare la sua scommessa: credere all’impossibile, fino in fondo, per poi scoprire di avere, una volta chiuso il libro, gli occhi spalancati sul reale, la mente e il cuore lucidi di verità.


L’autore

Stefano Domenichini vive a Reggio Emilia. Ha pubblicato Acquaragia (Perdisapop, 2010), con cui si è classificato secondo al premio Chiara 2010, L’otto orizzontale (Fallone Editore, 2018) e i racconti Il Bristol nero e Acquaragia rispettivamente nelle antologie Amore e altre passioni (Zona, 2005) e Lama e Trama 3 (Zona, 2006). Il suo racconto intitolato Apertura alla Napoleone è contenuto nell’antologia In Viaggio (ed. Il Gattaccio, 2017). Altri racconti sono stati pubblicati dalle riviste Poetarumsilva e Sdiario.

La recensione

Tre racconti per tre personaggi e tre ambientazioni, l’autore gioca per primo con il sarto ebreo ucraino che per puro caso filmò l’omicidio Kennedy, il racconto più lungo. Poi con un uomo con un problema di vista ed infine con un terzo uomo che diventa ricco nei mirabolanti anni Ottanta.
I racconti scorrono veloci grazie alla scrittura di Domenichini, una montagna russa tra luoghi reali o quasi reali, persone vere o quasi vere, il dubbio alberga in ogni pagina senza però levare il piacere della lettura.

Ogni tanto, ecco apparire considerazioni sulla vita:

Se i pesci restassero a letto, quelli che si alzano presto non tirerebbero su niente.

e anche:

Se ciascuno cerca di imporre la propria idea di pace, al limite si ottiene una tregua armata, fatti di spazi neutrali e regali antiproiettile. Altrimenti non c’è altra soluzione: metabolizzi esattamente cosa vuole il Tuo Amore per stare in pace e ti adegui.

Nonostante personalmente non ami particolarmente le raccolte di racconti di nuovo resto colpita. Ho apprezzato in maniera particolare il primo racconto, forse perché essendo il più lungo i personaggi hanno preso una vita diversa e hanno trovato il tempo di scavarsi uno spazio. Quasi indimenticabile la scena in cui viene acquistata la macchina da presa che in seguito filmerà Kennedy nei suoi ultimi momenti di vita.
In qualche modo Domenichini riappacifica l’arte stessa del racconto con lo stile; i testi risultano sgravati del compito della mera descrizione narrativa di una storia e diventano un media quasi filmico, una comunicazione di una serie di immagini che fatte scorrere pagina dopo pagina ricordano la pellicola di una cinepresa d’altri tempi.
L’ultima immagine del primo nastro, cioè racconto, del sarto accompagnato dalla sua bella sfuma nel racconto successivo e ci traghetta in direzione del terzo ed in un attimo è finito.
E rimani lì come in attesa di una scena dopo i titoli.

A chi potrebbe piacere: A te che hai voglia di lucida ironia e stile diretto.

A chi potrebbe non piacere: Se non ti appassionano i racconti ma sei per il romanzo dalla struttura classica forse è meglio cercare altrove.

a cura di Bianca Casale

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Pubblicato in: LETTERATURA FANTASY, Narrativa contemporanea, Romanzo

L’ombra del primo re – Lorenzo Sartori

Risultati immagini per l'ombra del primo reTitolo: L’ombra del primo re
Autore: Lorenzo Sartori
Casa Editrice: Gainsworth Publishing 2016
Pagine: 322 pagine
Prezzo: € 17,00 cartaceo Ebook: € 3,99
Valutazione: ✐✐✐✐✐

Descrizione:

Nel regno di Tidor, una nebbia perenne avvolge la misteriosa foresta di Liwiz e si dice che sia frutto del maleficio di una strega.
Il re Yudra è pronto a dare la propria figlia, Sari, in sposa al cavaliere che sarà in grado di eliminare la strega e far finalmente alzare la nebbia. Per l’occasione, indice un torneo ma non sa di aver innescato così una serie di eventi destinati a rompere un equilibrio antico e a mettere a rischio l’esistenza del regno e tutto ciò che ha di più caro.
Sviluppato su tre racconti legati tra loro, L’ombra del primo re è un romanzo fantasy costruito su atmosfere fiabesche, battaglie epiche, malefici, intrighi di corte e numerosi colpi di scena.


La recensione breve:

Vi piace il genere fantasy? Leggete ‘L’ombra del primo re’.
Non vi piace il genere fantasy? Leggete ‘L’ombra del primo re’. Sicuramente lo apprezzerete anche se non siete soliti leggere questo genere.

La recensione normale:
L’ombra del primo re è un romanzo ascrivibile all’universo fantasy formato da tre racconti legati tra loro a comporre una trama unitaria e ben costruita. La narrazione si dipana come un grande affresco complessivo, ma diviso in un trittico.

Ascrivibile al fantasy, si diceva, ma un fantasy in cui i mondi sono credibili e veritieri senza essere descritti con troppi fronzoli, la storia prosegue lontana da lunghe descrizioni che portano altrove senza dirci nulla. La digressione inutile, difetto che molti autori fantasy tendono ad avere, forse per rendere più vero un universo altro, per creare quel mondo prima per loro stessi, poi per i lettori.
Sartori non ne ha bisogno, la sua scrittura è asciutta ma esemplare e attenta, pervasa da una vena ironica e divertente, ci accompagna direttamente a Tidor e Ekon, la foresta di Liwiz ci incuriosisce come se fosse dietro casa nostra.

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Ed è proprio a casa che ci sentiamo leggendo L’ombra del primo re, perché per noi amanti del  fantasy questo è il romanzo perfetto, non perché vi paia di averlo già letto, come accade a volte. No, assolutamente, stavolta è perché i personaggi sono credibili, realistici e ben tratteggiati, perché il grande lavoro fatto sui caratteri e sulle personalità, sull’immagine dei singoli personaggi, lo rende maturo e allo stesso tempo moderno, scorrevole e avvincente.
Sono molti i personaggi femminili in figure centrali, cosa piuttosto rara in un fantasy “classico” soprattutto se scritto da un uomo. Belle anche le mappe, il cui autore è Enrico Ricciardi (Erregrafica).
Speriamo di incuriosirvi con un plauso particolare al mutaforma, bellissimo personaggio.  Plauso che, però, si allarga allo scritto tutto e allo scrittore suo creatore.
Sartori non scrive solo fantasy, anzi tra i suoi lavori di fantasy troviamo solo questo, ed è infatti una vera eccezione.
Fatevi un favore, procuratevelo.

A cura di Bianca Casale, una versione di questa recensione è presente anche sul portale Fantasy Era.


L’autore

Lorenzo Sartori è nato a Brescia nel 1967 e vive tra Crema e Milano. Dal 2000 è editore e direttore responsabile della rivista Dadi&Piombo, la prima testata italiana che si occupa di wargames e ricostruzioni storiche in miniatura (www.dadiepiombo.it).
Autore di diversi giochi di simulazione, storici e fantascientifici, alcuni dei quali tradotti in diverse lingue e apprezzati in tutto il mondo, è direttore artistico della rassegna DeGenere e del festival Inchiostro (www.festivalinchiostro.it)
La sua produzione letteraria spazia dal genere fantasy al thriller, dall’horror alla fantascienza. Ho pubblicato i seguenti romanzi: Home Run (romanzo breve, Sad Dog Project), Sonata per violino (romanzo breve, Sad Dog Project), Memory Download, La Sindrome di Proust (Alcheringa Edizioni), Michael Farner (Nativi Digitali Edizioni), L’ombra del primo re (Gainsworth Publishing).
Nel 2018 è uscito per Plesio il romanzo Alieni a Crema, (la nostra recensione) in cui si ipotizza che una delegazione aliena venga a far visita alla cittadina lombarda (per maggiori info)

 

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Pubblicato in: Fantascienza, Narrativa contemporanea, Romanzo

TWIZEL – La duologia di Francesca Caldiani


I Libri.


Pubblicato in: Narrativa contemporanea, Romanzo

Recensione: Cioccolato amaro – Lesley Lokko

Laure, Améline, Melanie: tre ragazze alla ricerca dell’amore che non hanno mai avuto.


Casa Editrice: Mondadori
Prezzo: € 19.00
Pagine: 619 pagine
Valutazione: ✓✐✐✐✐✐ 


Quarta di copertina: Haiti, 1985. A diciassette anni, tutto ciò che Laure St.
Lazâre desidera è fuggire lontano dall’atmosfera soffocante della casa di famiglia. Dopo essere stata abbandonata a soli due anni da sua madre, l’affascinante e impulsiva Belle, è difficile per lei vivere con una nonna severa e intransigente con cui non è possibile alcun dialogo. Per fortuna c’è Améline, l’unica vera amica di Laure. Servetta e confidente, senza una famiglia propria, senza un passato. Améline è da sempre alle dipendenze del St Lazâre, ma anche lei sogna una vita diversa.
Quello che le due ragazze non sanno è che presto saranno costrette a separarsi. Sedotta da un giovane soldato e rimasta incinta, Laure viene cacciata di casa e raggiunge la madre negli Stati Uniti, mentre i tragici eventi che insanguinano Haiti costringono anche Améline ad abbandonare quella splendida isola. Dall’altra parte del mondo, Melanie sembra condurre una vita molto diversa. Viziatissima figlia di una celebre rockstar londinese, possiede tutto ciò che i soldi possono comprare, ma l’unica cosa che desidera profondamente è essere amata. La sua estrema fragilità affettiva la spingerà in un vortice di relazioni sbagliate e pericolose fino a quando in seguito a una serie di eventi imprevedibili, il suo destino si intreccerà fatalmente con quello delle due ragazze haitiane.

Autore: Lesley Lokko è nata in Scozia nel 1964 ed è per metà scozzese e per metà ghanese. Cresciuta in Africa, ha studiato negli Stati Uniti e in Inghilterra. Laureata in architettura, lavora presso l’università di Città del Capo. Nel 2004 Mondadori ha pubblicato il suo primo romanzo, Il mondo ai miei piedi, e nel 2005 Cieli di zafferano.



Cosa ne pensiamo?

Lesley Lokko non sbaglia un colpo, come sempre.
Un nome, una garanzia. Di lei, insieme a Jojo Moyes, leggerei anche la lista della spesa e la troverei comunque intrigante.
Anche se non è il mio libro preferito finora letto dell’autrice, Cioccolato amaro, pubblicato nel 2008è un romanzo coinvolgente le cui pagine ti catturano fin dal primo capitolo e ti legano al racconto fino a che non assapori la fine, anche se a mio parere, per una delle tre protagoniste la fine è decisamente un po’ troppo amara ed è l’unica nota stonata che mi sento di citare.
Lo stile di scrittura della Lokko è scorrevole, lineare e si legge davvero con piacere, senza mai annoiarsi. Un particolare che apprezzo moltissimo nello stile di quest’autrice è il saper intrecciare, in modo sublime, le storie dei suoi personaggi rendendo, al termine, i suoi romanzi degli splendidi puzzle letterari.
Da rileggere nel tempo.
L’ambientazione del romanzo è descritta così bene da poter quasi sentire il profumo di pioggia nella grigia Londra, il caldo torrido di Haiti, o il sole sulla pelle a Los Angeles, passando dal Ghana.
Un romanzo tutto al femminile in cui le protagoniste lottano con tutte le loro forze per poter vedere avverati i propri desideri e le proprie ambizioni, sacrificando spesso un pezzo di loro stesse.
Laure, Améline e Melanie sono tre donne molto diverse, ma tutte e tre hanno in comune il fatto di essere alla ricerca dell’amore – l’amore nelle sue varie forme – dell’affetto e di quelle attenzioni che hanno ricercato per tutta una vita, credendo in alcuni casi di averlo trovato.
Essendo un’appassionata di Lesley Lokko ve la consiglio senza riserve perché quando si ha voglia di qualcosa di piacevole da leggere un romanzo è sempre la risposta giusta.

[a cura di Rossella Zampieri]

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Pubblicato in: Narrativa contemporanea, Raccolta/Antologia

Brave con la lingua. Come il linguaggio determina la vita delle donne, Giulia Muscatelli

[ Il ricavato della vendita di questo libro verrà devoluto a chi con coraggio e dedizione si batte contro la violenza sulle donne. ]

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Titolo: 
Brave con la lingua. Come il linguaggio determina la vita delle donne.

Autore:a cura di Giulia Muscatelli

Casa Editrice: Autori Riuniti

Prezzo: € 15.00

Pagine: 174 pagine

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐


Descrizione: Alcuni libri nascono da un’idea forte, altri da una suggestione. In rari casi nascono dal bisogno di capire qualcosa che non era ancora chiaro prima che venissero alla luce. Brave con la lingua è questo: una raccolta di racconti di quattordici autrici italiane che usano la narrazione come strumento per liberarsi delle parole chiuse – ecco il loro nome – che per anni le hanno incastrate all’interno di definizioni errate. Quattordici autrici che ci aiutano a comprendere la condizione della donna nel nostro Paese e come questa sia anche una questione di linguaggio. Certi libri si pubblicano con la speranza che possano insegnarci qualcosa: come essere un po’ più bravi con la lingua, per esempio.


Recensione:  “Ogni giorno, per quanto possiamo o crediamo di essere attenti, definiamo l’altro. Chiamiamo incompetente l’operatore che non ci aiuta a risolvere una questione, odiosa la commessa che non sembra darci l’attenzione che meritiamo, insensibile l’amica che si è scordata di chiederci come è andato l’ennesimo colloquio. Ogni giorno, senza interrogarci – perché siamo stanchi, siamo delusi, siamo di fretta -troviamo quella parola che libera esce dalla nostra bocca e cade chissà dove, forse rimane sospesa, forse arriva dritta alla testa del destinatario. Del suo effetto, il più delle volte, non sappiamo quasi niente. Il suo effetto non è qualcosa che prendiamo in considerazione.

Le donne lo sanno bene. Da secoli gli esseri umani sono portati a circoscrivere all’interno di una definizione tutto ciò che non riescono a cogliere, perché accettare l’incognita è un atto che richiede impegno.
E cosa c’è di più inspiegabile di una donna? L’unico essere che può riprodursi, l’unico che porta con sé il concetto d’infinito. È facile capire come mai si cerchi di placare qualcuno con queste caratteristiche. La risposta è intrisa di paura, di timore – una volta ancora – di quello che non riusciamo a comprendere. Ma non potevano buttarci fuori di casa- in quella casa, in fondo, desiderano che restiamo – e allora ci hanno messo all’angolo: prima come madri, poi come casalinghe, puttane, pazze, isteriche, belle ma solo belle, intelligenti ma inguardabili.
Nonostante questo, ancora oggi, non sono riusciti ad afferrarci.
Le parole continuano però a essere il mezzo attraverso il quale provano a tenerci immobili.
Quelle sbagliate – le parole chiuse, che ci chiudono – le usano tutti: i nostri capi, le nostre madri, le nostre amiche, i nostri uomini, ma pure il salumiere che vediamo una volta a settimana, o la nostra vicina sul treno. Nessuno di loro immagina in che modo quelle espressioni ci abbiano definito, anche quando erano un tentativo di adularci.

Abbiamo chiesto a quattordici donne di raccontarci qual è stata l’espressione che le ha definite nel corso della loro vita. E poi, a ognuna di loro abbiamo chiesto di scriverne.
Quello che apprestate a leggere è il risultato di tante riflessioni, a volte anche dolorose, attorno a una singola affermazione. Ma ancora di più è la dimostrazione di come sia possibile uscire dalle gabbie linguistiche e, diventare, davvero Brave con la lingua.
Siamo brave con la lingua perché ci piace raccontare storie, adoriamo inventare universi sempre nuovi. Siamo brave con la lingua quando otteniamo un risultato per il quale abbiamo lavorato tanto, quando diamo consigli, quando apriamo bocca e diciamo a voce alta cosa non ci sta bene. Siamo brave con la lingua anche a letto con un uomo che ci piace, e difendiamo queste abilità tanto quando difendiamo il diritto di non essere giudicate per questo.
Questa non è una raccolta di scritti femminili, questo è un libro.
Quelli che leggerete non sono racconti di donne, sono storie di esseri umani. Se tutti voi riuscirete a cogliere in questo modo le pagine che seguono, allora significherà che abbiamo fatto bene il nostro lavoro.
E quindi iniziamo. Iniziamo così, una donna alla volta. Iniziamo raccontando.
Benvenuto in un nuovo linguaggio.”
[ Estratto dalla prefazione di Giulia Muscatelli ]

Questo libro racconta storie,  storie di donne e di tutto quello che sta intorno, il linguaggio che descrive i contorni di quello che siamo o potremmo essere.
Storie di donne, scritte da donne, raccolte in un libro curato da una donna. 
Storie pubblicate per dare voce a quell’urlo strozzato e straziante che il genere femminile grida o vorrebbe gridare se fosse messo nelle condizioni di.
Invece no, non puoi urlare “pazza”, ” isterica”, “che c’hai il ciclo?”,  “devi stare zitta”, già.
Perché sei uguale agli uomini e lavori come loro, anche più di loro, ma ti pagano di meno. Perché sei brava a scuola, ma quell’indirizzo di studi no, quello non è da femmine.

Non sai cucinare? E tua madre non ti ha insegnato, poverina.
Ti hanno spaventato con quei commenti sconci e la minaccia di violenza? E perché te ne vai in giro con quei pantaloni così stretti, sembri un po’ puttana, te la cerchi. 

Pronto, buongiorno, è lo studio Pallo e Pinco?
Sì, buongiorno dica pure?
Mi passa l’architetto?
Sono io l’architetto.
Ah, ma io pensavo fosse un uomo.

Portavi un tanga? Ma è ovvio che ti abbiano stuprata, te la sei cercata.
TE LA SEI CERCATA.

Ma non credo che tu avrai problemi, ti vedo cazzuta/ si vede che hai le palle/ sembri un uomo.

Mi ha dato solo uno schiaffo, era molto arrabbiato perché la casa era sporca/non ero pronta/mi ero vestita male/la cena non era in tavola/ non ho fatto la spesa…

Quella è la capa, è arrivata fin là ma non ha avuto figli, si è sacrificata per la carriera, una mezza donna. 

Siete maschi e quindi pensate che queste cose interessino solo le donne?
Siete sicuri?

Congedo di paternità? No, per carità.
La nascita di un figlio per un padre non comporta certo la necessità di prendere dei giorni per dedicarsi a questa cosa, ci mancherebbe.
O peggio ancora si sostituisca alla madre dopo la nascita nell’accudimento del bebé.
Siete tutti pazzi. Che vada pure a lavorare.
Lasciamo tutto fermo al medioevo.
Si è sempre fatto così.

Gli uomini pensano solo a quello, non sono in grado di cuocersi un uovo, stirare, fare le pulizie, figurarsi vivere da soli!

Vuoi fare il fioraio/stilista/infermiere/maestro figlio? Ma quello è un mestiere da donne, o da checche.
Tu sei una checca? 

Cosa fai? Piangi come una femminuccia? SII UOMO!?

Mario lavora nella scuola dell’infanzia/primaria? Ma quindi insegna motricità? Siamo sicure che non gli vengano degli strani istinti?

Smettiamo, per nausea.
Ma ne abbiamo per tutti.

Perché siamo arretrati?
Pieni di pregiudizi?
Non possiamo proprio fare nulla contro questa cosa?
Perché si è sempre fatto così?

O forse sarebbe il caso di renderci conto che quello che diciamo ci definisce, che il linguaggio e le parole scolpiscono i nostri contorni.  Quello che ci viene detto si adagia su di noi come una condanna.
Si plasma su di noi, infiltrandosi fin dentro i più reconditi meandri di noi stessi. Soffocandoci.

Che a te, amica donna, basta poco per renderti conto che spesso sei tu la meno solidale con le altre.
Che a te, uomo, basta poco per renderti conto che la cosa tocca anche te.
Che basta poco a tutti per andare a prendere questo libro in molte copie e regalarlo per Natale.
Ma prima leggetelo.
Leggetelo e pensate.
Leggetelo e agite.


P.S. Il bistrot dei libri è un blog, come tale non ha un luogo di residenza, vive nella rete, chissà dove.
Ma noi invece abbiamo una città, Torino,  e soprattutto un quartiere, Borgo Vittoria, che è casa nostra da sempre, qui siamo andate a scuola, qui abbiamo giocato da bimbe, qui siamo diventate grandi.

Ed ecco perché abbiamo aderito con piacere al Tavolo di Borgo Vittoria. Il Tavolo raccoglie entità diverse e collabora per promuovere iniziative culturali, sociali ed aggregative per fare in modo che questa nostra casa resti accogliente, sveglia, produttiva e sicura.
Per il 25 Novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ci sarà un evento speciale, Cuore Unico, uno spettacolo teatrale contro la violenza sulle donne.
Per i torinesi, trovate l’evento qui: https://www.facebook.com/events/2196507407227786/


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Pubblicato in: Fantascienza, Narrativa contemporanea

Aperitivo da “Armada” di Ernest Cline

Aspettavi da tempo di leggere il secondo libro di Ernest Cline, dopo Ready Player One che hai amato tantissimo. Ed ecco che proprio al Lucca Comics and Games, dove ti trovavi in veste di nerd in gita, ci fosse un piccolo stand di DeA Planeta con un mucchio di copie nuovissime di “Armada”.
Molto bene.

Il pensiero è stato: DeA PLANETA PRENDI I MIEI SOLDI!

Guardare Knotcher che tormentava indisturbato Casey mi riempiva non solo di odio verso me stesso, ma anche di disgusto per l’intera specie a cui appartenevo. Se c’erano altre civiltà là fuori, perché mai avrebbero dovuto mettersi in contatto con l’umanità? Se era così che ci trattavamo l’un l’altro, quale gentilezza avremmo riservato a una razza di alieni con gli occhi a palla?
Mi riaffiorò alla mente un’immagine nitida del Caccia Falcione e sentii subito i nervi tendere allo spasimo. Per calmarmi provai a pensare all’equazione di Drake e al paradosso di Fermi. Sapevo che con tutta probabilità c’era vita là fuori, da qualche parte. Ma sapevo anche che, poiché l’universo era così sterminato e antico, era improbabile che riuscissimo a entrare in contatto con altre forme di vita, tantomeno nel breve lasso di tempo della mia vita. Forse eravamo tutti prigionieri lì, sulla terza pietra dal Sole. Ci saremmo estinti senza mai esplorare nuovi mondi. 

Tratto da “Armada” di Ernest Cline, DeA Planeta 2018

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Pubblicato in: Narrativa contemporanea

Avrò cura di te – M. Gramellini, C. Gamberale

a cura di Valentina Isernia

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Ho sempre seguito con interesse il pensiero lucido e a tratti pungente di Gramellini nelle sue strisce quotidiane sulla stampa o durante le ospitate televisive. Il suo romanzo “Fai bei sogni”, tanto acclamato, è nella mia lista di libri da leggere da molto tempo.

Complice il prezzo ridotto, la copertina ammiccante e la bag in omaggio “Leggere causa indipendenza” al salone del libro di Torino, sono stata portata all’acquisto di questo piccolo romanzo.


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Titolo: Avrò cura di te

Autore: Massimo Gramellini, Chiara Gamberale

Edizione: TEA [Longanesi]

Prezzo: 5 €

Pagine: 190

Valutazione: ✓✐✐✐

 

Descrizione: Gioconda detta Giò ha trentacinque anni, una storia familiare complicata alle spalle, un’anima inquieta per vocazione o forse per necessità e un unico, grande amore: Leonardo. Che però l’ha abbandonata. Smarrita e disperata, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto, capace di far vincere la passione sul tempo che passa: proprio quello che non è riuscito al matrimonio di Giò. La notte di San Valentino, festa che lei ha sempre ignorato, Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all’angelo custode, per ringraziarlo. Con lo sconforto, ma anche il coraggio, di chi non ha niente da perdere, Giò ci prova: scrive anche lei al suo angelo. Che, incredibilmente, le risponde. E le fa una promessa: avrò cura di te. Poi rilancia. L’angelo non solo ha una fortissima personalità, ma ha un nome: Filèmone, ha una storia, una vita umana alle spalle. Soprattutto ha la capacità di comprendere Giò come Giò non si è mai compresa. Di ascoltarla come non si è mai ascoltata. Nasce così uno scambio intenso, divertente, divertito, commovente, che coinvolge anche le persone che circondano Giò: il puntiglioso ex marito, la madre fricchettona, l’amica intrappolata in una relazione extraconiugale, una deflagrante guida turistica argentina, un ragazzino che vuole rinchiudersi in una comune… Uno scambio che indaga non solo le mancate ragioni di Giò: ma le mancate ragioni di ognuno di loro. Perché a ognuno di loro, grazie a Filèmone, voce dell’interiorità prima che dell’aldilà, sia possibile silenziare la testa e l’istinto. Per ascoltare il cuore. Anche e soprattutto quando è chiamato a rispondere a prove complicate, come quella a cui sarà messa davanti Giò proprio dal suo fedele Filèmone, in un finale sorprendente che sembrerà confondere tutto. Ma a tutto darà un senso.


Recensione: Se siete convinti che la tipologia di narrazione sia importante quanto la storia in sé, “Avrò cura di te” è un romanzo per voi. Ma qui e solo qui si fermano i miei pro a questo libro.
Quella fra Giò e Filemone è una corrispondenza che nelle prime pagine di questo volume colpisce e cattura. Chi si ritrova ad aver vissuto una storia d’amore finita male, empatizza immediatamente con la protagonista, con la sua necessità di ricostruire spazi “per uno”, di appoggiarsi alle figure più vicine a lei che ascoltino il suo profondo disagio: suo marito l’ha lasciata e apparentemente in modo definitivo, senza rimorsi.

“Ti pare possibile che due persone che s’addormentavano allacciate, e allacciate si risvegliavano, si ritrovino a parlare solo di scatoloni?”

Man mano che la lettura prosegue, goccia a goccia vengono raccontati piccoli particolari che alla fine permetteranno di ricostruire il puzzle dell’incontro e della separazione fra Giò e Leonardo e di conoscere la vita dei personaggi che ruotano attorno alla protagonista.

Gli amori non finiscono col tempo. Cambiano forma, scavando nuove profondità. E se ci lasciano non è perché sono durati troppo, ma perché a un certo punto hanno incontrato il vuoto.

Ma forse dire “personaggi” è esagerato. Il racconto è infatti tutto incentrato su Giò che, però, non sembra aver costruito tanto nella sua vita. Un’amica, i due nonni ormai morti, l’ex marito e un nuovo, abbozzato partner.
L’unica amica di Giò è una donna sposata, che vive una stabile relazione extraconiugale non solo mai condannata dalla protagonista, ma a tratti persino invidiata per lo spirito con cui viene portata avanti.

L’angelo Filemone, che promette a Giò protezione e che la porta d’innanzi ai propri egoistici pensieri, spesso divaga in pesantissime e inutili dissertazioni che costringono quasi a voltare pagina saltando a piè pari periodi forzatamente complessi per una narrazione generalmente semplice.
Ma in fondo chi non vorrebbe continuare a leggere per capire come la nostra eroina ferita nell’animo riesca a rinascere? A posteriori risponderei: io.

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Man mano che la storia prosegue, si scopre infatti che l’intraprendente Gioconda ha tradito il buono e amorevole marito. Motivo? Non lo sa nemmeno lei, che asserisce di amarlo e di averlo sempre amato.
Si è persa, Giò, ha perso la sua naturale vocazione da insegnante, il suo rapporto con gli studenti, tanto da cedere alle lusinghe del padre di uno di loro, vedovo. Giò tradisce l’ignaro Leonardo e mente al suo fragile studente mentre tenta di fargli da guida.
A un certo punto, non c’è nessun tipo di sentimento che questo libro possa fa nascere nel lettore, se non il fastidio nel leggere di questa donna che ha tradito e si sente vittima, che ora sbatte i piedi perché non ha più quello che aveva, rifiutando addirittura una nuova e sana relazione con un uomo per bene.

Dalla seconda metà in poi, l’unico motore del racconto è l’intreccio che lega l’angelo Filèmone alla storia della nonna di Giò, che forse non aveva amato in modo così unico e speciale come credeva.

Di solito non amo commentare i finali, ma vi abbiamo dato uno spoiler alert, quindi mi permetto di farlo, perché credo che sia il finale peggiore mai letto in vita mia.
Dopo una serie di blande vicissitudini Leonardo, che si è dimostrato forte e dignitoso, cede a un incontro con Gioconda e  i due ritornano insieme perché, come Filemone spiega, sono legati dal filo invisibile del destino.
Due donne che tradiscono, annoiate dalla vita, due uomini che ne vivono passivamente le scelte, una storia d’altri tempi intrecciata nel mezzo. Personaggi privi di vero spessore e un finale totalmente inaccettabile.

Per i valori che trasmette, più che per i contenuti e la narrazione, sconsiglio questo libro candidamente definito da molti “Una favola moderna che ripropone una nuova lettura della canzone “La cura” di Battiato”.

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Pubblicato in: #thriller, Narrativa contemporanea, Romanzo, Senza categoria

Non contate su di me – Antonio Schiena

9788898036844_0_0_1401_75Titolo: Non contate su di me

Autore: Antonio Schiena

Casa Editrice: Watson edizioni

Pagine: 228 pagine

Prezzo: € 12,00

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐


Trama: Primo è un ragazzo solitario e riservato. Nei momenti più bui della sua vita, si è sempre affidato alla scrittura per sfogarsi e andare avanti. Un giorno ritrova una lettera scritta dal padre e le sue certezze si sgretolano. Deluso da tutto, afferra i suoi appunti e sale sul tetto del palazzo per farne un falò. Qui incontra Futura, una ragazza dall’aria ingenua e indifesa che, in piedi sul parapetto, sta per gettarsi di sotto. Primo non ha la vocazione dell’eroe, anzi il cinismo che lo contraddistingue lo porta a scrollare le spalle di fronte a quella scena, proseguendo nel suo intento. Futura però aspettava solo qualcuno a cui aggrapparsi. Inizia così a essere una presenza fissa nella vita di Primo, che invece non vuole alcun legame con lei e deve barcamenarsi fra uno strano sentimento non corrisposto per D e il coinquilino, Elia, che si sta lentamente distruggendo a causa del vortice malato in cui il suo compagno Riccardo lo sta trascinando. Quando, una notte, Primo e Futura troveranno il corpo senza vita di una giovane ragazza, Primo capirà che rimanere uniti è l’unica possibilità per affrontare la vicenda e che è arrivato il tempo di agire.


Recensione:

“Non puoi immaginare quanto tempo e quante occasioni e quanti cambiamenti si nascondano dentro un mai”

Primo, il protagonista di questa storia, non dovrebbe piacere a nessuno,  è un sociopatico, un cinico, un introverso, testardo e volutamente solitario. La battuta caustica pronta ad allontanare le persone.

Tutte le persone.

Ma Futura non è come tutte le altre persone, scopriamo subito che ha dei problemi e una seria tensione al suicidio. Primo le interessa, le piace. Ma non può essere il suo principe azzurro, nemmeno il suo salvatore. Non Primo.
Primo con la sua storia, che mano a mano l’autore racconta con lo stile tipico del thriller, del giallo. Piccole scoperte un po’ alla volta. C’è D, anonima ragazza di cui Primo è dolorosamente innamorato.
Presto accade qualcosa, un corpo viene ritrovato, proprio dall’improbabile coppia Primo-Futura.
C’è Elia, il coinquilino di Primo, ha talento, amore e molti problemi da risolvere.
Dietro tutte queste persone famiglie incasinate e un passato tormentato tanto da sembrare reale, una città che appare bella e sordida nello stesso momento.
Primo si vedrà costretto all’azione e a risolvere i suoi trascorsi, a capire che non può nascondersi per sempre e che la vita prima o poi chiama direttamente in causa.

Lo stile asciutto ed efficace porta il lettore avanti dritto verso il termine delle pagine senza nemmeno poter respirare troppo. Un noir con venature di commedia. Piacevole e assolutamente ben scritto.
Antonio Schiena è un giovane autore ma ha all’attivo quattro libri e una pagina di Facebook con la bellezza di 478mila like.
Io e Valentina di FantasyEra parlammo con lui in occasione del Salone del Libro di Torino, prima o poi riusciremo anche a pubblicare quell’intervista. Personalmente l’ho trovato arguto e pure simpatico, a dispetto della reputazione da antipatico inveterato.
All’epoca si parlò di Watson Edizioni e di molte altre cose. Io comprai il suo libro insieme a quello di Delos Veronesi e con il senno di poi devo dire di aver fatto una buona scelta.
Se volete un noir ben scritto vi consiglio assolutamente “Non contate su di me”.

 

copertina

 

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Pubblicato in: Narrativa contemporanea, Romanzo

Tu che sei di me la miglior parte – Enrico Brizzi

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Titolo:  Tu che sei di me la miglior parte

Autore: Enrico Brizzi

Casa Editrice: Mondadori

Pagine: 552 pagine

Prezzo: € 20,00

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐ 

Trama: Bologna, anni Ottanta: Tommy Bandiera, orfano di padre, cresce con la mamma Alice e la famiglia di lei. I racconti dell’avventuroso zio Ianez, i giochi condivisi con gli amici Athos e Selva fra cortile e parrocchia, e le prime, timide, relazioni con le coetanee scandiscono le tappe della sua crescita sino alla sconvolgente apparizione del vero amore. L’impareggiabile Ester, però, fa battere il cuore anche al nuovo arrivato Raul, che di Tommy diventerà la guida e la nemesi, il modello irraggiungibile e il “peggiore amico” capace di scortarlo attraverso le prove iniziatiche tutt’altro che innocenti dell’adolescenza.

L’asimmetrico triangolo che li lega negli anni delle scuole superiori prenderà via via i colori di una tenera educazione sentimentale e di una conturbante lotta per trovare il proprio posto nel mondo; la meraviglia e la fatica del diventare grandi li metteranno di fronte a scelte non scontate e passi senza ritorno, tradimenti che li sprofonderanno nell’abisso della disperazione e inattese prove di lealtà capaci di riaccendere la fiducia, sino alla grande, incancellabile, avventura che vedrà i tre ragazzi protagonisti nell’estate dei diciott’anni.


Recensione:

Romanzo di formazione? Sì, certo. L’unica certezza però, a ben guardare è la seguente: questa storia è narrata talmente bene che potrebbe essere ambientata ai tempi di Re Artù o su una colonia terreste in galassie sconosciute nel 3565. Non farebbe alcuna differenza. Perché sì, ci sono gli anni a cavallo tra ’80 e ’90, ci sono le cassette TDK e gli zaini Invicta bicolore e gli stili nel vestire tipici di quel periodo. Ma parla di un ragazzo e dei suoi amici, di un bambino che cresce e diventa adolescente e poi anche giovane uomo. Con tutti i travagli del caso, senza un padre che segnali il confine tra il bene e il male. Inseguendo figure che appaiono forti e invincibili ma si rivelano semplici esseri umani.

“Quello che abbiamo fatto è quello che ci ha resi ciò che siamo” osservò. “L’uomo che ti parla in questo momento è anche il bambino che andava alle elementari col grembiule, il liceale innamorato, il giovanotto che girava l’Europa in autostop e non si decideva mai a laurearsi. È passato del tempo, ma loro sono ancora qui”.

Una cavalcata di 500 pagine che sembrano davvero troppo poche, costellate di meraviglie e trapunte di stelle, probabilmente complici sono i lacrimoni (almeno i miei) che vengono trattenuti a stento oppure lasciati correre perché troppi da arginare.

Un tempo credevo che suo padre fosse l’uomo più forte del mondo. Mister Carboni era un eroe sempre allegro che saliva lungo scale altissime per salvare le persone dagli incendi; ora che la vita l’aveva piegato, costringendolo nel limbo della depressione, il mio amico era pronto a raccoglierne l’eredità.
La figura era sputata a quella di lui, mentre la mandibola forte già ombreggiata di barba a metà mattina e lo sguardo fiero, la folta chioma scura raccolta a coda e le sopracciglia pronunciate arrivavano dritti dagli antenati sanniti della madre.
Forse si poteva intuire già da bambini, come sarebbe diventato. Ma ormai sapevo che non c’era nulla da dare per scontato. Qualcuno si faceva male, e non riusciva mai a inverarsi nell’uomo che sarebbe dovuto diventare. Qualcuno si perdeva lungo strade sbagliate, e qualcun altro moriva,  di colpo o un giorno alla volta. C’era anche chi, fra i regaz di Bologna city, si ammazzava da solo. Come Martino il mangiapastiglie, l’amico del bassista Alex, che non aveva retto il peso dei suoi problemi; aveva visto tutto buio, si era arreso all’idea del fallimento, e forse nel levarsi la vita pensava di fare una cosa da samurai. Invece era stata un mossa da perdenti integrali, l’apice dell’egoismo, la versione romantica d’un tradimento imperdonabile. Non ci pensava, il flippato, a quanto dolore si sarebbe lasciato dietro? A quale condanna infliggeva agli altri? Era così che si restava soli, senza musica e senza amici, al proprio funerale.

Tommy Bandiera è un ragazzo, uno come lo siamo stati tutti, Ester è una ragazza (ecco lei magari non lo siamo state tutte, ché belle così mi sa che è raro), Raul è un personaggio quasi epico, uno di quelli da guardare come il più figo di tutti, ma sulla lunga distanza a bruciare sempre si potrebbe anche incenerire.
La storia di questi tre, ma anche la storia di noi. Noi che quegli anni lì li abbiamo vissuti ma anche la storia di quelli prima e di quelli dopo. Magari per quelli dopo può servire capire come si viveva ai tempi oramai dimenticati del telefono con il filo e nessuna rete internet.
E poi c’è lo stile di scrittura di un narratore con i fiocchi e i controfiocchi. Che sia il mio preferito è ovvio e palese ma questo non toglie che se lo sia meritato. Questo romanzo ha la carica dei suoi primi e la capacità evocativa che solo la maturità riesce a dare.
Inoltre c’è il salto del battito cardiaco, quando salta fuori come un cameo da grande attore, il vecchio Alex, Martino e Adelaide.
Ma attenzione, non pensate che sia “come Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, o magari una sua riedizione in salsa 2018, proprio no: qui Brizzi prende (forse) alcune ombre cinesi dal suo libro di esordio, quello che lo ha reso famoso, e costruisce una nuova storia che è un affresco vivo e acceso di una vita intera. Ché il bimbo Bandiera nel cortile di nonna Sandra e l’uomo che sarà sono la stessa cosa. E crescono come un arbusto tanto bello quanto velenosi possono essere i suoi fiori.
Per me: libro dell’anno.
Quanto mi piacerebbe sapere che uomo diventerà quel Tommy. E cosa succederà alla figlia della saccopelista, e il peggiore amico reggerà?

Il libro è troppo breve, come la vita.
Per dirlo con nonna Sandra:

“Passa così veloce” […] ” Un attimo lui ti viene incontro sorridendo davanti a tutti e ti senti come una regina, e il momento dopo devi già levare il disturbo”.

© Bianca Casale

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