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Recensione: Il quaderno dell’amore perduto, Valérie Perrin

I vecchi non hanno altro da fare, quindi sanno raccontare il passato meglio di chiunque. Libri e film compresi.
Quel giorno, mi sono resa conto che è sufficiente toccarli, gli anziani, è sufficiente prendere loro la mano perché inizino a raccontare. Come quando si scava un buco nella sabbia asciutta, in riva al mare, e l’acqua risale in superficie.

Probabilmente tutti hanno sentito parlare di Valérie Perrin ed è impossibile non conoscere il suo secondo romanzo: Cambiare l’acqua ai fiori, best-seller assoluto che ha spedito la scrittrice francese sull’olimpo dei migliori scrittori contemporanei.
Grazie a “Radio Libro“, ovvero il passaparola dei lettori, il romanzo ha riscosso un grande successo diventando il libro più venduto nel 2020. E con ragione, aggiungiamo!
Ma non è di questo che vogliamo parlavi oggi, bensì del lavoro precedente della Perrin, ‘Il quaderno dell’amore perduto‘ uscito nel 2015 in patria e nel 2016 in Italia, vincitore di numerosi premi e che è stato però lanciato verso nuovi livelli di vendite (e apprezzamenti) solo dopo che è giunto il successone di ‘Cambiare l’acqua ai fiori’.
Sono entrambi dei romanzi meravigliosi, ma a nostro parere, ‘Il quaderno dell’amore perduto‘ è davvero un capolavoro che solo un acclarato talento, come la Perrin, poteva partorire in esordio.

Il quaderno dell’amore perduto – anche se siamo un po’ titubanti sulla traduzione italiana del titolo perché in francese è ‘Les Oubliés du dimanche‘ e acquista tutto un altro significato leggendo il narrato – è un romanzo delicato e crudele allo stesso tempo.
Fin dalle prime pagine si percepisce il passato ed il presente di una storia che attraversa i giorni e gli anni, una guerra ed il destino, raccontata tramite i ricordi di un’anziana signora e le parole scritte di una ventunenne con il dono di saper ascoltare.

Hélène Hel è nata due volte. Il 20 aprile 1917 a Clarmain, in Borgogna, e il giorno in cui, nel 1933, poco prima dell’estate, ha incontrato Lucien Perrin.


Si percepisce anche il dolore, quel dolore conosciuto solamente da chi sa cosa vuol dire perdere una persona cara, andare alla perenne ricerca del proprio posto nel mondo e finire a sentire solo odore di mare. Sappiamo che può sembrare strano, ma ad un certo punto pare quasi di trovarsi insieme ad Héléne, l’anziana signora di cui dicevamo, sulla spiaggia che tanto ama.
Ci sono libri che oltre ad essere figli dell’amore di chi li ha creati sono qualcosa in più. Sono l’Amore.
Les oubliés du dimanche, è davvero l’amore, dentro però c’è un intero caleidoscopio di emozioni umane: la paura, la gelosia, la nostalgia e il rimorso per citarne qualcuna.

Stasera sono di turno.
E ho nostalgia, nostalgia di ciò che non ho ancora vissuto.


C’è Hélené, la signora anziana che fu una bimba dislessica in un mondo che nemmeno ancora concepiva il concetto di dislessia, si era asini punto e basta; c’è Justine, la giovane assistente di casa di riposo sensibile ma distaccata dal mondo, orfana di genitori e affetti. C’è il cugino fratello Jules, c’è Lucien, c’è Louve e c’è il dottor senza nome e una pletora di fantastici co-protagonisti.
Ma c’è anche una dose di ironia e leggerezza che accarezza come il volo di un gabbiano, magari quello che ci accompagna nel romanzo.

“Oggi come va, Madame Bertrand?”
“Annie è appena morta.”
“Ah. Chi è Annie?”
“Era la mia amica. Quando veniva da me diceva: ‘Offrimi una birretta’. Pensa che ci sarà qualche bistrot nella casa del buon Dio?”
“Se c’è un paradiso, dev’esserci per forza un bistrot.”


Per non far mancare nulla a tutto questo si aggiunge il sapore di un incidente che forse è un delitto. La narrazione, come accade anche in ‘Cambiare l’acqua ai fiori‘, viaggia tra i feedback e i salti temporali fino a dipanare la storia in una architettura narrativa solida ma scorrevole. In questo la Perrin è assoluta maestra. I colpi di scena sono ritmati in maniera da lasciare perennemente in attesa di sapere. Non si può abbandonare la lettura.
La scrittura è precisa, fluida e lirica abbastanza da donare romanticismo senza cadere nel miele e nello strazio.
L’ambientazione è quasi interamente incentrata su un piccolo paese di nome Milly, situato nel bel mezzo della Francia. I cambiamenti che subirà nel tempo della narrazione vengono descritti con poche pennellate efficaci e decise che riescono a illustrare perfettamente quanto accaduto, in buona parte, dei piccoli centri urbani europei. Ma c’è tanto altro prima di giungere al mare dove vola il nostro gabbiano.
Esistono libri che vengono considerati oro e questo romanzo è oro puro. La capacità della Perrin di catturare il lettore sfiora il magico. I personaggi sono descritti meravigliosamente e al termine del libro sembra di abbandonare qualcuno conosciuto di persona.
Questo libro è semplicemente perfetto e aspettiamo con concitazione il terzo libro dell’autrice francese, previsto per aprile in Francia: Trois.
Se non c’è due senza tre sarà senza dubbio un capolavoro anche quello.


Quarta di copertina: La vita di Justine è un libro le cui pagine sono l’una uguale all’altra. Segnata dalla morte dei genitori, ha scelto di vivere a Milly – un paesino di cinquecento anime nel cuore della Francia – e di rifugiarsi in un lavoro sicuro come assistente in una casa di riposo. Ed è proprio lì, alle Ortensie, che Justine conosce Hélène. Arrivata al capitolo conclusivo di un’esistenza affrontata con passione e coraggio, Hélène racconta a Justine la storia del suo grande amore, un amore spezzato dalla furia della guerra e nutrito dalla forza della speranza. Per Justine, salvare quei ricordi – quell’amore – dalle nebbie del tempo diventa quasi una missione. Così compra un quaderno azzurro in cui riporta ogni parola di Hélène e, mentre le pagine si riempiono del passato, Justine inizia a guardare al presente con occhi diversi. Forse il tempo di ascoltare i racconti degli altri è finito, ed è ora di sperimentare l’amore sulla propria pelle. Ma troverà il coraggio d’impugnare la penna per scrivere il proprio destino?


Dicono dell’autrice

Valérie Perrin, classe 1967, è nata a Gueugnon ed è una scrittrice, fotografa e sceneggiatrice francese.
Ha lavorato a lungo come fotografa di scena delle più importanti produzioni cinematografiche francesi. Ha anche collaborato come fotografa e sceneggiatrice insieme al compagno Claude Lelouch.
Il suo romanzo d’esordio, Il quaderno dell’amore perduto, è stato pubblicato in Italia da Nord nel 2016. Nel 2019 Cambiare l’acqua ai fiori viene pubblicato in Italia da E/O.


Recensione a quattro mani a cura di Rossella Zampieri e Bianca Casale

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Segnalazione: Il filo sottile di Arianna, Lorenzo Sartori

Siamo felicissime di segnalare questo bel romanzo di Lorenzo Sartori, un noir di carattere e pronto a prendervi. Lo abbiamo letto e siamo certe che non vi deluderà.
C’è un buon motivo se è il romanzo vincitore del premio NebbiaGialla per romanzi inediti nel 2020. Esce oggi e lo trovate in tutte le librerie, su bookdealer su tutti i maggiori store online: Amazon, Mondadori…

Casa Editrice: Laurana Editore | Prezzo: € 16,90 | Data di pubblicazione: 25 Febbraio 2021



Quarta di copertina: Da tre anni Andrea Basilio, ex ispettore di polizia, porta avanti la A&B Investigazioni. Tre anni senza grandi emozioni, tre anni a inseguire mariti e mogli infedeli e debitori in fuga. Ma tutto è destinato a cambiare quando un venerdì pomeriggio si presenta in agenzia l’avvenente Arianna Fanelli, giovane amante di uno degli uomini più in vista di Milano. Il ricco imprenditore è misteriosamente sparito la sera prima durante una cena romantica. Attratto più dalla cliente che dal caso e con la figlia preadolescente Camilla tra i piedi, Basilio si ritrova a indagare fra giri di escort, gallerie d’arte, conti cifrati e un vecchio cold case riconducibile all’imprenditore scomparso.


Dicono dell’autore


Lorenzo Sartori vive tra Crema e Milano. Giornalista pubblicista, scrittore, autore di giochi di simulazione, si occupa di organizzazione di eventi ed è direttore artistico del festival letterario Inchiostro e della rassegna DeGenere. La sua opera spazia dalla fantascienza al thriller. Il filo sottile di Arianna, vincitore del premio NebbiaGialla 2020, è il primo romanzo pubblicato con Laurana Editore.

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Recensione: Backstage, Erika Vanzin

“Ringrazio PromozioneRomanzi per avermi dato la possibilità di leggere questo romanzo.”

Quando il destino ti mette davanti l’occasione della tua vita, non puoi assolutamente perdere il biglietto di quel treno, una volta perso non passa più. Ne passeranno altri, certo, ma non saranno lo stesso treno.
Questo è quello che succede ad entrambi i protagonisti di Backstage: Lilly e Damian. Il treno non lo perdono, anzi ci salgono in corsa, senza pensare alle conseguenze.
Dopotutto, per due persone come loro l’amore è proprio quel treno che viaggia a grande velocità e che li travolge completamente.
Lilliane Jenkins suona il basso ed è davvero un portento nel farlo, ama fare musica e la sua band i Red Velvet Curtains è composta da tre idioti dal cuore d’oro che lei adora: Luke, Martin e Taylor. Lilly ha delle ferite che non riescono del tutto a guarire nel suo cuore da ventenne ed anche un problema serio con il suo aspetto, nonostante non ce ne sarebbe bisogno.
Damian Jones è la rockstar. Il dio del rock, del sesso, di qualsiasi cosa vi venga in mente. Ricco, bello, dotato di una voce che ti manda all’altro mondo ed un corpo che promette notti indimenticabili. Damian è il frontman dei Jailbirds, gruppo musicale che ha raggiunto il successo planetario. La famiglia di Damian è composta principalmente da Thomas, Michael e Simon ( NdA. Non dimenticatevi dei loro nomi!) gli altri componenti del gruppo e si sono promessi di proteggersi a vicenda, sempre.
Voi credete nell’anima gemella?
A noi piace credere di sì, per questo il fato mette sulla strada di Damian la bella e combattiva Lilly e viceversa. Perché due persone massacrate dal passato possano trovarsi, imparare ad amarsi – tra alti e bassi – vivere il presente e sperare nel futuro.

Quindi, galeotta una serata brava, un concorso indetto da una casa discografica ed un tour, veniamo catapultati in questa vita on the road a colpi di concerti, di notorietà (fin troppa, a detta di Lilly), di sguardi e di desiderio.
La speranza di emergere, il sogno di fare della musica il proprio lavoro, ma anche desiderio di lasciarsi andare del tutto completamente.
Di andare a fuoco. Ed è proprio quello che Damian e Lilly faranno: arderanno – come fiamme – fino a consumarsi, per poi risorgere… insieme.

Ho concluso da poco il romanzo di Erika Vanzin e ne sono rimasta soddisfatta. Mi ha accompagnato in una settimana in cui non sapevo proprio cosa leggere. A voi capita mai? Arrivi ad un bivio e non sai cosa leggere e poi ti capita sottomano proprio il romanzo che ti prende e ti fa ritornare sulla retta via della lettura.

Ecco, con Backstage è capitato proprio questo particolare fenomeno del lettore.
La scrittura è fluida, la lettura è scorrevole ed in un batter d’occhio ti ritrovi alla fine del romanzo e ne vuoi sapere anche di più su questi due disgraziati che ti hanno fatto tribolare per esattamente quattro ore e mezza. Alla fine ne senti anche un po’ la mancanza. I personaggi secondari – che poi tanto secondari non sono – sono caratterizzati in maniera ottima, così come gli stessi protagonisti.
Un po’ soffri con loro, un po’ esulti per loro e con loro.
Arriverete alla fine che ne chiederete di più.
E a proposito di volerne di più… sarete accontentati!
Più in basso troverete la trama del nuovo romanzo “Paparazzi” che segue le vicende di Thomas Simons e di Iris!
L’autrice ci fa inoltre sapere che il terzo romanzo della serie Rodies il cui protagonista è Michael Wright sarà disponibile nei primi mesi del 2021, quindi… direi che siamo, no?
Sbrigatevi a leggere i due romanzi precedenti e non rimanete indietro: i Jailbirds vi aspettano!

a cura di Rossella Zampieri


Rodies Series #1

Quarta di copertina:

«Solo una pazza non strapperebbe volentieri i vestiti di dosso a tutto quel ben di Dio, ma non per questo
non gli pianterei un pugno in faccia quando fa lo stronzo.»

Lilly è una bassista emergente che sogna di arrivare in cima alle classi che di tutto il mondo assieme alla
sua band. Salire su un palco e suonare la sua musica è tutto ciò che desidera fare nella vita. C’è un’unica cosa che la frena a tal punto da sperare che il suo sogno non si avveri mai: soccombere alla pressione
mediatica che deriva dalla popolarità. Damian è il cantante leader della rock band più famosa al
mondo. Lui èabituato a stare in cima alle classi che e al centro dell’attenzione, sembra nato per essere inseguito dal gossip. Ha un unico scopo nella vita: continuare a vivere immerso nella fama per non tornare alla sua vita precedente. Damian accetta di stare sotto i riflettori, Lilly li evita scomparendo nell’anonimato. Lui non è disposto a rinunciare al suo attico a Manhattan, lei è preparata a dividere il microscopico appartamento di Brooklyn con i suoi genitori. Le loro vite sono totalmente incompatibili, ma c’è un unico problema: dovranno condividere mesi di tour con le loro rispettive band.

Sito Web Rodies Series
Lo trovate su Amazon


Dicono dell’autrice

Erika Vanzin, classe 1979, nasce nella patria del prosecco, nello specifico a Valdobbiadene (Treviso).
All’età di otto anni Erika ha chiesto a Babbo Natale una macchina da scrivere. Quello è stato il momento in cui i suoi genitori, alquanto sorpresi, si sono resi conto che non era come tutti gli altri bambini. Comunque, quel Natale ha ricevuto la sua prima pesante, professionale e nuovissima “Olivetti Lettera 35”. È stato amore a prima vista. Ha cominciato immediatamente a scrivere alcune parole che ben presto sono diventate la sua prima storia breve. Con il passare del tempo ha comprato un computer molto più efficiente ma, quella macchina da scrivere, avrà sempre un posto speciale nel suo cuore: è stata il suo primo amore.
Erika è nata il 6 dicembre 1979 a Valdobbiadene in provincia di Treviso, un piccolo paese ai piedi delle Prealpi. Entrambi i suoi genitori sono nati e cresciuti nella stessa frazione dove tutt’ora risiedono. Erika ha vissuto con loro fino all’età di diciotto anni quando si è trasferita a Padova per frequentare l’università. Dopo la laurea non è tornata a Valdobbiadene ma ha seguito il suo cuore e ha viaggiato in giro per il mondo, vivendo a Los Angeles, Vancouver e Londra e visitando parte del Nord America e dell’Europa.
Suo fratello, Nicola, è nato quando lei aveva cinque anni e, alcuni mesi prima che nascesse, aveva già cominciato il primo anno alla scuola elementare Nicolò Bocassino. Proprio in questa scuola ha incontrato l’insegnante che le ha fatto amare ancora di più la scrittura, i libri e lo studio in genere. Quello è stato l’incontro determinante che l’ha fatta diventare quella che è oggi perché è stata la prima persona, al di fuori della famiglia, a incoraggiare la sua creatività e il suo amore per i libri.

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Se siete appassionati degli intrecci tra i vari personaggi, questa serie fa per voi! Vi aggiungo questo “plus” perché oltre a Backstage è disponibile dal 17 dicembre 2020 anche Paparazzi! Qui di seguito trama e link per l’acquisto!

Quarta di copertina: Cercare di sopravvivere in una città come New York, nella costosissima Manhattan, non è sempre facile. Lo sa bene Iris che, per cercare di sbarcare il lunario, si destreggia tra gestire un blog che parla di musica, fare la ghostwriter, scrivere manuali per aziende e scattare foto alle celebrità.Thomas è il batterista dei Jailbirds, vive in un appartamento lussuoso di Manhattan, fa un lavoro che ama e non ha problemi a togliersi sfizi costosi. È una persona che è sempre pronta ad aiutare chi è in difficoltà ma non sopporta chi vive gettando fango sugli altri, come i giornali di gossip e i paparazzi.Thomas vorrebbe poter salvare tutte le persone che ama usando i suoi soldi, Iris si accontenta di riuscire a non indebitarsi troppo.Lui vive da solo in un appartamento con cinque stanze da letto, lei divide l’unico vano, che serve da cucina e camera, con il suo gatto.Thomas odia i paparazzi, Iris lo fa di lavoro.Iris e Thomas vivono agli estremi opposti della scala sociale di Manhattan ma frequentano gli stessi ambienti e le gli stessi eventi: il batterista dal lato scintillante e patinato delle transenne, il paparazzo da dietro l’obiettivo rubando scatti della vita privata delle celebrità.“Paparazzi” è il secondo libro della Roadies Series ed è autoconclusivo. Può essere letto anche senza aver letto Backstage, ma all’interno ci sono alcuni spoiler sul primo libro.

Lo trovate su Amazon

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Trois. Valérie Perrin torna in libreria con un thriller d’amore

Valérie Perrin, autrice di Cambiare l’acqua ai fiori, torna in libreria. Uscirà il primo aprile, per Albin Michel Edizioni, Trois (ironia della sorte, il suo terzo romanzo). Il romanzo ripercorrerà la vita, dall’infanzia all’età adulta, di tre inseparabili amici che per circostanze misteriose finiranno invece per separarsi.

La Sinossi:

La storia comincia nel 1986. Adrien Bobin, Etienne Beaulieu e Nina Beau, nati nel 1976, sono nella stessa classe e diventano inseparabili. Crescono insieme e promettono di lasciare la loro provincia per stabilirsi a Parigi, vivere di musica e non separarsi mai. Ma trentuno anni dopo non si vedono più, non si parlano più. Nel 2017, un’auto viene trovata nel lago vicino alla loro città natale. Chi c’è in questa macchina,  e che legame ha la vicenda con i tre protagonisti?

“Quello che volevo esplorare in questo terzo libro – ha dichiarato l’autrice – è l’amicizia. Perché può cadere a pezzi, perché ci perdiamo di vista? Cosa rende possibile incontrarsi di nuovo e perché? 

Trent’anni di vita, tre esistenze che verranno esplorate con uno sguardo più ampio ai decenni che attraverseranno: gli anni ’80, ’90, 2000.

Per il momento la tiratura prevista in Francia è di 100.000 copie, mentre non si hanno notizie di chi si occuperà dell’edizione italiana. Ma ci sono pochi dubbi, dato il successo registrato in Italia da Cambiare l’acqua ai fiori, che il volume arriverà anche da noi.

Valérie Perrin è anche autrice de Il quaderno dell’amore perduto (Editrice Nord) vincitore del premio Read Elire e Poulet-Malassis nel 2016. Il suo secondo romanzo, Cambiare l’acqua ai fiori (Edizioni E/O), è stato Premio dei lettori del Pocket Book e premio Maisons de la Presse nel 2018, ha venduto più di 800.000 copie in Francia, classificandosi fra i più venduti in Italia nel 2020.

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‘Tutte le volte che ho scritto ti amo’ di Jenny Han diventano tre film su Netflix

Come tutti ben sappiamo oggi si festeggia la festa degli innamorati ed in occasione di questa ricorrenza cuoriciosa ( se si può dire petaloso…) Netflix continua imperterrito a non sbagliare un colpo.
Il 12 Febbraio è stato messo a disposizione degli utenti l’ultimo capitolo della trilogia cinematografica di ” Tutte le volte che ho scritto ti amo” basato sulla serie di romanzi contemporary romance YA di Jenny Han.

La trilogia da cui è tratta è composta da tre libri:

  • Tutte le volte che ho scritto ti amo (2014)
  • P. S. Ti amo ancora (2015)
  • Tua per sempre, Lara Jean (2017)

Non abbiamo letto i libri, ma dopo aver visto la versione sullo schermo, ci siamo decise a dare una possibilità a questi romanzi. Sono state segnalate comunque, come capita spesso, alcune differenze nella trasposizione, nonostante ciò i fans hanno approvato a pieni voti il lavoro di Sofia Alvarez e Katie Lovejoy che si sono occupate della sceneggiatura.



Tutte le volte che ho scritto ti amo




Quarta di copertina: Lara Jean tiene le sue lettere d’amore in una cappelliera. Non sono le lettere d’amore che qualcuno ha scritto per lei, ma quelle che lei ha scritto una per ogni ragazzo di cui si è innamorata, cinque in tutto. L’ultimo si chiama Josh, che è il suo migliore amico nonché, purtroppo, il ragazzo di sua sorella. Quando scrive, Lara Jean mette tutto il suo cuore sulla carta, raccontando cose che non si sognerebbe mai di dire ad alta voce. Eppure, un giorno, scopre che tutte le sue lettere d’amore sono state spedite. E quel che è peggio, ricevute. Improvvisamente, la sua vita diventa molto complicata, ma anche molto, molto più interessante.

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Ps. ti amo ancora




Quarta di copertina: Lara Jean non si aspettava di innamorarsi davvero di Peter. All’inizio era solo una recita per far ingelosire qualcun altro. E invece, alla fine, quello che fingevano di provare si è trasformato in una storia d’amore. Una storia vera, di quelle che possono spezzare il cuore. Naturalmente Lara Jean pensa che sarà lei a farsi male, che un giorno Peter tornerà con la sua ex. Poi però un ragazzo proveniente dal passato arriva a scombussolare le sue certezze. Una ragazza può amare due ragazzi? A volte innamorarsi è la parte più semplice dell’amore.

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Tua per sempre, Lara Jean




Quarta di copertina: Lara Jean sta vivendo il miglior ultimo anno di liceo che una ragazza possa sognare. È perdutamente innamorata del suo fidanzato, Peter, con cui andrà in gita a New York e poi al mare per un’intera settimana. Dopo il matrimonio di papà con la signora Rothschild, frequenterà un’università così vicina da poter tornare a casa ogni weekend a sfornare torte al cioccolato. Purtroppo, però, il destino ha altri piani, e Lara Jean, che detesta il cambiamento più di qualsiasi altra cosa, dovrà ripensare al proprio futuro. Quando il cuore e la testa dicono cose diverse, chi si dovrebbe ascoltare?

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Segnalazione: Un tè a Chaverton House, Alessia Gazzola

Casa Editrice: Garzanti | Prezzo: € 16,40 | Data di pubblicazione: 18 marzo 2021

C’è una super novità!

Torna il Libreria Alessia Gazzola con un nuovo romanzo!
Non si sa ancora niente di questo nuovo progetto. L’autrice ha mandato in visibilio i fans pubblicando un post sulla sua pagina Facebook dove annuncia la data di pubblicazione e il nome della protagonista che ci accompagnerà in una nuova avventura.
Dopo Alice, Costanza, Lena e Emma è il turno di Angelica. Dove ci porterà?

Finalmente abbiamo una trama! Eccola qui tutta per voi!

Quarta di copertina:
Un’antica dimora inglese in cui tutto può accadere.

Mi chiamo Angelica e questa è la lista delle cose che avevo immaginato per me: un fidanzato fedele, un bel terrazzino, genitori senza grandi aspettative. Peccato che nessuna si sia avverata. Ecco invece la lista delle cose che sono accadute: lasciare tutto, partire per l’Inghilterra e ritrovarmi con un lavoro inaspettato. Così sono arrivata a Chaverton House, un’antica dimora del Dorset. Questo viaggio doveva essere solo una visita veloce per indagare su una vecchia storia di famiglia, e invece si è rivelato molto di più. Ora zittire la vocina che lega la scelta di restare ad Alessandro, lo sfuggente manager della tenuta, non è facile. Ma devo provarci. Lui ha altro per la testa e anche io. Per esempio prepararmi per fare da guida ai turisti. Anche se ho scoperto che i libri non bastano, ma mi tocca imparare a memoria i particolari di una serie tv ambientata a Chaverton. La gente vuole solo riconoscere ogni angolo di ogni scena cult. Io invece preferisco servizi da tè, pareti dai motivi floreali e soprattutto la biblioteca, che custodisce le prime edizioni di Jane Austen e Emily Brontë. È come immergermi nei romanzi che amo. E questo non ha prezzo. O forse uno lo ha e neanche troppo basso: incontrare Alessandro è ormai la norma. E io subisco sempre di più il fascino della sua aria da nobiltà offesa. Forse la decisione di restare non è così giusta, perché io so bene che quello che non si dovrebbe fare è quello che si desidera di più. Quello che non so è se seguire la testa o il cuore. Ma forse non vanno in direzioni opposte, anzi sono le uniche due rette parallele che possono incontrarsi.

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Anticipazione: La primavera perfetta di Enrico Brizzi

Chi segue le pagine social dell’autore sa che da qualche tempo si parla di questo suo nuovo lavoro. Ma finalmente sappiamo un po’ di più.

Intanto c’è l’editore (HarperCollins), c’è la data di uscita (25 Marzo 2021) e c’è anche una descrizione:

Luca Fanti è un uomo adulto. E della vita adulta ha tutti i vantaggi, un buon lavoro, una buona situazione economica, una moglie, una figlia, un figlio, genitori presenti e che gli vogliono bene. La fortuna gli è stata amica: quando non aveva ancora trent’anni, suo fratello minore è diventato uno dei più grandi campioni di ciclismo al mondo e Luca ha potuto lasciare un precario impiego da pubblicitario per lavorare come manager per lui. Ma con la fortuna può venire la sicurezza in sé, e con (troppa) sicurezza si possono commettere errori. Un’amante, poi un’altra, qualche serata troppo alcolica, qualche droga per tenersi su e divertirsi un po’. E agli errori seguono le conseguenze. Una terribile causa di separazione, il giudizio severo su di lui da parte di amici e famiglia, dei figli, addirittura. Ma se la vita di Luca comincia ad andare a rotoli per fortuna Olli è il campione di sempre, anche se gli anni passano e c’è da rinegoziare il contratto…

Di fatto ci manca la copertina.
Analizzando la descrizione vediamo subito emergere alcune colonne portanti della scrittura di Brizzi. Il ciclismo, per esempio.
Da poco è uscito Buone notizie dal Vecchio Mondo. Viaggio a due ruote lungo il Danubio e ricordiamo anche il suo In piedi sui pedali. Questo suo nuovo però ricade nella categoria “romanzo” e non possiamo che esserne molto felici.
Già nel suo primo, e famosissimo, romanzo il vecchio Alex pedalava come un Girardengo per i colli bolognesi. Vedremo in questo nuovo romanzo cosa emergerà.
E c’è anche, notiamo subito, il conflitto, le prove, quel genere di sfida che viene messa davanti alle persone. Sfide che Brizzi aveva già descritto in tante versione in tanti modi e in tanti romanzi.
Mai troppi però.
Vediamo questo Luca Fanti cosa combinerà, siamo tornati ad un protagonista adulto dopo la parentesi “giovanile” di Tu che sei di me la miglior parte, uscito nel 2018.
E siamo anche usciti dalla vena investigativa dei libri della serie “Eva Bauer” della quale è appena uscito il volume Il caso Fellini.
Forse il Fanti potrebbe ricordare il Ripamonti di Contento te contenti tutti?
Attendiamo come non mai la primavera per leggere questo nuovo lavoro di uno dei migliori autori italiani.





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Recensione: Il maestro dei morti, Yannick Roch

Parigi, anni trenta. Strascichi di Belle Époque conditi con la giusta dose di decadenza, ambientazione che calza perfettamente all’intreccio giallo, o forse noir, di questo romanzo.
L’autore è stato maestro, il titolo non è forse un caso, nel tessere una trama che potrebbe ricordare la Christie o forse Doyle.
Ma perché scomodare quei due inglesi quando nell’investigazione che si rincorre nella storia di Roch possiamo vederci degli echi del Maigret di Simenon?
Gli investigatori Renard e Tortue sono alla ricerca della signora Lathune, benestante, forse strozzata da un’esistenza intrappolata nella noiosa routine borghese di ‘buona famiglia’.
C’è lo spettacolo di un’ illusionista in città, il Maestro dei Morti, l’occultista Larnac.
Che la ‘povera’ Lathune sia caduta vittima del Maestro mentre era alla ricerca di uno sfogo dalla noia e dal perbenismo?
Lo scopriremo seguendo il duo Renard e Tortue tra le vie della Ville Lumière, ritratta nel periodo tra le due guerre, luccicante e a volte tetra. Bellissima ma inquietante come un baratro sul buio di una vita vuota.
Un romanzo ben scritto ed editato con cura, pubblicato da Le Flâneurs che ha sede a Bari ed ha un nome particolare che viene così spiegato:

Il termine francese “flâneur” fa riferimento a una figura prettamente primonovecentesca d’intellettuale che, armato di bombetta e bastone da passeggio, vaga senza meta per le vie della sua città discutendo di letteratura e filosofia.

Affascinante, no?

L’autore, che ci ha gentilmente inviato il suo romanzo per poterlo leggere e recensire, si è anche prestato a farsi fare qualche domanda da noi:

– Il Maestro dei morti è un giallo, o forse un noir, che a me ha ricordato Simenon ma che in alcuni ha richiamato la Christie e Doyle. Hai avuto un’ispirazione diretta ad uno dei grandi maestri del genere?

Leggere che “Il Maestro dei morti” ti ha rammentato Simenon è un bel complimento. Ho letto molte opere dei maestri del giallo deduttivo come Agatha Christie, Sir Doyle, S.S. Van Dine o Ellery Quinn, ma non è che io mi sia ispirato a uno di loro. Credo che siano più le ambientazioni dei classici del genere (la famosa Golden Age nei primi decenni del secolo scorso) che mi abbia ispirato che un autore (o autrice) in particolare.

– L’occulto e la società borghese in Francia negli anni trenta del Novecento? Perché proprio questi temi e questa ambientazione?

Quando uno legge un giallo, è per poter scoprire la polvere sotto il tappetto mettendosi alla prova per risolvere un mistero (la “Sfida al lettore” di Ellery Quinn). Quando ho iniziato a scrivere le prime idee per “Il Maestro dei morti”, ho voluto tornare alle radici del giallo deduttivo: questo genere è nato virtualmente a Parigi con le opere di Edgar Allan PoeI delitti della Rue Morgue” e “Il mistero di Marie Rogêt”, poi è arrivato Gaboriau con il suo “Ispettore Lecoq” e così si sono aperte le porte del genere che conosciamo. Parigi era la città perfetta per il mistero, ma quando si nomina la “Ville Lumière”, si pensa subito alla borghesia o addirittura agli aristocratici e ho voluto giocare con questa immagine: gettare un secchio d’acqua sporca sull’immagine di una “Parigi bene” con gente che ha scheletri nell’armadio. La scelta del tema dell’occulto è per approfondire l’ambientazione: tutto quello che riguardava l’esoterismo era in voga, anche se non era più con lo stesso fervore di prima della Grande Guerra. E chi dice occulto dice anche segreti, il che è perfetto per questi borghesi con la coscienza sporca. 

– Hai in mente un secondo lavoro improntato alle investigazioni di Renard e Tortue?

Ma perché me lo chiedono tutti? (risata) Qualcosa bolle in pentola, ma non lo metto sul tavolo finché non è ancora cotto.

– Il tuo editore, les Flâneurs, ha un nome particolare che fa riferimento ad un certo tipo di intellettuale, ti definiresti un “flâneur”? 

Questa è una bella domanda! Direi che mi riconosco in parte nella definizione che Baudelaire dà del “Flâneur”, ma non è il mio stile di vita… si deve anche vivere nel mondo reale, quello delle scadenza da rispettare, delle bollette e dei tristi eventi che ci riguardano tutti. Però, questo non deve impedire a nessuno di cercare un motivo per meravigliarsi o semplicemente sorridere.

– Non sei molto presente sui social (no, non è assolutamente una critica) ma hai un bel blog all’indirizzo https://inchiostronoir.wordpress.com/, dove oltre a parlare della tua attività di autore scrivi anche del genere giallo e di giochi. Hai scelto il blog come metodo di comunicazione per il tuo romanzo e poi il resto è stata un’aggiunta oppure hai pensato ad un blog proprio per poter raccontare anche le tue passioni?

Grazie per il complimento! I social non mi interessano molto: li ho sempre considerati come una sorta di fast-food dell’informazione e quelli che erano importanti ancora cinque anni fa sono ormai in una fase discendente (Facebook, tanto per fare un esempio). Ho un account twitter (@incnoir), ma lo utilizzo solo per avere più lettori e per seguire qualche account che mi interessa.

La blogosfera è molto diversa del mondo dei social più recenti perché sono gestiti da gente con una passione e che vuole condividerla: “Il bistrot dei libri” ne è un ottimo esempio. Praticamente, “Inchiostronoir” è nato per promuovere “Il Maestro dei morti“. Ho passato settimane a programmare il blog in ogni dettaglio per renderlo facile da leggere e visualmente gradevole. Pur sapendo che un blog è come un essere vivente e che deve essere nutrito, non potevo sperare di campare parlando solo del romanzo. Quindi, ho deciso di parlare anche di altri temi che mi piacciono come vari tipi di giochi, fumetti, ma anche approfondire i temi del giallo, scrivere recensioni e fare interviste di autori (e non solo) e dare una mano ad altri aspiranti autori segnalando dei concorsi e premi letterari che possono permettere di entrare nel mondo dell’editoria. Il blog è anche un modo di fare incontri interessanti e scoprire tanto.

Speriamo di avervi incuriosito e terminiamo con la descrizione de ‘Il Maestro dei morti‘:

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Titolo: Il Maestro dei morti
Autore: Yannich Roch
Casa editrice: Le Flâneurs
Costo: 13 euro cartaceo e 2.99 in versione ebook, gratis per kindle unlimited

Quarta di copertina:
Settembre 1933. Mentre nell’alta borghesia della Ville Lumière esplode la moda degli spettacoli di magia dell’enigmatico Monsieur Larnac, la scomparsa improvvisa di madame Géraldine getta la famiglia Lathune nella disperazione. La polizia annaspa, finché l’intervento di due investigatori privati – lo stravagante Renard e il più posato Tortue – non riesce a districare la fitta trama tessuta dalle menti criminali che si nascondo dietro le facciate maestose dei palazzi parigini. Fra cervellotiche sciarade e incursioni nell’occultismo, Il Maestro dei morti offre al lettore il gusto classico del romanzo poliziesco e una riflessione sulle inquietudini che si annidano nell’animo umano.

Dicono dell’autore:
Yannick Roch è nato in Francia nel 1983. Appassionato da sempre di lettura, di scrittura e di viaggi, si è trasferito da una decina di anni in Italia, dove insegna la lingua francese e lavora come traduttore.


Recensione a cura di Bianca Casale

Pubblicato in: approfondimento, Narrativa contemporanea, Romanzo, segnalazioni, tratti da libri, young adult

Dash & Lily, il romanzo e la serie Netflix

Netflix ha colpito ancora. Non sbaglia un colpo negli adattamenti. Anzi, ultimamente sembra che stia proprio cercando di tenerci saldamente ancorate allo schermo per vedere da quale romanzo trarranno il prossimo grande successo.
Dal 10 novembre 2020, infatti, è approdata sulla piattaforma di streaming una nuova miniserie: Dash & Lily.
Complice una storia d’amore e una New York natalizia e luccicante, questa serie tv, composta da 8 episodi brevi, è già al 4° posto nella classifica italiana.

Per chi ha letto la nostra wishlist di Ottobre il titolo di questa miniserie potrebbe non risultare nuovo, era uno dei romanzi che abbiamo inserito. Dash & Lily è tratta da quel romanzo, che in realtà è una serie di romanzi young adult, tutti bestsellers, scritti a quattro mani da David Levithan e Rachel Cohn, già conosciuti per Nick & Nora, tutto accadde in una notte (anche in quel caso, libro e film tratto dal libro).
Il romanzo racconta di due ragazzi, Dash un ragazzo cinico che odia il Natale e Lily più impulsiva e amante di tutto quello che gira intorno alle festività. Aggiungeteci un pizzico di romanticismo, forse più di un pizzico, una moleskine rossa, le luci di Natale a New York ed il gioco è fatto.
Successo assicurato.
C’è da aggiungere che i due attori, Austin Abrams (the walking dead, Euphoria) e Midori Francis (Ocean’s 8, good boys), se la cavano davvero bene e la storia è stata adattata per lo schermo in maniera magistrale.
Se possibile, capita raramente, è più bella la trasposizione cinematografica che non il romanzo da cui è tratto.

Austin Abrams nella prima puntata della serie

Il libro sembra, in effetti, scritto apposta per diventare una sceneggiatura e magari è proprio così visto che è stato pubblicato nel 2010, dopo il successo dell’accoppiata libro/film Nick and Norah’s Infinite Playlist.
Come biasimare la coppia Levithan – Cohn per il tentativo di bis?
Hanno avuto ragione visto che ha funzionato alla grande.
Il romanzo arrivò in Italia già nel 2010 nella versione Mondadori, versione che si trova ancora su alcuni shop online.

Ora però, dieci anni dopo, il primo romanzo di questa serie è uscito nuovamente l’8 ottobre per HarperCollins.
I titoli che compongono la serie sono:

1) Dash & Lily Book of Dares ( Come si scrive ti amo, mondadori 2010 e Dash & Lily, HarperCollins 2020)
2) The twelve days of Dash e Lily (inedito in Italia)
3) Mind the Gap, Dash e Lily (prossima pubblicazione in lingua originale)

Ti ho lasciato degli indizi
se la cosa ti interessa gira pagina
altrimenti, per favore, rimetti il taccuino sullo scaffale.

Inutile dire che ce lo siamo già procurate, lo abbiamo letto e abbiamo visto la serie e vi consigliamo caldamente di dargli una possibilità.
Soprattutto in questi giorni, difficili e dolorosi, di pandemia e lockdown soft (che però poi tanto soft non sembra tanto) si sente il bisogno di una storia d’amore leggera e accogliente. L’ambientazione è quella giusta e nel libro si possono trovare anche molti rimandi ad altri romanzi e una buona dose di bibliofilia, per noi irresistibile richiamo. The STRAND, la libreria di NY con 18 miglia di libri, è un set stupendo che comincia e termina la serie TV.

Ci sono libri in tutte le puntate della serie e nel romanzo si trovano anche citazioni, Salinger, Howe, Moehringer.

La biblioteca della zia Lillian, vi sfido a non sbavare vedendola.

Il romanzo potrete trovarlo su ogni piattaforma online, nella nuova versione e magari ancora nella vecchia, ma dato che i libri sono un bene primario potreste voler andare dalle vostre librerie di fiducia che saranno sicuramente aperte e pronte ad accontentarvi. Noi, purtroppo in zona rossa, cerchiamo di utilizzare in gran parte il circuito Bookdealer per poter comprare dalle librerie indipendenti anche senza muoverci di casa.
Per la serie, accendete Netflix e cercate l’ammiccante locandina natalizia.

Titolo: Dash & Lily
Autori: David Levithan,Rachel Cohn
Editore: HarperCollins Italia
Pagine: 320
Prezzo: epub 6,99 €, rilegato 15,10 €

La trama del romanzo:
Lily ha lasciato una Moleskine rossa piena di piccole sfide tra gli scaffali della sua libreria preferita.
Una sorta di diario segreto che aspetta solo che il ragazzo giusto passi di lì e accetti di stare al gioco. Dash, che si ritrova a casa da solo per le vacanze di Natale, entra in libreria in cerca della compagnia di una buona lettura… e si ritrova in mano un piccolo taccuino rosso. Quello che segue è un vorticoso gioco d’amicizia che si trasforma in qualcosa di più via via che Dash e Lily si passano segretamente il diario in una New York tutta neve e lucine.
Riuscirà la loro relazione a distanza a rimanere così autentica anche di persona o questa speciale caccia al tesoro finirà in una disastrosa incompatibilità?
Questa è la vera sfida.

Pubblicato in: approfondimento, Narrativa contemporanea, Romanzo

Da dove viene ‘La regina degli scacchi’ (e degli ascolti)

Il titolo Netflix del momento è, senza dubbio, la miniserie La regina degli scacchi (“The queen’s gambit”), tratta dall’omonimo romanzo americano del 1983 di Walter Tevis.

Il gambetto di donna, the queen’s gambit appunto, è un’apertura del gioco degli scacchi. Ed è proprio negli scacchi che la protagonista di questa storia è un vero prodigio.

Ma il romanzo, e la serie quindi, non parla di questo; o almeno non solo. Affronta temi delicati e importanti: femminismo, alcolismo, dipendenza da droghe. 

La serie tv è diretta da Scott Frank e la protagonista è impersonata magistralmente da Anya Taylor-Joy (che abbiamo recentemente apprezzato nella nuova trasposizione di Emma di Jane Austen).
Bella anche la fotografia e la cura dei particolari, costumi e scenografie. La critica è assolutamente concorde nel lodare questa serie. E noi pure.
Si tratta di una miniserie di sette puntate di circa 60 minuti ciascuna, che copre interamente la narrazione del libro originale.
Chissà se Netflix, come già accaduto per serie di grande successo, cercherà di far continuare la storia oltre il suo naturale termine: è già accaduto che l’azienda californiana chiamasse l’autore del romanzo per fargli proseguire la sceneggiatura.
Qui la cosa pare piuttosto difficile visto che Tevis è mancato nel 1984.

Forse il nome di Walter Tevis potrebbe non richiamare subito alla mente nulla di importante,  ma se si nominano alcune delle sue opere allora le cose cambiano: Lo spaccone (1959), L’uomo che cadde sulla Terra (1963), Futuro in trance – Solo il mimo canta al limitare del bosco (1980), A pochi passi dal sole (1983) e Il colore dei soldi (1984).

Molti di questi sono diventati film famosi e indimenticabili: Il colore dei soldi interpretato da un magnifico Paul Newman accompagnato da un giovane Tom Cruise, è il seguito del più vecchio Lo spaccone, sempre con Paul Newman. 

Tevis è stato creatore di personaggi iconici ma fu, tutto sommato poco prolifico. Diventato professore, lasciò per molto tempo nel dimenticatoio la scrittura: “Te ne sei rimasto seduto sul tuo talento per vent’anni”, scrive nel suo ultimo lavoro e sembra citare se stesso.


Per fortuna per noi però, ebbe il tempo di ricredersi e regalarci qualche lavoro negli anni ottanta, tra cui The queen’s gambit.
Walter Tevis ha scritto il romanzo nel 1983, ma lo ambienta più indietro nel tempo, tra gli anni ‘50 e ‘60; ed infatti l’ambientazione vintage, con l’estrema cura dei dettagli, degli abiti e del modus vivendi dell’epoca sono una parte importante nella serie tv.

Una curiosità: La Regina degli Scacchi inizialmente doveva essere un film, Heath Ledger avrebbe dovuto debuttare alla regia con questo film prima della sua dipartita nel 2008 e Ellen Page avrebbe dovuto vestire i panni della protagonista Beth Harmon.

Beth Harmon, la nostra regina degli scacchi, è una sfortunata bambina orfana che si scopre, per caso, estremamente talentuosa nel gioco degli scacchi, gioco che nella vita gli regala la fama. La storia segue la sua crescita, tra problemi e dipendenze da droghe e alcool.

Il romanzo di Tevis vivrà certamente una stagione di revival dopo il grande riscontro della serie tv e non possiamo che esserne felici (e complici visto che lo recupereremo certamente) e intanto regalarvi l’incipit:

Beth seppe della morte della madre da una donna con la cartelletta. Il giorno seguente il suo ritratto apparve sull’Herald-Leader. La fotografia, scattata sotto il porticato della casa grigia di Maplewood Drive, mostrava Beth con un semplice abitino di cotone. Anche in quel momento riusciva ad essere tranquilla. Una didascalia sotto la foto recitava: “Rimasta orfana a causa del tamponamento di ieri du New Circle Road, a Elizabeth Harmon si prospetta un travagliato futuro. Elizabeth, otto anni, è rimasta senza famiglia a seguito dell’incidente, che ha causato due morti e alcuni feriti. A casa da sola al momento del fatto, Elizabeth ha saputo dell’incidente poco prima che la foto fosse scattata. Ci prenderemo cura di lei, hanno detto le autorità”.

Editore: Minimun Fax
Titolo originale: The Queen’s Gambit
ISBN: 978-88-7521-131-8
Pagine: 377
Pubblicazione: lug 2007

Trama: A otto anni, Beth Harmon sembra predestinata a una vita squallida come l’orfanotrofio in cui è rinchiusa: sola, timida, bruttina, dipendente dai farmaci e dall’alcol, terrorizzata da un mondo che non capisce e che non fa nulla per capirla. Finché un giorno si trova davanti una scacchiera. Gli scacchi diventano per lei non soltanto un sollievo, ma anche una speranza: Beth è brava, è più che brava, è un giovane prodigio, e la sua precoce ascesa all’olimpo scacchistico americano e internazionale la porta ad affrontare, a diciassette anni, il campione mondiale. Allo stesso tempo, però, è ancora una ragazzina spaventata, intrappolata nei suoi comportamenti autodistruttivi…
L’ultimo capolavoro di uno scrittore che è riuscito a narrare come pochi altri la speranza e il riscatto.

Pubblicato in: #wishlist, Narrativa contemporanea, Romanzo

Segnalazione: Via delle Magnolie 11, Stefania Bertola

Casa Editrice: Einaudi|Prezzo: € 17,00 cartaceo, € 8,99 ebook | Data di pubblicazione: 2 Ottobre 2020

Quarta di copertina: I Boscolo sono una famiglia come tante? Non proprio. Abitano quasi tutti nella palazzina di via delle Magnolie 11 e non disdegnano finti omicidi, gare truccate e amori clandestini. In una parola, hanno una morale tutta loro. Altrimenti perché continuerebbero ad affittare l’appartamento del secondo piano a quel donnaiolo di Lorenzo, senza comunicarlo alla legittima proprietaria? E perché dovrebbero avvalersi di un detective privato travestito da palma per impedire a lei, la legittima proprietaria, di scoprirlo? Nato come un romanzo a puntate durante il lockdown, potente antidoto ai limiti della clausura, questo primo capitolo della saga dei Boscolo ci travolge con i suoi personaggi e le loro sgangherate avventure, in uno scenario che assomiglia poco alla vita reale, ma che della vita reale ha tutta la sapiente, incontenibile follia.


Stefania Bertola è una scrittrice, traduttrice, sceneggiatrice e autrice radiofonica italiana. I suoi romanzi coniugando ironia, sentimento e senso del surreale hanno scalato le classifiche dei best seller in Italia. Ha pubblicato: Luna di Luxor (Longanesi, 1989), Se mi lasci fa male (Sperling & Kupfer, 1997; riedito nel 2007 da Salani e nel 2009 da Tea), Ne parliamo a cena (Salani, 1999), A neve ferma (Salani, 2002), Aspirapolvere di stelle (Salani, 2002), Biscotti e sospetti (Salani, 2004), A neve ferma (Salani, 2006), La soavissima discordia dell’amore (Salani, 2009), Il primo miracolo di George Harrison (Einaudi, 2010), Romanzo rosa (Einaudi, 2012), Ragazze mancine (Einaudi, 2013), Ragione & sentimento (Einaudi, 2017), Divino Amore (Einaudi, 2019). Feltrinelli ha pubblicato Solo Flora (2016), il suo primo libro per ragazzi e Vampiri contro Amet (2016).

Pubblicato in: Narrativa contemporanea, Romanzo, segnalazioni, Uscite Mensili

Segnalazione: Azami, Aki Shimazaki

Casa Editrice: Feltrinelli |Prezzo: € 12,00 cartaceo, € 8,99 ebook | Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2020

Quarta di copertina: Il trentenne Mitsuo Kawano si divide tra la famiglia e il lavoro in una rivista culturale, e per colmare l’inesistente vita sessuale con Atsuko, la madre dei suoi figli, frequenta locali erotici. Un giorno incontra per caso Goro Kida, un ex compagno di classe, diventato presidente di un’importante compagnia ereditata dalla famiglia, che lo invita a trascorrere una serata in un club lussuoso. Lì lavora come entraîneuse la bella e misteriosa Mitsuko, una loro ex amica di scuola, il primo amore segreto di Mitsuo, la ragazza che nel diario giovanile lui chiamava azami, come il fiore del cardo. I ricordi riaffiorano e ben presto tra i due nasce una relazione in cui Mitsuo riscopre una passionalità inattesa e totalizzante. Tuttavia l’apparente equilibrio tra la vita quotidiana e gli incontri furtivi è destinato a incrinarsi per mano dell’intrigante Goro Kida. Repentini cambiamenti di vita e l’infittirsi del mistero attorno a Mitsuko culminano in un malinconico finale ricco di suspense. Coincidenze e simbologie impreziosiscono la sempre evocativa scrittura dell’autrice, dalla radice dei nomi Mitsuo e Mitsuko, che racchiude l’idea dell’appagamento, benché nessuno dei due sia soddisfatto della propria vita, al fiore del cardo, che accompagna tutto il romanzo.


Aki Shimazaki (Gifu, 1954) si è trasferita in Canada dal Giappone, dove è nata, nel 1981 e dal 1991 vive a Montréal, dove insegna Giapponese. I suoi libri, scritti in francese, sono tradotti in inglese, giapponese, serbo, tedesco, russo e ungherese. Ha vinto il Prix du Gouverneur général nel 2005 con la pentalogia Il peso dei segreti (Feltrinelli 2016). Ha poi pubblicato il ciclo Au coeur du Yamato e nel 2015 ha iniziato un ulteriore ciclo con Azami. Nel cuore di Yamato (Feltrinelli 2018) riunisce cinque brevi romanzi pubblicati da Laméc in Québec tra il 2006 e il 2013.