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Giorno della memoria: i libri per non dimenticare le vittime della Shoah.

La storia umana è intrisa di guerre e sangue, crudeli mattanze e immani tragedie senza nome. Ma niente arriva nemmeno vicino all’orrore dell’Olocausto.
Il nostro articolo del 2019 cominciava con una citazione di Liliana Segre:  «sono pessimista: temo che man mano che noi testimoni saremo morti tutti la Shoah diventerà una riga in un libro di storia e poi nemmeno quella».

Tre anni dopo ritorniamo con un nuova selezione di titoli (no, non sono MAI abbastanza) e tra questi anche il libro della Segre: ‘Fino a quando la mia stella brillerà‘, torniamo con lo stesso sentimento e con immutata volontà.
Leggere per non dimenticare, comunicare e insegnare per non dimenticare.

L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.

(Primo Levi)


Quasi tutti i libri proposti e segnalati sono usciti nel 2022 ma abbiamo anche inserito alcuni volumi meno recenti che, probabilmente, sono più facili da reperire in biblioteca o in prestito.

Le gemelle di Auschwitz di Eva Mozes Kor e Lisa Rojany Buccieri 

Le due sorelle deportate a soli dieci anni nel più terribile campo di sterminio e miracolosamente sopravvissute

Nell’estate del 1944, Eva Mozes Kor giunse ad Auschwitz con la sua famiglia. I genitori e le due sorelle maggiori furono subito mandati alle camere a gas, mentre Eva e la sua gemella, Miriam, vennero affidate alle cure dell’uomo che è passato alla storia come l’Angelo della morte: il dottor Josef Mengele. Eva e Miriam avevano solo dieci anni. Nonostante ai gemelli fosse concesso, all’interno del campo, il “privilegio” di conservare i propri vestiti e i capelli, non venivano loro risparmiati i più atroci esperimenti. Sottoposti ogni giorno a procedure mediche mostruose, moltissimi di loro non sopravvissero. In un racconto crudo, che tratteggia in modo semplice quali erano le condizioni di vita nel più brutale campo di sterminio della storia, l’autrice offre la testimonianza di una bambina che si trova a fronteggiare il vero volto del male. Eva Mozes Kor ha dedicato tutta la vita a tener vivo il ricordo dell’Olocausto, lavorando al tempo stesso per trasmettere un messaggio di pace e perdono che, anche di fronte all’orrore, rappresenta il tesoro più prezioso da conservare.


Come foglie al vento di Riccardo Calimani

Lo struggente racconto di un nonno ai nipotini è l’occasione per ripercorrere i giorni drammatici delle persecuzioni contro gli ebrei veneziani, in una testimonianza in cui il ricordo personale si alterna ai documenti e agli avvenimenti pubblici dell’epoca, e che restituisce non solo la storia di quegli anni, ma anche il senso di straniamento e incredulità delle vittime della Shoah. Proprio come le foglie al vento, anche le donne e gli uomini evocati nel racconto sono travolti da una forza superiore, violenta, incomprensibile, e da un orrore inimmaginabile. Molte cose, infatti, fino alla fine della Seconda guerra mondiale, non si sono sapute, e anche quello che si sapeva era troppo terribile per essere creduto, e chi ha vissuto in quegli anni ha preso coscienza di quella tragica realtà a poco a poco, tra incertezze e contraddizioni. Riccardo Calimani, uno dei massimi studiosi ed esperti di Venezia e della storia degli ebrei italiani, fonde in questo libro la dimensione privata con quella storica, e dà vita così a una memoria famigliare e nello stesso tempo a una ricostruzione rigorosa e densa degli anni più terribili del Ventesimo secolo.


Quando scende la notte, Jennifer Robson

1943. Per gli ebrei italiani la situazione si fa di giorno in giorno più difficile e pericolosa. I nazisti hanno occupato gran parte del paese, e il rischio di essere imprigionati e deportati è sempre più concreto. Per Antonia Mazin, ormai, l’unica speranza di sopravvivere è lasciare la città e i genitori, cambiare nome e rifugiarsi in campagna insieme a un uomo che conosce appena, Niccolò Gerardi.
Nico studiava per diventare prete prima che le circostanze lo costringessero a lasciare il seminario, ma un idealista dall’animo puro come lui non può assistere passivamente ciò che fascisti e nazisti stanno facendo, e per portare Nina al sicuro nella fattoria della sua famiglia accetta di fingere che lei sia la sua sposa.
Ma la vita in campagna non è semplice per una ragazza di città come lei, che sognava di diventare medico come suo padre: i vicini faticano ad accettare quella sconosciuta dolce e istruita, e quel che è peggio la loro diffidenza è condivisa da un ufficiale nazista che nutre sentimenti di vendetta nei confronti di Nico.
Per i due giovani, il passo dalla finzione alla realtà è breve, i loro sentimenti diventano a poco a poco più profondi e in breve i due ragazzi si scoprono innamorati. E iniziano a temere che prima o poi qualcosa, o qualcuno, finirà per separarli…


La ragazza tedesca di Armando Lucas Correa

Maggio 1939. Sono 937 gli ebrei a bordo del transatlantico St. Louis, in fuga dalla Germania nazista. Tra loro, Hannah Rosenthal e Leo Martin. Sebbene siano solo due ragazzini, sanno di voler passare il resto della vita insieme. Ma è un sogno destinato a non avverarsi: quando la St. Louis arriva in porto, Hannah è tra i pochissimi fortunati a ottenere il permesso di sbarcare. Tutti gli altri sono costretti a tornare in Germania. Compreso Leo… New York, 2014. Anna Rosen riceve uno strano regalo per il suo dodicesimo compleanno: la lettera di una certa Hannah Rosenthal, che sostiene di essere la sua prozia paterna. Per Anna è un’occasione da cogliere al volo: Hannah è l’unica che conosca la verità su suo padre, scomparso prima che lei nascesse. Così decide d’incontrarla, e scopre la storia di una donna che ha lottato per farsi strada in un Paese straniero, e che ha dovuto dire addio al suo amore, senza mai perdere la speranza di poterlo riabbracciare. E, grazie ad Anna, Hannah riuscirà finalmente a riconciliarsi col proprio passato e a capire che per essere felici non basta sopravvivere, ma bisogna essere pronti ad affrontare sino in fondo tutte le sfide che il futuro ha da offrire.


La figlia dello straniero di Joyce Carol Oates

In fuga dalla Germania nazista alla vigilia della guerra, la famiglia Schwarts si trasferisce in un piccolo paese dello stato di New York. Il padre, che in patria si era laureato ed era stato un professore di matematica e tipografo, è costretto ad accettare l’unico lavoro disponibile, il becchino. Ma i pregiudizi dei concittadini nei confronti dei nuovi arrivati e la fragilità degli Schwarts, ancora provati dalle esperienze vissute in Europa, portano a una tragedia imprevedibile. Rebecca, la figlia dello straniero, è costretta a crescere in fretta e a imparare presto, insieme al piccolo Niley, che in fondo l’America è anche questo: partire e reinventarsi. Riuscirà quel giovane, immenso e violento paese a proteggere una madre e suo figlio? Dal genio letterario di Joyce Carol Oates, un romanzo sulle radici che tengono unita una famiglia, nonostante tutto. Una storia che scopre le contraddizioni del mondo in cui viviamo, che parla dei muri che ci dividono e dei gesti d’amore che li possono abbattere.


Fino a quando la mia stella brillerà di Liliana Segre e Daniela Palumbo

La sera in cui a Liliana viene detto che non potrà più andare a scuola, lei non sa nemmeno di essere ebrea. In poco tempo i giochi, le corse coi cavalli e i regali di suo papà diventano un ricordo e Liliana si ritrova prima emarginata, poi senza una casa, infine in fuga e arrestata. A tredici anni viene deportata ad Auschwitz. Parte il 30 gennaio 1944 dal binario 21 della stazione Centrale di Milano e sarà l’unica bambina di quel treno a tornare indietro. Ogni sera nel campo cercava in cielo la sua stella. Poi, ripeteva dentro di sé: finché io sarò viva, tu continuerai a brillare. Questa è la sua storia, per la prima volta raccontata in un libro dedicato ai ragazzi. Introduzione di Ferruccio de Bortoli. Età di lettura: da 11 anni.


Le sarte di Auschwitz di Lucy Adlington 

Irene, Renée, Bracha, Katka, Hunya, Mimi, Manci, Marta, Olga, Alida, Marilou, Lulu, Baba, Boriška… Durante la fase culminante dello sterminio degli ebrei d’Europa, venticinque giovani internate nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau furono selezionate per disegnare, tagliare e cucire capi d’alta moda destinati alle mogli delle SS del lager e alle dame dell’élite nazista berlinese. Tranne due prigioniere politiche francesi, le ragazze erano tutte ebree dell’Europa orientale, la maggior parte slovacche, giunte al campo con i primi trasporti femminili nel 1942, dopo essere state private di tutto. Trascorrevano le giornate chine sul loro lavoro, in una stanza situata nel seminterrato dell’edificio che ospitava gli uffici amministrativi delle SS. La loro principale cliente era la donna che aveva ideato l’atelier: Hedwig Höss, la moglie del comandante. Il lavoro nel Laboratorio di alta sartoria – così era chiamato il locale – le salvò dalla camera a gas. I legami di amicizia, e in alcuni casi di parentela, che univano le sarte non solo le aiutarono a sopportare le persecuzioni, ma diedero loro anche il coraggio di partecipare alla resistenza interna del lager. Attingendo a diverse fonti, comprese una serie di interviste all’ultima sopravvissuta del gruppo, Lucy Adlington narra la storia di queste donne. Mentre ne segue i destini, intreccia la loro vita personale e professionale all’evoluzione della moda e della condizione femminile dell’epoca e alle varie tappe della politica antiebraica in Germania e nei territori via via occupati dal Terzo Reich. “Le sarte di Auschwitz” racconta gli orrori del nazismo e dei campi di concentramento da una prospettiva originale e offre uno sguardo inedito su un capitolo poco noto della Seconda guerra mondiale e dell’Olocausto. E allo stesso tempo è un monito a non sottovalutare la banalità del male.

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Come mosche sul velluto, Mauro Aimi – segnalazione

Casa Editrice: Self Publishing | Prezzo: € 12,38 | Data di pubblicazione: 15 gennaio 2022

Quarta di copertina:
3 Marzo 2020. Una giornata come un’altra, una reperibilità come mille prima di lei.
Mauro Aimi, infermiere d’area critica, risponde al telefono durante un pomeriggio piovoso.
Sarà una reperibilità come un’altra si ripete continuamente, mentre si reca all’ospedale.
Ma quel giorno, i piani non vanno come aveva previsto. Un virus sconosciuto, estraneo, spaventoso, si affaccia alla nostra quotidianità inaspettatamente, paralizzandoci.
La vita di Mauro e della sua compagna Gessica muterà nel giro di pochi giorni, proprio quando i loro piani sembrava stessero per spiccare il volo.
Improvvisamente, ogni idea di futuro, ogni briciolo di normalità, di una routine oramai scontata e tanto radicata nelle loro vite da sembrare infrangibile, subisce un cataclisma, una vorticosa rottura che li colpisce come un uragano in un cielo limpido.
Cosa riserverà loro l’evolversi del Covid-19?
Cosa comporterà tutto ciò?
Quello che nell’immaginario dei più è sempre esistito solo come uno scenario apocalittico da film di fantascienza, ora entra nelle nostra case, ci infetta nel vero senso della parola, si artiglia ai nostri corpi e alle nostre menti in maniera sempre più conturbante: la psicosi dilaga, la paura si avventa su di noi, talmente tanto da renderci estranei persino a noi stessi. Diventiamo nemici, l’uno dell’altro. E con l’inimicizia, iniziando ad arrivare gli ordini dall’alto, col malcontento al loro seguito. Come nei tempi di guerra. E mentre i più anziani riaffondano nei ricordi lontani di una guerra oramai finita ma sin troppo simile alla nostra realtà, i più giovani non hanno idea di come reagire, trovandosi pietrificati dinnanzi al loro avvenire instabile e traballante.
Il romanzo racconta in prima persona la storia di Mauro e di come vivere questo mostro dall’interno dei reparti di terapia intensiva lo abbia cambiato e forgiato indelebilmente.
Mauro narra come la paura ha alimentato la sua traboccante voglia di sopravvivere e di essere d’aiuto per gli altri.
Perché è questo il motivo che l’ha spinto a scegliere questa strada. Salvare vite.
Ed è quello che farà, come non l’ha mai fatto prima, procurandosi cicatrici che diventeranno memorie vivide e pregnanti nei passi che muoverà alla fine del disastro che lui e molti altri, rimasti nell’ombra, hanno provveduto a sventare.


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I libri che hanno ispirato Matrix

Reduci dalla visione del quarto capitolo della saga di Matrix (Matrix Resurrections, uscito da poco in Italia) torna a galla la curiosità di sapere: da dove è nata l’idea di Matrix?

A cavallo tra cyberpunk e fantascienza, Matrix si basa su un’idea di fondo: niente è reale, tutto è creato in maniera fittizia dalle ‘macchine’ per tenere buoni gli esseri umani e fargli produrre tanta bella energia che le suddette macchine utilizzano per il loro sostentamento.
Poi la trama è ben più complicata di così, c’è di mezzo un eletto e un bel po’ di altre cosette interessanti, ma restiamo fermi sulle fondamenta del mondo matrice: da dove viene questa idea? Quali le fonti di ispirazione? In particolare, ci chiediamo: quali libri hanno ispirato Matrix?


L’ispirazione primaria arriva indubbiamente dall’antichità, in particolare dal Mito della Caverna di Platone. La trama del film iniziale delle Wachowski potrebbe davvero sembrare una versione moderna e fantascientifica del celebre mito classico.
Andiamo avanti. Nella scena iniziale del primo film il protagonista, ancora nei panni di Thomas Anderson, vende un disco contenente un software pirata pescandolo da una scatola a forma di libro sulla cui copertina, se vi soffermate a osservare, potete leggere ‘Simulacra and simulations’.

Si tratta di ‘Simulacri e Impostura‘ di Jean Baudrillard, famoso libro del sociologo e filosofo francese di cui i registi imposero a tutto il cast la lettura.
Una ispirazione dichiarata apertamente e mostrata come una sorta di Easter egg all’interno del film.

Qualche passo ancora e troviamo che durante la pellicola sono frequenti i richiami ad Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll. Altro spunto dichiarato.

Oltre a queste fonti palesi si possono vedere abbastanza chiaramente riflessi dell’immaginario dello scrittore Philip K. Dick, a quello di Franz Kafka, ma anche ai racconti di Asimov e a 1984 di Orwell.

Prendiamo ad esempio Philip Dick che nel 1953 ebbe un’intuizione che ci ricorda qualcosa: nel racconto ‘Il mondo in una bolla’, all’interno del quale si costruiscono mondi subatomici fintanto che non ci si accorge che lo stesso mondo in cui si vive non è altro che la creazione subatomica di un universo più grande. Sempre Dick nel 1977 partecipò ad una convention di fantascienza a Metz, in Francia, e tenne un discorso intitolato “Se trovi questo mondo brutto, dovresti vedere alcuni degli altri”.

Lo scrittore di fantascienza americano Daniel F. Galouye nel 1964 scrisse ‘Simulacron 3‘, il primo romanzo dove i personaggi vivono le loro esistenze in un mondo simulato e non ne sono consapevoli. La trama che si sviluppa è molto diversa da quella di Matrix, ma il concetto di fondo è lo stesso.


E negli anni ottanta arriva William Gibson con Neuromante, romanzo di esordio dell’autore è considerato il manifesto del genere cyberpunk, il romanzo inoltre si aggiudicò tutti i maggiori premi letterari dedicati alla science-fiction: Premio HugoNebula e Philip K. Dick Award.

Neuromante è il primo volume della cosiddetta Trilogia dello Sprawl, con i seguiti Giù nel ciberspazio (Count Zero, 1986) e Monna Lisa Cyberpunk (Mona Lisa Overdrive, 1988).

Gibson è il colosso del cyberpunk e pare proprio facile mettere qualche parallelismo con Matrix: il protagonista Case è stato il ladro di dati migliore della matrice, fino a quando non ha incrociato le persone sbagliate e subìto danni al sistema nervoso, rendendogli impossibile accedere al cyberspazio. Ora un misterioso nuovo datore di lavoro lo ha reclutato per una colpo contro un’intelligenza artificiale incredibilmente potente.

Neuromante è stato il primo romanzo realizzato sul futuro digitale dell’umanità, una visione scioccante che ha sfidato le nostre ipotesi sulla tecnologia e noi stessi. Un vero cult.

Nel 1994, lo scrittore italiano Massimo Pietroselli, vinse il premio Urania con il romanzo breve ‘Miraggi di Silicio’. La trama è la seguente:

Il professor Aaron Porath vive in una Terra in cui, dopo il conflitto tra Virtualisti e Sostanzialisti, la realtà virtuale è vissuta come esperienza totale, come immersione in scenari artificiali perfettamente ricostruiti dal cervello, seguendo i dati forniti da un proiettore cerebrale attraverso impulsi visivi. In questo imprecisato futuro il telelavoro e l’informatizzazione capillare hanno trasformato la società umana in una grande rete, i cui nodi sono costituiti dai Borghi: piccole unità abitative autosufficienti, collegate alle altre attraverso l’Occhio sul Mondo, la locale sede del governo globale. Il nome (Occhio sul Mondo) non è casuale, in quanto è sede del controllo del governo universale, impersonato dall’oscuro bibliotecario Goldbach. Un giorno, però, il professor Porath si rende conto che niente è come sembra…

Il concetto di base è quello di un mondo virtuale realizzato per nascondere un mondo reale ben più triste è davvero simile all’idea di Matrix.

Ora, a parte le fonti direttamente citate non c’è mai la certezza che effettivamente ci sia stata l’ispirazione dei creatori del film che ha cambiato il cinema a cavallo tra il XX e il XXI secolo; non possiamo però fare a meno di trovare aderenze e citazioni, godercele e magari provare a recuperare qualche lettura prima di vedere il prossimo passo del franchise di Matrix o, magari riguardare i primi (che forse è meglio).
Ci sarebbe poi da parlare dei numerosi spunti cinematografici, da ‘Ghost in the shell’ a ‘Nirvana’ di Salvatores, ma qui siamo a parlar di libri e, pertanto, scolleghiamo il segnale portante e ci ritroviamo nel mondo reale.

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Avvento e libri: 6 saggi scientifici da regalare a Natale

Oggi vi sottoponiamo una proposta assolutamente parziale ma che vuol aprire un piccolo spiraglio di luce sulla saggistica divulgativa, capace di mettere i riflettori su un particolare settore: quello scientifico.
Sì, parliamo di saggi di divulgazione scientifica.
Alcuni di questi libri son stati letti e forse saranno a breve oggetto di una nostra più approfondita recensione. Altri son solo lì, restano idee all’interno di menti curiose.
Stuzzicano l’appetito della conoscenza e forse, come la nostra, anche la vostra.
Iniziamo:

“Il cucchiaino scomparso” di Sam Kean, edizione Adelphi

È un libro che scorre veloce, mai noioso, che si fa leggere tutto di un fiato, mai impossibile. È un libro di storia: la storia della chimica, della tavola periodica. Pieno di aneddoti e storie curiose.

Quarta di copertina: Ideata autonomamente, nel 1869, da Dmitrij Mendeleev e Julius Lothar Meyer, la “tavola periodica degli elementi” continua a restare per lo più congelata nell’inerzia dei ricordi scolastici. Con il libro di Sam Kean dietro ogni simbolo e ogni numero atomico si spalancano sequenze inimmaginabili in tutti gli ambiti dell’esperienza e della conoscenza umana. Come quelle arcaico-antropologiche sull’antimonio, elemento che troviamo nel giallo del Palazzo di Nabucodonosor e nel mascara delle donne egizie, usato sia per sedurre che per incutere terrore. O, ancora, quelle medico-sanitarie sulla tossicità del nitrato d’argento contrapposta alle qualità terapeutiche dello zolfo, alla base del “prontosil rosso”, sulfaminide e primo chemioterapico antibatterico. O, infine, quelle fisico-cosmologiche: tutti gli elementi della tavola, infatti, condividono la stessa genesi stellare (l’esplosione di una supernova) in una fase di contrazione della materia che ha scremato la Terra e gli altri pianeti, oltre quattro miliardi e mezzo di anni fa. Punteggiato di sorprendenti aneddoti (come quello, evocato nel titolo, del cucchiaino di gallio che si scioglie al contatto del tè, permettendo trucchi alla Houdini) e digressioni narrative, il libro di Kean è un’introduzione alla conoscenza di ciò che costituisce il nostro pianeta.


“L’incredibile cena dei fisici quantistici” di Gabriella Greison, edizione Salani

È il 1927 e durante una delle cene di gala più importanti della storia moderna troviamo al tavolo dell’appena concluso Congresso Solvay, sei e più delle menti più brillanti del secolo passato. Diretto come se fossimo a tavola con loro, tra una portata e l’altra, si vengono a scoprire intuizioni, certezze, dubbi e impressioni personali che hanno plasmato il mondo della scienza odierna.

Quarta di copertina: Bruxelles, 29 ottobre 1927. Si è appena concluso il V Congresso Solvay della Fisica, che ha visto riuniti i fisici più illustri dell’epoca, gli stessi che ora si apprestano a partecipare a una cena di gala, ospiti dei reali del Belgio. C’è Albert Einstein, scherzoso come suo solito; Marie Curie, saggia e composta; Niels Bohr, che maschera bene la tensione sotto un’aria gioviale; e poi ancora Arthur Compton, William Bragg, Irving Langmuir… Menti eccelse e brillanti, ma anche uomini e donne con le loro debolezze e le loro piccole manie, che questo romanzo ci restituisce a pieno, mescolando abilmente Storia e storie, realtà e fantasia, fisica e pettegolezzi. Partendo da un fatto storico, Gabriella Greison conduce il lettore a quella tavola, tra porcellane finissime e luci sfavillanti, camerieri compassati e ottimo cibo, facendogli ascoltare le chiacchiere che si intrecciano da una sedia all’altra, e soprattutto l’acerrima discussione sulla fisica quantistica tra Einstein e Bohr, punto cruciale nella storia della disciplina. E così, tra una portata e l’altra, travolti dalla narrazione in presa diretta, ci troviamo come per magia a capire concetti complessi, ascoltandoli direttamente dalla voce di chi li ha ideati. E al termine di questa davvero incredibile cena, ci alziamo anche noi dal tavolo, divertiti e più colti di quando ci siamo seduti.


“Fisica quantistica per poeti” di Lederman ed Hill, editore Bollati Boringhieri


Sempre e comunque fisica quantistica, l’autore di questo articolo non l’ha ancora letto ma la quarta di copertina non lascia dubbi in merito al possibile interesse.

La fisica quantistica è la più solida base delle nostre conoscenze. Praticamente tutto ciò che sappiamo sul mondo passa per questa disciplina, e sono tantissime le realizzazioni pratiche che questa scienza ha reso possibili: dal laser ai transistor, dalla risonanza magnetica al telefono cellulare che ognuno di noi ha in tasca. Eppure, per la grande maggioranza delle persone si tratta di una materia totalmente ignota, ritenuta troppo «difficile», «arida» nella sua trattazione matematica, o «astrusa» nei suoi assunti di base. Nel migliore dei casi, un gioco per menti eccentriche, terribilmente complesso, al quale non conviene avvicinarsi, e che comunque nulla ha a che fare con la poesia del mondo. E questo è un vero peccato, perché la fisica quantistica è innanzi tutto «bella», almeno quanto la poesia; e sebbene sia in effetti controintuitiva in maniera sconcertante (come la poesia) e a suo modo complicata, per capirne i segreti non è affatto necessario conoscere la matematica, almeno se a raccontarcela sono il Premio Nobel Leon Lederman e il suo collega Christopher Hill. Il dono della divulgazione di questi due autori, la loro verve stilistica e la loro indubbia competenza, permettono infatti a chiunque legga Fisica quantistica per poeti di capire finalmente a fondo fenomeni reali (eppure in un certo modo fiabeschi), come l’esistenza di particelle che «sanno» dove andare ancor prima di partire o che possono trovarsi in due luoghi contemporaneamente. Un mondo magico e al tempo stesso molto reale, che è appunto quello in cui viviamo.


“Il frigorifero di Einstein” di Paul Sean, editore Bollati Boringhieri

È un viaggio nella storia del pensiero razionale umano, di come da un’idea, quella di imbrigliare l’energia per muovere le macchine, si sia potuto giungere ad una più ampia conoscenza della fisica e delle leggi che muovono l’universo, in tre parole: la storia dell’entropia

Quarta di copertina: La storia di cui parla questo libro inizia con Sadi Carnot, un giovane ingegnere dell’École polytechnique di Parigi, che nel 1824 pubblicò a sue spese un libro dal titolo Riflessioni sulla potenza motrice del fuoco. È questo l’inizio della termodinamica. Ma si era anche all’inizio della Rivoluzione industriale e da allora innovazione tecnologica e innovazione scientifica hanno proceduto in parallelo, specchiandosi l’una nell’altra, e dando vita di fatto al mondo nel quale noi oggi viviamo.


“Buchi neri e salti temporali” di Kip Thorne, editore Oblò Castelvecchi

È l’ultima fatica su cui l’autore del post si sta cimentando, appena iniziato, quindi posso solo dire che non serve essere degli scienziati per comprenderne i passaggi, per quanto sicuramente il rigore scientifico ed il dettaglio con il quale son spiegate le cose, unito ad un volume non certo “leggero” (570 pagine) possono fare desistere anche il lettore più incallito.

Quarta di copertina: Nel 1915 Einstein completò le leggi della relatività generale, segnando una svolta nella concezione dello spazio e del tempo. Si apriva così la nuova frontiera degli studi sul misterioso fenomeno astronomico dei buchi neri. In questo volume, Kip Thorne racconta le scoperte e le false piste della ricerca sull’argomento, da Einstein a Hawking, esamina le conseguenze della teoria dello spazio curvo e le possibilità offerte dalla fisica dei quanti, fino a prendere in esame l’ipotesi dei wormholes, ovvero le scorciatoie che permetterebbero di viaggiare da un punto all’altro dell’universo più velocemente della luce. Combinando principi fisici comprovati a geniali intuizioni, Buchi neri e salti temporali dimostra la sorprendente capacità della mente umana di sondare – tra sbalzi, vicoli ciechi e sforzi di comprensione – le complessità dell’universo e di rivelare l’intima semplicità, l’eleganza e la meravigliosa bellezza delle leggi fondamentali che lo governano. Questo libro non rappresenta soltanto il più importante testo di divulgazione sulla teoria dei buchi neri, ma una potente fonte di ispirazione dell’immaginario contemporaneo.


“Errori galattici. Errare è umano, perseverare è scientifico”, di Luca Perri,
Editore De agostini

Questo è un volume non letto, ma possiamo immaginare dalla quarta di copertina che sia interessante, soprattutto perchè a volte gli scienziati son creduti onnipotenti mentre, se si scava leggermente più in profondità, si scoprono umani, persone che come altre sbagliano e spesso in maniera più eclatante di molti.

Quarta di copertina: La scienza prenderà sempre delle cantonate. Potranno volerci anni, addirittura secoli o millenni, ma alla fine gli errori verranno trovati. E in fondo, quando ci prendono per le orecchie perché abbiamo sbagliato, miglioriamo tutti. Scoprendo sempre più l’universo che ci circonda. La scienza può sbagliare? La risposta è sì. E non solo può, ma deve. Se sogni di diventare uno scienziato o una scienziata, preparati a farne di tutti i colori (e avvisa i tuoi genitori, così cominciano a mettersi il cuore in pace): il segreto infatti non è essere infallibili, bensì non arrendersi mai. Lo sanno bene gli scienziati di questo libro, dal grande Einstein, al geniale Marconi fino all’astronomo Schiaparelli, che di granchi ne hanno presi eccome! Preparati a un viaggio tra gli asteroidi dell’epic fail più strambi della scienza a bordo di uno shuttle guidato dalla stella dell’astrofisica, Luca Perri, con i disegni di Tuono Pettinato.


di Fabrizio Pressi

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Vita Supernova | 14 -18 Ottobre 2021 | Salone Internazionale del Libro

I primi passi verso la normalità si stanno piano piano facendo sentire.
Ha un vago il sapore di piccolo rinascimento. Di una vita nova, supernova.
Questo anno e mezzo ha davvero messo a dura prova tutti noi e ne portiamo ancora i segni, ma non demordiamo.

Anzi!

Torna da Giovedì 14 Ottobre a Lunedì 18 Ottobre, al Lingotto Fiere, il Salone Internazionale del Libro.
Una XXXIII edizione straordinaria sotto molti aspetti: è la prima post pandemia (e sappiamo tutti quanto abbiamo bisogno di normalità!), è in versione autunnale ed è IN PRESENZA.
Sentite le urla? Sì, stiamo esultando.

Nel settecentesimo anniversario dantesco e dopo un anno e mezzo senza precedenti nella storia contemporanea, il Salone torna ad accogliere grandi nomi della scena culturale mondiale per ripartire ragionando insieme sulla nuova vita che ci aspetta. E così la città di Torino torna a essere per cinque giorni una delle capitali mondiali della cultura, senza avere mai perso il rapporto con la comunità di lettori, editori, scuole del Salone, ma potendo finalmente ritrovarsi fisicamente.



Sempre rimanendo in tema di normalità grazie alle nuove disposizioni governative la capienza di persone in una sala è aumentata, quindi la prenotazione agli eventi non è più obbligatoria, ma rimane comunque consigliata per garantirsi un posto. Per evitare le code e prenotare il proprio posto rimane invariato il metodo di prenotazione. Andate su SalTo+, accedete alla vostra area privata, cercate l’evento a cui siete interessati e prenotatelo (alcuni 6 ora prima dell’inizio dell’evento).

Instagram: @SalonedelLibro

Instagram: @SalonedelLibro
Instagram: @SalonedelLibro

Torino, città che ospita il Salone dal lontano 1987, non si tira indietro e risorge dalle ceneri (o dal COVID che dir si voglia) e riparte bene, anzi benissimo.
Siamo tutti in fermento ed in attesa dell’evento più importante dell’anno e come darci torto? Per quanto l’anno passato sia stato interessante dal punto di vista digitale il Salone del Libro rimarrà sempre una di quelle cose che bisogna vivere ed attraverso uno schermo non è proprio possibile.

Per rimanere sempre aggiornati gli account Instagram e Facebook del Salone pubblicano senza sosta comunicando eventi e consigli.
In alto, potete vedere tra foto pubblicate dove per la città si possono vedere le varie locandine che sponsorizzano la Fiera.

La nuova edizione è stata denominata “Vita Supernova” e la splendida illustrazione del manifesto è opera di Elisa Seitzinger.
Siamo stra sicure che quest’anno i numeri supereranno di gran lunga le aspettative (normative antivirali permettendo) superando di gran lunga quelli del 2019 (148 mila biglietti senza contare il salone off, scusate se è poco!).
L’aggiunta dell’Oval e dell’ingresso dalla stazione ferroviaria Lingotto sono davvero una chicca dal punto di vista logistico e torneremo ad usufruirne più che volentieri dato che abbiamo potuto provarli per la prima volta nel (lontano) 2019, sicuramente ci saranno tante altre novità per poter far godere a tutti un salone ancora migliore.

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In questa nuova versione del Salone del Libro tornano sacco di cose: i gadget che ogni anno dici che non comprerai ma che alla fine un posto nelle mille borse lo trovano sempre, la maestosa torre di libri protagonista indiscussa di molte foto, non ci è mancata la coda per entrare ma la vera avventura del Salone parte anche da lì e quindi la faremo volentieri, se poi il Premio finale sarà godersi questi cinque giorni in mezzo ai libri.
Torna l’emozione e l’ansia della preparazione accurata, quasi maniacale, dello zaino pieno di cibo e vivande, con la lista dei libri ufficiale (sempre molto corta) e quella dei libri non ufficiale ( sempre molto lunga).
Torneranno gli sguardi elettrizzati, gli occhi dalle mille sfumature dove si leggerà una sola cosa: la fame di leggere, l’amore per la lettura e la passione per le parole.
Tornano i mille opuscoli, le anteprima di lettura, le corse per accaparrarsi i posti migliori. E torna il mitico pavimento del Lingotto Fiere che ha accolto per anni milioni di lettori stanchi e che tornerà a farlo a breve. Sì, ci è mancato persino il pavimento del Lingotto!
La corsa per accaparrarsi un programma cartaceo che sarà il primo vero gadget.
Il Salone sta per tornare e noi non vediamo l’ora di iniziare questa nuova avventura!
Ecco alcuni consigli che i simpatici organizzatori della Fiera ci invitano a fare:

Assistere agli eventi in tutta sicurezza.

Indossare sempre la mascherina e portarsi dietro un’ igenizzante per le mani! Se vuoi toglierti la maschera temporaneamente prenditi un bel caffè nell’area ristoro!

Conoscere autrici e autori di tutto il mondo.

Compresi i tuoi preferiti (dal vivo!)

Passeggiare tra gli stand

aka perdersi tra gli stand.

Scovare il libro del cuore

O meglio spuntare dalla lista ufficiale e non tutti i libri da comprare.

Qui sotto potete trovare il programma del Salone del Libro ed eventualmente scaricarlo, oppure scaricatelo direttamente dal sito!

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Google dedica un doodle a Eugenio Montale

Google ha dedicato il doodle di oggi, 12 ottobre, a Eugenio Montale (1896–1981) in occasione del 125° anniversario della sua nascita.

Poeta, critico e traduttore italiano. Ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 1975.

Nato a Genova, dove Montale visse per i primi trent’anni della sua vita. A causa delle cattive condizioni di salute, la sua istruzione fu interrotta all’età di quattordici anni e fu principalmente autodidatta. Il suo illustre primo volume di poesie, ‘Ossi di seppia’ (1925), era nettamente poco retorico rispetto all’opera di altri poeti in voga all’epoca. Montale si trasferì poi a Firenze, dove nel 1929 fu nominato direttore della biblioteca di prestito Vieusseux. 

Nel 1938 Montale perse il lavoro per essersi rifiutato di aderire al Partito Fascista e il suo secondo volume di poesie raccolte ‘Le occasioni’ (1939). Un terzo volume di poesie raccolte ‘La bufera’ (1956), apparso dopo la guerra; il titolo si riferisce alla seconda guerra mondiale.

Spesso il male di vivere ho incontrato
era il rivo strozzato che gorgoglia
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Spesso il male di vivere ho incontrato è una poesia pubblicata nell'omonima sezione della raccolta Ossi di seppia nel 1925.

Nel 1948 Montale fu nominato redattore letterario di uno dei principali quotidiani italiani, il Corriere della Sera di Milano. Nei due decenni successivi ha pubblicato sul giornale una serie di brani autobiografici che costituiscono un commento al suo lavoro creativo. Questi sono stati raccolti come ‘Farfalla di Dinard’. Successivamente ha pubblicato un libro di saggi critici ‘Auto-da-fé’ (1966), e un volume di importanti saggi critici più lunghi sulla propria attività poetica ‘Sulla poesia’ (1976). Pubblicò anche la sua corrispondenza con Italo Svevo (1861–1928), Montale–Svevo: Lettere (1966). Le sue raccolte successive includono ‘Xenia’ (1966) e ‘Diario de ’71 e ’72’ (1973).

Nel 1967 Montale ricevette la nomina a senatore a vita. Oltre alla sua poesia, Montale ha prodotto un eccezionale corpo di traduzioni dall’inglese che include opere di Shakespeare, Hawthorne, Melville, Mark Twain, O’Neill, Faulkner, Steinbeck ed Eliot.

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‘Dune’: il cult della fantascienza creato da Frank Herbert.

L’abbiamo atteso per quasi un anno e finalmente il momento è giunto.
Impossibile non averne sentito parlare, anche perché da mesi ormai non si parla d’altro e soprattutto, se si è fan del genere fantascientifico, non potete non aver aspettato con ansia l’uscita della pellicola avvenuta lo scorso 16 settembre 2021.
Ovviamente parliamo di Dune, nuovo ed attesissimo film di Denis Villeneuve, regista di pellicole importanti e acclamate come Sicario, Blade Runner 2049 e Arrival.
Dune è stato presentato in anteprima mondiale alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia ed ha fatto il tutto esaurito. Nel cast troviamo attori del calibro di Timothée Chalamet, Zendaya, Jason Momoa e Oscar Isaac.
Un cast a dir poco stellare.

Esiste anche una trasposizione cinematografica del 1984, con la regia di David Linch, intitolato sempre ‘Dune‘, che all’epoca ha destato molta attesa, grazie alla popolarità dei romanzi di Herbert, ma alla sua uscita ha suscitato non poche critiche ottenendo un successo molto inferiore alle aspettative.
È comunque divenuto un cult nel cinema di fantascienza.
Citiamo anche il “capolavoro” mai compiuto di Jodorowsky, due miniserie prodotte da SyFy, i videogiochi ed i giochi da tavolo.
Un vero e proprio franchise.

Ma andiamo ad analizzare un po’ da dove è tratta la pellicola che in due giorni ha riempito i cinema: i romanzi di Frank Herbert.
La saga letteraria è considerata, ancora oggi a quasi sessant’anni dalla prima pubblicazione, un baluardo della fantascienza, soprattutto perché lo scrittore ha intrecciato il concetto di space opera (epopea spaziale o epica spaziale, sottogenere della fantascienza ambientato tipicamente nello spazio esterno) con temi come il cambiamento climatico, l’integrazione, la politica e la religione ancora oggi molto attuali.

Inizialmente il manoscritto, a cavallo tra il 1963 ed il 1965, fu pubblicato in due parti con i titoli ‘Dune World‘ e ‘The Prophet of Dune‘ sulla rivista Analog (ex Astounding Magazine) e solamente nel 1965 apparve per la prima volta in un unico volume. Herbert con il suo ‘Ciclo di Dune’ vinse i premi Nebula e Hugo, considerati i massimi riconoscimenti nella narrativa fantascientifica.
I romanzi sono stati pubblicati in Italia tra gli anni ’70 e ’80 nella collana ‘Cosmo oro‘ di Editrice Nord. Successivamente sono stati editi anche da Fanucci.
Il ciclo di Dune è composto da ben 20 romanzi tra saghe originali, prequel e spin-off ed è considerata una vera e propria istituzione nel mondo della fantascienza e lo stesso George Lucas, creatore di Star Wars, una delle saghe cinematografiche più amate di sempre, ha ammesso di essere stato profondamente influenzato da questa saga.
Le trilogie sono due e sono così suddivise:
Dune
Messia di Dune
– I figli di Dune

compongono la prima trilogia ed hanno come filo conduttore il giovane Paul Atreides
L’imperatore-dio di Dune
Gli eretici di Dune
La rifondazione di Dune

compongono la seconda trilogia e la cui narrazione prende il via migliaia di anni dopo la conclusione della prima trilogia.
Il finale dell’ultimo romanzo della seconda trilogia si conclude con un colpo di scena che non lascia spazio a dubbio: Herbert aveva ancora molto da dire su questa saga, ma purtroppo incontrò la morte l’11 febbraio 1986 e lasciò così inconclusa la sua esalogia.

Sembrava che la saga di Dune fosse destinata a rimanere senza un adeguato finale ma dopo ben vent’anni il figlio di Herbert, Brian, insieme a Kevin J. Anderson, mise mano agli appunti del padre, tornando a dare vita a questa intramontabile saga ed a fare chiarezza sulle questioni irrisolte in La rifondazione di Dune concludendo così la saga con quello che era considerato da Herbert come ‘Dune 7’.
Questo famigerato romanzo è dunque stato scritto dal figlio di Herbert e dal collaboratore, ma la trama, molto probabilmente, era già nota.
Nei due ultimi libri ci sono degli elementi che sono stati introdotti dai due nuovi autori, ma sulla cui paternità si sviluppa un piccolo mistero.
Herbert, a quanto pare, aveva salvato su un floppy disk con l’etichetta “Dune 7 outline” i suoi appunti. Questo prezioso dischetto era in una cassetta di sicurezza, scoperta molti anni dopo dai sui eredi. Il contenuto del floppy non è mai stato reso noto e questo ha fatto nascere il sospetto tra i più appassionati che fosse tutto stato architettato per sfruttare il marchio di Dune e creare così un franchise redditizio.
I libri avrebbero dovuto essere solamente sette e non quattordici e negli ultimi romanzi ci sono moltissime incoerenze con la storia originale e questo ha portato a voci non proprio positive.
Detto ciò, i romanzi I Cacciatori di Dune e I vermi della sabbia di Dune sono usciti per Fanucci editore a cavallo tra il 2020 ed il 2021 e concludono comunque il cliffhanger che ha lasciato con il fiato sospeso migliaia di fan in tutto il mondo per due decenni.

C’è di più: i due autori prima di concludere la saga originale hanno allargato l’universo del ciclo di Dune con dei prequel suddivisi (come l’originale) in due saghe ulteriori.
La prima ‘Il preludio a Dune‘ composta da Dune: House Atreides, Dune: House Harkonnen che sono entrambi stati pubblicati in Italia, ma attualmente fuori catalogo mentre Dune: House Corrino è ancora inedito nel nostro paese. La seconda saga è ‘Legends of Dune‘ composta da Dune: The Butlerian Jihad, Dune: The machine crusade e Dune: The Blattle of Corrin ed è ancora inedita in Italia. In quest’ultima trilogia viene raccontata la storia della Jihad Butleriana, la leggendaria guerra contro le macchine pensanti che ha turbato profondamente le fondamenta dell’universo di Dune nel passato remoto, la scoperta della Spezia, la nascita e la faida tra le varie famiglie, e via dicendo. I tre romanzi sono ambientati diecimila anni prima degli eventi del primo libro.

È stato pubblicato, inoltre, nel 2020 il primo libro della Caladan Trilogy che narra le vicende del Duca Leto prima degli eventi raccontati in Dune. Da noi è arrivato ad agosto con il titolo di ‘Il duca di Caladan‘ pubblicato da Mondadori. Questo primo volume racchiude la figura del Duca, il suo amore per Lady Jessica, sua concubina, la conquista della fiducia dell’imperatore della galassia e l’aggiunta di una decina di personaggi creati dai due autori che s’intrecciano nelle vicende principali. Sempre per Mondadori è uscita il 31 agosto la graphic Novel dedicata al mondo di Herbert.

Forse al momento potrebbe risultare tutto un po’ confuso e la domanda è: da dove comincio?
I sei libri della saga originale compongono un ciclo autoconclusivo, se invece volete seguire in ordine cronologico l’evoluzione della società di Dune è preferibile iniziare la lettura dai libri scritti dal figlio di Herbert.

Il film intanto è bellissimo e sta ottenendo un successo di pubblico e critica tale da far ben sperare nel secondo e, oltretutto, in un revival meritatissimo della saga letteraria.



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FantasyEra: un magazine per il Fantasy!

Dal 17 giugno è stato dato il via alla campagna crowdfunding per realizzare il magazine Fantasy Era. Prospettive inedite sul genere saranno al centro del nuovo cartaceo dedicato all’immaginario fantasy. Con un occhio particolare alla sostenibilità.

Il 17 giugno è partita la prima campagna Kickstarter di Fantasy Era, portale di informazione dedicato al fantasy e alla cultura fantastica. La campagna di raccolta fondi è destinata a finanziare la produzione del semestrale cartaceo, realizzato dalla redazione, dai collaboratori e dai partner.  


In caso di raggiungimento dell’obiettivo di finanziamento, l’obiettivo sarà quello di divulgare il fantasy e le sue innumerevoli declinazioni, grazie ad approfondimenti tematici, contributi di artisti e scrittori, rubriche e articoli dedicati alla pop-culture. Un numero da collezione, il numero zero, in parte interattivo e capace di far respirare la vera ampiezza di un genere spesso vituperato, di cui spesso si ignorano le storiche origini; il progetto è rivolto a chi voglia coltivare la passione, essere aggiornato sulle novità e scoprire nuovi luoghi e prospettive differenti. Tra le firme del numero d’esordio, Licia Troisi astrofisica e autrice fantasy italiana più venduta al mondo, grazie al successo delle saghe del “Mondo Emerso”; Oronzo Cilli, collezionista, membro della Tolkien Society inglese e direttore della Collana di studi sulla vita e sulle opere di J. R. R. Tolkien; Andrea Tortoreto, docente di filosofia, autore del volume Filosofia della Fantascienza. Oltre a monografie e saggi accademici ha pubblicato racconti di fantascienza sulla Writers Magazine Italia e su Il Magazzino dei Mondi


«Dietro al progetto di Fantasy Era Magazine c’è una redazione che lavora insieme ormai da anni – spiega la creatrice e responsabile del progetto, la giornalista Valentina Isernia – nata nel 2016 dall’idea di riunire appassionati di tutta Italia. Sono i redattori, gli artisti, i videomaker e content creator accomunati dalla passione per il genere che hanno voluto partecipare e contribuire a comunicare un mondo affascinante e emozionante con un occhio di riguardo anche alla storia e, sorprendentemente, alla scienza». 

Fantasy Era è un portale web ma è anche social, con una pagina FB che conta quasi 24mila follower.

«In un periodo difficile per i giovani che vogliono tentare di intraprendere percorsi nuovi, abbiamo puntato sui potenti strumenti offerti dal web per concedere la possibilità al gruppo di autofinanziarsi, creando con le proprie forze, dai contenuti alla veste grafica e al materiale promozionale, qualcosa che fosse la sintesi di ciò che li appassiona. L’obiettivo è colmare un vuoto presente nell’attuale proposta editoriale».

Un progetto che, in linea con i principi dei suoi creatori, guarda al futuro con l’obiettivo della sostenibilità: «Abbiamo molto a cuore la lotta alla sostenibilità – spiega Bianca Casale, architetta e caporedattrice, curatrice del blog partner Il Bistrot dei Libri – ed è per questo che abbiamo deciso di inserire fra i goal della campagna la stampa su carta riciclata; ci rendiamo conto che si tratta di un rischio, dato l’inevitabile aumento del costo, ma siamo certi della consapevolezza che si tratti di un investimento che ripaga noi e i nostri lettori».

Fantasy Era, inoltre, è progettata seguendo principi di inclusività linguistica e culturale. Al di là delle tematiche trattate, la versione su carta verrà realizzata con un’attenzione particolare al linguaggio di genere e all’utilizzo per i testi interni di font ad alta leggibilità.


Un progetto curato da un team di professionalità eterogenee, ma tutte formate negli anni da esperti del settore dell’informazione all’etica giornalistica. A sostenere il team, è infatti la cooperativa di giornalisti IdeaDinamica, team di giornalisti professionisti eclettici e multidisciplinari:

«Siamo felicissimi di sostenere questo ambizioso progetto editoriale – spiega Mario Maffei, presidente della cooperativa di giornalisti IdeaDinamica – non solo perché la sua ispiratrice, Valentina Isernia, è vicepresidente della nostra casa editrice, ma anche perché manca in Italia una rivista “colta” su un filone letterario amatissimo dal pubblico».

Alle dichiarazioni di sostegno si è unita anche Marilù Mastrogiovanni, giornalista e presidente del premio mondiale per la libertà di stampa “Guillermo Cano” dell’Unesco:

«Valentina ha inseguito questo sogno con caparbietà fin da giovanissima, entrando nella redazione del giornale d’inchiesta “Il Tacco d’Italia” in punta di piedi, appena maggiorenne, conquistandosi uno spazio tutto suo e costruendo la sua professionalità con umiltà. Ha coltivato il suo talento con rigore e le ali che le sono spuntate sono più forti di quelle dei suoi draghi, ma lievi e delicate, come quelle delle sue fate. Immersa nel suo mondo magico, è la persona più concreta, forte e tenace che io conosca; la “nostra” vicepresidente è un esempio per tutti noi! Vola, Valentina, Vola!»

La campagna terminerà il 16 luglio 2021 e la rivista, insieme alle ricompense, sarà inviata ai suoi sostenitori nel mese di ottobre 2021. Tutti i contenuti e gli ospiti del numero zero sono disponibili al link della campagna Kickstarter.

Info e contatti:

 Ufficio Stampa Fantasy Era
 Valentina Isernia

  Il Nostro Asporto - Capriccio di Como
391 7246389
redazione@fantasyera.it
www.fantasyera.it

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I cinque libri finalisti del Premio Strega 2021

Di recente è stata proclamata la Cinquina della LXXV edizione del Premio Strega 2021 – dal 1986 gestito dalla Fondazione Bellonci – in diretta streaming dal Teatro Romano di Benevento.
Il vincitore di questo importante premio italiano verrà annunciato l’8 luglio a Roma.
Come sempre sono molto discussi i risultati di questo premio, vedremo se sarà così anche per il 2021.

A distanza di due mesi dall’uscita dei 12 libri in finale non abbiamo ancora avuto modo di leggere nessuno dei cinque libri qui sotto elencati, ma siamo davvero molto curiose di saperne di più.

Due vite, Emanuele Trevi – edito da Neri Pozza, finalista con 256 voti

Quarta di copertina: «L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti e cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità». Così scrive Emanuele Trevi in un brano di questo libro che, all’apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, cosi propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l’aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava. Ne mostra anche le differenti condotte: l’ossessione della semplificazione di Rocco Carbone, impigliato nel groviglio di segni generato dalle sue Furie; la timida sfrontatezza di Pia Pera che, negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore. Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell’unicità di questo libro non stanno nell’impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l’amicizia. Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all’ultimo trasparente e felice, quel legame che accade quando «Eros, quell’ozioso infame, non ci mette lo zampino».


Il pane perduto, Edith Bruck – edito da La Nave di Teseo, finalista con 221 voti

Quarta di copertina: Per non dimenticare e per non far dimenticare, Edith Bruck, a sessant’anni dal suo primo libro, sorvola sulle ali della memoria eterna i propri passi, scalza e felice con poco come durante l’infanzia, con zoccoli di legno per le quattro stagioni, sul suolo della Polonia di Auschwitz e nella Germania seminata di campi di concentramento. Miracolosamente sopravvissuta con il sostegno della sorella più grande Judit, ricomincia l’odissea. Il tentativo di vivere, ma dove, come, con chi? Dietro di sé vite bruciate, comprese quelle dei genitori, davanti a sé macerie reali ed emotive. Il mondo le appare estraneo, l’accoglienza e l’ascolto pari a zero, e decide di fuggire verso un altrove. Che fare con la propria salvezza? Bruck racconta la sensazione di estraneità rispetto ai suoi stessi familiari che non hanno fatto esperienza del lager, il tentativo di insediarsi in Israele e lì di inventarsi una vita tutta nuova, le fughe, le tournée in giro per l’Europa al seguito di un corpo di ballo composto di esuli, l’approdo in Italia e la direzione di un centro estetico frequentato dalla “Roma bene” degli anni Cinquanta, infine l’incontro fondamentale con il compagno di una vita, il poeta e regista Nelo Risi, un sodalizio artistico e sentimentale che durerà oltre sessant’anni. Fino a giungere all’oggi, a una serie di riflessioni preziosissime sui pericoli dell’attuale ondata xenofoba, e a una spiazzante lettera finale a Dio, in cui Bruck mostra senza reticenze i suoi dubbi, le sue speranze e il suo desiderio ancora intatto di tramandare alle generazioni future un capitolo di storia del Novecento da raccontare ancora e ancora.


Borgo Sud, Donatella Di Pietrantonio – edito da Einaudi, finalista con 220 voti

Quarta di copertina: È il momento più buio della notte, quello che precede l’alba, quando Adriana tempesta alla porta con un neonato tra le braccia. Non si vedevano da un po’, e sua sorella nemmeno sapeva che lei aspettasse un figlio. Ma da chi sta scappando? È davvero in pericolo? Adriana porta sempre uno scompiglio vitale, impudente, ma soprattutto una spinta risoluta a guardare in faccia la verità. Anche quella più scomoda, o troppo amara. Così tutt’a un tratto le stanze si riempiono di voci, di dubbi, di domande. Entrando nell’appartamento della sorella e di suo marito, Adriana, arruffata e in fuga, apparente portatrice di disordine, indicherà la crepa su cui poggia quel matrimonio: le assenze di Piero, la sua tenerezza, la sua eleganza distaccata, assumono piano piano una valenza tutta diversa. Anni dopo, una telefonata improvvisa costringe la narratrice di questa storia a partire di corsa dalla città francese in cui ha deciso di vivere. Inizia una notte interminabile di viaggio – in cui mettere insieme i ricordi -, che la riporterà a Pescara, e precisamente a Borgo Sud, la zona marinara della città. È lì, in quel microcosmo così impenetrabile eppure così accogliente, con le sue leggi indiscutibili e la sua gente ospitale e rude, che potrà scoprire cos’è realmente successo, e forse fare pace col passato.


L’acqua del lago non è mai dolce, Giulia Caminito – edito da Bompiani, finalista con 215 voti

Quarta di copertina: Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima. Ogni moto di ragionevolezza precipita dentro di lei come in quelle notti in cui corre a fari spenti nel buio in sella a un motorino. Alla banalità insapore della vita, a un torto subito Gaia reagisce con violenza imprevedibile, con la determinazione di una divinità muta. Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti.


Il libro delle case, Andrea Bajani – edito da Feltrinelli, finalista con 203 voti

Quarta di copertina: A quante parti di noi siamo disposti a rinunciare per continuare a essere noi stessi? E soprattutto: dove abbiamo lasciato ciò che non ci siamo portati dietro? Quali case custodiscono in segreto o tengono in ostaggio i pezzi mancanti di noi? Per raccontare la vita di un uomo, l’unica possibilità è setacciare le sue case, cercare gli indizi di quel piccolo inevitabile crimine che è dire “io” sapendo che dietro c’è sempre qualche menzogna. Il libro delle case è la storia di un uomo – “che per convenzione chiameremo Io” –, le amicizie, il matrimonio nel suo riparo e nelle sue ferite, la scoperta del sesso e della poesia, il distacco da una famiglia esperta in autodistruzione, e la liberazione dal mobilio che per vent’anni si è trascinato dietro a ogni trasloco. Le case di Io sono tante. La prima è la Casa del sottosuolo a Roma, è sotto il livello della strada ma vi si sente ogni giorno il cannone che dal Gianicolo spara a salve contro la città. È lì che Io muove i primi passi a fine anni settanta, lì che si spartisce lo spazio con il resto della sua famiglia, lì che si rovesciano, dalla tv, le immagini di Aldo Moro sequestrato, del corpo di Pasolini rinvenuto all’Idroscalo. La storia di Io salta di casa in casa, su e giù per gli anni, tessere ciascuna di un puzzle che si costruisce tra l’ultimo quarto del millennio e il primo degli anni zero: è giovane amante di una donna sposata in una casa di provincia, infante che insegue una tartaruga a quattro zampe; è marito in una casa borghese di Torino, e bohémien in una mansarda parigina; adolescente preso a pugni dal padre in una casa di vacanza, e giovane universitario buttato sopra un materasso; e poi semplicemente un uomo, che si tira dietro la porta di una casa vuota. In questo romanzo costruito come una partita di Cluedo o un poliziesco esistenziale, Andrea Bajani scrive una prosa che si leva in poesia, sa di cielo e di angeli ma anche di terra e bruciato. È un viaggio, Il libro delle case, attraverso i cambiamenti degli ultimi cinquant’anni, nelle sue architetture reali così come in quelle interiori, i luoghi da cui veniamo e quelli in cui stiamo vivendo, le palazzine di periferia degli anni sessanta, lo sparo che cambia il corso della storia, e il bacio rubato dietro una tenda.

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Tre scrittori ‘vintage’ che dovete assolutamente conoscere

Tre autori novecenteschi imprescindibili, li abbiamo definiti ‘vintage’ con l’immagine del cercatore d’oro con il setaccio in mano. Sono pepite, di quelle grandi.

Il vocabolo ‘Vintage’ deriva dal francese antico vendenge che a sua volta deriva dalla parola latina vindēmia in senso generico indica i vini d’annata di pregio.
Il termine è ormai sdoganato per definire qualcosa ‘vecchio’ di almeno vent’anni ma dotato di particolare pregio.
Ed è questo lo spirito con cui usiamo anche noi questo termine, eccovi una carrellata di tre autori ‘vintage’ che sono davvero imprenscindibili, due inglesi e un francesi, due uomini e una donna. Se non li conoscete il consiglio è recuperare subito qualche loro lavoro, magari quelli indicati nel nostro articolo, per incominciare ad apprezzare questi fuoriclasse della letteratura.
Bando alle ciance e via alle danze, gli scrittori non muoiono mai ma alcuni vivono ‘giovani’ più a lungo.
Eccone tre:

Richard Llewellyn, nato Richard David Vivian Llewellyn Lloyd (Londra, 8 dicembre 1906 – Dublino, 30 novembre 1983), è stato uno scrittore britannico. Ha viaggiato per quasi tutta la sua vita.
Di padre gallese, si seppe soltanto dopo la morte che la sua affermazione di essere nato a St. David’s era falsa, essendo realmente nato a Hendon, quartiere a nord di Londra.
Prima della seconda guerra mondiale ha lavorato come minatore e, durante il conflitto, è stato capitano delle Guardie Gallesi.
Dopo la guerra, lavorò come giornalista e come sceneggiatore per la MGM. Passò gli ultimi periodi della sua vita ad Eilat, in Israele.
Molti dei romanzi di Llewellyn sono ambientati in Galles.
Scritto nel 1939, il più noto è ‘Com’era verde la mia valle‘ che ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali e da cui è stato tratto l’omonimo film. Il romanzo ed il film trattano del mondo delle comunità minerarie del sud del Galles, dove Llewellyn passò la sua infanzia coi nonni.

Edizione Corbaccio 2000



Film tratti da suoi libri:

  • Com’era verde la mia valle ( How Green Was My Valley ), regia di John Ford (Usa 1941)
  • Il ribelle (None But the Lonely Heart), regia di Clifford Odets (Usa 1944)
  • Nodo scorsoio (Noose), regia di Edmond T. Gréville

Pierre Magnan (Manosque , 19 settembre 1922 –  Voiron , 28 aprile 2012) è stato uno scrittore francese.
Ha studiato fino ai dodici anni nella sua città natale.
Dai tredici a vent’anni ha svolto la professione di tipografo in una tipografia locale.
Ha pubblicato il suo primo romanzo, ‘Alba insolita‘, nel 1946. Ha avuto una buona critica letteraria ma scarso successo di pubblico. Ha lavorato 27 anni in una società di trasporti frigoriferi, ma nel frattempo continua a scrivere romanzi che non vengono pubblicati.
Nel 1976 viene licenziato per la riduzione del personale e ne approfitta per scrivere ‘Il sangue degli atridi‘ con il quale ottiene nel 1978 il prestigioso premio Prix du Quai des Orfèvres.
A 56 anni inizia la sua carriera di scrittore.
In questo romanzo compare per la prima volta il suo personaggio più famoso, il commissario Laviolette. È originario di Piégut, microscopico paese della Nuova Aquitania, dove possiede ancora l’avita casa di famiglia. È un uomo dall’aspetto poco appariscente, basso e sovrappeso, con le gambe storte e le orecchie a sventola, ma con un glorioso passato nella Resistenza e dotato di acume e spirito d’osservazione. Fuma troppo, non disdegna alcolici e buona cucina e soffre di ernia del disco. Guida, con una flemma esasperante, un Ford SAF Vedette verde mela.


Tornerà in altri libri cioè: “Il velo magico ovvero il commissario nella tartufaia“, “La tomba di Helios“, “Il segreto dei vicoli oscuri“, “Messaggi di morte” e il recente “Il commissario Innamorato“. Invece “La polvere della morte” riguarda le vicende del nonno di Laviolette, svoltesi agli inizi del secolo XX. I suoi romanzi sono ambientati nella sua Manosque e dintorni.
Con “Il commissario nella tartufaia” vince il Martin Beck Award.
Nel 1984 scrive “La Casa assassinata” che riscuote un ottimo successo in Francia: più di 100 000 copie vendute e il “Prix RTL grand public”.
La sua ultima opera è “Chronique d’un château hanté”, romanzo che parla dell’epidemia di peste nera del 1348/50 ed arriva ai giorni nostri; è datata 2008.
Nel 2012 muore a Voiron, nell’Isère, dove si era ritirato da poco più di un anno.

Dame Daphne du MaurierLady Browning (Londra, 13 maggio 1907 – Par, 19 aprile 1989) è stata la seconda figlia del più celebre impresario teatrale del momento, Sir Gerald du Maurier e di Muriel Beaumont ex-attrice, sorella minore di Angela du Maurier, nonchè nipote dell’artista e scrittore
George du Maurier, di origini francesi.
Inizia a scrivere racconti nel 1928. Nel 1931 pubblica il suo primo romanzo ‘The Loving Spirit‘.
Nel 1932 Daphne sposa il maggiore Sir Frederick Arthur Montagne Browning (che rivestirà in seguito anche la carica di Segretario di Stato), e con lui si trasferisce ad Alessandria d’Egitto, dove scrive ‘Rebecca, la prima moglie‘, la sua opera più conosciuta.
Ha avuto due figlie femmine, Tessa e Flavia (nate nel 1937), e un maschio Christian Frederick ‘Kits’ (nato nel 1940).
Nel 1969 è stata insignita del titolo di Dame Commander in the Order of the British Empire (DBE).
Nel 1965 muore il marito Frederick, e Daphne sceglie di vivere in solitudine. Dopo la sua morte,
avvenuta il 19 aprile 1989, le ceneri vengono sparse, assecondando i suoi desideri, nei campi che
circondano la sua ultima residenza.

Lo studio di Daphne Du Maurier

Fra i suoi numerosi romanzi, assai noti e non privi di efficacia nel genere popolare, ricordiamo: ‘Alla Giamaica‘ (Jamaica inn, 1936) da cui fu tratto nel 1939 un film di Alfred Hitchcock con Charles Laughton; ‘La prima moglie: Rebecca‘ (Rebecca, 1938) trasposto sul grande schermo sempre da Hitchcock nel 1940 con protagonisti Laurence Olivier e Joan Fontaine e più recentemente nel 2020, diretto da Ben Wheatley, con il titolo di ‘Rebecca‘ con protagonisti Armie Hammer e Lily James; ‘Mia cugina Rachele‘ (My cousin Rachel, 1951) film di Henry Koster del 1952 con Olivia de Havilland e Richard Burton; il celeberrimo racconto ‘The Birds‘ (Uccelli), ancora film nel 1963 per la regia di Hitchcock. Dopo essere uscito nel 1941 un suo libro ‘Frenchman’s Creek‘, l’editore Superbeat lo traduce in italiano nel 2018 con il titolo ‘La baia del Francese.’


La casa sull’estuario è un romanzo del 1969 della scrittrice Daphne du Maurier. Il romanzo si colloca tra i generi storico, fantasy, giallo e psicologico, ed è ambientato in Cornovaglia, tanto cara alla
scrittrice.

Pubblicato in: approfondimento, i luoghi dei libri

La libreria stampata in 3D apre al pubblico a Shanghai

Foto: Chen Xia / GT
foto: Chen Xia / GT

La prima libreria cinese in cemento stampata in 3D è stata aperta al pubblico di recente a Shanghai.  Situata nel Wisdom Bay Innovation Park di Shanghai, ha una metratura di circa 30 mq e può ospitare al suo interno 15 persone alla volta (al netto delle norme anti-COVID).

La sua costruzione è composta da tre parti stampate separatamente e poi assemblate in opera: la parte principale, il muro circolare esterno, il tetto e l’altra parte del muro esterno. La planimetria ricorda la forma di una conchiglia, o per i più tecnologici un auricolare wireless.

Per la costruzione della libreria è stata utilizzato il calcestruzzo fibrorinforzato per resistere alla compressione, He Yuting della Tsinghua University School of Architecture di Pechino, responsabile del progetto, ha sottolineato che è sicura come qualsiasi costruzione tradizionale in cemento, sulla base dei loro dati sperimentali, in termini di struttura e resistenza ai terremoti.

Di certo è una costruzione innovativa che sposta un po’ più in là il limite delle costruzioni realizzate con la tecnologia della ‘stampa’ in 3d.
Ci fa molto piacere che in questo caso si tratti proprio di una libreria, la tecnologia che assiste l’analogico libro non può che trovare il nostro plauso.

foto: Chen Xia / GT
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I 12 libri finalisti del Premio Strega 2021

Notizia fresca, fresca di giornata!

A mezzogiorno di oggi sono stati comunicati i 12 libri finalisti del Premio Strega 2021. Noi non ne abbiamo ancora letto nessuno, ma studiando le varie trame alcuni sembrano davvero, davvero interessanti.
Per quelli che non sono a conoscenza di cosa sia il Premio Strega ecco qualche info:

Il Premio è stato istituito nel 1947 a Roma da Maria Bellonci e Guido Alberti ed ha come obiettivo la diffusione della narrativa contemporanea italiana.
Si tratta, come ovvio, di un premio letterario e viene assegnato annualmente ad autori o autrici di un libro pubblicato obbligatoriamente in Italia, tra il 1° marzo dell’anno precedente ed il 28 febbraio dell’anno in corso.
La scelta del vincitore è affidata ad un gruppo di quattrocento tra uomini e donne di cultura, in cui sono inclusi anche gli ex vincitori. Questi quattrocento giurati posso proporre dei titoli che ritengono meritevoli di partecipare al premio, con il consenso dell’autore, giustificando la loro scelta con un breve giudizio critico.
Dal 1986 è gestito dalla Fondazione Bellonci.

Al momento è concessa la partecipazione ad un numero massimo di 12 opere.

Esiste anche dal 2014 il Premio Strega Europeo, grazie alla collaborazione tra Fondazioni Bellonci, Casa della Letterature, Letturature Festival Internazionale di Roma e Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Viene assegnato annualmente ed ha lo scopo di “diffondere la conoscenza delle voci più originali e profonde della narrativa contemporanea” ad un autore europeo che ha vinto un premio nazionale rilevante nel paese in cui è stato pubblicato. Il vincitore è scelto tra una cinquina di finalisti. Il premio è una somma di denaro riconosciuta ovviamente all’autore ed anche traduttore dell’opera.

Non perdiamo altro tempo ed iniziamo ad elencare i 12 finalisti perché tanto sappiamo che aspettate solo quello.

Il primo libro in finale è Il libro delle case di Andrea Bajani, edito da Feltrinelli è stato proposto dalla giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica Concita De Gregorio.

A quante parti di noi siamo disposti a rinunciare per continuare a essere noi stessi? E soprattutto: dove abbiamo lasciato ciò che non ci siamo portati dietro? Quali case custodiscono in segreto o tengono in ostaggio i pezzi mancanti di noi? Per raccontare la vita di un uomo, l’unica possibilità è setacciare le sue case, cercare gli indizi di quel piccolo inevitabile crimine che è dire “io” sapendo che dietro c’è sempre qualche menzogna. Il libro delle case è la storia di un uomo – “che per convenzione chiameremo Io” –, le amicizie, il matrimonio nel suo riparo e nelle sue ferite, la scoperta del sesso e della poesia, il distacco da una famiglia esperta in autodistruzione, e la liberazione dal mobilio che per vent’anni si è trascinato dietro a ogni trasloco. Le case di Io sono tante. La prima è la Casa del sottosuolo a Roma, è sotto il livello della strada ma vi si sente ogni giorno il cannone che dal Gianicolo spara a salve contro la città. È lì che Io muove i primi passi a fine anni settanta, lì che si spartisce lo spazio con il resto della sua famiglia, lì che si rovesciano, dalla tv, le immagini di Aldo Moro sequestrato, del corpo di Pasolini rinvenuto all’Idroscalo. La storia di Io salta di casa in casa, su e giù per gli anni, tessere ciascuna di un puzzle che si costruisce tra l’ultimo quarto del millennio e il primo degli anni zero: è giovane amante di una donna sposata in una casa di provincia, infante che insegue una tartaruga a quattro zampe; è marito in una casa borghese di Torino, e bohémien in una mansarda parigina; adolescente preso a pugni dal padre in una casa di vacanza, e giovane universitario buttato sopra un materasso; e poi semplicemente un uomo, che si tira dietro la porta di una casa vuota. In questo romanzo costruito come una partita di Cluedo o un poliziesco esistenziale, Andrea Bajani scrive una prosa che si leva in poesia, sa di cielo e di angeli ma anche di terra e bruciato. È un viaggio, Il libro delle case, attraverso i cambiamenti degli ultimi cinquant’anni, nelle sue architetture reali così come in quelle interiori, i luoghi da cui veniamo e quelli in cui stiamo vivendo, le palazzine di periferia degli anni sessanta, lo sparo che cambia il corso della storia, e il bacio rubato dietro una tenda.


Il secondo libro è Il pane perduto di Edith Bruck, edito da La Nave di Teseo e proposto dal gionalista, scrittore e politico Furio Colombo.

Per non dimenticare e per non far dimenticare, Edith Bruck, a sessant’anni dal suo primo libro, sorvola sulle ali della memoria eterna i propri passi, scalza e felice con poco come durante l’infanzia, con zoccoli di legno per le quattro stagioni, sul suolo della Polonia di Auschwitz e nella Germania seminata di campi di concentramento. Miracolosamente sopravvissuta con il sostegno della sorella più grande Judit, ricomincia l’odissea. Il tentativo di vivere, ma dove, come, con chi? Dietro di sé vite bruciate, comprese quelle dei genitori, davanti a sé macerie reali ed emotive. Il mondo le appare estraneo, l’accoglienza e l’ascolto pari a zero, e decide di fuggire verso un altrove. Che fare con la propria salvezza? Bruck racconta la sensazione di estraneità rispetto ai suoi stessi familiari che non hanno fatto esperienza del lager, il tentativo di insediarsi in Israele e lì di inventarsi una vita tutta nuova, le fughe, le tournée in giro per l’Europa al seguito di un corpo di ballo composto di esuli, l’approdo in Italia e la direzione di un centro estetico frequentato dalla “Roma bene” degli anni Cinquanta, infine l’incontro fondamentale con il compagno di una vita, il poeta e regista Nelo Risi, un sodalizio artistico e sentimentale che durerà oltre sessant’anni. Fino a giungere all’oggi, a una serie di riflessioni preziosissime sui pericoli dell’attuale ondata xenofoba, e a una spiazzante lettera finale a Dio, in cui Bruck mostra senza reticenze i suoi dubbi, le sue speranze e il suo desiderio ancora intatto di tramandare alle generazioni future un capitolo di storia del Novecento da raccontare ancora e ancora.


Il terzo libro finalista è Splendi come vita di Maria Grazia Calandrone, edito da Ponte alle Grazie e proposto dal poeta, traduttore e accademico Franco Buffoni.

“Splendi come vita” fa quello che fa la letteratura alla sua massima potenza: ridà vita a ciò che non c’è più, illuminando di riflesso la vita del lettore. Ma lasciamo che a parlarne sia l’autrice. «Splendi come vita è una lettera d’amore alla madre adottiva. È il racconto di una incolpevole caduta nel Disamore, dunque di una cacciata, di un paradiso perduto. Non è la storia di un disamore, ma la storia di una perdita. Chi scrive è una bambina adottata, che ama immensamente la propria madre. Poi c’è una ferita primaria e la madre non crede più all’amore della figlia. Frattura su frattura, equivoco su equivoco, si arriva a una distanza siderale fra le due, a un quotidiano dolore, a un quotidiano rifiuto, fino alla catarsi delle ultime pagine. Chi scrive rivede oggi la madre con gli occhi di una donna adulta, non più solo come la propria madre, ma come una donna a sua volta adulta, con la sua storia e i suoi propri dolori e gioie. Quando si smette di vedere la propria madre esclusivamente come la propria madre, la si può finalmente “vedere” come essere separato, autonomo e, per ciò, tanto più amabile»


Il quarto libro è L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito, edito da Bompiani e proposto dallo scrittore Giuseppe Montesano.

Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima. Ogni moto di ragionevolezza precipita dentro di lei come in quelle notti in cui corre a fari spenti nel buio in sella a un motorino. Alla banalità insapore della vita, a un torto subito Gaia reagisce con violenza imprevedibile, con la determinazione di una divinità muta. Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti.


Il quinto libro è Sembrava bellezza di Teresa Ciabatti, edito da Mondadori e proposto dallo scrittore Sandro Veronesi vincitore del Premio Strega 2019 con il suo Il colibrì.

Ad accoglierci tra le pagine di questo romanzo è una donna, una scrittrice, che dopo essersi sentita ai margini per molti anni ha finalmente conosciuto il successo. Vive un tempo ruggente di riscatto, che cerca di tenersi stretto ma ogni giorno le sfugge un po’ di più. Proprio come la figlia, che rifiuta di parlarle e si è trasferita lontano. Combattuta tra risentimento e sgomento per il tempo che si consuma la coglie Federica, la più cara amica del liceo, quando dopo trent’anni torna a cercarla. E riporta nel suo presente anche la sorella maggiore Livia – dea di bellezza sovrannaturale, modello irraggiungibile ai loro occhi di sedicenni sgraziate –, che in seguito a un incidente è rimasta prigioniera nella mente di un’eterna ragazza. Come accadeva da adolescenti, i pensieri tornano a specchiarsi, a respingersi e mescolarsi. La protagonista perlustra il passato alla ricerca di una verità, su se stessa e su Livia, e intanto cerca di riafferrare il bandolo della propria esistenza ammaccata: il lavoro, gli amori. Livia era e resta un mistero insondabile: miracolo di bellezza preservata nell’inconsapevolezza? O fenomeno da baraccone? Avvolti nelle spire di un’affabulazione ammaliante, seguiamo la protagonista in un viaggio che è insieme privato e generazionale, interiore e concreto. E mentre lei aspira a fermare l’attimo per non perdere la gloria, la sorte di Livia è lì a ricordare cosa può succedere se la giovinezza si cristallizza in un presente immobile: una diciottenne nel corpo di una cinquantenne, una farfalla incastrata nell’ambra. “Sembrava bellezza” è un romanzo sull’impietoso trascorrere del tempo, e su come nel ripercorrerlo si possano incontrare il perdono e la tenerezza, prima di tutto verso se stessi. Un romanzo di madri e di figlie, di amiche, in cui l’autrice mette in scena le relazioni, tra donne e non solo. Un romanzo animato da uno sguardo che innesca la miccia del reale e, senza risparmiare nessun veleno, comprende ogni umana debolezza.


Il sesto libro è Borgo Sud di Donatella Di Pietrantonio, edito da Einaudi, e proposto dalla scrittrice, critica letteraria, accademica e traduttrice Nadia Fusini.

È il momento più buio della notte, quello che precede l’alba, quando Adriana tempesta alla porta con un neonato tra le braccia. Non si vedevano da un po’, e sua sorella nemmeno sapeva che lei aspettasse un figlio. Ma da chi sta scappando? È davvero in pericolo? Adriana porta sempre uno scompiglio vitale, impudente, ma soprattutto una spinta risoluta a guardare in faccia la verità. Anche quella più scomoda, o troppo amara. Così tutt’a un tratto le stanze si riempiono di voci, di dubbi, di domande. Entrando nell’appartamento della sorella e di suo marito, Adriana, arruffata e in fuga, apparente portatrice di disordine, indicherà la crepa su cui poggia quel matrimonio: le assenze di Piero, la sua tenerezza, la sua eleganza distaccata, assumono piano piano una valenza tutta diversa. Anni dopo, una telefonata improvvisa costringe la narratrice di questa storia a partire di corsa dalla città francese in cui ha deciso di vivere. Inizia una notte interminabile di viaggio – in cui mettere insieme i ricordi -, che la riporterà a Pescara, e precisamente a Borgo Sud, la zona marinara della città. È lì, in quel microcosmo così impenetrabile eppure così accogliente, con le sue leggi indiscutibili e la sua gente ospitale e rude, che potrà scoprire cos’è realmente successo, e forse fare pace col passato.


Il settimo libro è Cara pace di Liza Ginzburg, edito da Ponte alle Grazie, e proposto dalla scrittrice Nadia Terranova finalista del Premio Strega del 2018.

Maddalena, la maggiore, è timida, sobria, riservata. Nina, di poco minore, è bella e capricciosa, magnetica, difficile, prigioniera del proprio egocentrismo. Le due sorelle, legate dal filo di un’intima indistinzione, hanno costruito la loro infanzia e adolescenza intorno a un grande vuoto, un’assenza difficile da accettare. Ancora adesso, molti anni dopo, cercano di colmarla con corse, lunghe camminate, cascate di parole e messaggi WhatsApp che, da Parigi a New York, le riportano sempre a Roma, in una casa con terrazzo affacciata su Villa Pamphili, dove la loro strana vita, simbiotica e selvatica, ha preso forma. È proprio a Roma che Maddi, da sempre chiusa nel suo carapace, decide di tornare, fuggendo dai ruoli che la sorella, prima, e la famiglia poi, le hanno imposto. Finalmente sola con sé stessa e con i suoi ricordi, lascia cadere le difese e, rivivendo i luoghi del passato, inverte le parti e si apre alle sorprese che riserva la vita. Padri e madri, amicizie e passioni, alberi e fiumi fanno da cornice a una storia d’amore e di abbandono che, come ogni storia viva, offre solo domande senza risposta. E misura con il metro felice della letteratura la distanza che intercorre tra la ferita originaria e la pace sempre e solo sfiorata della maturità.


L’ottavo libro è Le ripetizioni di Giulio Mozzi, edito da Marsilio e proposto dal critico letterario, filologo e accademico Pietro Gibellini.

Mario è un uomo che inventa storie, modifica la realtà, non è interessato alla verità, né sulle cose né sulle persone. Mario sfugge, per indolenza, all’obbligo di capire che tutti ci lega e tutti ci frustra. Vuole sposare Viola ignorandone la doppia, forse tripla vita. Anni prima è stato lasciato da Bianca, subito prima che nascesse Agnese, che forse è sua figlia o forse no. Tuttavia, se Bianca, spuntando dal nulla dopo anni, chiede aiuto, Mario subito accorre, disponibile ad accollarsi la paternità. È succube di Santiago, un ragazzo dedito a pratiche sessuali estreme, e affida alle fotografie la coerenza e consistenza della propria vita. Se dei giorni della vita di Mario possiamo dire – quasi sempre è il 17 giugno -, degli spazi in cui Mario si muove non siamo certi. La ripetizione è l’unica realtà di Mario. Con una scrittura avvolgente, sensuale e che procede per variazioni capitolo dopo capitolo, pur conservando un incalzare ipnotico, Giulio Mozzi in questo suo romanzo guida il protagonista, e chi legge, attraverso avventure in parte reali e in parte – ma la cosa è sempre indecidibile – del tutto immaginarie, portandoli a sfiorare le vite strane e misteriose di personaggi senza nome – il Grande Artista Sconosciuto, il Terrorista Internazionale, il Martellatore di Monaci, il Capufficio – che Mario contempla come enigmi incomprensibili e rivelatori. Arrivando, nell’ultima pagina, alla più orribile delle conclusioni.


Il nono libro è La casa delle madri di Daniele Petruccioli, edito da Terrarossa Edizioni e proposto dalla scrittrice Elena Stancanelli.





Ernesto e Elia sono gemelli e si inseguono in una specie di lontananza ravvicinata senza riuscire a toccarsi, come fossero rette parallele; Sarabanda e Speedy, i loro genitori, invece non la smettono di allontanarsi neanche quando credono di starsi vicino. E così Daniele Petruccioli ci conduce su e giù per le generazioni che si succedono in case dove le persone crescono, vivono, muoiono, traslocano e che sono forse le uniche vere custodi di una memoria che facciamo di tutto per rimuovere, ma permane ostinata.


Il decimo libro è Due vite di Emanuele Trevi edito da Neri Pozza e proposta dallo scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo.

«L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti e cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità». Così scrive Emanuele Trevi in un brano di questo libro che, all’apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, cosi propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l’aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava. Ne mostra anche le differenti condotte: l’ossessione della semplificazione di Rocco Carbone, impigliato nel groviglio di segni generato dalle sue Furie; la timida sfrontatezza di Pia Pera che, negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore. Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell’unicità di questo libro non stanno nell’impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l’amicizia. Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all’ultimo trasparente e felice, quel legame che accade quando «Eros, quell’ozioso infame, non ci mette lo zampino».


L’undicesimo libro è Adorazione di Alice Arciuolo edito da 66thand2nd e proposto dal poeta e scrittore Daniele Mencarelli.

A Pontinia, piccolo centro di fondazione fascista nel mezzo dell’Agro Pontino, la giovane Elena è stata uccisa dal fidanzato. A distanza di un anno, i suoi amici sono ancora divisi tra il dolore di quel trauma e il bisogno di un’adolescenza normale. Nell’arco di un’estate afosa, vissuta fra le architetture metafisiche di Pontinia e di Latina e le sensuali dune di Sabaudia, e con Roma, la grande città, sullo sfondo, si intrecciano i loro destini. C’è Diana, con la sua voglia sulla gamba che la rende tanto insicura, e c’è la sua migliore amica Vera, che sembra invece non aver paura di niente. Ci sono Giorgio, il fratello di Vera, che era innamorato di Elena e non lo ha mai detto a nessuno, e Vanessa, cugina di Giorgio e Vera e migliore amica di Elena. Intorno a loro una comunità ancora regolata nel profondo da valori patriarcali perfettamente interiorizzati, una comunità dove le famiglie sono spesso tenute insieme solo dall’ipocrisia e dal silenzio. Le ragazze e i ragazzi dovranno così crescere, perdersi e ritrovarsi da soli. Faranno i conti con il vuoto e la passione, l’insicurezza e l’ansia, l’accettazione e l’affermazione di sé. La morte di Elena assumerà per ognuno un significato diverso, e per ognuno si sovrapporrà alla propria storia personale, a un’educazione sentimentale e sessuale fatta di estremi, in cui l’amore, la tenerezza e il desiderio si mescolano alla sopraffazione, all’umiliazione e alla vergogna.


Il dodicesimo ed ultimo libro è L’anno che a Roma fu due volte Natale di Roberto Venturini edito da SEM e proposto dalla scrittrice e giornalista Maria Pia Ammirati.

Villaggio Tognazzi, Torvaianica, sul litorale romano. Alfreda, un’accumulatrice seriale con i primi segni di demenza senile, ha reso il suo villino un tugurio invivibile, dove vive per inerzia tra insetti e cianfrusaglie. Sopra di lei abita il figlio Marco, un giovane fattone, profondamente insicuro, la cui unica occupazione è accudire la madre. Lo spettro di un’azione da parte dell’Ufficio d’igiene rende necessario svuotare in fretta la casa, pena lo sfratto. Alcuni sgangherati amici, assidui frequentatori del bar Vanda, si attivano per sgomberarla, ma la proprietaria si oppone.
Da qualche tempo Alfreda soffre di disturbi del sonno durante i quali le appare Sandra Mondaini, che ha conosciuto ai tempi d’oro del Villaggio Tognazzi, quando era il ritrovo estivo del jet set culturale italiano. Alfreda, nei suoi deliri notturni, immagina di parlare con l’attrice, sofferente per la “separazione” dal marito Raimondo Vianello, che riposa a Roma mentre lei è sepolta a Milano. Anche Alfreda non si è mai ricongiunta al marito, scomparso in mare durante una pesca notturna e mai più ritrovato.
Alfreda decide di mettere fine a quella “ingiustizia” e pone al figlio una condizione per lo sgombero del villino: trafugare la salma di Raimondo dal Verano e portarla al cimitero di Lambrate, da Sandra. Dopo le prime resistenze, Marco getta le basi del piano, aiutato da Carlo, un vecchio pescatore, e da Er Donna, il travestito più ambito della Pontina.
Con il suo secondo romanzo Roberto Venturini si conferma un autore particolarissimo, dotato di un umorismo sottile e in grado di creare situazioni surreali, abitate da personaggi indimenticabili
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Il manifesto della LXXV edizione del Premio Strega realizzata dall’artista Lorenzo Mattotti

Il 22 giugno ci sarà la proclamazione dei 5 libri finalisti e per concludere l’8 luglio verrà decretato il vincitore di questa edizione.

Sui social [TWITTER, FACEBOOK e INSTAGRAM] del Premio Strega è possibile visionare tutti i romanzi che erano stati proposti. Magari qualcuno tra di loro li avete già letti o ne avete sentito parlare. Chissà!

Avete avuto modo, invece, di leggere qualcuno dei titoli elencati oppure come noi vi siete già segnati due o tre titoli da acquistare?

Attendiamo il prossimo luglio per poter sapere chi avrà vinto quest’anno e nel mentre ci immergiamo in qualche pagina di un nuovo libro.
Magari proprio uno dei finalisti dello Strega.