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Recensione: Il maestro dei morti, Yannick Roch

Parigi, anni trenta. Strascichi di Belle Époque conditi con la giusta dose di decadenza, ambientazione che calza perfettamente all’intreccio giallo, o forse noir, di questo romanzo.
L’autore è stato maestro, il titolo non è forse un caso, nel tessere una trama che potrebbe ricordare la Christie o forse Doyle.
Ma perché scomodare quei due inglesi quando nell’investigazione che si rincorre nella storia di Roch possiamo vederci degli echi del Maigret di Simenon?
Gli investigatori Renard e Tortue sono alla ricerca della signora Lathune, benestante, forse strozzata da un’esistenza intrappolata nella noiosa routine borghese di ‘buona famiglia’.
C’è lo spettacolo di un’ illusionista in città, il Maestro dei Morti, l’occultista Larnac.
Che la ‘povera’ Lathune sia caduta vittima del Maestro mentre era alla ricerca di uno sfogo dalla noia e dal perbenismo?
Lo scopriremo seguendo il duo Renard e Tortue tra le vie della Ville Lumière, ritratta nel periodo tra le due guerre, luccicante e a volte tetra. Bellissima ma inquietante come un baratro sul buio di una vita vuota.
Un romanzo ben scritto ed editato con cura, pubblicato da Le Flâneurs che ha sede a Bari ed ha un nome particolare che viene così spiegato:

Il termine francese “flâneur” fa riferimento a una figura prettamente primonovecentesca d’intellettuale che, armato di bombetta e bastone da passeggio, vaga senza meta per le vie della sua città discutendo di letteratura e filosofia.

Affascinante, no?

L’autore, che ci ha gentilmente inviato il suo romanzo per poterlo leggere e recensire, si è anche prestato a farsi fare qualche domanda da noi:

– Il Maestro dei morti è un giallo, o forse un noir, che a me ha ricordato Simenon ma che in alcuni ha richiamato la Christie e Doyle. Hai avuto un’ispirazione diretta ad uno dei grandi maestri del genere?

Leggere che “Il Maestro dei morti” ti ha rammentato Simenon è un bel complimento. Ho letto molte opere dei maestri del giallo deduttivo come Agatha Christie, Sir Doyle, S.S. Van Dine o Ellery Quinn, ma non è che io mi sia ispirato a uno di loro. Credo che siano più le ambientazioni dei classici del genere (la famosa Golden Age nei primi decenni del secolo scorso) che mi abbia ispirato che un autore (o autrice) in particolare.

– L’occulto e la società borghese in Francia negli anni trenta del Novecento? Perché proprio questi temi e questa ambientazione?

Quando uno legge un giallo, è per poter scoprire la polvere sotto il tappetto mettendosi alla prova per risolvere un mistero (la “Sfida al lettore” di Ellery Quinn). Quando ho iniziato a scrivere le prime idee per “Il Maestro dei morti”, ho voluto tornare alle radici del giallo deduttivo: questo genere è nato virtualmente a Parigi con le opere di Edgar Allan PoeI delitti della Rue Morgue” e “Il mistero di Marie Rogêt”, poi è arrivato Gaboriau con il suo “Ispettore Lecoq” e così si sono aperte le porte del genere che conosciamo. Parigi era la città perfetta per il mistero, ma quando si nomina la “Ville Lumière”, si pensa subito alla borghesia o addirittura agli aristocratici e ho voluto giocare con questa immagine: gettare un secchio d’acqua sporca sull’immagine di una “Parigi bene” con gente che ha scheletri nell’armadio. La scelta del tema dell’occulto è per approfondire l’ambientazione: tutto quello che riguardava l’esoterismo era in voga, anche se non era più con lo stesso fervore di prima della Grande Guerra. E chi dice occulto dice anche segreti, il che è perfetto per questi borghesi con la coscienza sporca. 

– Hai in mente un secondo lavoro improntato alle investigazioni di Renard e Tortue?

Ma perché me lo chiedono tutti? (risata) Qualcosa bolle in pentola, ma non lo metto sul tavolo finché non è ancora cotto.

– Il tuo editore, les Flâneurs, ha un nome particolare che fa riferimento ad un certo tipo di intellettuale, ti definiresti un “flâneur”? 

Questa è una bella domanda! Direi che mi riconosco in parte nella definizione che Baudelaire dà del “Flâneur”, ma non è il mio stile di vita… si deve anche vivere nel mondo reale, quello delle scadenza da rispettare, delle bollette e dei tristi eventi che ci riguardano tutti. Però, questo non deve impedire a nessuno di cercare un motivo per meravigliarsi o semplicemente sorridere.

– Non sei molto presente sui social (no, non è assolutamente una critica) ma hai un bel blog all’indirizzo https://inchiostronoir.wordpress.com/, dove oltre a parlare della tua attività di autore scrivi anche del genere giallo e di giochi. Hai scelto il blog come metodo di comunicazione per il tuo romanzo e poi il resto è stata un’aggiunta oppure hai pensato ad un blog proprio per poter raccontare anche le tue passioni?

Grazie per il complimento! I social non mi interessano molto: li ho sempre considerati come una sorta di fast-food dell’informazione e quelli che erano importanti ancora cinque anni fa sono ormai in una fase discendente (Facebook, tanto per fare un esempio). Ho un account twitter (@incnoir), ma lo utilizzo solo per avere più lettori e per seguire qualche account che mi interessa.

La blogosfera è molto diversa del mondo dei social più recenti perché sono gestiti da gente con una passione e che vuole condividerla: “Il bistrot dei libri” ne è un ottimo esempio. Praticamente, “Inchiostronoir” è nato per promuovere “Il Maestro dei morti“. Ho passato settimane a programmare il blog in ogni dettaglio per renderlo facile da leggere e visualmente gradevole. Pur sapendo che un blog è come un essere vivente e che deve essere nutrito, non potevo sperare di campare parlando solo del romanzo. Quindi, ho deciso di parlare anche di altri temi che mi piacciono come vari tipi di giochi, fumetti, ma anche approfondire i temi del giallo, scrivere recensioni e fare interviste di autori (e non solo) e dare una mano ad altri aspiranti autori segnalando dei concorsi e premi letterari che possono permettere di entrare nel mondo dell’editoria. Il blog è anche un modo di fare incontri interessanti e scoprire tanto.

Speriamo di avervi incuriosito e terminiamo con la descrizione de ‘Il Maestro dei morti‘:

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Titolo: Il Maestro dei morti
Autore: Yannich Roch
Casa editrice: Le Flâneurs
Costo: 13 euro cartaceo e 2.99 in versione ebook, gratis per kindle unlimited

Quarta di copertina:
Settembre 1933. Mentre nell’alta borghesia della Ville Lumière esplode la moda degli spettacoli di magia dell’enigmatico Monsieur Larnac, la scomparsa improvvisa di madame Géraldine getta la famiglia Lathune nella disperazione. La polizia annaspa, finché l’intervento di due investigatori privati – lo stravagante Renard e il più posato Tortue – non riesce a districare la fitta trama tessuta dalle menti criminali che si nascondo dietro le facciate maestose dei palazzi parigini. Fra cervellotiche sciarade e incursioni nell’occultismo, Il Maestro dei morti offre al lettore il gusto classico del romanzo poliziesco e una riflessione sulle inquietudini che si annidano nell’animo umano.

Dicono dell’autore:
Yannick Roch è nato in Francia nel 1983. Appassionato da sempre di lettura, di scrittura e di viaggi, si è trasferito da una decina di anni in Italia, dove insegna la lingua francese e lavora come traduttore.


Recensione a cura di Bianca Casale

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Recensione: Virus Zombie, Ettore Spatola

di Bianca Casale

Edito da Armando Editore, il libro ha 574 pagine e costa 18 euro nella versione cartacea.


Pandemia. La parola d’ordine del 2020.
Anche in questo libro c’è una pandemia, non è il Covid-19, è un virus che trasmette una malattia che rende i colpiti degli esseri privi di umanità con l’unica volontà di aggredire a morsi qualsiasi malcapitato.
Una malattia che uccide, anzi peggio, rende zombie.
Siamo a New York (qui potreste gridare al cliché, non fatelo perché c’è dell’altro) e Lucas è un italiano che vive nella Grande Mela da molto tempo, apprezzandone alcuni aspetti e disprezzandone molti altri.
Non appena intuisce la tragedia che potrebbe abbattersi sul mondo Lucas pensa una cosa sola. Deve tornare a casa, riunirsi ai suoi, alla famiglia, agli amici.
Ed è così che atterriamo in Italia. Gli zombie arriveranno anche nella amata penisola che chiamiamo casa?
Sembra di sì, altrimenti non sarebbero giustificate le cinquecento (e oltre) pagine di questo romanzo d’esordio.
Un romanzo che pare un horror distopico e invece si rivela un’altra cosa. Rivela un marchio di indagine sulla natura umana, sulla rimozione delle superfetazioni e delle convenzioni sociali in condizioni emergenziali.
Sull’amore e sulla famiglia come fondamento della vita stessa.
La famiglia che conta, quella biologica ma anche quella che ci si crea intorno negli anni, il gruppo che sarà il tuo supporto, la tua rete e la tua possibilità di essere qualcosa per qualcuno.
E poi c’è la musica in questo libro, si può dire lo stesso di tutti i romanzi?
La copertina è di Luca Raimondo e l’editore è Armando editore di Roma.
Come Lucas anche Ettore Spatola vive a New York dove svolge la professione di architetto. Come Lucas anche Ettore Spatola è originario di Battipaglia e le analogie non finiscono qui. Lucas è Ettore, l’autore parla di se stesso e lo fa con il cuore.
Ci vuole coraggio a scrivere un horror sugli zombie e ambientarlo nella provincia di Salerno, Spatola non pecca di coraggio, evidentemente. E anche il suo Lucas, infatti, è un protagonista interessante e sfaccettato.
Diamo un’occhiata alla descrizione riportata nel risvolto di copertina:

New York. Lucas sta tornando dal lavoro, quando, davanti agli schermi di Best Buy, resta come ipnotizzato guardando un servizio televisivo di dubbia certezza. Un giovane reporter sta documentando un anomalo attacco a morsi in un piccolo villaggio africano. Ancora confuso, Lucas raggiunge gli amici per un happy hour su un noto roof-top della città. Adesso è distratto dal ricordo di quelle immagini mosse, ma chiare ai suoi occhi, e non riesce a rilassarsi.
Conosce una ragazza e con lei scambia qualche parola con la promessa di ritrovarsi.
I giorni che verranno lo porteranno a dubitare delle certezze sulle quali ha costruito la sua esistenza, mentre un virus sconosciuto sembra impadronirsi del mondo, trasformandole persone in esseri aggressivi e privi di memoria.

Ho terminato il romanzo in poco tempo e il finale, ovviamente non svelerò nulla in più di quello che si può rivelare senza creare spoiler, non è per niente scontato ed è un aspetto assolutamente importante nella narrazione.
Per tutto il tempo si ha la sensazione di trovarsi in un film di Romero anche se l’ambientazione italica crea un piacevole sfasamento. La natura inoltre è estremamente centrale in questo libro, quasi una denuncia della negativa influenza della presenza antropica sugli equilibri e sugli ecosistemi.
Il mare, l’oceano da attraversare per tornare a casa e poi il mediterraneo delle origini. Il mare che è casa, vita e sostentamento. Il mare è dentro questo romanzo.
Indubbiamente Spatola è alle prime armi come romanziere e pecca, in alcune parti, di prolissità. Inoltre i personaggi femminili sono talvolta, a mio avviso, lacunosi e tendono a ricadere in schemi prevedibili. Come se fosse un fumetto. Non è detto che sia un male, tenendo anche conto che il genere non è certamente tra i miei preferiti, il romanzo è più che soddisfacente. Ritmato e avvincente si arriva alla fine con facilità.
Ritengo che potrebbe essere un ottimo spunto per un film o una serie tv. La sceneggiatura sarebbe già pronta e le location farebbero invidia a Hollywood.
Chissà che un giorno la storia di Lucas non venga adattata per gli schermi?
Per ora limitiamoci al cartaceo.
Se sono riuscita ad incuriosirvi il lavoro di Spatola si può trovare dal primo ottobre in tutte le librerie ed ordinabile già da adesso sul sito della casa editrice armandoeditore.it

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Recensione: Le solite sospette, John Niven

Pagliaccio insaziabile con il QI di un assorbente.

Leggendo la citazione un nome vi sarà saltato alla mente. Dico bene?
Ecco, partendo da questa semplice frase vi faccio solo immaginare cosa è questo romanzo.
Ho rischiato di perdermelo, ma grazie al cielo esistono gli amici.
La parola chiave di questo romanzo è: risate.
Avete presente quella risata genuina, divertita e così spontanea che dopo ti senti subito meglio?
Se sentite il bisogno di sentirvi leggeri per qualche ora, leggetelo.
Se sentite di voler leggere qualcosa di nuovo, irriverente e dannatamente geniale, dovete leggerlo.
Le solite sospette è il romanzo di cui credi di avere bisogno, ma una volta che lo leggi capisci che è proprio quello di cui hai bisogno.

A chi non è capitato di andare a casa di amici e di mettersi a spulciare la libreria in cerca di qualcosa di nuovo da leggere o semplicemente per il gusto di curiosare nelle librerie altrui? Non mentite, non siete credibili.
Ogni buon lettore che si rispetti appena vede dei libri ci si fionda senza remore.
Se poi gli amici, che ti conoscono da anni, ti spacciano libri come Le solite sospette il gioco è fatto. Quelli sono considerati amici con la A maiuscola.
Gli amici giusti, quelli da tenersi davvero davvero stretti. Perché sono coloro che ti prestano i libri e ti convincono con un semplice: “Leggilo. Primo ti piacerà e secondo ridi da solo a crepapelle.”
E indovinate un po’?
L’ho adorato e ho riso davvero a crepapelle come una cretina.
“Ma stai ridendo da sola?”, “Ma sei tu che ridi così?”, ” Oh, mamma mia…questa ride da sola” Giusto per citare alcuni esempi.
Questo romanzo di John Niven – il primo che leggo in assoluto e devo assolutamente recuperare – vi farà spanciare dal ridere, in parecchie occasioni durante la lettura avrete le lacrime agli occhi.
Ci scommetto. E’ impossibile non ridere.
Edith, Susan, Julie e Jill sono esilaranti, uno spasso e arriverete alla fine che vorrete avere delle amiche o delle nonne come loro.


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Casa Editrice: Einaudi
Prezzo: € 18,50 cartaceo, € 7,99 ebook
Pagine:346 pagine
Data di uscita:23 agosto 2016
Valutazione: ✐✐✐✐ ✐

Quarta di copertina: Quando Susan – a causa dei vizi nascosti del marito – si ritrova vedova e con la casa pignorata, insieme ad alcune amiche decide di compiere una rapina. Contro ogni probabilità, il colpo va a buon fine, e alle “cattive ragazze” non resta che raggiungere la Costa Azzurra, riciclare il denaro e sparire. Nulla che possa spaventarle, dopo tutto hanno più di un motivo per riuscire nella loro impresa: andare in crociera e fuggire il brodino dell’ospizio.


Dicono dell’autore.

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John Niven è nato a Irvine, Ayrshire, Scozia, nel 1972. Scrive per «The Times», «The Independent», «Word» e «FHM». Ha pubblicato il romanzo breve Music from Big Pink e i romanzi Kill Your Friends (per «Word Magazine» probabilmente il miglior romanzo inglese dopo Trainspotting) e The Amateurs.
Il successivo, A volte ritorno (Einaudi, 2012), è stato un caso editoriale. In seguito, sempre per Einaudi, ha pubblicato Maschio bianco etero (2015), Le solite sospette (2016) e Uccidi i tuoi amici (2019).

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Recensione: Isola di Neve, Valentina D’Urbano

41-gDliAhQLCasa Editrice: Longanesi
Prezzo: € 19,90 cartaceo, € 9,99 ebook
Pagine: 512 pagine
Data di uscita: 13 settembre 2018
Valutazione: ✓✐✐✐✐ ✐

Quarta di copertina: 

Un’isola che sa proteggere. Ma anche ferire.
Un amore indimenticabile sepolto dal tempo.

2004. A ventotto anni, Manuel si sente già al capolinea: un errore imperdonabile ha distrutto la sua vita e ricominciare sembra impossibile. L’unico suo rifugio è Novembre, l’isola dove abitavano i suoi nonni. Sperduta nel mar Tirreno insieme alla sua gemella, Santa Brigida – l’isoletta del vecchio carcere abbandonato -, Novembre sembra il posto perfetto per stare da solo. Ma i suoi piani vengono sconvolti da Edith, una giovane tedesca stravagante, giunta sull’isola per risolvere un mistero vecchio di cinquant’anni: la storia di Andreas von Berger -violinista dal talento straordinario e ultimo detenuto del carcere di Santa Brigida – e della donna che, secondo Edith, ha nascosto il suo inestimabile violino. L’unico indizio che Edith e Manuel hanno è il nome di quella donna: Tempesta.

1952. A soli diciassette anni, Neve sa già cosa le riserva il futuro: una vita aspra e miserabile sull’isola di Novembre. Figlia di un padre violento e nullafacente, Neve è l’unica in grado di provvedere alla sua famiglia. Tutto cambia quando, un giorno, nel carcere di Santa Brigida viene trasferito uno straniero. La sua cella si affaccia su una piccola spiaggia bianca e isolata su cui è proibito attraccare. È proprio lì che sbarca Neve, spinta da una curiosità divorante. Andreas è il contrario di come lo ha immaginato. È bellissimo, colto e gentile come nessun uomo dell’isola sarà mai, e conosce il mondo al di là del mare, quel mondo dove Neve non è mai stata. Separati dalle sbarre della cella, i due iniziano a conoscersi, ma fanno un patto: Neve non gli dirà mai il suo vero nome. Sarà lui a sceglierne uno per lei.

Sullo sfondo suggestivo e feroce di un’isola tanto bella quanto selvaggia, una storia indimenticabile. Con la travolgente forza espressiva che da sempre le è propria, Valentina D’Urbano intreccia passato e presente in un romanzo che esalta il valore e la potenza emotiva dei ricordi, e invita a scoprire che, per essere davvero se stessi, occorre vivere il dolore e l’amore come due facce di una stessa medaglia.


Dicono dell’autrice.

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Valentina D’urbano è nata nel 1985 a Roma, dove vive e lavora come illustratrice per l’infanzia. Il rumore dei tuoi passi (Longanesi 2012), suo libro d’esordio, è stato un vero e proprio caso editoriale. In seguito sono apparsi, sempre presso Longanesi, Acquanera (2013), Quella vita che ci manca (2014), Afredo ( Longanesi e TEA, 2015) e Non aspettare la notte (2016). I suoi romanzi sono stati pubblicati all’estero, presso prestigiosi editori, ottenendo importanti riconoscimenti da parte della critica.


Cosa ne pensiamo noi.

Nessuno l’aveva toccato nel corpo. Lui l’aveva toccata nella testa, aveva acceso qualcosa, una piccola scia di luce dentro un abisso buio. La prima stella della sera che accendeva pian piano tutte le altre. E le stelle, si sa, guidano le navi e non si spengono. Era un marchio da cui non si poteva tornare indietro.

Nella vita di ogni lettore c’è una lista ben precisa, incisa all’altezza del cuore.
Questa lista, nella lingua segreta dei lettori, è definita come “Libri Indelebili”, quei libri che s’incastrano da qualche parte tra cuore, polmoni e stomaco e da lì non se ne vanno più. Questi libri semplicemente ti entrano dentro e ti accompagnano in quello spaventoso viaggio chiamato vita, come fedeli amici, e non ti abbandonano mai.
Ecco.
Isola di Neve è uno dei miei Libri Indelebili. E posso chiaramente sentirlo incastrato tra quei determinati organi.
Così a caldo ammetto che non è un buon momento per poter raccontare di questa opera narrativa, potrebbe uscirne qualcosa di delirante, ma sono in balia dei miei sentimenti e forse l’unico modo per poter mettere ordine tra questi è parlarvi della mia esperienza con questo romanzo.
Nel miscuglio di emozioni che sto provando in questo momento la nostalgia – insieme a rabbia, dolore, sconcerto, stupore, gioia – è quella più accentuata, ho appena finito di perdermi tra le cinquecentododici pagine del libro e già mi mancano.
Un secondo dopo aver concluso Isola di Neve il mio primo istinto, una volta asciugate le lacrime, è stato quello di ripartire dall’inizio e rileggerlo.
Perdermi di nuovo tra l’Isola di Novembre e Santa Brigida, fare mio il dolore dei personaggi e quel senso di prigionia e poter sentire, l’odore di salsedine attraverso le pagine.
Sto sicuramente delirando, me ne rendo conto.
Potrei stare davanti allo schermo di questo computer e riempire di frasi su frasi questo articolo di WordPress per convincervi che questo libro è davvero un piccolo capolavoro e vale la pena leggerlo, ma sono sincera io non ho parole.
Credo di averle perse più o meno a metà libro tra le imprecazioni e la venerazione nei confronti della scrittrice.
Questo dovrebbe fare un buon libro, non credete? Dovrebbe lasciare senza parole, a corto di fiato.
Quando un libro è effettivamente un buon libro l’unica cosa da fare, dopo averlo finito, è stringerselo al petto e rimanere alcuni secondi lì,  occhi chiusi, ad assaporare il momento. Ed è quello che ho fatto io e non sono ancora riuscita a separarmene – lo guardo, lo sfoglio, lo rileggo, lo poso e ricomincio tutto da capo –  perché questo libro ti entra dentro e ti dilania in tanti piccoli pezzi, così minuscoli e microscopici, che non te ne rendi conto.
È magia. La magia di un buon libro.

Ci sono cose che devono restare sepolte nei posti bui della memoria, in attesa di un’onda che possa allargare tutto, che possa spezzarle via.

La scrittrice ha davvero un dono e perdersi nei suoi romanzi è come finire in mezzo ad una tempesta e uscirne comunque, un po’ ammaccati e con qualche graffio, ma sempre con qualcosa di nuovo, magari un pezzo mancante di cui non si era a conoscenza.
Potrei dilungarmi ancora è dirvi che questo libro è meraviglioso, senza tempo e pieno di passione e non avrei ancora detto abbastanza.
Potrei anche asserire che Valentina D’Urbano è una certezza e una condanna insieme, i suoi libri un dannato dono, per potermi credere però dovete leggere uno dei suoi lavori altrimenti mi date della pazza.

Nel frattempo io vado a rileggermi il libro ed a cercare di recuperare quei pezzi di cuore abbandonati tra le pagine di questo romanzo.


A cura di Rossella Zampieri  

 

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Recensione: The Fucking Forever Series – Bianca Marconero

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Casa Editrice: Newton Compton Editore
Prezzo: € 9.90 cartaceo, € 6.99 ebook
Pagine: 306 pagine
Data di uscita: 7 febbraio 2019
Valutazione:  ✓✐✐✐✐ ✐

Quarta di copertina: Agnese ha diciannove anni, è la figlia di un senatore piuttosto influente e ha ricevuto un’educazione rigida. Le piace disegnare ma ha messo i sogni nel cassetto e si è iscritta a Giurisprudenza. Dopo la morte della madre, ha imparato a nascondere a tutti i suoi veri sentimenti ed è diventata la classica ragazza ricca, perfetta, composta e fredda, ma in realtà piena di insicurezze. Quando la sua incapacità di lasciarsi andare allontana il ragazzo di cui è innamorata da anni, Agnese capisce di avere bisogno di aiuto. Vorrebbe qualcuno che le insegni a essere meno impacciata e Brando, il suo fratellastro appena acquisito, sembra proprio la persona giusta. Lui lavora di notte, suona in una band, e cambia ragazza ogni sera. Peccato che il bacio che i due si scambiano per “prova” sia lontano anni luce da un esercizio senza conseguenze. Così le loro lezioni di seduzione ben presto diventano qualcosa di più… Brando saprà insegnare ad Agnese che la lezione più importante di tutte è abbandonarsi alle emozioni?

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41d+xFTxVxLCasa Editrice: Self publishing
Prezzo: € 0.99 Ebook
Pagine: 56 pagine
Valutazione: ✓✐✐✐✐ ✐

Quarta di copertina: Cosa è successo a Montreal?
Le 24 ore che hanno cambiato la vita di Brando e Agnese. La luce in fondo al tunnel. Un “missing moment”, direttamente dalle pagine di “Un maledetto lieto fine”

 

 

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41j1KSjTJNLCasa Editrice: Self Publishing – Amazon
Prezzo: € 13.07 cartaceo, € 2.99 ebook
Pagine: 346 pagine
Data di uscita: 18 luglio 2019
Valutazione:  ✓✐✐✐✐ ✐

Quarta di copertina:

Cosa sei disposto a fare per la persona che ami?
Cosa sei disposto a fare per ritornare a casa?
Brando e Agnese si sono lasciati. Sono passati tre anni dalla loro separazione. I ricordi sono i loro compagni silenziosi ma cercano di andare avanti e ricostruire le loro vite. Brando, dopo le vicende accadute a Montréal, desidera una felicità di base, fatta di amicizia, lavoro e affetti. Vuole consolidare il successo della sua band, gli Urban Knights, e soprattutto desidera innamorarsi di nuovo. Quando incontra Penny, una giovane fotografa, si convince di aver trovato la persona che può aggiustare il suo cuore spezzato.
Agnese vive a Milano e ha un unico obiettivo: proteggere la persona più importante della sua vita. Affronta le difficoltà a testa alta, in fuga dal padre, il senatore Goffredo Altavilla e in lotta continua con Lucio, divenuto ora l’avvocato del senatore.
Dopo una serie di appuntamenti mancati con il destino, Brando ritrova Agnese e scopre l’esistenza di Jacopo. L’incontro fornirà l’occasione per ripartire un’altra volta o sarà l’ennesima caduta verso un finale sbagliato? In che direzione va il “per sempre”, quando i segreti del passato diventano troppo ingombranti, quando l’amore deve essere gridato, quando la fiamma brucia ancora, pronta a divampare, per l’ultima volta?

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41Q0WbTQ4GLCasa Editrice: Self publishing ( PREQUEL )
Prezzo: € 0.99 Ebook, €5.80 Cartaceo
Pagine: 80 pagine
Valutazione: ✓✐✐✐✐ ✐

Quarta di copertina: Brando ha 18 anni, un sogno e un amore sconfinato per sua madre Isabella.Dopo la morte del padre, si occupa di lei cercando di darle tranquillità e sicurezza.Passa le sue serate al Pandemonio, il locale del suo quartiere e, con i suoi amici d’infanzia, condivide il sogno di formare una band.Tra tutte le ragazze della vita di Brando, ce n’è una, Alice, che potrebbe essere quella giusta.Ma il momento forse è quello sbagliato. Un uomo enigmatico e potente entra nella vita di Isabella, sconvolgendo quella di Brando. L’uomo, influente senatore, ha una figlia di nome Agnese, a cui Brando dovrà chiedere aiuto.Ciò che Brando ancora ignora è che Agnese è la ragazza destinata a cambiargli l’esistenza. Per sempre.



Dicono dell’autrice: 
Di questa scrittrice si sa molto poco: sappiamo che scrive sotto pseudonimo e vive a Reggio Emilia con la famiglia. Autrice di svariati romanzi, ha lavorato anche come redattrice per periodici ed in seguito ha deciso di dedicarsi alla scrittura creativa.
Potete seguirla sui suoi profili social ( Facebook, Instagram ) per rimanere aggiornati sulle novità riguardanti i suoi romanzi.


Cosa ne pensiamo noi: 

« Resta, dove ti posso vedere. »

Ho divorato letteralmente tutta la saga The Fucking Forever, passando due giorni interi a stretto contatto con il mio Kindle e con Brando e Agnese interrompendo la lettura solo per poter mangiare, perché di dormire manco a parlarne.
Credetemi, questa saga vi rapisce il sonno, il cuore ed il tempo.
Due giorni in cui ho attraversato ogni gamma di sentimenti possibili che un essere umano può sopportare in ventiquattro ore e ne sono uscita un po’ provata,  sono sopravvissuta. E neanche io ci credevo.

Ho dovuto attendere per scrivere questa recensione, per avere la mente un minimo lucida, perché le uniche cose che avrei voluto scrivere appena conclusa tutta la saga sarebbero state: è bellissima e dovete leggerla assolutamente, con queste precise parole.
La recensione sarebbe finita lì, perché se non avete ancora letto la storia di Brando e Agnese non sapete davvero cosa vi siete persi.

La Marconero ha davvero superato il tempo, lo spazio, la gravità – aggiungeteci qualunque altra cosa vogliate – e ci ha donato questi libri che per me sono i migliori che abbia mai scritto fino ad ora e, di certo, io abbia ho letto nel 2019.
Ha colpito dove fa più male e, questa volta, ha davvero rapito i cuori, li ha accartocciati per bene e poi li ha ridati un po’ malandati, ma ancora integri.
Sul mio ho ancora dei dubbi.

La saga creata da questa grandiosa scrittrice – Brando e Agnese vi rimangono addosso – vi tiene incollati al romanzo finché non arrivate all’ultima pagina e solo allora vi ricordate di nuovo di respirare.
Non sapete se piangere, se ridere, aspettare che il cuore torni a battere regolarmente e poi piangere e ridere nello stesso momento, o riprendere in mano tutta la saga e ricominciarla da capo perché tutto, in questi libri, manca già una volta conclusi.
Se Un maledetto lieto fine è accattivante, Un maledetto per sempre è totalizzante.
Un ritmo serrato che lascia con il fiato sospeso ad ogni fine capitolo e fa andare avanti come un treno fino alla fine.
Sto ancora digerendo l’epilogo, per dire.

Nel dubbio, torno a rileggerla.

 

The Fucking Forever Series:

Un maledetto lieto fine 
Montrèal
Un maledetto per sempre
Un maledetto addio
Un maledetto bacio ( prossima uscita)


A cura di Rossella Zampieri

Pubblicato in: #recensione, Narrativa contemporanea, Romanzo

Recensione: E ogni corsa è l’ultima, Leila Awad

copertina e ogni corsaCasa editrice: Self- publishing 
Prezzo:
€ 2,99 ebook, € 12,00 cartaceo
Data di uscita: 10 giugno 2019
Valutazione: ✓✐✐✐✐ 

Quarta di copertina: “Lui è mio” è quello che Daisy Potter pensa guardando Niccolò De Santis, con orgoglio, gioia e un pizzico di paura. Su Niccolò ha costruito i propri progetti per il futuro, i sogni, le speranze.
Non come fidanzato o come amante, ma come pilota di punta della scuderia di Formula 1, la Potter Racing, di cui sta prendendo le redini.
Quello che Daisy non ha considerato, però, è che Niccolò non è solo il vip che nel tempo libero si improvvisa dj e si accompagna a modelle sui red carpet. Quando una convivenza obbligata li costringe a mettersi a nudo, in una Roma da
scoprire attraverso le parole di un diario antico secoli, ogni distanza comincia ad
affievolirsi e quel “è mio” assume tratti diversi.
Troveranno il coraggio di affrontare i rispettivi sentimenti o si nasconderanno dietro muri di maschere e paure?

[ Ringrazio di cuore l’autore Leila Awad per avermi dato la possibilità di leggere in anteprima il suo libro. ]



Dicono dell’autrice: 

Leila Awad, classe 1987, è nata a Roma e tutt’ora vive nella Capitale. Creatrice del blog Writer. Dreamer Queen dove sono racchiuse tutte le sue passione: le serie tv, i libri, il make-up e le famiglie reali.


Cosa ne pensiamo noi:

I suoi insegnamenti sono stati “sii gentile e cortese”, “la gentilezza con i propri sottoposti è ciò che dimostra che persona e che leader sei”, “studia, leggi, viaggia ed espandi i tuoi orizzonti”.
Piccole pillole di vita di cui ho fatto tesoro e che mi hanno guidato fino adesso, ma in fondo non mi dicono nulla su chi dovrei essere.

Le cose belle hanno sempre una fine, ad un certo punto. Ogni libro ha una conclusione, se poi si tratta di un buon libro è, quasi sempre, un gran dolore.
Questo è uno dei mantra che ogni lettore conosce fin troppo bene, soprattutto quando un libro ti rapisce così tanto da farti rimanere a bocca asciutta quando si è arrivati al termine.
È così anche per l’ultimo romanzo uscito dalla penna di Leila Awad.
Concluso in un giorno dove ho accuratamente evitato di fare qualsiasi altra cosa – oltre ad essere distratta al lavoro perché continuavo a domandarmi cosa sarebbe successo nel capitolo successivo – sono arrivata alla fine sperando che la storia di Daisy e Niccolò non finisse.

Complice di questa magia anche una splendida Roma – città visitata anni fa e di cui ho un bellissimo ricordo  – in questo caso sfondo ai sentimenti dei due protagonisti.

Ho bisogno di controllo, ho bisogno di numeri chiari, linee rette e caselle da spuntare. L’amore è caos. E io non lo capisco.

Una novità da prendere in considerazione e da non sottovalutare, è l’ambientazione del romanzo: non la localizzazione fisica, bensì un’ambientazione immersa nel mondo dello sport, nello specifico il mondo della Formula 1.
Un argomento che non viene preso spesso in considerazione nei romanzi ma che in questo è al centro della narrazione.
Non conosco la Formula 1 – non ne sono un’appassionata come l’autrice – ma l’idea è ben sviluppata all’interno del romanzo, tanto che le scene che riguardano il mondo delle corse non risultano pesanti, grazie alla bravura della scrittrice, ma piacevoli.

Nei lavori di Leila Awad apprezzo molto i protagonisti principali, ma io stravedo sempre per i secondari. Ho adorato Dwight Potter e Phoebe Murray, rispettivamente il fratello e la migliore amica di Daisy, che si aggiungono alla mia lista dei personaggi secondari, insieme a Edvard e Candice di Chloe, attendo infatti con ansia il giorno in cui potrò leggere di nuovo di loro.

Altrettanto bella e appassionante è la storia di Margherita Mattei e di Alessio e Riccardo Massimo che ho davvero apprezzato tantissimo, tanto quasi da preferirla a quella di Daisy e Niccolò. Non vi svelerò niente in merito, dovrete leggerla voi.

È sempre un piacere leggere un nuovo romanzo di Leila Awad perché i suoi scritti sono una ventata d’aria fresca ed il lieto fine c’è sempre, ed essendo io una romanticona ci conto e vado sul sicuro.

Se non sapete cosa portare sotto l’ombrellone o come passare il tempo estivo in città quest’anno vi consiglio E ogni corsa è l’ultima, un buon libro e una bella storia.

 


Recensione a cura di Rossella Zampieri

Pubblicato in: Narrativa contemporanea, Romanzo

Recensione: Cioccolato amaro – Lesley Lokko

Laure, Améline, Melanie: tre ragazze alla ricerca dell’amore che non hanno mai avuto.


Casa Editrice: Mondadori
Prezzo: € 19.00
Pagine: 619 pagine
Valutazione: ✓✐✐✐✐✐ 


Quarta di copertina: Haiti, 1985. A diciassette anni, tutto ciò che Laure St.
Lazâre desidera è fuggire lontano dall’atmosfera soffocante della casa di famiglia. Dopo essere stata abbandonata a soli due anni da sua madre, l’affascinante e impulsiva Belle, è difficile per lei vivere con una nonna severa e intransigente con cui non è possibile alcun dialogo. Per fortuna c’è Améline, l’unica vera amica di Laure. Servetta e confidente, senza una famiglia propria, senza un passato. Améline è da sempre alle dipendenze del St Lazâre, ma anche lei sogna una vita diversa.
Quello che le due ragazze non sanno è che presto saranno costrette a separarsi. Sedotta da un giovane soldato e rimasta incinta, Laure viene cacciata di casa e raggiunge la madre negli Stati Uniti, mentre i tragici eventi che insanguinano Haiti costringono anche Améline ad abbandonare quella splendida isola. Dall’altra parte del mondo, Melanie sembra condurre una vita molto diversa. Viziatissima figlia di una celebre rockstar londinese, possiede tutto ciò che i soldi possono comprare, ma l’unica cosa che desidera profondamente è essere amata. La sua estrema fragilità affettiva la spingerà in un vortice di relazioni sbagliate e pericolose fino a quando in seguito a una serie di eventi imprevedibili, il suo destino si intreccerà fatalmente con quello delle due ragazze haitiane.

Autore: Lesley Lokko è nata in Scozia nel 1964 ed è per metà scozzese e per metà ghanese. Cresciuta in Africa, ha studiato negli Stati Uniti e in Inghilterra. Laureata in architettura, lavora presso l’università di Città del Capo. Nel 2004 Mondadori ha pubblicato il suo primo romanzo, Il mondo ai miei piedi, e nel 2005 Cieli di zafferano.



Cosa ne pensiamo?

Lesley Lokko non sbaglia un colpo, come sempre.
Un nome, una garanzia. Di lei, insieme a Jojo Moyes, leggerei anche la lista della spesa e la troverei comunque intrigante.
Anche se non è il mio libro preferito finora letto dell’autrice, Cioccolato amaro, pubblicato nel 2008è un romanzo coinvolgente le cui pagine ti catturano fin dal primo capitolo e ti legano al racconto fino a che non assapori la fine, anche se a mio parere, per una delle tre protagoniste la fine è decisamente un po’ troppo amara ed è l’unica nota stonata che mi sento di citare.
Lo stile di scrittura della Lokko è scorrevole, lineare e si legge davvero con piacere, senza mai annoiarsi. Un particolare che apprezzo moltissimo nello stile di quest’autrice è il saper intrecciare, in modo sublime, le storie dei suoi personaggi rendendo, al termine, i suoi romanzi degli splendidi puzzle letterari.
Da rileggere nel tempo.
L’ambientazione del romanzo è descritta così bene da poter quasi sentire il profumo di pioggia nella grigia Londra, il caldo torrido di Haiti, o il sole sulla pelle a Los Angeles, passando dal Ghana.
Un romanzo tutto al femminile in cui le protagoniste lottano con tutte le loro forze per poter vedere avverati i propri desideri e le proprie ambizioni, sacrificando spesso un pezzo di loro stesse.
Laure, Améline e Melanie sono tre donne molto diverse, ma tutte e tre hanno in comune il fatto di essere alla ricerca dell’amore – l’amore nelle sue varie forme – dell’affetto e di quelle attenzioni che hanno ricercato per tutta una vita, credendo in alcuni casi di averlo trovato.
Essendo un’appassionata di Lesley Lokko ve la consiglio senza riserve perché quando si ha voglia di qualcosa di piacevole da leggere un romanzo è sempre la risposta giusta.

[a cura di Rossella Zampieri]

Pubblicato in: Narrativa contemporanea, Romanzo

Internet Apocalypse, Wayne Gladstone

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Titolo:
Internet Apocalypse

Autore: Wayne Gladstone

Casa Editrice: Murtiplayer.it Edizioni

Pagine: 199 pagine

Prezzo: € 9.90

Valutazione: ✓✐✐✐✐



Trama: 
Il viaggio di un uomo in un mondo senza internet, un’apocalisse che potrebbe rivelarsi necessaria per ricordare chi siamo davvero.

Il World Wide Web è scomparso.
Nessuno – nemmeno il presidente degli Stati Uniti – è in grado di trovare un segnale Wi-Fi e accedere alla Rete. La gente va ne panico, l’economia si paralizza e il mondo scivola lentamente nel caos.
L’apocalisse di Internet ha avito inizio.
Per Gladstone, disilluso impiegato newyorkese, è un duro colpo: niente più facebook, niente più Twitter, niente più You Tube, niente più pornografia online…ma la vita va avanti, e i cittadini di New York trovano presto nuovi, bizzarri metodi per passare il tempo offline e senza social network.
Girano comunque voci che, da qualche parte, tra i grattacieli della Grande Mela, si nasconde Internet…ma chi l’ha rubato, e per quale motivo?
Armato solo del suo borsalino, della sua fiaschetta di whiskey e della sua ironia, Gladstone si imbarca in un’esilarante odissea in compagnia dell’immaturo blogger Tobey e della sensuale webcam girl Oz, per scoprire la verità e riportare il Web alla normalità.
L’improbabile trio inizia così la ricerca dell’inafferrabile segnale Wi-Fi ritrovandosi alle prese con minacce terroristiche, covi di Anonymous, esclusivi club a luci rosse, incredibili profezie e zombie in astinenza da Web.
Ci vorrebbe un Messia per restituire Internet all’umanità…ma sarà Gladstone all’altezza del compito?



Recensione:

Quando ci fu il grande crash non andò affatto come temevamo. Non ci fu panico. Niente lacrime. Solo gente che batteva i pugni sul tavolo e imprecava. Internet non funzionava più, e cliccare su Aggiorna non serviva a niente. Anche “ Ctrl, alt, canc “ era inutile. Nessuno aveva internet. Da nessuna parte. E non sapevamo perché. L’elettricità, l’acqua corrente e persino la televisione non avevamo subito danni. Ma Internet Explorer ci prendeva in giro con un clessidra infinita, e Firefox continuava a suggerire un aggiornamento che non arrivava mai. Gli utenti Mac erano sicuri che Safari non li avrebbe mai traditi, ma lo fece. Tuttavia, siccome non c’era Internet, nessuno twittò: “ Argh! Safari! FAIL! “

In molti si chiedono cosa potrebbe succedere al mondo se la Rete non ci fosse più.
Totalmente Offline.
Uno strano incubo, vero? Oppure un pazzesco déjà-vu per i più vecchi.
Immaginate di svegliarvi un bel giorno e di scoprire che Internet è scomparso dalla faccia della terra:  improvvisamente il vostro costoso smartphone è diventato pressoché inutile e il vostro potente computer un ammasso di circuiti elettronici inutilizzabile senza il Cloud.
La sera prima siete andati a dormire tranquilli sapendo, sicuri in cuor vostro, che il fedele Internet sarebbe stato lì ad attendervi, il giorno dopo: sempre presente, sempre preparato a risolvere ogni dubbio, capriccio o problema vi capiti, sempre pronto a farvi estraniare da una realtà che non è sempre apprezzata.
Ed in una sola notte…puff, tutto svanito!
Niente più serie tv e film su Netlix, cinguettii su Twitter, post condivisi e “like” su Facebook, foto su Instagram, video su Youtube, compere compulsive su Amazon, niente e-mail.
Benvenuti nell’apocalisse di Internet.

Se leggendo queste parole avete improvvisamente avuto un calo di pressione, il vostro cuore ha accelerato i battiti, vi è mancata l’aria e vi siete sentiti smarriti mi dispiace dirvelo ma siete degli “Zombie di Internet ” ovvero dei malati del World Wide Web, incapaci di vivere senza.
In caso contrario, la vita reale vi piace ancora abbastanza.

Wayne, il protagonista di questo singolare romanzo, è un impiegato newyorkese stanco della sua vita. Quando Internet scompare, nell’arco di una notte, decide di mettersi a cercarlo insieme a due amici, Tobey e Oz. Per sopperire alla mancanza della Rete, decide di tenere un diario delle sue (dis)avventure alla ricerca di Internet.

Ed ecco pronto il romanzo.

Wayne Gladstone, umorista e giornalista americano ideatore della serie web Hate by Numbers, ha messo bianco su nero in Notes from the Internet Apocalypse, partendo dal personalissimo punto di vista di geek newyorkese – a cui cede anche il nome – cosa accadrebbe al mondo se Internet sparisse dalle nostre vite.
Inutile dire che la risposta sarebbe una vera e propria apocalisse.  Gladstone racconta con stile ironico, a tratti crudo e anche volgare, ci mette di fronte a una verità scomoda, che si cerca di ignorare perché spaventosa.
Al giorno d’oggi quasi nessuno è più capace di stare senza Internet, anche solo per qualche minuto al giorno.

E lo scrivo mentre sono online, sulla piattaforma WordPress. E, l’articolo finirà online, su un blog e aggiornerò la mia collega via Whatsapp.

Ed è come se il World Wide Web fosse una setta enorme e le 7,4 miliardi di persone presenti al  mondo i suoi potenziali adepti. Spaventoso, l’era dell’accesso.
Se Internet è davvero così radicato, nel caso dovesse sparire, dove andremo a finire?
Che fine faremmo?
Questa è una domanda a cui è difficile rispondere, sempre che una risposta ci sia.

Provo a cercare su Google.

© Rossella Zampieri

Pubblicato in: LETTERATURA FANTASY, Narrativa contemporanea, Romanzo

Ready Player One [Player One]- Ernest Cline

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Titolo: Ready Player One

Autore: Ernest Cline

Casa Editrice: DEA Planeta, Edizione ©2017

Pagine: 443 pagine

Prezzo: € 17.00

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐

Accompagnamento Musicale:  3 Is a Magic Number, Schoolhouse Rock


Trama:

Chiunque abbia la mia età ricorda esattamente dove si trovava e che cosa stava facendo nel preciso istante in cui, per la prima volta, sentì parlare della Caccia. 

È una fredda mattina di gennaio del 2045 quando la notizia destinata a sconvolgere la vita del giovane Wade rimbalza sugli schermi di tutto il mondo: il creatore di videogiochi più profilico e geniale di sempre, James Halliday, è morto nella notte senza lasciare eredi.
Che ne sarà di OASIS, il formidabile contenitore di universi virtuali da lui ideato? E dei milioni di persone che, ogni giorno, scelgono di trascorrere le proprie esistenze nei suoi strabilianti meandri, piuttosto che nella realtà di una pianeta devastato dalle guerre, dalle carestie e dall’ingiustizia sociale? La risposta è contenuta in un video che Halliday stesso ha diffuso poco prima di morire: una caccia al tesoro globale, una sfida virtuale ispirata ai mitici videogiochi della sua ( e della nostra) adolescenza. Chiunque riuscirà a scoprire per primo la serie di indizi disseminati da Halliday, decifrandone il complesso viluppo di citazioni e rimandi, riceverà in premio la sua immensa fortuna e il controllo di OASIS. Per Wade, nerd fino al midollo e appassionato di retrogaming, è l’occasione di riscattare una vita ai margini. Ma la I.O.I.,  multinazionale tra le più potenti e spregiudicate, non ha alcuna intenzione di restare a guardare e, pur di mettere le mani su OASIS, si prepara a giocare una partita che più sporca non si può.
Acclamato come il primo, grande romanzo dell’Era digitale Ready Player One è un vero e proprio trionfo dell’immaginazione. Capace di stupire ed emozionare, e di proiettarci in un futuro che è già presente.



Recensione:

La piattaforma divenne presto la ragione principale per connettersi alla rete, al punto che, con il passare del tempo, “OASIS” divenne sinonimo di ” Internet”. E OS, tridimensionale, semplice da usare e offerto gratuitamente dalla GSS, divenne il sistema operativo più celebre a livello globale. Nell’arco di pochissimo, miliardi di persone in tutto il mondo avevano cominciato a lavorare e a giocare ogni giorno sulla realtà virtuale. Ci si incontrava, ci si innamorava, ci si sposava senza aver mai messo piede nello stesso continente. I confini tra la vere identità di un individuo e quella del suo avatar iniziarono a confondersi.
Era l’alba di una nuova era, un’era in cui il genere umano avrebbe trascorso la maggior parte del tempo libero all’interno di un videogioco.

Qualcuno dice che per leggere ed apprezzare questo libro devi avere circa 40 anni.
Secondo noi, invece, non importa quanti anni tu abbia.
Puoi essere nato negli anni ’70, come l’autore di questo libro e come la più vecchia delle due padrone di casa qui al bistrot, in questo caso saresti molto fortunato (e probabilmente molto più preparato sulle citazioni sparpagliate all’interno del libro).

Puoi essere nato negli anni ’90, come la più giovane delle due padrone di casa qui al bistrot, forse un po’ meno fortunato, ma non per questo in minor misura preparato a Ready Player One.
Oppure puoi essere un giovinetto, nativo digitale degli anni 2000, forse poco fortunato, ma adatto comunque a leggere questo libro. O magari sei uno di quei ragazzoni nati negli anni ’60 o ancora prima, e allora è proprio il caso che tu lo legga questo libro, per capire che cacchio è successo nelle teste di tutte le generazioni successive.
Non farti fermare dal tuo anno di nascita.
In barba a chi dice che non si può amare questo libro se non si capiscono i riferimenti alla cultura popolare anni ’80.

Se non sei un nerd nato negli anni ’70: pazienza. Pazienza anche se non cresciuto a pane, pac-man e Spielberg.
Tu hai la conoscenza a portata di mano. Tu. hai. la rete.
Sfruttala. Se non sai informati e vedrai che leggere questo libro sarà come andare al Luna Park: divertente e adrenalinico.
Entrerai in OASIS, il gioco online che conta milioni di giocatori, sta aspettando solo te! Il mondo fuori è alla deriva. Qui e pure là.

coverQuesto romanzo è adatto a te nerd, a te geek e pure a te videogiocatore di qualsiasi età; se ti piace la fantascienza e l’avventura hai appena trovato il libro giusto per te.
Forse un requisito necessario è che tu creda nell’assunto: “uscire di casa è un’abitudine sopravvalutata”.
Ready Player One, o Player One come preferisci chiamarlo, è la Bibbia della cultura pop anni ’80, dei primi veri videogiochi e della cinematografia dell’epoca.
È il ricordo, l’omaggio verso un’epoca ormai passata, ma non è la classica “operazione nostalgia”.
È il manuale delle giovani marmotte nerd (con tutto che forse il “Manuale delle giovani Marmotte” è già sufficientemente nerd di suo).
È la guida.

È un romanzo avventuroso, avvincente e spassoso, una distopia che parla dell’era digitale, sempre più reale nel tuo presente, il mondo scintillante dei bit e il mondo marcio fuori. Ah dici che c’è qualcosa che ti suona familiare? Non pensarci, leggi Ready Player One.
Ready Player One è fantamagnifico.
È un piccolo gioiello della narrativa pop contemporanea che non deve mancare nella tua  libreria.
Compralo e leggilo. Possibilmente nel fine settimana perché ti assicuriamo che staccarsi da quelle quattrocentoquarantatrè pagine risulta quasi impossibile.
Magari leggilo adesso, prima di essere tra quelli che dirà: “ah, ma guarda è uscito un film di Spielberg tratto da”.

Prima di essere tagliato fuori dall’enorme privilegio di poter criticare a prescindere il suddetto film in quanto: “ma manco lontanamente bello e spiritoso come il libro”.

Leggilo, anche solo perché il suo autore ha una DeLorean dal nome ECTO88.

Leggilo soprattutto se non sai quanto figo sia possedere una DeLorean dal nome ECTO88.

Cioè no, aspetta, se non sai quanto figo sia possedere una DeLorean dal nome ECTO88 lascia perdere. Forse è meglio se non perdi tempo con questa roba ma nemmeno con questo blog. Ciao, è stato bello finché è durata ma ora è meglio lasciarci.

Leggilo, così magari qualche genio dell’editoria si sveglierà e pubblicherà Armada anche in Italia.

P.S. Gli abbiamo dato 5, perché 7 su 5 era fuori scala.

P.P.S. Se il film sarà brutto non so come potremmo reagire, se leggerai di due matte torinesi sulle pagine di cronaca potremmo essere noi.

© Bianca Casale
© Rossella Zampieri

 

 

 

Pubblicato in: Narrativa contemporanea

Oltre l’inverno, Isabel Allende

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Titolo: Oltre l’inverno

Autore: Isabel Allende

Casa Editrice: Feltrinelli Editore, Edizione © 2017

Pagine: 297 pagine

Prezzo: € 12.50

Valutazione: ✓✐✐✐✐


Trama: Brooklyn, ai giorni nostri. Durante una tempesta di neve, Richard Bowmaster, professore universitario spigoloso e riservato, tampona la macchina di Evelyn Ortega, una giovane donna emigrata illegalmente dal Guatemala. Quello che sembra solo un banale incidente prende tutt’altra piega quando Evelyn si presenta a casa del professore per chiedere aiuto. Smarrito, Richard si rivolge alla vicina, che conosce a malapena, Lucia Maraz, una matura donna cilena con una vita complicata alle spalle. Lucia, Evelyn e Richard, tre persone molto diverse tra loro, si ritrovano coinvolte in un thriller dalle conseguenze imprevedibili. Tre destini che Isabel Allende incrocia per dare vita a un romanzo molto attuale sull’emigrazione e l’identità americana, le seconde opportunità e la speranza che, oltre l’inverno, ci aspetti sempre un’invincibile estate.




Recensione:

” Il cuore non si rompe come un uovo. E se anche fosse come un uovo, non è forse meglio romperlo per far si che i sentimenti si spargano? E’ il prezzo per una vita ben vissuta.”

Per poter esprimere al meglio, e in soldoni, cosa penso di questo romanzo mi sembra doveroso iniziare questa recensione citando una mia collega di lavoro, che ha letto il libro in contemporanea con me.
“L’ Allende dovrebbe scrivere un romanzo al mese. Mi renderebbe davvero felice. ”
Non posso che essere d’accordo con lei.
Per me, se ne scrivesse uno alla settimana sarebbe davvero il top.
Oltre l’inverno non è il solito thriller e non è il solito romanzo, è qualcosa di più: un insieme di emozioni, di sensazioni capaci di toccare corde nascoste e delicate dell’animo umano.
Per noi teneroni credo che un pezzo di cuore venga letteralmente spazzato via, non senza dolore.
É un romanzo che tratta delle tematiche forti e attuali come l’immigrazione e l’identità americana e rispecchia in maniera vera, purtroppo, una realtà recente in una società come la nostra.
Tra le pagine di questo libro ci si perde, ci si ritrova e si sopravvive con le unghie e coi denti.
Si va avanti con delle cicatrici invisibili ma indelebili, che aiutano a crescere, ad andare avanti con la propria vita e a rinascere dalle ceneri come una fenice.
I personaggi creati dalla scrittrice sono ben caratterizzati: descritti in maniera sublime e con un bagaglio emotivo di tutto rispetto.
Richard, Lucia ed Evelyn sono persone completamente diverse con un sentimento che li accomuna: la sofferenza. Ognuno di loro porta dentro di sé un dolore diverso che traspare attraverso le pagine, rendendo la lettura a tratti dolorosa e malinconica ma emozionante.
Senza neanche rendersene conto si viene completamente risucchiati in queste tre vite che vengono sconvolte in un battito di ciglia e trasformate in un’avventura dai risvolti gialli.
Le loro storie sono talmente coinvolgenti da far passare in secondo piano quello che erroneamente all’inizio si pensa che sia il fulcro di tutto il romanzo ma si scopre in realtà secondario perché si rimane impigliati nei sentimenti più profondi dei personaggi dimenticandosi di tutto il resto.
Sullo sfondo abbiamo l’imbiancata Brooklyn, protagonista silenziosa di questa storia invernale carica di sentimenti.

L’Allende non delude mai, lo ha ampiamente dimostrato con questo ultimo romanzo che riesce ad emozionare e a tenere incollati alle pagine fino alla fine.
Se avete iniziato il 2018 senza averlo letto, vi consiglio di farlo.
Ne varrà la pena.

© Rossella Zampieri

Pubblicato in: LETTERATURA FANTASY

La musa della notte, Sara Simoni

51A9XyfVi7L._SY346_Titolo: La musa della notte

Autore: Sara Simoni

Casa Editrice: Società Storie Scadute

Pagine: 310 pagine

Prezzo: € 1.99 ( ebook), € 9.35 ( cartaceo)

Valutazione: ✓✐✐✐✐ ✐

Note: Libro primo


 

Trama: In una Milano piena di incanto e di mistero, due fazioni sono impegnate in una lotta segreta da un tempo antichissimo: le streghe, donne dotate di terribili poteri magici, e i loro cacciatori naturali, gli inquisitori, uomini che di generazione in generazione si tramandano il compito di proteggere la popolazione dalla magia. Ma qualcosa comincia a cambiare quando nelle aule di un’università la strega Viviana e l’Inquisitore Arturo si incontrano come due normali studenti. L’attrazione è forte, ma né Viviana né Arturo possono dimenticare chi sono e da dove vengono.


[di Rossella Zampieri ]

Ci vorrebbe tanta più forza di quella che noi abbiamo per non farci del male.

 

La letteratura fantasy è un genere vasto.
Non è alla portata di tutti,  spesso non viene apprezzato come dovrebbe, ma in un modo o nell’altro ti attira. Chi sperimenta il genere fantasy non può tornare indietro e spesso diventa dipendente cercando ancora e ancora le emozioni e  gli altri mondi, l’altra magia in altri libri che spera possano dargli quelle stesse sensazioni.

I libri sulle streghe negli ultimi tempi mi hanno lasciata perplessa, facendomi storcere anche un po’ il naso e facendomi, spesso, desistere dall’intento di leggerli…

Ma non è questo il caso.

Sara Simoni, classe 1992, ha creato un mondo nuovo, originale e tutto made in italy.

Il romanzo La Musa della Notte, primo di una trilogia, raccoglie tra le sue pagine la storia italiana dell’inquisizione durante l’epoca della Controriforma, i culti druidici della civiltà celtica dell’Europa preromana, manuali Wiccan e molto altro ancora.
Si può notare da subito con quanto impegno e con quanta cura la scrittrice abbia studiato per poter scrivere e creare questo libro che racchiude tra le sue pagine la storia, la magia e l’amore.

Da qualsiasi parte dell’universo voi veniate i miti e le leggende sulle streghe e sui cacciatori di streghe sono pane quotidiano.
Siamo cresciuti con le streghe, di ogni genere e tipo.
Basti pensare a Charmed, a Sabrina vita da strega, a Vita da strega con l’adorabile Samantha che muove il naso e fa magie, o più recentemente, come non citarlo, il fenomeno mondiale di Harry Potter.
Ci sono alcuni elementi base che si rincorrono sempre, anche se vi sono delle lievi differenze. Gli elementi più significativi sono: un circolo, una congrega o un gruppo di maghi, l’eterna guerra tra Streghe e Cacciatori (o demoni, o altri maghi)  e gli incantesimi.

Ne La Musa della Notte abbiamo: le streghe e i cacciatori che vengono chiamati Inquisitori, figure totalmente nuove nell’immaginario fantasy frutto della fantasia della scrittrice e, come potrebbe mancare, abbiamo la magia.
Per soddisfare la nostra insaziabile curiosità ci viene anche spiegato che questi cacciatori possono essere considerati come il braccio destro dell’inquisizione romana.
Abbiamo Milano, città d’eccezione in quanto non è usata spesso nei libri come ambientazione. Il capoluogo lombardo descritto da Sara Simoni è un luogo magico e misterioso che promette segreti svelati e avventure indimenticabili.

Abbiamo un amore proibito.  Viviana e Arturo non si dovevano innamorare ma come ogni storia d’amore che si rispetti il proibito è la chiave per innamorarsi. Ricordiamo Montecchi e Capuleti?
Il desiderio che una strega e un’inquisitore provano l’uno per l’altra può portare a conseguenze fatali ed è quello che capiterà ai nostri protagonisti che si ritroveranno a dover combattere questo amore andando contro le proprie fazioni.

Si rimane con il fiato sospeso, pagina dopo pagina, soffrendo e imparando ad apprezzare – e ad odiare – i personaggi creati dalla penna della scrittrice.

Ed è solo un assaggio di quello che capiterà ai nostri protagonisti, infatti, come accennavo sopra, La musa della notte è il primo libro della trilogia ” La Musa della Notte” così composta:

La musa della notte “, prima edizione cartacea e digitale – maggio 2017
I figli del sole “, spin – off gratuito
La cacciatrice di stelle “, prima edizione cartacea e digitale – novembre 2017
La ladra di sogni “, prima edizione cartacea e digitale – maggio 2018

A novembre, quindi tra pochissimo, avremo il nuovo libro e sapremo cosa capiterà a Viviana, Arturo e tutti gli altri personaggi.

Siete più #TeamStreghe o più #TeamInquisitori.
C’è un solo modo per scoprirlo ed è leggere il romanzo di Sara Simoni!

Un ringraziamento a Sara Simoni per avermi dato la possibilità di leggere il suo libro in cambio di una mia personale opinione.

© Rossella Zampieri

 

 

Pubblicato in: Romanzo

Recensione: Fai uno squillo quando arrivi, Stella Pulpo

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Autore: Stella Pulpo

Casa Editrice: Rizzoli, Edizione © 2017

Pagine: 375 pagine

Prezzo: € 19,00

Valutazione: ✓✐✐✐✐

Note:  Auto conclusivo

Accompagnamento musicale: FUSQA – Full Soundtrack

 


 

Trama:  Nina ha trent’anni, i capelli ricci e un amore autoimmune nell’anima, “ al quale si sopravvive, ma dal quale non si guarisce “. Come tante giovani single, per affrontare la giungla sentimentale di Milano colleziona appuntamenti più o meno riusciti con uomini conosciuti su Tinder, ma il ricordo del suo ex le brucia ancora dentro. Non importano i chilometri che li separano né le volte che si sono detti addio: la loro storia sembra impossibile da cancellare. Finché è lui a dimenticare tutto – o quasi – dopo un’overdose di LUV, potentissimo allucinogeno che dà l’illusione di viaggiare nel tempo. Ora l’ex di Nina è convinto di vivere alla fine degli anni Novanta: non sa cosa siano Facebook e WhatsApp, comunica con sms e squilli e, soprattutto, crede di stare ancora con lei. Quando Nina torna in Puglia per l’estate, ad attenderla a casa trova rose rosse, lettere e compilation. Ed è costretta a chiedersi: quante volte si può amare la stessa persona sbagliata? Quanti tentativi sono ammessi prima di dichiarare una storia finita? Quand’è che l’ultima possibilità è davvero l’ultima?

Un romanzo “ revival” insolito e brillante che racconta i sentimenti prima delle dating app, quando la tecnologia era imperfetta e l’amore sembrava molto più semplice.


 

[ di Rossella Zampieri ]

 

La moda anni Novanta, le canzoni del Festivalbar, gli ex fidanzati molesti. Tutti abbiamo un passato che preferiremmo dimenticare. E se ritornasse?

Vi ricordate gli squilli del telefonino che ti facevano capire che quella persona ti stava pensando in quel momento?
Vi ricordate le lettere scritte a mano, i lettori cd, il festivalbar?
Vi ricordate la vostra vita senza internet, uno smartphone, lo streaming, Netflix ( una delle poche cose che potrebbero mancarmi), WhatsApp, le dating app?
Io sì, vagamente almeno, e leggendo “Fai uno squillo quando arrivi ” non ho potuto fare a meno di ricordare: riesumare ricordi di bambina che mi hanno fatto rivivere pezzi di una vita che ormai sembra lontana anni luce.
Ridevo e annuivo da sola mentre leggevo perché mi ricordavo tutto.
Ogni piccola cosa.
Sono stata catapultata agli inizi degli anni Novanta ed è stato un bel viaggio nel tempo.
Ero ancora una bambina, ma la nostalgia c’è stata.
Oltre alla nostalgia, ho potuto vedere una futura me esattamente tra sei anni e questo mi ha un po’ terrorizzato e fatto riflettere: tanto di cappello avere trent’anni, essere indipendente, avere un bel lavoro, un bel gruppo di amici, ma prima o poi magari anche uno straccio di compagno, di fidanzato, di gatto – no, quello c’è l’ho già – di ermafrodita che mi sopporti dal mattino quando mi sveglio alla sera prima di andare a dormire, dopotutto potrebbe anche non dispiacermi. Ad una certa, insomma.

Antonia Dell’Oglio all’anagrafe, Nina per gli amici, single per il resto del mondo.
Milanese d’adozione e pugliese di nascita, ha trent’anni e divide la sua vita tra il lavoro, le amiche single, quelle sposate e appuntamenti – riusciti e non – con uomini conosciuti sulla dating app Tinder.
Nina ha trent’anni ed è affetta dalla sindrome da cuore sospeso: quell’amore finito, quell’amore al quale si sopravvive, ma dal quale non è possibile guarire. È uscita da alcuni mesi da una relazione durata dodici anni – tra tira e molla – con l’uomo della sua adolescenza, l’uomo delle sue prime volte, l’uomo che lei credeva sarebbe diventato quello della sua vita.
Così non è stato.

Trovo la forza per lasciarlo e il problema di lasciare un uomo che ami, anche se non hai alternative, anche se è l’unica cosa giusta – o accettabile – da fare, è che ti disintegra il cuore. Te lo polverizza. Te lo riduce in una specie di cenere sporca, una fuliggine, uno scarto radioattivo dell’amore, che non riuscirai mai a spazzare via del tutto.

Una storia d’amore iniziata, finita, ripresa, finita di nuovo e ripresa ancora.
Un circolo vizioso al quale Nina cerca faticosamente di uscirne integra e con il cuore attaccato con lo scotch, ma ancora capace di amare.
E se un giorno la tua vacanza estiva nella tua città d’infanzia si trasformasse in un tunnel di ricordi? E se l’uomo che non riesci a dimenticare ritornasse indietro nel tempo, per colpa di una droga, dimenticando completamente la vostra storia?
Saresti disposta ad aiutarlo a ricordare?
Saresti disposta ad aprire il tuo personale vaso di Pandora?
A ricordare, tu stessa, cose che con tanta fatica hai sepolto sotto metri e metri di cemento mentale?

La verità, se dovessi dirgliela tutta, è che mi chiedo quante volte si possa provare ad amare la stessa persona sbagliata. Quanti tentativi sono ammessi in una vita sola? Quanto possiamo ostinarci, prima di farci rinchiudere alla neuro? Quante volte abbiamo diritto di commettere lo stesso errore? E possiamo davvero cambiare? Possiamo davvero imparare dai nostri sbagli, diventare migliori, tentare di vivere ciò che non abbiamo saputo vivere mai? Quand’è che è tardi davvero?

Fai uno squillo quando arrivi è un romanzo che ti fa rivivere l’amore ai tempi del contatto, ti riporta indietro nel tempo facendoti ricordare com’era tutto più semplice prima, quando la tecnologia era solo un appunto, scribacchiato velocemente al fondo di una pagina nel libro della tua vita. Quando Whatsapp, facebook e le dating app non erano ancora neanche un’idea, forse.
La storia di Alessandro e Nina è raccontata attraverso i ricordi più importanti della loro relazione – dagli inizi fino alla fine -, ma come accompagnamento d’eccezione c’è una colonna sonora di tutto rispetto che ho ascoltato tutta, ovviamente. La potete trovare anche voi su Spotify e ascoltarla tutta perdendovi tra le pagine di questo romanzo, e magari rendendovi conto che alcune canzone fanno parte anche della vostra storia.
Ritornate indietro.
Prendetevi del tempo per poter ricordare, anche attraverso la musica.

Stella Pulpo, classe 1985, è nata a Taranto, ma vive a Milano come la sua protagonista.
È la fondatrice del seguitissimo blog, dal titolo tutto al femminile, Memorie di una vagina.
Con il tempo l’ha resa una delle voci femminili più apprezzate e seguite del web.
Fai uno squillo quando arrivi è il suo romanzo d’esordio.
Una storia d’amore, di vita, di un passato che a volte fa bene ricordare, per poterlo superare.

© Rossella Zampieri