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L’amicizia che resiste al tempo: “Ancora Amici” di Roberto Gerilli

Ancora amici è una storia itinerante che parte da Falconara Marittima, la cittadina in provincia di Ancona dove i protagonisti sono cresciuti, prosegue verso Bologna, devia per Siena, e infine arriva a Milano, la sede per antonomasia dei concerti internazionali.[…]A volte pensiamo di essere più distanti di quello che siamo.


Credo sia importante premettere una cosa: è possibile che il romanzo mi abbia colpito in modo più profondo rispetto ad altri lettori, data la mia condivisione con l’autore della generazione di appartenenza e, senza dubbio, dei gusti musicali descritti nel libro. Potrei tranquillamente essere stata una dei quattro amici protagonisti.

Ecco, detto questo possiamo cominciare.
Ancora Amici di Roberto Gerilli non è solo un romanzo piacevole da leggere, ma un’opera che colpisce nel profondo per la sua intensità emotiva e la sua capacità di parlare alla parte profonda nascosta in ogni lettore.

Claudio, Riccardo, Veronica e Martina prendono vita sotto i nostri occhi mentre leggiamo, diventando ben presto nostri compagni di viaggio, quasi come se fossimo noi stessi a vivere le loro vicende.

«Gli amici sono come i gruppi musicali» dico.
«In che senso?»
«Quando sei adolescente, sono il cardine della tua vita. Accogli quelli sconosciuti con interesse, celebri i successi dei tuoi preferiti e vai ai loro concerti per dimostrare la tua eterna lealtà. Poi cresci e la musica diventa solo un sottofondo. Accettare nuovi artisti nella tua playlist è sempre più difficile e la playlist stessa è sempre più impegnativa da gestire. Finisci ad ascoltare la radio, che non crea legami e ti permette di cambiare stazione al minimo disturbo»


Gerilli possiede un talento eccezionale per la caratterizzazione dei personaggi, donando a ciascuno di essi vita e autenticità. Ogni protagonista emerge con una voce propria, attraverso i punti di vista alternati e i viaggi nel passato arriviamo a conoscere le sue esperienze e i suoi sentimenti, questi ultimi sono narrati con una sensibilità che conquista il cuore del lettore.

L’adolescenza inizia quando capisci che i tuoi genitori non rappresentano la verità incarnata e che le loro parole possono essere messe in discussione. In questo spirito di ribellione e rivalsa, tuttavia, fraintendi la lezione e ti convinci che l’ignoranza derivi dai loro errori, tu puoi essere migliore, crescerai e avrai tutte le risposte. Poi una mattina ti svegli a quarant’anni con la testa piena di dubbi, e ti accorgi che le tue certezze erano solo illusioni di una mente ingenua.


Le dinamiche tra i personaggi risultano realistiche e ben sviluppate, mostrando con naturalezza disarmante sia i momenti di complicità che quelli di tensione, ci si ritrova in quei messaggi e in quei momenti.
L’autore, con la sua penna sensibile, attraverso la sua narrazione ci ricorda l’importanza di nutrire le nostre relazioni e di essere presenti per le persone che amiamo, soprattutto nei momenti bui. “Ancora Amici” è un tributo sincero e toccante alla forza dei legami umani, una storia che ci porta in un viaggio emozionante alla scoperta di quanto siano essenziali le connessioni umane nella nostra vita.

Il viaggio di Claudio, Martina, Riccardo e Veronica ha una caratteristica singolare: è disconnesso. I nostri eroi lasciano a casa gli smartphone […]
La preistoria, insomma.

Questo digital detox, tuttavia, non è la crisi di mezza età di quattro millennial nostalgici, ma rappresenta il loro bisogno di superare le illusioni create dai rapporti online e di riconnettersi con gli amici.

A volte pensiamo di essere più vicini di quello che siamo.

Anche la dipendenza da smartphone e connessione emerge tra le pagine di questo romanzo, invitandoci a riflettere sul duplice ruolo della tecnologia: strumento prezioso per certi versi, ma anche potenziale fonte di assoggettamento a dispositivi e dati mobili. Immaginate di tornare, per chi c’era sarà più facile, ai tempi dei giornali cartacei e delle cartine al posto di Maps, dei negozi dove comprare i biglietti dei concerti e della ricerca del posto dove mangiare senza nessuna recensione con le stelline.

Gli smartphone sono stati ideati per essere una tecnologia cannibale: divorano gli altri dispositivi e li trasformano in app. Macchine fotografica, lettori MP3, navigatori satellitari e videogiochi portatili erano oggetti ambiti. Abbiamo sfinito i nostri genitori per farceli comprare o fatto collette per regalarli a feste di Natale, compleanni e lauree. E non dimentichiamo orologi, agende elettroniche, calcolatrici e perfino torce elettriche. Tutto sparito, fagocitato dentro queste mattonelle lucide, desiderose di attenzioni.

Personalmente leggendo Ancora amici ho avuto l’impressione di sentire una eco di Nick Hornby nella sua forma migliore e in questa assonanza aiuta anche l’enorme presenza, è forse un personaggio anche lei, della musica.
La musica come elemento fondamentale della vita e dell’amicizia con le canzoni che ci ricordano momenti, persone care, sentimenti e luoghi.

Esiste anche la playlist del romanzo:
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« Ormai siamo vecchi» risponde l’altro.
«Esatto, è quello che intendevo»  insisto. «Perché da adulti non si può continuare a pensare al futuro, a fare grandi progetti? A volte ho l’impressione che la gente mi guardi e dia per scontato che io debba essere questa persona per il resto della mia vita “Hai quasi quarant’anni”, “Accontentati dei traguardi che hai raggiunto”, “Dove vuoi correre ancora? La gara è finita”. E invece no, cacchio. Qui non è finito proprio niente» 

Titolo: Ancora amici
Autore: Roberto Gerilli
Editore: Mondadori
Prezzo:  19 €
ISBN: 9788804774327
Sinossi: Claudio ha quarant’anni e vive a Falconara Marittima, una cittadina di provincia dove l’unica attrazione turistica è la raffineria di petrolio sul mare, ma non si lamenta.

Anzi, non riesce proprio ad andarsene. Qui ha trascorso estati indimenticabili insieme ai suoi amici storici, quelli a cui affidi l’adolescenza sapendo che ne faranno il periodo migliore della tua vita.
Sembra l’unico afflitto da questo problema, comunque: Martina si è fermata a Bologna dopo l’università, Riccardo si è trasferito a Siena per amore, mentre Veronica ha preferito una frenetica carriera milanese a quello che, forse, stava nascendo tra loro.
Le giornate in spiaggia, le gite improvvisate e i concerti rock sotto al palco sono solo un ricordo lontano, e ora l’amicizia è confinata in una chat su WhatsApp con un nome, “Sul pontile”, che onora il vecchio rifugio del gruppo.
Sono destinati a perdersi, a diventare semplici nomi nell’interminabile lista di messaggi da mandare a Natale, a meno che Claudio non decida di compiere un gesto “rivoluzionario”: lasciare a casa il cellulare e partire per una reunion di cui gli altri sono ancora all’oscuro.
Un romanzo divertente e nostalgico sulla generazione a metà del guado. Quella degli zaini Invicta, dei Soundgarden alla radio, delle cartine stradali che non garantiscono di giungere a destinazione e delle “immense compagnie” che, con l’età adulta, hanno traslocato online.
Un romanzo sull’amicizia che a volte finisce, ma a volte resiste, nonostante tutto.


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All that’s left in the world di Erik J. Brown, un’avventura post-apocalittica che scalda il cuore

All That’s Left in the World di Erik J. Brown è un romanzo che mi ha conquistato sin dalla lettura delle primissime pagine.
La storia è ambientata in un’America decimata da un virus letale, dove la sopravvivenza è una lotta quotidiana e la fiducia nell’altro scarseggia. Protagonista è Andrew, un ragazzo rimasto completamente solo e per di più ferito che vaga per un mondo spettrale in cerca, almeno sembrerebbe, di un barlume di speranza.

Ciò che, a mio avviso, rende speciale questo libro è la sua capacità di mescolare sapientemente azione, suspense e momenti di profonda introspezione. Brown ci accompagna in un viaggio emozionante al fianco di Andrew, facendoci vivere le sue paure, le sue speranze e i suoi incontri con altri sopravvissuti, più o meno belligeranti. Tra i non belligeranti c’è Jamie, un ragazzo altrettanto solo ma nello stesso tempo forte e determinato, sarà lui a diventare il compagno di viaggio di Andrew e la sua ancora di salvezza.

Il rapporto tra Andrew e Jamie è il cuore pulsante del romanzo, un’amicizia che nasce tra le rovine. I due protagonisti, così diversi ma uniti dalla stessa voglia di vivere, impareranno a fidarsi l’uno dell’altro e a sostenersi a vicenda, costruendo un’amicizia profonda e sincera che sarà la loro forza in un mondo ostile.

Ma All That’s Left in the World non è solo un romanzo di sopravvivenza. Tra le pagine emerge anche un’inaspettata storia d’amore, che porterà Andrew e Jamie a confrontarsi con i propri sentimenti e a trovare la forza di amare in un mondo che sembra aver perso ogni speranza. In questo romanzo è l’amore il vero faro nella notte del genere umano.

La scrittura di Brown è fluida, coinvolgente e il suo stile narrativo trascinante è capace di trasportarci in questo mondo post-apocalittico facendoci vivere le emozioni dei protagonisti. L’autore alterna sapientemente scene di azione a momenti di riflessione, creando un ritmo incalzante che tiene il lettore incollato alle pagine fino all’ultima riga.

Nonostante la desolazione del mondo in cui è ambientato, All That’s Left in the World è un romanzo che trasmette un profondo messaggio di speranza. L’amore, l’amicizia e la solidarietà umana sono in grado di sopravvivere anche alle peggiori tragedie, si percepisce inoltre il pensiero più profondo: persino nelle tenebre più profonde si può trovare la luce.

Se amate i romanzi post-apocalittici, distopici o semplicemente con storie emozionanti e personaggi indimenticabili, All That’s Left in the World è un libro potente che non potete perdere.
Quella narrata in questa storia delicata, che è anche innegabilmente una meravigliosa storia d’amore queer, è solo la punta dell’iceberg di un’avventura che vi conquisterà e vi commuoverà, lasciandovi con un senso di speranza e di fiducia nel futuro.

P.S. non è finita, The Only Light Left Burning, il sequel di All that’s left in the world è uscito da pochi giorni in lingua originale e la speranza è che venga tradotto e edito in Italia al più presto.


Il romanzo

Che cosa rimane quando non hai più niente da perdere? Speranze azzerate e un umorismo nero con cui affrontare il mondo. Con questo bagaglio viaggia Andrew, solo, affamato e ferito, attraverso un’America spettrale, colpita da un virus che ha sterminato buona parte della popolazione mondiale. I pochi sopravvissuti sono gente pericolosa, disperati che non esitano a uccidere a sangue freddo chiunque contenda loro una latta di cibo o qualche medicina abbandonata sugli scaffali dei negozi saccheggiati. Andrew lo sa. Per questo, quando bussa alla baita di Jamie in cerca di aiuto ed è accolto da un fucile spianato, si aspetta che sia la fine. E invece no. Andrew e Jamie si riconoscono, perché in fondo si assomigliano: tutti e due provano un’innata repulsione per la spietata legge del più forte, e fidarsi uno dell’altro diventa inevitabile.
La fiducia diventa amicizia, e l’amicizia con il tempo si trasforma in un legame più profondo. Ma i due ragazzi nascondono anche dei segreti e, nel corso del lungo viaggio che li attende, dovranno mettersi a nudo e chiudere i conti con il passato, lottando fianco a fianco per costruire una nuova vita insieme. Ma, proprio quando ogni cosa sembra perduta, scopriranno che l’amore è tutto ciò che resta, tutto ciò per cui vale la pena rischiare, vivere e morire.


Dicono dell’autore

Erik J. Brown, nato a Philadelphia, ha studiato Arti Cinematografiche e dei Media, con una specializzazione in sceneggiatura. All that’s left in the world è il suo romanzo di esordio, entrato nella Junior Library Guild Gold Standard, una selezione dei migliori titoli per ragazzi delle biblioteche americane. Quando non scrive, Erik ama viaggiare, collezionare dischi in vinile e ristrutturare la sua casa stregata con suo marito e il suo cane ribelle, Charlie. Dal 2021 fa parte dei Lambda Literary Emerging Writers, una comunità che sostiene, tutela e promuove libri e autori LGBTQ.

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‘Love Affair’ di Anna Nicoletto e l’amore ai tempi delle dating app – recensione

Alzi la mano chi ha usato almeno una app per appuntamenti nella sua vita.
Per chi non l’ha mai usata: complimenti continua così! Per chi invece l’ha usata spero davvero che tu abbia trovato quello che stavi cercando.
Di questi tempi credo che siano davvero poche le persone che non hanno mai utilizzato un app d’incontri: chi per curiosità, chi per divertimento e chi per cercare qualcuno.
Un po’ di curiosità d’immergersi nello sconosciuto mondo delle dating app provando a vedere se l’anima gemella fosse davvero nascosta tra didascalie come: “Sono X. Ho Y anni. Sono socievole, amo gli animali e pratico sport.” e “Non amo presentarmi. Sono quell@ che sono. Scrivetemi per conoscermi” credo che l’abbiamo ormai tutti.

E dunque, l’anima gemella è solo la somma di algoritmi e calcoli? È davvero possibile trovare l’amore attraverso lo schermo di uno smartphone?
Nel suo nuovo romanzo Anna Nicoletto ha scelto un argomento attualissimo, condito con una storia d’amore (che ci sta sempre bene).
Uscito per la casa editrice Giunti Editore lo scorso 20 marzo parla di quel sentimento che muove ogni cosa, ovvero l’amore, con annessi e connessi (voluta come metafora) e dating app.

Con uno stile di scrittura vivace e spiritoso e una trama diversa dal solito la Nicoletto sforna una commedia romantica con i fiocchi che fa sperare che l’amore, quello vero, sia più forte di qualsiasi cosa.

Nella mia (disastrosa) vita amorosa ho usato (molte) dating app e mi hanno annoiata da morire. Sempre le stesse facce, sempre le stesse domande, insomma tanto vale lasciar perdere. A difesa delle dating app però conosco coppie che si sono incontrate attraverso uno schermo e ancora oggi sono felici ed innamorate, quindi la speranza, come si dice, è l’ultima a morire.
Certo che se esistesse davvero MyMatch, la dating app inventata dai protagonisti di questo romanzo, molto probabilmente mi sarei divertita molto di più e forse avrei trovato anche io il match perfetto.
Con i POV alternati, ci troviamo catapultati nella vita dei due protagonisti che combattono la quotidianità della vita da trentenni (Aron qualcosina in più) in un mondo sempre più contro la generazione dei Millennials.

Conosciuti all’università, si sono piaciuti da subito e d’altronde due anime affini come loro come poteva non essere così?
Dopo 10 anni di croce (alti e bassi) e delizia (tanto amore, passione top) Aron e Matilde sono ormai ai ferri corti, anzi cortissimi. Non fanno altro che litigare, non riescono più a capirsi e a comunicare come hanno sempre fatto nel corso dei 10 anni passati insieme. I conti che non tornano mai, un appartamento che cade a pezzi e il fatto di essere sempre sul filo del rasoio sono tutti motivi che portano alla rottura definitiva. La rabbia, il dolore di non essere più parte di un duo, ma ritrovarsi a dover combattere da solo dopo che per tanto tempo qualcuno è sempre rimasto al tuo fianco. Nonostante queste divergenze di opinione è chiaro però che Aron e Matilde sono ancora innamorati l’uno dell’altra, solo che non riescono a comunicarselo.
Dopotutto il piano era semplicissimo, quasi come bere un bicchiere d’acqua: si chiude l’azienda (PopLab), ognuno a casa propria e finalmente si smette di litigare.
Ovviamente il piano finisce alle ortiche perché, grazie ad un colpo di fortuna (destino?), la loro app MyMatch, creata durante gli anni universitari, spopola diventando in breve tempo virale e mettendoli sotto molti, moltissimi riflettori.
Tutto bellissimo, peccato che loro non stiano più insieme e che non vogliano avere niente che li leghi.
La cosa davvero buffissima è che, tra tutte le loro app, quella che sta andando di più è proprio quella sulla ricerca dell’anima gemella.
E se non vogliono perdere tutto – dato che MyMatch ha il successo che ha perché loro, agli occhi del giudicante web, sono la coppia perfetta – devono continuare a fingere di amarsi.
Se riescono ad essere dei bravissimi attori davanti ai riflettori, tra le mura domestiche è tutt’altra storia.
È possibile ritrovarsi, dopo essersi persi? Riuscire a scendere a compromessi e capire che loro sono più forti insieme al posto che separati?

Per sapere cosa accadrà a Aron e Matilde vi basterà leggerlo!

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Alice Basso e il suo giallo storico: viaggio nella saga di Anita Bo – recensione

Un viaggio letterario nella Torino degli anni ’30 con la protagonista Anita Bo

La saga letteraria di Alice Basso, con protagonista la tenace dattilografa Anita Bo, ha conquistato il pubblico italiano e internazionale con il suo mix di gialli avvincenti, ambientazione storica affascinante e una protagonista femminile forte e indipendente.

Anita Bo: una donna fuori dagli schemi nell’Italia fascista

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Siamo nella Torino degli anni ’30, un periodo buio della storia italiana segnato dal regime fascista. Anita Bo, giovane in procinto di sposarsi ma dal carattere volitivo e anticonformista, decide di lavorare prima del matrimonio e prontamente trova impiego come dattilografa presso la casa editrice di “Saturnalia”, una rivista che traduce e pubblica i racconti gialli del magazine americano “Black Mask”.
Ma su “Saturnalia” vengono pubblicate anche discutibili storie “poliziesche”, piene zeppe di retorica fascista con protagonista il Commissario Bonomo.
A scrivere Bonomo è Sebastiano Satta Ascona che inizialmente ad Anita pare essere un pedante servo del regime ma scopre presto essere davvero tutt’altra cosa.
Ed è così che inizia una collaborazione tra i due per agire sotto traccia e denunciare delitti e soprusi che la stampa fascista avrebbe altrimenti messo a tacere. Lo fanno nascondendo i fatti all’interno di narrazioni pubblicate su “Saturnalia”.

Sullo sfondo dei romanzi Alice Basso lascia aleggiare un’inquietante incertezza: come potrà Anita affrontare l’imminente matrimonio? L’unione, ormai alle porte, sembra gettare un’ombra sul suo futuro, soprattutto alla luce del suo crescente coinvolgimento nel lavoro e dei sentimenti sempre più intensi che nutre per Sebastiano.

Pinterest Image, Mole Antonelliana

Sebastiano, a sua volta, è invischiato in una situazione personale tutt’altro che semplice, complicando ulteriormente la già intricata situazione di Anita. Il lettore si ritrova così catapultato in un vortice di emozioni, pagina dopo pagina, affezionandosi sempre di più ai protagonisti e divorando ogni riga pur di scoprire come si evolverà la loro storia.

Le domande si susseguono incalzanti: verranno scoperti? Riusciranno a confessarsi i loro sentimenti? Che ne sarà di “Saturnalia”? Quanto potranno rischiare per amore?

L’autrice mantiene magistralmente alta la tensione, tenendo il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. Anita, con la sua forza e determinazione, si impone come un’eroina moderna che lotta per la propria felicità e per ciò che desidera veramente.

La saga di Anita Bo si configura così come una serie di romanzi appassionanti, ricchi di colpi di scena e di personaggi indimenticabili, che conquisterà il cuore di ogni lettore.

Perché leggere la saga di Anita Bo?

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Leggere la saga di Anita Bo significa immergersi in un’atmosfera ricca di suspense e mistero, rivivendo la storia dell’Italia fascista da una prospettiva nuova e originale. Ma soprattutto, significa conoscere una protagonista femminile forte, coraggiosa e determinata che non ha paura di lottare per ciò in cui crede.

Anita Bo è un personaggio che rimane nel cuore dei lettori per la sua tenacia, la sua intelligenza e la sua profonda umanità. La sua storia è un inno alla libertà, alla giustizia e all’importanza di non piegarsi mai di fronte alle ingiustizie.

Se amate i gialli classici, i romanzi storici e le storie di donne coraggiose, la saga di Anita Bo è assolutamente da leggere.

Una saga letteraria di successo

La saga di Anita Bo è composta da cinque romanzi, tutti editi da Garzanti:

  • Il morso della vipera (2018)

    Il suono metallico dei tasti risuona nella stanza. Seduta alla sua scrivania, Anita batte a macchina le storie della popolare rivista Saturnalia : racconti gialli americani, in cui detective dai lunghi cappotti, tra una sparatoria e l’altra, hanno sempre un bicchiere di whisky tra le mani. Nulla di più lontano dal suo mondo. Eppure le pagine di Hammett e Chandler, tradotte dall’affascinante scrittore Sebastiano Satta Ascona, le stanno facendo scoprire il potere delle parole. Anita ha sempre diffidato dei giornali e anche dei libri, che da anni ormai non fanno che compiacere il regime. Ma queste sono storie nuove, diverse, piene di verità. Se Anita si trova ora a fare la dattilografa la colpa è solo la sua. Perché poteva accettare la proposta del suo amato fidanzato Corrado, come avrebbe fatto qualsiasi altra giovane donna del 1935, invece di pronunciare quelle parole totalmente inaspettate: ti sposo ma voglio prima lavorare. E ora si trova con quella macchina da scrivere davanti in compagnia di racconti che però così male non sono, anzi, sembra quasi che le stiano insegnando qualcosa. Forse per questo, quando un’anziana donna viene arrestata perché afferma che un eroe di guerra è in realtà un assassino, Anita è l’unica a crederle. Ma come rendere giustizia a qualcuno in tempi in cui di giusto non c’è niente? Quelli non sono anni in cui dare spazio ad una visione obiettiva della realtà. Il fascismo è in piena espansione. Il cattivo non viene quasi mai sconfitto. Anita deve trovare tutto il coraggio che ha e l’intuizione che le hanno insegnato i suoi amici detective per indagare e scoprire quanto la letteratura possa fare per renderci liberi.

  • Il grido della rosa (2019)

    Torino, 1935. Mancano poche settimane all’uscita del nuovo numero della rivista di gialli «Saturnalia». Anita è intenta a dattilografare con grande attenzione: ormai ama il suo lavoro, e non solo perché Sebastiano Satta Ascona, che le detta la traduzione di racconti americani pieni di sparatorie e frasi a effetto, è vicino a lei. Molto vicino a lei. Alla sua scrivania Anita è ancora più concentrata del solito, ancora più immersa in quelle storie, perché questa volta le protagoniste sono donne: donne detective, belle e affascinanti, certo, ma soprattutto brave quanto i colleghi maschi. Ad Anita sembra un sogno. A lei, che mal sopporta le restrizioni del regime fascista. A lei, che ha rimandato il matrimonio per lavorare. A lei, che legge libri proibiti che parlano di indipendenza, libertà e uguaglianza. A lei, che sa che quello che accade tra le pagine non può accadere nella realtà. Nella realtà, ben poche sono le donne libere e che non hanno niente da temere: il regime si fregia di onorarle, di proteggere persino ragazze madri e prostitute, ma basta poco per accorgersi che a contare veramente sono sempre e solo i maschi, siano uomini adulti o bambini, futuri soldati dell’Impero. E così, quando Gioia, una ragazza madre, viene trovata morta presso la villa dei genitori affidatari di suo figlio, per tutti si tratta solo di un incidente: se l’è andata a cercare, stava di sicuro tentando di entrare di nascosto. Anita non conosce Gioia, ma non importa: come per le sue investigatrici, basta un indizio ad accendere la sua intuizione. Deve capire cosa è successo veramente a Gioia, anche a costo di ficcare il naso in ambienti nei quali una brava ragazza e futura sposa non metterebbe mai piede. Perché la giustizia può nascondersi nei luoghi più impensabili: persino fra le pagine di un libro.

  • Una stella senza luce (2020)

    Torino, 1935. Il lunedì di lavoro di Anita inizia con una novità: Leo Luminari, il più grande regista italiano, vuole portare sul grande schermo uno dei racconti gialli pubblicati su «Saturnalia», la rivista per cui lei lavora come dattilografa. Il che significa poter curiosa – re dietro le quinte, intervistare gli attori e realizzare un numero speciale. Anita, che subisce il fascino della settima arte, non sta nella pelle. L’entusiasmo, però, dura solo pochi giorni, finché il corpo senza vita del regista viene ritrovato in una camera d’albergo. Con lui, tramonta il sogno di conoscere i segreti del mondo del cinema. Ma c’è anche qualcosa che inizia in quell’esatto istante, qualcosa di molto pericoloso per Anita. Perché dietro la morte di Luminari potrebbe nascondersi la lunga mano della censura di regime. Anita e il suo capo, Sebastiano Satta Ascona, devono evitarlo: hanno troppi segreti da proteggere. Non rimane altro che indagare, ficcando il naso tra spade, parrucche e oggetti di scena. Tra amicizie e dissapori che uniscono e dividono vecchi divi, stelle che, dopo tanti anni lontano dai riflettori, hanno perso la luce. Ogni passo falso può essere un azzardo, ogni meta raggiunta rivelarsi sbagliata. Anita ormai è un’esperta, ma questa volta è più difficile. Forse per colpa di quell’incubo che non le dà pace, un incubo in cui lei indossa l’abito da sposa, ma nero. Perché i giorni passano e portano verso l’adempimento di una promessa, anche se si vuole fare di tutto per impedire l’inevitabile.

  • Le aquile della notte (2023)

    Langhe, 1935. La fuliggine delle fabbriche lascia il posto al dolce profilo delle colline infiammate dai colori dell’autunno. Mentre guarda il paesaggio che scorre dal finestrino del treno, Anita sa che ad attenderla non è una vacanza, ma una trasferta di lavoro per la rivista di gialli «Saturnalia», in compagnia dell’immancabile Sebastiano Satta Ascona. Per lei è così raro lasciare Torino che tutto le sembra meraviglioso. Inoltre è il periodo della vendemmia, il momento ideale per visitare le Langhe. Se non fosse che, pochi giorni dopo il suo arrivo, il corpo di un ragazzo viene trovato al limitare del bosco. In quel breve lasso di tempo, Anita ha scoperto che, insieme ad altri coraggiosi coetanei, il giovane faceva parte di un gruppo scout, in segreta violazione dei divieti imposti dal regime. Anita rimane affascinata da quella dimostrazione di carattere. E intanto, forse ispirata dal rosso del vino e dai mille volti di una terra ricca di inaspettati misteri, si avvicina come mai accaduto prima a Sebastiano. Ma perdere il controllo è un rischio, soprattutto se ci sono una verità da scoprire e la morte di un ragazzo a cui rendere giustizia. Anita è consapevole che solo le parole dei suoi amati detective possono mostrarle la strada verso la verità. Anche se il coraggio di non fermarsi davanti a nulla deve trovarlo dentro di sé. E ora ha bisogno di molto coraggio, perché i fili delle sue intuizioni la portano dove non avrebbe mai immaginato. Anita è di nuovo qui e con lei i racconti gialli che hanno fatto la storia della letteratura. Sullo sfondo dei vigneti incantevoli delle Langhe, la morte arriva puntuale, ma anche l’amore. Nessuno dei due in modo semplice, questo ormai Anita l’ha capito.

  • Una festa in nero (2024)

    Torino, 1935. I fari della Balilla Spider Sport fendono il buio della notte. Il fatto che al volante ci sia una donna potrebbe sembrare strano, ma non se si tratta di Anita. Sono mesi, infatti, che fa cose poco consone, per non dire disdicevoli, sicuramente proibite. Come rimandare il matrimonio con Corrado solo per il desiderio di lavorare. Oppure scrivere, sotto lo pseudonimo di J.D. Smith, racconti gialli ispirati a fatti di cronaca per portare un po’ di giustizia dove ormai non ne esiste più. Un segreto che condivide con Sebastiano Satta Ascona, direttore della rivista «Saturnalia». E a essere sinceri scrivere non è l’unica cosa proibita che fanno insieme… Ma ora qualcosa è cambiato, ed è il motivo per cui Anita si trova a bordo di una macchina. Qualcuno ha iniziato a seguirli, e con le spie meglio non scherzare, di questi tempi. Meglio fare quello che chiedono. Anche se non è giusto. Anche se le richieste minacciano di stravolgere l’esistenza pacifica degli amici più stretti: la saggia Clara, l’irriverente Candida, la dolce Diana, l’affascinante Julian, il ribelle Rodolfo e, ovviamente, Sebastiano. Il suo Sebastiano. Perché vivono in anni così difficili? Perché non possono fidarsi di nessuno? Perché non smettono di attirare attenzioni indesiderate? Anita non ha le risposte, ma i protagonisti delle storie gialle che ha imparato ad amare la esorterebbero a non avere paura. Perché il pericolo è il sale della vita. Eppure, Anita non è abituata a fuggire. Non è abituata a mentire. All’improvviso, si trova in uno dei racconti di J.D. Smith, e non ha la minima idea di come potrà andare a finire.

I romanzi di Alice Basso hanno riscosso un grande successo di critica e pubblico, vendendo oltre un milione di copie in Italia e tradotti in diverse lingue.

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Chi è Alice Basso?

Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni, canta e scrive canzoni per un paio di rock band. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne. Con Garzanti ha pubblicato le avventure della ghostwriter Vani Sarca: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome (2015), Scrivere è un mestiere pericoloso (2016), Non ditelo allo scrittore (2017), La scrittrice del mistero (2018) e Un caso speciale per la ghostwriter (2019), più i racconti La ghostwriter di Babbo Natale (2017) e Nascita di una ghostwriter (2018). Con Il morso della vipera (2020), Il grido della rosa (2021), Una stella senza luce (2022), Le aquile della notte (2023) e Una festa in nero (2024) ha inaugurato una nuova serie ambientata nell’Italia degli anni Trenta.


Pubblicato in: #recensione, distopico

Le Leggi dell’Ordine Etico, Maurizio Cometto – recensione

Le leggi dell’ordine etico è ambientato in un futuro distopico. Ci troviamo nel 2072 e l’Italia vive un periodo che somiglia ad un nuovo fascismo, una dittatura che ha costruito la Grande Muraglia Italiana per separarsi dal resto del mondo. Questa Italia e la sua dittatura fantapolitica ha prodotto il sogno autocratico di mussoliniana memoria, autoproduce quello che serve e vive chiusa dietro alla fantomatica Madre della Patria, grazie all’energia eolica e al nucleare.
La Madre della Patria avrebbe salvato l’Italia dalla Terza Guerra Mondiale e adesso la chiusura servirebbe per proteggere gli italiani dai temutissimi stranieri.
Tutto questo però viene smosso da una droga e da un programma di nome Empathy che l’agitatore Guido Fossbergher sta cercando di diffondere tra la popolazione….


Un’opera che sfida il lettore
Con i suoi dialoghi e la trama non scontata “Le Leggi dell’Ordine Etico” di Maurizio Cometto è un romanzo che si distingue per la sua originalità e profondità.
L’ambientazione è ovviamente distopica e ci viene presentata una società controllata da un regime oppressivo che impone un rigido codice etico.
La storia narra le vicende legate al fascino prima, e agli effetti poi, che il programma e la droga Empathy, forse opera di gruppo di ribelli che cercano di sovvertire l’ordine costituito, ha sul personaggio principale del romanzo.

Un intreccio avvincente e spunti di riflessione
Cometto crea un’atmosfera coinvolgente e ricca di suspense, grazie a una trama ben congegnata e a personaggi complessi e sfaccettati. Il romanzo non si limita però a intrattenere, ma invita il lettore a riflettere su temi di grande attualità, come la libertà individuale, il controllo sociale e il rapporto tra etica e potere.

Un’opera che lascia il segno
“Le Leggi dell’Ordine Etico” è un romanzo che non lascia indifferenti: la sua trama avvincente, i suoi personaggi profondi e i suoi spunti di riflessione ne fanno un’opera da non perdere per gli amanti della fantascienza e di tutti coloro che cercano un libro che sappia far riflettere e appassionare.

Editore:Delos Digital
Collana:Odissea fantascienza
Anno edizione:2024
Dati:256 p., brossura

C’è un modo per sfuggire all’invalicabile muro che imprigiona i cittadini della Grande Italia: una droga che è anche un social, chiamata Empathy. Anno 2072: il mare e la cosiddetta “Grande Muraglia Italiana” separano l’Italia dal resto del mondo. Sotto la guida del Comitato di Salute Pubblica, la gente conduce un’esistenza rigida, basata sul lavoro e sulla delazione. Ogni termine straniero è bandito, gli smartphone sono scomparsi e rispuntano i telefoni fissi, gli “elaboratori elettronici” vengono configurati solo con le funzioni essenziali. Grazie allo sfruttamento dell’energia eolica, alla diffusione del nucleare e al potenziamento dell’agricoltura, il paese vive di ciò che produce, senza dover chiedere aiuto agli stranieri. L’utopia della Madre della Patria, colei che salvò l’Italia dalla terza guerra mondiale, sembra essersi realizzata. Ma esistono o non esistono, questi temuti stranieri? Forse Guido Fossbergher, colui che il Notiziario definisce come un pericoloso sovversivo, è uno di loro? E che cos’è Empathy, il programma che sta cercando di diffondere tra la popolazione? Davvero attraverso di esso si può giungere a scoprire, finalmente, cosa c’è al di là della Muraglia?


Maurizio Cometto è nato a Cuneo nel 1971 e vive a Torino. Tra i suoi libri pubblicati: la raccolta di racconti Magniverne (edizioni Il Foglio, 2018), il ciclo di cinque romanzi Il libro delle anime (Delos Digital, collana Odissea Fantasy, usciti tra il 2021 e il 2022), il racconto Il Signore del Giardino (Delos Digital, collana Innsmouth, 2021), il romanzo Get Back (edizioni Il Foglio, 2022), e la raccolta di racconti Cambio di stagione (edizioni Il Foglio, 2011 e poi Delos Digital, collana Odissea Fantasy, 2023).
Nel 2022 ha curato per Delos Digital l’antologia di realismo magico La Boutique degli Incanti.
Dal 2023 è responsabile, sempre per Delos Digital, della collana Frattali, dedicata al fantastico puro.
Valerio Evangelisti ha detto di lui: «Se mi chiedessero, a bruciapelo, qual è l’autore italiano di narrativa fantastica che preferisco, risponderei Maurizio Cometto».

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ACOTAR – la saga di Feyre, Sarah J. Maas, recensione, ordine di lettura e approfondimento

Se il genere romance fantasy è la tua nuova droga (o magari sei già un habitué) allora quasi certamente conoscerai, e magari apprezzerai, la penna di Sarah J. Maas!
Ha venduto milioni di copie dei suoi libri – pubblicati in 38 lingue, secondo il suo sito web – diventando in breve tempo un’autrice bestseller.
È anche molto popolare sulla piattaforma TikTok dove l’ormai metro di misura conosciuto come #booktok ha un rapporto di odio/amore con lei.
Sapete come si dice, no? Che se ne parli bene o che se ne parli male l’importante è parlarne! E la Maas fa parlare molto, molto della sua saga.
Poiché la sua opera letteraria è così ampia che noi siamo qui per aiutarti a districarti all’interno di questa immensa saga, anche perché siamo consapevoli del fatto che può non essere chiaro da dove cominciare se si vuole entrare nel mondo immaginario di questa scrittrice.

La celebre serie principale di cui vogliamo iniziare a parlarti è quella conosciuta come ‘ACOTAR’ ovvero ‘A Court of Thorns and Roses‘ (di cui non si parlerà mai abbastanza):

immagine del maremagnum pinterest

“…perché non volevo che lottassi da sola. Né che morissi”

Detta da Rhysand a Feyre

Il primo capitolo della saga, ‘La corte di spine e rose‘, ricorda molto la storia della bella e la bestia con un personaggio maschile (Tamlin) rude ma con l’animo dolce, un personaggio femminile (Feyre) forte e caparbio contro le avversità che però ha ancora l’idea che l’amore si trovi quando qualcuno ti protegge senza che tu debba fare più nulla (anche se lei fa di tutto per non accettare tale sorte), un migliore amico dalla lingua pungente (Lucien), una corte maledetta da una Fae cattivissima (Amarantha) che trascorre il suo tempo dentro ad una montagna-castello e un antagonista (Rhysand) che, fin da subito, qualche dubbio sul suo antagonismo te lo fa venire.
Suspence, azione, giusta dose di scene spicy ma non troppo hot, sono gli elementi che tengono incollati fino alla fine.

immagine aesthetic proveniente da pinterest

“Finché sapranno la verità le persone che contano di più, non mi importa che cosa pensano gli altri.”
“La vita è migliore quando ci sei tu in giro.”

Detta da Rhysand a Feyre

La storia forse poteva concludersi qui in quanto c’è un inizio e una fine e non vengono lasciati troppi elementi irrisolti ma, fortunatamente per noi, l’autrice ha deciso di continuare colmando le lacune di quei piccoli pezzi di storia lasciati aperti nel primo volume, scrivendo il più bel romanzo della trilogia (ebbene sì, sfatiamo il mito che il secondo libro è sempre e solo una storia di mezzo senza troppo valore).
Se nel primo libro l’autrice vuole approfondire cosa si farebbe per amore, ne ‘La corte di nebbia e furia‘ ci porta direttamente dentro il concetto di amore e lo fa contrapponendo due modi di vivere questo sentimento ovvero l’amore possessivo, quello manipolatore e soffocante rispetto all’amore libero, quello scelto, rispettoso e passionale. I personaggi secondari non sono semplici contorni ai protagonisti ma hanno le loro caratteristiche e le loro dinamiche. I cattivi non sono cattivi e quelli buoni sono meno buoni di quello che fanno credere, tutto per indicare che il ruolo interpretato dipende, in realtà, dalle scelte che si prendono. Ovviamente tutto questo è solo una parte del romanzo in quanto tutto avviene all’interno del mondo magico dei Fae, delle corti (in questo libro si approfondiscono la corte della notte e dell’estate), con figure immortali antecedenti ai Fae e con un cattivo che sicuramente paragonato ad Amarantha vince il confronto a mani basse.

immagine del maremagnum pinterest

“Anche se sei la mia metà, resti sempre una persona autonoma. Decidi tu il tuo fato, le tue scelte. Non io. Ieri hai scelto tu. Sceglierai tu ogni giorno. Per sempre.”

Detta da Rhysand a Feyre

Il terzo romanzo ‘La corte di ali e rovina‘ potrebbe apparire il volume più lento della trilogia, dove tutti gli eventi narrati tendono a portare allo scontro finale in una lunga preparazione al termine della quale, fortunatamente, non si limita ad una sola battaglia ma a più battaglie che si susseguono e dove si arriva ad uno schieramento globale tra chi decide di stare dalla parte del bene e chi invece sceglie il lato oscuro.
La scrittrice ha davvero una penna magica quando descrive i suoi personaggi, perché riesce a renderli veri: le qualità e i difetti coesistono, e soprattutto, anche i buoni sbagliano. Non ci sono eroi perfetti ma nemmeno cattivi senza alcuna sfumatura. Alla fine della trilogia i protagonisti della storia risulteranno conosciuti al lettore e certamente le numerosissime fan art e reel sui social lo dimostrano ampiamente.
L’ambientazione è qualcosa di fantastico: il world building divide il mondo in corti, dove ognuna ha una caratteristica specifica che la contraddistingue e anche qui la Maas è stata maestra nel descrivere senza risultare ripetitiva e pesante.
Lo stile di scrittura è molto fluente e assolutamente non permette al lettore di annoiarsi e, ancora meno, addormentarsi. Se siete insonni e leggete per dormire, non è la trilogia per voi.

Piccolo approfondimento per chi ha già letto la trilogia: ho trovato geniale la “Teoria di Nephelle” raccontata da Azriel a Feyre mentre le insegna a volare. E voi vi starete domandando cosa ho trovato di così brillante in questa teoria…ve lo spiego subito: una teoria che spieghi come le situazioni possano evolvere al meglio anche, o solo grazie, alla persona meno “qualificata” per quel compito è davvero intelligente e acuta.

aesthetic by pinterest

Ben 4 anni dopo è uscito il quarto ed ultimo volume della saga ‘Una corte di fiamme e argento‘ dove, purtroppo, devo constatare che ci sono alcune contraddizioni rispetto a come è stata scritta la prima trilogia (che forse sono figlie di una diversa traduzione). Se nella prima trilogia la protagonista è Feyre, in questo ultimo volume la protagonista è Nesta. È grazie a questo romanzo se capiamo perché è così spigolosa.
Purtroppo, prima di capirlo, bisogna passare una prima parte davvero molto lenta e un po’ noiosa. Impariamo però anche a conoscere Cassian, il quale risulta assolutamente un martire che ambisce alla santità eterna.

Possiamo dunque concludere che la scrittura della Maas è sorpendente, un’avventura epica che mescola magia, intrighi e romanticismo in un mondo ricco di sfumature oscure e incredibili colpi di scena.
Non si può non seguire la protagonista Feyre Archeron attraverso un viaggio mozzafiato tra le corti delle Fiabe, dove il destino e l’amore si intrecciano in modi inaspettati. È una delle saghe più avvincenti degli ultimi anni che cattura i lettori con un fascino irresistibile e personaggi davvero indimenticabili, riuscendo a tenere incollati alle pagine e facendoti immergere in un mondo fantastico descritto alla perfezione.


Chi è Sarah J. Maas?

Classe 1986 è l’autrice numero uno dei bestseller del New York Times e internazionali con le serie Crescent City, A Court of Thorns and Roses e Throne of Glass. I suoi libri hanno venduto oltre dodici milioni di copie e sono pubblicati in trentasette lingue. Nata a New York, si è laureata nel 2008 a pieni voti presso l’Hamilton Collage di Clinton. Inizia a scrivere all’età di sedici anni pubblicando alcuni capitoli de ‘Il Trono di Ghiaccio‘ sul sito FictionPress.com dove diventa in poco tempo una delle storie più seguite. Nel 2008 vengono rimossi perché Sarah vuole sottoporre la sua opera alle case editrici, ma ci riuscirà solo nel 2010 grazie alla Bloomsbury. Vive a Philadelphia con suo marito, suo figlio e il suo cane. Per saperne di più, visita sarahjmaas.com o segui @therealsjmaas su Instagram.


Pubblicato in: #fantasy, #recensione, nuove uscite editoriali, segnalazioni

Guardiara: Ancella Prigioniera (Stars and Sand Vol. 2 di 3), Laura Fiamenghi ci riporta nel mondo di Zendar

Guardiara: Ancella Prigioniera è il secondo libro della trilogia Stars and Sand di Laura Fiamenghi.
Insieme al precedente Zendar: Principe Guerriero compone una dilogia autoconclusiva, il successivo “Resurra” sarà dedicato a una nuova coppia di protagonisti.
Di ‘Zendar: Principe Guerriero‘ abbiamo già parlato qui.

Con ‘Guardiara’ Laura Fiamenghi mi ha definitivamente conquistata, la trama è avvincente e appassionante. L’autrice ha saputo creare un mondo post-apocalittico solido e credibile, lavorando sui due libri viene a galla la pervasività della narrazione e il talento di questa autrice. Sapere cosa accade ai suoi personaggi è assolutamente necessario e la vera sfida per il lettore è staccarsi dalle pagine di ‘Guardiara’.
I personaggi sono ben sviluppati e complessi il giusto, la storia d’amore tra Ashka e Zarek è emozionante e commovente.
Ma la cosa migliore in assoluto è che non ci sono solo loro, l’autrice costruisce una rete di personaggi secondari e lo fa molto bene.
Ho apprezzato molto la scrittura della Fiamenghi, che è fluida e coinvolgente, ha saputo creare una storia ricca di suspense, di azione e di romanticismo.
Aggiungo ancora che, come il precedente, è davvero veloce da leggere e che non è troppo lungo, niente descrizioni inutili e voli pindarici, l’autrice arriva al dunque e lo fa magistralmente.

Guardiara: Ancella Prigioniera è un romanzo che mi ha letteralmente tenuto incollata alle pagine fino alla fine con una immensa voglia di averne ancora. Mi ha salvato dalla disperazione solo il sapere che ci sarà comunque ancora un romanzo ambientato in quel mondo, hype alle stelle per l’uscita di ‘Resurra‘!

Se siete alla ricerca di un fantasy romance non scontato che vi faccia sognare, vi faccia emozionare e vi tenga con il fiato sospeso, allora Zendar e Guardiara sono i libri perfetti per voi.

Ringrazio l’autrice per avermi fatto leggere in anteprima il romanzo in cambio di una mia personale opinione.


TITOLO: Guardiara – Ancella Prigioniera
AUTORE: Laura Fiamenghi
SERIE: Stars and Sand (2 di 3)
GENERE: Romance Fantasy / Distopico / Post- Apocalittico / Spicy Romance / Forbidden Romance
DATA USCITA: 8 APRILE
PRE-ORDER: https://amzn.to/4azFYE7

Avvertenze: contiene scene di violenza e sesso esplicito.

TRAMA Terrorizzata e tradita, Ashka si allontana da Zarek e cerca la fuga attraverso il deserto per mettere in salvo la Principessa Elara. Il Principe Zendar, però, farà di tutto per ritrovarla e riconquistare la sua fiducia.

Pericoli mortali, intrighi politici e oscuri segreti metteranno a dura prova il loro amore. Zarek e Ashka dovranno scoprire fino a che punto possono sopportare la malvagità del mondo che li circonda e che cosa sono disposti a fare per assicurarsi un futuro insieme. 

Laura Fiamenghi, classe 1985, appassionata di Romance e Fantasy, per lei scrivere é regalare attimi di buon umore.
“La mia più grande soddisfazione é quando un lettore mi scrive e dice di essersi emozionato insieme ai miei personaggi, di aver pianto, di aver riso, immergendosi per qualche ora in un mondo che lo ha fatto sognare.”
Laureata in lingue e letterature straniere, abita a Brescia, pratica yoga e coltiva piante grasse. Ama l’Europa piena di leggende e tradizioni e visita costantemente castelli e dimore storiche che ispirino le location per i suoi libri.
Anche nota come ‘Alma Rose’ pseudonimo con cui scrive Contemporary Romance e Erotic Romance spassosissimi.

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Stelle e Ottone di Jude Archer: magia, misteri e amore nella Hidden Society – recensione

“Quando le stelle si fanno silenziose, possono esserci solo due ragioni: o si concedono riposo dal compito di illuminare le notti dell’eternità, o ci stanno scegliendo.”

Scrivere un young adult fantasy dopo Harry Potter deve essere complicato quanto lo è scrivere un epic fantasy dopo J.R.R. Tolkien. Leggendo Stelle e ottone mi sono chiesta: quando elementi di una narrazione smettono di definirsi “scopiazzature” e attingono invece da un immaginario che è diventato archetipico?
Insomma, se descrivendo un’accademia di magia attingiamo a parte di quanto viene narrato su Hogwarts, stiamo copiando oppure stiamo prendendo in prestito elementi che ormai fanno parte di un immaginario e che intrecciati ad un’idea del tutto nuova giustificano il prestito?

In fondo c’è stato un momento in cui qualcuno ha parlato per primo degli elfi e oggi citiamo tranquillamente questa razza in ogni tipo di narrazione senza che il pensiero vada al plagio.

Non sapendo darmi una risposta “tecnica”, ho scelto di darmela di pancia: il risultato mi è piaciuto? Sì. Tanto mi basta per accettare che elementi di Harry Potter siano stati sapientemente (e senza esagerare) inseriti da Jude Archer nella sua storia.

Una trama piacevole, un intreccio ben gestito, una serie di plot twist messi nel punto giusto della storia rendono “Stelle e Ottone” un romanzo da divorare, ed è quello che ho fatto in un paio di giorni. Non amo le ambientazioni italiane, ma Venezia fa solo da cornice alla storia, che per la maggior parte si dipana nell’Academia celata agli occhi umani; la scrittrice riesce a collocarla perfettamente nel racconto prendendo in prestito pochi scenari per arricchire visivamente di bellezza la narrazione.
Tutto appare coerente, soprattutto il modo in cui la passione per l’archeologia della protagonista si intreccia con la sua passione per la magia.

Vivere l’Academia attraverso gli occhi della Ambra è bellissimo e i misteri che riguardano la giovane, circondano la sua storia, sono il motore della lettura. Tutti si risolvono in una storia autoconclusiva e nell’epoca delle trilogie è un sollievo.

Tuttavia, è bene spiegare che l’opera viene presentata come saga antologica, quindi sarà seguita da altre storie e altri personaggi*.

Ho letto con timore “Stelle e Ottone” per tutta la prima parte del volume (più o meno il 20% segnalato dal mio eReader): non sono una fan del romance spinto e non ne ho mai fatto mistero. Il cliché del ragazzo ermetico/sarcastico/egoriferito e della ragazza “Libro aperto”, intelligente ma insicura, mi ha fatto paura e temevo si trasformasse tutto in un Twilight 2.0.

Non è successo.

La storia d’amore fra Ismael ed Ambra è travolgente e sicuramente edulcorata, ma onestamente bella, di quelle che ti fa desiderare di viverla. Certo è che bisogna stare sempre attenti anche all’età a cui è rivolta. All’alba dei 37 anni si è più consapevoli del fatto che il fascino del “bello e stronzo” è pericoloso ed è accettabile solo nella finzione, limitatamente alla presenza di altre caratteristiche. Io spero che al giovane pubblico il messaggio arrivi nel modo giusto. Il fascino di Ismael è estremamente legato a caratteristiche che nella vita reale, il più delle volte, è meglio evitare.

Un’altra critica che mi sento di aggiungere sta nella scrittura di alcune parti relative ai gesti dei protagonisti. Intendo proprio movimenti del corpo, a volte troppo teatrali e improbabili, altre descritti in maniera assolutamente incomprensibile. Difficile capire se la mancanza sia dell’autrice o delle editor. Comunque si tratta di momenti molto brevi, che non inficiano assolutamente sulla trama.
Stelle e Ottone” rappresenta il primo volume della saga romantasy (fantasy+romance) The Hidden Society, un progetto in quattro volumi scritti da quattro giovani autrici italiane, e ambientati in altrettante città italiane e relativi mondi magici.

Una menzione speciale alla cura dell’edizione da parte de “Il Castoro”. Il volume è semplicemente bellissimo, la copertina dorata e il bordo disegnato, all’interno un’illustrazione dei protagonisti staccata dalle pagine del libro, l’aggiunta del gadget segnalibro/carta dei tarocchi, che la protagonista riceve durante la vicenda, ne fanno un libro da tenere in bella vista.
Il consiglio, quindi, non è solo all’acquisto, ma all’acquisto nell’edizione cartacea.

IL CASTORO OFF‘ è una nuova collana nata lo scorso gennaio per promuovere la narrativa fantastica e di genere e sottogenere (Romance, Fantasy, Romantasy, Mistery, Horror, Fantascienza) di voci e scritture nuove.

Il mio vito finale è di 4.5/5

Pubblicato in: #recensione, Romanzo

‘Marriage for One’ di Ella Maise, ovvero una storia d’amore al contrario: la nostra recensione

«Del resto, io ero Rose, e lui Jack. Con due nomi così, eravamo condannati sin dall’inizio. Sì, per via del Titanic.»

Numero di volte in cui Jack Hawthorne ha sorriso: zero.
Numero di volte in cui noi lettorə abbiamo sorriso: mille.
Marriage for One‘ è come un abbraccio: quando inizi a leggerlo hai subito la sensazione di sentirti coccolatə e al sicuro. Delizioso è il primo termine con cui descriverei a primo impatto questa storia d’amore. Edito dalla ‘Always Publishing‘ è un romanzo che parte come qualcosa che senti di conoscere già e poi riesce piacevolmente a stupirti con dolcezza ed originalità.

Jake Hawthorne e Rose Coleman sono i protagonisti di questo romanzo grumpyXsunshine. I nomi della nostra finta coppia sono chiaramente iconici, ma vi posso rassicurare sul fatto che c’è spazio per entrambi sulla porta in mezzo al mare.
Le classiche basi del romanzo d’amore ci sono tutte: Jack è un uomo bello da far girare la testa, schifosamente ricco ed è riservato il che lo rende molto, molto affascinante e Rose è una giovane donna determinata e piena di sogni, a corto di soldi, dalla bellezza semplice e molto, molto chiacchierona.
Un accordo d’affari li porterà a contrarre un finto matrimonio della durata di due anni. Si ritroveranno dunque a convivere nella stessa casa, ‘prendendo le misure‘ l’uno dell’altra e imparando a conoscersi.
Inizia così una storia d’amore che parte nel modo sbagliato per poi diventare l’unica scelta giusta. Jack e Rose con ironia e delizia (e ovviamente un po’ di spicy, OBV) vi conquisterà fin dalle prime pagine e quando arriverete alla fine vi sentirete molto tristi.

Alla fine di questo adorabile romanzo vorrete sicuramente rivedere il film iconico ‘Harry ti presento Sally’ e aprire una caffetteria.
Non voglio fare spoiler ma la dolcezza nascosta di Jack è da cardiopalma. (spoilernotspoiler: #hefallfirst)
Ho letteralmente divorato ogni pagina perché è impossibile staccarsi dal libro.
Lo stile di scrittura della Maise è scorrevolissimo e molto piacevole. Jack e Rose vi catturano subito con la loro storia accompagnandovi passo passo verso la fine.
Lo consiglio a chi cerca una storia che vi catturi fin dall’inizio e che vi faccia staccare dalla realtà anche solo per una giornata.


Chi è Ella Maise?

Ella Maise è un’autrice di bestseller del Washington Post e Internazionale. La scrittura è diventata il suo mondo e non riescoe a immaginare di fare qualcos’altro se non creare nuovi personaggi e raccontare le loro storie. Avete presente come alcune cose ti fanno semplicemente esplodere il cuore di felicità? Un libro davvero bello, un cucciolo, abbracciare qualcuno che ti manca da impazzire? Questo è ciò che la scrittura fa per Ella. E tutto il duro lavoro, tutte le notti insonni, tutta l’ansia legata alla pubblicazione… tutto ne vale la pena, per lei, alla fine.

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Gli aghi d’oro di Michael McDowell, ovvero una magra consolazione – la nostra recensione

Nonostante le premesse ottime per farne un romanzo con i fiocchi (una famiglia praticamente composta solo da donne prospera grazie alle numerose attività criminali che gestisce, vuole vendicarsi del giudice che mandò in prigione la capo-famiglia per diversi anni) e la lunghezza contenuta del libro (poco più di 500 pagine) purtroppo, solo l’ultimo centinaio di pagine è davvero interessante da leggere.

Immaginate questo libro diviso in tre parti:

Nella prima parte troviamo una carrellata di ambientazioni dei quartieri più malfamati di New York degli anni Ottanta: si percepisce e si vede quell’atmosfera gotica che speri pervada tutto il romanzo.
E già qui avrete capito che si cambierà presto registro.

Nella seconda parte ci si concentra sulle due famiglie protagoniste della storia: gli Stallworth e le Shanks.
Finalmente inizia l’azione!
No.
Tutta questa porzione di romanzo, con la scusa di una lunga inchiesta giornalistica volta ad indagare i ‘peccati’ dei bassifondi newyorkesi, ci presenta una miriade di personaggi (e non tutti utili) che hanno in comune solo una cosa: avere un unico tratto caratteristico.
Il giudice ci viene presentato come inflessibile e nulla, dentro o fuori dall’aula, sembra smuovere la sua inflessibilità; la figlia Mariam è vanitosa e questo si riflette non solo nella sua quotidianità ma viene sottolineato anche dai domestici con cui parla; Duncan è sottomesso alla volontà del genero; Benjamin ha il vizio del gioco; Helen è caritatevole… avete capito.
E sullo sfondo seguiamo l’evolversi dell’inchiesta che ci presenta allo stesso modo Lena e il circolo di criminali che abitano nella periferia.

Arriviamo quindi, non senza un po’ di fatica, alla terza ed ultima parte: la super vendetta di Lena.
Un piano intricato e davvero poco verosimile, ma decisamente la parte più bella del romanzo. Tolta un po’ di azione e di giustizia alla vecchia maniera, c’è proprio una genuina curiosità di vedere in che modo Black Lena si vendicherà del giudice e della sua famiglia!
Non voglio rivelare di più, perché se siete arrivati a quest’ultima parte meritate di gustarvela appieno.

Lo consiglio? Se non avete ancora letto la saga di ‘Blackwater’ (che noi abbiamo recensito) potete leggerle questo per primo, altrimenti leggetelo ugualmente ma non aspettatevi il livello della saga perché proprio non c’è storia.
La copertina, inutile sottolinearlo, è un capolavoro.


SINOSSI e AUTORE
Anno di Grazia 1882. New York festeggia il nuovo anno tra opulenza e miseria. Dalla sua dimora di Gramercy Park, il cinico giudice James Stallworth, affiancato dal figlio e dal genero, lancia la sua crociata: ripulire il famigerato Triangolo Nero, quartiere di bettole, bordelli, fumerie d’oppio e botteghe di ricettatori, su cui regna la feroce Black Lena Shanks col suo clan di donne versate nelle arti della crudeltà. Ma la sete di potere degli Stallworth dovrà misurarsi con la furia vendicatrice di Black Lena.
Con Gli aghi d’oro, Neri Pozza prosegue con la pubblicazione dei capolavori dell’autore di culto.

Michael McDowell (1950-1999) è uno scrittore americano che ha pubblicato oltre trenta romanzi e scritto per la televisione e il cinema (Beetlejuice Nightmare before Christimas).


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Sepolcro in agguato: Strike e Robin tra le ombre dell’animo umano

È pericoloso venerare la propria infelicità. È difficile uscirne una volta che ci sei stato dentro troppo a lungo. Ci si dimentica come fare. “La felicità è una scelta che a volte richiede uno sforzo” (Eraclito)

Ogni volta che si termina un libro di Robert Galbraith, alias J.K. Rowling, la sensazione è sempre la stessa: difficile pensare che possa seguire un nuovo capitolo migliore di quello. Puntualmente, certezze disattese. ‘Sepolcro in Agguatoè decisamente migliore dei suoi predecessori e arrivati all’ultima pagina si prova la terribile sensazione di essersi abbuffati di qualcosa di cui si ha ancora terribilmente fame.

Come sempre, la storia è uno dei casi di Cormoran Strike e Robin Ellacott, ormai duo indissolubile, alle prese con una “chiesa”, chiamata Universal Humanitarian Church, la cui immagine patinata nasconde tutte le dinamiche atroci tipiche di una setta che lavora sulla coercizione psicologica, di pari passo a quella fisica.

Fun fact: esiste veramente un sito che simula l’esistenza dell’Universal Humanitarian Church, lo trovate qui con tanto di logo e immagine di Papa J – il capo della chiesa –  e un link per poter acquistare il suo libro (che ovviamente porta in realtà al giallo della Rowling).

Dicevamo:
Will, intelligentissimo e affetto da una forma autistica, figlio del ricco cliente che ha reclutato i due investigatori, è caduto nelle mani dell’Universal Humanitarian Church e tirarlo fuori è tutt’altro che semplice: l’organizzazione attira adepti da tutto il mondo in modo subdolo ed efficace, isolandoli prima da ogni legame famigliare, poi trascinandoli in un incubo senza fine che perpetrano anche grazie alla privazione del sonno e del cibo.

Per riuscire ad avere un contatto con il giovane Will, Robin si offre volontaria per infiltrarsi nelle attività della chiesa, che principalmente si svolgono in una fattoria lager, con un doppio rischio: quello di essere a sua volta vittima del sistema che di essere scoperta quando manda segretamente aggiornamenti all’agenzia. Strike e Robin capiscono subito che per riuscire a tirare fuori il ragazzo, devono trovare il modo di incriminare l’intera chiesa, che nonostante la sua attenta attività di copertura – anche attraverso il reclutamento di figure del mondo della politica e dello spettacolo – ha dei grossi scheletri nell’armadio.

Tra finti guru della religione orientale, ovvi trucchi di illusionismo che convincono menti fragili, vendette e morti sospette, la trama non smette mai di tenere gli occhi incollati al libro (o al reader), fino all’inevitabile, sorprendente colpo di scena. La Rowling ti accompagna per mano, insieme ai suoi detective, ad avere certezze sulla risoluzione del caso, capovolgendo tutto nel giro di una manciata di pagine.

Sullo sfondo, mai troppo invasiva e fastidiosa, la storia d’amore fra Robin e Strike giunge ad un giro di boa importante. Anche stavolta questo non influenza il racconto in maniera pesante ma dona il giusto senso alla trama e all’evoluzione dei personaggi.

Ci sono due elementi che tengo in conto quando leggo un giallo: per me la storia è potenzialmente perfetta se non riesco ad individuare il colpevole oltre la metà del libro; il secondo elemento sono gli indizi: quanti ce n’erano effettivamente sparsi nel testo e quanto avrei potuto dedurre da sola?
Il primo elemento è sempre una certezza nei libri a firma Galabraith. Fin dal primo volume. Per quanto riguarda il secondo elemento, la situazione si colloca a metà strada e rivela maestria: se all’inizio ogni dettaglio del caso viene esplicitato al lettore, pian piano viene occultato il punto di vista dei detective in modo che solo alla fine si possa arrivare alla conclusione esatta, tramite la loro rivelazione. Quindi la risposta è: non si può arrivare alla conclusione da soli, nonostante gli elementi indiziari, ma farlo attraverso il personaggio risulta stimolante in egual misura.

Un ultimo appunto. I gialli della Rowling non si limitano ad essere storie scritte bene, hanno un respiro molto più ampio e sociale. Mai di natura soggettiva. Dopo la lunga tirata sul mondo online e il fenomeno haters di “Un cuore nero inchiostro”, che indubbiamente per lei era molto sentito ma trattato con competenza, qui si affrontano problemi molto complessi oltre a quello della sudditanza psicologica ed affettiva: tutto quello che ne può derivare, l’importanza della psicoanalisi, dell’approccio emotivo (Robin) e di pugno (Strike), delle conseguenze dello stupro e in generale di ogni forma di credo estremo. Aveva tentato – in modo fallimentare – con ‘The Casual Vacancy’, una narrazione troppo cruda, troppo schietta e troppo lontana dal suo modo vincente di narrare attraverso metafore, attraverso storie contenute in altre storie.

I protagonisti della serie TV

Leggendo delle indagini di Strike c’è troppo della narrazione di Harry Potter da poter essere ignorato. A partire dal linguaggio, proseguendo attraverso le dinamiche narrative. Ricordiamoci innanzitutto che tutta la storia di Harry Potter si evolve attraverso un giallo per volume. Che i temi sociali si dipanano attraverso personaggi che sentiamo vicini e si alternano tra un mondo oscuro e pericoloso e una società benestante in pericolo, una dinamica che ci tranquillizza e che noi sentiamo come “normale”.   
Anche l’interazione tra i personaggi è la medesima, l’uno influenza positivamente l’altro e lo fa evolvere, al di là del filone romance che la Rowling non ha mai trattato in maniera idealistica ed edulcorata.

Insomma, il voto per questo romanzo è un 10 pieno, se non lo avete ancora fatto acquistatelo e recuperate tutti i precedenti! Se volete di più, c’è anche una serie molto bella edita da BBC One che traspone tutte le avventure di Strike e Robin in maniera molto fedele.


Se volete leggere la saga ecco l’ordine di lettura dei singoli volumi e i link ai quali potete acquistarli e inoltre: qui trovate tutte le informazioni!

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Pubblicato in: #fantasy, #recensione, Romanzo, Senza categoria, young adult

Divini Rivali (Letters of Enchantment #1) di Rebecca Ross – La nostra recensione

recensione a cura di Bianca Casale

La serie Divine Rivals, ossia la serie Letters of Enchantment, di Rebecca Ross ha affascinato fan del fantasy romance di tutto il mondo e Divini Rivali, il primo della dilogia, è uscito in Italia a Novembre 2023 edito da Fazi e ha già macinato numeri di tutto rispetto.
Inoltre «Divini rivali» è stato votato come il miglior romanzo Young Adult Fantasy dell’anno nei Goodreads Choice Awards 2023!
A seguire arriverà anche Ruthless vows, uscito a fine dicembre in lingua originale per Wednesday Books.


Divini Rivali è un libro potente ed evocativo con caratteristiche peculiari che lo rendono unico.

Rebecca Ross è di certo una penna talentuosa e Divini Rivali è un romanzo fantasy molto diverso dal solito ma la forte scrittura della Ross è coerente e consistente, rendendo tutto molto scorrevole e realistico.

Divine Rivals è definibile una fiction storica perché rimanda chiaramente a un periodo che potrebbe essere quello della Grande Guerra per la sua ambientazione, tecnologie e trasporti. La Ross pone quindi un aggancio storico piuttosto palese ma a ciò aggiunge immediatamente un pantheon di dei inedito e una mitologia che rende questa narrazione davvero singolare. 
La guerra che si combatte riguarda due dei e una profonda lotta di potere che costringe i seguaci in prima linea. 
La protagonista Iris Winnow è una giornalista e vive in una città di nome Oath.  Scopriamo praticamente subito che è stata costretta a lasciare la scuola all’ultimo anno e cominciare a lavorare da quando suo fratello Forrest ha seguito la chiamata alla guerra della divinità Enva e sua madre ha trovato conforto in una bottiglia. 
Winnow lavora presso un quotidiano e spera di ottenere un posto da editorialista che però pare già quasi concesso al suo rivale, il giovane aristocratico e snob Roman C. Kitt. 
Disperata perché non ci sono notizie del fratello al fronte e la madre sprofonda sempre più nell’alcool Iris inizia a scrivere lettere con la macchina da scrivere che le ha lasciato la sua amata nonna.

Ma le lettere di Winnow – scritte a suo fratello – finiscono magicamente nelle mani di un’altra persona sconosciuta e Iris sembra aver finalmente trovato qualcuno con cui confidarsi nonostante non conosca la sua identità. Lei non sa che è il suo rivale giurato, Roman, a ricevere le sue lettere e a risponderle sempre più a cuore aperto. 
Ma la storia di Iris e la ricerca di suo fratello, la costringono a lanciarsi in prima linea come corrispondente di guerra per un altro giornale.

La storia d’amore, dolcissima bisogna ammetterlo, tra Roman e Winnow ci fa pensare a quelle delle nostre bisnonne durante il secondo conflitto mondiale. Lettere scritte a macchina, il duro sfondo della guerra e la fretta di assaporare ogni momento perché incombono in ogni secondo il pericolo e la morte. 
Abbiamo detto fiction storica ma dobbiamo anche citare il trope enemy to lovers e he fall first per questa storia dove l’antipatia iniziale e totale di Winnow per Roman è tanto forte quanto l’apprezzamento e ammirazione di lui per lei.

Il fantasy, a parte le lettere che vengono inviate magicamente, si trova proprio sullo sfondo della storia con gli dei e i loro poteri. Probabilmente vedremo più degli dei e miti nel secondo volume.
La guerra diviene più centrale nella storia nella seconda metà del libro, quando Iris Winnow diventa corrispondente di guerra e lavora in un ospedale improvvisato, assistendo da vicino al dramma e alla distruzione imposti dal conflitto.

Il finale è tragico e abbastanza contorto, senza fare spoiler (per quanto sia menzionato nella maggior parte delle recensioni) devo fare un avvertimento: è dura. 
L’unico conforto è insito nella consapevolezza che ci sarà un seguito, che permette quindi di godersi la lettura del finale nella speranza di ritrovare di nuovo momenti belli, romantici, edificanti come in altre parti della storia abbiamo vissuto con i due protagonisti.

Qualcuno ha paragonato questo libro a Fourth Wing di Rebecca Yarros ma forse più per il fatto che può essere letto volentieri anche da chi generalmente non ama il fantasy. Avendoli letti entrambi possiamo dirvi che è anche molto adatto a chi normalmente apprezza la narrativa storica, la mitologia e l’amore giovane.
Sulla piattaforma musicale Spotify potete trovare anche la playlist!