Casa Editrice: Mondadori | Prezzo: € 22,00 | Data di pubblicazione: 27 Aprile 2021
Quarta di copertina: A osservarla da lontano, la vita di Cordelia Carstairs sembrerebbe perfetta. Che altro potrebbe desiderare infatti la giovane donna? È fidanzata con James Herondale, uno degli scapoli più ambiti di Londra, che oltretutto è proprio il ragazzo di cui da sempre è disperatamente innamorata. Ha iniziato una vita nuova ed eccitante a Londra, insieme alla sua migliore amica Lucie Herondale e agli affascinanti amici di James, gli Allegri Compagni. Per di più, sta per riunirsi con l’amato padre e ha con sé Cortana, la leggendaria spada che la sua famiglia si trasmette di generazione in generazione. Purtroppo, però, la realtà è ben diversa, e certo molto meno entusiasmante. Per prima cosa, il suo imminente matrimonio con James non è altro che una farsa, organizzato soltanto per salvare la reputazione di entrambi. James, poi, è innamorato della misteriosa Grace Blackthorn, sorella inconsolabile di Jesse, un ragazzo morto anni addietro a causa di un terribile incidente. Per non parlare di Cortana: ogni volta che cerca di utilizzarla, Cordelia si ritrova i palmi delle mani bruciati. Suo padre, inoltre, è molto diverso dall’uomo che conosceva, ora è molto più amareggiato e incattivito. Come se non bastasse, un assassino seriale sta prendendo di mira gli Shadowhunter di Londra. Complice l’oscurità, pugnala indisturbato le sue vittime e poi sparisce, senza lasciare traccia. Insieme agli Allegri Compagni, Cordelia, James e Lucie percorrono in lungo e in largo le strade più pericolose della città per seguire le orme dell’assassino. Ma i segreti che ciascuno custodisce gelosamente rischiano di vanificare tutti i loro sforzi.
Molti la amano, altrettanti la odiano. Noi la chiamiamo amorevolmente la Shonda Rhimes dei libri. Cassandra Clare, nome d’arte di Judith Rumelt, è nata a Teheran da genitori statunitensi, trascorre la maggior parte della propria infanzia viaggiando con la sua famiglia. E’ una viaggiatrice nata, infatti da bambina è stata praticamenta per un mese nello zaino del padre durante la scalata all’Himalaya e prima dei dieci anni ha vissuto in Svizzera, Francia e Inghilterra. Sì è stabilità in pianta stabile negli Stati Uniti, dove a Los Angeles completa gli studi presso la Windward School e lavora come giornalista in vari giornali e tabloid di spettacolo come “The Hollywood Reporter” dividendosi tra la California e New York. E’ nota principalmente per aver creato l’universo degli Shadowhunters, i cacciatori di demoni e tutto il mondo dei nascosti. Grazie ai suoi libri abbiamo un film.
I libri di Cassandra Clare:
La saga Shadowhunters è composta da 5 serie:
1) The Mortal Instruments suddiviso in città di ossa (2007), città di cenere (2008) , città di vetro (2009) , città degli angeli caduti (2011), città delle anime perdute (2012), città del fuoco celeste (2014).
2) The Infernal Devices suddiviso in L’angelo (2011) , Il principe (2012) , La principessa (2013).
3) The Dark Artifices suddiviso in La signora della Mezzanotte (2016), Signore delle Ombre (2017), Regina dell’aria e delle Tenebre (2019)
4) The Last Hours suddiviso in La catena d’oro (2020), La catena di ferro ( 2021), Chain of Thorns ( 20??)
5) The Wicked Powers composto da tre volumi di cui ancora non si hanno i titoli.
– Spin off: Trilogia composta da The Red Scrolls of Magic (2019), The Lost Book of the White (2020), The Black Volume of the Dead (2021). Questa trilogia è dedicata allo stregone Magnus Bane e allo Shadowhunter Alexander Lightwood.
– 4 companion books suddivisi in Le cronache di Magnus Bane [ Dieci racconti con protagonista Magnus Bane ], Le cronache dell’accademia Shadowhunters [Dieci racconti con protagonista Simon Lewis] ,Il Codice [ Guida nel mondo dei Shadowhunters ], Storie di illustri Shadowhunters e abitanti del Mondo Nascosto [ libro illustrato ]
Ed eccoci arrivati ad aprile,il mese del dolce dormire. Per quanto possa essere bello dormire, noi lettori però non possiamo assolutamente perdere tempo e riposare gli occhi – o forse giusto qualche ora – perché la già lunga lista di libri da leggere e da comprare si allunga anche questo mese perché ci sono novità davvero succulente in questa wishlist da non perdere assolutamente. Le librerie in zona rossa sono aperte e avete la giustifica per uscire e andare a comprare qualche nuovo libro da aggiungere nella vostra libreria.
1 Aprile 2021 – Feltrinelli
Quarta di copertina: La coraggiosa e determinata Mitsuko ha finalmente realizzato il suo sogno di aprire una libreria specializzata in volumi di arte e filosofia. Vive con la madre e Taro, il figlio meticcio e sordomuto, conducendo una vita riservata. Non ha ancora tagliato del tutto i ponti con un passato ingombrante: il venerdì infatti continua a lavorare in un locale lussuoso come entraîneuse, conversando piacevolmente con la sua clientela di intellettuali e uomini di cultura. Un giorno in libreria si presenta una signora dell’alta società insieme alla figlioletta coetanea di Taro. I due bambini fanno subito amicizia e la donna, dopo un primo acquisto di testi rari e costosi, cerca con insistenza Mitsuko per rivedere lei e il piccolo. Mitsuko, sempre sfuggevole e diffidente verso gli altri, alla fine accetta di incontrarla, scoprendo che, come lei, la donna custodisce un misterioso segreto. La suspense cresce in questo romanzo agile e scorrevole, dove la maternità, vissuta in passato da Mitsuko con tormento e contraddizione, è diventata un sentimento totalizzante che la lega indissolubilmente al figlio, per il quale è disposta a qualunque cosa. Mitsuko, figura materna commovente, delicata e grintosa insieme nell’intento di proteggere l’adorato figlio, si staglia nell’universo dei personaggi femminili che Shimazaki tratteggia sempre con sensibile e autentico realismo.
Quarta di copertina: Tommaso è un critico d’arte: mentre progetta il «saggio definitivo», si divide tra supplenze, un misconosciuto lavoro di redazione e altre forme di precariato culturale, che alle soglie dei cinquant’anni lo gettano in una crisi allo stesso tempo intellettuale e sentimentale. La sua «vita adulta» appare irrimediabilmente imbrigliata nella «triade maledetta: lavoro, moglie, figli». Nina è una performer: dopo aver sfiorato il successo internazionale con un esordio folgorante, si è quasi ritirata dalla scena artistica, rifiutando di sottostare alle leggi del mercato. Attraverso il corpo e una sessualità libera, benché non sempre gioiosa, Nina si appropria della realtà, senza lasciarsi condizionare da convenzioni e strategie di carriera. Questo romanzo è la storia della loro affinità elettiva, che si snoda tra Milano e Berlino, fino a quando Tommaso e Nina si incontrano e si riconoscono come due personaggi «in cerca di vie di fuga», aiutandosi a mettere a fuoco desideri e bisogni. Con La vita adulta, Andrea Inglese ci dà un ritratto illuminante, ironico e spietato del lavoro intellettuale contemporaneo – e dell’arte in particolare, con i suoi imperativi di successo – ma soprattutto dei «tardogiovani» di oggi, che la vita adulta atterrisce o invece esclude. E pone domande cruciali: è ancora possibile, oggi, diventare adulti al modo dei nostri padri? Esiste ancora quel che si chiamava maturità? È mai esistita, o si è sempre e solo invocato il suo fantasma?
Quarta di copertina: Mentre fuochi cadono come paracaduti colorati e girandole luminose esplodono in cielo, Max, Liv, Anton e Martina festeggiano tra di loro la fine dell’anno. Ragazzi ricchi, belli, viziati per il mondo indossano una maschera impeccabile, dietro cui però nascondono odio e dolore. Il catering serve aragoste, caviale, champagne e i quattro attingono anche alle bottiglie da collezione che sono in cantina. Amoreggiano, fumano, spiano i genitori nella casa vicina. E iniziano a giocare. Dapprima Monopoli, poi Obbligo o Verità. E ben presto un passatempo un po’ malizioso deflagra nell’occasione per mettersi a nudo e liberarsi, finalmente, del peso della verità. Prima edizione mondiale.
Quarta di copertina: Una grande ombra scura sprofondata nei ghiacci sulla cima del monte Ararat. I segreti del Libro di Enoch custoditi nei sotterranei del Vaticano. Frammenti dell’arca di Noè venerati come reliquie in un remoto monastero armeno. Una misteriosa bambina dagli occhi grigi troppo alta per la sua età. Il tatuaggio dell’unicorno che contraddistingue i membri di una setta con un nome da angeli ribelli. Un allevatore di crotali. Un cinese che vive in una gabbia. Non sono gli elementi di un nuovo film di Indiana Jones, ma alcuni pezzi del puzzle che Zak Ikabi, avventuroso giovane scienziato, sta cercando di ricomporre per scoprire cosa c’è davvero dietro la favola biblica di Noè che salva la fauna del mondo imbarcando sulla sua arca una coppia di tutti gli animali esistenti. Tutti meno l’unicorno, a quanto pare… La scontrosa ricercatrice Cécile Serval lo prende per pazzo quando lo vede irrompere nel suo laboratorio con l’assurda pretesa di avere copia del suo rapporto top secret sullo scioglimento dei ghiacci, ma non hanno il tempo di discutere: sulle tracce di Zak e del segreto di Noè c’è anche una spietata banda di miliziani azeri la cui unica regola è non lasciarsi testimoni alle spalle; inutile specificare che il loro percorso è una scia di sangue… Zak e Cécile non hanno altra scelta che fuggire precipitosamente, pur senza smettere di litigare, in una corsa contro il tempo per salvare la terra dalla più immane delle catastrofi. Ma tra il fischiare delle pallottole e la scoperta di nuovi simboli che guidano i loro passi la divergenza di opinioni di Cécile e Zak si trasformerà in qualcosa che né l’una né l’altro si aspettavano.
Quarta di copertina: La coraggiosa e determinata Mitsuko ha finalmente realizzato il suo sogno di aprire una libreria specializzata in volumi di arte e filosofia. Vive con la madre e Taro, il figlio meticcio e sordomuto, conducendo una vita riservata. Non ha ancora tagliato del tutto i ponti con un passato ingombrante: il venerdì infatti continua a lavorare in un locale lussuoso come entraîneuse, conversando piacevolmente con la sua clientela di intellettuali e uomini di cultura. Un giorno in libreria si presenta una signora dell’alta società insieme alla figlioletta coetanea di Taro. I due bambini fanno subito amicizia e la donna, dopo un primo acquisto di testi rari e costosi, cerca con insistenza Mitsuko per rivedere lei e il piccolo. Mitsuko, sempre sfuggevole e diffidente verso gli altri, alla fine accetta di incontrarla, scoprendo che, come lei, la donna custodisce un misterioso segreto. La suspense cresce in questo romanzo agile e scorrevole, dove la maternità, vissuta in passato da Mitsuko con tormento e contraddizione, è diventata un sentimento totalizzante che la lega indissolubilmente al figlio, per il quale è disposta a qualunque cosa. Mitsuko, figura materna commovente, delicata e grintosa insieme nell’intento di proteggere l’adorato figlio, si staglia nell’universo dei personaggi femminili che Shimazaki tratteggia sempre con sensibile e autentico realismo.
Un noir domestico a regola d’arte. Jessica Fellowes, amata autrice della celebre serie I delitti Mitford, mette abilmente in scena un gioco di specchi in cui le due protagoniste sono a tratti complici, a tratti rivali, vittime e carnefici al tempo stesso.
Nonostante le profonde diversità, Bella e Kate sono amiche fin da bambine: Bella, introversa e insicura, vive all’ombra di Kate che invece ha imparato a utilizzare il suo fascino per manipolare le situazioni e si nutre dell’ammirazione dell’amica. Quando i genitori di Kate si trasferiscono in un’altra città, Kate tradisce la promessa di rimanere in contatto con Bella e sparisce. Molti anni dopo, si trovano a vivere nello stesso quartiere, entrambe adulte e sposate: Bella è un’artista affermata, Kate invece un’attrice di scarso successo, ma basta un attimo perché Bella ricaschi nella rete magnetica e pericolosa di Kate. Con il passare dei mesi la spirale di ambiguità della loro amicizia diventa sempre più feroce fino a degenerare durante una festa, dove Bella, complice l’amica, perde completamente il controllo. Una sera che segnerà per sempre il destino delle due donne con esiti drammatici.
Quarta di copertina: Al largo delle coste irlandesi c’è un’isola lontana. Un’isola dove il vento soffia senza sosta. Un’isola dove la legge è dettata dagli uomini e alle donne è concesso solo di essere madri o figlie. Qui, in una notte di tempesta, Oona viene alla luce. Il suo pianto sovrasta il ruggito delle onde e già presagisce sventura. Figlia della rabbia e del dolore, Oona è una ribelle, non le importa nulla della disciplina che la madre le impone, tentando di tarparle le ali. L’unica persona in grado di capirla è Aislinn. Lei è diversa dalle altre donne dell’isola: ha scelto la libertà e per questo è temuta e disprezzata. Grazie a lei, Oona impara a essere sé stessa. A non avere paura di inseguire i propri desideri, anche se sembrano sbagliati. Ma quando si osa troppo e non si rispettano le regole, il rischio è di pagare un prezzo alto. Ben presto, un evento tanto inaspettato quanto violento si abbatte su Oona, che è costretta ad abbandonare l’isola e a prendere il largo, anche se non nel modo in cui aveva immaginato. Da allora sono trascorsi trent’anni. Un tempo lunghissimo in cui Oona ha cercato di non guardarsi indietro e di dimenticare quello che è stato. Ma adesso deve tornare sull’isola dove tutto è iniziato. Perché è lì che sua figlia è fuggita. Ed è solo e soltanto lì che potrà dare voce a ciò che non ha mai confessato prima: una verità capace di regalarle la libertà che cerca da tutta la vita.
Quarta di copertina: Marta vive ogni giorno in preda a uno strano e costante senso di inafferrabilità: anche le scelte più semplici, le decisioni più ovvie sembrano sempre un passo più in là di ogni suo sforzo. Non sfugge a questa sua irrequieta condizione nemmeno l’amore, che sembra volersi arrendere allo stesso senso di inadeguatezza: mai abbastanza affascinante, mai sufficientemente intelligente, mai all’altezza o idonea a soddisfare le aspettative dei partner. Trovare il modo per ovviare a quelle che ormai ritiene siano delle sue mancanze, diventa per Marta quasi un’ossessione. La sua vita si trasforma in uno slancio sofferto, a tratti agonistico, verso la perfezione, una ricerca continua e a volte dolorosa di quell’immagine che gli altri hanno costruito su di lei, fatta di empatia, ironia, leggerezza e seduzione. Nel suo percorso verso una nuova consapevolezza, Marta scoprirà quanto sia sottile e tagliente la lama che la separa dall’etica dell’imperfezione. In questo difficile cammino il tempo sarà suo alleato. La vita, come questa storia, non è altro che una lunga battaglia contro la sindrome dell’impostore.
Il mondo come lo conosciamo oggi non esiste più. I cambiamenti climatici hanno causato una catastrofe globale e la razza umana rischia l’estinzione. La sola speranza è fondare una colonia su Europa, una delle lune di Giove, ma per sopravvivere lassù servono requisiti fisici particolari che soltanto i giovanissimi possiedono. Ventiquattro ragazzi scelti, provenienti da tutto il mondo, ognuno dotato di un’abilità particolare. Soltanto sei di loro riusciranno a superare il durissimo addestramento e a loro sarà affidato il futuro dell’umanità.
Quando Leo e Naomi vengono convocati al Centro internazionale di addestramento spaziale di Houston insieme ad altri ventidue adolescenti tra i più brillanti del mondo, la loro vita cambia drasticamente: dall’oggi al domani si ritrovano a essere delle celebrità, in lizza per uno dei sei posti disponibili in una missione che li porterà su Europa, una delle lune di Giove, dove dovranno fondare una nuova colonia. Sulla Terra i cambiamenti climatici hanno causato una catastrofe globale, e ai Final Six è affidato il futuro dell’umanità. Per Leo, campione italiano di nuoto, che nella catastrofe ha perso l’intera famiglia, si tratta di una nuova ragione di vita. Ma Naomi, californiana di origini iraniane con un talento speciale per le materie scientifiche, sospetta che i responsabili del Centro nascondano qualcosa, in particolare riguardo al fallimento di una precedente missione in cui tutti gli astronauti sono periti in circostanze misteriose. Ed è convinta che una volta atterrati su Europa i sei finalisti si troveranno ad affrontare qualcosa di molto pericoloso e sinistro. In questo ambiente inquietante e competitivo, circondata da estranei spesso ostili, Naomi trova in Leo un amico inaspettato e il loro rapporto diventa sempre più profondo via via che l’addestramento si inasprisce, mettendoli a dura prova. Ma è solo quando la lista dei prescelti si assottiglia e il loro destino sta per compiersi, che i due ragazzi si rendono conto davvero di cosa c’è in gioco: il mondo, le stelle e le loro vita.
Quarta di copertina: Claudia entra nella vita di Francesco in una mattina di sole, nell’atrio della scuola: è una folgorazione, la nascita di un desiderio tutto nuovo, che è soprattutto desiderio di vita. Claudia è inarrivabile e sicura di sé, stravagante, Francesco è schivo, bruciato dalla curiosità erotica, sovrastato da una fede paesana, incerta. Lei lo provoca: lo sai che tua madre e mio padre sono diventati amanti? Ma negli occhi di quel ragazzo remissivo intravede la scintilla della diversità, si riconosce. A Claudia la provincia sta stretta, fugge appena può, prima Milano e poi Berlino, la capitale europea della trasgressione, Francesco resta fermo e scava dentro di sé nel tentativo sempre più urgente di capire chi è. Diventano adulti insieme, in un gioco simbiotico di allontanamento e rincorsa, in cui finiscono sempre per ritrovarsi. Mario Desiati mette in scena le mille complessità di una generazione irregolare, fluida, sradicata: la sua. Quella di chi oggi ha quarant’anni e non ha avuto paura di cercare lontano da casa il proprio posto nel mondo, di chi si è sentito davvero un cittadino d’Europa.
Quarta di copertina: A osservarla da lontano, la vita di Cordelia Carstairs sembrerebbe perfetta. Che altro potrebbe desiderare infatti la giovane donna? È fidanzata con James Herondale, uno degli scapoli più ambiti di Londra, che oltretutto è proprio il ragazzo di cui da sempre è disperatamente innamorata. Ha iniziato una vita nuova ed eccitante a Londra, insieme alla sua migliore amica Lucie Herondale e agli affascinanti amici di James, gli Allegri Compagni. Per di più, sta per riunirsi con l’amato padre e ha con sé Cortana, la leggendaria spada che la sua famiglia si trasmette di generazione in generazione. Purtroppo, però, la realtà è ben diversa, e certo molto meno entusiasmante. Per prima cosa, il suo imminente matrimonio con James non è altro che una farsa, organizzato soltanto per salvare la reputazione di entrambi. James, poi, è innamorato della misteriosa Grace Blackthorn, sorella inconsolabile di Jesse, un ragazzo morto anni addietro a causa di un terribile incidente. Per non parlare di Cortana: ogni volta che cerca di utilizzarla, Cordelia si ritrova i palmi delle mani bruciati. Suo padre, inoltre, è molto diverso dall’uomo che conosceva, ora è molto più amareggiato e incattivito. Come se non bastasse, un assassino seriale sta prendendo di mira gli Shadowhunter di Londra. Complice l’oscurità, pugnala indisturbato le sue vittime e poi sparisce, senza lasciare traccia. Insieme agli Allegri Compagni, Cordelia, James e Lucie percorrono in lungo e in largo le strade più pericolose della città per seguire le orme dell’assassino. Ma i segreti che ciascuno custodisce gelosamente rischiano di vanificare tutti i loro sforzi…
Ventisette anni è un’età terrificante. Anche l’adolescenza e molte altre età, non fraintendete, ma se domandate a molti ventisettenni cosa vogliono fare della loro vita non sanno bene cosa risponderti. Alcuni ti fissano con lo sguardo perso o come se tu gli avessi domandato di argomentare su Pseudo-Dionigi l’Areopagita. Altri, dopo che gli avete sbloccato il ricordo della temutissima domanda “Cosa vuoi fare da grande?” è probabile che vi risponderanno l’astronauta o l’esploratrice. Ventisette anni sono a metà fra “Il mondo è mio” e “Trenta? Ma che davero?” I tanto temuti trenta… Che poi fino a tre secondi fa avevo vent’anni e ora sono quasi arrivata a trenta. Accidenti, fermatelo questo tempo! La protagonista di questo romanzo si chiama Angelica, ha ventisette anni e non sa bene cosa vuole fare nella sua vita. Abbiamo deciso che si tratta di una cosa alquanto normale, no? E quale miglior modo per capire la strada della vita se non prendere un aereo (prima o poi torneremo a farlo anche noi!), volare in Inghilterra e trovare un lavoro, ma mica in un pulcioso pub della periferia londinese. Eh no. Un lavoro in una bellissima tenuta in campagna immersa nel verde, inoltre nello svolgere il lavoro perché non diventare un aspirante Sherlock Holmes alla ricerca di una oscura verità? Si aggiunge una buona padronanza delle lingue, una famiglia Splendida Splendente ed un enigmatico ma affascinate capo: il gioco è fatto, gli ingredienti ci sono tutti e si comincia a divertirsi.
Chiunque abbia visto Downton Abbey ha sognato almeno una volta di entrare nella meravigliosa Highclere Castle, la tenuta dove è ambientata la serie. Parallelamente la protagonista Angelica si ritrova a fare da guida turistica nella maestosa Chaverton House dove è ambientata la serie de L’Orfana di Mallands Park, serie che è costretta a vedere interamente per potersi tenere il lavoro. Inoltre all’interno della fornitissima e meravigliosa biblioteca, io l’ho immaginata come quella de La Bella e la Bestia, ci sono anche delle interessanti prime edizioni.
Avete presente quando leggendo in un libro c’è quel determinato personaggio che sembra stato scritto proprio sulla vostra persona? Ecco, quel personaggio per me è proprio Angelica. La protagonista di questo ultimo romanzo di Alessia Gazzola edito da Garzanti e scritto tutto durante il primo lockdown, è una ragazza come tante con sogni, dubbi e paure. In sole centonovantadue pagine si riesce benissimo a immedesimarsi in lei, io ci ho messo un istante: abbiamo la stessa età ed anche gli stessi dubbi.
Io però non ho un lavoro in una tenuta inglese. Meh.
Ci vuole poco tempo per concludere questo breve romanzo ed è un piacevole diversivo alla monotonia che l’ennesima zona rossa ha, inevitabilmente, portato con sé. Alla fine delle pagine non solo vi verrà voglia di rivedere tutte le stagioni di Downton Abbey (tanto, voglio dire, il tempo non manca) e iniziare a bere tè alle 5 in punto, ma vorrete soprattutto andare al supermercato a comprare gli ingredienti per preparare la ricetta della felicità, ovvero i cornetti di Angelica!
Citando il simpatico Giusy vi mando a swag of love!
P.s. Per capire a cosa si riferisce questa citazione correte a leggere il libro!
Quarta di copertina: “Mi chiamo Angelica e questa è la lista delle cose che avevo immaginato per me: un fidanzato fedele, un bel terrazzino, genitori senza grandi aspettative. Peccato che nessuna si sia avverata. Ecco invece la lista delle cose che sono accadute: lasciare tutto, partire per l’Inghilterra e ritrovarmi con un lavoro inaspettato. Così sono arrivata a Chaverton House, un’antica dimora del Dorset. Questo viaggio doveva essere solo una visita veloce per indagare su una vecchia storia di famiglia, e invece si è rivelato molto di più. Ora zittire la vocina che lega la scelta di restare ad Alessandro, lo sfuggente manager della tenuta, non è facile. Ma devo provarci. Lui ha altro per la testa e anche io. Per esempio prepararmi per fare da guida ai turisti. Anche se ho scoperto che i libri non bastano, ma mi tocca imparare a memoria i particolari di una serie tv ambientata a Chaverton. La gente vuole solo riconoscere ogni angolo di ogni scena cult. Io invece preferisco servizi da tè, pareti dai motivi floreali e soprattutto la biblioteca, che custodisce le prime edizioni di Jane Austen e Emily Brontë. È come immergermi nei romanzi che amo. E questo non ha prezzo. O forse uno lo ha e neanche troppo basso: incontrare Alessandro è ormai la norma. E io subisco sempre di più il fascino della sua aria da nobiltà offesa. Forse la decisione di restare non è così giusta, perché io so bene che quello che non si dovrebbe fare è quello che si desidera di più. Quello che non so è se seguire la testa o il cuore. Ma forse non vanno in direzioni opposte, anzi sono le uniche due rette parallele che possono incontrarsi”
Alessia Gazzola, classe 1982, è nata a Messina. Laureata in Medicina e Chirurgia ed è specialista in Medicina Legale. Ha esordito nella narrativa con L’allieva nel 2011, cui sono seguiti Un segreto non è per sempre (2012), Sindrome da cuore in sospeso (2012), Le ossa della principessa (2014), Una lunga estate crudele (2015), Non è la fine del mondo (2016), Un po’ di follia in primavera (2016), Arabesque (2017), Il ladro gentiluomo (2018) e Lena e la tempesta (2019). Dai romanzi della serie L’allieva, tradotti in numerose lingue, è tratta la serie tv di successo in onda su RaiUno con Alessandra Mastronardi nei panni di Alice Allevi e Lino Guanciale nel ruolo di Claudio Conforti. Vive a Verona con il marito e le due figlie. Con Questione di Costanza (2019) inaugura una nuova serie di romanzi incentrati sul personaggio di Costanza Macallè. A Marzo 2021 esce il suo ultimo romanzo questa volta con una nuova protagonista di nome Angelica.
La prima libreria cinese in cemento stampata in 3D è stata aperta al pubblico di recente a Shanghai. Situata nel Wisdom Bay Innovation Park di Shanghai, ha una metratura di circa 30 mq e può ospitare al suo interno 15 persone alla volta (al netto delle norme anti-COVID).
La sua costruzione è composta da treparti stampate separatamente e poi assemblate in opera: la parte principale, il muro circolare esterno, il tetto e l’altra parte del muro esterno. La planimetria ricorda la forma di una conchiglia, o per i più tecnologici un auricolare wireless.
Per la costruzione della libreria è stata utilizzato il calcestruzzo fibrorinforzato per resistere alla compressione, He Yuting della Tsinghua University School of Architecture di Pechino, responsabile del progetto, ha sottolineato che è sicura come qualsiasi costruzione tradizionale in cemento, sulla base dei loro dati sperimentali, in termini di struttura e resistenza ai terremoti.
Di certo è una costruzione innovativa che sposta un po’ più in là il limite delle costruzioni realizzate con la tecnologia della ‘stampa’ in 3d. Ci fa molto piacere che in questo caso si tratti proprio di una libreria, la tecnologia che assiste l’analogico libro non può che trovare il nostro plauso.
A mezzogiorno di oggi sono stati comunicati i 12 libri finalisti del Premio Strega 2021. Noi non ne abbiamo ancora letto nessuno, ma studiando le varie trame alcuni sembrano davvero, davvero interessanti. Per quelli che non sono a conoscenza di cosa sia il Premio Strega ecco qualche info:
Il Premio è stato istituito nel 1947 a Roma da Maria Bellonci e Guido Alberti ed ha come obiettivo la diffusione della narrativa contemporanea italiana. Si tratta, come ovvio, di un premio letterario e viene assegnato annualmente ad autori o autrici di un libro pubblicato obbligatoriamente in Italia, tra il 1° marzo dell’anno precedente ed il 28 febbraio dell’anno in corso. La scelta del vincitore è affidata ad un gruppo di quattrocento tra uomini e donne di cultura, in cui sono inclusi anche gli ex vincitori. Questi quattrocento giurati posso proporre dei titoli che ritengono meritevoli di partecipare al premio, con il consenso dell’autore, giustificando la loro scelta con un breve giudizio critico. Dal 1986 è gestito dalla Fondazione Bellonci.
Al momento è concessa la partecipazione ad un numero massimo di 12 opere.
Esiste anche dal 2014 il Premio Strega Europeo, grazie alla collaborazione tra Fondazioni Bellonci, Casa della Letterature, Letturature Festival Internazionale di Roma e Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Viene assegnato annualmente ed ha lo scopo di “diffondere la conoscenza delle voci più originali e profonde della narrativa contemporanea” ad un autore europeo che ha vinto un premio nazionale rilevante nel paese in cui è stato pubblicato. Il vincitore è scelto tra una cinquina di finalisti. Il premio è una somma di denaro riconosciuta ovviamente all’autore ed anche traduttore dell’opera.
Non perdiamo altro tempo ed iniziamo ad elencare i 12 finalisti perché tanto sappiamo che aspettate solo quello.
Il primo libro in finale è Il libro delle case di Andrea Bajani, edito da Feltrinelli è stato proposto dalla giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica Concita De Gregorio.
A quante parti di noi siamo disposti a rinunciare per continuare a essere noi stessi? E soprattutto: dove abbiamo lasciato ciò che non ci siamo portati dietro? Quali case custodiscono in segreto o tengono in ostaggio i pezzi mancanti di noi? Per raccontare la vita di un uomo, l’unica possibilità è setacciare le sue case, cercare gli indizi di quel piccolo inevitabile crimine che è dire “io” sapendo che dietro c’è sempre qualche menzogna. Il libro delle case è la storia di un uomo – “che per convenzione chiameremo Io” –, le amicizie, il matrimonio nel suo riparo e nelle sue ferite, la scoperta del sesso e della poesia, il distacco da una famiglia esperta in autodistruzione, e la liberazione dal mobilio che per vent’anni si è trascinato dietro a ogni trasloco. Le case di Io sono tante. La prima è la Casa del sottosuolo a Roma, è sotto il livello della strada ma vi si sente ogni giorno il cannone che dal Gianicolo spara a salve contro la città. È lì che Io muove i primi passi a fine anni settanta, lì che si spartisce lo spazio con il resto della sua famiglia, lì che si rovesciano, dalla tv, le immagini di Aldo Moro sequestrato, del corpo di Pasolini rinvenuto all’Idroscalo. La storia di Io salta di casa in casa, su e giù per gli anni, tessere ciascuna di un puzzle che si costruisce tra l’ultimo quarto del millennio e il primo degli anni zero: è giovane amante di una donna sposata in una casa di provincia, infante che insegue una tartaruga a quattro zampe; è marito in una casa borghese di Torino, e bohémien in una mansarda parigina; adolescente preso a pugni dal padre in una casa di vacanza, e giovane universitario buttato sopra un materasso; e poi semplicemente un uomo, che si tira dietro la porta di una casa vuota. In questo romanzo costruito come una partita di Cluedo o un poliziesco esistenziale, Andrea Bajani scrive una prosa che si leva in poesia, sa di cielo e di angeli ma anche di terra e bruciato. È un viaggio, Il libro delle case, attraverso i cambiamenti degli ultimi cinquant’anni, nelle sue architetture reali così come in quelle interiori, i luoghi da cui veniamo e quelli in cui stiamo vivendo, le palazzine di periferia degli anni sessanta, lo sparo che cambia il corso della storia, e il bacio rubato dietro una tenda.
Il secondo libro è Il pane perduto di Edith Bruck, edito da La Nave di Teseo e proposto dal gionalista, scrittore e politico Furio Colombo.
Per non dimenticare e per non far dimenticare, Edith Bruck, a sessant’anni dal suo primo libro, sorvola sulle ali della memoria eterna i propri passi, scalza e felice con poco come durante l’infanzia, con zoccoli di legno per le quattro stagioni, sul suolo della Polonia di Auschwitz e nella Germania seminata di campi di concentramento. Miracolosamente sopravvissuta con il sostegno della sorella più grande Judit, ricomincia l’odissea. Il tentativo di vivere, ma dove, come, con chi? Dietro di sé vite bruciate, comprese quelle dei genitori, davanti a sé macerie reali ed emotive. Il mondo le appare estraneo, l’accoglienza e l’ascolto pari a zero, e decide di fuggire verso un altrove. Che fare con la propria salvezza? Bruck racconta la sensazione di estraneità rispetto ai suoi stessi familiari che non hanno fatto esperienza del lager, il tentativo di insediarsi in Israele e lì di inventarsi una vita tutta nuova, le fughe, le tournée in giro per l’Europa al seguito di un corpo di ballo composto di esuli, l’approdo in Italia e la direzione di un centro estetico frequentato dalla “Roma bene” degli anni Cinquanta, infine l’incontro fondamentale con il compagno di una vita, il poeta e regista Nelo Risi, un sodalizio artistico e sentimentale che durerà oltre sessant’anni. Fino a giungere all’oggi, a una serie di riflessioni preziosissime sui pericoli dell’attuale ondata xenofoba, e a una spiazzante lettera finale a Dio, in cui Bruck mostra senza reticenze i suoi dubbi, le sue speranze e il suo desiderio ancora intatto di tramandare alle generazioni future un capitolo di storia del Novecento da raccontare ancora e ancora.
Il terzo libro finalista è Splendi come vita di Maria Grazia Calandrone, edito da Ponte alle Grazie e proposto dal poeta, traduttore e accademico Franco Buffoni.
“Splendi come vita” fa quello che fa la letteratura alla sua massima potenza: ridà vita a ciò che non c’è più, illuminando di riflesso la vita del lettore. Ma lasciamo che a parlarne sia l’autrice. «Splendi come vita è una lettera d’amore alla madre adottiva. È il racconto di una incolpevole caduta nel Disamore, dunque di una cacciata, di un paradiso perduto. Non è la storia di un disamore, ma la storia di una perdita. Chi scrive è una bambina adottata, che ama immensamente la propria madre. Poi c’è una ferita primaria e la madre non crede più all’amore della figlia. Frattura su frattura, equivoco su equivoco, si arriva a una distanza siderale fra le due, a un quotidiano dolore, a un quotidiano rifiuto, fino alla catarsi delle ultime pagine. Chi scrive rivede oggi la madre con gli occhi di una donna adulta, non più solo come la propria madre, ma come una donna a sua volta adulta, con la sua storia e i suoi propri dolori e gioie. Quando si smette di vedere la propria madre esclusivamente come la propria madre, la si può finalmente “vedere” come essere separato, autonomo e, per ciò, tanto più amabile»
Il quarto libro è L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito, edito da Bompiani e proposto dallo scrittore Giuseppe Montesano.
Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima. Ogni moto di ragionevolezza precipita dentro di lei come in quelle notti in cui corre a fari spenti nel buio in sella a un motorino. Alla banalità insapore della vita, a un torto subito Gaia reagisce con violenza imprevedibile, con la determinazione di una divinità muta. Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti.
Il quinto libro è Sembrava bellezza di Teresa Ciabatti, edito da Mondadori e proposto dallo scrittore Sandro Veronesi vincitore del Premio Strega 2019 con il suo Il colibrì.
Ad accoglierci tra le pagine di questo romanzo è una donna, una scrittrice, che dopo essersi sentita ai margini per molti anni ha finalmente conosciuto il successo. Vive un tempo ruggente di riscatto, che cerca di tenersi stretto ma ogni giorno le sfugge un po’ di più. Proprio come la figlia, che rifiuta di parlarle e si è trasferita lontano. Combattuta tra risentimento e sgomento per il tempo che si consuma la coglie Federica, la più cara amica del liceo, quando dopo trent’anni torna a cercarla. E riporta nel suo presente anche la sorella maggiore Livia – dea di bellezza sovrannaturale, modello irraggiungibile ai loro occhi di sedicenni sgraziate –, che in seguito a un incidente è rimasta prigioniera nella mente di un’eterna ragazza. Come accadeva da adolescenti, i pensieri tornano a specchiarsi, a respingersi e mescolarsi. La protagonista perlustra il passato alla ricerca di una verità, su se stessa e su Livia, e intanto cerca di riafferrare il bandolo della propria esistenza ammaccata: il lavoro, gli amori. Livia era e resta un mistero insondabile: miracolo di bellezza preservata nell’inconsapevolezza? O fenomeno da baraccone? Avvolti nelle spire di un’affabulazione ammaliante, seguiamo la protagonista in un viaggio che è insieme privato e generazionale, interiore e concreto. E mentre lei aspira a fermare l’attimo per non perdere la gloria, la sorte di Livia è lì a ricordare cosa può succedere se la giovinezza si cristallizza in un presente immobile: una diciottenne nel corpo di una cinquantenne, una farfalla incastrata nell’ambra. “Sembrava bellezza” è un romanzo sull’impietoso trascorrere del tempo, e su come nel ripercorrerlo si possano incontrare il perdono e la tenerezza, prima di tutto verso se stessi. Un romanzo di madri e di figlie, di amiche, in cui l’autrice mette in scena le relazioni, tra donne e non solo. Un romanzo animato da uno sguardo che innesca la miccia del reale e, senza risparmiare nessun veleno, comprende ogni umana debolezza.
Il sesto libro è Borgo Sud di Donatella Di Pietrantonio, edito da Einaudi, e proposto dalla scrittrice, critica letteraria, accademica e traduttrice Nadia Fusini.
È il momento più buio della notte, quello che precede l’alba, quando Adriana tempesta alla porta con un neonato tra le braccia. Non si vedevano da un po’, e sua sorella nemmeno sapeva che lei aspettasse un figlio. Ma da chi sta scappando? È davvero in pericolo? Adriana porta sempre uno scompiglio vitale, impudente, ma soprattutto una spinta risoluta a guardare in faccia la verità. Anche quella più scomoda, o troppo amara. Così tutt’a un tratto le stanze si riempiono di voci, di dubbi, di domande. Entrando nell’appartamento della sorella e di suo marito, Adriana, arruffata e in fuga, apparente portatrice di disordine, indicherà la crepa su cui poggia quel matrimonio: le assenze di Piero, la sua tenerezza, la sua eleganza distaccata, assumono piano piano una valenza tutta diversa. Anni dopo, una telefonata improvvisa costringe la narratrice di questa storia a partire di corsa dalla città francese in cui ha deciso di vivere. Inizia una notte interminabile di viaggio – in cui mettere insieme i ricordi -, che la riporterà a Pescara, e precisamente a Borgo Sud, la zona marinara della città. È lì, in quel microcosmo così impenetrabile eppure così accogliente, con le sue leggi indiscutibili e la sua gente ospitale e rude, che potrà scoprire cos’è realmente successo, e forse fare pace col passato.
Il settimo libro è Cara pace di Liza Ginzburg, edito da Ponte alle Grazie, e proposto dalla scrittrice Nadia Terranova finalista del Premio Strega del 2018.
Maddalena, la maggiore, è timida, sobria, riservata. Nina, di poco minore, è bella e capricciosa, magnetica, difficile, prigioniera del proprio egocentrismo. Le due sorelle, legate dal filo di un’intima indistinzione, hanno costruito la loro infanzia e adolescenza intorno a un grande vuoto, un’assenza difficile da accettare. Ancora adesso, molti anni dopo, cercano di colmarla con corse, lunghe camminate, cascate di parole e messaggi WhatsApp che, da Parigi a New York, le riportano sempre a Roma, in una casa con terrazzo affacciata su Villa Pamphili, dove la loro strana vita, simbiotica e selvatica, ha preso forma. È proprio a Roma che Maddi, da sempre chiusa nel suo carapace, decide di tornare, fuggendo dai ruoli che la sorella, prima, e la famiglia poi, le hanno imposto. Finalmente sola con sé stessa e con i suoi ricordi, lascia cadere le difese e, rivivendo i luoghi del passato, inverte le parti e si apre alle sorprese che riserva la vita. Padri e madri, amicizie e passioni, alberi e fiumi fanno da cornice a una storia d’amore e di abbandono che, come ogni storia viva, offre solo domande senza risposta. E misura con il metro felice della letteratura la distanza che intercorre tra la ferita originaria e la pace sempre e solo sfiorata della maturità.
L’ottavo libro è Le ripetizioni di Giulio Mozzi, edito da Marsilio e proposto dal critico letterario, filologo e accademico Pietro Gibellini.
Mario è un uomo che inventa storie, modifica la realtà, non è interessato alla verità, né sulle cose né sulle persone. Mario sfugge, per indolenza, all’obbligo di capire che tutti ci lega e tutti ci frustra. Vuole sposare Viola ignorandone la doppia, forse tripla vita. Anni prima è stato lasciato da Bianca, subito prima che nascesse Agnese, che forse è sua figlia o forse no. Tuttavia, se Bianca, spuntando dal nulla dopo anni, chiede aiuto, Mario subito accorre, disponibile ad accollarsi la paternità. È succube di Santiago, un ragazzo dedito a pratiche sessuali estreme, e affida alle fotografie la coerenza e consistenza della propria vita. Se dei giorni della vita di Mario possiamo dire – quasi sempre è il 17 giugno -, degli spazi in cui Mario si muove non siamo certi. La ripetizione è l’unica realtà di Mario. Con una scrittura avvolgente, sensuale e che procede per variazioni capitolo dopo capitolo, pur conservando un incalzare ipnotico, Giulio Mozzi in questo suo romanzo guida il protagonista, e chi legge, attraverso avventure in parte reali e in parte – ma la cosa è sempre indecidibile – del tutto immaginarie, portandoli a sfiorare le vite strane e misteriose di personaggi senza nome – il Grande Artista Sconosciuto, il Terrorista Internazionale, il Martellatore di Monaci, il Capufficio – che Mario contempla come enigmi incomprensibili e rivelatori. Arrivando, nell’ultima pagina, alla più orribile delle conclusioni.
Il nono libro è La casa delle madri di Daniele Petruccioli, edito da Terrarossa Edizioni e proposto dalla scrittrice Elena Stancanelli.
Ernesto e Elia sono gemelli e si inseguono in una specie di lontananza ravvicinata senza riuscire a toccarsi, come fossero rette parallele; Sarabanda e Speedy, i loro genitori, invece non la smettono di allontanarsi neanche quando credono di starsi vicino. E così Daniele Petruccioli ci conduce su e giù per le generazioni che si succedono in case dove le persone crescono, vivono, muoiono, traslocano e che sono forse le uniche vere custodi di una memoria che facciamo di tutto per rimuovere, ma permane ostinata.
Il decimo libro è Due vite di Emanuele Trevi edito da Neri Pozza e proposta dallo scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo.
«L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti e cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità». Così scrive Emanuele Trevi in un brano di questo libro che, all’apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, cosi propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l’aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava. Ne mostra anche le differenti condotte: l’ossessione della semplificazione di Rocco Carbone, impigliato nel groviglio di segni generato dalle sue Furie; la timida sfrontatezza di Pia Pera che, negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore. Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell’unicità di questo libro non stanno nell’impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l’amicizia. Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all’ultimo trasparente e felice, quel legame che accade quando «Eros, quell’ozioso infame, non ci mette lo zampino».
L’undicesimo libro è Adorazione di Alice Arciuolo edito da 66thand2nd e proposto dal poeta e scrittore Daniele Mencarelli.
A Pontinia, piccolo centro di fondazione fascista nel mezzo dell’Agro Pontino, la giovane Elena è stata uccisa dal fidanzato. A distanza di un anno, i suoi amici sono ancora divisi tra il dolore di quel trauma e il bisogno di un’adolescenza normale. Nell’arco di un’estate afosa, vissuta fra le architetture metafisiche di Pontinia e di Latina e le sensuali dune di Sabaudia, e con Roma, la grande città, sullo sfondo, si intrecciano i loro destini. C’è Diana, con la sua voglia sulla gamba che la rende tanto insicura, e c’è la sua migliore amica Vera, che sembra invece non aver paura di niente. Ci sono Giorgio, il fratello di Vera, che era innamorato di Elena e non lo ha mai detto a nessuno, e Vanessa, cugina di Giorgio e Vera e migliore amica di Elena. Intorno a loro una comunità ancora regolata nel profondo da valori patriarcali perfettamente interiorizzati, una comunità dove le famiglie sono spesso tenute insieme solo dall’ipocrisia e dal silenzio. Le ragazze e i ragazzi dovranno così crescere, perdersi e ritrovarsi da soli. Faranno i conti con il vuoto e la passione, l’insicurezza e l’ansia, l’accettazione e l’affermazione di sé. La morte di Elena assumerà per ognuno un significato diverso, e per ognuno si sovrapporrà alla propria storia personale, a un’educazione sentimentale e sessuale fatta di estremi, in cui l’amore, la tenerezza e il desiderio si mescolano alla sopraffazione, all’umiliazione e alla vergogna.
Il dodicesimo ed ultimo libro è L’anno che a Roma fu due volte Natale di Roberto Venturini edito da SEM e proposto dalla scrittrice e giornalista Maria Pia Ammirati.
Villaggio Tognazzi, Torvaianica, sul litorale romano. Alfreda, un’accumulatrice seriale con i primi segni di demenza senile, ha reso il suo villino un tugurio invivibile, dove vive per inerzia tra insetti e cianfrusaglie. Sopra di lei abita il figlio Marco, un giovane fattone, profondamente insicuro, la cui unica occupazione è accudire la madre. Lo spettro di un’azione da parte dell’Ufficio d’igiene rende necessario svuotare in fretta la casa, pena lo sfratto. Alcuni sgangherati amici, assidui frequentatori del bar Vanda, si attivano per sgomberarla, ma la proprietaria si oppone. Da qualche tempo Alfreda soffre di disturbi del sonno durante i quali le appare Sandra Mondaini, che ha conosciuto ai tempi d’oro del Villaggio Tognazzi, quando era il ritrovo estivo del jet set culturale italiano. Alfreda, nei suoi deliri notturni, immagina di parlare con l’attrice, sofferente per la “separazione” dal marito Raimondo Vianello, che riposa a Roma mentre lei è sepolta a Milano. Anche Alfreda non si è mai ricongiunta al marito, scomparso in mare durante una pesca notturna e mai più ritrovato. Alfreda decide di mettere fine a quella “ingiustizia” e pone al figlio una condizione per lo sgombero del villino: trafugare la salma di Raimondo dal Verano e portarla al cimitero di Lambrate, da Sandra. Dopo le prime resistenze, Marco getta le basi del piano, aiutato da Carlo, un vecchio pescatore, e da Er Donna, il travestito più ambito della Pontina. Con il suo secondo romanzo Roberto Venturini si conferma un autore particolarissimo, dotato di un umorismo sottile e in grado di creare situazioni surreali, abitate da personaggi indimenticabili.
Il manifesto della LXXV edizione del Premio Strega realizzata dall’artista Lorenzo Mattotti
Il 22 giugno ci sarà la proclamazione dei 5 libri finalisti e per concludere l’8 luglio verrà decretato il vincitore di questa edizione.
Sui social [TWITTER, FACEBOOK e INSTAGRAM] del Premio Strega è possibile visionare tutti i romanzi che erano stati proposti. Magari qualcuno tra di loro li avete già letti o ne avete sentito parlare. Chissà!
Avete avuto modo, invece, di leggere qualcuno dei titoli elencati oppure come noi vi siete già segnati due o tre titoli da acquistare?
Attendiamo il prossimo luglio per poter sapere chi avrà vinto quest’anno e nel mentre ci immergiamo in qualche pagina di un nuovo libro. Magari proprio uno dei finalisti dello Strega.
Con ‘Sotto i soli di Gwalthur’ Mala Spina regala fantascienza “Sword and Planet con cyborg imbranati contro aliene feline, dinosauri mutanti e intelligenze artificiali egomaniache. Tra Flash Gordon, Avatar e John Carter di Marte”.
Il romanzo è diviso in capitoli narrati dal punto di vista della protagonista femminile Zorya, cacciatrice nativa di Gwalthur e altri da quello dell’agente Securforce Ben Sawyer. Sono tante le fonti di ispirazione che pervadono tutta la narrazione e a detta della stessa autrice ci sono ‘dentro’ anche film come Il pianeta Proibito, Guardiani della galassia e Avatar. Il romanzo è una grande avventura di scoperta e peripezie ed infatti, l’idea iniziale di Sotto i soli di Gwalthur è quella di un re-telling di Le avventure di Robinson Crusoe.
La definizione esatta del genere a cui appartiene Sotto i Soli di Gwalthur è il PLANETARY ROMANCE, dove Romance è inteso come Romanzo. Si tratta di storie basate sull’esplorazione e la scoperta delle meraviglie di pianeti alieni esotici e spesso primitivi.
Ma tralasciando le categorie, i generi e sottogeneri, è impossibile non amare questo bel romanzo avventuroso e divertente. Duecentosessantacinque pagine con sedici illustrazioni sono proprio poche quando la narrazione corre al ritmo di dinosauri assatanati e inseguimenti da parte di umanoidi cacciatrici inferocite. Impossibile è anche non amare Ben Sawyer e Zorya: il primo è un umano con un braccio bionico e un chip neurale, argomento che non ama particolarmente come impareremo nel corso della lettura, mentre la seconda è una giovane cacciatrice appartenente ad una tribù autoctona del pianeta, è quasi umana se non fosse che è parzialmente ricoperta di pelo e dotata di coda.
Insomma non dobbiamo dare nulla per scontato mentre voltiamo una pagina dietro l’altra di questo avvincente romanzo, non scontato e ben architettato. La scrittura scivola via veloce e si ha l’impressione che i due protagonisti, con l’aggiunta dell’intelligenza artificiale Kowalski, siano perfettamente costruiti e fatti per essere letti da noi. Un plauso anche alla ‘questione femminile’ che pervade il romanzo, la nostra Zorya vuole evadere dalle costrittive leggi della sua tribù e si arma di coraggio e forza nel distaccarsi da tutto quello che conosce per seguire il suo sogno e la sua volontà nonostante le enormi difficoltà a cui andrà incontro. Troverà sul suo cammino Ben Sawyer, anche lui un uomo costretto, un soldato addestrato che ha dimenticato chi è a causa del chip neurale che gli hanno impiantato quelli della potentissima Corporazione e solo grazie ad un caso fortuito recupera parzialmente la sua libertà di pensiero. La loro diversità parrebbe insormontabile ma di fronte alle difficoltà trovano la loro strada anche se fatta di difficoltà e coraggiose azioni, combattimenti e incomprensioni che spesso virano in gag ironiche. L’intelligenza artificiale e il confronto tra il cyber e il reale, materico mondo è trattato con grande capacità narrativa, inoltre la tensione tra i due protagonisti è ben costruita e mai scontata. Adatto a chiunque ami la fantascienza ma anche a chi non predilige il genere, per la sua godibilità può piacere anche alla fascia definibile YA. Qualche ora di intrattenimento puro e di buon livello sono assicurati con questo romanzo edito da Plesio. Sarebbe davvero bellissimo se l’autrice tornasse a raccontare ancora altri accadimenti sotto i soli del pianeta Gwalthur.
Quarta di copertina: Zorya è un’intrepida cacciatrice dall’aspetto ferino, nata in un mondo primitivo e condannata dalle legge tribali della sua gente. Ben Sawyer è un agente al servizio di una delle più potenti corporazioni della galassia civilizzata, costretto a un atterraggio di fortuna. Le loro strade si incrociano nelle selvagge foreste di Gwalthur, infestate da bestie simili a dinosauri. I due presto scoprono che il pianeta nasconde segreti di un’antica colonizzazione, e un dio-macchina dormiente in attesa di risvegliarsi. Inizia così la loro fuga, inseguiti da cacciatori feroci e macchine assassine, per riuscire a salvarsi sotto i soli di Gwalthur
Mala Spina è lo pseudonimo di una scrittrice toscana appassionata di narrativa del fantastico e collezionista di fumetti. Lavora nel campo dell’editoria, illustrazione digitale e web design. Scrive storie Fantasy, Steampunk e Horror. Ha pubblicato in proprio l’urban fantasy “Victorian Horror Story”, la black comedy horror “Il Mangiapeccati” e la serie fantasy-sword and sorcery “Altro Evo”. Ha pubblicato racconti brevi in varie antologie: “L’oro dell’uomo nero” in Zappa e Spada per Acheron Books. “Testa di santo” in Eroica per Watson Edizioni. “Quattro regole di sopravvivenza agli zombie” in Zomb! Saga per Dunwich Edizioni. “Ultimo treno per Uomo Morto” in N di menare per Lethal Books. Sito Internet: www.AltroEvo.com
«Già, l’amore» dissi. «Parliamo di questo sentimento che non riuscivi a dominare. Come lo descriveresti?». Qui Stella fece un’altra pausa. Poi, con voce stanca, riprese: «Se non lo sai non posso spiegartelo». «Allora non si può definire? Non se ne può parlare? È una cosa che nasce, che non si può ignorare, che distrugge la vita delle persone. Ma non possiamo dire nient’altro. Esiste, e basta». «Queste sono parole, Peter» mormorò Stella.
Perchè? Durante la lettura di “Follia” mi sono fatta questa domanda più e più volte, senza riuscire a trovare davvero una risposta. Mi sono anche domandata se io potrei mai cadere in un amore del genere – così ossessivo, autodistruttivo e malato – all’apparenza di punto in bianco. Perché si precipita in questa spirale? Ci sono persone predisposte o forse è solo la noia a spingere la mente umana a cedere? Perché la psiche ceda effettivamente a questo tipo di ossessioni è una domanda che molti si sono posti e hanno studiato a fondo la cosa e forse, non mi sono informata al riguardo, non hanno ancora trovato una vera e propria risposta. La mente umana è “famosa” per essere solita arrendersi a dei colpi di testa (ehm), le pagine di cronaca ne sono piene! Ma cosa scatta? E perché scatta? Ansia. Un altro sentimento che mi viene in mente per tentare di spiegarvi cosa ho provato leggendo questo romanzo. Subito dopo seguono le parole: cupo, amaro, spietato. E badate bene, in questo contesto specifico non le considero proprio parole negative. La prima volta che ho sentito parlare di “Follia” stavo passeggiando con una mia amica, in una finta giornata primaverile e Shirin con passione mi ha raccontato la trama e mi ha molto incuriosita, anche se non ero certa di volerlo leggere: qualcosa non mi convinceva. Tempo una settimana ed il libro era tra le mie mani pronto per essere letto. Non so ancora dirvi in che senso, se positivo o negativo, ma la prima impressione che ho avuto leggendo i primi capitoli è stata: “Accidenti, ma sei sicura di cosa stai leggendo?” Non posso dire che sia un brutto libro perché non sarei sincera: non è scritto male, anzi il ritmo è incalzante e vuoi capire che cosa succede, o almeno speri che alla fine qualcuno te lo spieghi. La lettura ti prende e ti tiene incatenato al racconto pacato, a tratti compassionevole, di Peter Cleave, lo psichiatra che si ritrova ad avere in cura questi due amanti sfortunati. Un po’ di amaro in bocca me lo ha lasciato. La trama è ben strutturata, i personaggi sono molto ben caratterizzati – soprattutto Stella – ed alla fine, come descritto nella copertina bisognerà fare una scelta e decidere se la “follia” che caratterizza tutto il romanzo è solo nell’amore vissuto da Edgar e Stella o se è anche in Peter. A mio parere è solamente nell’amore – sarebbe meglio dire nell’ossessione perché quello che i due provano l’uno per l’altra, per me, non è amore – dei due protagonisti. Per concludere, lo consiglio perché come romanzo mi è piaciuto ed è un’ottima lettura. Un viaggio nella testa, nella psiche può essere davvero affascinante, ma anche agghiacciante. Questo romanzo fa anche ragionare e domandare: potrebbe mai capitare a me? E se capitasse, sarei in grado di uscirne? Un romanzo che fa riflettere sulle proprie debolezze e sulle proprie forze.
Da questo libro è stato tratto anche un film del 2005 “Asylum” diretto da David Mackenzie che non ho ancora visto, ma rimedierò al più presto.
Quarta di copertina: Una grande storia di amore e morte e della perversione dell’occhio clinico che la osserva. Dall’interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio. Alla fine del libro ci si troverà a decidere se la “follia” che percorre il libro è solo nell’amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell’occhio clinico che ce lo racconta.
Patrick McGrath, scrittore inglese, è nato a Londra nel 1950. Il padre lavorava come psichiatra nel manicomio criminale di Broadmoor, dove il giovane Patrick passa gran parte della propria infanzia. A 21 anni si è trasferito in Canada dove ha lavorato nell’ospedale di Oakridge. Non ha perciò seguito la strada del padre e non si è laureato in psichiatria; la sua irrequietezza lo ha portato altrove, alla scrittura, ed ha immediatamente conquistato i lettori con la trama originale e coinvolgente di Follia, con oltre 500 mila copie vendute, e un successo che dura nel tempo. Tra gli altri suoi libri si ricorda: Racconti di follia(La Nave di Teseo, 2020). Dai suoi romanzi sono stati tratti i film The Grotesque (1995), di John-Paul Davidson, Spider (2002), di David Cronenberg e Asylum, di David Mackenzie nel 2005.
I vecchi non hanno altro da fare, quindi sanno raccontare il passato meglio di chiunque. Libri e film compresi. Quel giorno, mi sono resa conto che è sufficiente toccarli, gli anziani, è sufficiente prendere loro la mano perché inizino a raccontare. Come quando si scava un buco nella sabbia asciutta, in riva al mare, e l’acqua risale in superficie.
Probabilmente tutti hanno sentito parlare di Valérie Perrin ed è impossibile non conoscere il suo secondo romanzo: Cambiare l’acqua ai fiori, best-seller assoluto che ha spedito la scrittrice francese sull’olimpo dei migliori scrittori contemporanei. Grazie a “Radio Libro“, ovvero il passaparola dei lettori, il romanzo ha riscosso un grande successo diventando il libro più venduto nel 2020. E con ragione, aggiungiamo! Ma non è di questo che vogliamo parlavi oggi, bensì del lavoro precedente della Perrin, ‘Il quaderno dell’amore perduto‘ uscito nel 2015 in patria e nel 2016 in Italia, vincitore di numerosi premi e che è stato però lanciato verso nuovi livelli di vendite (e apprezzamenti) solo dopo che è giunto il successone di ‘Cambiare l’acqua ai fiori’. Sono entrambi dei romanzi meravigliosi, ma a nostro parere, ‘Il quaderno dell’amore perduto‘ è davvero un capolavoro che solo un acclarato talento, come la Perrin, poteva partorire in esordio.
Il quaderno dell’amore perduto – anche se siamo un po’ titubanti sulla traduzione italiana del titolo perché in francese è ‘Les Oubliés du dimanche‘ e acquista tutto un altro significato leggendo il narrato – è un romanzo delicato e crudele allo stesso tempo. Fin dalle prime pagine si percepisce il passato ed il presente di una storia che attraversa i giorni e gli anni, una guerra ed il destino, raccontata tramite i ricordi di un’anziana signora e le parole scritte di una ventunenne con il dono di saper ascoltare.
Hélène Hel è nata due volte. Il 20 aprile 1917 a Clarmain, in Borgogna, e il giorno in cui, nel 1933, poco prima dell’estate, ha incontrato Lucien Perrin.
Si percepisce anche il dolore, quel dolore conosciuto solamente da chi sa cosa vuol dire perdere una persona cara, andare alla perenne ricerca del proprio posto nel mondo e finire a sentire solo odore di mare. Sappiamo che può sembrare strano, ma ad un certo punto pare quasi di trovarsi insieme ad Héléne, l’anziana signora di cui dicevamo, sulla spiaggia che tanto ama. Ci sono libri che oltre ad essere figli dell’amore di chi li ha creati sono qualcosa in più. Sono l’Amore. Les oubliés du dimanche, è davvero l’amore, dentro però c’è un intero caleidoscopio di emozioni umane: la paura, la gelosia, la nostalgia e il rimorso per citarne qualcuna.
Stasera sono di turno. E ho nostalgia, nostalgia di ciò che non ho ancora vissuto.
C’è Hélené, la signora anziana che fu una bimba dislessica in un mondo che nemmeno ancora concepiva il concetto di dislessia, si era asini punto e basta; c’è Justine, la giovane assistente di casa di riposo sensibile ma distaccata dal mondo, orfana di genitori e affetti. C’è il cugino fratello Jules, c’è Lucien, c’è Louve e c’è il dottor senza nome e una pletora di fantastici co-protagonisti. Ma c’è anche una dose di ironia e leggerezza che accarezza come il volo di un gabbiano, magari quello che ci accompagna nel romanzo.
“Oggi come va, Madame Bertrand?” “Annie è appena morta.” “Ah. Chi è Annie?” “Era la mia amica. Quando veniva da me diceva: ‘Offrimi una birretta’. Pensa che ci sarà qualche bistrot nella casa del buon Dio?” “Se c’è un paradiso, dev’esserci per forza un bistrot.”
Per non far mancare nulla a tutto questo si aggiunge il sapore di un incidente che forse è un delitto. La narrazione, come accade anche in ‘Cambiare l’acqua ai fiori‘, viaggia tra i feedback e i salti temporali fino a dipanare la storia in una architettura narrativa solida ma scorrevole. In questo la Perrin è assoluta maestra. I colpi di scena sono ritmati in maniera da lasciare perennemente in attesa di sapere. Non si può abbandonare la lettura. La scrittura è precisa, fluida e lirica abbastanza da donare romanticismo senza cadere nel miele e nello strazio. L’ambientazione è quasi interamente incentrata su un piccolo paese di nome Milly, situato nel bel mezzo della Francia. I cambiamenti che subirà nel tempo della narrazione vengono descritti con poche pennellate efficaci e decise che riescono a illustrare perfettamente quanto accaduto, in buona parte, dei piccoli centri urbani europei. Ma c’è tanto altro prima di giungere al mare dove vola il nostro gabbiano. Esistono libri che vengono considerati oro e questo romanzo è oro puro. La capacità della Perrin di catturare il lettore sfiora il magico. I personaggi sono descritti meravigliosamente e al termine del libro sembra di abbandonare qualcuno conosciuto di persona. Questo libro è semplicemente perfetto e aspettiamo con concitazione il terzo libro dell’autrice francese, previsto per aprile in Francia: Trois. Se non c’è due senza tre sarà senza dubbio un capolavoro anche quello.
Quarta di copertina: La vita di Justine è un libro le cui pagine sono l’una uguale all’altra. Segnata dalla morte dei genitori, ha scelto di vivere a Milly – un paesino di cinquecento anime nel cuore della Francia – e di rifugiarsi in un lavoro sicuro come assistente in una casa di riposo. Ed è proprio lì, alle Ortensie, che Justine conosce Hélène. Arrivata al capitolo conclusivo di un’esistenza affrontata con passione e coraggio, Hélène racconta a Justine la storia del suo grande amore, un amore spezzato dalla furia della guerra e nutrito dalla forza della speranza. Per Justine, salvare quei ricordi – quell’amore – dalle nebbie del tempo diventa quasi una missione. Così compra un quaderno azzurro in cui riporta ogni parola di Hélène e, mentre le pagine si riempiono del passato, Justine inizia a guardare al presente con occhi diversi. Forse il tempo di ascoltare i racconti degli altri è finito, ed è ora di sperimentare l’amore sulla propria pelle. Ma troverà il coraggio d’impugnare la penna per scrivere il proprio destino?
Dicono dell’autrice
Valérie Perrin, classe 1967, è nata a Gueugnon ed è una scrittrice, fotografa e sceneggiatrice francese. Ha lavorato a lungo come fotografa di scena delle più importanti produzioni cinematografiche francesi. Ha anche collaborato come fotografa e sceneggiatrice insieme al compagno Claude Lelouch. Il suo romanzo d’esordio, Il quaderno dell’amore perduto, è stato pubblicato in Italia da Nord nel 2016. Nel 2019 Cambiare l’acqua ai fiori viene pubblicato in Italia da E/O.
Tra cambi di colore regionali e campagne vaccinali il secondo (e breve) mese dell’anno è volato via in un turbinio di nuove uscite editoriali e proposte interessanti. Ma ecco subito che Marzo giunge a spodestare il suo predecessore e butta sul piatto una carrettata di novità e qualche bella riedizione. Ecco quelle che ci intrigano di più:
Einaudi, 2 Marzo 2021
Quarta di copertina: Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva. Se si è donna, in Italia si muore anche di linguaggio. È una morte civile, ma non per questo fa meno male. È con le parole che ci fanno sparire dai luoghi pubblici, dalle professioni, dai dibattiti e dalle notizie, ma di parole ingiuste si muore anche nella vita quotidiana, dove il pregiudizio che passa per il linguaggio uccide la nostra possibilità di essere pienamente noi stesse. Per ogni dislivello di diritti che le donne subiscono a causa del maschilismo esiste un impianto verbale che lo sostiene e lo giustifica. Accade ogni volta che rifiutano di chiamarvi avvocata, sindaca o architetta perché altrimenti «dovremmo dire anche farmacisto». Succede quando fate un bel lavoro, ma vi chiedono prima se siete mamma. Quando siete le uniche di cui non si pronuncia mai il cognome, se non con un articolo determinativo davanti. Quando si mettono a spiegarvi qualcosa che sapete già perfettamente, quando vi dicono di calmarvi, di farvi una risata, di smetterla di spaventare gli uomini con le vostre opinioni, di sorridere piuttosto, e soprattutto di star zitta. Questo libro è uno strumento che evidenzia il legame mortificante che esiste tra le ingiustizie che viviamo e le parole che sentiamo. Ha un’ambizione: che tra dieci anni una ragazza o un ragazzo, trovandolo su una bancarella, possa pensare sorridendo che per fortuna queste frasi non le dice più nessuno.
Quarta di copertina: Solo i morti non hanno segreti. Jamie Conklin ha proprio l’aria di un bambino del tutto normale, ma ci sono due cose che lo rendono invece molto speciale: è figlio di una madre single, Tia, che di mestiere fa l’agente letterario, e soprattutto ha un dono soprannaturale. Un dono che la mamma gli impone di tenere segreto, perché gli altri non capirebbero. Un dono che lui non ha chiesto e che il più delle volte non avrebbe voluto. Ma questo lo scoprirà solo molto tempo dopo. Perché la prima volta che decide di usarlo è ancora troppo piccolo per discernere, e lo fa per consolare un amico. E quando poi è costretto a usarlo lo fa per aiutare la mamma, lo fa per amore. Finché arriva quella dannata volta, in cui tutto cambia, e lui è già un ragazzino, che non crede più alle favole. Jamie intuisce già, o forse ne è addirittura consapevole, che bene e male non sono due entità distinte, che alla luce si accompagnano sempre le tenebre. Eppure sceglie, sceglie la verità e la salvezza. Ma verità e salvezza, scoprirà tempo dopo, hanno un prezzo. Altissimo.
Quarta di copertina: Graham attende con ansia l’arrivo del ventesimo secolo, foriero di progresso scientifico e sociale. Ma, caduto in un sonno profondissimo, dorme per oltre due secoli durante i quali le sue azioni in banca fruttano interessi enormi. Al risveglio, nella Londra del 2100, il Dormiente si ritrova a essere l’uomo più ricco e potente del mondo. Scoprirà però che grazie al suo denaro una minoranza di privilegiati schiavizza una enorme massa di lavoratori. E che le “tute blu”, tenute nella miseria e nell’ignoranza e ridotte a vivere e lavorare nel sottosuolo della megalopoli, hanno un unico sogno: che il Dormiente risvegliatosi li guidi, novello messia, alla conquista della libertà. Attraverso gli occhi di Graham, le sue impressioni e le sue emozioni, il lettore scoprirà strutture urbanistiche di sorprendente modernità, messaggi politici ridotti a pochissime banali parole, prodigiose macchine che permettono di volare e la babele linguistica del Nuovo Mondo, dominato dalla brama capitalistica e in bilico fra trionfo tecnologico e caos apocalittico, fra l’ebbrezza del volo aereo e la minaccia di una dittatura proto-fascista, fra utopia e distopia.
Quarta di copertina: Tutti la chiamano Willy, ma lei si chiama Antonia come ha voluto la donna che l’ha messa al mondo e subito abbandonata in un istituto di Rotterdam, in Olanda. Siamo agli inizi del Novecento e la famiglia che l’ha adottata si trasferisce negli Stati Uniti in cerca di fortuna. A New York, Antonia viene indirizzata giovanissima alla carriera sicura di dattilografa da una madre adottiva assai poco amorevole. Ma le sue mani, che battono rapide sulla tastiera, nascondono ben altre doti. Perché nella Terra delle grandi opportunità, anche Antonia ha un sogno da realizzare: diventare una direttrice d’orchestra. E quando lascia l’ufficio, corre al suo secondo lavoro di maschera in una sala da concerti, per pagarsi le lezioni di pianoforte. Nel 1926, dopo un durissimo esame di selezione, Antonia viene ammessa (unica donna) al più maschile dei corsi di una maschilissima istituzione: la classe di direzione d’orchestra al Conservatorio della città. E sarà solo l’inizio di un percorso solcato da innumerevoli ostacoli e pregiudizi. L’incontro fortuito con il rampollo di una famiglia di aristocratici non le sarà d’aiuto, ma le dischiuderà le vette e gli abissi dell’amore. Quando però perde il lavoro e la madre la caccia di casa, si trova davanti a una scelta molto difficile. Partire per l’Europa e dedicarsi completamente alla carriera musicale, o restare negli Stati Uniti insieme all’uomo che ama? In un viaggio fra Vecchio e Nuovo Mondo, nel pieno fermento di un’epoca dove tutto sembrava possibile, seguiamo la vita avventurosa di Antonia fra mille peripezie. E ci emozioniamo davanti al coraggio e alla dedizione, alle lotte e alla caparbietà di una donna che rappresenta un vivido (e attualissimo) esempio anche a un secolo di distanza.
Se questo libro fosse un disco, magari uno della leggendaria collezione di Murakami, sarebbe un concept album. Otto racconti molto diversi ma uniti dallo stesso «strumento» suonato: la prima persona singolare. Un Murakami davvero inedito, non solo perché sono nuove le storie che racconta. È nuovo il modo in cui si mette in gioco: otto diversi modi di dire «io», per parlare a tutti.
Quarta di copertina: Nel signorile palazzo di rue de Grenelle, già reso celebre dall’Eleganza del riccio, monsieur Arthens, il più grande critico gastronomico del mondo, è in punto di morte. Il despota cinico ed egocentrico che decide le sorti degli chef più prestigiosi nelle ultime ore di vita cerca affannosamente di recuperare un sapore primordiale e sublime, un sapore provato e che ora gli sfugge, il Sapore per eccellenza, quello che vorrebbe assaggiare di nuovo, prima del trapasso. Ha così inizio un viaggio gustoso e ironico che ripercorre la carriera di Arthens dall’infanzia ai fasti della maturità, attraverso la celebrazione di piatti poveri e prelibatezze haute cuisine. A fare da contrappunto alla voce dell’arrogante critico c’è la nutrita galleria delle sue vittime (i familiari, l’amante, l’allievo, il gatto e anche la portinaia Renée…), ciascuna delle quali prende la parola per esprimere il suo punto di vista su un uomo che sembra ispirare solo sentimenti estremi, dall’ammirazione incondizionata al terrore, dall’amore cieco all’odio feroce. Il romanzo d’esordio dell’autrice dell’Eleganza del riccio.
Quarta di copertina: Jaipur, 1955. La giovane Lakshmi Shastri si è lasciata alle spalle una vita di povertà e un marito violento per diventare una delle artiste dell’henné più richieste in città. Prima che arrivasse a Jaipur, per farsi decorare mani e piedi le sue clienti si rivolgevano a donne Shudra, che si limitavano a tracciare semplici puntolini, trattini e triangoli, quel poco che bastava per procurarsi i loro magri guadagni. Lakshmi offre invece una gamma di motivi assai più complessi, capaci di rispecchiare le storie delle donne alle quali sono destinati. I suoi vividi ghirigori color cannella non hanno mai deluso le sue clienti che, con il tempo, sono arrivate a convincersi che il suo henné abbia il potere di riportare nel loro letto un marito scapestrato, o di indurre il loro ventre a concepire un figlio. Ecco perché Lakshmi può pretendere una tariffa dieci volte più alta del prezzo richiesto dalle donne Shudra, e ottenerla. Con il tempo è arrivata perciò assai vicina a conquistare ciò che desidera: una casa tutta sua, con pavimenti di marmo, acqua corrente a volontà e una porta d’ingresso di cui essere la sola ad avere le chiavi. Un posto nel quale poter accogliere i genitori e chiederne il perdono per essere fuggita dal marito, rovinando così la loro reputazione. Un giorno, però, il passato bussa alla sua porta: suo marito è riuscito a rintracciarla, e ad accompagnarlo c’è una ragazzina sconosciuta, una tredicenne con gli occhi enormi, di un azzurro che vira al verde, iridescenti come le piume di un pavone. È Radha, sua sorella. Una sorella di cui la giovane donna ha sempre ignorato l’esistenza. Una sorella, soprattutto, destinata a portare uno scompiglio tale nella vita di Lakshmi da metterne a repentaglio carriera e reputazione. “L’arte dell’henné a Jaipur” è il vivace ritratto una donna che, nell’India degli anni Cinquanta, lotta contro antichi pregiudizi e convenzioni per conciliare la propria realizzazione personale con il rispetto e l’amore per la famiglia.
È il 2199 e la situazione, sul pianeta Terra, non è delle migliori… Ma un gruppo di eroi è in lotta per salvare il futuro.
Anno 2119. Dopo una lunga serie di catastrofi ambientali, pandemie e sconvolgimenti di ogni sorta i superstiti sono stati costretti a sottomettersi a un regime ingiusto ma stabile, liberamente ispirato al feudalesimo. La società è formata da un centinaio di milioni di arcimiliardari onnipotenti e tre miliardi di migranti ambientali senza diritto di voto, raggruppati in grandi campi di accoglienza, sui lembi di terra risparmiati dall’innalzamento delle acque. Fra i ricchissimi la fanno da padroni gli azionisti del Consorzio delle multinazionali che controllano il web. Gli unici che si oppongono al Consorzio sono i giornalisti di Holly, il solo organo di informazione concepito e scritto da esseri umani invece che da robot. E quando il Consorzio sta per mettere in rete un nuovo algoritmo, in grado di eliminare definitivamente il libero arbitrio, le poche speranze di salvezza sono nelle mani di Tess, bistrattata redattrice di una rubrica sui gattini… Accanto a Tess e agli altri giornalisti di Holly, incontreremo famiglie di migranti europei e newyorkesi, ingegneri del marketing e dei big data, azionisti spietati e riccastri spiantati, bambini e algoritmi, hackers e haters. E saranno tutti coinvolti da una catena di avvenimenti che può portare alla fine della specie che si è autodenominata Sapiens.
Un’antica dimora inglese in cui tutto può accadere.
Mi chiamo Angelica e questa è la lista delle cose che avevo immaginato per me: un fidanzato fedele, un bel terrazzino, genitori senza grandi aspettative. Peccato che nessuna si sia avverata. Ecco invece la lista delle cose che sono accadute: lasciare tutto, partire per l’Inghilterra e ritrovarmi con un lavoro inaspettato. Così sono arrivata a Chaverton House, un’antica dimora del Dorset. Questo viaggio doveva essere solo una visita veloce per indagare su una vecchia storia di famiglia, e invece si è rivelato molto di più. Ora zittire la vocina che lega la scelta di restare ad Alessandro, lo sfuggente manager della tenuta, non è facile. Ma devo provarci. Lui ha altro per la testa e anche io. Per esempio prepararmi per fare da guida ai turisti. Anche se ho scoperto che i libri non bastano, ma mi tocca imparare a memoria i particolari di una serie tv ambientata a Chaverton. La gente vuole solo riconoscere ogni angolo di ogni scena cult. Io invece preferisco servizi da tè, pareti dai motivi floreali e soprattutto la biblioteca, che custodisce le prime edizioni di Jane Austen e Emily Brontë. È come immergermi nei romanzi che amo. E questo non ha prezzo. O forse uno lo ha e neanche troppo basso: incontrare Alessandro è ormai la norma. E io subisco sempre di più il fascino della sua aria da nobiltà offesa. Forse la decisione di restare non è così giusta, perché io so bene che quello che non si dovrebbe fare è quello che si desidera di più. Quello che non so è se seguire la testa o il cuore. Ma forse non vanno in direzioni opposte, anzi sono le uniche due rette parallele che possono incontrarsi.
Quarta di copertina: Colin Bridgerton è l’uomo più affascinante di Londra, lo sanno tutti. Penelope Featherington adora da sempre il fratello della sua migliore amica, e dopo una vita passata a osservarlo pensa di sapere tutto di lui. Fino a quando non scopre il suo più profondo segreto, e si accorge di non conoscerlo affatto. Ma anche Penelope nasconde un segreto, e per Colin svelarlo sarà la sfida più intrigante.
Quarta di copertina: I nostri eroi sono tornati. (Più o meno). Ci sono due notizie, una buona e una cattiva. Quella cattiva è che una forza oscura e antica sta per essere liberata nella galassia minacciando la sopravvivenza di ogni razza senziente che vive al suo interno. Qual è la buona? Ty e gli altri membri della Squadra 312 sono pronti a intervenire nuovamente per salvare la situazione. Tutto bene, se non fosse che incappano in una serie di tante piccole distrazioni che minacciano di distoglierli dalla missione, tipo il branco di gremp che li sta inseguendo per catturarli e accaparrarsi così la taglia messa sulla loro testa. O il gruppo di agenti AIG con inquietanti fiori argento per pupille pronti a tutto pur di mettere le mani su Auri. O, ancora, la sorella di Kal, ricomparsa dopo una lunga assenza, che non pare esattamente felice di rivedere il fratellino e che per di più ha un esercito syldrathi dalla sua. Con metà della galassia sulle sue tracce, la Squadra 312 non si è mai sentita così tanto desiderata. Quando Ty e i suoi scoprono che l’ Hadfield è stata recuperata, per loro è tempo di uscire allo scoperto. Duecento anni prima, la nave-colonia era svanita, lasciando Auri come unica sopravvissuta. E ora nella scatola nera del vascello potrebbero essere contenute informazioni fondamentali per la salvezza di tutti. Ma il tempo è tiranno e, se Auri non sarà in grado di imparare a gestire in fretta il suo potere, la squadra e tutti i suoi sostenitori rischieranno seriamente di ritrovarsi più morti del Grande Ultrasauro di Abraaxis IV. Preparatevi a leggere di rivelazioni scioccanti, colpi in banca impossibili, doni misteriosi, e un’epica battaglia finale che segnerà il destino degli eroi più improbabili (e indimenticabili) di tutta la Legione Aurora, e forse dell’intera galassia.
Quarta di copertina: Berlino, maggio 1945: è l’ora zero. Il vecchio mondo è finito. La città è ridotta a un cumulo di macerie, così come le anime dei suoi abitanti. La villa dei Thalheim, agiata famiglia di commercianti, è stata requisita e il loro negozio di abiti è stato bombardato. Le donne di casa, rimaste sole dopo che gli uomini sono scomparsi in guerra, devono ricominciare tutto da capo. Le tre sorelle Rike, Silvie e Florentine, trascinate dalla determinazione della maggiore, imprenditrice nata, decidono di provare a realizzare un sogno: riaprire l’attività di famiglia, riportare colore nella tetra Berlino del dopoguerra con tessuti sofisticati e abiti alla moda, riuscire a far sì che le berlinesi tornino a sentirsi donne. Riesumate le Singer, le forbici da sarta, i vecchi cartamodelli e le preziose stoffe che Rike aveva saggiamente nascosto insieme al padre, le ragazze si rimboccano le maniche e nel giro di poco le loro creazioni sono sulla bocca di tutti. Ma i tempi nuovi portano nuovi problmi: oscuri segreti inaspettatamente rivelati gettano una luce ingloriosa sull’attività e sulla famiglia, mettendo tutte a dura prova. Gelosie fra donne, amori, storie torbide del passato che riemergono a sparigliare le carte, il lontano scintillio della Berlino capitale della moda che torna a risplendere… Tutto questo, ma anche molto altro, nel primo capitolo della nuova trilogia bestseller Le sorelle del Ku’damm.
Quarta di copertina: Verity Jane, una app-whisperer di talento, viene assunta come beta tester per un nuovo prodotto di nome Eunice: un’assistente digitale attivabile per mezzo di occhiali dall’aspetto normalissimo. Eunice, oltre a essere un’intelligenza artificiale incredibilmente umana, ben presto rivela di possedere un volto, un passato frammentario e una conoscenza approfondita delle strategie di combattimento. Quando Verity intuisce che i suoi misteriosi datori di lavoro non sanno ancora quanto sia potente e preziosa Eunice, decide istintivamente che è meglio che non lo vengano mai a sapere. Intanto a Londra, un secolo dopo, in una linea temporale completamente diversa, Wilf Netherton è alle prese con plutocrati e saccheggiatori sopravvissuti a un disastro ecopolitico noto come “jackpot”. Il suo capo, l’enigmatica Ainsley Lowbeer, è in grado di vedere passati alternativi per provare a indirizzarne le sorti finali, e il suo progetto attuale riguarda Verity e Eunice. Ecco perché Wilf può vedere ciò che a Verity e Eunice è precluso: il jackpot che incombe su di loro e i ruoli che entrambe possono ricoprire per sventarlo. Fin dall’esordio con Neuromante nel 1986, Gibson non ha mai smesso di raccontarci la guerra non riconosciuta e silenziosamente devastante che hacker e lavoratori della gig economy combattono contro l’algoritmo, contro i gangster e i big data capitalists che manipolano i nostri bisogni, le nostre informazioni personali e i nostri desideri. Gibson non ha mai creduto che la fantascienza predica il futuro: parla solo del presente. Ed è esattamente quello che raccontano queste pagine, dove anche i resti di linee temporali alternative altro non sono che passati abbandonati, mozziconi di futuri che avrebbero potuto essere, versioni del mondo in cui viviamo ora. È difficile stabilire se un tentativo così determinato di predire il presente sia un’osservazione o un avvertimento. Probabilmente finisce per essere entrambe le cose.
Quarta di copertina: Negli ultimi anni siamo arrivati a privilegiare tutto ciò che è scandinavo: il cibo, gli arredi, la narrativa, la moda e il modo di vivere in generale. Sembra che consideriamo gli svedesi e i loro vicini scandinavi come complessivamente più sofisticati ed evoluti di noi. Tutti aspiriamo a essere svedesi, a vivere nella loro società perfettamente progettata dal futuro. Ma se avessimo investito tutta la nostra fede in una fantasia? E se la Svezia non fosse mai stata così moderata, egualitaria o tollerante come vorrebbero (farci) pensare? Non c’è Paese infatti che sia stato più idealizzato come welfare state per antonomasia, patria del politicamente corretto, meta prediletta di rifugiati politici ed economici, superpotenza gentile, progressista e liberale. Ma la recente ascesa alla ribalta politica di un partito apertamente neonazista ha iniziato a rompere quest’illusione, ed ecco che ora la scrittrice svedese Elisabeth Åsbrink, che ama il suo Paese «ma non ciecamente», ci presenta – con spirito ironico, a volte provocatorio ma sempre ben informato – cinquanta parole chiave per comprendere l’identità svedese.
un’umile rubrica a cadenza mensile sui volumetti di Una Serie di Sfortunati Eventi di Giulietta Frattini – Un Interessante Inizio (Una Serie di Straordinari Libri) Lemony Snicket – Un infausto inizio (Una Serie di Sfortunati Eventi)
Il primo libro della saga de Una Serie di Sfortunati Eventi è senz’ombra di dubbio uno dei più famosi romanzi per ragazzi, complice anche la sua comparsa nell’omonimo film del 2004 e di una serie Netflix di grande successo (tre stagioni, dal 2017 al 2019).
“Se vi interessano le storie a lieto fine, è meglio che scegliate un altro libro. In questo non solo non c’è il lieto fine, ma nemmeno un lieto inizio e ben poco di lieto anche in mezzo”
Il libro racconta la storia di tre fratelli molto sfortunati: Violet Baudelaire (l’inventrice), Klaus Baudelaire (il lettore) e Sunny Baudelaire (dai denti affilati),ma noi li sentiremo più spesso chiamare gli orfani. Fin dalla prima pagina viene messo bene in chiaro il leitmotiv del romanzo: la morte e come viene affrontata. I ragazzi si trovano sulla riva di Spiaggia Salmastra e ricevono la terribile notizia dell’incendio nella loro casa e della conseguente morte dei loro genitori. Incaricato di portarli dal loro tutore, il signor Poe, l’ingenuo banchiere di famiglia, li porterà dal malvagio Conte Olaf. Senza farsi scrupoli l’uomo tenterà di impadronirsi in tutti i modi dell’enorme patrimonio degli orfani, arrivando addirittura a sposare la povera Violet, mascherando il tutto con una commedia teatrale. Infine, una volta scoperto, il conte Olaf è costretto a scappare (senza però pagare le conseguenze delle sue azioni… lo rivedremo presto) e i ragazzi verranno accompagnati dal signor Poe dal nuovo tutore.
Dalla sinossi pare un libro triste: ai giovani orfani accadono molti eventi sfortunati in serie (come da titolo della saga): perdono la casa, nell’incendio muoiono i genitori e il loro tutore si rivela un uomo che vuole solo la loro eredità. Tre bambini intelligenti e dalle capacità straordinarie vittime di un mondo di adulti malvagi (o sprovveduti, come il signor Poe o la giudice Strauss), ma la tristezza dura poco: procedendo nella lettura il lettore scopre che in realtà è un libro divertente e molto avventuroso. Non si può che immedesimarsi nei giovani Baudelaire e fare il tifo per loro, tenendo il fiato sospeso per scoprire se i loro piani per sfuggire ai tranelli del Conte Olaf faranno sì che il bene trionferà.
Una cosa che mi è piaciuta tantissimo è che l’autore, Lemony Snicket, dialoga spesso con il lettore inserendosi nella prosa: spiegando il significato di alcune parole[«Ultimamente» disse il Conte Olaf, «temo di essere stato scostante». La parola ‘scostante’ è meravigliosa, ma non descrive esattamente il comportamento del Conte Olaf verso i ragazzi. Essa non descrive una persona che mette tre persone a dormire in un solo letto, le costringe a sbrigare lavori pesanti e le prende a schiaffi.] o raccontando fatti accaduti nella sua vita (addirittura invita più volte ad abbandonare la lettura del libro per dedicarsi a letture a detta sua più divertenti…)
Curiosità. Il vero autore è Daniel Handler, ma tutta la vicenda è raccontata come se il narratore fosse “Lemony Snicket”, personaggio di fantasia, il cui nome compare sulla copertina di tutti i libri e a cui vengono attribuite la presentazione e la conclusione del volume.
Questa lettura (ma in realtà tutta la serie) è un classico per ragazzi, ma io mi sento di consigliarlo anche a lettori adulti che amino l’ironia (a volte un po’ nera), il citazionismo letterario (vi dice nulla il cognome dei Baudelaire? O i figli Edgar e Albert del signor Poe?), e i libri brevi. I capitoli sono scorrevoli e si prestano particolarmente bene anche alla lettura ad alta voce, vista la trama molto lineare.
Quindi, se volete seguire le avventure degli orfani Baudelaire e risolvere tutti gli enigmi di questa serie, non posso fare altro che dirvi: continuate a leggerci!
Siamo felicissime di segnalare questo bel romanzo di Lorenzo Sartori, un noir di carattere e pronto a prendervi. Lo abbiamo letto e siamo certe che non vi deluderà. C’è un buon motivo se è il romanzo vincitore del premio NebbiaGialla per romanzi inediti nel 2020. Esce oggi e lo trovate in tutte le librerie, su bookdealer su tutti i maggiori store online: Amazon, Mondadori…
Casa Editrice:Laurana Editore | Prezzo: € 16,90 | Data di pubblicazione: 25 Febbraio 2021
Quarta di copertina: Da tre anni Andrea Basilio, ex ispettore di polizia, porta avanti la A&B Investigazioni. Tre anni senza grandi emozioni, tre anni a inseguire mariti e mogli infedeli e debitori in fuga. Ma tutto è destinato a cambiare quando un venerdì pomeriggio si presenta in agenzia l’avvenente Arianna Fanelli, giovane amante di uno degli uomini più in vista di Milano. Il ricco imprenditore è misteriosamente sparito la sera prima durante una cena romantica. Attratto più dalla cliente che dal caso e con la figlia preadolescente Camilla tra i piedi, Basilio si ritrova a indagare fra giri di escort, gallerie d’arte, conti cifrati e un vecchio cold case riconducibile all’imprenditore scomparso.
Dicono dell’autore
Lorenzo Sartori vive tra Crema e Milano. Giornalista pubblicista, scrittore, autore di giochi di simulazione, si occupa di organizzazione di eventi ed è direttore artistico del festival letterario Inchiostro e della rassegna DeGenere. La sua opera spazia dalla fantascienza al thriller. Il filo sottile di Arianna, vincitore del premio NebbiaGialla 2020, è il primo romanzo pubblicato con Laurana Editore.
“Ringrazio PromozioneRomanzi per avermi dato la possibilità di leggere questo romanzo.”
Quando il destino ti mette davanti l’occasione della tua vita, non puoi assolutamente perdere il biglietto di quel treno, una volta perso non passa più. Ne passeranno altri, certo, ma non saranno lo stesso treno. Questo è quello che succede ad entrambi i protagonisti di Backstage: Lilly e Damian. Il treno non lo perdono, anzi ci salgono in corsa, senza pensare alle conseguenze. Dopotutto, per due persone come loro l’amore è proprio quel treno che viaggia a grande velocità e che li travolge completamente. Lilliane Jenkins suona il basso ed è davvero un portento nel farlo, ama fare musica e la sua band i Red Velvet Curtains è composta da tre idioti dal cuore d’oro che lei adora: Luke, Martin e Taylor. Lilly ha delle ferite che non riescono del tutto a guarire nel suo cuore da ventenne ed anche un problema serio con il suo aspetto, nonostante non ce ne sarebbe bisogno. Damian Jones è la rockstar. Il dio del rock, del sesso, di qualsiasi cosa vi venga in mente. Ricco, bello, dotato di una voce che ti manda all’altro mondo ed un corpo che promette notti indimenticabili. Damian è il frontman dei Jailbirds, gruppo musicale che ha raggiunto il successo planetario. La famiglia di Damian è composta principalmente da Thomas, Michael e Simon ( NdA. Non dimenticatevi dei loro nomi!) gli altri componenti del gruppo e si sono promessi di proteggersi a vicenda, sempre. Voi credete nell’anima gemella? A noi piace credere di sì, per questo il fato mette sulla strada di Damian la bella e combattiva Lilly e viceversa. Perché due persone massacrate dal passato possano trovarsi, imparare ad amarsi – tra alti e bassi – vivere il presente e sperare nel futuro.
Quindi, galeotta una serata brava, un concorso indetto da una casa discografica ed un tour, veniamo catapultati in questa vita on the road a colpi di concerti, di notorietà (fin troppa, a detta di Lilly), di sguardi e di desiderio. La speranza di emergere, il sogno di fare della musica il proprio lavoro, ma anche desiderio di lasciarsi andare del tutto completamente. Di andare a fuoco. Ed è proprio quello che Damian e Lilly faranno: arderanno – come fiamme – fino a consumarsi, per poi risorgere… insieme.
Ho concluso da poco il romanzo di Erika Vanzin e ne sono rimasta soddisfatta. Mi ha accompagnato in una settimana in cui non sapevo proprio cosa leggere. A voi capita mai? Arrivi ad un bivio e non sai cosa leggere e poi ti capita sottomano proprio il romanzo che ti prende e ti fa ritornare sulla retta via della lettura.
Ecco, con Backstage è capitato proprio questo particolare fenomeno del lettore. La scrittura è fluida, la lettura è scorrevole ed in un batter d’occhio ti ritrovi alla fine del romanzo e ne vuoi sapere anche di più su questi due disgraziati che ti hanno fatto tribolare per esattamente quattro ore e mezza. Alla fine ne senti anche un po’ la mancanza. I personaggi secondari – che poi tanto secondari non sono – sono caratterizzati in maniera ottima, così come gli stessi protagonisti. Un po’ soffri con loro, un po’ esulti per loro e con loro. Arriverete alla fine che ne chiederete di più. E a proposito di volerne di più… sarete accontentati! Più in basso troverete la trama del nuovo romanzo “Paparazzi” che segue le vicende di Thomas Simons e di Iris! L’autrice ci fa inoltre sapere che il terzo romanzo della serie Rodies il cui protagonista è Michael Wright sarà disponibile nei primi mesi del 2021, quindi… direi che siamo, no? Sbrigatevi a leggere i due romanzi precedenti e non rimanete indietro: i Jailbirds vi aspettano!
«Solo una pazza non strapperebbe volentieri i vestiti di dosso a tutto quel ben di Dio, ma non per questo non gli pianterei un pugno in faccia quando fa lo stronzo.» Lilly è una bassista emergente che sogna di arrivare in cima alle classi che di tutto il mondo assieme alla sua band. Salire su un palco e suonare la sua musica è tutto ciò che desidera fare nella vita. C’è un’unica cosa che la frena a tal punto da sperare che il suo sogno non si avveri mai: soccombere alla pressione mediatica che deriva dalla popolarità. Damian è il cantante leader della rock band più famosa al mondo. Lui èabituato a stare in cima alle classi che e al centro dell’attenzione, sembra nato per essere inseguito dal gossip. Ha un unico scopo nella vita: continuare a vivere immerso nella fama per non tornare alla sua vita precedente. Damian accetta di stare sotto i riflettori, Lilly li evita scomparendo nell’anonimato. Lui non è disposto a rinunciare al suo attico a Manhattan, lei è preparata a dividere il microscopico appartamento di Brooklyn con i suoi genitori. Le loro vite sono totalmente incompatibili, ma c’è un unico problema: dovranno condividere mesi di tour con le loro rispettive band.
Erika Vanzin, classe 1979, nasce nella patria del prosecco, nello specifico a Valdobbiadene (Treviso). All’età di otto anni Erika ha chiesto a Babbo Natale una macchina da scrivere. Quello è stato il momento in cui i suoi genitori, alquanto sorpresi, si sono resi conto che non era come tutti gli altri bambini. Comunque, quel Natale ha ricevuto la sua prima pesante, professionale e nuovissima “Olivetti Lettera 35”. È stato amore a prima vista. Ha cominciato immediatamente a scrivere alcune parole che ben presto sono diventate la sua prima storia breve. Con il passare del tempo ha comprato un computer molto più efficiente ma, quella macchina da scrivere, avrà sempre un posto speciale nel suo cuore: è stata il suo primo amore. Erika è nata il 6 dicembre 1979 a Valdobbiadene in provincia di Treviso, un piccolo paese ai piedi delle Prealpi. Entrambi i suoi genitori sono nati e cresciuti nella stessa frazione dove tutt’ora risiedono. Erika ha vissuto con loro fino all’età di diciotto anni quando si è trasferita a Padova per frequentare l’università. Dopo la laurea non è tornata a Valdobbiadene ma ha seguito il suo cuore e ha viaggiato in giro per il mondo, vivendo a Los Angeles, Vancouver e Londra e visitando parte del Nord America e dell’Europa. Suo fratello, Nicola, è nato quando lei aveva cinque anni e, alcuni mesi prima che nascesse, aveva già cominciato il primo anno alla scuola elementare Nicolò Bocassino. Proprio in questa scuola ha incontrato l’insegnante che le ha fatto amare ancora di più la scrittura, i libri e lo studio in genere. Quello è stato l’incontro determinante che l’ha fatta diventare quella che è oggi perché è stata la prima persona, al di fuori della famiglia, a incoraggiare la sua creatività e il suo amore per i libri.
Se siete appassionati degli intrecci tra i vari personaggi, questa serie fa per voi! Vi aggiungo questo “plus” perché oltre a Backstage è disponibile dal 17 dicembre 2020 anche Paparazzi! Qui di seguito trama e link per l’acquisto!
Quarta di copertina: Cercare di sopravvivere in una città come New York, nella costosissima Manhattan, non è sempre facile. Lo sa bene Iris che, per cercare di sbarcare il lunario, si destreggia tra gestire un blog che parla di musica, fare la ghostwriter, scrivere manuali per aziende e scattare foto alle celebrità.Thomas è il batterista dei Jailbirds, vive in un appartamento lussuoso di Manhattan, fa un lavoro che ama e non ha problemi a togliersi sfizi costosi. È una persona che è sempre pronta ad aiutare chi è in difficoltà ma non sopporta chi vive gettando fango sugli altri, come i giornali di gossip e i paparazzi.Thomas vorrebbe poter salvare tutte le persone che ama usando i suoi soldi, Iris si accontenta di riuscire a non indebitarsi troppo.Lui vive da solo in un appartamento con cinque stanze da letto, lei divide l’unico vano, che serve da cucina e camera, con il suo gatto.Thomas odia i paparazzi, Iris lo fa di lavoro.Iris e Thomas vivono agli estremi opposti della scala sociale di Manhattan ma frequentano gli stessi ambienti e le gli stessi eventi: il batterista dal lato scintillante e patinato delle transenne, il paparazzo da dietro l’obiettivo rubando scatti della vita privata delle celebrità.“Paparazzi” è il secondo libro della Roadies Series ed è autoconclusivo. Può essere letto anche senza aver letto Backstage, ma all’interno ci sono alcuni spoiler sul primo libro.