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Segnalazione: Un tè a Chaverton House, Alessia Gazzola

Casa Editrice: Garzanti | Prezzo: € 16,40 | Data di pubblicazione: 18 marzo 2021

C’è una super novità!

Torna il Libreria Alessia Gazzola con un nuovo romanzo!
Non si sa ancora niente di questo nuovo progetto. L’autrice ha mandato in visibilio i fans pubblicando un post sulla sua pagina Facebook dove annuncia la data di pubblicazione e il nome della protagonista che ci accompagnerà in una nuova avventura.
Dopo Alice, Costanza, Lena e Emma è il turno di Angelica. Dove ci porterà?

Finalmente abbiamo una trama! Eccola qui tutta per voi!

Quarta di copertina:
Un’antica dimora inglese in cui tutto può accadere.

Mi chiamo Angelica e questa è la lista delle cose che avevo immaginato per me: un fidanzato fedele, un bel terrazzino, genitori senza grandi aspettative. Peccato che nessuna si sia avverata. Ecco invece la lista delle cose che sono accadute: lasciare tutto, partire per l’Inghilterra e ritrovarmi con un lavoro inaspettato. Così sono arrivata a Chaverton House, un’antica dimora del Dorset. Questo viaggio doveva essere solo una visita veloce per indagare su una vecchia storia di famiglia, e invece si è rivelato molto di più. Ora zittire la vocina che lega la scelta di restare ad Alessandro, lo sfuggente manager della tenuta, non è facile. Ma devo provarci. Lui ha altro per la testa e anche io. Per esempio prepararmi per fare da guida ai turisti. Anche se ho scoperto che i libri non bastano, ma mi tocca imparare a memoria i particolari di una serie tv ambientata a Chaverton. La gente vuole solo riconoscere ogni angolo di ogni scena cult. Io invece preferisco servizi da tè, pareti dai motivi floreali e soprattutto la biblioteca, che custodisce le prime edizioni di Jane Austen e Emily Brontë. È come immergermi nei romanzi che amo. E questo non ha prezzo. O forse uno lo ha e neanche troppo basso: incontrare Alessandro è ormai la norma. E io subisco sempre di più il fascino della sua aria da nobiltà offesa. Forse la decisione di restare non è così giusta, perché io so bene che quello che non si dovrebbe fare è quello che si desidera di più. Quello che non so è se seguire la testa o il cuore. Ma forse non vanno in direzioni opposte, anzi sono le uniche due rette parallele che possono incontrarsi.

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Anticipazione: La primavera perfetta di Enrico Brizzi

Chi segue le pagine social dell’autore sa che da qualche tempo si parla di questo suo nuovo lavoro. Ma finalmente sappiamo un po’ di più.

Intanto c’è l’editore (HarperCollins), c’è la data di uscita (08 Aprile 2021) e c’è anche una descrizione:

Luca Fanti è un uomo adulto. E della vita adulta ha tutti i vantaggi, un buon lavoro, una buona situazione economica, una moglie, una figlia, un figlio, genitori presenti e che gli vogliono bene. La fortuna gli è stata amica: quando non aveva ancora trent’anni, suo fratello minore è diventato uno dei più grandi campioni di ciclismo al mondo e Luca ha potuto lasciare un precario impiego da pubblicitario per lavorare come manager per lui. Ma con la fortuna può venire la sicurezza in sé, e con (troppa) sicurezza si possono commettere errori. Un’amante, poi un’altra, qualche serata troppo alcolica, qualche droga per tenersi su e divertirsi un po’. E agli errori seguono le conseguenze. Una terribile causa di separazione, il giudizio severo su di lui da parte di amici e famiglia, dei figli, addirittura. Ma se la vita di Luca comincia ad andare a rotoli per fortuna Olli è il campione di sempre, anche se gli anni passano e c’è da rinegoziare il contratto…


Analizzando la descrizione vediamo subito emergere alcune colonne portanti della scrittura di Brizzi. Il ciclismo, per esempio.
Da poco è uscito Buone notizie dal Vecchio Mondo. Viaggio a due ruote lungo il Danubio e ricordiamo anche il suo In piedi sui pedali. Questo suo nuovo però ricade nella categoria “romanzo” e non possiamo che esserne molto felici.
Già nel suo primo, e famosissimo, romanzo il vecchio Alex pedalava come un Girardengo per i colli bolognesi. Vedremo in questo nuovo romanzo cosa emergerà.
E c’è anche, notiamo subito, il conflitto, le prove, quel genere di sfida che viene messa davanti alle persone. Sfide che Brizzi aveva già descritto in tante versione in tanti modi e in tanti romanzi.
Mai troppi però.
Vediamo questo Luca Fanti cosa combinerà, siamo tornati ad un protagonista adulto dopo la parentesi “giovanile” di Tu che sei di me la miglior parte, uscito nel 2018.
E siamo anche usciti dalla vena investigativa dei libri della serie “Eva Bauer” della quale è appena uscito il volume Il caso Fellini.
Forse il Fanti potrebbe ricordare il Ripamonti di Contento te contenti tutti?
Attendiamo impazienti l’otto di aprile per leggere questo nuovo lavoro di uno dei migliori autori italiani.

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Recensione: Il maestro dei morti, Yannick Roch

Parigi, anni trenta. Strascichi di Belle Époque conditi con la giusta dose di decadenza, ambientazione che calza perfettamente all’intreccio giallo, o forse noir, di questo romanzo.
L’autore è stato maestro, il titolo non è forse un caso, nel tessere una trama che potrebbe ricordare la Christie o forse Doyle.
Ma perché scomodare quei due inglesi quando nell’investigazione che si rincorre nella storia di Roch possiamo vederci degli echi del Maigret di Simenon?
Gli investigatori Renard e Tortue sono alla ricerca della signora Lathune, benestante, forse strozzata da un’esistenza intrappolata nella noiosa routine borghese di ‘buona famiglia’.
C’è lo spettacolo di un’ illusionista in città, il Maestro dei Morti, l’occultista Larnac.
Che la ‘povera’ Lathune sia caduta vittima del Maestro mentre era alla ricerca di uno sfogo dalla noia e dal perbenismo?
Lo scopriremo seguendo il duo Renard e Tortue tra le vie della Ville Lumière, ritratta nel periodo tra le due guerre, luccicante e a volte tetra. Bellissima ma inquietante come un baratro sul buio di una vita vuota.
Un romanzo ben scritto ed editato con cura, pubblicato da Le Flâneurs che ha sede a Bari ed ha un nome particolare che viene così spiegato:

Il termine francese “flâneur” fa riferimento a una figura prettamente primonovecentesca d’intellettuale che, armato di bombetta e bastone da passeggio, vaga senza meta per le vie della sua città discutendo di letteratura e filosofia.

Affascinante, no?

L’autore, che ci ha gentilmente inviato il suo romanzo per poterlo leggere e recensire, si è anche prestato a farsi fare qualche domanda da noi:

– Il Maestro dei morti è un giallo, o forse un noir, che a me ha ricordato Simenon ma che in alcuni ha richiamato la Christie e Doyle. Hai avuto un’ispirazione diretta ad uno dei grandi maestri del genere?

Leggere che “Il Maestro dei morti” ti ha rammentato Simenon è un bel complimento. Ho letto molte opere dei maestri del giallo deduttivo come Agatha Christie, Sir Doyle, S.S. Van Dine o Ellery Quinn, ma non è che io mi sia ispirato a uno di loro. Credo che siano più le ambientazioni dei classici del genere (la famosa Golden Age nei primi decenni del secolo scorso) che mi abbia ispirato che un autore (o autrice) in particolare.

– L’occulto e la società borghese in Francia negli anni trenta del Novecento? Perché proprio questi temi e questa ambientazione?

Quando uno legge un giallo, è per poter scoprire la polvere sotto il tappetto mettendosi alla prova per risolvere un mistero (la “Sfida al lettore” di Ellery Quinn). Quando ho iniziato a scrivere le prime idee per “Il Maestro dei morti”, ho voluto tornare alle radici del giallo deduttivo: questo genere è nato virtualmente a Parigi con le opere di Edgar Allan PoeI delitti della Rue Morgue” e “Il mistero di Marie Rogêt”, poi è arrivato Gaboriau con il suo “Ispettore Lecoq” e così si sono aperte le porte del genere che conosciamo. Parigi era la città perfetta per il mistero, ma quando si nomina la “Ville Lumière”, si pensa subito alla borghesia o addirittura agli aristocratici e ho voluto giocare con questa immagine: gettare un secchio d’acqua sporca sull’immagine di una “Parigi bene” con gente che ha scheletri nell’armadio. La scelta del tema dell’occulto è per approfondire l’ambientazione: tutto quello che riguardava l’esoterismo era in voga, anche se non era più con lo stesso fervore di prima della Grande Guerra. E chi dice occulto dice anche segreti, il che è perfetto per questi borghesi con la coscienza sporca. 

– Hai in mente un secondo lavoro improntato alle investigazioni di Renard e Tortue?

Ma perché me lo chiedono tutti? (risata) Qualcosa bolle in pentola, ma non lo metto sul tavolo finché non è ancora cotto.

– Il tuo editore, les Flâneurs, ha un nome particolare che fa riferimento ad un certo tipo di intellettuale, ti definiresti un “flâneur”? 

Questa è una bella domanda! Direi che mi riconosco in parte nella definizione che Baudelaire dà del “Flâneur”, ma non è il mio stile di vita… si deve anche vivere nel mondo reale, quello delle scadenza da rispettare, delle bollette e dei tristi eventi che ci riguardano tutti. Però, questo non deve impedire a nessuno di cercare un motivo per meravigliarsi o semplicemente sorridere.

– Non sei molto presente sui social (no, non è assolutamente una critica) ma hai un bel blog all’indirizzo https://inchiostronoir.wordpress.com/, dove oltre a parlare della tua attività di autore scrivi anche del genere giallo e di giochi. Hai scelto il blog come metodo di comunicazione per il tuo romanzo e poi il resto è stata un’aggiunta oppure hai pensato ad un blog proprio per poter raccontare anche le tue passioni?

Grazie per il complimento! I social non mi interessano molto: li ho sempre considerati come una sorta di fast-food dell’informazione e quelli che erano importanti ancora cinque anni fa sono ormai in una fase discendente (Facebook, tanto per fare un esempio). Ho un account twitter (@incnoir), ma lo utilizzo solo per avere più lettori e per seguire qualche account che mi interessa.

La blogosfera è molto diversa del mondo dei social più recenti perché sono gestiti da gente con una passione e che vuole condividerla: “Il bistrot dei libri” ne è un ottimo esempio. Praticamente, “Inchiostronoir” è nato per promuovere “Il Maestro dei morti“. Ho passato settimane a programmare il blog in ogni dettaglio per renderlo facile da leggere e visualmente gradevole. Pur sapendo che un blog è come un essere vivente e che deve essere nutrito, non potevo sperare di campare parlando solo del romanzo. Quindi, ho deciso di parlare anche di altri temi che mi piacciono come vari tipi di giochi, fumetti, ma anche approfondire i temi del giallo, scrivere recensioni e fare interviste di autori (e non solo) e dare una mano ad altri aspiranti autori segnalando dei concorsi e premi letterari che possono permettere di entrare nel mondo dell’editoria. Il blog è anche un modo di fare incontri interessanti e scoprire tanto.

Speriamo di avervi incuriosito e terminiamo con la descrizione de ‘Il Maestro dei morti‘:

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Titolo: Il Maestro dei morti
Autore: Yannich Roch
Casa editrice: Le Flâneurs
Costo: 13 euro cartaceo e 2.99 in versione ebook, gratis per kindle unlimited

Quarta di copertina:
Settembre 1933. Mentre nell’alta borghesia della Ville Lumière esplode la moda degli spettacoli di magia dell’enigmatico Monsieur Larnac, la scomparsa improvvisa di madame Géraldine getta la famiglia Lathune nella disperazione. La polizia annaspa, finché l’intervento di due investigatori privati – lo stravagante Renard e il più posato Tortue – non riesce a districare la fitta trama tessuta dalle menti criminali che si nascondo dietro le facciate maestose dei palazzi parigini. Fra cervellotiche sciarade e incursioni nell’occultismo, Il Maestro dei morti offre al lettore il gusto classico del romanzo poliziesco e una riflessione sulle inquietudini che si annidano nell’animo umano.

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Dicono dell’autore:
Yannick Roch è nato in Francia nel 1983. Appassionato da sempre di lettura, di scrittura e di viaggi, si è trasferito da una decina di anni in Italia, dove insegna la lingua francese e lavora come traduttore.


Recensione a cura di Bianca Casale

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Dash & Lily, il romanzo e la serie Netflix

Netflix ha colpito ancora. Non sbaglia un colpo negli adattamenti. Anzi, ultimamente sembra che stia proprio cercando di tenerci saldamente ancorate allo schermo per vedere da quale romanzo trarranno il prossimo grande successo.
Dal 10 novembre 2020, infatti, è approdata sulla piattaforma di streaming una nuova miniserie: Dash & Lily.
Complice una storia d’amore e una New York natalizia e luccicante, questa serie tv, composta da 8 episodi brevi, è già al 4° posto nella classifica italiana.

Per chi ha letto la nostra wishlist di Ottobre il titolo di questa miniserie potrebbe non risultare nuovo, era uno dei romanzi che abbiamo inserito. Dash & Lily è tratta da quel romanzo, che in realtà è una serie di romanzi young adult, tutti bestsellers, scritti a quattro mani da David Levithan e Rachel Cohn, già conosciuti per Nick & Nora, tutto accadde in una notte (anche in quel caso, libro e film tratto dal libro).
Il romanzo racconta di due ragazzi, Dash un ragazzo cinico che odia il Natale e Lily più impulsiva e amante di tutto quello che gira intorno alle festività. Aggiungeteci un pizzico di romanticismo, forse più di un pizzico, una moleskine rossa, le luci di Natale a New York ed il gioco è fatto.
Successo assicurato.
C’è da aggiungere che i due attori, Austin Abrams (the walking dead, Euphoria) e Midori Francis (Ocean’s 8, good boys), se la cavano davvero bene e la storia è stata adattata per lo schermo in maniera magistrale.
Se possibile, capita raramente, è più bella la trasposizione cinematografica che non il romanzo da cui è tratto.

Austin Abrams nella prima puntata della serie

Il libro sembra, in effetti, scritto apposta per diventare una sceneggiatura e magari è proprio così visto che è stato pubblicato nel 2010, dopo il successo dell’accoppiata libro/film Nick and Norah’s Infinite Playlist.
Come biasimare la coppia Levithan – Cohn per il tentativo di bis?
Hanno avuto ragione visto che ha funzionato alla grande.
Il romanzo arrivò in Italia già nel 2010 nella versione Mondadori, versione che si trova ancora su alcuni shop online.

Ora però, dieci anni dopo, il primo romanzo di questa serie è uscito nuovamente l’8 ottobre per HarperCollins.
I titoli che compongono la serie sono:

1) Dash & Lily Book of Dares ( Come si scrive ti amo, mondadori 2010 e Dash & Lily, HarperCollins 2020)
2) The twelve days of Dash e Lily (inedito in Italia)
3) Mind the Gap, Dash e Lily (prossima pubblicazione in lingua originale)

Ti ho lasciato degli indizi
se la cosa ti interessa gira pagina
altrimenti, per favore, rimetti il taccuino sullo scaffale.

Inutile dire che ce lo siamo già procurate, lo abbiamo letto e abbiamo visto la serie e vi consigliamo caldamente di dargli una possibilità.
Soprattutto in questi giorni, difficili e dolorosi, di pandemia e lockdown soft (che però poi tanto soft non sembra tanto) si sente il bisogno di una storia d’amore leggera e accogliente. L’ambientazione è quella giusta e nel libro si possono trovare anche molti rimandi ad altri romanzi e una buona dose di bibliofilia, per noi irresistibile richiamo. The STRAND, la libreria di NY con 18 miglia di libri, è un set stupendo che comincia e termina la serie TV.

Ci sono libri in tutte le puntate della serie e nel romanzo si trovano anche citazioni, Salinger, Howe, Moehringer.

La biblioteca della zia Lillian, vi sfido a non sbavare vedendola.

Il romanzo potrete trovarlo su ogni piattaforma online, nella nuova versione e magari ancora nella vecchia, ma dato che i libri sono un bene primario potreste voler andare dalle vostre librerie di fiducia che saranno sicuramente aperte e pronte ad accontentarvi. Noi, purtroppo in zona rossa, cerchiamo di utilizzare in gran parte il circuito Bookdealer per poter comprare dalle librerie indipendenti anche senza muoverci di casa.
Per la serie, accendete Netflix e cercate l’ammiccante locandina natalizia.

Titolo: Dash & Lily
Autori: David Levithan,Rachel Cohn
Editore: HarperCollins Italia
Pagine: 320
Prezzo: epub 6,99 €, rilegato 15,10 €

La trama del romanzo:
Lily ha lasciato una Moleskine rossa piena di piccole sfide tra gli scaffali della sua libreria preferita.
Una sorta di diario segreto che aspetta solo che il ragazzo giusto passi di lì e accetti di stare al gioco. Dash, che si ritrova a casa da solo per le vacanze di Natale, entra in libreria in cerca della compagnia di una buona lettura… e si ritrova in mano un piccolo taccuino rosso. Quello che segue è un vorticoso gioco d’amicizia che si trasforma in qualcosa di più via via che Dash e Lily si passano segretamente il diario in una New York tutta neve e lucine.
Riuscirà la loro relazione a distanza a rimanere così autentica anche di persona o questa speciale caccia al tesoro finirà in una disastrosa incompatibilità?
Questa è la vera sfida.

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Pubblicato in: approfondimento, Narrativa contemporanea, Romanzo

Da dove viene ‘La regina degli scacchi’ (e degli ascolti)

Il titolo Netflix del momento è, senza dubbio, la miniserie La regina degli scacchi (“The queen’s gambit”), tratta dall’omonimo romanzo americano del 1983 di Walter Tevis.

Il gambetto di donna, the queen’s gambit appunto, è un’apertura del gioco degli scacchi. Ed è proprio negli scacchi che la protagonista di questa storia è un vero prodigio.

Ma il romanzo, e la serie quindi, non parla di questo; o almeno non solo. Affronta temi delicati e importanti: femminismo, alcolismo, dipendenza da droghe. 

La serie tv è diretta da Scott Frank e la protagonista è impersonata magistralmente da Anya Taylor-Joy (che abbiamo recentemente apprezzato nella nuova trasposizione di Emma di Jane Austen).
Bella anche la fotografia e la cura dei particolari, costumi e scenografie. La critica è assolutamente concorde nel lodare questa serie. E noi pure.
Si tratta di una miniserie di sette puntate di circa 60 minuti ciascuna, che copre interamente la narrazione del libro originale.
Chissà se Netflix, come già accaduto per serie di grande successo, cercherà di far continuare la storia oltre il suo naturale termine: è già accaduto che l’azienda californiana chiamasse l’autore del romanzo per fargli proseguire la sceneggiatura.
Qui la cosa pare piuttosto difficile visto che Tevis è mancato nel 1984.

Forse il nome di Walter Tevis potrebbe non richiamare subito alla mente nulla di importante,  ma se si nominano alcune delle sue opere allora le cose cambiano: Lo spaccone (1959), L’uomo che cadde sulla Terra (1963), Futuro in trance – Solo il mimo canta al limitare del bosco (1980), A pochi passi dal sole (1983) e Il colore dei soldi (1984).

Molti di questi sono diventati film famosi e indimenticabili: Il colore dei soldi interpretato da un magnifico Paul Newman accompagnato da un giovane Tom Cruise, è il seguito del più vecchio Lo spaccone, sempre con Paul Newman. 

Tevis è stato creatore di personaggi iconici ma fu, tutto sommato poco prolifico. Diventato professore, lasciò per molto tempo nel dimenticatoio la scrittura: “Te ne sei rimasto seduto sul tuo talento per vent’anni”, scrive nel suo ultimo lavoro e sembra citare se stesso.


Per fortuna per noi però, ebbe il tempo di ricredersi e regalarci qualche lavoro negli anni ottanta, tra cui The queen’s gambit.
Walter Tevis ha scritto il romanzo nel 1983, ma lo ambienta più indietro nel tempo, tra gli anni ‘50 e ‘60; ed infatti l’ambientazione vintage, con l’estrema cura dei dettagli, degli abiti e del modus vivendi dell’epoca sono una parte importante nella serie tv.

Una curiosità: La Regina degli Scacchi inizialmente doveva essere un film, Heath Ledger avrebbe dovuto debuttare alla regia con questo film prima della sua dipartita nel 2008 e Ellen Page avrebbe dovuto vestire i panni della protagonista Beth Harmon.

Beth Harmon, la nostra regina degli scacchi, è una sfortunata bambina orfana che si scopre, per caso, estremamente talentuosa nel gioco degli scacchi, gioco che nella vita gli regala la fama. La storia segue la sua crescita, tra problemi e dipendenze da droghe e alcool.

Il romanzo di Tevis vivrà certamente una stagione di revival dopo il grande riscontro della serie tv e non possiamo che esserne felici (e complici visto che lo recupereremo certamente) e intanto regalarvi l’incipit:

Beth seppe della morte della madre da una donna con la cartelletta. Il giorno seguente il suo ritratto apparve sull’Herald-Leader. La fotografia, scattata sotto il porticato della casa grigia di Maplewood Drive, mostrava Beth con un semplice abitino di cotone. Anche in quel momento riusciva ad essere tranquilla. Una didascalia sotto la foto recitava: “Rimasta orfana a causa del tamponamento di ieri du New Circle Road, a Elizabeth Harmon si prospetta un travagliato futuro. Elizabeth, otto anni, è rimasta senza famiglia a seguito dell’incidente, che ha causato due morti e alcuni feriti. A casa da sola al momento del fatto, Elizabeth ha saputo dell’incidente poco prima che la foto fosse scattata. Ci prenderemo cura di lei, hanno detto le autorità”.

Editore: Minimun Fax
Titolo originale: The Queen’s Gambit
ISBN: 978-88-7521-131-8
Pagine: 377
Pubblicazione: lug 2007

Trama: A otto anni, Beth Harmon sembra predestinata a una vita squallida come l’orfanotrofio in cui è rinchiusa: sola, timida, bruttina, dipendente dai farmaci e dall’alcol, terrorizzata da un mondo che non capisce e che non fa nulla per capirla. Finché un giorno si trova davanti una scacchiera. Gli scacchi diventano per lei non soltanto un sollievo, ma anche una speranza: Beth è brava, è più che brava, è un giovane prodigio, e la sua precoce ascesa all’olimpo scacchistico americano e internazionale la porta ad affrontare, a diciassette anni, il campione mondiale. Allo stesso tempo, però, è ancora una ragazzina spaventata, intrappolata nei suoi comportamenti autodistruttivi…
L’ultimo capolavoro di uno scrittore che è riuscito a narrare come pochi altri la speranza e il riscatto.

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Segnalazione: Via delle Magnolie 11, Stefania Bertola

Casa Editrice: Einaudi|Prezzo: € 17,00 cartaceo, € 8,99 ebook | Data di pubblicazione: 2 Ottobre 2020

Quarta di copertina: I Boscolo sono una famiglia come tante? Non proprio. Abitano quasi tutti nella palazzina di via delle Magnolie 11 e non disdegnano finti omicidi, gare truccate e amori clandestini. In una parola, hanno una morale tutta loro. Altrimenti perché continuerebbero ad affittare l’appartamento del secondo piano a quel donnaiolo di Lorenzo, senza comunicarlo alla legittima proprietaria? E perché dovrebbero avvalersi di un detective privato travestito da palma per impedire a lei, la legittima proprietaria, di scoprirlo? Nato come un romanzo a puntate durante il lockdown, potente antidoto ai limiti della clausura, questo primo capitolo della saga dei Boscolo ci travolge con i suoi personaggi e le loro sgangherate avventure, in uno scenario che assomiglia poco alla vita reale, ma che della vita reale ha tutta la sapiente, incontenibile follia.


Stefania Bertola è una scrittrice, traduttrice, sceneggiatrice e autrice radiofonica italiana. I suoi romanzi coniugando ironia, sentimento e senso del surreale hanno scalato le classifiche dei best seller in Italia. Ha pubblicato: Luna di Luxor (Longanesi, 1989), Se mi lasci fa male (Sperling & Kupfer, 1997; riedito nel 2007 da Salani e nel 2009 da Tea), Ne parliamo a cena (Salani, 1999), A neve ferma (Salani, 2002), Aspirapolvere di stelle (Salani, 2002), Biscotti e sospetti (Salani, 2004), A neve ferma (Salani, 2006), La soavissima discordia dell’amore (Salani, 2009), Il primo miracolo di George Harrison (Einaudi, 2010), Romanzo rosa (Einaudi, 2012), Ragazze mancine (Einaudi, 2013), Ragione & sentimento (Einaudi, 2017), Divino Amore (Einaudi, 2019). Feltrinelli ha pubblicato Solo Flora (2016), il suo primo libro per ragazzi e Vampiri contro Amet (2016).

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Segnalazione: Azami, Aki Shimazaki

Casa Editrice: Feltrinelli |Prezzo: € 12,00 cartaceo, € 8,99 ebook | Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2020

Quarta di copertina: Il trentenne Mitsuo Kawano si divide tra la famiglia e il lavoro in una rivista culturale, e per colmare l’inesistente vita sessuale con Atsuko, la madre dei suoi figli, frequenta locali erotici. Un giorno incontra per caso Goro Kida, un ex compagno di classe, diventato presidente di un’importante compagnia ereditata dalla famiglia, che lo invita a trascorrere una serata in un club lussuoso. Lì lavora come entraîneuse la bella e misteriosa Mitsuko, una loro ex amica di scuola, il primo amore segreto di Mitsuo, la ragazza che nel diario giovanile lui chiamava azami, come il fiore del cardo. I ricordi riaffiorano e ben presto tra i due nasce una relazione in cui Mitsuo riscopre una passionalità inattesa e totalizzante. Tuttavia l’apparente equilibrio tra la vita quotidiana e gli incontri furtivi è destinato a incrinarsi per mano dell’intrigante Goro Kida. Repentini cambiamenti di vita e l’infittirsi del mistero attorno a Mitsuko culminano in un malinconico finale ricco di suspense. Coincidenze e simbologie impreziosiscono la sempre evocativa scrittura dell’autrice, dalla radice dei nomi Mitsuo e Mitsuko, che racchiude l’idea dell’appagamento, benché nessuno dei due sia soddisfatto della propria vita, al fiore del cardo, che accompagna tutto il romanzo.



Aki Shimazaki (Gifu, 1954) si è trasferita in Canada dal Giappone, dove è nata, nel 1981 e dal 1991 vive a Montréal, dove insegna Giapponese. I suoi libri, scritti in francese, sono tradotti in inglese, giapponese, serbo, tedesco, russo e ungherese. Ha vinto il Prix du Gouverneur général nel 2005 con la pentalogia Il peso dei segreti (Feltrinelli 2016). Ha poi pubblicato il ciclo Au coeur du Yamato e nel 2015 ha iniziato un ulteriore ciclo con Azami. Nel cuore di Yamato (Feltrinelli 2018) riunisce cinque brevi romanzi pubblicati da Laméc in Québec tra il 2006 e il 2013.

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Recensione: Virus Zombie, Ettore Spatola

di Bianca Casale

Edito da Armando Editore, il libro ha 574 pagine e costa 18 euro nella versione cartacea.


Pandemia. La parola d’ordine del 2020.
Anche in questo libro c’è una pandemia, non è il Covid-19, è un virus che trasmette una malattia che rende i colpiti degli esseri privi di umanità con l’unica volontà di aggredire a morsi qualsiasi malcapitato.
Una malattia che uccide, anzi peggio, rende zombie.
Siamo a New York (qui potreste gridare al cliché, non fatelo perché c’è dell’altro) e Lucas è un italiano che vive nella Grande Mela da molto tempo, apprezzandone alcuni aspetti e disprezzandone molti altri.
Non appena intuisce la tragedia che potrebbe abbattersi sul mondo Lucas pensa una cosa sola. Deve tornare a casa, riunirsi ai suoi, alla famiglia, agli amici.
Ed è così che atterriamo in Italia. Gli zombie arriveranno anche nella amata penisola che chiamiamo casa?
Sembra di sì, altrimenti non sarebbero giustificate le cinquecento (e oltre) pagine di questo romanzo d’esordio.
Un romanzo che pare un horror distopico e invece si rivela un’altra cosa. Rivela un marchio di indagine sulla natura umana, sulla rimozione delle superfetazioni e delle convenzioni sociali in condizioni emergenziali.
Sull’amore e sulla famiglia come fondamento della vita stessa.
La famiglia che conta, quella biologica ma anche quella che ci si crea intorno negli anni, il gruppo che sarà il tuo supporto, la tua rete e la tua possibilità di essere qualcosa per qualcuno.
E poi c’è la musica in questo libro, si può dire lo stesso di tutti i romanzi?
La copertina è di Luca Raimondo e l’editore è Armando editore di Roma.
Come Lucas anche Ettore Spatola vive a New York dove svolge la professione di architetto. Come Lucas anche Ettore Spatola è originario di Battipaglia e le analogie non finiscono qui. Lucas è Ettore, l’autore parla di se stesso e lo fa con il cuore.
Ci vuole coraggio a scrivere un horror sugli zombie e ambientarlo nella provincia di Salerno, Spatola non pecca di coraggio, evidentemente. E anche il suo Lucas, infatti, è un protagonista interessante e sfaccettato.
Diamo un’occhiata alla descrizione riportata nel risvolto di copertina:

New York. Lucas sta tornando dal lavoro, quando, davanti agli schermi di Best Buy, resta come ipnotizzato guardando un servizio televisivo di dubbia certezza. Un giovane reporter sta documentando un anomalo attacco a morsi in un piccolo villaggio africano. Ancora confuso, Lucas raggiunge gli amici per un happy hour su un noto roof-top della città. Adesso è distratto dal ricordo di quelle immagini mosse, ma chiare ai suoi occhi, e non riesce a rilassarsi.
Conosce una ragazza e con lei scambia qualche parola con la promessa di ritrovarsi.
I giorni che verranno lo porteranno a dubitare delle certezze sulle quali ha costruito la sua esistenza, mentre un virus sconosciuto sembra impadronirsi del mondo, trasformandole persone in esseri aggressivi e privi di memoria.


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Ho terminato il romanzo in poco tempo e il finale, ovviamente non svelerò nulla in più di quello che si può rivelare senza creare spoiler, non è per niente scontato ed è un aspetto assolutamente importante nella narrazione.
Per tutto il tempo si ha la sensazione di trovarsi in un film di Romero anche se l’ambientazione italica crea un piacevole sfasamento. La natura inoltre è estremamente centrale in questo libro, quasi una denuncia della negativa influenza della presenza antropica sugli equilibri e sugli ecosistemi.
Il mare, l’oceano da attraversare per tornare a casa e poi il mediterraneo delle origini. Il mare che è casa, vita e sostentamento. Il mare è dentro questo romanzo.
Indubbiamente Spatola è alle prime armi come romanziere e pecca, in alcune parti, di prolissità. Inoltre i personaggi femminili sono talvolta, a mio avviso, lacunosi e tendono a ricadere in schemi prevedibili. Come se fosse un fumetto. Non è detto che sia un male, tenendo anche conto che il genere non è certamente tra i miei preferiti, il romanzo è più che soddisfacente. Ritmato e avvincente si arriva alla fine con facilità.
Ritengo che potrebbe essere un ottimo spunto per un film o una serie tv. La sceneggiatura sarebbe già pronta e le location farebbero invidia a Hollywood.
Chissà che un giorno la storia di Lucas non venga adattata per gli schermi?
Per ora limitiamoci al cartaceo.
Se sono riuscita ad incuriosirvi il lavoro di Spatola si può trovare dal primo ottobre in tutte le librerie ed ordinabile già da adesso sul sito della casa editrice armandoeditore.it

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Jonas Grinn: l’urban fantasy di Francesca Caldiani


 

 

 

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Segnalazione: Stand by Me, Bianca Marconero

Casa Editrice: Self-Publishing | Prezzo: non ancora comunicato | Data di pubblicazione: 15 Luglio 2020

106422308_3168488496538118_1486463506993561466_oQuarta di copertina: Gregorio ha tutto quello che gli altri vorrebbero: amici, denaro e talento nel basket. Trascorre le estati collezionando ragazze, ma finisce per rimettersi sempre con Carolina, la sua fidanzata storica, non appena si avvicina il Natale.
Non ha desideri a parte uno: vendicarsi di Arianna, la figlia del custode. Arianna non ha niente di ciò che gli altri vorrebbero. È quasi invisibile, ha un’unica amica e un padre spesso oggetto di commenti feroci. Arianna vuole diplomarsi e trasferirsi negli Stati Uniti per frequentare il college dei suoi sogni. Ha molti desideri e una speranza: sopravvivere alla vendetta di Gregorio.
E magari scoprire perché è tanto arrabbiato con lei.
Eppure, tra una partita di basket e una corsa in moto, tra compiti in classe e feste in piscina, qualcosa nei loro sguardi comincia a cambiare. E se è vero che fuggire da quelle occhiate può sembrare doloroso, fermarsi e ricambiare rischia di essere straziante.
Perché Arianna ha un ragazzo in California.
Perché Gregorio ha già deciso di tornare con Carolina, entro Natale.
Perché, quando entrano in gioco i sentimenti, si può solo sperare di non soffrire troppo.
Una storia di amicizie che sfidano tutto, di abbracci rubati, di baci impressi sul cuore e di un odio dichiarato che però assomiglia tantissimo all’amore.


Dicono dell’autrice. 

bianca_marconero-e1498898284160Bianca Marconero è lo pseudonimo utilizzato da una scrittrice italiana che vive a Reggio Emilia, laureata in lettere, ha presentato una tesi su un poema cavalleresco.
Ha lavorato come redattrice per periodici per ragazzi e poi è approdata alla scrittura creativa. Nel 2012 ha ideato e scritto i testi di una serie di libri per la prima infanzia, editi da RTI Mediaset.
E’ già autrice di una saga fantasy Albion, tradotta in inglese e spagnoloche potete trovare in tutti gli store online. Con la Newton Compton ha pubblicato La prima cosa bellaL’ultima notte al mondo, Ed ero contentissimoUn altro giorno ancora e Non è detto che mi manchi, ottenendo un grande successo. Ha auto pubblicato molti altri romanzi, tra cui Un maledetto per sempre, L’ultimo bacio e Le nostre prime volte. 

 

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Recensione: Il morso della Vipera – Alice Basso

Alice Basso è una penna eccezionale, questo lo sapevamo già dai tempi di Vani Sarca, la ghostwriter talentuosa protagonista dei libri precedenti.
Ma che fosse anche in grado di riportare in vita la Torino del 1935 non lo potevamo

LR19 Alla Rinascente, novità di stagione - Marcello Dudovich
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sospettare. Ed invece con una perizia ottenibile solo grazie ad un grande lavoro di ricerca: l’autrice ci proietta in mezzo ad una Piazza Statuto uguale ma diversa, una Piazza Statuto dove cammina una ragazza ventenne col cervello svelto e il corpo da pin-up. Una ragazza che ci accompagnerà alla scoperta di una storia gialla in mezzo ad altre storie gialle, una storia che implica le camicie nere ed ha anche una spruzzata di rosa. Che, diciamolo, non guasta per niente.
In questo arcobaleno di colori, giallonerorosa la giovane Anita Bo si batte con i suoi stessi pensieri, accompagnata dalla fedele amica Clara e dalla ex professoressa Candida. Amiche che credono in lei, vedendo oltre la cortina di belletto e avvenenza, la supportano nella scelta azzardata —ricordate che siamo nel ventennio— di voler lavorare prima di convolare a giuste e italiche nozze con il giovane Corrado.

Negozio Olivetti a Torino - Domus
il negozio delle macchine per scrivere Olivetti a Torino, realizzato da Xanti Schawinsky, foto di Zveteremich, 1935

Corrado che la vorrebbe sposare subito, onesto buon partito osannato dalle famiglie, ma il sogno del buon fascista di quartiere si scontra con la volontà di Anita che, forse per scappare proprio a quel buon matrimonio, finisce per andare a fare la dattilografa  —nemmeno molto brava— alle edizioni Monné. Editori che traducono racconti gialli americani e pubblicano la rivista ‘Saturnalia’, sulla scorta dei pulp magazine come Black Mask di cui avrebbero comprato i diritti per l’Italia.
Italia che però è affondata con tutte le scarpe dentro il Ventennio e la rivista è dunque vittima di censura e costretta a pubblicare anche racconti filo-fascisti. Chi si occupa di queste traduzioni e dei racconti filo-fascisti è tal Sebastiano Satta Ascona che diverrà l’altro protagonista della storia giallonerorosa.

Torre Littoria – AtlasFor

Ciliegina sulla torta sono i numerosi riferimenti agli albori del genere giallo e anche alle delizie architettoniche che il caro razionalismo ha lasciato sul territorio della città di Torino.

Per chi, come me, è una torinese doc c’è anche da aggiungere l’apprezzamento per l’ottimo lavoro svolto nella descrizione della città e dei suoi abitanti, porto un piccolo esempio:

[…]pullula di gente ben vestita, seppur con quella sobrietà che contraddistingue i torinesi, che più sono benestanti più gioielli e accessori eliminano dalle loro mise, in quel terrore dell’ostentazione che li qualifica da secoli come gli alfieri italiani dell’understatement.

Niente di più vero sotto la Mole. Ah, era il sole? Come volete.
E insomma, i discorsi ‘politici’ sono, volendo, marginali ma l’antifascismo pervade assolutamente l’intero romanzo e potrei anche spingermi a dire, magari sotto pseudonimo, che ci ho letto anche alcuni paralleli con i nostri anni.
Così, en passant. Enpassanto direbbe Anita.
Primo di una serie ‘il morso della vipera’ non è solo una prova magistrale di buona scrittura ma anche un esempio di avvincente narrazione. Teso e argomentato al punto giusto non cede mai spazio alla retorica ma rimane perfettamente lucido e brillante anche nelle parti più divertenti e frivole.
Con tutto che si parla di un periodo non proprio proprio leggero e facilmente affrontabile. Si arriva al termine in un amen, santa polenta fritta (cit).
E girata l’ultima pagina di questo gioiellino in salsa sabauda (verde, tanto per aggiungere un altro colore) non si può che sperare che il seguito arrivi velocemente.
L’autrice spiega anche in una postfazione cosa l’ha portata a scrivere proprio di una dattilografa di quegli anni neri lì e aggiunge che il personaggio di Anita è arrivata e si è fatta largo prendendo il sopravvento su tutte le altre storie. E allora forza Anita, scalpita ancora e scalpita forte, i lettori non vedono l’ora di leggerti di nuovo in azione.

recensione di Bianca Casale


_il-morso-della-vipera-1592770177Casa Editrice: Garzanti 
Prezzo: 
€ 16,90 cartaceo, € 9,90 ebook
Pagine:
302 pagine
Data di uscita:
2 luglio 2020
Valutazione: 
✐✐✐✐ ✐

Quarta di copertina:
Il suono metallico dei tasti risuona nella stanza. Seduta alla sua scrivania, Anita batte a macchina le storie della popolare rivista Saturnalia: racconti gialli americani, in cui detective dai lunghi cappotti, tra una sparatoria e l’altra, hanno sempre un bicchiere di whisky tra le mani. Nulla di più lontano dal suo mondo. Eppure le pagine di Hammett e Chandler, tradotte dall’affascinante scrittore Sebastiano Satta Ascona, le stanno facendo scoprire il potere delle parole. Anita ha sempre diffidato dei giornali e anche dei libri, che da anni ormai non fanno che compiacere il regime. Ma queste sono storie nuove, diverse, piene di verità. Se Anita si trova ora a fare la dattilografa la colpa è solo la sua. Perché poteva accettare la proposta del suo amato fidanzato Corrado, come avrebbe fatto qualsiasi altra giovane donna del 1935, invece di pronunciare quelle parole totalmente inaspettate: ti sposo ma voglio prima lavorare. E ora si trova con quella macchina da scrivere davanti in compagnia di racconti che però così male non sono, anzi, sembra quasi che le stiano insegnando qualcosa. Forse per questo, quando un’anziana donna viene arrestata perché afferma che un eroe di guerra è in realtà un assassino, Anita è l’unica a crederle. Ma come rendere giustizia a qualcuno in tempi in cui di giusto non c’è niente? Quelli non sono anni in cui dare spazio ad una visione obiettiva della realtà. Il fascismo è in piena espansione. Il cattivo non viene quasi mai sconfitto. Anita deve trovare tutto il coraggio che ha e l’intuizione che le hanno insegnato i suoi amici detective per indagare e scoprire quanto la letteratura possa fare per renderci liberi.

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Dicono dell’autriceAlice Basso - Garzanti

Alice Basso è nata a Milano nel 1979. Ha lavorato per diverse case editrici come redattrice, traduttrice e valutatrice di proposte editoriali. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni, ama cantare e scrivere canzoni, suonare il sassofono e disegnare. Cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne. Con Garzanti ha pubblicato le avventure della ghostwriter Vani: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome (2015), Scrivere è un mestiere pericoloso (2016), Non ditelo allo scrittore (2017), La scrittrice del mistero (2018), Un caso speciale per la ghostwriter (2019), più i racconti La ghostwriter di Babbo Natale (2017), Nascita di una ghostwriter (2018), Un caso speciale per la Ghostwriter (2019), Questione di Costanza (2019) e Il morso della vipera (2020).

Pubblicato in: #fantascienza, Anteprima, cover reveal, Fantascienza, Romanzo

Anticipazione: READY PLAYER TWO di Ernest Cline

Ready player two, il tanto atteso sequel dell’amato best-seller Ready Player One uscirà il 24 novembre negli Stati Uniti. La notizia è ora ufficiale e sulla pagina di Penguin è addirittura possibile effettuare il pre-order.

L’autore Ernest Cline ventila la possibilità di un seguito già prima che il film tratto da Ready Player One e diretto da Steven Spielberg diventasse un successo planetario.

La trama del romanzo non è stata ancora divulgata ma si può supporre che porti avanti le avventure dei protagonisti del primo romanzo.

Diamo una prima occhiata alla copertina:

Ready Player Two by Ernest Cline
In Italia non sappiamo ancora quando uscirà ma nel frattempo sempre di Ernest Cline è stato pubblicato da Dea Planeta, oltre a Ready Player One, anche Armada.
Non possiamo che sperare che la traduzione arrivi in fretta, sperando di poter avere il volume già sotto l’albero di Natale, sarebbe un regalo con i fiocchi.