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Il freddo modifica la traiettoria dei pesci – Pierre Szalowski

9788858616543_0_0_2634_80Titolo: Il freddo modifica la traiettoria dei pesci

Autore: Pierre Szalowski

Casa Editrice: Rizzoli 2011

Pagine:  257 pagine

Prezzo: € 17,50

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐

Note: autoconclusivo


Trama: È una mattina d’inverno in un quartiere residenziale di Montreal. Julie, ballerina in un night, saluta l’ennesimo amore durato una sola notte. Il giovane Alex, dai gradini della palazzina di fronte, la spia con il cuore e gli ormoni in tumulto. Boris, ricercatore russo, solo nel suo studio come ogni giorno, traduce in astrusi diagrammi le traiettorie tracciate dai pesci che nuotano nel suo acquario. Michel e Simon, innamorati da più di dieci anni, non hanno ancora trovato il coraggio di smettere di nascondersi. Un ex poliziotto e la moglie annunciano al figlio undicenne la decisione di separarsi. Ma un’implacabile tempesta di ghiaccio si abbatte sulla città. E in soli tre giorni tutto cambia. Con grazia e ironia, Pierre Szalowski mette in scena una commedia romantica di straordinaria freschezza, lieve e stupefacente come il primo fiocco di neve.


Recensione: Un bambino di cui non sapremo mai il nome e il suo migliore amico con il padre incasinato, un ricercatore russo ossessionato dalla sua ricerca sui pesci, una adorabile coppia omosessuale, una ballerina bella e sfortunata in amore, i genitori del primo bambino che vogliono separarsi, i pesci del ricercatore, il cane Pipo. Tutti in due palazzi di Montreal durante una grande tempesta di ghiaccio.

“When you read my novels, never ask yourself whether it’s all true,  but  simply  whether  you’d  like  it  to  be” [Quando leggete i miei romanzi, non chiedetevi se sia tutto vero, ma semplicemente se volete che lo sia]

La tempesta di ghiaccio è l’attrice non protagonista di questa storia, e non è pura invenzione, nel gennaio del 1998 il Quebec fu davvero colpito da una tempesta di ghiaccio che creò numerosi disagi e lasciò interi giorni la città di Montreal senza energia elettrica.

Sembra anche che l’autore del romanzo, giunto da poco in Quebec dalla Francia proprio ai tempi della grande tempesta, sia riuscito a convincere la moglie a restare nel paese grazie alle conoscenze ed alle amicizie strette durante la tempesta.

Insomma, sono chiare le ispirazioni di questo romanzo, scritto in maniera leggera ma incisiva, frizzante e ironico e con un ritmo di narrazione da commedia fresca e surreale.

Se fosse un film sarebbe diretto dal Gondry dei tempi di Eternal sunshine of the spotless mind.

I personaggi sono molti e tutti speciali, amabili, assurdi ma tipici, riconoscibili e sinceramente, adorabili.

Come è adorabile l’intero romanzo, che si legge in un amen e lascia la voglia di leggerne ancora.

Ma di Szalowski in italiano si può leggere solo “il freddo modifica la traiettoria dei pesci”, grazie cari editori italiani, grazie davvero.

Dovrò rispolverare il mio francese da scuola media per cercare di leggere in lingua le altre sue opere.

Curiosità: Dalle informazioni che si trovano in rete pare che Szalowski (classe 1959) si fosse trasferito in Canada quando era vice-presidente di Ubisoft, personaggio poliedrico è, oppure è stato: Photographe de presse, journaliste dans la presse écrite, rédacteur en chef d’un mensuel de boxe, graphiste, directeur artistique et directeur de création dans la publicité, conseil en communication politique, concepteur de logiciels éducatifs…

Insomma, ad avercene.

© Bianca Casale

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Quello che i tuoi occhi nascondono, Serena Nobile

71bQYjGjndLTitolo: Quello che i tuoi occhi nascondono #1

Autore: Serena Nobile

Casa Editrice: HarperCollins Italia, Edizione © 2017

Pagine: 330 pagine

Prezzo: € 14.90

Valutazione: ✓✐✐✐✐

Note: Primo libro della serie ” Cinque Sensi”


Trama: Bianca ama guardare il mondo attraverso l’obiettivo della sua Reflex, cogliere suggestivi scorci delle vie romane e fuggevoli istanti delle vite altrui. Una sera, mentre sta scattando fotografie sui gradini di un negozio chiuso, si avvicina un ragazzo. Poche parole sussurrate, istanti di fuoco e poi solo la curva seducente e perfetta delle sue spalle impressa sulla pellicola, unico ricordo di quell’incontro. Per Bianca, il desiderio sembra incarnarsi in quella pelle color del latte e in quella bocca dalla bellezza struggente e malinconica, ma quando per caso si incontrano di nuovo, capisce che i loro mondi sono in collisione: lei giudica l’ambiente della televisione cui Federico appartiene superficiale e falso, lui ritiene Bianca solo una ragazza presuntuosa e arrogante. A quel punto, però, la scintilla è scattata e, carezza dopo carezza, Bianca scopre nel corpo di Federico un linguaggio che parla direttamente ai suoi occhi e al suo cuore. Eppure non ha il coraggio di lasciarsi andare, perché mentre lui lascia nella sua vita indelebili tracce di passione, un passato mai sepolto del tutto riemerge con prepotenza: sia lei che le sue migliori amiche hanno la sensazione di essere seguite, osservate da una misteriosa presenza, e strane coincidenze le riportano ai tempi dell’università, alla notte terribile che ha segnato in maniera indelebile il loro futuro. Dimenticare è impossibile, l’assoluzione inaccettabile, la vendetta in agguato.


Recensione: 

Cinque sensi per esplorare l’universo femminile. Cinque passioni travolgenti. Cinque amiche inseparabili… e un mistero che lega i loro destini.

Il detto dice: un nome, una garanzia.

Alcuni la conoscono come Savannah con le sue fanfiction sul sito EFPFanfiction, altri ancora come Virginia de Winter con la sua misteriosa serie fantasy “ Black Friars”  e con ” La spia del mare” ed infine, forse, alcuni l’hanno conosciuta solo come Serena Nobile con il suo ultimo romanzo. Un altro detto dice: purché se ne parli.

La cosa principale che accomuna i libri di questa scrittrice e il fatto di riuscire sempre a stupirci, lasciarci a bocca aperta, ma soprattutto non ci lasciano mai – e sottolineo il mai – delusi o scontenti di quello che abbiamo letto.

Per chi la conosce con i citati sopra pseudonimi vi consiglio di tenervi pronti però, perché rispetto a quello a cui siamo abituati, questo romanzo è totalmente diverso, in senso positivo.

Dismessi i corsetti ed epoche passate cui è solita l’autrice – speriamo dismessi solo temporaneamente –  in “Quello che i tuoi occhi nascondono” ci ritroviamo nella misteriosa e affascinante capitale italiana, Roma – la vera protagonista di questa storia, descritta così bene con così tanti particolari ed in modo così sublime che mi è venuta voglia di tornare a visitarla – in epoca moderna tra video chiamate con le amiche, corse spericolate tra le strette viuzze con la mitica vespa e passioni travolgenti consumate contro le porte della notte.

“Quello che i tuoi occhi nascondono” è il primo romanzo della serie “Cinque Sensi”, edito da HarperCollins Editore, dove il primo senso che ci viene raccontato è la vista, più precisamente, gli occhi della protagonista Bianca Mornier – francese di nascita e romana d’adozione – fotografa di fama internazionale che ama guardare il mondo attraverso la sua fedele reflex e nasconde un segreto inconfessabile che condivide con le sue tre migliori amiche dell’università.  

Il protagonista maschile, Federico Vallesi, è un attore emergente, già indiscusso protagonista delle riviste di gossip. Bello, intelligente e arrogante, terribilmente sexy dopo poche pagine farà capitolare, come tutti i personaggi maschili nati dalla penna di questa scrittrice che inculca aspettative molto alte riguardo al genere maschile. Decisamente molto alte. 

La stessa autrice afferma spesso che si capisce che scrive romanzi appunto per questo particolare, ma noi adoriamo lei e i suoi personaggi come se fossero nostri.

<<I ragazzi che si amano si baciano in piedi. Contro le porte della notte >> disse pianissimo, perché soltanto lei potesse sentirlo.

Bianca e Federico sono opposti ma, come tutti gli opposti che si rispettano, si attraggono e quando entrano l’uno nella vita dell’altra – << Tu non eri previsto >> – ogni cosa oltre loro stessi perde d’importanza. La loro passione travolgente, che si sviluppa piano piano tra alcuni dei luoghi più significativi di Roma, vi trasporterà in un confine tra sogno – realtà affascinante e pieno di mistero che ci promette, nei romanzi successivi, colpi di scena e altrettante passioni.

Lo stile della scrittrice è ineccepibile e scorrevole come sempre, nonostante si sia cimentata in un genere che non aveva mai affrontato prima. È sempre un piacere leggerla ed io, non senza una buona dose di panico iniziale, compro sempre i suoi libri ad occhi chiusi, perfettamente consapevole del fatto che “soffrirai ma poi sarai felice vedrai” per citare Ronald Weasley.  Tuffatevi insieme a Bianca e Federico assaporando baci rubati a Villa Torlonia, in un’ambientazione d’eccezione che ricorda molto Vacanze Romane e vi farà desiderare di essere a Roma seduta stante.

© Rossella Zampieri

Pubblicato in: LETTERATURA FANTASY

Un lavoro sporco, Christopher Moore

71JaadgQJ+LTitolo: Un lavoro sporco

Autore: Christopher Moore

Casa Editrice: Elliot Edizione , Edizione © 2007

Pagine: 378 pagine

Prezzo:  € 9.90

Valutazione: ✓✐✐✐✐

Note: Primo libro, prequel di Anime di seconda mano

 


 

Trama: Charlie Asher è contento, felice, appagato. Una bella moglie in attesa di un figlio. Un negozio di roba usata. Amici con i quali scambiare le solite quattro chiacchiere. Un’esistenza tranquilla. Quando l’adorata Rachel perde la vita dando alla luce la dolce Sophie, la situazione prende decisamente una brutta, bruttissima piega. Charlie, distrutto, inizia a vedere persone e oggetti che non dovrebbero esserci. Che non dovrebbero esistere. Un uomo altissimo color verde menta che appare e scompare a proprio piacimento. Enormi volumi usciti dal nulla che luccicano e si aprono su pagine dense di segreti sull’aldilà. Messaggi misteriosi conditi da teschi e ossa. Corvi spettrali che svolazzano in ogni dove. Conoscenti, amici o perfetti sconosciuti che cominciano a morire. I casi sono due: o Charlie sta impazzendo o qualcosa, qualcuno, l’ha scelto per una missione neppure troppo piacevole. Qualcuna, più precisamente, con tanto di falce e sudario nero vuole essere sostituita o aiutata.


 

Recensione:  

 

<<E così, sarei una specie di Aiutante della Morte? Stile Aiutante di Babbo Natale? >> chiese Charlie, agitando la tazza. L’uomo in verde gli aveva slegato il braccio, per permettergli di bere il suo caffè, e lui a ogni movimento batteva il pavimento del magazzino.

 

Charlie Asher è un maschio beta, almeno così si reputa (come molti uomini) quando in realtà è uno sfigato da paura. Charlie Asher nonostante questo ha una moglie splendida di nome Rachel, un figlio in arrivo ed è il proprietario di un negozio di oggetti di seconda mano ereditato da suo padre.  Ha una vita ordinaria almeno fino a quando non si trova a doversi prender cura di una bambina, Sophie, di pochi mesi senza più l’adorata moglie che muore prematuramente.

Come se la vita non fosse già schifosa, dopo aver perso la persona amata, il nostro protagonista improvvisamente si ritrova a vedere oggetti illuminati di rosso e persone che non dovrebbero esserci. Le opzioni sono due: o quello che vede è un effetto collaterale dei tranquillanti che prende, oppure sta totalmente impazzendo. Dopo aver cercato di uscire, senza successo, da quella situazione, inizia il suo secondo lavoro di Mercante di Morte.  La compagnia di corvi che svolazzano nel cielo di San Francisco, donne infernali che lo seguono attraverso i tombini e due particolari tate della piccola Sophie renderanno il suo compito, e la sua vita, alquanto movimentati.

“Un lavoro sporco” è un romanzo originale, oltre ad essere anche uno dei più surreali e dissacranti che abbia mai avuto il piacere di leggere. Christopher Moore è riuscito a scrivere un romanzo mortalmente ironico e totalmente visionario, sapendo esattamente di cosa scrivere e riuscendo a rivoluzionare il genere fantasy in una chiave più horror, ma molto divertente. I temi sono sempre gli stessi: la guerra tra il bene e il male, l’amore, l’amicizia, però tutti questi elementi sono visti in chiave molto diversa rispetto a quello a cui siamo abituati ed è il motivo che rende il libro meritevole di una chance.

I personaggi sono ben descritti e la narrazione scorre veloce.
Mi sento di citare alcuni personaggi secondari che ruotano intorno alla vita di Charlie e che danno un tocco in più all’intera storia: la sorella lesbica Jane che usa suo fratello principalmente per il suo armadio e che mi ha fatto sganasciare dalle risate, la piccola Sophie che non si può non adorare fin da subito e poi la mitica Lily. Tutti, ad un certo punto della vita, avremmo bisogno di un’amica come lei.

Questo romanzo vi terrà compagnia in serate particolarmente noiose o infiniti viaggi sui mezzi pubblici. Vi farà certamente ridere e dopo un inizio lento arriverete alla fine delle trecentosettantotto pagine con il fiato sospeso per un finale non scontato che vi farà venire voglia di comprare subito il seguito.

© Rossella Zampieri

 

 

 

 

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Il Marchio del Serpente – Alberto Chieppi

copertina 600x800Titolo: Il Marchio del Serpente – Le Cronache del Reame Incantato Vol.1

Autore: Alberto Chieppi

Casa Editrice: autoprodotto, self-publishing

Pagine: 500 circa

Prezzo: €  1,49 (formato epub, mobi)

Valutazione: ✓✐✐✐✐


Trama: Sam è un teppistello quindicenne che vive nei sobborghi milanesi, passando le giornate saltando la scuola e vagando per la città senza meta. Una notte, la sua intera esistenza viene stravolta quando l’avvenente vicina di casa lo salva dal tentativo di rapimento da parte degli Spector. Sam scopre così di essere uno stregone destinato a salvare il Reame Incantato dall’oppressiva tirannia del Cancelliere Magnus Paladin, a cui gli Spector rispondono. Incredulo ma convinto a scoprire la verità sulle proprie origini, Sam attraversa il portale magico che lo catapulta in un mondo pericoloso abitato da maghi e stregoni in perenne rivalità. Sirio Paladin, figlio minore del Cancelliere, vive invece all’ombra del nome della sua potente famiglia e dei fratelli ben più abili e coraggiosi; il giovane mago, durante il suo addestramento, resta coinvolto in un complotto ai danni del padre che cercherà di sventare con ogni mezzo. I due ragazzi scopriranno, ognuno a suo modo, che le loro vite sono in balia di forze oscure e che dovranno lottare per salvarsi e trovare il loro posto in un mondo popolato da goblin pasticcioni, misteriose confraternite e draghi terrificanti, proprio mentre un antico male viene liberato e minaccia di distruggere l’intero Reame Incantato a capo di un esercito di orchi, non-morti e uomini lucertola.


Recensione:

Andiamo per gradi: mi sono divertita leggendo “Il Marchio del Serpente”.

Ma.

Il Reame Incantato, il mondo fantastico creato da Alberto Chieppi è un posto che appare, ai lettori abituali di fantasy come una sorta di summa di ambientazioni note. Harry Potter soprattutto, ma non solo.

I personaggi sono anche loro “conosciuti”. Tutto sommato anche l’intreccio della storia si percorre con un senso vago di deja vu.
Allora, vi chiederete, perché dovremmo leggere “Il Marchio del Serpente”?

(Ho già detto che mi sono divertita nel leggerlo?)

Perché a volte le cose già viste sono le nostre preferite, perché a volte alcuni personaggi ci mancano così tanto che ci piace moltissimo “vederli” di nuovo (anche se declinati in salsa diversa), perché a volte rigiocare lo stesso livello di un gioco è l’unico modo per goderselo veramente.

Leggo fantasy da tanto di quel tempo che quasi non ricordo più qual è stato il mio “primo tomo” di una saga. Posso dirvi quindi, con adeguata certezza: la saga di Chieppi non può che migliorare. L’avventura del libro primo serve per ambientarsi, per farci conoscere i personaggi e darci la voglia di andare avanti.

Nel complesso “il Marchio del Serpente” ha il materiale per diventare un ottimo libro, avrebbe però bisogno, a mio avviso, di una dose di editing. Manca, infatti, quasi completamente, la componente affettiva e relazionale. Spesso, attraverso la tensione tra i personaggi (e non sto parlando per forza di amore e sesso, prima che pensiate che io sia la solita donnetta ammattita per il romance) si fa in modo di far volare via le pagine sotto le mani del lettore. Altrimenti di paludi nebbiose, maghi e stregoni, laghi cristallini e goblin puzzolenti ne avremmo piene le tasche.

Ho scritto tasche. Chiaramente questo blog mi sta ammansendo.

Torniamo a noi, parliamo di un libro pubblicato in proprio, per questo ancora passibile di miglioramento.

Cinquecento pagine (anche di più, il mio amico kindle ne conteggiava 721) sono molte per un libro primo, alcune cose sono forse superflue? Un esempio, l’atmosfera delle due scuole – sì qui sono due – potrebbe essere maggiormente “spinta” anche senza lunghe descrizioni, inoltre alcuni tra i vari personaggi “adulti” avrebbero modo di essere più interessanti se pennellati più brevemente, ma intensamente, senza bisogno di molti dialoghi.

Il cattivo di turno, invece, è simpaticamente cattivello, ha i modi da negromante come si deve. Staremo a vedere cosa ci combinerà nelle prossime puntate.

Il finale – tranquilli, niente spoiler – ci lascia l’adeguato amaro in bocca per la “non conclusione” della storia.

Ringrazio molto Alberto Chieppi per avermi fatto divertire con il suo lavoro e mi auguro di leggere presto anche il secondo volume.


© Bianca Casale

Il marchio del serpente, Pagina Facebook

Link d’acquisto:

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Onde di Velluto — Chiara Venturelli

71odjBblPGLTitolo: Onde di Velluto

Autore: Chiara Venturelli

Casa Editrice: Centauria Libri, Edizione © 2017

Pagine: 347 pagine

Prezzo: € 9,90

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐

Note: Autoconclusivo

Accompagnamento musicale: You and Me, Lifehouse


 

Trama: La voce di Alex, morbida come il velluto, culla migliaia di persone ogni venerdì a mezzanotte, con il suo podcast in cui legge brevi racconti inviati dagli ascoltatori. Tra questi c’è Bianca, ventidue anni, una vita affollata e la passione per le parole. I loro due mondi, tra cui corre una distanza fatta di chilometri, di situazioni, di caratteri, si incontrano nello spazio di Binario 7, una storia inventata… Che non finisce lì. Perché in molti, sul sito di Alex, ne chiedono il seguito e lui stesso si accorge di essere rimasto avvinto: dal racconto e, più ancora, dalla sua misteriosa autrice, con cui comincia un fitto scambio di messaggi. Da qui a conoscersi e frequentarsi davvero, però, ci sono di mezzo non solo un viaggio in treno ma una famiglia di ristoratori, un ex in vena di intrighi, una vicina sexy, un lavoro notturno, svariate sessioni di esami universitari e le mille incomprensioni che la vita può seminare sulla strada di un amore a distanza, compresa una cerimonia in cui si sfiora la catastrofe. Un romanzo frizzante, tenero, vivo come due cuori che battono. Una storia d’amore che mette in scena con delicatezza e un pizzico di ironia la facilità e la difficoltà di trovarsi, in un mondo di comunicazioni istantanee in cui la realtà e i sentimenti viaggiano spesso su frequenze differenti. E un tuffo nella magia che può scaturire dall’incontro tra due solitudini, decise a conquistarsi un sogno.

 


 

Recensione:

I rapporti a distanza sono sempre difficili. Perché qualsiasi forma di affetto si nutre di contatto, di calore. Perché a volte le parole diventerebbero superflue, se ci si potesse abbracciare. E’ doloroso essere lontani da un amico e non poter gioire insieme dei successi né confrontarsi nei momenti grigi, ma nulla è straziante come vivere un amore a distanza. A volte basterebbe guardarsi negli occhi per chiarirsi ma non è sempre possibile. Non resta che vivere giorno per giorno, temendo di non essere abbastanza coraggiosi. Perché è più facile nascondere il proprio amore per difendere il cuore dalla sofferenza “

 

Chiara Venturelli, classe 1984, ci ha regalato, per iniziare bene il duemiladiciasette, il suo nuovo romanzo. Completamente inedito, Onde di Velluto è un racconto moderno, una storia ai tempi dei social network: piena di dolcezza, paure, fiducia ed ovviamente amore. Con questo libro si è confermata per la seconda volta – Lezioni di seduzioni, il suo primo romanzo, è stato scelto come punta di diamante della collana Talent della Centauria Libri – una scrittrice emergente piena di talento ed una sognatrice incallita, proprio come tutte noi. Questo romanzo, totalmente italiano, è ambientato in due città: Milano e Bologna, descritte talmente bene che mi è sembrato di averle visitate io stessa, senza averle mai realmente viste.

 

C’è così tanto caos attorno a me che la mia voce si perde. Io stessa mi perdo, non ho sempre la forza di impormi, di farmi ascoltare. Quando mi trovo davanti al foglio bianco, invece, mi sento compresa, come se quello stesse aspettando solo me. Finalmente arriva il mio turno di farmi sentire, anche senza alzare la voce.”


Bianca abita a Bologna ed è una ventiduenne come tante: una tranquilla ragazza, una buona studentessa ed una figlia responsabile con una forte passione per la scrittura e le parole. Le sue giornate sono scandite dai suoi due lavori – quello di dog-sitter e di quello di cameriera nel locale dei genitori – dai battibecchi con la sorella minore Dalia, dalla preoccupazione per il fratello minore Davide nel pieno dell’adolescenza e dal sul desiderio di scrivere che le permette di esprimere al meglio se stessa. E’ l’ autrice di Binario 7, sotto lo pseudonimo di Dreaming-in-white, racconto che le cambierà totalmente la vita.

 

Al dodicesimo rintocco…siamo in onda. Sono il vostro Alex, dispensatore di parole e di emozioni.”

 

Alex abita a Milano, vive da solo ed ha ventisette anni. E’ un ragazzo riservato, molto chiuso in se stesso ed a tratti insicuro. Di notte lavora come receptionist notturno in un hotel di lusso e di giorno legge e registra i racconti che ogni giorno vengono mandati sulla sua mail, diventando il dispensatore di emozioni e parole del podcast Onde di Velluto, una trasmissione molto seguita sul web.

Due ragazzi a chilometri di distanza, ognuno solo a modo suo, che si scontrano in un momento delle loro vite che sembra essere quello giusto – forse per destino, forse perché doveva accadere – ed iniziano a conoscersi lentamente diventando via via sempre più indispensabili l’una per l’altra. Ad un certo punto – dopo videochiamate, messaggi – arriva il momento di fare un passo avanti. Così viene buttato giù il primo mattone di quella barriera che entrambi hanno tirato su – proteggendosi da sentimenti come l’amore e probabilmente da loro stessi – e decidono di prendere il treno ed incontrarsi.

Sono anime affini, come legati da il famoso filo rosso della leggenda, e da quel primo incontro è tutto un sentirsi, rincorrersi ed amarsi: Bianca riempe i vuoti nel cuore e nella mente di Alex ancora provato dalla perdita dell’amato zio; Alex cerca di aiutare Bianca a credere di più in se stessa e ad superare le sue paure ed insicurezze.

Le relazioni a distanza non sono mai semplici: è come correre verso la persona amata e non raggiungerla mai, rimanendo sempre al punto di partenza. Molto spesso portano più dolore che altro, rischiando di rovinare il rapporto tra due persone, sia a livello sentimentale che non. Non è il caso di Alex e Bianca perché loro riescono – tra una famiglia particolare, una vicina di casa troppo bella e troppo vicina, un ex fidanzato che sarebbe da prendere a badilate sui denti, ed amici che cercano di organizzare appuntamenti – a far andare avanti questa storia imparando l’uno dall’altra ad amarsi e a fidarsi.

Onde di Velluto è un romanzo delicato, ma al tempo stesso incredibilmente forte, capace di tenere il lettore attaccato alle pagine fino alla fine per vedere se i due protagonisti riescono a superare la distanza – come spesso non accade nella realtà – le insicurezze e le paure che solamente una relazione di questo tipo può portare. Un argomento che ai giorni nostri è pane quotidiano nell’era di internet.

Chiara ha fatto di nuovo centro proprio prima di San Valentino – una vera Cupido – e ci regala questo romanzo permettendoci, almeno per un po’, di credere che se si ama davvero una persona si può superare tutto: anche, e soprattutto, i chilometri di distanza.

© Rossella Zampieri

 

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Distorted Fables – Deborah Simeone

 

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Titolo: Distorted Fables

Autore: Deborah Simeone

Casa Editrice: Mondadori Chrysalide, Edizione ©2017

Pagine: 175 pagine

Prezzo: € 16,00

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐

Note: Autoconclusivo

Accompagnamento musicale: Love’s just a feeling, Linsday Stirling ft Rooty

 


 

Trama:  C’era una volta, in un tempo non troppo lontano, una principessa dai lunghi capelli biondi e dai grandi occhi scuri… Che sia chiaro: la protagonista di questa storia non è la solita principessa delle fiabe. Non è né magra né alta, e neppure bella da far girare la testa. E poi con la gente è spesso intrattabile, dura e spigolosa, proprio come il suo nome, Rebecca. Per lei non ci sono castelli incantati, fatine o scarpette di cristallo, ma un monolocale umido in un condominio chiassoso, e lunghe serate passate in solitudine a guardare serie tv, con in grembo un gatto birmano e nella testa una valchiria-grillo parlante che la sprona a non darsi mai per vinta. Le cose cambiano, però, il giorno in cui Rebecca inizia a lavorare come portinaia in un bel palazzo nel centro di Milano. Qui, nonostante la sua avversione per i rapporti umani, la sua vita si intreccia con quella di alcuni condomini: un settantenne stravagante, ostinatamente aggrappato al ricordo della moglie, una giovane donna devota a un marito che la tradisce neanche tanto di nascosto e una ragazza stregata da un uomo freddo e calcolatore. Tutte fiabe d’amore, e tutte imperfette, come imperfetta è la vita di Rebecca, che ha smesso di credere al “vissero per sempre felici e contenti” nell’istante in cui il suo principe azzurro, anziché salvarla e poi giurarle amore eterno, l’ha mollata senza troppe spiegazioni a un binario della stazione. Ma chissà che Rebecca non scopra, anche grazie ai suoi nuovi amici, che proprio nell’imperfezione si nasconde il segreto per trovare qualche momento di vera felicità.


 

Recensione:

Ho sempre avuto un debole per i secondi amori, se ne parla troppo poco, avrei voluto vedere una principessa che inizia da una fine, da un rapporto distrutto, e alla fine incontra un altro uomo, ma non per questo crede nuovamente nel ” per sempre”: piuttosto crede di poter amare meglio, con maggiore dignità e meno ingenuità, e costruisce un rapporto equilibrato. Perché non ha bisogno di essere salvata, ma preferisce farsi trovare indipendente, arguta, e piena d’interessi coltivati durante la sua solitudine.

 

Si dice che il primo amore non si scordi mai.

E’ come una tappa della vita: tutti ci passano, tutti lo superano – tra macerie varie – e i più temerari possono dire che il loro primo amore sia anche l’ultimo.


C’è chi spera di dimenticarlo perché troppo doloroso e chi invece ne conserva ricordi piacevoli nonostante ormai non ci sia più e chi invece continua a costruire ricordi su ricordi.
Distorted Fables – come il titolo della pagina Facebook dell’autrice che da anni ( 2011 ciao! Forse un po’ ci manchi, o forse no) scrive d’amore sul web – è una favola un po’ agrodolce in chiave moderna, con un pizzico di fantasy.

Il nome della non principessa di questo romanzo è Rebecca, come la prima moglie nel film di Hitchcock.

E’ un nome spigoloso da pronunciare e non particolarmente armonioso, ma ben presto ci si rende conto che è molto adatto alla ragazza, dal cuore spezzato e dalla personalità forte, di questa favola distorta.

Rebecca vive nella caotica Milano ed a causa della delusione amorosa – il suo primo amore Vincenzo che la lascia al binario 12 della stazione centrale – decide di chiudere le porte del suo cuore, preferendo passare le sue solitarie serate dietro alle serie tv e a coccolare il micio birmano Sua Morbidezza piuttosto che permettere a qualcun’altro di farla ancora soffrire. La sua vita però inizia a cambiare quando trova lavoro come portinaia in un palazzo signorile, dove è costretta a rapportarsi con qualche essere vivente che non siano un gatto e una valchiria – grillo di nome Crimilde che gironzola nella sua testa a ruota libera, tormentandola e sfidandola sempre a non arrendersi e a lottare con le unghie e con i denti per raggiungere i propri sogni. Essendo una storia dei giorni nostri, il mondo virtuale è presente, ma ai margini della storia, ed è la fine di un nuovo inizio.

Questo romanzo parla d’amore, ma soprattutto di sopravvivenza e di tornare a vivere, a respirare. Parla dell’amicizia – quella vera che a volte può far male ma che senza non si può stare – e di ritrovare se stessi dopo una delusione o un dispiacere per poter tornare a gioire delle piccole cose e ritrovarsi a ridere di qualcosa anche quando sembra che ormai non si riesca più a farlo.

Proprio come il suo personaggio, Deborah Simeone fa la portinaia in un bel palazzo signorile e vive a Milano. Non conoscevo l’autrice, ed è stato il meraviglioso passaparola a farmela scoprire. Con il suo libro dalla copertina particolare e dal titolo accattivante mi ha subito attirata tanto da finirlo in un giorno solamente, completamente immersa nella storia.

Lo stile della narrazione è frizzante e scorrevole: si ride, ci si emoziona e a volte si fa un sorriso amaro perché quando si sceglie un libro, si sa sempre che tra quelle pagine si troverà qualcosa che ti ricorderà te stessa e va bene così. Sono i libri che più ti entrano dentro.

Deborah Simeone ha creato una ‘non principessa’ dei giorni nostri che dopo una delusione d’amore si rialza e che cerca di raccattare i pezzi che ha perso di se stessa, pezzo dopo pezzo: una pennellata alla volta.

© Rossella Zampieri

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Le otto montagne – Paolo Cognetti

cognetti3Titolo:  Le otto montagne

Autore: Paolo Cognetti

Casa Editrice: Einaudi, collana Supercoralli, 2016

Pagine: 208 pagine

Prezzo: € 18,50
ISBN: 9788806226725

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐

Trama:

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo “chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso” ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lì, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, “la cosa più simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui”. Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: “Eccola lì, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino”. Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.


Recensione:

“Ecco a cosa stavo pensando: da tempo volevo scrivere una storia di montagna, di padri e figli e di amicizia maschile. […] Sapevo che ci sarebbe stata una montagna intorno alla mia storia, un padre all’inizio di tutto, e due amici al centro; e sapevo che il suo respiro sarebbe stato più ampio del solito, per i modelli che avevo in mente e per la scrittura che volevo ottenere. Ero in cerca del mio Due di due e del mio Narciso e Boccadoro, del mio In mezzo scorre il fiume e del mio Gente del Wyoming”

(dal blog di Paolo Cognetti: http://paolocognetti.blogspot.it/)

Ed ecco che Paolo Cognetti riesce nel suo intento, a parte l’ovvio successo letterario di cui “le otto montagne” è stato, giustamente, investito: è riuscito nella ricerca del suo “Due di Due”, del suo “Narciso e Boccadoro”, del suo “In mezzo scorre il fiume” e del suo “Gente del Wyoming”.

Non solo, è riuscito a rendere il ritratto di una generazione, o parte di essa. La mia stessa parte, la mia stessa generazione.
Paolo Cognetti è nato 1978, come me. Come me vive la dicotomia dell’eterna voglia di fuga dalla città e dalle sue false promesse e del suo contraltare, la necessità oggettiva di tornarvi, per essere parte di qualcosa, per continuare a progredire.

Il suo protagonista, Pietro somiglia un po’ al Max de “il matrimonio di mio fratello” di Enrico Brizzi. Brizzi che è anche lui della stessa generazione ed ha, forse, alcuni ideali comuni. Ideali che fanno capo al Walden di Thoreau ma anche a Fenoglio, Pavese e Rigoni Stern. E hanno come luoghi il bosco, la montagna, il cammino e l’altrove.

Il motivo per parlare di questi luoghi lo comunica egli stesso, in un articolo del suo blog:

“Se ci penso mi sembra che questo sia il filo delle mie letture degli ultimi anni, da Hemingway a Karen Blixen, da Thoreau a Sylvain Tesson, da Chatwin a tutti gli altri vagabondi come lui. Non importa che abbiano scritto romanzi, memorie o diari di viaggio, né che raccontino di boschi o città, paesi abitati per molti anni o attraversati in un giorno: i luoghi sono l’oggetto del loro sguardo e scrivere è un tentativo di coglierne l’anima.”

Nel romanzo di Cognetti la montagna è, finalmente, non più la favoleggiata sede di avvicinamento al paradiso bensì un luogo reale dove la gente per vivere fatica, dove la terra produce poco con molto lavoro e le baite sono vuote, dirute perché le famiglie sono andate in città a cercare benessere e stabilità.

Proprio quel benessere che la mia generazione non ha trovato, e nemmeno il Pietro de “le otto montagne”, proprio quella stabilità che nessuno di noi si sogna ancora di anelare.

Come Pietro si cerca, e speriamo, come Paolo si riesce, infine, a centrare l’obbiettivo. Almeno, se proprio, ad andarci vicino.

In molti hanno definito questo romanzo un classico. Lo è di certo, nella sua perfetta descrizione della famiglia di Pietro, nel suo tratteggiare i personaggi in modo così efficace da renderteli cari, o odiosi. Lo è nella scrittura asciutta e pulita, senza fronzoli ma comunque evocativa, ricca di suggestioni.

Immagini che si susseguono come polaroid di una vita intera, due bambini che diventano uomini in maniera diversa, distante ma vicina, o meglio, collegata. Scorci delle cime al fondo dei viali milanesi, quelle giornate terse in cui la città non riesce ad escludere la visione dei sui granitici giganti vicini. E con la loro visione l’immediata nostalgia.

La costruzione della baita, nodo centrale dello sviluppo della trama, il lavoro fisico e manuale che in qualche modo cura: il lutto, il dolore, lo smarrimento. Elementi tipicamente maschili ma più generalmente umani.
La solitudine e il rifugio, la neve e i libri.

Un nuovo classico, è vero. Esempio splendido di letteratura italiana contemporanea, non fatelo mancare nelle vostre librerie, Paolo Cognetti è un autore da cui aspettarsi molto.

© Bianca Casale

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Replay: una vita senza fine – Ken Grimwood

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Titolo:  Replay: una vita senza fine – Un’altra occasione per vivere [Replay]

Autore: Ken Grimwood

Casa Editrice: Fanucci, 2007 – Sperling & Kupfer , 1996

Pagine: 325 pagine

Prezzo: €15,00

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐.


Trama: Che cosa accadrebbe se fosse possibile rivivere la propria vita all’infinito? Jeff Winston, quarantatré anni, intrappolato in un matrimonio insoddisfacente e in un lavoro noioso, muore nel 1988 per risvegliarsi nel suo passato, diciottenne, nella sua stanza della Emory University. Tutto è come l’ha vissuto… ma con una sola, cruciale differenza, lui sa già cosa gli riserva il futuro: conosce i risultati degli eventi sportivi, l’andamento della borsa e gli eventi storici che segneranno l’umanità in quegli anni. Jeff può scegliere di cambiare tutto della propria esistenza: amore, figli, lavoro, guadagni, quello che vuole. Ma in nessun modo riesce a comprendere per quale motivo sia proprio lui destinato a rivivere di continuo la sua vita… Quante volte dovrà continuare ad avere – e poi, inesorabilmente, a perdere – tutto ciò che ama?


Recensione:

Questo romanzo, vincitore del World Fantasy Award nel 1988, è come un mandala, come un infinito cerchio della vita. Ed è splendido, fin dalla prima “replica”, come vengono chiamate le reiterazioni della vita del protagonista, non si riesce a staccare il muso dal libro.

Ed è inoltre, un viaggio nel tempo dentro ad una storia di viaggi nel tempo. Sì, perché il ciclo della replica inizia nel 1963 e finisce nel 1988, con tutti gli avvenimenti del periodo. Con la nascita dei computer, con la morte di Kennedy, con l’ascesa di Steven Spielberg e i grandi interrogativi che incominciavano a nascere, la questione mediorientale, l’inquinamento e la libertà di parola.

Insomma, un romanzo di genere fantastico. Non credete? Sì, è anche quello.

In fondo, però, tutto il romanzo ruota sul senso della vita, su quello che conta veramente, sull’amore come tramite per la vera trascendenza. Parla di solitudine, di alienazione, di segregazione e di sentimenti negati.

Parla di rapporti che prescindono il tempo e lo spazio, parla di trovarsi e lasciarsi, prendere quello che si può e lasciare andare il nostro io di ieri.

Perché ogni cosa esistente è impermanente, anche per chi ripete.

Il romanzo venne edito in Italia una prima volta da Sperling & Kupfer nel 1996 con il titolo “un’altra occasione per vivere” e poi riedito da Fanucci nel 2007 con il titolo “Replay: una vita senza fine”, il suo autore, perché il destino è infimo e beffardo, è morto, nel 2003, di attacco cardiaco proprio come il suo stesso protagonista.

© Bianca Casale

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Pubblicato in: Romanzo

Dopo di te – Jojo Moyes

 

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Titolo: Dopo di te [After You]

Autore: Jojo Moyes

Casa Editrice: Mondadori, Edizione © 2016

Pagine: 384 pagine

Prezzo: €18,00

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐.

Note: Seguito di Io prima di te


Trama:  Louisa Clarke ha tante domande. Ad esempio com’è finita a lavorare nel bar dell’aeroporto, passando ogni turno a guardare le persone partire. O perché non sente come casa sua l’appartamento in cui vive da un anno. O se la sua famiglia così unita potrà perdonarla per quello che ha fatto diciotto mesi fa. E se riuscirà a superare l’amore della sua vita. L’unica cosa che Lou sa per certo è che qualcosa deve cambiare. Poi, una notte, accade. Ma lo sconosciuto sulla sua porta di casa, ha le risposte che sta cercando o solo altre domande? Chiudere la porta equivale a continuare la propria vita: semplice, ordinata, sicura. Aprirla, significa rischiare tutto. Ma lei ha promesso a se stessa e a Will di vivere, e se vuole mantenere la promessa deve lasciar entrare ciò che è nuovo.


Recensione:

Come potevo dirle che perderlo era stato come essere attraversata da una lama che aveva aperto uno squarcio dentro di me, un doloroso, costante promemoria, un’assenza che non avrei mai potuto colmare? 

Lou Clark  

Jojo Moyes è tornata con il tanto atteso seguito di Me after You, rendendomi, oltre alla persona più felice sulla faccia della terra, anche la più ansiosa e terrorizzata. Chiariamo: avevo una fottuta paura. Non sapevo davvero cosa aspettarmi e la paura di poter rimanere delusa dal seguito del mio libro preferito mi ha perseguitato fin da quando ho saputo che sarebbe uscito.

In Io prima di te avevamo Will e Louisa, ed abbiamo imparato ad amarli, insieme, pagina dopo pagina, ora invece c’è Lou rimasta da sola diciotto mesi dopo.

La Louisa che ci viene descritta nel libro è comprensibilmente diversa dalla protagonista che conosciamo e che abbiamo apprezzato fin da subito nel primo libro. Lou è smarrita, odia questo nuovo mondo dove Will non c’è e forse un pochino odia anche Will stesso. Egoisticamente parlando è comprensibile la rabbia e il dolore che Lou prova – e che ci viene descritto perfettamente – ma dall’altra parte sarebbe stato altrettanto egoista far vivere a Will una vita che non voleva.

Penso che ogni essere umano sappia cosa vuol dire perdere una persona amata: di solito la si perde per fatalità, per una malattia, ma chi muore molto spesso non vuole andarsene.

Will Traynor invece ha scelto coscientemente di andarsene perché non poteva più vivere una vita su una sedia a rotelle. Una vita nel mondo. Un mondo che lei non conosce ancora bene, un mondo che forse non vuole conoscere perché senza Will al suo fianco che senso ha? Si sente tradita perché crede che lui non l’abbia amata abbastanza da restare ed è così arrabbiata da rimanere rinchiusa nella sua bolla di dolore. Nonostante abbia viaggiato parecchio dopo la morte di Will – come gli aveva promesso – e abbia visto il mondo è come se non l’avesse visto davvero, restando ferma, al punto di partenza.

La scrittrice rende i sentimenti della protagonista – la rabbia, il dolore e lo smarrimento – così palpabili e cosi veri che il lettore riesce quasi a farli suoi. A ogni pagina sentivo io stessa tutti questi sentimenti attraverso Louisa.

Jojo Moyes è una delle poche scrittrici che conosco che riesce a farlo ed è per questo che è una delle mie scrittrici preferite e il perché ormai compro i suoi libri a occhi chiusi.

Io amo Jojo e ogni suo libro non mi delude mai, ma Me before You e After You hanno un posto speciale nel mio cuore: con il primo libro ho pianto, ho riso, ho provato ansia, ad un certo punto ho anche dovuto smettere di leggere perché i miei sentimenti erano così forti che mi stavano sopraffando. Pochi libri riescono a entrarmi così dentro, tanto da farmi smettere per qualche secondo di leggere e pensare “ Ok, fermati. Prendi fiato“, ma con il secondo libro ho davvero raggiunto la completezza: l’ho trovato delicato, ironico e terribilmente emozionante.

Lo stile della scrittrice è scorrevole, piacevole e molto diretto.

Ho visto la rinascita dalle ceneri, come una fenice, di una protagonista che ho amato fin dalla prima volta che ho letto di lei e ne sono stata terribilmente felice. Una felicità che solamente un lettore appassionato può capire.

Quando arrivi a dire: “Ecco. Ecco è questo che mancava! E’ questo quello che ci voleva.” Insomma, mi capite, no?

After You mi è piaciuto molto, l’ho adorato ed è la conclusione perfetta di una storia toccante ed emozionante.

Ho letto sui vari social, principalmente commenti nei gruppi di lettura di Facebook che frequento, commenti discordanti su questo seguito: c’era a chi era piaciuto e a chi no perché pensavano che la mancanza di Will fosse troppo forte.

Non so cosa loro abbiano provato, ma per me Will era in ogni pagina, in ogni piccolo gesto di Lou e in ogni sua piccola vittoria. Il libro non manca di colpi di scena e di nuovi, ma adorabili, personaggi ed una delle principali cose che ho apprezzato e che per una volta è un vero seguito e non una rilettura del libro da parte dell’altro protagonista, di solito quello maschile.

Ci sarebbero tante cose da dire su questo libro, ma potrei cadere nello spoiler, e non voglio. Perché ancora deve leggerlo o per chi ancora non conosce Lou voglio lasciare la possibilità di assaporare ogni pagina.

Compratelo e se avete paura acquistatelo lo stesso perché Jojo Moyes non delude mai.

 

Per qualche tempo ti sentirai a disagio nel tuo nuovo mondo. Ci si sente sempre disorientati quando si viene sbalzato fuori dal proprio angolino rassicurante… C’è fame in te, Clark. C’è audacia. L’hai soltanto sepolta, come fa gran parte della gente.
Vivi bene. Semplicemente, vivi. 

—  Will Traynor “

© Rossella Zampieri

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Pubblicato in: LETTERATURA FANTASY

Insomnia – Ludovica Cicala

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Titolo: Insomnia

Autore: Ludovica Cicala

Casa Editrice: Centauria Libri, Edizione ©2016

Pagine: 505 pagine

Prezzo: € 12.90

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐

Note: Primo di due volumi

 


 

Trama: EVO: un nuovo stadio dell’evoluzione umana. Sono giovani, bellissimi, dotati di poteri straordinari. E uccidono.
Melissa ha già avuto la famiglia distrutta da questi «mostri», possibile che ora debba toccare anche a lei? Purtroppo sì. Una mattina, quando ha diciotto anni, in un corridoio della scuola, il suo potere sopito si scatena e il sogno di una vita normale va in pezzi. Rinchiusa in una Krankenhaus, gli istituti in cui gli EVO vivono separati dal resto dell’umanità per essere controllati e studiati, Melissa scopre un mondo parallelo che, per quanto inquietante, ha almeno un vantaggio: è popolato di ragazzi come lei, ciascuno con la propria eccezionalità e le proprie paure. Un gruppo di amici quasi come tutti gli altri… Ma quando da Berlino viene trasferito lì Byron J. King, uno degli EVO più potenti – e più attraenti – del mondo, Melissa comincia a trovarsi davanti domande senza risposte e pericoli senza nome, compreso quello custodito nella sua stessa mente. Alla Krankenhaus le cose non sono come sembrano e chi è troppo curioso rischia la vita… o quel che ne resta.
In una Londra parallela notturna e inattesa, questa storia di orrore e riscossa ci porta come su un ottovolante tra fughe, attrazione, inganni, odio e lealtà. Con il rosso del sangue e l’oro dell’amicizia Ludovica Cicala scrive, nell’intreccio delle avventure di Melissa e Byron e della loro banda, una grande storia, la più potente di tutte: quella sulla fatica, il desiderio e la necessità di essere diversi

.


 

Recensione: 

Il primo pensiero che ho provato quando ho letto la trama di Insomnia è stato un’esclamazione di puro giubilio “ Finalmente un libro con una trama che non ho già letto e riletto”; quando l’ho avuto tra le mani ho sperato che non mi deludesse e devo dire che ha superato tutte le mie più rosee aspettative. Un esordio con il botto – e che botto! – per la giovanissima Ludovica Cicala che fa centro con questo libro dalla copertina mozzafiato e dalla trama nuova che porta una ventata d’aria fresca tra le file dei distopici.

Se siete stanchi dei soliti Sci-Fi e cercate da tempo qualcosa di originale che vi porti a pensare che la vostra vita sociale sia finita per le prossime quattro ore dopo aver letto i primi capitoli, beh… l’autrice con il suo Insomnia fa sicuramente al caso vostro. Sono cinquecento pagine di pura originalità, di intrighi e di suspense che vi tengono incollati fino all’ultima pagina e l’unica cosa che vorresti fare dopo è avere la scrittrice di fronte e supplicarla in ginocchio di scrivere un seguito – anche se il libro è autoconclusivo – hic et nunc, perché, vi assicuro, quando arriverete alla fine ne vorrete ancora e ancora.

Sono rimasta piacevolmente stupita da questa nuova uscita: la copertina è accattivante e ti invoglia a leggere la trama e dopo averla letta non puoi fare altro che ordinare il libro o andare direttamente in libreria e correre a leggerlo. Un romanzo ben scritto e con una trama così ben costruita – ti porta ad immaginare di essere all’interno del libro – non mi capitava da tanto tempo, ed ora che l’ho finito già mi mancano terribilmente Melissa, Byron e tutta la Gang del Bosco. La Cicala ci riempie di dettagli di cui il lettore difficilmente può fare a meno e ne vorrebbe sempre di più. Il suo stile è scorrevole, ben delineato e semplice ma caratterizzando in maniera divina la psicologia dei personaggi, riesce a tenere il lettore con il fiato sospeso per tutto il tempo.

«Tu puoi decidere se fare del male a qualcuno. Puoi sceglierlo. Ne sei in grado. Sei in grado di controllare il tuo disturbo e le tue facoltà, e puoi farlo da sola, senza quello stupido bracciale. Sei in grado di controllare tutto, come chiunque altro. Perché non c’è niente di sbagliato in te.»

Nonostante sia un’appassionata di EFP – Il tuo sito di Fanfiction  dove l’autrice ha pubblicato la prima versione di Insomnia, era sfuggito al mio radar di fangirl finchè grazie a Centauria Libri  ho potuta scoprire Ludovica e il suo fantastico libro.

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© Rossella Zampieri

 

Pubblicato in: Romanzo

Non aspettare la notte – Valentina D’Urbano

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Titolo: Non aspettare la notte

Autore:  Valentina D’Urbano

Casa Editrice: Longanesi & C., Edizione ©2016

Pagine:  377 

Prezzo: € 16.90

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐

Note: Autoconclusivo


Trama: Giugno 1994. Roma sta per affrontare un’altra estate di turisti e afa quando ad Angelica viene offerta una via di fuga: la grande villa in campagna di suo nonno, a Borgo Gallico. Lì potrà riposarsi dagli studi di giurisprudenza. E potrà continuare a nascondersi. Perché a soli vent’anni Angelica è segnata dalla vita non soltanto nell’animo ma anche su tutto il corpo. Dopo l’incidente d’auto in cui sua madre è morta, Angelica infatti, pur essendo bellissima, è coperta da cicatrici. Per questo indossa sempre abiti lunghi e un cappello a tesa larga. Ma nessuno può nascondersi per sempre. A scoprirla sarà Tommaso, un ragazzo di Borgo Gallico che la incrocia per caso e che non riesce più a dimenticarla. Anche se non la può vedere bene, perché Tommaso ha una malattia degenerativa agli occhi e sono sempre più i giorni neri dei momenti di luce. Ma non importa, perché Tommaso ha una Polaroid, con cui può immortalare anche le cose che sul momento non vede, così da poterle riguardare quando recupera la vista. In quelle foto, Angelica è bellissima, senza cicatrici, e Tommaso se ne innamora. E con il suo amore e la sua allegria la coinvolge, nonostante le ritrosie. Ma proprio quando sembra che sia possibile non aspettare la notte, la notte li travolge.


Recensione: 

Ci sono poche certezze nella mia vita: c’è il muso del mio gatto che mi sveglia ogni mattina da quattro anni, Shonda Rhimes che puntualmente uccide il mio personaggio preferito, Cassandra Clare che mi fa soffrire a ogni libro, i libri nella mia libreria che si accumulano ogni anno. Ogni secondo è scandito da piccole certezze, da porti sicuri: qualcosa che so già che avverrà. Ecco, ogni mia più piccola sicurezza viene spazzata via quando Valentina D’urbano pubblica un nuovo libro.

Quando ho letto sull’applicazione de Il Libraio che a breve sarebbe stato pubblicato un nuovo libro qualcosa si è spezzato all’altezza del petto e devo essere sincera: credo proprio che sia stato il mio cuore. Ho provato un terrore viscerale ripensando a Il rumore dei tuoi passi, esordio dell’autrice in quel 2012, che sembra ormai lontanissimo. Ricordo perfettamente, come se l’avessi riletto ieri, come quel libro mi abbia fatta sentire per parecchi giorni dopo averlo concluso. Non voglio essere fraintesa: io amo la D’Urbano e i suoi libri li consiglio sempre, ma dopo averli letti passano due o tre giorni prima che io riesca a leggere altro. Devo superarli, ecco.

Mi sono accaparrata Non aspettare la notte il giorno in cui è uscito pregando che, vicino al porto, dal quale stavo per imbarcarmi per tornare a casa, ci fosse un centro commerciale e magari una libreria e così è stato. Grazie, grazie e ancora grazie.

Dunque, partiamo dalla copertina – io sono fissata con le copertine – che è la prima cosa che mi ha colpito: mi piace. E’ adatta al libro, ai personaggi e alla trama stessa. 
Mi piace perché trasmette un sacco di cose: amore, abbandono, dolore, rinascita, sicurezza e tante altre ancora. Già solo la copertina riesce a trasmettermi tutto questo e un applauso alla Longanesi ci sta tutto, dunque,  perché in tutti i libri che ho letto di questa casa editrice le copertine sono sempre bellissime.

Chi ha letto gli altri libri di Valentina D’Urbano si sarà accorto subito che c’è qualcosa di diverso in Angelica e Tommaso rispetto a tutti gli altri personaggi creati da questa tanto amata, e odiata, scrittrice. C’è qualcosa di più in loro: più sottile, più potente, come un filo teso da una parte all’altra del mondo; bisogna solo tirare per trovare quel qualcuno che metta insieme i pezzi dispersi di te stesso.

Da Tommaso ad Angelica e da Angelica a Tommaso.

Due anime gemelle destinate ad incontrarsi, perdersi, ritrovarsi, cercarsi e perdersi ancora in un circolo vizioso che tiene il lettore attaccato alle pagine del libro a chiedersi cosa succederà, il perché deve succedere e il come succede, soprattutto. Se questi due giovani avranno il lieto fine che tutti bramano o se ci dobbiamo preparare i fazzoletti sul comodino e piangere dopo aver finito l’ultima pagina.

Mi è sempre piaciuto il mondo di scrivere di Valentina D’urbano: poche descrizioni e tanti dialoghi. Le parole ti prendono talmente tanto e ti entrano così dentro che non trovano più la strada per uscire, diventando alla fine parte integrante di te. I personaggi sono così ben caratterizzati – non solo i protagonisti, ma anche i personaggi secondari – e così veri che probabilmente dopo aver finito il libro ti sembrerà di vederli in giro per la strada come comuni persone. Il suo stile è scorrevole, veloce, diretto e d’impatto come in ogni suo libro, del resto.

Aspettatevi qualcosa di più morbido, meno dark rispetto a quello a cui siete abituati, ma non vi deluderà. A me non ha deluso.

Io, ormai, Valentina la “compro” ad occhi chiusi e a cuore aperto, nonostante il dolore quando me lo spezza.

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© Rossella Zampieri

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