Google ha dedicato il doodle di oggi, 12 ottobre, a Eugenio Montale (1896–1981) in occasione del 125° anniversario della sua nascita.
Poeta, critico e traduttore italiano. Ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 1975.
Nato a Genova, dove Montale visse per i primi trent’anni della sua vita. A causa delle cattive condizioni di salute, la sua istruzione fu interrotta all’età di quattordici anni e fu principalmente autodidatta. Il suo illustre primo volume di poesie, ‘Ossi di seppia’ (1925), era nettamente poco retorico rispetto all’opera di altri poeti in voga all’epoca. Montale si trasferì poi a Firenze, dove nel 1929 fu nominato direttore della biblioteca di prestito Vieusseux.
Nel 1938 Montale perse il lavoro per essersi rifiutato di aderire al Partito Fascista e il suo secondo volume di poesie raccolte ‘Le occasioni’ (1939). Un terzo volume di poesie raccolte ‘La bufera’ (1956), apparso dopo la guerra; il titolo si riferisce alla seconda guerra mondiale.
Spesso il male di vivere ho incontrato era il rivo strozzato che gorgoglia era l’incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio che schiude la divina Indifferenza: era la statua nella sonnolenza del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
Spesso il male di vivere ho incontrato è una poesia pubblicata nell'omonima sezione della raccolta Ossi di seppia nel 1925.
Nel 1948 Montale fu nominato redattore letterario di uno dei principali quotidiani italiani, il Corriere della Sera di Milano. Nei due decenni successivi ha pubblicato sul giornale una serie di brani autobiografici che costituiscono un commento al suo lavoro creativo. Questi sono stati raccolti come ‘Farfalla di Dinard’. Successivamente ha pubblicato un libro di saggi critici ‘Auto-da-fé’ (1966), e un volume di importanti saggi critici più lunghi sulla propria attività poetica ‘Sulla poesia’ (1976). Pubblicò anche la sua corrispondenza con Italo Svevo (1861–1928), Montale–Svevo: Lettere (1966). Le sue raccolte successive includono ‘Xenia’ (1966) e ‘Diario de ’71 e ’72’ (1973).
Nel 1967 Montale ricevette la nomina a senatore a vita. Oltre alla sua poesia, Montale ha prodotto un eccezionale corpo di traduzioni dall’inglese che include opere di Shakespeare, Hawthorne, Melville, Mark Twain, O’Neill, Faulkner, Steinbeck ed Eliot.
Casa Editrice: Ultima Stesura | Prezzo: € 3,99 | Data di pubblicazione: 7 ottobre 2021
Quarta di copertina: La ruota ha ripreso a girare, ma l’equilibrio è appeso a un filo. Nell’Eden, Haziel affronta il futuro con una nuova consapevolezza di sé, decisa a scoprire la verità. Nel Caos, Sam torna a fare i conti con i demoni del suo passato, determinato a uscirne. E mentre combattono contro un fato che sembra volerli dividere a tutti i costi, una nuova minaccia sorge nell’ombra, pronta a colpire. Perché l’immortalità fa paura, quando la prospettiva è una condanna senza fine. Il mondo sta per finire. Di nuovo. Ma sarebbe strano se decidesse di restare integro.
Si vocifera che Rael J. Kailani passi le sue giornate a scrivere, o almeno ci prova, cercando di tirarne fuori qualcosa di decente. Si vocifera anche che delle piccole creature, detti gnomi, le rendano il compito assai difficile, devastandole casa e orecchie. Secondo dei documenti segreti sarebbero i suoi figli, ma noi non ci crediamo. La voce più diffusa è che Miss Kailani vada in giro armata di falce.
La stagione dei libri è tutto l’anno. Certamente, ma l’autunno un po’ di più. Inoltre il 2021 è quello di un grande ritorno, il Salone Internazionale del Libro. FINALMENTE! E ci sono davvero tante uscite interessanti nel mese delle zucche. Ecco la nostra selezione di titoli in uscita nel mese:
05 Ottobre, Mondadori
Quarta di copertina: «Da grande vorrei essere come lei, elegan-zissima.» Una piccola ammiratrice mi lusingò con queste parole inventando, a sua insaputa, il titolo del mio primo recital teatrale. E dandomi il motivo per scrivere questo libro: onorare ciò che è indelebile nella mia vita con tutta la tenerezza che ho per me stessa, sperando di intrattenere e, perché no, di ispirare la mia giovanissima fan. “Tu non conosci la vergogna” racconta i luoghi, gli incontri, i sentimenti. Appunti di memoria sparpagliati e disordinati. Ci troverete un’insospettabile nonna spregiudicata, le notti di fuoco a New York, un amante affettatore di prosciutti, una prozia sonnambula e libertina, una tigre per amica, il teatro, la musica e l’amore. Una vita randagia, emozionata e combattuta. Una vita non male. Una caccia al tesoro a cui ho giocato con tutto il coraggio che mi è stato possibile. Ve la restituisco senza vergogna, con l’intenzione di divertire o di ispirare, contando su un tenero perdono per la tonalità presuntuosa di questa speranza, tipica di un’anziana signora forse un po’ vanesia.
Quarta di copertina: Una famiglia americana, gli Hildebrandt, all’inizio dei tumultuosi anni Settanta: un microcosmo di sogni, paure, rivalità e sensi di colpa. Da una parte l’imperativo antico della legge morale, dall’altra la vita degli esseri umani, emozionante, spaventosa e ingovernabile. Ancora una volta, con l’ironia e l’empatia che sono la cifra della sua letteratura, Jonathan Franzen racconta una storia unica e insieme universale, sullo sfondo di un paese che non ha mai smesso di rifondare i propri miti. Sono i giorni dell’Avvento dell’anno 1971, a New Prospect, Chicago, ma la famiglia Hildebrandt non sembra ansiosa di festeggiare il Natale. Russ, pastore di una chiesa locale, desidera un unico regalo: passare qualche ora in compagnia di Frances Cottrell, una giovane, adorabile parrocchiana che mette a dura prova la sua fede e il suo matrimonio. Sua moglie Marion sa che i tempi turbolenti non garantiscono la stabilità coniugale, e teme che i brutti segreti che ha sempre nascosto a Russ stiano per venire a galla. Rifiutando il pacifismo del padre, Clem, il figlio più grande, vuole partire volontario per il Vietnam, non perché non sia lui stesso pacifista, ma perché non sopporta di essere un ragazzo bianco privilegiato. Sua sorella Becky, la ragazza più popolare della scuola, sta cercando di attirare l’attenzione di Dio e insieme quella di un giovane cantante folk, Tanner Evans, il primo che a New Prospect si è fatto crescere i capelli e ha iniziato a indossare pantaloni a zampa d’elefante. Per impressionare Tanner e irritare suo padre, Becky è entrata in un gruppo giovanile, Crossroads, animato da un altro pastore, Rick Ambrose, figura carismatica e manipolatrice, e bestia nera di Russ. Del gruppo fa parte anche il terzo figlio, Perry, un adolescente problematico e geniale, che per Natale ha deciso di smetterla per sempre con la marijuana e diventare un bravo ragazzo: ma non sempre i buoni propositi producono i risultati voluti. Da Natale fino alla Pasqua successiva, ognuno degli Hildebrandt sognerà per sé una vita diversa, un nuovo amore o un antico amore ritrovato, o una qualche sostanza stupefacente che metta a tacere i campanelli d’allarme. Il matrimonio di Russ e Marion era iniziato vent’anni prima, per entrambi nel segno della rinascita dopo una caduta. Ora un’eredità sgradita, scritta nei geni, chiede d’essere riscossa, riducendo in cenere sogni e speranze. Richiedendo lo sforzo di tutti per una nuova, difficile rifondazione. “Crossroads” è un romanzo intenso e trascinante, a tratti comico, a tratti drammatico e pieno di dolore, che segna il ritorno di Franzen nel cuore del cuore del paese, il Midwest delle Correzioni.
Quarta di copertina: Mariana, l’io narrante di questo romanzo, è una giovane della provincia americana appena arrivata in Italia per trascorrere alcuni mesi di studio all’accademia d’arte. La prima sera, al ricevimento di benvenuto, incontra Itamar. Fa il pittore, è bello e carismatico, ed è un seduttore impenitente. Sebbene consapevole che una relazione con un uomo del genere è destinata a finire male, Mariana non può fare a meno di innamorarsene. Immediatamente e perdutamente. Quando lui comincia a trattarla in modo ambiguo, sparendo e riapparendo all’improvviso, Mariana è disarmata. Per reazione a questo scostante atteggiamento, si cela dietro un’apparenza fredda e distaccata, fino a quando un incontro casuale con lui in pubblico la farà vacillare… André Aciman, cantore odierno dell’attrazione, si è ispirato a “Lettere di una monaca portoghese”, il libro-scandalo pubblicato sotto pseudonimo che per il realismo e l’audacia nel raccontare la passione amorosa, alla fine del XVII secolo segnò una vera svolta letteraria. Ci consegna così, riportandola all’oggi, la storia di un amore totale, un acuto romanzo psicologico contrassegnato da un eros spietato, inesorabile, che inganna e ferisce, ma a cui è impossibile resistere.
Quarta di copertina: A Parigi, in una notte nebbiosa, qualche giorno prima di Natale, una ragazza viene salvata dalle acque della Senna. È nuda, non ricorda nulla, ma è ancora viva. La donna misteriosa viene accompagnata al pronto soccorso, ma riesce a scappare e a far perdere le proprie tracce. Gli esami del DNA rivelano la sua identità: è la pianista Milena Bergman. Ma qualcosa non torna, perché la famosa musicista risulta morta in un incidente aereo più di un anno prima. È una indagine per l’ufficio affari non convenzionali della polizia di Parigi, l’occasione che Roxane, un capitano messo in disparte dai suoi capi, aspettava per prendersi la rivincita che merita. Quando la sua inchiesta intreccia il destino dello scrittore Raphaël Batailley, l’ex fidanzato di Milena, i due si trovano catapultati in un enigma inquietante: è possibile essere al tempo stesso vivi e morti? Il nuovo romanzo di Guillaume Musso è un noir a perdifiato sulle tracce di una donna misteriosa, e dei segreti che la sua vita porta con sé.
Quarta di copertina: A dieci anni dal primo romanzo della serie “L’allieva” torna Alice Allevi. Torna Alice Allevi in tutta la sua splendida e perfetta imperfezione. Torna Claudio Conforti, per tutti e tutte ormai solo «CC»: mente brillante, parlantina spesso caustica, cuore solo all’apparenza ruvido. Torna il cast di comprimari che per dieci anni esatti ha entusiasmato lettrici e lettori, facendo innamorare, sorridere, disperare e a volte perfino arrabbiare. Alice è tornata dopo un intenso periodo vissuto a Washington insieme a Claudio Conforti, e c’è una ragione precisa dietro la decisione della coppia più scintillante della medicina legale. Per Claudio, infatti, questa è l’occasione della vita: la Wally sta per andare in pensione e la corsa alla successione in qualità di direttore dell’istituto sembra aperta e subito chiusa: CC appare come la persona ideale per assurgere al ruolo di nuovo «Supremo» dell’istituto. Ma, mentre lo scatto di carriera di Claudio, contro ogni previsione, si rivela tutt’altro che facile, Alice – ora medico legale praticante a tutti gli effetti – si trova coinvolta non in uno ma in ben due casi che presto si dimostrano in grado di mettere alla prova il suo ben noto fiuto investigativo. Da un lato, l’incidente stradale di cui è vittima una giovane studentessa di un prestigioso collegio potrebbe nascondere qualcosa di più terribile della semplice fatalità, anche perché il colpevole è fuggito e sembra impossibile stanarlo. E dall’altro c’è di mezzo un bambino smarrito che non parla e di cui non si sa bene nemmeno l’età. Spinta dalla sua naturale empatia, e da una buona dose di voglia di ficcanasare, Alice si troverà coinvolta dalle due vicende, molto più intimamente di quanto lei (e CC stesso) si potevano mai immaginare.
Quarta di copertina: Jack adora il suo maialino di pezza, Mimalino, detto Lino. È sempre lì per lui, nei giorni belli e in quelli brutti. Una vigilia di Natale, però, succede una cosa terribile: Lino si perde. Ma la vigilia di Natale è il giorno dei miracoli e delle cause perse, è la notte in cui tutto può prendere vita… anche i giocattoli. Jack e il suo nuovo pupazzo, il Maialino di Natale (fastidioso sostituto fresco di negozio), si imbarcano in un piano audace. Insieme intraprenderanno un viaggio mozzafiato nella Terra dei Perduti, dove ‒ con lʼaiuto di un portapranzo parlante, di una bussola coraggiosa e di un essere alato di nome Speranza ‒ cercheranno di salvare il miglior amico che Jack abbia mai avuto dal terribile Perdente: un mostro fatto di rottami che divora ogni cosa… Dal genio creativo di J.K. Rowling, una delle più belle storie di Natale mai scritte, piena della tenerezza irresistibile dellʼinfanzia di fronte al grande mistero della perdita. L’affettuosa, inesauribile fantasia dell’autrice e la compassione verso le persone e gli oggetti amati che assorbono i sentimenti umani sono la celebrazione del calore della famiglia, del prendersi cura e del sentirsi capiti e della autentica sostenibilità delle cose. Con le bellissime illustrazioni del pluripremiato artista Jim Field, Il Maialino di Natale è destinato a diventare un classico amato da adulti e bambini.
Quarta di copertina: Con questo libro Matt Haig prosegue la riflessione cominciata con Ragioni per continuare a vivere nel 2015 e portata avanti in questi anni sui social media. Come ha detto spesso, il consenso che ha trovato la sua «battaglia» per sensibilizzare sul tema della malattia mentale gli ha confermato quanto sia necessario parlarne di più e far capire che, in quanto malattia, non è diversa da altre e non va stigmatizzata. Come confida nell’introduzione, scrivere lo aiuta a mettere le cose in prospettiva, a vederle da un’angolazione diversa o semplicemente a «sfogarsi». È il primo dei molti consigli che dà ai suoi lettori – cercare sempre la bellezza, anche quando certi stati d’animo non permettono di apprezzarla fino in fondo, perché tiene per mano la speranza; concedersi di non puntare sempre alla perfezione, perché non è di questo mondo; guardare avanti, sempre e comunque, per arrivare a vedere la luce in fondo al tunnel, per citarne altri – e sono consigli sinceri e spassionati, maturati con l’esperienza personale. Il lettore non deve aspettarsi la panacea, inesistenti soluzioni universalmente applicabili. Il conforto maggiore gli verrà dal sapere di non essere solo. Di avere in Matt un interlocutore aperto e disponibile, che ha affrontato certe difficoltà, tanto comuni e diffuse nel nostro mondo occidentale, e ne è uscito più forte.
Quarta di copertina: Andrea Sorci, in preda a un accesso di rabbia, uccide la sua domestica “continentale”. L’omicidio viene insabbiato dal figlio illegittimo del barone Sorci, il potentissimo Peppe Vallo, altrimenti noto come l’Americano. Rico, nipote di Andrea, che sa ma non parla, è un uomo tormentato, deluso dalla Sicilia ferita del dopoguerra: vive accanto a Rita, che ama e non può fare a meno di tradire. Eppure qualcosa si muove: tre donne, le zie che i Sorci hanno ribattezzato “le Tre Sagge”, fondano nella sagrestia della chiesa dei Santi Scalzi il Circolo del Punto Pieno, dove ricamano corredini, tovaglie, lenzuola, asciugamani. Dalla nobildonna alla monaca di casa, alla prostituta, in quel “tripudio febbrile delle dita” si dà forma a una sorta di adunanza femminile dove si discute, si commenta, ci si consola, si offre una speranza di cambiamento e si rammendano traumi sociali e famigliari. È una nuova sorellanza basata su una “separazione dal mondo fuori che solo le donne, quando sono insieme, riescono a creare e a difendere”. Intanto, però, l’uomo vola sulla Luna, gli studenti si ribellano. E la tensione positiva dei movimenti a cavallo fra gli anni sessanta e settanta si scontra con le contraddizioni dell’isola. Dal 1955 al 23 maggio del 1992, quando furono uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, Simonetta Agnello Hornby tiene stretto il filo della saga famigliare cominciata con “Caffè amaro” e proseguita con “Piano nobile” per consegnarci un ricamo di omicidi, ossessioni, amori, violenze della Sicilia uscita martoriata dal Secondo conflitto mondiale e pronta a patire, protagonista e vittima, altre guerre.
Quarta di copertina: Tutto cambia nel giro di pochi secondi per Dawn Edelstein. La donna si trova su un aereo quando l’assistente di volo fa un annuncio: «Prepararsi per un atterraggio di fortuna». I pensieri cominciano ad attraversarle la mente. Ma non riguardano suo marito, bensì un uomo che non vede da quindici anni: Wyatt Armstrong. Dawn sopravvive miracolosamente allo schianto. Nella sua vita non manca nulla: ad aspettarla a Boston ci sono il marito Brian, la loro amata figlia e il suo lavoro di doula di fine vita, che consiste nell’aiutare i suoi clienti ad alleviare la transizione tra la vita e la morte. Ma da qualche parte in Egitto c’è Wyatt Armstrong, che lavora come archeologo portando alla luce antichi luoghi di sepoltura: una carriera che Dawn è stata costretta ad abbandonare. E ora che il destino le offre una seconda possibilità, non è così sicura della scelta che ha fatto. Dopo l’atterraggio di emergenza, potrebbe prendere un’altra strada: tornare al sito archeologico che ha lasciato anni fa, ritrovare Wyatt e la loro storia irrisolta, e forse anche completare la sua ricerca sul Libro delle Due Vie, la prima mappa dell’aldilà. I due possibili scenari per Dawn si svelano l’uno al fianco dell’altro, così come i segreti e i dubbi a lungo sepolti insieme a loro. È il momento di affrontare le domande che non si è mai veramente posta: cos’è una vita vissuta bene? Quando abbandoniamo questa terra, cosa ci lasciamo dietro? Facciamo delle scelte… o sono le nostre scelte a fare noi? E chi saresti, se non fossi diventata la persona che sei adesso? Delineando una storia avvolgente in cui si respira il fascino misterioso dell’Egitto mentre ci si lascia catturare da una sottile esplorazione della psicologia femminile, Jodi Picoult torna in grande stile: Il Libro delle Due Vie è un commovente romanzo sull’amore e sulla morte, ma soprattutto sulle scelte che cambiano per sempre le nostre vite.
Quarta di copertina: In Patria , la sua grande opera corale, Fernando Aramburu ha raccontato una comunità lacerata dall’odio e dal fanatismo. In questo nuovo, vasto romanzo entra invece nell’animo di un uomo arrabbiato col mondo, e soprattutto deluso da sé stesso, per non aver mai imparato ad amare e per essersi accorto ora, a cinquantaquattro anni, che forse è troppo tardi. Toni è professore di filosofia in un liceo, ma sente di prendere in giro i suoi allievi sfoderando certezze che è ben lontano dal possedere. L’ex moglie Amalia gli ha lasciato solo rimpianti e rancore, mentre il figlio Nikita, problematico fin da piccolo, non gli ha mai dato soddisfazioni. L’unica consolazione della sua esistenza solitaria sono le chiacchierate al bar con l’amico Bellagamba, caustico ma con un grande cuore, e l’affetto instancabile di Pepa, la cagnolina che lo accompagna nei suoi giri per Madrid, in cui Toni cerca di liberarsi a poco a poco di «pezzi» della sua vita, libri e oggetti vari che abbandona sulle panchine, tanto ben presto non gli serviranno più. Già, perché Toni si è convinto che sia meglio farla finita. Per riempire il tempo che si è dato prima di rendere definitiva la sua decisione, comincia a scrivere qualche riga al giorno di cronaca personale: prendono corpo nelle sue pagine storie di famiglia, e riemerge una donna respinta, però sempre capace di una generosità autentica e travolgente. E giorno dopo giorno, il distacco dalla vita si trasforma in un canto alla vita e a tutto quello che ancora può dare: l’amicizia, l’amore, la libertà. Quella libertà simboleggiata dal volo dei rondoni, che come ogni primavera torneranno, a portare la speranza che si credeva perduta.
Quarta di copertina: Lilli ha quarantotto anni, ha appena perso il lavoro ma per fortuna zia Mariangela le ha lasciato un’insperata fonte di reddito. Quale momento migliore per realizzare il sogno inconfessabile di dedicarsi anima e corpo alle cure della casa? Il marito Francesco non si capacita, l’amica Cecilia alza le spalle, la figlia Iris ride, la madre inorridisce, ma Lilli osserva beata se stessa pulire la cucina, ammucchiare spugnette multicolori, inventare definitive sistemazioni di quel mondo a parte e sempre provvisorio che è la dispensa. E perché tutto questo sapere ballerino non vada perduto, annota su un quaderno i consigli pratici da tramandare alla figlia in forma di schede. Come evitare che gli spaghetti una volta aperti scappino da tutte le parti? Per quale arcano motivo nel cambio di stagione dell’armadio è indispensabile la naftalina? Perché le pattine sono improvvisamente scomparse dalla circolazione? Lilli, però, ha anche un marito con un progetto pericoloso, una figlia che da un giorno all’altro minaccia di abbandonare gli studi per darsi all’uncinetto, un’amica che rischia di diventare madre di tre figli complicati. Ma soprattutto non fa che chiedersi: dov’è finita Noemi? La sua compagna delle elementari che le ha fatto scoprire le meraviglie della Maglieria Magica sembra scomparsa senza lasciare traccia. Ma Lilli è un osso duro e non si dà per vinta: la troverà. Perché è una casalinga guerriera, e tutti se ne accorgeranno. «A noi due, casa. Siamo sole, adesso. Una di fronte all’altra, come Gary Cooper e quell’altro in Mezzogiorno di fuoco». Tutti la chiamano Lilli e il suo sogno segreto, incomprensibile agli occhi del marito e della madre, è fare la casalinga. Ora che la sua colf si è licenziata potrà finalmente dedicarsi a esplorare a fondo i misteri delle faccende domestiche. Perché gli aspirabriciole non aspirano né le briciole né nient’altro? Cosa si nasconde nella Jungla Nera del frigorifero? A queste e altre domande Lilli cerca di rispondere in un quaderno destinato alla figlia. Ma c’è una domanda a cui non riesce a trovare la risposta: dov’è finita la sua amica delle elementari, la bambina con cui aveva condiviso l’organizzazione domestica dei Cicciobello? Noemi sembra scomparsa nel nulla, e Lilli s’improvvisa detective con l’aiuto di vecchie compagne, contesse, giornalisti e altri alleati estemporanei.
Quarta di copertina: «Silvia rise. E di cosa sa gennaio? Di cosa sapeva gennaio? Fumo di stufa. Prati secchi e gelati in attesa della neve. Il corpo nudo di una ragazza dopo una lunga solitudine. Sapeva di miracolo». Fausto si è rifugiato in montagna perché voleva scomparire, Silvia sta cercando qualcosa di sé per poi ripartire verso chissà dove. Lui ha quarant’anni, lei ventisette: provano a toccarsi, una notte, mentre Fontana Fredda si prepara per l’inverno. Intorno a loro ci sono Babette e il suo ristorante, e poi un rifugio a piú di tremila metri, Santorso che sa tutto della valle, distese di nevi e d’erba che allargano il respiro. Persino il lupo, che mancava da un secolo, sembra aver fatto ritorno. Anche lui in cerca della sua felicità. Arrivato alla fine di una lunga relazione, Fausto cerca rifugio tra i sentieri dove camminava da bambino. A Fontana Fredda incontra Babette, anche lei fuggita da Milano molto tempo prima, che gli propone di fare il cuoco nel suo ristorante, tra gli sciatori della piccola pista e gli operai della seggiovia. Silvia è lí che serve ai tavoli, e non sa ancora se la montagna è il nascondiglio di un inverno o un desiderio duraturo, se prima o poi riuscirà a trovare il suo passo e se è pronta ad accordarlo a quello di Fausto. E poi c’è Santorso, che vede lungo e beve troppo, e scopre di essersi affezionato a quel forestiero dai modi spicci, capace di camminare in silenzio come un montanaro. Mentre cucina per i gattisti che d’inverno battono la pista e per i boscaioli che d’estate profumano il bosco impilando cataste di tronchi, Fausto ritrova il gusto per le cose e per la cura degli altri, assapora il desiderio del corpo e l’abbandono. Che esista o no, il luogo della felicità, lui sente di essere esattamente dove deve stare.
Quarta di copertina: Il nuovo, grande romanzo di King è un capolavoro assoluto. Con un protagonista destinato a diventare leggenda. Billy Summers è un sicario, il migliore sulla piazza, ma ha una sua etica: accetta l’incarico solo se il bersaglio è un uomo davvero spregevole. Ora ha deciso di uscire dal giro, ma prima deve portare a termine un’ultima missione. Veterano decorato della guerra in Iraq, Billy è tra i più abili cecchini al mondo: non ha mai sbagliato un colpo, non si è mai fatto beccare – una specie di Houdini quanto si tratta di svanire nel nulla a lavoro compiuto. Cosa potrebbe andare storto? Stavolta, praticamente tutto.
Quarta di copertina: La giovane e bellissima Isabelle è una ricca vedova americana che arriva a Parigi per riprendersi dalla perdita del primo marito. Dopo una serie di corteggiamenti incontra Marc, il quale, semplicemente, è l’uomo sbagliato nel momento giusto. Nulla, o quasi, accomuna i promessi sposi: sono un uomo e una donna che decidono di unire le proprie vite più sulla spinta di forze e coincidenze estranee alla loro volontà che per una reale attrazione. Lei è una donna sensibile quanto devota alla ragione come a un dio implacabile, un’americana che si trova a fare i conti con una cultura a lei estranea ma nella quale sceglie di immergersi, mentre matura un disgusto incapace di compromessi per la trivialità della vita condotta dall’aristocrazia del denaro con la quale si trova a mescolarsi: il denaro non fa che complicare la relazione tra i sessi, spingendo gli uomini a voler possedere le donne come possiedono il denaro, e le donne a prostituirsi, per quanto in forme socialmente accettate, per migliorare la propria posizione materiale. Soltanto nel momento in cui abbandonerà la propria ricerca ossessiva di spiegazioni razionali al comportamento umano e accetterà l’imperfezione, Isabelle riuscirà ad avvicinarsi davvero al marito.
L’abbiamo atteso per quasi un anno e finalmente il momento è giunto. Impossibile non averne sentito parlare, anche perché da mesi ormai non si parla d’altro e soprattutto, se si è fan del genere fantascientifico, non potete non aver aspettato con ansia l’uscita della pellicola avvenuta lo scorso 16 settembre 2021. Ovviamente parliamo di Dune, nuovo ed attesissimo film di Denis Villeneuve, regista di pellicole importanti e acclamate come Sicario, Blade Runner 2049 e Arrival. Dune è stato presentato in anteprima mondiale alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia ed ha fatto il tutto esaurito. Nel cast troviamo attori del calibro di Timothée Chalamet, Zendaya, Jason Momoa e Oscar Isaac. Un cast a dir poco stellare.
Esiste anche una trasposizione cinematografica del 1984, con la regia di David Linch, intitolato sempre ‘Dune‘, che all’epoca ha destato molta attesa, grazie alla popolarità dei romanzi di Herbert, ma alla sua uscita ha suscitato non poche critiche ottenendo un successo molto inferiore alle aspettative. È comunque divenuto un cult nel cinema di fantascienza. Citiamo anche il “capolavoro” mai compiuto di Jodorowsky, due miniserie prodotte da SyFy, i videogiochi ed i giochi da tavolo. Un vero e proprio franchise.
Ma andiamo ad analizzare un po’ da dove è tratta la pellicola che in due giorni ha riempito i cinema: i romanzi di Frank Herbert. La saga letteraria è considerata, ancora oggi a quasi sessant’anni dalla prima pubblicazione, un baluardo della fantascienza, soprattutto perché lo scrittore ha intrecciato il concetto di space opera (epopea spaziale o epica spaziale, sottogenere della fantascienza ambientato tipicamente nello spazio esterno) con temi come il cambiamento climatico, l’integrazione, la politica e la religione ancora oggi molto attuali.
Inizialmente il manoscritto, a cavallo tra il 1963 ed il 1965, fu pubblicato in due parti con i titoli ‘Dune World‘ e ‘The Prophet of Dune‘ sulla rivista Analog (ex Astounding Magazine) e solamente nel 1965 apparve per la prima volta in un unico volume. Herbert con il suo ‘Ciclo di Dune’ vinse i premi Nebula e Hugo, considerati i massimi riconoscimenti nella narrativa fantascientifica. I romanzi sono stati pubblicati in Italia tra gli anni ’70 e ’80 nella collana ‘Cosmo oro‘ di Editrice Nord. Successivamente sono stati editi anche da Fanucci. Il ciclo di Dune è composto da ben 20 romanzi tra saghe originali, prequel e spin-off ed è considerata una vera e propria istituzione nel mondo della fantascienza e lo stesso George Lucas, creatore di Star Wars, una delle saghe cinematografiche più amate di sempre, ha ammesso di essere stato profondamente influenzato da questa saga. Le trilogie sono due e sono così suddivise: – Dune – Messia di Dune – I figli di Dune
compongono la prima trilogia ed hanno come filo conduttore il giovane Paul Atreides – L’imperatore-dio di Dune – Gli eretici di Dune – La rifondazione di Dune
compongono la seconda trilogia e la cui narrazione prende il via migliaia di anni dopo la conclusione della prima trilogia. Il finale dell’ultimo romanzo della seconda trilogia si conclude con un colpo di scena che non lascia spazio a dubbio: Herbert aveva ancora molto da dire su questa saga, ma purtroppo incontrò la morte l’11 febbraio 1986 e lasciò così inconclusa la sua esalogia.
Sembrava che la saga di Dune fosse destinata a rimanere senza un adeguato finale ma dopo ben vent’anni il figlio di Herbert, Brian, insieme a Kevin J. Anderson, mise mano agli appunti del padre, tornando a dare vita a questa intramontabile saga ed a fare chiarezza sulle questioni irrisolte in La rifondazione di Dune concludendo così la saga con quello che era considerato da Herbert come ‘Dune 7’. Questo famigerato romanzo è dunque stato scritto dal figlio di Herbert e dal collaboratore, ma la trama, molto probabilmente, era già nota. Nei due ultimi libri ci sono degli elementi che sono stati introdotti dai due nuovi autori, ma sulla cui paternità si sviluppa un piccolo mistero. Herbert, a quanto pare, aveva salvato su un floppy disk con l’etichetta “Dune 7 outline” i suoi appunti. Questo prezioso dischetto era in una cassetta di sicurezza, scoperta molti anni dopo dai sui eredi. Il contenuto del floppy non è mai stato reso noto e questo ha fatto nascere il sospetto tra i più appassionati che fosse tutto stato architettato per sfruttare il marchio di Dune e creare così un franchise redditizio. I libri avrebbero dovuto essere solamente sette e non quattordici e negli ultimi romanzi ci sono moltissime incoerenze con la storia originale e questo ha portato a voci non proprio positive. Detto ciò, i romanzi I Cacciatori di Dune e I vermi della sabbia di Dune sono usciti per Fanucci editore a cavallo tra il 2020 ed il 2021e concludono comunque il cliffhanger che ha lasciato con il fiato sospeso migliaia di fan in tutto il mondo per due decenni.
C’è di più: i due autori prima di concludere la saga originale hanno allargato l’universo del ciclo di Dune con dei prequel suddivisi (come l’originale) in due saghe ulteriori. La prima ‘Il preludio a Dune‘ composta da Dune: House Atreides, Dune: House Harkonnen che sono entrambi stati pubblicati in Italia, ma attualmente fuori catalogo mentre Dune: House Corrino è ancora inedito nel nostro paese. La seconda saga è ‘Legends of Dune‘ composta da Dune: The Butlerian Jihad, Dune: The machine crusade e Dune: The Blattle of Corrin ed è ancora inedita in Italia. In quest’ultima trilogia viene raccontata la storia della Jihad Butleriana, la leggendaria guerra contro le macchine pensanti che ha turbato profondamente le fondamenta dell’universo di Dune nel passato remoto, la scoperta della Spezia, la nascita e la faida tra le varie famiglie, e via dicendo. I tre romanzi sono ambientati diecimila anni prima degli eventi del primo libro.
È stato pubblicato, inoltre, nel 2020 il primo libro della Caladan Trilogy che narra le vicende del Duca Leto prima degli eventi raccontati in Dune. Da noi è arrivato ad agosto con il titolo di ‘Il duca di Caladan‘ pubblicato da Mondadori. Questo primo volume racchiude la figura del Duca, il suo amore per Lady Jessica, sua concubina, la conquista della fiducia dell’imperatore della galassia e l’aggiunta di una decina di personaggi creati dai due autori che s’intrecciano nelle vicende principali. Sempre per Mondadori è uscita il 31 agosto la graphic Novel dedicata al mondo di Herbert.
Forse al momento potrebbe risultare tutto un po’ confuso e la domanda è: da dove comincio? I sei libri della saga originale compongono un ciclo autoconclusivo, se invece volete seguire in ordine cronologico l’evoluzione della società di Dune è preferibile iniziare la lettura dai libri scritti dal figlio di Herbert.
Il film intanto è bellissimo e sta ottenendo un successo di pubblico e critica tale da far ben sperare nel secondo e, oltretutto, in un revival meritatissimo della saga letteraria.
Ritorna il primo libro targato US con una nuovissima grafica ed un nuovo titolo!
Casa Editrice: Ultima Stesura | Prezzo: € 0,99 | Data di pubblicazione: 17 Settembre 2021
Quarta di copertina: La fine del mondo si avvicina. E purtroppo hanno scelto Haziel per impedirla. Per chiunque altro in paradiso sarebbe una semplice seccatura, ma chiunque altro non può scendere sulla Terra senza impazzire. Tocca a lei, all’anima eletta, quella da cui tutti si aspettano grandi cose. Quella che non ha mai conosciuto il male. Fino ad oggi. Della vita terrena, Haziel ne sa poco, e della morte ancora meno. Ma niente panico: non è sola. Certo, il suo compagno di viaggio arriva dagli abissi del Caos, ha un’anima corrotta e malvagia, non ci si può fidare di lui. Però a Haziel sembra umano. E ha intravisto una luce diversa, nel suo sguardo. O forse si sta solo ingannando. D’altronde lui non fa proprio niente per aiutarla. Ma almeno sa leggere i cartelli stradali.
Si vocifera che Rael J. Kailani passi le sue giornate a scrivere, o almeno ci prova, cercando di tirarne fuori qualcosa di decente. Si vocifera anche che delle piccole creature, detti gnomi, le rendano il compito assai difficile, devastandole casa e orecchie. Secondo dei documenti segreti sarebbero i suoi figli, ma noi non ci crediamo. La voce più diffusa è che Miss Kailani vada in giro armata di falce.
Quarta di copertina: Alice è tornata dopo un intenso periodo vissuto a Washington insieme a Claudio Conforti, e c’è una ragione precisa dietro la decisione della coppia più scintillante della medicina legale. Per Claudio, infatti, questa è l’occasione della vita: la Wally sta per andare in pensione e la corsa alla successione in qualità di direttore dell’istituto sembra aperta e subito chiusa: CC appare come la persona ideale per assurgere al ruolo di nuovo «Supremo» dell’istituto. Ma, mentre lo scatto di carriera di Claudio, contro ogni previsione, si rivela tutt’altro che facile, Alice si trova coinvolta non in uno ma in ben due casi che presto si dimostrano in grado di mettere alla prova il suo ben noto fiuto investigativo. Da un lato, l’incidente stradale di cui è vittima una giovane studentessa di un prestigioso collegio potrebbe nascondere qualcosa di più terribile della semplice fatalità, anche perché il colpevole è fuggito e sembra impossibile stanarlo. E dall’altro c’è di mezzo un bambino smarrito che non parla e di cui non si sa bene nemmeno l’età. Spinta dalla sua naturale empatia, e da una buona dose di voglia di ficcanasare, Alice si troverà coinvolta dalle due vicende, molto più intimamente di quanto lei (e CC stesso) si potevano mai immaginare.
CHI È ALESSIA GAZZOLA?
Alessia Gazzola (Messina, 1982) è laureata in Medicina e Chirurgia ed è specialista in Medicina Legale. Ha esordito nella narrativa con L’allieva nel 2011, cui sono seguiti Un segreto non è per sempre (2012), Sindrome da cuore in sospeso (2012), Le ossa della principessa (2014), Una lunga estate crudele (2015), Non è la fine del mondo (2016), Un po’ di follia in primavera (2016), Arabesque (2017), Il ladro gentiluomo (2018), vincitore del premio Bancarella 2019 e Lena e la tempesta (2019). Dai romanzi della serie L’allieva, tradotti in numerose lingue, è tratta la serie tv di successo in onda su RaiUno con Alessandra Mastronardi nei panni di Alice Allevi e Lino Guanciale nel ruolo di Claudio Conforti. Collabora con i supplementi culturali di La Stampa e del Corriere della sera. Vive a Verona con il marito e le due figlie. Con Questione di Costanza (2019) inaugura una nuova serie di romanzi incentrati sul personaggio di Costanza Macallè, a questo segue nel 2020 Costanza e i buoni propositi. Altre sue pubblicazioni sono: Un tè a Chaverton House (Garzanti, 2021).
Casa Editrice: Einaudi | Prezzo: € 19,50 | Data di pubblicazione: 7 settembre 2021
Quarta di copertina.
La lotteria: tutti sanno come funziona. Con l’arrivo del primo ciclo mestruale, ogni ragazza viene chiamata a conoscere il proprio futuro attraverso l’estrazione di un biglietto, bianco o blu. Il primo corrisponde a matrimonio, figli, dedizione totale alla famiglia. Quello blu, invece, prevede carriera, successo, indipendenza, e sancisce il divieto assoluto di diventare madre. È questo il destino assegnato a Calla, ma ogni fibra del suo corpo le suggerisce che la sorte ha commesso un errore con lei. E Calla decide di ribellarsi.
Da bambina, molto prima che le fosse consegnato il biglietto blu che porta nel medaglione, Calla conosceva già le regole della lotteria. Quando arrivano le prime mestruazioni, le ragazze sono convocate per estrarre il proprio biglietto: bianco significa matrimonio e figli; blu, invece, tutto il resto. Da quel momento le due categorie conducono esistenze separate. L’assegnazione della sorte è legittima e inappellabile. Ora che è una donna adulta, con una solida carriera e una vita sociale tanto intensa quanto fatua, Calla sospetta che le possibilità promesse alle biglietto-blu non siano poi cosí sconfinate e allettanti. Da un po’ di tempo pensa sempre piú spesso – e con bramoso trasporto – a carrozzine, latte caldo e manine paffute di bebè. Nonostante la maternità sia appannaggio esclusivo delle biglietto-bianco, e non abbia quasi nessuna conoscenza in merito, Calla sente che nel suo corpo si agita un sentimento oscuro, un desiderio accecante che mostra un’unica, rischiosa, strada percorribile. E proibita. Quando la sua gravidanza clandestina viene scoperta, Calla è costretta alla fuga. Con i pochi oggetti di un kit di sopravvivenza come unico bagaglio, questa sovversiva biglietto-blu intraprende un viaggio spericolato per non rinunciare al diritto di diventare madre. Presto si accorge anche di non essere sola nella sua lotta. Sul cammino, infatti, Calla incontra altre donne che, come lei, non vogliono arrendersi a un destino imposto e si ribellano servendosi dell’arma piú potente: la scelta.
Sophie Mackintosh è nata in Galles nel 1988 e vive a Londra. Il suo romanzo d’esordio, The Water Cure, è stato selezionato al Man Booker Prize 2018. Ha pubblicato racconti, saggi e poesie su varie riviste, tra cui «Granta», «The White Review», «The Stinging Fly». Nel 2016 ha vinto il White Review Short Story Prize e la Virago/Stylist Short Story Competition. Biglietto blu è il suo secondo romanzo: acclamato dalla critica, è stato indicato come una delle migliori letture dell’anno da numerose testate, tra cui «Esquire», «Daily Mail», «Red», «The Oprah Magazine».
Casa Editrice: Mondadori | Prezzo: € 19,00 | Data di pubblicazione: 15 Settembre 2020
Quarta di copertina: “Quando vidi per la prima volta il disegno del gatto nella scatola avevo appena compiuto 14 anni, facevo la terza media, era il 2006. Mai avrei pensato che questo disegno mi avrebbe perseguitato per tutta la vita. È arrivato il momento per me di capire cosa c’è dietro. Gli enigmi non mi spaventano, basta mettere in fila i passaggi, uno dopo l’altro, facile.” Gabriella Greison, fisica, scrittrice, divulgatrice, affronta con questo romanzo la grande sfida di rendere narrativa e comprensibile a tutti la fisica quantistica. “Ucciderò il gatto di Schrödinger” è la storia romanzata della vita di Erwin Schrödinger, lo scienziato per antonomasia della fisica quantistica, divenuto popolare grazie all’ideazione del suo famoso paradosso, che illustra in modo emblematico le insolite regole del mondo delle particelle: il gatto dentro la scatola da lui congegnata è vivo o morto? Oppure entrambe le cose? Protagonista del libro è Alice, una donna di 28 anni, in pieno tormento esistenziale per le scelte che deve compiere. Le viene in aiuto il suo amico immaginario, Erwin Schrödinger, prima semplicemente un poster in camera sua, poi presenza fissa nei suoi sogni. L’avvincente dialogo con il fisico austriaco genererà in lei la passione per la fisica quantistica, che l’accompagnerà nella crescita personale.
Gabriella Greison è fisica, scrittrice, giornalista e attrice teatrale. Laureata in Fisica a Milano, ha collaborato con diversi istituti di ricerca e musei scientifici, e ha scritto per varie riviste e quotidiani e attualmente collabora con «la Repubblica». Ha scritto e condotto Pillole di fisica, in onda su «RaiNews24», e ha portato a teatro i monologhi: 1927. Monologo Quantistico, cui hanno fatto seguito L’alfabeto dell’universo, Due donne ai raggi X. Marie Curie e Hedy Lamarr, ve le racconto io, Faust a Copenhagen, Einstein & me e La leggendaria storia di Heisenberg e dei fisici di Farm Hall. È autrice di diversi libri di successo: L’incredibile cena dei fisici quantistici (2016), Storie e vite di Superdonne che hanno fatto la scienza (2017); Hotel Copenhagen, Einstein e io (2018), e La leggendaria storia di Heisenberg e dei fisici di Farm Hall (2019). Presso Bollati Boringhieri è apparso Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del xx secolo (2017). Con L’incredibile cena dei fisici quantistici (Salani, 2016, 35.000 copie vendute), Gabriella Greison è diventata una star della divulgazione in Italia. Il suo ‘Monologo quantistico’ è andato in scena nelle sale di tutto il paese. Il suo modo di divulgare la fisica è diventato un punto di riferimento. Il suo sito è www.greisonanatomy.com
Greison ritrae, in questo saggio edito da Bollati Boringhieri, la vita romanzata di sei coraggiose donne, tutte geniali e meritevoli, che della scienza hanno fatto una ragione di esistenza, nonostante difficoltà incredibili, lasciando un segno in campo scientifico e più ampiamente nella Storia dell’umanità.
L’autrice struttura il libro in modo originale e lo rende scorrevole e piacevole: trasforma le loro vite in sei novelle che si possono apprezzare da molti punti di vista. Potremmo definirlo un saggio biografico ma sarebbe riduttivo perché a fianco delle sei ‘grandi’ si muove una pletora di personaggi e, poco dietro, la grande Storia. Greison ci parla di tante persone e momenti, e di altre donne, come Maria Mitchell per esempio, che sono state forse altrettanto grandi. A lei dobbiamo una frase riportata nel libro:
Abbiamo una fame nella mente, vogliamo conoscere tutto intorno a noi, e più otteniamo più desideriamo conoscere.
Frase che potrebbe essere stata detta da ciascuna delle protagoniste e che racchiude tutto lo spirito, e la spinta, di innovazione e crescita delle donne e sicuramente di quelle di scienza.
Una fame, quelle femminile, che non è possibile placare del tutto, almeno senza difficoltà indicibili e traversie innumerevoli, perché sono donne e vivono un’epoca in cui l’università è appannaggio maschile e, per dirla con le parole di Pierre Curie, futuro sposo di Marie:
Le donne che posseggono il dono del genio vengono nascoste, vengono messe a tacere, vengono allontanate da chi sopra di loro fa massa, e diffonde valori bassi e ridicoli; in molti cercano in tutte le maniere di farsi beffa di loro, denigrandole e deridendole. Per loro il percorso verso la libertà è molto più difficile che per noi uomini. Il trattamento è diseguale, e questa è una vera ingiustizia.
Un libro bello, ricco di spunti e sicuramente di ispirazione. Da leggere e farne tesoro.
Quarta di copertina: I sei brevi romanzi in cui perdersi in questo libro sono quelli di Marie Curie (1867-1934), Lise Meitner (1878-1968), Emmy Noether (1882-1935), Rosalind Franklin (1920-1958), Hedy Lamarr (1914-2000) e Mileva Marić (1875-1948). Per molti saranno nomi sconosciuti, eppure queste sei donne sono state delle pioniere. Sono nate tutte nell’arco di cinquant’anni e hanno operato negli anni cruciali e ruggenti del Novecento, che sono stati anni di guerre terribili, ma anche di avanzamenti scientifici epocali. C’è la chimica polacca che non poteva frequentare l’università, la fisica ebrea che era odiata dai nazisti, la matematica tedesca che nessuno amava, la cristallografa inglese alla quale scipparono le scoperte, la diva hollywoodiana che fu anche ingegnere militare e la teorica serba che fu messa in ombra dal marito. Le sei eroine raccontate da Gabriella Greison non sono certo le sole donne della scienza, ma sono quelle che forse hanno aperto la strada alle altre, con la loro volontà, la loro abilità, il talento e la protervia, in un mondo apertamente ostile, fatto di soli uomini. Sono quelle che hanno dato alla scienza e a tutti noi i risultati eclatanti delle loro ricerche e insieme la consapevolezza che era possibile – era necessario – dare accesso alle donne all’impresa scientifica. Non averlo fatto per così tanto tempo è un delitto che è stato pagato a caro prezzo dalla società umana. Sono sei storie magnifiche. Non sempre sono storie allegre e non sempre sono a lieto fine, perché sono racconti veri, di successi e di fallimenti. Ma è grazie a queste icone della scienza novecentesca e al loro esempio che abbiamo avuto poi altre donne, che hanno fatto un po’ meno fatica a farsi largo e ci hanno regalato i frutti del loro sapere e della loro immaginazione. Dietro di loro sempre più donne si appassionano alla scienza, e un domani, in numero sempre maggiore, saranno libere di regalarci il frutto delle loro brillanti intelligenze.
Gabriella Greison è fisica, scrittrice, giornalista e attrice teatrale. Laureata in Fisica a Milano, ha collaborato con diversi istituti di ricerca e musei scientifici, e ha scritto per varie riviste e quotidiani e attualmente collabora con «la Repubblica». Ha scritto e condotto Pillole di fisica, in onda su «RaiNews24», e ha portato a teatro i monologhi: 1927. Monologo Quantistico, cui hanno fatto seguito L’alfabeto dell’universo, Due donne ai raggi X. Marie Curie e Hedy Lamarr, ve le racconto io, Faust a Copenhagen, Einstein & me e La leggendaria storia di Heisenberg e dei fisici di Farm Hall. È autrice di diversi libri di successo: L’incredibile cena dei fisici quantistici (2016), Storie e vite di Superdonne che hanno fatto la scienza (2017); Hotel Copenhagen, Einstein e io (2018), e La leggendaria storia di Heisenberg e dei fisici di Farm Hall (2019). Presso Bollati Boringhieri è apparso Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del xx secolo (2017). Con L’incredibile cena dei fisici quantistici (Salani, 2016, 35.000 copie vendute), Gabriella Greison è diventata una star della divulgazione in Italia. Il suo ‘Monologo quantistico’ è andato in scena nelle sale di tutto il paese. Il suo modo di divulgare la fisica è diventato un punto di riferimento. Il suo sito è www.greisonanatomy.com
Lasciare tutto e partire. Sfido a non averci pensato, diverso però è lasciare tutto e con due figli piccoli, poi aumentati di uno, girare il mondo per tre anni. Esattamente così hanno fatto Micaela e Julien, raccontando su Instagram e poi su https://www.likemiljian.com/ il loro percorso di viaggio fino al trasferimento a Bali. Questa storia però meritava di essere raccontata sotto una forma mediatica differente ed infatti il libro, un romanzo autobiografico, scritto da Micaela Miljian Savoldelli, edito da Vallardi, è uscito lo scorso giugno.
Quando si cresce i sogni non si ridimensionano. Si diventa più bravi a disegnarli.
Micaela diventa Selvaggia e Julien diventa Jules in questo primo lavoro letterario della Savoldelli. Un esordio gradevolissimo e scorrevole, una narrazione affascinante per la profondità e la delicatezza dell’autrice nel descrivere anche momenti non facili e drammatici.
La vera avventura non è raggiungere l’altra costa, Selvaggia. Basta una buona barca e potrai lasciarti portare dal vento. La sfida sarà non voler tornare a prendere ciò che di te ti sarai lasciata alle spalle
L’intero libro è pervaso di una luce particolare, la stessa che si intravede nelle immagini del profilo Instagram dei due. É un romanzo a due voci, quella femminile e quella maschile, entrambe con le loro peculiarità e i loro punti di vista. Imperdibili personaggi secondari sono disseminati nello scorrere delle pagine e alcuni rimangono davvero nel cuore.
La storia si trasmette nel Dna. Le paure e le esperienze sono un’eredità da cui non c’è scampo, cara. Siamo quello che hanno vissuto i nostri genitori, e chi prima di loro. Portiamo avanti per generazioni battaglie che non sono le nostre perché nasciamo che fanno già parte di noi, congenite, come il colore degli occhi o la forma del sedere.
Innegabilmente la storia di questi due innamorati è particolare ma volendo potrebbe essere quella di ognuno di noi, fatta di trovarsi e ritrovarsi. Fatta di perdita e conquiste, tolleranza e sostegno e tanto tanto amore condiviso. I due giovani diventano adulti, un passo dopo l’altro, fino alla consapevolezza che la crescita passa per la rinuncia e per le scelte, a volte nemmeno facili. La vita da studenti, poi l’incontro e lo scontro con il mondo del lavoro. L’arrivo del primo figlio, un parto difficile, la depressione che coglie impreparati e la strada per uscire anche da questo impasse.
Sempre attraverso l’amore e la consapevolezza. Sicuri di essere uguali ma diversi, abitanti di una città ma anche di tutte. Italiani e un po’ francesi, fiorentini e parigini, viaggiatori nello spazio concesso. Senza casa forse, o a casa dove c’è l’altro. Dove si è insieme, dove si è già famiglia seppur solo in due.
“E poi, all’improvviso, fu il monsone. Eravamo le uniche ombre nella piazza illuminata dai neon delle insegne fluorescenti di Lê Lai Road. Eravamo soli in una città di nove milioni di abitanti. I clacson dei motorini si confondevano con lo scroscio incessante della pioggia.
Eravamo finalmente liberi, sotto quell’oceano di lacrime rumorose che cadevano dal cielo.
Fu in quel preciso istante che accadde. Sarebbe stato li, sotto quel torrente instancabile, che avevamo trovato la nostra casa. Tutto era già scritto dalla prima sera, dal nostro primo incontro. L’avevamo scritto noi.
Quando Selvaggia arriva a Firenze ha vent’anni e un passato scomodo. È scappata portando con sé solo un bagaglio di dilemmi e irrequietezza, per vivere appieno quelli che è convinta saranno gli ultimi anni della sua vita. Jules è francese, ama suonare la chitarra di notte a cavalcioni sul terrazzo e ogni giorno cambia itinerario, alla ricerca dell’inaspettato. Che puntualmente arriva, per entrambi, la sera del 24 ottobre 2009, in una serata tra amici, musica e blackout. Selvaggia e Jules non sanno cosa li aspetta, ma il destino ha già deciso per loro. E quando la vita li metterà di fronte alla prova più dura, proprio nel momento che per tutti gli altri è il più sbagliato, Selvaggia e Jules decideranno di seguire il proprio istinto e partire per realizzare quello che devono a se stessi, un’avventura schietta e tenera come la verità, nata da una promessa scambiata all’alba: qualsiasi cosa accadrà, non smetteranno mai di credere alla magia di quella sera.
Dicono dell’autrice.
MICAELA MILJIAN SAVOLDELLI Classe 1988, italiana di nascita, parigina d’adozione, cittadina del mondo per vocazione. Per tre anni ha fatto il giro del mondo con il suo compagno di vita e due figli, diventati tre lungo il percorso. Autrice, direttrice creativa e imprenditrice, è la penna del profilo social @likemiljian. A breve lancerà la sua linea di abbigliamento etico e sostenibile ispirata alle donne e al viaggio. Ora vive a Bali. Se due che come noi è il suo primo romanzo.
Casa Editrice: Self Publishing | Prezzo: € 14,55| Data di pubblicazione: 24 giugno 2021
Quarta di copertina:
LUI Sono il dolore, vivo nel buio e bramo la solitudine. Non conosco pietà, non concedo clemenza. Ho scelto di desiderarti anche quando non avrei dovuto farlo. Non posso averti eppure sei mia.
LEI Vivo una vita a metà, con un nome che non è il mio. Ogni giorno fingo che tutto vada bene. L’amore per me non esiste, ma tu mi fai credere che non sia così. Ti ho visto e mi hai sconvolto l’esistenza.
Un demone che non crede nell’amore e una mortale che non pensa di poter amare. Una guerra sotterranea che potrebbe distruggere le loro esistenze. Tra intrighi e battaglie, nuove amicizie e un pizzico di magia, i protagonisti ci trasportano in un racconto dove tutto può accadere, anche l’inaspettato.
Monica B è una giovane donna che vive in Ciociaria, insieme con il marito, la figlia e un piccolo zoo. Lettrice accanita fin da piccola, ama leggere ogni genere di libro di narrativa. Scrittrice di storie e racconti, ama vivere in mondi diversi e sorprendenti. Amante delle storie d’amore e del lieto fine, “Il mio demone”, primo volume della serie Dáimōn, è il suo romanzo d’esordio.
Per nostra grande gioia torna in libreria Matt Haig con un nuovo saggio. Segnatevi la data del 13 Ottobre 2021 perché noi correremo in libreria e lo compreremo sicuramente.
Con questo libro Haig prosegue la riflessione sulla salute mentale cominciata con Ragioni per continuare a vivere e proseguita con Vita su un pianeta nervoso. Come confida nell’introduzione, scrivere lo aiuta a mettere le cose in prospettiva, a vederle da un’angolazione diversa o semplicemente a «sfogarsi». È il primo dei molti consigli che dà ai suoi lettori – ricercare sempre la bellezza, anche quando certi stati d’animo non permettono di apprezzarla fino in fondo, perché tiene per mano la speranza; concedersi di non puntare sempre alla perfezione, perché non è di questo mondo; e sono consigli sinceri e spassionati, maturati con l’esperienza personale. Il lettore non deve aspettarsi la panacea, inesistenti soluzioni universalmente applicabili. Le parole – scritte, lette, ascoltate, pensate – diventano strumento di conforto, un modo per avvicinarsi agli altri e anche a se stessi, per conoscersi meglio e trovare il proprio modo personale di stare meglio. Parole di conforto è un libro da leggere e rileggere.