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Sei donne che hanno cambiato il mondo, Gabriella Greison • Recensione

LE GRANDI SCIENZIATE DELLA FISICA DEL XX SECOLO

Greison ritrae, in questo saggio edito da Bollati Boringhieri, la vita romanzata di sei coraggiose donne, tutte geniali e meritevoli, che della scienza hanno fatto una ragione di esistenza, nonostante difficoltà incredibili, lasciando un segno in campo scientifico e più ampiamente nella Storia dell’umanità.

Da Marie Curie a Hedy Lamarr: sei donne che hanno cambiato il mondo, in un  libro


L’autrice struttura il libro in modo originale e lo rende scorrevole e piacevole: trasforma le loro vite in sei novelle che si possono apprezzare da molti punti di vista.
Potremmo definirlo un saggio biografico ma sarebbe riduttivo perché a fianco delle sei ‘grandi’ si muove una pletora di personaggi e, poco dietro, la grande Storia.
Greison ci parla di tante persone e momenti, e di altre donne, come Maria Mitchell per esempio, che sono state forse altrettanto grandi. A lei dobbiamo una frase riportata nel libro:

Abbiamo una fame nella mente, vogliamo conoscere tutto intorno a noi, e più otteniamo più desideriamo conoscere.

Frase che potrebbe essere stata detta da ciascuna delle protagoniste e che racchiude tutto lo spirito, e la spinta, di innovazione e crescita delle donne e sicuramente di quelle di scienza.

Una fame, quelle femminile, che non è possibile placare del tutto, almeno senza difficoltà indicibili e traversie innumerevoli, perché sono donne e vivono un’epoca in cui l’università è appannaggio maschile e, per dirla con le parole di Pierre Curie, futuro sposo di Marie:

Le donne che posseggono il dono del genio vengono nascoste, vengono messe a tacere, vengono allontanate da chi sopra di loro fa massa, e diffonde valori bassi e ridicoli; in molti cercano in tutte le maniere di farsi beffa di loro, denigrandole e deridendole. Per loro il percorso verso la libertà è molto più difficile che per noi uomini. Il trattamento è diseguale, e questa è una vera ingiustizia.

Un libro bello, ricco di spunti e sicuramente di ispirazione. Da leggere e farne tesoro.


Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica  del XX secolo : Greison, Gabriella: Amazon.it: Libri

Quarta di copertina: I sei brevi romanzi in cui perdersi in questo libro sono quelli di Marie Curie (1867-1934), Lise Meitner (1878-1968), Emmy Noether (1882-1935), Rosalind Franklin (1920-1958), Hedy Lamarr (1914-2000) e Mileva Marić (1875-1948). Per molti saranno nomi sconosciuti, eppure queste sei donne sono state delle pioniere. Sono nate tutte nell’arco di cinquant’anni e hanno operato negli anni cruciali e ruggenti del Novecento, che sono stati anni di guerre terribili, ma anche di avanzamenti scientifici epocali. C’è la chimica polacca che non poteva frequentare l’università, la fisica ebrea che era odiata dai nazisti, la matematica tedesca che nessuno amava, la cristallografa inglese alla quale scipparono le scoperte, la diva hollywoodiana che fu anche ingegnere militare e la teorica serba che fu messa in ombra dal marito. Le sei eroine raccontate da Gabriella Greison non sono certo le sole donne della scienza, ma sono quelle che forse hanno aperto la strada alle altre, con la loro volontà, la loro abilità, il talento e la protervia, in un mondo apertamente ostile, fatto di soli uomini. Sono quelle che hanno dato alla scienza e a tutti noi i risultati eclatanti delle loro ricerche e insieme la consapevolezza che era possibile – era necessario – dare accesso alle donne all’impresa scientifica. Non averlo fatto per così tanto tempo è un delitto che è stato pagato a caro prezzo dalla società umana. Sono sei storie magnifiche. Non sempre sono storie allegre e non sempre sono a lieto fine, perché sono racconti veri, di successi e di fallimenti. Ma è grazie a queste icone della scienza novecentesca e al loro esempio che abbiamo avuto poi altre donne, che hanno fatto un po’ meno fatica a farsi largo e ci hanno regalato i frutti del loro sapere e della loro immaginazione. Dietro di loro sempre più donne si appassionano alla scienza, e un domani, in numero sempre maggiore, saranno libere di regalarci il frutto delle loro brillanti intelligenze.



Chi è GABRIELLA GREISON?
GABRIELLA GREISON – Greison Anatomy

Gabriella Greison è fisica, scrittrice, giornalista e attrice teatrale. Laureata in Fisica a Milano, ha collaborato con diversi istituti di ricerca e musei scientifici, e ha scritto per varie riviste e quotidiani e attualmente collabora con «la Repubblica». Ha scritto e condotto Pillole di fisica, in onda su «RaiNews24», e ha portato a teatro i monologhi: 1927. Monologo Quantistico, cui hanno fatto seguito L’alfabeto dell’universoDue donne ai raggi X. Marie Curie e Hedy Lamarr, ve le racconto ioFaust a CopenhagenEinstein & me e La leggendaria storia di Heisenberg e dei fisici di Farm Hall. È autrice di diversi libri di successo: L’incredibile cena dei fisici quantistici (2016), Storie e vite di Superdonne che hanno fatto la scienza (2017); Hotel CopenhagenEinstein e io (2018), e La leggendaria storia di Heisenberg e dei fisici di Farm Hall (2019). 
Presso Bollati Boringhieri è apparso Sei donne che hanno cambiato il mondoLe grandi scienziate della fisica del xx secolo (2017). Con L’incredibile cena dei fisici quantistici (Salani, 2016, 35.000 copie vendute), Gabriella Greison è diventata una star della divulgazione in Italia. Il suo ‘Monologo quantistico’ è andato in scena nelle sale di tutto il paese. Il suo modo di divulgare la fisica è diventato un punto di riferimento. Il suo sito è www.greisonanatomy.com

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Anteprima: Parole di conforto, Matt Haig

Per nostra grande gioia torna in libreria Matt Haig con un nuovo saggio. Segnatevi la data del 13 Ottobre 2021 perché noi correremo in libreria e lo compreremo sicuramente.

Con questo libro Haig prosegue la riflessione sulla salute mentale cominciata con Ragioni per continuare a vivere e proseguita con Vita su un pianeta nervoso. Come confida nell’introduzione, scrivere lo aiuta a mettere le cose in prospettiva, a vederle da un’angolazione diversa o semplicemente a «sfogarsi». È il primo dei molti consigli che dà ai suoi lettori – ricercare sempre la bellezza, anche quando certi stati d’animo non permettono di apprezzarla fino in fondo, perché tiene per mano la speranza; concedersi di non puntare sempre alla perfezione, perché non è di questo mondo; e sono consigli sinceri e spassionati, maturati con l’esperienza personale. Il lettore non deve aspettarsi la panacea, inesistenti soluzioni universalmente applicabili. Le parole – scritte, lette, ascoltate, pensate – diventano strumento di conforto, un modo per avvicinarsi agli altri e anche a se stessi, per conoscersi meglio e trovare il proprio modo personale di stare meglio. Parole di conforto è un libro da leggere e rileggere.

Matt Haig (classe 1975) è uno scrittore e giornalista inglese. Con le Edizioni E/O ha pubblicato Come fermare il tempoVita su un pianeta nervosoIl Patto dei LabradorLa Folletta SinceraEvie e gli animaliRagioni per continuare a vivere e La Biblioteca di Mezzanotte.
Autore prolifico e versatile, è apprezzato in tutto il mondo per la narrativa per adulti e per l’infanzia nonché per le sue opere di saggistica.
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La nostra sfida: I 100 libri consigliati da Piero Dorfles

Anno nuovo, nuova sfida, nuova book challenge. Per questo 2020 cerchiamo di fare un salto in avanti. Dove cercare?

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Piero Dorfles nel suo saggio ‘i cento libri che rendono più ricca la nostra vita‘ consiglia 100 libri che rappresentano il nostro immaginario letterario condiviso, capolavori che raccontano di utopie, di desideri, di mondi fantastici e di avventure incredibili.
Tralasciando quasi tutti quelli che si leggono a scuola e fanno già parte di un patrimonio letterario riconosciuto Dorfles stila un itinerario ordinato per raggruppamenti e inserisce tutti quei libri che “potete sentire citare in un discorso, in un saggio, in una chiacchiera da bar, in un articolo, e che possono essere necessari per capire di cosa si sta parlando”.
Ecco, per il nostro anno di sfida vogliamo leggere il maggior numero possibile dei libri proposti in questo saggio.
Potranno essere cinque, tre o anche solo uno. Vedremo come andrà, ma si sa: chi ben comincia… infatti in lettura in questo momento abbiamo proprio il saggio di Dorfles.
Noi vogliamo una vita più ricca 😀

L’elenco (sbarrati quelli che già letti ad oggi 31/12/2019) è il seguente:

  1. Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio
  2. Honoré de Balzac, La pelle di zigrino
  3. Honoré de Balzac, Papà Goriot
  4. James M. Barrie, Le avventure di Peter Pan
  5. Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini
  6. Samuel Beckett, Aspettando Godot
  7. Jorge Luis Borges, Finzioni
  8. Ray Bradbury, Fahrenheit 451
  9. Emily Brontë, Cime tempestose
  10. Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita
  11. Anthony Burgess, Arancia meccanica
  12. Dino Buzzati, Il deserto dei tartari
  13. Italo Calvino, Il barone rampante
  14. Albert Camus, Lo straniero
  15. Elias Canetti, Auto da fé
  16. Truman Capote, Colazione da Tiffany
  17. Lewis Carroll, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie / Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò
  18. Anton Čechov, Zio Vanja
  19. Agatha Christie, Poirot a Styles Court
  20. Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio
  21. Arthur Conan Doyle, Uno studio in rosso
  22. Joseph Conrad, Cuore di tenebra
  23. Joseph Conrad, Lord Jim
  24. Joseph Conrad, La linea d’ombra
  25. Edmondo De Amicis, Cuore
  26. Philip K. Dick, Ma gli androidi sognano pecore elettroniche?
  27. Charles Dickens, Ballata di Natale
  28. Charles Dickens, Davide Copperfield
  29. Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo
  30. Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov
  31. Alexandre Dumas, Il conte di Montecristo
  32. Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny
  33. Gustave Flaubert, Madame Bovary
  34. Anne Frank, Diario
  35. Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
  36. Gabriel García Marquez, Cent’anni di solitudine
  37. Wolfgang Goethe, Faust
  38. Wolfgang Goethe, I dolori del giovane Werther
  39. William Golding, Il signore delle mosche
  40. Ivan Gončarov, Oblomov
  41. Fratelli Grimm, Le fiabe del focolare
  42. Dashiell Hammett, Il falcone maltese
  43. Ernest Hemingway, Addio alle armi
  44. Hermann Hesse, Siddharta
  45. Victor Hugo, I miserabili
  46. Aldous Huxley, Il mondo nuovo
  47. James Joyce, Ulisse
  48. Franz Kafka, Il castello
  49. Franz Kafka, Il processo
  50. Franz Kafka, La metamorfosi
  51. Rudyard Kipling, Il libro della giungla
  52. David H. Lawrence, L’amante di Lady Chatterley
  53. Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli
  54. Primo Levi, La chiave a stella
  55. Primo Levi, Se questo è un uomo
  56. Jack London, Martin Eden
  57. Jack London, Il richiamo della foresta
  58. Thomas Mann, I Buddenbrook
  59. Thomas Mann, La montagna incantata
  60. Thomas Mann, La morte a Venezia
  61. Somerset Maugham, Il velo dipinto
  62. Guy De Maupassant, Bel Ami
  63. Hermann Melville, Bartleby lo scrivano
  64. Hermann Melville, Moby Dick
  65. Margaret Mitchell, Via col vento
  66. Ferenc Molnár, I ragazzi della via Paal
  67. Elsa Morante, L’isola di Arturo
  68. Alberto Moravia, Gli indifferenti
  69. Alberto Moravia, Il conformista
  70. Robert Musil, L’uomo senza qualità
  71. Vladimir Nabokov, Lolita
  72. George Orwell, 1984
  73. George Orwell, La fattoria degli animali
  74. Borìs Pasternàk, Il dottor Živago
  75. Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal
  76. Edgar Allan Poe, Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore
  77. Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto
  78. Joseph Roth, La cripta dei cappuccini
  79. Philip Roth, Il lamento di Portnoy
  80. J. D. Salinger, Il giovane Holden
  81. Leonardo Sciascia, Todo modo
  82. Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby
  83. William Shakespeare, Amleto
  84. William Shakespeare, Macbeth
  85. William Shakespeare, Romeo e Giulietta
  86. Mary Shelley, Frankenstein
  87. Stendhal, La Certosa di Parma
  88. Robert Louis Stevenson, L’isola del tesoro
  89. Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde
  90. Bram Stoker, Dracula
  91. Italo Svevo, La coscienza di Zeno
  92. Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver
  93. Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo
  94. Lev Tolstoj, Anna Karenina
  95. Lev Tolstoj, Guerra e pace
  96. Ivan Turgenev, Padri e figli
  97. Mark Twain, Le avventure di Huckleberry Finn
  98. Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari
  99. Jules Verne, Il giro del mondo in 80 giorni
  100. Elio Vittorini, Uomini e no
  101. Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray
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Recensione: Possiamo salvare il mondo prima di cena – Jonathan Safran Foer

69045381_2425962790984223_5212805444992499712_nCasa Editrice: Guanda
Prezzo: € 18
Pagine: 320 pagine, brossura
Data di uscita: 26 agosto 2019
Valutazione:  ✓✐✐✐✐ ✐
Quarta di copertina: Qualcuno si ostina a liquidare i cambiamenti climatici come fake news, ma la gran parte di noi è ben consapevole che se non modifichiamo radicalmente le nostre abitudini l’umanità andrà incontro al rischio dell’estinzione di massa. Lo sappiamo, eppure non riusciamo a crederci. E di conseguenza non riusciamo ad agire. Il problema è che l’emergenza ambientale non è una storia facile da raccontare e, soprattutto, non è una buona storia: non spaventa, non affascina, non coinvolge abbastanza da indurci a cambiare la nostra vita. Per questo rimaniamo indifferenti, o paralizzati: la stessa reazione che suscitò Jan Karski, il «testimone inascolta­to», quando cercò di svelare l’orro­re dell’Olocausto e non fu creduto. In tempo di guerra, veniva chiesto ai cittadini di contribuire allo sforzo bellico: ma qual è il confine tra rinuncia e sacrificio, quando in gioco c’è la nostra sopravvivenza, o la ­sopravvivenza dei nostri figli? E quali sono le rinunce necessarie, adesso, per salvare un mondo ormai trasformato in una immensa fattoria a cielo aperto?
Nel suo nuovo libro, Jonathan Safran Foer mette in campo tutte le sue risorse di scrittore per raccontare, con straordinario impatto emotivo, la crisi climatica che è anche «crisi della nostra capacità di credere», mescolando in modo originalissimo storie di famiglia, ri­cordi personali, episodi biblici, dati scienti­fici rigorosi e suggestioni futuristiche. Un libro unico, che parte dalla volontà di «convincere degli sconosciuti a fare qualcosa» e termina con un messaggio rivolto ai figli, ai quali ciascun genitore – non solo a parole, ma con le proprie scelte – spera di riuscire a insegnare «la differenza tra correre verso la morte, correre per sfuggire alla morte e correre verso la vita».


Recensione a cura di Bianca Casale

Jonathan Safran Foer per me è un autore magico, amo il suo modo di scrivere, la delicatezza con cui ti tira un pugno diretto sul muso con la stessa dolcezza con cui carezzerebbe un bimbo.

Perché è questo che fa, ti prende a pugni ma tu ne vorresti ancora. Arriva dritto dritto al cuore.

Bene, questo libro non è differente, nonostante non sia un romanzo, ma un saggio ben argomentato.
Si tratta di un lavoro importante, necessario e di cui Foer sentiva il bisogno. Lo si legge tra le righe, quel bisogno.
Prendiamone qualcuna, di riga:

A ogni ispirazione, assorbivo la storia della vita e della morte sulla Terra. Questo pensiero mi offriva una veduta aerea della storia: un’ampia rete fatta di un unico filo.
Quando Neil Armstrong posò lo stivale sulla superficie lunare e disse: «un piccolo passo per l’uomo…» espirò attraverso la sua visiera in policarbonato, in un mondo senza suono, molecole di Archimede che gridava «Eureka!» correndo nudo per le strade dell’antica Siracusa, dopo avere scoperto che l’acqua fuoriuscita dalla vasca da bagno mentre si immergeva equivaleva al peso del suo corpo.

Tra le prime pagine eccolo subito pronto a metterti alle corde. Lo sapevi che ‘nulla si crea e nulla si distrugge’ ma non l’avevi mai letto messo giù in questi termini.

Continua poco dopo:

La parola «emergenza» deriva dal latino emergĕre, che significa «comparire, portare alla luce».
[…]
La parola «apocalisse» deriva dal greco apokalyptein, che significa «svelare, manifestare».
La parola «crisi» deriva dal greco krisis, che significa «scelta, decisione».
Nella nostra lingua, quindi, è inscritta l’idea che i disastri tendono a esporre quello che in precedenza era nascosto. Mentre la crisi del pianeta si dispiega in una seria di emergenze, le nostre decisioni riveleranno chi siamo.

Le nostre decisioni riveleranno chi siamo.
Tiè. Primo colpo, un bel diretto al volto.

Nel corso del tempo, le mie motivazioni sono cambiate – perché sono cambiate le informazioni a mia disposizione ma, soprattutto, perché è cambiata la mia vita. Come credo valga per la maggior parte delle persone, crescere ha fatto proliferare le mie identità. Il tempo stempera le dicotomie etiche e favorisce un maggiore apprezzamento di quella che potremmo definire la confusione della vita.

La confusione della vita. Cambia tutto intorno a te o sei tu che cambi? Di sicuro il proliferare delle identità rende benissimo l’idea.

Poi l’autore ci getta addosso qualche pagina di dati, breve e concisa, cose che sai o immagini, dati scientifici e considerazioni su questi. Fantasticamente organizzate sono perfette per essere un approccio anche didattico a quello che sta accadendo e a quello che possiamo fare nel nostro piccolo.

Per esempio:

Cambiare il nostro modo di mangiare non sarà sufficiente di per sé a salvare il pianeta, ma non possiamo salvare il pianeta senza cambiare il nostro modo di mangiare.
[…]
Le quattro cose di maggiore impatto che un individuo può fare per contrastare il mutamento climatico sono: avere un’alimentazione a base vegetale, evitare di viaggiare in aereo, vivere senza macchina e fare meno figli.

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stralcio da ‘Non tutte le azioni sono uguali’ pagina 111

Dopodiché ingaggia un dialogo con se stesso, un balletto in bilico con l’assurdo che accompagna tutti noi. Lo fa da maestro quale è. Dall’Olocausto all’Antropocene passando dentro di sé.
Forse la parte del libro che ho amato di più ma che non esisterebbe, non si sosterrebbe senza tutto il resto del volume.

E dobbiamo renderci conto che il cambiamento è inevitabile. Possiamo scegliere di fare dei cambiamenti oppure possiamo subire altri cambiamenti – migrazioni di massa, malattie, conflitti armati, una qualità della vita nettamente inferiore –, ma non c’è futuro senza cambiamenti. Il lusso di scegliere quali cambiamenti preferiamo ha una data di scadenza.

Qualche pagina ancora e Foer ritorna a parlare con gli altri, con te, abbandona il dialogo a due e attacca ancora. Uppercut.

Nessuno se non noi distruggerà la Terra e nessuno se non noi la salverà. Le condizioni più disperate possono innescare le azioni più cariche di speranza. Abbiamo trovato il modo di riportare la vita sulla Terra dopo un collasso totale, perché abbiamo trovato il modo di provocare un collasso totale della vita sulla Terra. Noi siamo il Diluvio e noi siamo l’Arca.
[…] esistono sistemi potenti – il capitalismo, l’allevamento industriale, il comparto dei combustibili fossili – che sono difficili da smantellare. Nessun singolo automobilista è in grado di provocare un ingorgo. Ma un ingorgo non può verificarsi senza i singoli automobilisti. Siamo bloccati nel traffico perché il traffico siamo noi. Il modo in cui viviamo le nostre vite, le azioni che facciamo e non facciamo, possono alimentare i problemi sistemici ma posso anche cambiarli […]

E prima di volgere al termine continua a menar colpi come un pugile di carriera:

Tanto le azioni macro quante quelle micro hanno un potere […] è immorale liquidare l’una o l’altra e proclamare che siccome non si può ottenere il massimo non si deve tentare di arrivare al minimo.
Sì, servono cambiamenti strutturali, serve una transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili a livello globale. Serve imporre qualcosa di simile a una carbon tax, introdurre l’obbligo di indicare sulle etichette l’impatto ambientale dei prodotti, sostituire la plastica con soluzioni sostenibili, costruire città a misura di pedone. Servono strutture che ci spingano verso scelte che già vogliamo fare. Serve affrontare in modo etico il rapporto tra l’Occidente e il Sud del mondo. Potrebbe persino servire una rivoluzione politica. Questi cambiamenti esigono passaggi che gli individui non sono in grado di attuare da soli. Ma a parte il fatto che le rivoluzioni collettive sono fatte dagli individui, guidate da individui e rafforzate da migliaia di rivoluzioni individuali, non avremo nessuna possibilità di raggiungere l’obbiettivo di contenere la distruzione ambientale se gli individui non prenderanno l’individualissima decisione di mangiare in modo diverso. È senza dubbio vero che la decisione di un singolo di passare a un’alimentazione a base vegetale non cambierà il mondo, ma è altrettanto vero che la somma di milioni di decisioni analoghe lo cambierà.

Tieni presente che Foer teorizza non un passaggio ad alimentazione vegetale tout court bensì una riduzione della presenza di prodotti di origine animale nei menù giornalieri alla sola cena.
Sostiene anche che:

[…] le scelte alimentari sono contagi sociali, influenzano sempre le persone che ci circondano: i supermercati tracciano ogni prodotto venduto, i ristoranti adeguano i loro menu alla domanda, i servizi di ristorazione guardano cosa viene buttano e noi ordiniamo «quello che ha preso lei». Mangiamo come famiglie, comunità, nazione e sempre più come pianeta. Le scelte di consumo individuali possono attivare una « complessa dinamica ricorsiva» – un’azione collettiva – che si rivela produttiva, non paralizzante.

A pagina 230/231 ti ficca gli ultimi colpi bassi, ammesso che tu non sia già crollato come un castello di carte e stia già facendo l’inventario dei pezzi per cercare una qualche possibilità di ricostruzione.

Qualche volta sento già la mancanza di quello che non ho ancora perso, come se il mio sguardo trapassasse il capolavoro e fissasse la parete vuota dietro.
[…]
Dobbiamo decidere cosa crescerà al nostro posto – dobbiamo seminare il nostro atto di riparazione, o di vendetta.Le nostre decisioni non determineranno solo il giudizio che le future generazione daranno di noi, ma addirittura se esisteranno per darne uno.

 

Il libro si conclude a pagina 250 lasciandoti steso, ma consapevole e pronto a prendere le decisioni e finalmente, fare delle scelte, che non saranno sufficienti ma senza le quali non potrai nemmeno dire di averci tentato.

Un saggio bellissimo, leggibile con semplicità ma estremamente profondo, di quella profondità che ti colpisce molto forte e incredibilmente vicino.
Non posso che consigliare di leggerlo, farlo leggere, portarlo nelle scuole, regalarlo a Natale, lasciarlo nei punti di Bookcrossing e non so più che dire ancora.

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Paolo Giordano dialoga con Jonathan Safran Foer, incontro del 10 Settembre 2019 a Torino

Foer è stato a Torino qualche tempo fa, io c’ero, mi sono emozionata nel vedere quanto simile a come lo immaginavo in realtà sia. Quanta forza e quanta bellezza racchiuse in questo piccolo, ma grandissimo, uomo. Un uomo capace di emozionarsi parlando di una coppia di suoi lettori, un uomo capace di scherzare davanti a una platea intera senza mai perdere l’aplomb. Un uomo capace di firmare libri per tutti, fino a fare venire notte, senza dimenticare nessuno.

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La sala della Cavallerizza Reale al termine dell’incontro del ciclo ‘aspettando il salone’ tenutosi a Torino il 10 Settembre 2019 (video dell’incontro QUI)

Se avremo altre generazioni di esseri umani su questa terra, se sopravviveremo come specie, spero tanto, davvero tanto che siano un po’ come Foer.
E siano in grado di scrivere libri come i suoi. Come questo.
Leggilo.
Ti prego, leggilo. Ti resterà dentro e magari sarai diverso da prima, migliore magari.

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Basta plastica – Martin Dorey

Immagine di Basta plastica

Titolo: Basta plastica – Cosa possiamo fare per fare davvero la differenza

Autori: Martin Dorey

Editore: Aboca Edizioni

Prezzo: 12,00 € cartaceo

Valutazione: ✓✐✐✐✐

Quarta di copertina: Quando fu inventata più di cento anni fa, la plastica fu presentata al mondo come il materiale delle meraviglie. In effetti, negli anni ha risolto moltissimi problemi. Ora, però, ce ne sta ponendo uno del tutto nuovo: il suo smaltimento.
Nel 2050 si stima che negli oceani ci sarà più plastica che pesci. Una minaccia concreta per la fauna marina e non solo. Le microplastiche ingerite dai pesci, infatti, possono risalire la catena alimentare fino a noi. È vitale, quindi, risolvere il problema all’origine riducendo al minimo il suo consumo. Subito. Martin Dorey, scrittore, surfista e fondatore del Beach Clean Network, ci spiega come fare.
Grazie alle sue “soluzioni in 2 minuti”, facili accorgimenti da mettere in atto a casa e al lavoro, con i figli o fuori con gli amici, possiamo davvero cambiare le cose in meglio.
Evitare l’uso di oggetti superflui come le cannucce, sostituire le posate usa e getta con quelle di metallo e i sacchetti della spesa con borse di cotone, optare per prodotti sfusi o con meno imballaggio, passare dall’acqua in bottiglia a quella del rubinetto… sono tante le azioni che, senza troppa fatica, riducono il consumo di plastica. Piccoli cambiamenti che possono davvero fare una grande differenza.

Chi scrive: Martin Dorey  è ecologista e attivista, ha fondato il movimento #2minutebeachclean, per ripulire le spiagge dalla plastica. Vive sulle coste della Cornovaglia.

Recensione:
Tra il ricco bottino del Salone Internazionale del Libro 2019 c’è anche questo interessante libello, breve e piacevole, può essere una buona introduzione all’argomento oppure uno stimolo ulteriore per azioni modeste ma oltremodo importanti.

Una divulgazione di metodi ‘pratici’ sotto il cappello della #soluzionein2minuti.

beachclean logo

L’autore è il fondatore del Beach Clean Network ed inventore dell’hashtag #2minutebeachclean. Dietro quest’ultimo c’è l’idea di spronare un buon numero di persone a impiegare due minuti per ripulire le spiagge dai rifiuti.
Dal 2013 questa idea ha continuato a diffondersi con migliaia di persone aderenti. Si stima che ogni singola sessione da 2 minuti possa far raccogliere fino a 2 kg di rifiuti. Facile fare una stima della quantità totale recuperata grazie alle persone che hanno aderito. Tutto cominciato con 2 minuti.

“ormai siamo abituati a dare la plastica per scontata. Per noi è normale trovarla dappertutto. Purtroppo però, nessun rifiuto di plastica scomparirà mai. È venuto il momento di riflettere sulle conseguenze che derivano dall’adoperarne e buttarne via così tanta.
Comincia oggi a fare una prima cosa: pensa a tutta la plastica che usi, ogni giorno. Guardati attorno, quanta ne vedi?”

Qualcuno si chiede quale sia il problema della plastica:

“La plastica è un veleno, punto. Ad inizio novecento fu osannata come ‘il materiale delle meraviglie’ ma nel corso del tempo la nostra tendenza all’usa e getta e la nostra incapacità di gestire il riciclo e il riutilizzo ne ha fatto un vero e proprio incubo.
Rilascio di sostanze tossiche, microplastiche negli oceani, isole di plastica galleggianti sono solo ALCUNI dei problemi dell’utilizzo smodato di questo polimero derivato dai combustibili fossili.”

Combustibili fossili = animali morti centinaia di migliaia di anni fa decomposti in mancanza di ossigeno e sotto alta pressione. Beviamo in gusci di polimeri fatti dai dinosauri morti?
Messa così non è troppo allettante ma in linea di principio la risposta è sì.

Ma torniamo al punto di prima: Il problema plastica. Cosa possiamo fare noi per incentivare una riduzione dell’uso di questo materiale così difficile da gestire?

Risultati immagini per plastic ocean

Dorey fornisce moltissimi spunti di riflessione e successiva azione dietro all’assunto generale:

“Qualsiasi cosa tu faccia ha un effetto. Qualsiasi oggetto di plastica monouso che ti rifiuti di usare è un oggetto di plastica che non finirà nell’oceano. […]
Tutte le azioni si sommano. Per questa ragione sono convinto che possiamo cambiare il mondo, 2 minuti alla volta”.

E ancora:

“Dobbiamo tornare all’abc dell’economia: le leggi di mercato ci dicono che se smettiamo di comprare la plastica i produttori dovranno cambiare o rischieranno di fallire. Se un prodotto non rispecchia la tua etica non spenderci i tuoi soldi.
Vota con il portafogli.

Fondamentalmente il succo è: non comprare prodotti usa e getta in confezione plastica. Comprare meno plastica comporterà una riduzione dei rifiuti e una necessità da parte dei produttori nel trovare valide alternative.
Il libro prosegue con una secca batteria di capitoli dove si analizzano soluzioni pratiche per varie azioni da svolgere in diversi ambiti della vita quotidiana.
Un aspetto in particolare mi ha colpito perché banalissimo ma sinceramente non ci avevo mai pensato. I capi di abbigliamento sintetici di derivazione plastica perdono fibre durante i lavaggi in lavatrice e le fibre plastiche finiscono nei fiumi e poi nei mari.
Altra dannosissima, dannata, microplastica.

Ed ecco la forza di questo piccolo libro: in poche parole semplici, chiare e dirette arriva al dunque.
E anche quando pensavo di saperne già un po’ ecco apparire nuove informazioni.

5 concepts of zero wasteSe siete già degli esperti dello zero waste e del ‘riuso, riciclo e riduzione’ degli imballi plastici potete anche fare a meno di leggere questo libro. Per tutti gli altri lo consiglio come buona introduzione al tema o come primo approfondimento.
Le ultime pagine contengono una check-list di cose da fare, personalmente ne faccio già alcune da molto tempo e mi sforzerò di farne altre.
E voi?

Vi sentite pronti a cominciare? Pare che bastino 2 minuti.


A cura di Bianca Casale

 

Pubblicato in: Saggio

La nostra casa è in fiamme – Greta Thunberg

La nostra casa è in fiammeTitolo: La nostra casa è in fiamme

Sottotitolo: La nostra battaglia contro il cambiamento climatico

Autori: Greta Thunberg, Svante Thunberg, Beata Ernman e Malena Ernman

Editore: Mondadori 2019

Prezzo: 16.00 € cartaceo

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐

Quarta di copertina: «Ci troviamo di fronte a una catastrofe. Voglio che proviate la paura che provo io ogni giorno. Voglio che agiate come fareste in una situazione di crisi. Come se la vostra casa fosse in fiamme. Perché è quello che sta succedendo.» Greta Thunberg ha parlato chiaro ai grandi del mondo e ha iniziato così la sua battaglia contro il cambiamento climatico, convinta che «nessuno è troppo piccolo per fare la differenza».
Lo “sciopero della scuola per il clima” di una solitaria e giovanissima studentessa davanti al parlamento svedese è diventato un messaggio globale che ha coinvolto in tutta Europa centinaia di migliaia di ragazzi che seguono il suo esempio in occasione dei #Fridaysforfuture.
Greta ha dato inizio a una rivoluzione che non pare destinata a fermarsi, una battaglia da combattere per un futuro sottratto alle nuove generazioni al ritmo furioso dei 100 milioni di barili di petrolio consumati ogni giorno.
La nostra casa è in fiamme è la storia di Greta, dei suoi genitori e di sua sorella Beata, che come lei soffre della sindrome di Asperger. È il racconto delle grandi difficoltà di una famiglia svedese che si è trovata ad affrontare una crisi imminente, quella che ha travolto il nostro pianeta. È la presa di coscienza di come sia urgente agire ora, quando nove milioni di persone ogni anno muoiono per l’inquinamento. È il «grido d’aiuto» di una ragazzina che ha convinto la famiglia a cambiare vita e ora sta cercando di convincere il mondo intero.

Chi scrive?

Greta Thunberg, svedese, ha sedici anni ed è un’attivista per il clima. Con il suo sciopero del venerdì davanti al Parlamento svedese ha dato vita a un movimento globale che si batte contro il cambiamento climatico, #fridaysforfuture. La nostra casa è in fiamme, scritto insieme alla mamma, cantante lirica di successo, al papà e alla sorella, è il libro che racconta la sua storia.


Recensione:

Scrivo queste righe cercando di non farmi influenzare dal marasma mediatico che ha suscitato questo libro, perché parlare di questo volume senza affrontare la bomba Greta Thunberg è difficile, ma è forse possibile cercare di restare ‘sobri’ e analizzare con senso critico scevro da tutte le superfetazioni.
Greta Thunberg è famosa ormai, la ribalta se l’è meritata a colpi di cartelloni e scioperi, di lei e delle sua famiglia si è detto tutto e il contrario di tutto: dagli assurdi complotti alle immagini demoniache fino all’ovvio [trito e ritrito] sfruttamento dell’immagine di una ragazzina per loschi fini.
Non voglio farvi perdere nemmeno un [ulteriore] minuto.
Questo è un libro urgente e sono davvero felice che sia uscito e che abbia tutta questa visibilità.

Se l’avesse scritto chiunque altro nessuno lo avrebbe pubblicato oppure sarebbe rimasto a prendere polvere sopra gli scaffali di qualche libreria. Sulla questione climatica ci sono decenni di letteratura ma, porco diavolo, nessun libro ha raggiunto i picchi di vendita di questo.
E se ne parla, felicità a grappoli.
SE NE PARLA, finalmente.
Il volume comincia con un breve testo composto dai discorsi di Greta da settembre 2018 a febbraio 2019. Molte di queste parole sono quindi conosciute, non per questo meno importanti.
Al termine di questa introduzione troviamo una dichiarazione:

P.S. Prima che questo libro uscisse abbiamo dichiarato che gli eventuali guadagni sarebbero andati a Greenpeace, al WWF e alle seguenti associazioni svedesi che si occupano degli animali, dell’ambiente e dei bambini malati: Lära med Djur, Fältbiologerna, Kung Över Livet, Naturskyddsföreningen, Barn i behov e Djurens Rätt.

E così faremo.

Perché l’hanno deciso Greta e Beata.

Segue una parte chiamata “scene dal cuore” a sua volta suddivisa in tre parti: ‘dietro il sipario’, ‘persone esaurite su un pianeta esaurito’, ‘e se la vita fosse una cosa seria e tutto ciò che facciamo avesse un senso?‘.
La carrellata di scene raccolte in ‘dietro il sipario‘ raccontano della famiglia, delle turbe alimentari di Greta e a seguire i problemi di Beata, della successiva diagnosi di sindrome di Asperger per Greta per concludere alla scena 26 con una paginetta dal titolo ‘una posizione privilegiata’.
E via con la seconda parte, alla scena 28 ‘ingordigia’:

Un’atmosfera equilibrata e funzionante dal nostro punto di vista è una risorsa limitata; una natura limitata che appartiene a tutti gli esseri viventi in maniera uguale. Con il livello di emissioni attuale queste risorse finiranno in diciotto anni.
Nel migliore dei casi.
[…]
Le nostre nuove abitudini hanno senza dubbio ridimensionato l’ingordigia degli antichi romani e dell’aristocrazia francese del Settecento.
[…]
Batterci per la giustizia è una missione che ci sta sfuggendo di mano.

Non è un saggio che snocciola dati di studi scientifici e ricerche ma è una sorta di costellazione di piccole informazioni che messe insieme danno comunque un quadro della situazione.

Un esempio è la scena 46, denominata ‘Anno Domini 2017’:

Nel 2017, 9 milioni di persone sono morte per l’inquinamento.
Oltre, 20.000 ricercatori e scienziati hanno pubblicato un forte appello all’umanità spiegando che ci stiamo avviando verso una catastrofe climatica e della sostenibilità; il tempo ci sfugge di mano.
Nel 2017 i ricercatori tedeschi hanno constatato che il 75-80 per cento degli insetti è scomparso. Poco tempo dopo un rapporto ha rivelato che la popolazione di uccelli in Francia è “crollata” e che alcune specie sono diminuite del 70 per cento, perché gli uccelli non hanno più insetti da mangiare.
Nel 2017 quarantadue individui possedevano più soldi di metà della popolazione mondiale messa insieme. L’82 per cento dell’aumento totale di ricchezza è andato all’1 per cento più ricco.
Le banchise e i ghiacciai si sono sciolti a una velocità record.
Sessantacinque milioni di persone erano in fuga.
Uragani e nubifragi hanno provocato migliaia di vittime, allagato le città e condotto intere nazioni in rovina.
È stato anche l’anno in cui la curva delle emissioni è tornata a salire e la quantità di anidride carbonica nell’atmosfera ha continuato ad aumentare, a una velocità che in una prospettiva geologica più grande può somigliare soltanto a premere il tasto dell’ipervelocità in un film di Star Trek.

Ed eccoci giunti alla parte terza ‘e se la vita fosse una cosa seria e tutto ciò che facciamo avesse un senso?’; qui vengono tirate alcune grosse pietre nello stagno.
Riporto alcune ‘scene’.

Alla scena 74, La nuova valuta:

La nostra ignoranza riguardo alla crisi climatica e alla sostenibilità è diventata una delle maggiori risorse economiche mondiali. È  una condizione necessaria per la continua crescita economica. L’ignoranza è la nostra nuova valuta.
Perché nel momento in cui ci renderemo conto dell’entità di questa crisi cambieremo le nostre abitudini e faremo dei passi indietro.
[…]
Non possiamo evitare di fare quei passi indietro. La questione è se vogliamo farli adesso in maniera organizzata o aspettare ancora un po’…

Scena 75, Animali da branco:

Ci stiamo avvicinando a un confine invisibile, oltre il quale non c’è possibilità di ritorno. Ciò che facciamo adesso presto non si potrà più disfare. Quelli che si sono accorti della gravità della situazione cercano di mettere in guardia gli altri.
Ma siamo animali da branco, e finché i nostri leader non agiranno come se fossimo in piena crisi, quasi nessuno capirà che ci siamo già dentro. Aspettiamo che tutti i capibranco ci dicano di fermarci, ci facciano aggirare il pericolo e ci mettano in salvo.

Più avanti ancora, quasi al termine, la scena 87: Speranza.

La domanda è: come vogliamo essere ricordati?
Noi che abbiamo vissuto nell’epoca delle fiamme.
Cosa ci lasceremo dietro?
Dal punto di vista della sostenibilità abbiamo fallito sotto ogni aspetto.
Ma.
Possiamo cambiare tutto questo.
E molto velocemente, tra l’altro.
Abbiamo già la possibilità di sistemare tutto, e non c’è nulla che noi uomini non riusciamo a fare, se vogliamo
[…]
In attesa degli esempi da seguire, delle redazioni dei telegiornali e dei politici, dobbiamo fare tutto il possibile.
E tutto l’impossibile.
Dobbiamo abbandonare la bussola e buttarci nell’ignoto.
Dobbiamo riprendere ad ascoltare tutto quello che abbiamo smesso di ascoltare.
Dobbiamo andare molto lontano e allo stesso tempo mettere un cartello di benvenuto sulla porta che lasciamo aperta dietro di noi.
Tutti sono benvenuti.
Serve tutto, servono tutti.

Infine le pagine terminano lasciando una sorta di vuoto, simile a quella sensazione di leggero spaesamento quando si scende da una barca.
Siamo scesi, o forse siamo saliti.
Un libro importante, sicuramente facile da leggere ma certamente non semplice da accettare e senza dubbio non banale.
Non è certo il primo libro sul cambiamento climatico che leggo, di certo non sarà l’ultimo ma lo stesso ho provato quella sensazione di spaesamento. Perché Greta Thunberg è una ragazzina con un cartello e ha fatto muovere più cose lei in pochi mesi che tanti altri adulti in molti anni.
E allora viva Greta, onore a lei e alla sua famiglia, viva il suo cartello “sciopero per il clima”, viva pure questo libro. Che è anche ben scritto, tra le altre cose. Che si trova perfino negli autogrill, come quelli dei calciatori. E va benissimo così.
Siamo scesi, o forse siamo saliti. Ma la barca è sempre una sola.
E dobbiamo aspettare una ragazzina svedese per guardare i nostri quintali di plastica pro-capite e capire che forse c’è qualcosa di malsano? Nel ragionare che forse bruciare quantità inverosimili di combustibili fossili per alimentare una società che NON fa star bene le persone non ha molto senso? E no, la ricetta per la soluzione ‘finale’ non c’è in questo libro, magari Greta e la sua famiglia non la conoscono, nonostante il non mangiare carne e la macchina elettrica e il rifiuto di prendere aerei.
Perché la risposta non è nel singolo, nemmeno nel singolo nucleo familiare, nonostante tutto conti.
La risposta è più grande, più in alto.
Siamo chiamati a leggere ancora per cercarla e magari a eleggere, le europee sono vicine.
In ogni caso siamo chiamati a prendere in carico questa situazione, una volta per tutte, una volta per tutti.


 recensione a cura di Bianca Casale