Che gran libro, signori, vi serviamo oggi al Bistrot… che gran libro! È l’esordio letterario di Deepti Kapoor, autrice indiana del nuovo caso editoriale mondiale: il libro si intitola ‘L’età del male‘, è il primo di una trilogia, è stato venduto in trentacinque Paesi in un’asta contesissima, presto diventerà una serie tv e per l’Italia è pubblicato da Einaudi e tradotto da… nientemeno che Alfredo Colitto, il traduttore di Winslow, uno dei miei traduttori preferiti. Beh, il Guardian di questo libro dice che è la “risposta al Padrino”… io non sono il Guardian e non mi spingerei a tanto, però penso lo stesso che sia bellissimo, a patto che, però, vi piaccia un certo tipo di letture. Se amate le storie d’amore strappalacrime in cui tutti alla fine vissero felici e contenti, state alla larga da questo libro. Se invece vi piacciono le storie tormentate, piene di gente senza scrupoli che commette crimini ad ogni pagina, beh, prego, accomodatevi! Agli altri dico: “non sapete che vi perdete!”. Sì, perché anche una storia di ambizione smisurata, disuguaglianza, sfruttamento e criminalità, se ben raccontata, può avere il suo fascino e i suoi meriti: quelli, per esempio, di raccontare il classismo, le disparità e le ingiustizie che ancora oggi – ed è così dalla notte dei tempi – strozzano la crescita di un Paese magnifico, l’India, pieno di contraddizioni, vastissimo, in cui pochi hanno troppo e troppi non hanno nulla. Altri meriti? Beh, per esempio quello di raccontare la condizione femminile nell’India di oggi, certamente più libera rispetto al passato, ma non ancora salvata da se stessa; quello di raccontare la condizione di alcune fasce di popolazione che, nonostante la presunta modernizzazione ed emancipazione del Paese, restano sempre sul fondo della piramide sociale e sono le prime ad essere schiacciate e sacrificate, per quanto bene possano fare ai loro padroni… e ancora, questo libro racconta magistralmente un’escalation di violenza e corruzione che soffoca i sogni di cambiamento delle giovani generazioni e le obbliga a compromessi amari prima di tutto con loro stesse e con le loro idee. Una scrittura dura, quella della Kapoor, che non indulge in spiegazioni dei sentimenti, ma affida alla potenza delle parole un racconto straziante eppure inesorabile. Un libro bellissimo, davvero, che mi ha ricordato proprio Winslow, ma anche ‘La città della gioia‘ di Lapierre, per la potenza evocativa del racconto che arriva al cuore dell’India narrandone l’essenza con le giuste dosi di amore e rabbia. Una lettura certamente impegnativa – d’altronde sono quasi seicentocinquanta pagine – e tuttavia un libro che segna ed insieme rinvigorisce. Personalmente, non vedo l’ora che esca il prossimo volume di quest’epopea in forma di trilogia.
Il libro.
Sono amati da alcuni, odiati da molti, temuti da tutti. I Wadia controllano trasporti, miniere, zuccherifici. Ma è con la speculazione edilizia che stanno consolidando il loro impero. Ora però le proteste di chi viene sfrattato montano e il «Delhi Post» sta indagando per fare esplodere lo scandalo. Grazie al carisma e alla determinazione, Neda è riuscita a insinuarsi nella cerchia di Sunny Wadia, il rampollo destinato a prendere in mano le redini della famiglia. Ma invaghirsi di una giornalista come lei è una debolezza che a Sunny potrebbe costare molto cara. Il compito di scongiurare la rovina spetterà ad Ajay, ragazzo di origini poverissime, autista, tuttofare, guardia del corpo e, all’occorrenza, vittima sacrificale. La saga criminale dei Wadia. Party dove l’eccesso è la regola, abiti di uno splendore sfacciato, auto di lusso. Sesso. È tutto grandioso, tutto disponibile, basta accettare la legge della famiglia Wadia. Ora, anche a causa di una donna, questo mondo può finire.
L’autrice.
Deepti Kapoor (1980, Moradabad) è un’autrice e giornalista indiana. Laureata in giornalismo alla Delhi University, ha frequentato un Master in Psicologia sociale. Ha vissuto e lavorato a lungo come giornalista a Delhi. Per Einaudi ha pubblicato L’età del male (2023), primo volume di una trilogia, venduto in 35 Paesi in seguito a una delle più contese aste di sempre.
Emozionante, delicato, coraggioso, “La portalettere” (editrice Nord) è il bellissimo esordio narrativo di Francesca Giannone, un’autrice che promette di regalarci emozioni. È la storia di Anna che, dalla sua Liguria, approda nel Salento, a Lizzanello, per amore del suo Carlo. Anna è bellissima, schiva, fiera, indipendente, completamente diversa da tutte le altre donne del sud: è – e rimarrà – una forestiera, una dalle abitudini e dai modi discutibili, una che si è messa in testa di non conformarsi alle regole non scritte e, per di più, di fare un lavoro da uomo, la portalettere. Carlo, che la ama molto, è alle prese con un vecchio amore che presenta strascichi preoccupanti e con la sua nuova attività imprenditoriale, una cantina vinicola che si rivelerà vincente. Nel frattempo, sin dal momento in cui l’ha vista per la prima volta, Antonio, il fratello maggiore di Carlo, si è a sua volta innamorato di Anna, ma per quanto possibile cela i suoi sentimenti dietro una riservata amicizia ed un’affabilità che gli costa fatica. Passano gli anni, i personaggi crescono e maturano, i progetti aumentano, ma Anna non perderà mai la sua fierezza e la sua indipendenza, tanto che anche alla sua morte qualcuno la chiamerà “la forestiera”. Con uno stile fresco, moderno eppure profondo, in “La portalettere” Francesca Giannone racconta una storia antica, fatta di radici, di terra, basilico e sole, di uomini abituati alla fatica ma anche ad aver ragione per forza ed a sottomettere le donne al loro dictat. Racconta, la Giannone, la storia della sua bisnonna le cui ultime parole furono “non voglio essere dimenticata”: una donna degli anni ’30 che non si piega e non scende a compromessi con nessuno, neanche con l’uomo che ama. Anna era una donna bella e colta, venuta dal nord e trapiantata in una terra che non era la sua, che sa essere accogliente ma anche respingente, compatta, spietata con chi non piega la testa, non si uniforma e pretende di esercitare la propria unicità, magari cambiando le cose. Ma “La portalettere” è anche una saga familiare che racconta il coraggio di un’idea, la solidarietà della famiglia, la tenacia di donne che farebbero di tutto pur di difendere le loro famiglie e il loro amore. Tante trame diverse, tante storie si affastellano e si intrecciano in un mosaico complesso, sfaccettato, struggente e bellissimo che racconta la storia di un pezzo d’Italia di quasi un secolo fa. Tra i vari riconoscimenti ricevuti ed oltre alle attestazioni di gradimento pressoché unanime da parte del pubblico, “La portalettere” ha da poco vinto anche il Premio Bancarella 2023 e c’è da credere che farà incetta di molti premi, tanto è bello. A voi non posso che consigliare di leggerlo, aspettando una prossima storia di Francesca Giannone.
Quarta di copertina:Salento, giugno 1934. A Lizzanello, un paesino di poche migliaia di anime, una corriera si ferma nella piazza principale. Ne scende una coppia: lui, Carlo, è un figlio del Sud, ed è felice di essere tornato a casa; lei, Anna, sua moglie, è bella come una statua greca, ma triste e preoccupata: quale vita la attende in quella terra sconosciuta? Persino a trent’anni da quel giorno, Anna rimarrà per tutti «la forestiera», quella venuta dal Nord, quella diversa, che non va in chiesa, che dice sempre quello che pensa. E Anna, fiera e spigolosa, non si piegherà mai alle leggi non scritte che imprigionano le donne del Sud. Ci riuscirà anche grazie all’amore che la lega al marito, un amore la cui forza sarà dolorosamente chiara al fratello maggiore di Carlo, Antonio, che si è innamorato di Anna nell’istante in cui l’ha vista. Poi, nel 1935, Anna fa qualcosa di davvero rivoluzionario: si presenta a un concorso delle Poste, lo vince e diventa la prima portalettere di Lizzanello. La notizia fa storcere il naso alle donne e suscita risatine di scherno negli uomini. «Non durerà», maligna qualcuno. E invece, per oltre vent’anni, Anna diventerà il filo invisibile che unisce gli abitanti del paese. Prima a piedi e poi in bicicletta, consegnerà le lettere dei ragazzi al fronte, le cartoline degli emigranti, le missive degli amanti segreti. Senza volerlo – ma soprattutto senza che il paese lo voglia – la portalettere cambierà molte cose, a Lizzanello. Quella di Anna è la storia di una donna che ha voluto vivere la propria vita senza condizionamenti, ma è anche la storia della famiglia Greco e di Lizzanello, dagli anni ’30 fino agli anni ’50, passando per una guerra mondiale e per le istanze femministe. Ed è la storia di due fratelli inseparabili, destinati ad amare la stessa donna.
L’autrice.
Francesca Giannone, pugliese, si è laureata in Scienze della Comunicazione e ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia. Trasferitasi a Bologna, ha curato la catalogazione dei trentamila volumi della Associazione Luigi Bernardi e ha frequentato il corso biennale di scrittura della Bottega di Narrazione «Finzioni». Ha pubblicato vari racconti su riviste letterarie, sia cartacee sia online. Tornata a vivere a Lizzanello, il suo paese di origine in Salento, ha continuato a scrivere e a coltivare l’altra sua grande passione, la pittura; come si può vedere nel suo sito francescagiannoneart.com, il suo soggetto d’elezione sono le donne.
Questa recensione dovrebbe intitolarsi: documentati sull’autrice prima di imbarcarti in una lettura da oltre 600 pagine. Sarebbe bastata una visitina su qualche blog/sito (o magari chiedere alle compagne bistrotte più esperte) per capire che la Zapata è specialista in Slow burn, a fuoco lento, un trope tipico dei romance in cui c’è una storia d’amore che si sviluppa gradualmente nel tempo, spesso parecchio tempo, man mano che i personaggi si conoscono meglio. Quel ‘a fuoco lento’ significa che i personaggi possono flirtare tra loro o addirittura con l’idea dell’amore prima ancora di ammettere di essere innamorati. Questo può andare avanti anche per tutto il romanzo o quasi. Insomma, questo trope deve proprio piacere perché altrimenti diventa una sorta di lotta interiore tra il gettare via il libro o provare a contattare l’autrice per farla redimere e suon di librate sulla testa.
Ma partiamo dal principio: il grump del titolo originale (o il ‘tu’ italiano) è un musone particolare, perché è un supereroe. Un musone supereroe che precipita nel giardino di casa della protagonista. Pensate quale incredibile coincidenza, BUM ecco recapitato (un po’ ammaccato ma chi siamo per lamentarci) un figo stratosferico direttamente nel giardino di casa, però è musone e ammaccato. VA BENE. In ogni caso la nostra umile raccoglitrice di supereroi ammaccati, dopo un attimo breve di titubanza, decide di portarlo in casa. Perché lui è LUI ma ops anche lei non è una semplice ragazza con un giardino. Ed ecco che presto scopriamo che il supereroe invincibile, noto ai più come il Difensore, è solitamente inattaccabile e indistruttibile ma in questo momento particolare è spezzato, nel vero senso della parola perché ha la schiena rotta. Dice a lei, tra un grugnito e l’altro, di non chiamare nessuno. E lei non lo fa, non chiama nessuno, perché lei è nascosta, in incognito da tutta la vita. OH! Come mai si nasconde? Ora, senza stare a raccontare tutta la trama ché poi magari scappa qualche spoiler [e qui non se ne fanno] vediamo i punti di forza di questa storia. Per prima cosa l’autrice scrive bene, questo porta a poter leggere molte e molte pagine anche senza eccessivi colpi di scena. L’intreccioè sufficientemente arzigogolato da essere interessante, anche se magari con qualche centinaio di pagine in meno sarebbe stato più efficace. Se piace il genere supereroistico che sia libresco, fumettistico o cinematografico, allora almeno una volta nella vita si è sperato di incontrare un vero supereroe. E questo è tipo un superman più smilzo ma con un brutto carattere. Cioè, chi non ne ordinerebbe uno per il proprio giardino. Ah, giusto per fissare dei paletti, per superman io intendo un Henry Cavill, non quella versione edulcorata che vogliono propinarci nel prossimo film. Comunque, bando al divagare. Con Henry Cavill poi uno si distrae e ciao lettorƏ. Punti di forza:buona scrittura, genere supereroistico e intreccio interessante.
Ok sì, sarebbe una ottima serie TV.
Passiamo al resto, forse è già palese che, per mia modestissima opinione, questo slow burn è veramente un po’ troppo slow. Inoltre siamo tutti d’accordo sul fatto che i romance TUTTI si sparano delle trame assurde e inverosimili, se non facessero quello chi diavolo li leggerebbe, ma qui tocchiamo vette che in confronto una campagna di DnD pare realistica. Non tanto per la storia del supereroe, ci mancherebbe, quelle più sono sperticate e più io apprezzo. No, qui il vero oscar fantasy/fantascienza lo si vince per la solidità psicologica di questa protagonista, chapeau davvero. Sì, la nostra LEI è una trentenne illibata che ha praticamente vissuto in clausura con i nonni anziani ed ha la calma del Dalai lama dopo tre ore di meditazione.
In buona sostanza: imbarcarsi nella lettura SE E SOLO SE si amano le storie assurde e gli SLOW BURN lunghissimi.
Quarta di copertina: Sono tante le cose che possono finire per caso in un giardino. Un pallone, un uccellino caduto dal nido, un aquilone. In quello di Gracie Castro, però, è piombato qualcosa di molto originale, o meglio, qualcuno: l’uomo più sexy che abbia mai visto, seminudo e gravemente ferito. Ma la serie di assurdità non finisce qui: lo sconosciuto è il Difensore, uno dei tre individui noti in tutto il mondo per essere impegnati in un’eterna lotta contro il male e le ingiustizie. In pratica dei supereroi che però… esistono davvero. Chi non desidererebbe incontrarli almeno una volta nella vita? Figuriamoci trovarsene uno in casa! Per Gracie, invece, è solo una grandissima rottura: è una tipa decisamente solitaria, e di certo non era in cerca di compagnia. Come se non bastasse, il suo ospite inatteso è scontroso e maleducato, tutto il contrario di ciò che ci si aspetta da un supereroe. Invece di metterlo alla porta, però, Gracie decide di dargli una mano a rimettersi in sesto, ma solo per il bene dell’umanità, sia chiaro! Ancora non sa che quella decisione potrebbe cambiare per sempre il destino di entrambi…
L’autrice.
Mariana Zapata è una scrittrice nata in Messico ma che ha trascorso la maggior parte della sua vita negli Stati Uniti. Mariana Zapata è conosciuta per i suoi romanzi contemporanei che si concentrano sulle storie d’amore lente e realistiche. I suoi libri spesso presentano protagonisti femminili forti e autentici che affrontano le sfide della vita quotidiana.
Uno dei romanzi più popolari di Mariana Zapata è “The Wall of Winnipeg and Me” pubblicato nel 2016. Il libro racconta la storia di Vanessa, una ragazza che lavora come assistente personale per Aiden, un giocatore di football americano professionista. Nel corso della storia, Vanessa affronta le sue sfide personali e sviluppa un rapporto complicato con Aiden. Le opere di Mariana Zapata sono note per i suoi lunghi dialoghi, la costruzione dei personaggi e l’evoluzione lenta delle relazioni amorose. I suoi romanzi hanno guadagnato una base di fan devoti che apprezzano il suo stile unico e coinvolgente.
Se Rowan Roth, la protagonista femminile nonché voce narrante di questo romanzo, leggesse ciò che sto per scrivere, mi beccherei come minimo un’occhiataccia e una filippica sulla bellezza, complessa e universale sottovalutazione dei romanzi rosa. Ebbene, lo dichiaro, io non amo i romanzi rosa! Eppure ‘Today, Tonight, Tomorrow – Nemici oggi, innamorati domani‘ non solo è a tutti gli effetti un romanzo rosa, ma è anche un romanzo rosa Young Adult che parla di romanzi rosa! Quindi perché l’ho letto? Perché due, tre volte l’anno, nel marasma di uscite editoriali, qualche romanzo rosa solletica la mia curiosità e supera le maglie strette delle mie scelte letterarie. E c’è da dire che, immancabilmente, quello che leggo mi piace. Nel caso del romanzo di Rachel Solomon di cui mi accingo a parlarvi, invece, non solo mi è piaciuto, ma mi ha anche divertito (il che accade di rado) e – cosa più importante – mi ha fatto riflettere. Quando il sipario si apre, la diciassettenne Rowan Roth è pronta – si fa per dire – a vivere il suo ultimo, entusiasmante, terrorizzante giorno di liceo. Sa che dopo dovrà separarsi dalla sua scuola, dalle amiche, dalla sua città per andare al College. E sa, soprattutto, che per l’ultima volta oggi dovrà competere con “la sua nemesi”, Neil McNeir, e dovrà batterlo. La competizione tra Rowan e Neil ha origine nel concorso letterario tenutosi durante il primo anno, vinto da lui e al quale lei totalizzò solo un secondo posto. Da lì cominciò tutto: romanzi rosa contro classici, amore contro razionalità, presidente di quel club sportivo contro migliore in quell’attività… non c’era partita per nessun altro, i più bravi e i più competitivi erano loro, Rowan e Neil, Neil e Rowan… fino a quel fatidico ultimo giorno. Chi terrà il discorso di fine anno? E soprattutto, chi vincerà “Ulula al sole”? Se vi state chiedendo cos’è, beh, è una sorta di caccia al tesoro a tema letterario che per tradizione i ragazzi del terzo anno organizzano per permettere a quelli dell’ultimo di salutare in modo degno la loro città e i loro amici: giocando e portando al massimo la loro competitività. Rowan è determinatissima a vincere ed eliminare Neil, ma… e se per avventura i due si ritrovassero a collaborare? E se scoprissero di avere in comune più di quanto avessero mai pensato? E se non si detestassero poi così tanto? “Ulula al sole” dura tanto… e tutto può accadere. Ecco, è chiaro che la trama non è la più originale che abbiate mai letto, ma la realizzazione potrebbe sorprendervi, ve l’assicuro. Tanto per cominciare, nonostante le premesse, il romanzo è meno melenso di quanto pensassi. Inoltre in 320 pagine l’autrice ha il tempo di affrontare tematiche che esulano dall’adolescenza: l’ebraismo, il sentirsi diverso, il senso di colpa se non si corrisponde pienamente alle aspettative altrui, tanto per fare degli esempi. E poi, come dicevo, questo romanzo mi ha fatto riflettere in particolare su due aspetti. In primis la competitività: tutti sappiamo quanto siano competitive le scuole americane, l’abbiamo sempre letto nei libri o visto in film e serie tv. Ma siamo poi così sicuri che la competitività sia sempre positiva? È vero che, al netto di scorrettezze, dovrebbe premiare l’eccellenza e spingere tutti ad impegnarsi al massimo per raggiungere risultati, ma, come ci mostra questo romanzo, impedisce anche alle persone di conoscersi davvero e di intessere quei rapporti di amicizia che sono fondamentali a tutte le età, ma specialmente quando si cresce e ci si forma. Chiediamoci, poi, come vengono visti dagli altri i cosiddetti “migliori”, i primi della classe? A quale pressione sono sottoposti? E cosa succede a chi resta indietro? Per tornare al romanzo, è senz’altro vero che sia Rowan che Neil non sono compartimenti stagni, hanno buone amicizie consolidate, ma è anche vero che pur gareggiando da quattro anni, devono arrivare all’ultimo giorno per non guardarsi in cagnesco e per cominciare a conoscersi davvero. In secondo luogo, uno dei temi cardine su cui è imperniato il libro è il pregiudizio. L’autrice lo affronta approfonditamente in più declinazioni, ma a me hanno fatto riflettere le considerazioni in campo letterario. Quante volte diciamo “non mi piacciono i thriller”, “i romanzi d’amore sono per femminucce”, “che noia i classici”, “non leggo fantascienza”? Ve lo dico io: troppe. È come se leggere un determinato tipo di libri ci squalificasse agli occhi nostri e degli altri, ci rendesse lettori peggiori di altri… Non potremmo, invece, leggere semplicemente quello di cui abbiamo voglia sul momento, senza star troppo a pensare a presunti status di lettore (che inevitabilmente rimandano ad altrettanti status di intelligenza)? Io stessa, all’inizio di questa recensione, ho dichiarato: “Io non amo i romanzi rosa!”. Mi sono sentita punta sul vivo, quindi, dalle riflessioni di Rowan Roth che mi hanno portata a pensare – con disagio – ai tanti pregiudizi letterari di cui sono vittima. Certo, i romanzi rosa non diventeranno le mie letture preferite da oggi in poi, ma se in futuro avrò voglia di perdermi nella coccola rassicurante di un lieto fine assicurato e di una storia che faccia sognare un po’, asseconderò l’istinto con più naturalezza. Questo è il mio impegno personale… e voi? Quanti e quali pregiudizi letterari avete? Pensateci, intanto leggete “Today, tonight, tomorrow” di Rachel Lynn Solomon. Chissà che non scopriate cose nuove su voi stessi e i vostri gusti.
Quarta di copertina: Seattle. La diciassettenne Rowan Roth non ha un sogno, ma un obiettivo: essere la migliore per garantirsi l’accesso all’università che ha scelto. È un fuoco che le brucia dentro, indomabile. Lo stesso fuoco che le ha permesso di sopravvivere al liceo, in particolare a quell’insopportabile saputello di nome Neil McNair. Non c’è stato compito in classe o competizione in cui non si siano affrontati, soprattutto se c’erano di mezzo i libri. Per questo, quando l’ultimo giorno di scuola inizia la famosa caccia al tesoro degli studenti dell’ultimo anno, Rowan è determinata a vincere. È una gara spietata, in cui solo un vero esperto di letteratura può trionfare. Lei è pronta a tutto, persino ad allearsi con il suo acerrimo nemico. Con il passare delle ore, i due mettono da parte le divergenze e diventano una squadra imbattibile. Anzi, scoprono di avere molte cose in comune. Con stupore, Rowan deve ammettere che Neil non è così male. Che il caldo profumo della sua felpa è confortante. Forse, in tutti quegli anni, si è sempre sbagliata. O forse lui sta tramando qualcosa. Rowan non ne è certa, sa solo che non riesce a smettere di pensare a quel bacio rubato su una panchina.
L’autrice.
Rachel Lynn Solomon scrive di persone imperfette che si innamorano. È l’ autrice di bestseller del New York Times di The Ex Talk , Weather Girl , Today Tonight Tomorrow e altre commedie romantiche per adolescenti e adulti. I suoi libri sono stati opzionati per il cinema e tradotti in più di 15 lingue. Al liceo, Rachel cantava e suonava la tastiera in una band di sole ragazze, e una volta faceva parte di un gruppo di persone che hanno battuto un Guinness World Record per le rosse più naturali in un posto. Dopo essersi laureata in giornalismo presso l’Università di Washington, ha lavorato per i media del nord-ovest come The Seattle Times e KUOW Public Radio. Originaria di Seattle, attualmente sta navigando nella vita da espatriata con suo marito ad Amsterdam.
La disperazione di un amore non corrisposto (o forse no) e l’astinenza fanno compiere azioni assurde se prese separatamente, figurarsi insieme. Sostanzialmente si tratta di istigazione al disastro. Gigolò, romanzo di Alma Rose, dopo una breve pausa di riflessione torna con una nuova veste grafica e dei contenuti ancora più spicy.
Venusia è giovane, bella ed intelligente, ha una posizione apicale in una grande agenzia immobiliare. Ma se sul lavoro tutto fila liscio e la carriera sembra viaggiare su binari perfettamente rettilinei, in amore è meglio stendere un velo pietoso. La nostra protagonista non solo si è beccata un paio di corna da un ex ma prova anche un amore impossibile per il capo, il perfetto Lorenzo. Perfetto SE non fosse sposato e con un figlio. Una situazione incresciosa e frustrante sotto tutti i punti di vista. Dato che continuare a fare sogni bollenti sul suo capo non sembra la cosa migliore per smuoversi un po’, sbloccarsi e magari smettere di essere così frustrata, Venusia decide di passare una notte con uno gigolò e, se qualcun* di voi si sta domandando come mai non ci ha pensato prima, ricordatevi che non è per niente economico! Così, dopo una chiacchierata tra colleghe e una ricerca su Google, si affida alla blasonata GigolòDream e dall’ampio catalogo sceglie, tra tutti, Adrian. Bello come un Dio, perfettamente rispondente all’uomo dei sogni di Venusia e, come se non bastasse, pure bravo nel suo lavoro. Insomma, vale i soldi della sua tariffa. Fino all’ultimo centesimo.
Il problema si presenterà in seguito scoprendo mano mano l’intreccio, ma per non fare spoiler, ti consigliamo di leggere il romanzo così mano a mano che gli accadimenti si susseguiranno potrai assistere anche tu al destino di Venusia e Adrian dopo il loro primo torbido incontro. Come mai un uomo affascinante e brillante come Adrian come mestiere ha scelto proprio il gigolò? E Lorenzo? Resterà solo l’uomo sposato perfetto da sognare? Venusia riuscirà a uscire dall’impasse in cui si è trovata?
A primo impatto, almeno a noi è venuto subito in mente, probabilmente vorrai strozzare Venusia, che risulta tanto intelligente sul lavoro ma veramente un po’ lacunosa dal punto di vista sentimentale. Probabilmente ti metterai a cercare un uomo come Adrian (il perfetto gigolò che però ‘cede’ per primo. Incredibile vero?). Unico spoiler della recensione: non esiste un uomo così e se esiste è davvero ben nascosto! Se non ti abbiamo ancora convinto a leggere questa storia ti diciamo anche che a fare da sfondo per questa romantica storia è la bella Verona.
Alma Rose crea un romance dalla trama scorrevole, per nulla scontata e divertente, pieno di dolcezza, di insicurezze, ma soprattutto di amore. I punti di vista alternati dei protagonisti sono intessuti egregiamente e riescono a dare la giusta profondità ai sentimenti travolgenti tra i due. Leggero, brillante e spicy al punto giusto: se state cercando un romance per l’estate ‘Gigolò’ potrebbe proprio fare al caso vostro.
TROPE: in questo office romance noi abbiamo riconosciuto: he falls first, impossible love, I Have A Secret, Instalove, love triangle. Se tu ne trovi altri faccelo sapere nei commenti!
Si ringrazia Alma Rose per averci dato la possibilità di leggere in anteprima il romanzo in cambio di una recensione onesta.
“Pagare un uomo attraente per venire a letto con me.Suona così patetico. E io non sono patetica, fatto salvo per le imbarazzanti fantasie sul mio capo.” Venusia è una pragmatica e sagace donna in carriera che ha chiuso il suo cuore in un cassetto. Lorenzo è il suo capo, il sogno proibito, la sua infatuazione segreta. Adrian vende il suo corpo ed è per Venusia una nottata bollente mordi e fuggi. Ma cosa succede quando la follia di una notte brava viene recapitata direttamente nel tuo ufficio nelle vesti del tuo nuovo collega? Gigolò è la storia d’amore fra un insospettabile Cenerentolo e una donna scottata dall’amore, che vi farà riflettere su quanto a volte le apparenze ingannino.
Alma Rose, pseudonimo di Laura Fiamenghi, classe 1985, è appassionata di Romance e Fantasy, per lei scrivere è regalare attimi di buon umore. Autrice di romance, fantasy, paranormal romance. Ha un sito web chiamato Libreria Rosa e con il suo pseudonimo scrive contemporary romance. “La mia più grande soddisfazione é quando un lettore mi scrive e dice di essersi emozionato insieme ai miei personaggi, di aver pianto, di aver riso, immergendosi per qualche ora in un mondo che lo ha fatto sognare.” Laureata in lingue e letterature straniere, abita a Brescia, insegna yoga e vende automobili. Ama l’Europa piena di leggende e tradizioni e visita costantemente castelli e dimore storiche che ispirino le location per i suoi libri.
Einaudi ha da poco pubblicato ‘Resta con me, sorella‘, l’ultima fatica letteraria della bravissima Emanuela Canepa, vincitrice del premio Calvino nel 2018. Se dovessi etichettarlo (che brutta parola), direi che si tratta di un romanzo al femminile ambientato tra Padova e Venezia nei primi anni venti del Novecento, ma sarebbe un’etichetta oltremodo riduttiva.
È la storia di Anita Calzavara, una giovane donna che, per coprire il fratellastro e salvare la famiglia, si accolla la colpa di un grave furto al giornale dove lavorava insieme all’ingrato e insolente congiunto. Anita finisce in carcere alla Giudecca per diversi mesi e qui comincia per lei un difficile processo di adattamento alla vita da reclusa, reso ancor più arduo dall’ostracismo delle altre prigioniere. Una sola, però, non le è ostile: Noemi, temuta e parimenti scansata da tutte perché “ha il demonio dentro”, invisa persino alle suore, è l’unica che – in un modo tutto suo – le dimostra amicizia. Ma Noemi non rivela mai troppo di sé e del perché si trovi lì, e poi Anita lo sa che Noemi è pericolosa e che per la sua amicizia sta maturando un debito con lei. Le due si scambiano la promessa di aspettarsi, una volta fuori, per costruire un futuro insieme. Ma chi può dire cosa succederà davvero, una volta fuori dal microcosmo del carcere? Attendevo da tempo un nuovo romanzo di Emanuela Canepa: apprezzo la sua sobrietà in tutto, dalla comunicazione sui social alla promozione editoriale, dalla sua scrittura per nulla iperbolica alle trame che non mirano sfacciatamente a catturare i lettori come troppo spesso mi capita di vedere ultimamente. Ebbene, stavolta questa brava autrice si è superata: ha confezionato una storia articolatissima, oscura, piena di personaggi complessi e sfaccettati. Quella della Canepa è una scrittura sempre precisa, puntuale, ricercata e che non è solo mezzo per raccontare, ma diviene parte della storia stessa. Le narrazioni al femminile non sono mai banali o infarcite di clichés e le storie offrono sempre più piani di analisi.
In ‘Resta con me, sorella‘, ad esempio, troviamo sì, il punto di vista delle donne come già in ‘L’animale femmina‘ e ‘Insegnami la tempesta‘, ma acuito dal maggiore approfondimento della psiche dei personaggi, nonché dalla quantità e varietà delle figure femminili presenti. Vi è poi una forte componente storica che mancava nei romanzi precedenti: questo romanzo è ambientato nell’Italia degli anni venti del Novecento, oltre ad analizzare la condizione della donna in quel periodo storico particolarmente oscurantista, non si possono dimenticare gli strascichi importanti del primo conflitto mondiale, dell’epidemia di spagnola, per non parlare delle diatribe politiche che portarono, proprio poco dopo i fatti narrati, all’avvento del fascismo i cui venti spirano lugubri anche sulla Venezia in cui vive e si muove la giovane Anita Calzavara. Altri aspetti rilevanti e di grande interesse per chi volesse approfondire sono certamente la situazione carceraria delle detenute della Giudecca, l’influenza della Chiesa nella politica e nella vita della gente, il rapporto con il potere che è diverso per ciascuno dei personaggi e, ultimo ma non meno importante, il tema dell’amicizia che qui è sfuggente, tenuto sottotraccia, ma pure pressante ed incombente. ‘Resta con me, sorella‘ è un romanzo complesso, certamente, ma ricco di spunti di riflessione ed approfondimento, nonché un affresco a tinte lugubri su uno spaccato di storia sociale italiana.
Quarta di copertina: Quali sogni ti erano concessi in Italia, negli anni Venti del Novecento, se non eri un uomo? Con la consueta capacità di scrutare nell’animo femminile e nell’ambiguità delle relazioni, Emanuela Canepa racconta due donne che, imprigionate dal potere maschile o dalla propria incapacità di opporvisi, sognano di liberarsi dalle catene della Storia. Da quando suo padre è morto di febbre spagnola, Anita, orfana di madre dall’età di sette anni, vive con la matrigna e i suoi due figli. Uno lavora con lei nel giornale in cui il padre prestava servizio. Un giorno il fratellastro ruba dalla cassa e Anita decide di prendersi la colpa, perché il suo misero stipendio di donna non basterebbe a mantenere la famiglia, mentre quello del fratellastro sì. Rinchiusa nel carcere della Giudecca, incontra Noemi, una ragazza ombrosa da cui tutte si tengono alla larga – «ha il demonio dentro», dicono – e dalla quale persino le suore mettono Anita in guardia. Ma lei ne subisce il fascino e, malgrado Noemi non riveli mai il motivo per il quale è stata condannata, Anita si confida con lei. Le due stringono un patto: progettano di costruire un futuro insieme, una volta fuori. Sono convinte di poter trovare la propria strada nel mondo anche senza un marito. Ma oltre la soglia della prigione l’esistenza travolge e confonde come il brulichio incessante per le strade di Venezia, obbligando Anita a fare i conti con sé stessa e con il segreto inconfessabile che Noemi nasconde.
L’autrice.
Emanuela Canepa (Roma, 1967) è una scrittrice italiana. Si laurea in Storia medievale a Roma II-Tor Vergata con Chiara Frugoni e Alessandro Barbero, e poi in Psicologia a Padova, dove risiede dal 2000. Ha lavorato come bibliotecaria occupandosi di assessment presso la Scuola di Psicologia dell’Università di Padova fino al 2022. Nel 2014/2015 frequenta a Rovigo la scuola di scrittura Palomar di Mattia Signorini. Ha pubblicato racconti su Cadillac, Il Rifugio dell’Ircocervo, Cattedrale, In Allarmata Radura. Nel 2017 ha vinto la XXX edizione del premio Calvino con il romanzo ‘L’animale femmina‘ pubblicato da Einaudi Stile Libero il 30 aprile del 2018. Nel 2020 è uscito il suo secondo romanzo, sempre per Einaudi Stile Libero, ‘Insegnami la tempesta’, seguito nel 2023 dal romanzo storico Resta con me, sorella. Dal 2019 insegna scrittura creativa presso la Bottega di Narrazione di Giulio Mozzi. Dal 2022 collabora anche con il Master di Tecniche Narrative della Scuola Palomar fondata da Mattia Signorini.
Probabilmente iniziata per essere una trilogia, la serie ‘From Blood and Ash‘ ha presto meritato la gestazione di altri tre romanzi principali, qualche spin-off e una trilogia prequel. Inutile negare che si potrebbe fare un po’ di confusione nel cercare di capirci qualcosa. Vediamo di schematizzare, come a scuola:
La serie ‘From Blood And Ash‘ è formata dai seguenti romanzi:
Si aggiunge anche ‘Visions of Flash and Blood‘ (in lingua originale il 31 ottobre 2023), una guida alla lettura della serie, con informazioni aggiuntive sulla storia, sui personaggi e raccontata dal punto di vista di Miss Willa
La serie ‘Flesh and Fire‘ (prequel della serie Blood and Ashes) è ambientata migliaia di anni prima degli eventi di “Blood and Ash” e si concentra sulle origini degli Antichi, degli Dei Primali e della nascita dei Guardiani e dei Voider. Svela segreti cruciali sulla creazione del mondo, la vera natura di alcuni personaggi e la storia millenaria di guerre e tradimenti. La serie “Flesh and Fire” è pensata per espandere e arricchire la comprensione del mondo di “Blood and Ash”. Molti lettori consigliano di leggerla dopo aver letto almeno i primi libri di “Blood and Ash” (in particolare “From Blood and Ash” e “A Kingdom of Flesh and Fire”), poiché “Flesh and Fire” contiene rivelazioni significative che potrebbero spoilerare la serie principale se lette prima. Offre un contesto più profondo e risposte a molti interrogativi lasciati aperti. È formata dai seguenti volumi:
La Armentrout è certamente una big del genere romance e ha scritto anche sotto lo pseudonimo J. Lynn. È spesso accomunata al genere fantasy new adult quando in realtà è in grado di spaziare moltissimo fra i generi ed è anche molto prolifica. Nata nel 1980, laureata in psicologia, pubblica il suo primo libro solo nel 2011. Ad oggi ha superato di gran lunga le cinquanta pubblicazioni e molte di queste sono best-sellers assoluti. Purtroppo alla Armentrout è stata diagnosticata la retinite pigmentosa nel 2015, un disturbo che può causare la perdita della vista. Nonostante questo continua a scrivere per otto ore al giorno e vive in una fattoria del West Virginia con il marito e i suoi animali.
La preparazione in psicologia è piuttosto palese nei suoi scritti, spesso vi sono approfondimenti sugli stati d’animo e sulle reazioni emotive dei personaggi. Alcuni, soprattutto nei romanzi categorizzati per adulti, soffrono di disturbi come dipendenze o piccole ossessioni. Questa attenzione rende davvero molto interessanti non solo i personaggi stessi ma anche la trama e gli intrecci.
La storia si svolge in un regno diviso tra due fazioni. La protagonista Poppy, è costretta a vivere una vita isolata e sorvegliata da guardiani a causa della sua importanza politica e del suo ruolo nella futura successione al trono. La sua esistenza s’intreccia con quella di Hawke, un misterioso estraneo e la sua vita prende una svolta inaspettata. Tra loro nasce una connessione intensa e proibita (questa serie è fortemente spicy) che mette in discussione tutto ciò che Poppy credeva di sapere sul suo mondo e sulle persone che la circondano. Mentre la loro relazione si approfondisce, emergono segreti oscuri e pericoli che minacciano di sconvolgere il regno intero. Nel corso della serie la trama si dipana lasciandoci SEMPRE una indescrivibile curiosità per gli accadimenti del volume successivo. Armentrout ci vuole male, i cliffhanger finali sono veramente assassini.
J. L. Armentrout ha creato un’ambientazione fantasy fascinosa e ben sviluppata, con una mitologia ben orchestrata che cattura l’immaginazione dei lettori.
I personaggi sono ben delineati e complessi, con sfumature che li rendono reali e convincenti.Poppy è una protagonista forte, determinata e coraggiosa, ma allo stesso tempo vulnerabile e con una profonda sete di libertà e indipendenza. Hawke, d’altro canto, è un personaggio misterioso e affascinante, con un passato oscuro e segreti intriganti che vengono svelati gradualmente.
La saga di Sangue e Cenere offre un mix perfetto di romance, spicy (MOLTO SPICY), azione, magia e intrighi politici, rendendola una lettura imprescindibile per i fan del genere (come quale genere, tutti quelli nominati!) La scrittura fluida è fatta appositamente per tenere i lettori incollati alle pagine, rendendo veramente difficile mettere giù il libro una volta iniziato.
Per concludere, “Blood and Ash” è un ‘must have’ per gli amanti del fantasy, del romance e dell’avventura. La sua trama ricca di suspense, i personaggi ben sviluppati e il world building affascinante rendono la serie un’esperienza di lettura appagante e alimentano la sete di sapere cosa accadrà.
UNA FANCIULLA… Scelta dalla nascita per dare vita a una nuova era, Poppy non è mai stata padrona della propria vita. La sua è un’esistenza solitaria, in cui tutto le è proibito: nessuno può guardarla, né toccarla o rivolgerle la parola. Non è nemmeno libera di usare il proprio dono… Può solo aspettare il giorno della sua Ascensione, chiedendosi che cosa accadrà, mentre preferirebbe di gran lunga stare con le guardie, a combattere il male che ha distrutto la sua famiglia. Ma lei, la Vergine, non ha mai potuto decidere per se stessa. UN DOVERE… Il futuro del regno è sulle sue spalle, anche se lei quel fardello non lo ha mai voluto. Perché anche la Vergine ha un cuore, un’anima, dei desideri. E quando nella sua vita entra Hawke, la guardia incaricata di proteggerla e sorvegliarla, il destino e il dovere si intrecciano inesorabilmente con il desiderio. Quel giovane dagli occhi dorati alimenta la sua rabbia, la spinge a mettere in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto, la sfida a provare sensazioni nuove e inesplorate. UN REGNO… Abbandonato dagli dei e temuto dai mortali, un nuovo regno sta risorgendo dalle ceneri. Determinato a riprendersi ciò che gli spetta, l’Oscuro avanza assetato di vendetta. Ma più l’ombra del male si avvicina, più il confine tra ciò che è giusto o sbagliato diventa sottile. E quando la trama insanguinata che tiene insieme il suo mondo inizia a sfaldarsi, Poppy non rischia soltanto di essere ritenuta indegna dagli dei, ma anche di perdere il proprio cuore e la sua stessa vita.
UN TRADIMENTO… Tutto ciò in cui Poppy ha sempre creduto è una menzogna, compreso l’uomo di cui si è innamorata. L’unica certezza che le è rimasta è che nessuno è più pericoloso di lui: l’Oscuro, il Principe di Atlantia. E che lo combatterà con tutte le sue forze. UNA SCELTA… Casteel Da’Neer è un uomo dai mille nomi e dai mille volti. Le sue bugie sono seducenti come le sue carezze; le sue verità sensuali come il suo morso. Poppy sa che non può darsi, che ai suoi occhi lei è solo uno strumento con cui raggiungere uno scopo. Ma ha bisogno di lui per ritrovare suo fratello Ian e scoprire se è diventato un Asceso senz’anima. Certo, lavorare con Casteel anziché contro di lui presenta dei rischi: quel ragazzo è una costante tentazione, e ha per lei dei piani che potrebbero rivelarsi una fonte inesauribile di piacere oppure di dolore, piani che la costringeranno a guardare oltre ciò che ha sempre pensato di lui e di se stessa… UN SEGRETO… In attesa del ritorno del principe, ad Atlantia è cresciuto lo scontento: si agitano venti di guerra e Poppy è al centro dell’inquietudine che pervade il regno. Il re intende usarla per mandare un messaggio al regno rivale. I Caduti la vogliono morta. I Wolven sono sempre più imprevedibili. E più la sua capacità di percepire il dolore e le emozioni degli altri cresce, più gli Atlantiani la temono. Perché in gioco ci sono oscuri segreti, segreti antichi che tutti vorrebbero nascondere. E quando la terra inizia a tremare e il cielo a sanguinare potrebbe essere già troppo tardi.
È stata… Vittima e sopravvissuta: Poppy non avrebbe mai immaginato di innamorarsi del principe Casteel, e men che meno di essere ricambiata con lo stesso trasporto. L’unica cosa che desidera è godersi quella felicità inaspettata, ma il dovere li chiama: devono trovare i rispettivi fratelli prima che sia troppo tardi, e tutto lascia pensare che sarà una missione pericolosa, con conseguenze inimmaginabili. Nemica e guerriera: Poppy non desiderava altro che tornare padrona della propria vita. Di certo non aspirava a controllare quella degli altri, eppure ora deve scegliere se rinunciare al suo diritto di nascita o appropriarsi della corona di ossa dorate e diventare la Regina di Carne e Fuoco. Ma quando vengono alla luce gli oscuri peccati e i sanguinosi segreti del regno, una potenza a lungo dimenticata riemerge, più minacciosa che mai, ed è disposta a tutto per impedire che Poppy porti quella corona. Amante e anima gemella: Il pericolo più grande per Atlantia, però, si annida a occidente: la Regina di Sangue e Cenere trama da secoli per realizzare i suoi progetti, e per impedirlo Cas e Poppy dovranno addentrarsi nelle Terre degli dei e risvegliarne il re. Dovranno affrontare segreti terribili, tradimenti devastanti e nemici determinati a distruggere tutto ciò per cui loro hanno lottato, ma soprattutto dovranno decidere fino a che punto sono disposti a spingersi per il loro popolo… e l’uno per l’altra. E adesso diventerà regina.
Nato dalla disperazione delle corone d’oro… Casteel Da’Neer ha provato sulla sua stessa pelle quanto la Regina di Sangue sia astuta e crudele, ma nessuno, nemmeno lui, avrebbe mai potuto prevedere fino a che punto si è spinta: ciò che ha fatto è a dir poco inimmaginabile. E dalla carne mortale… Niente impedirà a Poppy di liberare il suo Re e distruggere tutto ciò che la Corona di Sangue rappresenta. Con la forza del Primordiale della Vita a guardarle le spalle e l’aiuto dei Wolven, dovrà convincere i generali di Atlantia a combattere la guerra a modo suo… perché a questo punto nessun’altra opzione è possibile se vuole costruire un futuro di pace per entrambi i regni. Un potere primordiale risorge… Insieme, Poppy e Casteel devono abbracciare tradizioni vecchie e nuove per salvaguardare i loro cari e proteggere gli indifesi. Ma la guerra è solo l’inizio. Gli antichi poteri primordiali si sono risvegliati, rivelando l’orrore di ciò che era iniziato secoli prima. E forse, per porre fine a ciò che la Regina di Sangue ha cominciato, Poppy dovrà diventare ciò che è stato profetizzato per lei… e ciò che teme di più. Come portatore di morte e distruzione.
Un grande potere primordiale è risorto. La Regina di Carne e Fuoco è diventata la Primordiale di Sangue e Osso, la vera Primordiale della Vita e della Morte. La battaglia che Casteel, Poppy e i loro alleati stanno combattendo è appena agli inizi, e ovunque, a Iliseum e nei regni mortali, gli dei si stanno risvegliando, pronti per la guerra che verrà. Ma quando Poppy entra in stasi, il sonno simile alla morte proprio degli dei e dei Primordiali, Cas deve fare i conti con la possibilità concreta che le conseguenze terribili e inaspettate di ciò che sta succedendo gliela portino via. Poi qualcuno gli suggerisce di parlare con lei, ed è un consiglio a cui lui intende aggrapparsi con tutte le forze nella speranza di vedere i bellissimi occhi della donna che ama aprirsi ancora una volta. Così ricorda all’amore della sua vita come è iniziato il loro viaggio, rivelando di sé cose che solo Kieran conosce. Anche se a nessuno è dato di sapere chi sarà diventata Poppy quando e se si risveglierà, né fino a che punto il regno e Cas saranno cambiati quando questo accadrà. Jennifer L. Armentrout, autrice bestseller di Sangue e cenere, ripercorre le tappe dell’epica storia d’amore tra Poppy e Casteel. Solo che questa volta è Hawke a raccontarla.
Quello che era stato sognato… Poppy non avrebbe mai dovuto risvegliarsi, e le conseguenze sono devastanti e di vasta portata, risvegliando antichi poteri dal loro sonno e trasformando Casteel e Kieran in modi che persino le Parche non avrebbero potuto prevedere. Ma cosa ciò significhi è l’ultima delle loro preoccupazioni. Per ora. Quello che era stato predetto… La Corona di Sangue è caduta, ma ciò che è emerso è un pericolo di gran lunga maggiore di quanto abbiano mai affrontato. Fatto di carne e fuoco, il Grande Cospiratore è tornato nel regno mortale e vuole solo una cosa. Devono fermare il vero Primordiale della Morte prima che riacquisti la sua forza, e non sarà facile. Anche indebolita, la sua influenza è innegabile. Il suo potere, impensabile. Si è avverato… Mentre il futuro dei regni si basa su di loro, non saranno soli. Gli dèi si sono risvegliati, ognuno dei quali nasconde i propri segreti intrisi di sangue. Ma devono navigare in un regno squilibrato, dove ogni scelta — passata e presente — ha il potenziale non solo di annullare tutto ciò per cui hanno combattuto, ma anche di distruggere i legami stessi che li hanno uniti. Perché l’Araldo e il Portatore di Morte e Distruzione si sono levati.
L’ 11 novembre 2025 la casa editrice ha pubblicato un edizione limitata del primo volume di questa saga.
L’autrice.
Jennifer L. Armentrout, autrice numero 1 del New York Times e bestseller internazionale, vive a Shepherdstown in West Virginia. Tutte le voci che hai sentito sul suo stato non sono vere. Quando non è impegnata a scrivere passa il tempo a leggere, guardare film di zombi davvero brutti, fingere di scrivere, uscire con suo marito ed il suo Border Jack Apollo, Border Collie Artemis, sei alpaca giudicanti, due capre maleducate e cinque pecore soffici. All’inizio del 2015, a Jennifer è stata diagnosticata la retinite pigmentosa, un gruppo di malattie genetiche rare che comportano la rottura e la morte delle cellule della retina, con conseguente perdita della vista, tra le altre complicazioni. A causa di questa diagnosi, educare le persone sui vari gradi di cecità è diventata una sua passione, proprio accanto alla scrittura, che intende fare il più a lungo possibile. I suoi sogni di diventare un’autrice sono iniziati durante le lezioni di algebra, dove trascorreva la maggior parte del suo tempo a scrivere racconti… il che spiega i suoi pessimi voti in matematica. Jennifer scrive paranormale per giovani adulti, fantascienza, fantasy e romanticismo contemporaneo.
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È da poco uscito, per Piemme, “Il dono”, nuovo romanzo di Paola Barbato, una delle penne più talentuose ed apprezzate del thriller italiano contemporaneo.
“Il dono” non è il primo libro che leggo di Paola Barbato ma – voglio dirlo subito – nonostante mi sia piaciuto, non mi ha convinto come gli altri.
È un anonimo giorno di marzo a Roma, quando uno stimato giornalista dal viso rassicurante – nonché personaggio pubblico noto per essersi occupato per una vita, e in modo accurato ed attento, di omicidi e crimini efferati – accoglie la polizia con un coltello insanguinato tra le mani, nella villa dei suoi genitori. Genitori che ha appena ucciso. Nel primo interrogatorio informale, l’ispettrice Flavia Mariani si aspetta che l’uomo neghi, faccia finta di non ricordare, inventi favole, ma lui è calmissimo come sempre e no, non nega nulla. Solo che continua a dire che ad indurlo ad uccidere è stato il suo cuore, non è stato lui. Poco tempo prima, l’uomo ha infatti subito un trapianto ed ha ricevuto il cuore di Valerio Felici, un giovane morto in un banale incidente, del quale si è poi scoperto un passato da serial killer. Perché il giornalista è convinto che sia stato il cuore di Felici ad indurlo ad uccidere? Perché ci sono indizi che porterebbero a non escludere che abbia ragione? E, soprattutto, il cuore è solo uno degli organi donati dall’assassino: chi ha ricevuto gli altri?
Quelli scritti da Paola Barbato sono noti per essere thriller veri e propri, non gialletti da ombrellone: sono spesso ricchi di dettagli macabri, con trame molto articolate, tensione sempre ben calibrata e sapientemente dosata nei punti giusti; sono romanzi mediamente lunghi perché l’autrice si prende il giusto tempo di sviluppare la trama, approfondire l’argomento trattato e scandagliare i caratteri e le dinamiche psicologiche dei personaggi. Questo suo ultimo thriller non fa eccezione in nulla, è ottimamente congegnato dal punto di vista della trama, è approfondito nella trattazione del tema medico e della psicologia dei personaggi, è scorrevole e accattivante, ovviamente è scritto divinamente, eppure… Eppure, come anticipavo, non mi ha convinto quanto gli altri che ho letto.
Perché? Ci sto ancora pensando, è più che altro una sensazione di qualcosa che non va, di qualche ingranaggio che gira con fatica… Sensazione che mi sono portata dietro per tutta la lettura e che non si è dissipata a libro chiuso. A riprova di questo, c’è il tempo che ho impiegato a leggerlo: se i precedenti li avevo divorati in un giorno (nonostante si aggirassero sempre intorno alle 400 pagine) e non me ne staccavo un attimo, questo l’ho letto in quattro giorni e dovevo impormi di tornarci. Probabilmente sul mio giudizio molto hanno influito il non aver empatizzato con nessuno dei personaggi, nonché l’antipatia che ho provato per la protagonista, l’ispettrice Mariani: intransigente, testarda, supponente – e fin qui passi – ma persino arrogante, prevenuta verso chicchessia, incapace di interessarsi agli altri per ciò che sono e provano (e non solo per come vorrebbe che fossero) e di guardare oltre le proprie convinzioni… direi che dovrebbe curarsi l’acidità di stomaco perché rischia di diffondersi ad altri organi (giusto per restare in tema)! Anche il colpo di scena, sempre attesissimo da ogni lettore perché è la chiave di ogni thriller, non è d’effetto quanto mi sarei aspettata. Sì, dà una bella svolta, ma non mi ha fatto spalancare gli occhi dalla meraviglia o esclamare il mio classico “ehi!” ammirato.
Insomma, per quanto mi riguarda, una lettura discreta, ma non uno dei migliori thriller di questa bravissima autrice!
Nata a Milano, nel giugno del 1971, è una scrittrice e fumettista italiana. Fa parte dello staff di sceneggiatori del fumetto italiano Dylan Dog edito dalla Sergio Bonelli Editore.
Se qualcuno vive ancora nell’illusione che in questo libro ci sia qualcosa di scandalosamente inedito, partiamo dal presupposto che no, non c’è.
L’ottimo lancio mediatico di “Spare” prometteva rivelazioni che avrebbero portato alla rottura definitiva tra il principe Harry e la famiglia reale, ma questo è già avvenuto due anni fa e certamente per altri motivi.
Tratti del racconto sono interessanti, altri di una noia mortale, altri ancora pieni di aneddoti che rasentano il ridicolo. Partiamo dall’inizio.
Il libro non è tutta farina del sacco di Harry, ma è scritto a quattro mani niente di meno che con il premio Pulitzer J.R. Moehringer. Forse per questo, acquistandolo, ci aspettavamo qualcosa di meglio. Tuttavia, neanche con le più grandi capacità si può creare un capolavoro, se di base il contenuto è essenzialmente ridicolo.
Inizio più che scontato, Harry fa partire il suo racconto dal funerale di Lady Diana. I primi capitoli sono un susseguirsi di “Ho questo ricordo importante ma non so posizionarlo esattamente nel tempo, lo poggio qua perché ci sta bene”. Seguono poi tutta una serie di descrizioni dettagliatissime, in netta contraddizione con i ricordi offuscati, che nemmeno le migliori menti fra noi potrebbero ricordare così bene dopo 25 anni e che hanno un unico scopo: terminare con frasi enfatiche su quanto tutto sia il risultato di essere sempre stato trattato come la ruota di scorta della famiglia, con l’addizionale trauma derivato dall’essere rimasto orfano.
Vittimismo buttato qua e là ovunque, senza raccontare episodi che davvero confermino che sia stato una vittima. Banalità del tipo “Se io e William dovevamo dividere una stanza, a lui veniva data la parte più bella perché era l’erede”. Il racconto prosegue con gli anni della scuola, capitoli interessanti unicamente perché ci dice qualcosa dello spaccato di vita dei college privati inglesi, sicuramente non per le avventure di Harry. L’unica informazione appena pertinente che arriva è che negli anni in cui si sono trovati a frequentare lo stesso istituto, William fingeva di non conoscere il fratello minore. In tutta onesta, niente di particolarmente scandaloso per chi si è trovato a vivere il ruolo di figlio minore: a volte è capitato con i miei stessi fratelli, che al massimo potevano aspirare al trono del posto migliore a tavola.
Una rapida svolazzata sulle storie d’amore non andate in porto durante la giovinezza ci anticipa che ci sarà un lungo ed estenuante capitolo sull’incidenza dei media nella vita privata dei reali, ma non è ancora il momento: Harry si sente in dovere di raccontare le sue gesta eroiche nell’aeronautica militare, strada che intraprende perché palesemente incapace di proseguire gli studi. Si susseguono, così, pagine e pagine di informazioni che il 99% dei lettori non può nemmeno processare, su combattimenti aerei e modelli di armi che il principe padroneggia con maestria ma che, haimè, non può veramente mostrare al mondo. Per comandanti e commilitoni diventa infatti “Una calamita di proiettili” perché, in sostanza, di qualsiasi battaglione faccia parte diventa obiettivo sensibile dei terroristi. Chi se lo sarebbe mai aspettato! Immancabilmente dà la colpa ai media, che rivelano ai terroristi la sua esatta posizione nonostante lui e i comandanti tentino di mantenerla segreta. Lui però vuole andare in guerra con tutto se stesso. Anche a costo di mettere a repentaglio la sicurezza altrui. Questo passaggio è da sottolineare, conservatelo per dopo.
La tentazione di saltare pagine e pagine di inutili racconti bellici è enorme – ammetto di aver saltato qualche paragrafo dopo una veloce scorta -. Finalmente arriviamo alla seconda parte del libro: la storia con l’angelo venuto dal Paradiso, Meghan Markle. Un continuo susseguirsi di aneddoti di quanto Meghan fosse bella, brava, buona, gentile, fragile, forte, assolutamente un’anima innocente e pronta a quel sacrificio che le ex fidanzate non avevano retto: la pressione della stampa pur di indossare una coron…hem, stare con lui.
Il modo in cui la loro storia d’amore è nata non solo non è un granchè, ma tutto c’entra tranne che con l’amore. Lui la vede su Instagram, si innamora (ma, diciamocelo, nel tempo ha dimostrato che si sarebbe innamorato anche di una pietra purché avesse realizzato il suo sogno di sposarsi e mettersi in pari con il fratello). Il libro racconta anche un paio di banali episodi che, secondo Harry, dimostrano come lei non conoscesse nulla della famiglia reale. NULLA. Allora, o tutto quello che ci stai dicendo sulla stampa e il suo sbattere la tua vita ovunque è falso (e possiamo dare diretta testimonianza che non lo sia), oppure è falso tutto quello che pensi di Meghan Markle e il suo cadere dalle nuvole nel sentir parlare della famiglia reale e dei suoi schiaccianti protocolli. Una delle due.
Anche perché Markle viene sempre presentata come una donna più colta e informata rispetto ad Harry, possiamo solo pensare che non abbia mai letto un giornale, nemmeno per sbaglio.
Desideroso di raccontare quanto sia stato magico il loro incontro, Harry narra un episodio che ha del ridicolo. Prima lettera di Harry a Meghan: aveva perso il cellulare in acqua durante una vacanza con gli amici in Africa. Siamo agli inizi, quando loro due passano giornate intere a inviarsi messaggi. Manda la lettera per posta, ma per stringere i tempi fa una foto e la invia tramite il WhatsApp dell’amico. L’unica spiegazione che riesco a darmi è che l’amico non aveva una tastiera.
Lo fa per ben due volte, la seconda dopo aver agghindato la missiva con fiori del deserto e un pezzo di corteccia.
Ah, comunque poi scoprono che a entrambi piace il pollo arrosto, quindi non c’è proprio storia, deve essere quella roba sulle anime gemelle di cui parlano tutti.
Pian piano il libro si avvia verso la conclusione. Le piccole insinuazioni sulla cattiveria della famiglia sparse nelle pagine precedenti qui diventano certezze: padre, fratello e matrigna che prima avevano palesemente adorato Meghan, ora non solo non la difendono (e a niente vale la loro replica che non l’avessero mai fatto con le proprie donne, figurarsi con la sua), ma collaborano in segreto con la stampa raccontando scomode scaramucce e false verità.
In conclusione, tutta la storia di come, spogliati di tutto, sono stati costretti a vendersi per milioni di dollari e a trasferirsi in America, dove si sono fatti da soli, grazie al duro lavoro della terra:
Qui riprendo l’informazione sulla sicurezza altrui lasciata in sospeso. La coppia pretende protezione della scorta pagata dalla famiglia, come è sempre stato fino a quel momento. La miaccia è dietro l’angolo, Meghan piange, Meghan vorrebbe porre fine alla sua vita perché così quella di Harry tornerebbe al sicuro. Parliamo dello stesso individuo a caccia di moglie che voleva andare in guerra nel mirino dei terroristi – e con lui i suoi compagni. Ovviamente gli viene rifiutata, la regina non casca nell’astuta proposta di rimanere part-time al servizio della corona, una roba che la costringerebbe a pagare una scorta che dovrebbe seguire i principini tra America, Inghilterra e giri vari nel resto del mondo. A spese dei contribuenti.
Linguaggio semplice, scorrevole se si è in cerca della straordinaria rivelazione (che non arriverà mai). Avrei risparmiato questi soldi, ma se proprio volete confutare quanto appena detto, risparmiate dieci euro e non prendete la versione cartacea (che tra l’altro in Inghilterra è scesa del 50% già dopo due giorni).
Poco dopo la lettura di “Spare” ho acquistato “William e Harry, Da inseparabili a nemici” di Antonio Caprarica. L’unica pecca di Caprarica è il linguaggio meno basilare, meno scorrevole, ma ritroverete nel suo scrivere un racconto più completo, con molti più riferimenti storici – dato che a volte si sofferma a dare informazioni sulla famiglia reale che hanno meno a che fare con l’autodifesa spudorata e più con il racconto oggettivo. Nonostante sia stato pubblicato prima, ripercorre la stessa storia raccontata da Prince Harry, chiarendo che alcuni dialoghi e informazioni vengono da persone vicine alla coppia, ma il confronto con quanto raccontato da Spare ci dà in questo caso la possibilità di dire che è tutto vero, solo senza paranoie e vittimismi.
Quarta di copertina: È stata una delle più strazianti immagini del Ventesimo secolo: due ragazzini, due principi, che seguono il feretro della madre sotto gli occhi addolorati e inorriditi del mondo intero. Mentre si celebrava il funerale di Diana, principessa del Galles, miliardi di persone si chiedevano quali pensieri affollassero la mente dei principi, quali emozioni passassero per i loro cuori, e come si sarebbero dipanate le loro vite da quel momento in poi. Finalmente Harry racconta la sua storia. Con la sua cruda e implacabile onestà, “Spare. Il minore” è una pubblicazione epocale. Le sue pagine, dense di analisi e rivelazioni, sono frutto di un profondo esame di sé e della consapevolezza – conquistata a caro prezzo – che l’amore vince sempre sul lutto.
«Alla prossima, ragazza con l’ampersand.» Alzo il polso e mi fisso il tatuaggio, talmente piccolo che a volte dimentico di averlo. C’è sempre una &.
Ringraziamo Ornella De Luca e la Triskell Edizioni per averci dato la possibilità di leggere in anteprima il romanzo e di partecipare al Review Tour.
E’ uscito l’11 novembre per la casa editrice Triskell Edizioni, l’ultimo romanzo della scrittrice siciliana Ornella De Luca, già autrice di diversi romanzi. ‘La ragazza con l’ampersand‘ è un giallo, con un pizzico di romance, primo libro della serie Libri & Misteri. La sinossi del romanzo è accattivante e non potrete fare a meno di leggerlo, ve lo assicuriamo. Una volta che inizierete non potrete smettere! E’ la prima volta che leggiamo qualcosa scritto dalla De Luca e siamo rimaste stupite: il suo stile è veloce, divertente e si legge che è un piacere. Se siete amanti di Alice Basso o di Alessia Gazzola, o addirittura di entrambe, e vi mancano sappiate che la carismatica Domitilla può fare al caso vostro, anche perché in questa trentenne un po’ Bridget Jones non è difficile immedesimarsi. La cara Domitilla è una single incallita con una doppia identità. Ha alle spalle una famiglia di dubbia utilità, una bella laurea triennale in Editoria e giornalismo e una specialistica in Scienze storiche e un master in Editoria cartacea e digitale. Ha fondato la casa editrice Memory Publishing specializzata in biografie storiche e memoriali, ma è sull’orlo della bancarotta. La notte, al sicuro nella sua casa, per poter tenere in piedi la sua casa editrice, diventa la scrittrice di romanzi erotici Tilly D. Powell che riscuote molto successo. Due facce della stessa medaglia, una ragazza alla ricerca di sé stessa e coraggiosa abbastanza da mettersi in gioco per qualcosa in cui crede. Due mondi – la casa editrice e la scrittura – collegati tra loro indissolubilmente. Cosa fare quando l’azienda su cui hai investito tutta te stessa – sacrificando gli anni più belli della tua vita – è sull’orlo del fallimento? Ti rimbocchi le maniche e la rimetti in sesto, ed è proprio quello che tenterà di fare Domitilla! Con l’aiuto dei suoi collaboratori, sottopagati ma fedeli, trova una soluzione: ampliare il catalogo della casa editrice. Arriveranno molti manoscritti e saranno terribili, ma non uno, misteriosamente giunge in redazione un manoscritto bellissimo e che appare subito come il best seller di cui la casa editrice avrebbe disperatamente bisogno. Perfetto direte, invece no, perché l’autore è introvabile, scomparso ed il romanzo non è finito! Manca palesemente la parte conclusiva del romanzo che potrebbe salvare tutta la baracca e le sorti della protagonista. Ed è così che inizia l’avventura per la nostra impavida Domitilla Paciotti: un viaggio che la porterà nella meravigliosa Umbria e all’interno di un bel mistero che dovrà risolvere con il prezioso aiuto di alcuni personaggi ben caratterizzati. Tra questi abbiamo un bell’uomo affascinante e affidabile, serio e ‘a posto’ che presto verrà affiancato da un secondo uomo molto meno ‘a posto’ ma che sicuramente risulterà altrettanto affascinante. Inutile dire che l’intreccio si farà interessante pagina dopo pagina e, tralasciando un plot twist davvero un po’ forzato, la narrazione scorre bene fino al termine accompagnando il lettore verso un finale compiuto ma che lascia aperta la via a nuove avventure della protagonista. Aspettiamo il secondo volume per sapere quale sarà il futuro di Domitilla e per passare il tempo in attesa dell’uscita ci starebbe un suo bel libro sotto pseudonimo!
Quarta di copertina: Domitilla Paciotti sa esattamente ciò che vuole. O quasi. Trent’anni, single incallita e una doppia identità da difendere: di giorno, Domitilla veste i panni della seria editrice della Memory Publishing, specializzata in biografie storiche e memoriali; di notte, scrive appassionanti romance erotici con lo pseudonimo di Tilly D. Powell. Due lati opposti del suo carattere, senza compromessi. Eppure, per salvare la sua azienda dalla bancarotta, qualche compromesso dovrà pur accettarlo. Così, dopo un faticoso rebranding e una strenua campagna di marketing, in redazione arrivano centinaia di manoscritti, tra cui un thriller mozzafiato a cui mancano le ultime venti pagine. Secondo Domitilla, è il romanzo giusto per rilanciare l’azienda. Peccato che il talentuoso autore sia scomparso nel nulla. Sbrogliare l’intricata trama del libro e scoprirne il finale sembra l’unica chiave per risolvere il mistero, ma di mezzo si metteranno una serie di delitti sepolti nel passato, un pazzo circolo letterario, un avvocato bello e pignolo e un viaggio nel cuore medievale dell’Umbria. “La ragazza con l’ampersand” è il primo romanzo della serie Libri & Misteri, in cui amore, segreti e ironia sono legati dalla passione per la parola scritta.
Chi è Ornella De Luca?
Ornella De Luca è nata nel 1991 a Messina, dove si è laureata in Teorie e tecniche della comunicazione giornalistica e dell’editoria. Ha pubblicato romanzi storici e fantasy prima di approdare a Youfeel Rizzoli. Scrive per il sito ‘900letterario e tiene il blog ildiariodiornella.com.
L’ultimo romanzo di Ethan Hawke, A Bright Ray of Darkness – Un raggio di buio (SUR, 2022) parla della complessità di una persona che fa i conti con se stesso, in tutte quelle parti che sono spesso contraddittorie e, se vogliamo, anche antipatiche. I precedenti lavori autorali erano meno personali forse, di certo io li avevo apprezzati moltissimo. Questo però è diverso, più difficile. Il narratore e protagonista è un attore, padre, marito, fedifrago e aspirante vero artista. L’alter ego di Hawke si chiama William Harding e non cerca solo di lavorare come attore, ma di creare opere che siano artisticamente significative.
Solo perché soffri, non vuol dire che si sia qualcosa che non va.
Incontriamo William a Broadway alle prese con una produzione teatrale shakespeariana, l’importante e ambizioso Enrico IV (lui interpreta Hotspur), di un acclamato regista e che può contare su un cast eccezionale. La star di Hollywood deve mettersi alla prova come attore di teatro: può reggere il confronto in una compagnia teatrale di livello? Può rendere giustizia al Bardo e può irretire le orecchie e gli occhi di Broadway?
Preferiremmo andare in rovina piuttosto che mutare Morire piuttosto nella nostra paura Che salire sulla croce di ogni giorno E lasciar morire le nostre illusioni. (W.H. Auden, L’età dell’ansia)
Lotta per lasciarsi alle spalle una vita di pettegolezzi scandalistici, paparazzate e glamour hollywoodiano, per dimostrarsi un attore degno e serio.
Guardalo l’amore che muore: quello sì che è una pallottola che sfonda i carri armati. Quando i bambini da portare a scuola, le lavatrici da stendere e i piatti da lavare piovono sulle braci del tuo matrimonio come una pisciata su un falò all’alba. E l’unica cosa che ti resta è tanto di quel fumo che ti pare di soffocare. A quel punto il cuore ti smette di battere. E se ti succede a trentadue anni, mi spiace per te.
Purtroppo viene ributtato incessantemente di fronte al suo passato a causa dei problemi irrisolti con la sua amata, e ormai quasi ex, moglie famosa che però ha tradito. La paternità è l’unica cosa stabile nella sua vita, anche l’unica che sembra venirgli bene spontaneamente.
Ovviamente risulta un romanzo autobiografico. È difficile non solo dimenticare che l’autore è un pluri-candidato all’Oscar e un artista straordinario sul palco, sullo schermo e in televisione. È anche difficile non pensare al passato similare dell’attore-autore. Bisogna operare uno sforzo e cancellare queste nozioni, per arrivare al netto del libro. Un romanzo su un uomo, un attore, alle prese con le difficoltà della vita.
Il tempo, da solo, non guarisce proprio niente. Il tempo può far dimenticare: ma non raddrizza le cose semplicemente passando. Bisogna tornare alla fonte e riparare quello che si è rotto.
William non risulta piacevole: è difficile simpatizzare con lui perché sembra sbagliare in continuazione e va a cacciarsi in situazioni pericolose, misogine, sicuramente malsane e certamente ammantate di vanità. Ma un personaggio non deve essere simpatico, e nemmeno per forza un eroe senza macchia per attirare i lettori.
Per la mia testardaggine e la mia stupida presunzione, mi puoi perdonare?
Inutile dire che leggendo continuavo a sperare che William potesse cambiare drasticamente. Smettere di fumare, bere e cercare la condiscendenza…per cominciare. Ma no: è un po’ ipocrita, un po’ imbroglione e anche un essere umano consapevole dei propri errori ma che forse tenta troppo poco per cambiare se stesso. È solo sul palco che sembra sentirsi vivo e vibrante. Questa è una triste verità per un attore: è più a suo agio nell’essere qualcun altro che non se stesso. Certamente cerca e ottiene consigli non richiesti da una sfilza di persone. A volte, si droga o beve alcol come se fosse acqua. O regala un cucciolo ai figli… William Harding è sempre in attesa di qualcosa. Il romanzo ci ricorda di smettere di aspettare e di iniziare a fare.
Non ti far ingannare, non c’è niente di più emozionante di ciò che è. Il prossimo istante non sarà più speciale di questo che stiamo vivendo. Proprio questo qui. Tutti i momenti della nostra vita sono indistruttibili. Capisci? “Essere o non essere” non vuol dire ammazzarsi o meno, significa porsi la domanda: Hai intenzione di essere sveglio e presente rispetto alla tua vita? Lo capisci che l’oggi non è un ponte verso un altro posto?
Scommetto che molti lettori prenderanno Un raggio di buio e penseranno: “oh, proprio quello di cui abbiamo bisogno: un altro attore riccone bianco e privilegiato che si lamenta delle carenze del suo mondo”. Anche a me è successo in alcune parti, lo ammetto. Ma poi ho anche pensato che solo perché la posizione di qualcuno è elitaria, diversa o privilegiata non significa automaticamente che possiamo etichettarla come irrilevante. E poi Hawke ci racconta i retroscena di una produzione teatrale e raggiunge momenti di amore per la drammaturgia che sono evidenti pezzi di verità.
Se provi e riprovi il discorso di Amleto di fronte agli attori, se lo provi mille volte, quando arriva il momento quel discorso lo reciti bene. Se non lo provi abbastanza, no. La sorte è quello che resta dopo la pianificazione
Tutti vorremmo che le nostre vite rappresentassero qualcosa di profondo e vero ma, dentro nel profondo, siamo tutti un grande casino. Siamo tutti delusi e deludenti, un raggio di buio. Va bene…purché lo sappiamo e possiamo andare oltre. E anche questo romanzo, scritto in maniera davvero egregia, ci aiuta ad andare oltre.
Quarta di copertina: William è un giovane attore di talento che ha raggiunto il successo a Hollywood e ha davanti una nuova sfida: debuttare a Broadway nell’Enrico IV di Shakespeare. Ma alla vigilia dell’inizio delle prove una sua scappatella finisce su tutti i giornali e i siti di gossip: William dovrà gestire una seria crisi familiare insieme alle dinamiche di gruppo all’interno della compagnia teatrale, in vista di una delle performance più importanti della sua carriera. Un romanzo autobiografico e corale che racconta la tensione fra vita privata e immagine pubblica, e alla possibile disumanità della fama e del successo contrappone la potenza della creazione artistica.
Chi è Ethan Hawke?
Ethan Hawke nasce ad Austin, in Texas, il 6 novembre del 1970. I suoi genitori, James Steven e Leslie Carole, decidono di trasferirsi in New Jersey poco tempo dopo e in breve arrivano alla separazione. La madre parte per la Romania, dove è tuttora impegnata in attività di volontariato e sostegno alla popolazione locale. Ethan, invece, rimane negli USA, col padre e il fratello, e già al liceo sceglie di studiare recitazione presso il McCarter Theater di Princeton, prima, e poi in Inghilterra e a Pittsburgh. Attore, sceneggiatore, scrittore e regista statunitense, Ethan Hawke inizia a recitare da adolescente, percorrendo una carriera che l’ha portato a divenire, negli anni ’90, una star a tutti gli effetti. Tra personaggi complessi e delicati, la sua formazione teatrale è stata valida alleata per mettere in risalto tutte le sue capacità, fino al raggiungimento del ‘prestigio’ e del rispetto di cui gode oggi, da parte di tutto il panorama Hollywoodiano.
«Vorrei insegnarti la scrittura, Marcus, non perché tu possa imparare a scrivere, ma affinché tu possa diventare uno scrittore. Scrivere romanzi non è una cosa da niente: tutti sanno scrivere, ma non tutti sono scrittori.» «E come si fa a sapere di essere uno scrittore, Harry?» «Nessuno sa di essere uno scrittore, Marcus. Glielo dicono gli altri»
Non ho mai letto niente di quest’autore e la santa biblioteca è riuscita a farmi avere il libro in questione in tempi brevi. Sinceramente è stata un’attesa lunga (anche se è durata solo un giorno, alla fin fine) perché ero in fermento: volevo leggere al più presto il romanzo. Anche in vista del Salone del libro di Torino dove sarà presente Dicker…
Avete presente quel prurito alle mani che vi assale quando desiderate di avere quel determinato libro a tutti i costi nelle vostre grinfie? Ecco, immaginate il mio disagio. Ho raccolto informazioni sul romanzo ‘La verità sul caso Harry Quebert‘, edito da Bompiani, in occasione dell’uscita, a fine maggio, del sequel. Dopo averne parlato qui alla fine della fiera ero curiosa come un gatto. Non potevo non leggerlo. Le 776 pagine non mi spaventavano e la fama di questo romanzo lo precedeva. Piccolo riassunto: il secondo romanzo di Dicker (il primo è Gli ultimi giorni dei nostri padri) riscuote un grande successo, tradotto in 33 paesi ed in poco tempo scala le classifiche di vendita, posizionandosi al primo posto per parecchie settimane. Pare ci siano dei riferimenti a Philip Roth, Vladimir Nabokov e alla serie tv ‘I segreti di Twins Peaks’ Viene fuori anche una serie tv e dopo dieci anni dalla pubblicazione esce il seguito del fortunato romanzo. Pazzesco, non trovate? Inutile dire che le aspettative crescono e anche di tanto. All’inizio le aspettative erano talmente alte che credevo che mi avrebbe inevitabilmente delusa. Avevo sentito parecchi pareri discordanti ed ero confusa: ha vinto premi ed è stata adattata una miniserie televisiva… non poteva essere così scontato. Insomma, è decisamente nell’olimpo dedicato ai bestseller di qualità! Ho iniziato a leggere e subito la storia mi ha preso, trascinandomi nella torbida Aurora, tranquilla cittadina completamente scossa dall’arrivo di un grande scrittore appena trentaquattrenne che scrive il romanzo più importante di tutta la sua vita seduto al tavolo numero 17 di una tavola calda, il Clark’s Diner, nell’estate del 1975. Conosce Nola Kellergan, quindicenne dai lunghi boccoli dorati e dagli occhi verdi, che gli farà capire cosa significa amare e lo aiuterà a concludere il suo romanzo.
Ora, tutto quello che di positivo dicono del romanzo, per quanto mi riguarda, è pura verità: la lettura è famelica, quasi ossessiva oserei dire. Non si riesce a mettere giù il libro fino a quando non si arriva alla fine della storia. E direi che l’intento di Dicker è riuscito, alla grande. Il ritmo del romanzo è incalzante, la scrittura scorrevole si fa leggere che è una meraviglia. Il romanzo è numerato al contrario: si parte dal capitolo 31 fino ad arrivare al capitolo 1, come se fosse un conto alla rovescia. Ogni capitolo ha una piccola guida di consigli al suo interno su come scrivere un romanzo di successo. In questo particolare caso è Harry Quebert, insegnante di Marcus a guidarlo attraverso questi trentuno consigli in un botta e risposta illuminante. Le settecentosettantasei pagine, di cui ammetto le prime duecento sono un po’ da superare per poter far ingranare la lettura, ti tengono con il fiato sospeso fino a che non si scopre chi è davvero l’assassino. Vi assicuro che di ipotesi ne ho fatte parecchie, ma alla fine non sono arrivata ad indovinare. Un romanzo accattivante, scritto in modo impeccabile e per nulla scontato: l’intreccio delle storie dei personaggi è intricato ed affascinate e non si perde il filo del discorso, come può capitare quando il romanzo ha molti protagonisti. La madre del protagonista Marcus Goldman meriterebbe davvero un premio ‘come miglior personaggio secondario‘ perché è davvero esilarante e con i suoi dialoghi stempera un po’ quell’atmosfera da thriller poliziesco. Io sono nella categoria di chi ha divorato il romanzo perché mi è piaciuto davvero tanto e sono un po’ preoccupata ora del seguito. Sarà all’altezza del primo o no? Dovrò leggerlo (spero divorarlo) per scoprirlo!
Joël Dicker è nato a Ginevra nel 1985. La verità sul caso Harry Quebert è il suo secondo romanzo. Il primo, Gli ultimi giorni dei nostri padri (Bompiani, 2015), ha ricevuto il Prix des écrivains genevois nel 2010. La verità sul caso Harry Quebert ha ottenuto il Grand Prix du roman de l’Académie Française 2012 e il Prix Goncourt des lycéens 2012.