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Stelle e Ottone di Jude Archer: magia, misteri e amore nella Hidden Society – recensione

“Quando le stelle si fanno silenziose, possono esserci solo due ragioni: o si concedono riposo dal compito di illuminare le notti dell’eternità, o ci stanno scegliendo.”

Scrivere un young adult fantasy dopo Harry Potter deve essere complicato quanto lo è scrivere un epic fantasy dopo J.R.R. Tolkien. Leggendo Stelle e ottone mi sono chiesta: quando elementi di una narrazione smettono di definirsi “scopiazzature” e attingono invece da un immaginario che è diventato archetipico?
Insomma, se descrivendo un’accademia di magia attingiamo a parte di quanto viene narrato su Hogwarts, stiamo copiando oppure stiamo prendendo in prestito elementi che ormai fanno parte di un immaginario e che intrecciati ad un’idea del tutto nuova giustificano il prestito?

In fondo c’è stato un momento in cui qualcuno ha parlato per primo degli elfi e oggi citiamo tranquillamente questa razza in ogni tipo di narrazione senza che il pensiero vada al plagio.

Non sapendo darmi una risposta “tecnica”, ho scelto di darmela di pancia: il risultato mi è piaciuto? Sì. Tanto mi basta per accettare che elementi di Harry Potter siano stati sapientemente (e senza esagerare) inseriti da Jude Archer nella sua storia.

Una trama piacevole, un intreccio ben gestito, una serie di plot twist messi nel punto giusto della storia rendono “Stelle e Ottone” un romanzo da divorare, ed è quello che ho fatto in un paio di giorni. Non amo le ambientazioni italiane, ma Venezia fa solo da cornice alla storia, che per la maggior parte si dipana nell’Academia celata agli occhi umani; la scrittrice riesce a collocarla perfettamente nel racconto prendendo in prestito pochi scenari per arricchire visivamente di bellezza la narrazione.
Tutto appare coerente, soprattutto il modo in cui la passione per l’archeologia della protagonista si intreccia con la sua passione per la magia.

Vivere l’Academia attraverso gli occhi della Ambra è bellissimo e i misteri che riguardano la giovane, circondano la sua storia, sono il motore della lettura. Tutti si risolvono in una storia autoconclusiva e nell’epoca delle trilogie è un sollievo.

Tuttavia, è bene spiegare che l’opera viene presentata come saga antologica, quindi sarà seguita da altre storie e altri personaggi*.

Ho letto con timore “Stelle e Ottone” per tutta la prima parte del volume (più o meno il 20% segnalato dal mio eReader): non sono una fan del romance spinto e non ne ho mai fatto mistero. Il cliché del ragazzo ermetico/sarcastico/egoriferito e della ragazza “Libro aperto”, intelligente ma insicura, mi ha fatto paura e temevo si trasformasse tutto in un Twilight 2.0.

Non è successo.

La storia d’amore fra Ismael ed Ambra è travolgente e sicuramente edulcorata, ma onestamente bella, di quelle che ti fa desiderare di viverla. Certo è che bisogna stare sempre attenti anche all’età a cui è rivolta. All’alba dei 37 anni si è più consapevoli del fatto che il fascino del “bello e stronzo” è pericoloso ed è accettabile solo nella finzione, limitatamente alla presenza di altre caratteristiche. Io spero che al giovane pubblico il messaggio arrivi nel modo giusto. Il fascino di Ismael è estremamente legato a caratteristiche che nella vita reale, il più delle volte, è meglio evitare.

Un’altra critica che mi sento di aggiungere sta nella scrittura di alcune parti relative ai gesti dei protagonisti. Intendo proprio movimenti del corpo, a volte troppo teatrali e improbabili, altre descritti in maniera assolutamente incomprensibile. Difficile capire se la mancanza sia dell’autrice o delle editor. Comunque si tratta di momenti molto brevi, che non inficiano assolutamente sulla trama.
Stelle e Ottone” rappresenta il primo volume della saga romantasy (fantasy+romance) The Hidden Society, un progetto in quattro volumi scritti da quattro giovani autrici italiane, e ambientati in altrettante città italiane e relativi mondi magici.

Una menzione speciale alla cura dell’edizione da parte de “Il Castoro”. Il volume è semplicemente bellissimo, la copertina dorata e il bordo disegnato, all’interno un’illustrazione dei protagonisti staccata dalle pagine del libro, l’aggiunta del gadget segnalibro/carta dei tarocchi, che la protagonista riceve durante la vicenda, ne fanno un libro da tenere in bella vista.
Il consiglio, quindi, non è solo all’acquisto, ma all’acquisto nell’edizione cartacea.

IL CASTORO OFF‘ è una nuova collana nata lo scorso gennaio per promuovere la narrativa fantastica e di genere e sottogenere (Romance, Fantasy, Romantasy, Mistery, Horror, Fantascienza) di voci e scritture nuove.

Il mio vito finale è di 4.5/5

Pubblicato in: #recensione, Romanzo

‘Marriage for One’ di Ella Maise, ovvero una storia d’amore al contrario: la nostra recensione

«Del resto, io ero Rose, e lui Jack. Con due nomi così, eravamo condannati sin dall’inizio. Sì, per via del Titanic.»

Numero di volte in cui Jack Hawthorne ha sorriso: zero.
Numero di volte in cui noi lettorə abbiamo sorriso: mille.
Marriage for One‘ è come un abbraccio: quando inizi a leggerlo hai subito la sensazione di sentirti coccolatə e al sicuro. Delizioso è il primo termine con cui descriverei a primo impatto questa storia d’amore. Edito dalla ‘Always Publishing‘ è un romanzo che parte come qualcosa che senti di conoscere già e poi riesce piacevolmente a stupirti con dolcezza ed originalità.

Jake Hawthorne e Rose Coleman sono i protagonisti di questo romanzo grumpyXsunshine. I nomi della nostra finta coppia sono chiaramente iconici, ma vi posso rassicurare sul fatto che c’è spazio per entrambi sulla porta in mezzo al mare.
Le classiche basi del romanzo d’amore ci sono tutte: Jack è un uomo bello da far girare la testa, schifosamente ricco ed è riservato il che lo rende molto, molto affascinante e Rose è una giovane donna determinata e piena di sogni, a corto di soldi, dalla bellezza semplice e molto, molto chiacchierona.
Un accordo d’affari li porterà a contrarre un finto matrimonio della durata di due anni. Si ritroveranno dunque a convivere nella stessa casa, ‘prendendo le misure‘ l’uno dell’altra e imparando a conoscersi.
Inizia così una storia d’amore che parte nel modo sbagliato per poi diventare l’unica scelta giusta. Jack e Rose con ironia e delizia (e ovviamente un po’ di spicy, OBV) vi conquisterà fin dalle prime pagine e quando arriverete alla fine vi sentirete molto tristi.

Alla fine di questo adorabile romanzo vorrete sicuramente rivedere il film iconico ‘Harry ti presento Sally’ e aprire una caffetteria.
Non voglio fare spoiler ma la dolcezza nascosta di Jack è da cardiopalma. (spoilernotspoiler: #hefallfirst)
Ho letteralmente divorato ogni pagina perché è impossibile staccarsi dal libro.
Lo stile di scrittura della Maise è scorrevolissimo e molto piacevole. Jack e Rose vi catturano subito con la loro storia accompagnandovi passo passo verso la fine.
Lo consiglio a chi cerca una storia che vi catturi fin dall’inizio e che vi faccia staccare dalla realtà anche solo per una giornata.


Chi è Ella Maise?

Ella Maise è un’autrice di bestseller del Washington Post e Internazionale. La scrittura è diventata il suo mondo e non riescoe a immaginare di fare qualcos’altro se non creare nuovi personaggi e raccontare le loro storie. Avete presente come alcune cose ti fanno semplicemente esplodere il cuore di felicità? Un libro davvero bello, un cucciolo, abbracciare qualcuno che ti manca da impazzire? Questo è ciò che la scrittura fa per Ella. E tutto il duro lavoro, tutte le notti insonni, tutta l’ansia legata alla pubblicazione… tutto ne vale la pena, per lei, alla fine.

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Yvonne, Principessa di una prigione. ‘The Countess’ di Paola Gianinetto – Recensione

Ovviamente, non è tutto qui.
Ho letto ‘The Countess‘ in un solo giorno e non sono riuscita a staccarmi fino a quando non l’ho concluso. Inutile dire che Paola Gianinetto sa come tenere incollati alle pagine. Con uno stile di scrittura scorrevole e con POV alternati (molti di Yvonne, sporadici di Adrian) questo romanzo si classifica come intenso e ricco di emozioni. Avevo alte (altissime) aspettative per questo libro e sono state tutte ampiamente superate.

Yvonne è la Contessa strega madrina, tipicamente cinica e disincantata. Personaggio secondario, ma che è rimasto nel cuore diventando il mio preferito in assoluto.
‘The Countness’ è lo spin-off tanto atteso, di Cinder’s Flame, sesto romanzo di una serie, ispirato alla favola di Cenerentola.
La serie ‘The Blackwood Castle Series’ è composta da 7 romanzi scritti da sette autrici diverse e ispirata a 7 fiabe moderne. L’ambientazione principale è appunto il Castello di Blackwood.
In ‘Cinder’s Flame’ ci viene dato solamente un assaggio di Yvonne, facendoci però capire che dietro la perfetta e fredda Contessa c’è molto da scoprire. Paola Gianinetto riesce a descrivere il dolore ed i sentimenti di questo personaggio in maniera perfetta, facendoci scoprire il lato oscuro della favola di Yvonne.
Leggere la storia di Yvonne mi ha resa molto triste ed ho compreso tutto il macigno di dolore e traumi che a soli trentacinque anni si porta dietro, come una seconda pelle.
Perché, a primo impatto, la vita di Yvonne è perfetta: uomini che cadono ai suoi piedi, una bellezza (quasi) ultraterrena e un titolo nobiliare che nessuno può portarle via (forse). Ma come potrete intuire non è tutto oro quel che luccica.
Dietro alla maschera della vedova nera si nasconde una donna – bambina – che cerca di nascondere le sue debolezze e paure al mondo.
A causa del suo passato si ritroverà a dover prendere decisioni che la porteranno a rivoluzione la sua intera esistenza e ad incrociare, in modo che appare definitivo, il suo destino con quello di Mister Miliardo.

Adrian Myers aka Mister Miliardo è un magnate americano: molto potente, parecchio ricco e, tanto per mantenere gli equilibri giusti, notevolmente sexy. Ed è più che pronto a raccogliere la sfida e far cadere la perfetta, quanto fasulla, maschera della Contessa. Un matrimonio di convenienza darà la possibilità a Yvonne, nonostante all’inizio si consideri in prigione, di abbattere muri che lei stessa ha creato, di ritrovare se stessa e qualcosa di più.
Che altro posso dire? Mi è piaciuta ogni singola cosa di questo romanzo: i battibecchi, la forza di Yvonne, la pazienza di Adrian e la loro intera storia. Ho apprezzato moltissimo anche il fatto che si ritrovano alcuni personaggi (chi più chi meno) della saga principale.
Si può godere di questo libro anche se non si ha letto ‘Cinder’s Flame’, ma consiglio comunque di leggerlo per riuscire a capire meglio il rapporto di Yvonne con Sylar e Ashley.

La scrittura dell’autrice ti accompagna pian piano nell’apertura di un vaso di Pandora che non ti aspettavi e che ti terrà con il fiato sospeso.
Ho amato Yvonne fin dalla prima volta che ho letto di lei – il cinismo, l’apparente freddezza, la sua forza… e sì, diciamo pure anche il suo guardaroba!
Ero però preoccupata che un romanzo incentrato interamente su di lei, mi avrebbe fatto ricredere, ma non è assolutamente successo. Anzi, mi ha fatto apprezzare ancora di più la Contessa di Melville.

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Chi è Paola Gianinetto?

Vive a Torino, è laureata in lettere e lavora da molti anni come adattatrice di dialoghi per la tv. Ha cominciato a scrivere i suoi romanzi il giorno in cui ha deciso di provare a mettere nero su bianco una delle tante storie che si raccontava da sempre e ha capito che era quello che le mancava per essere davvero felice. Da allora, si dedica ai suoi libri in ogni momento libero, dividendosi come può tra due mondi per lei altrettanto importanti: quello reale e quello fantastico.
Ha pubblicato diversi libri tra cui: la saga paranormal romance Principi Azzurro Sangue, composta per ora dai romanzi Kyler, Patrick, Liam, Aidan, Nadir, Nicola e Freyr e dalle novelle Blu oltremare e Sinfonia in nero; la serie sport romance/new adult Olimpico FC, composta dai romanzi autoconclusivi Love Match, Rolling Stars e Devil’s Game; i romance contemporanei stand alone Qui per te e Lovelines; il romance storico Ray of Darkness; L’ultimo battito d’ali (Amazon Publishing), terzo volume della serie gialla Emma&Kate; Cinder’s Flame (The Blackwood Castle Series vol. 6), un retelling di Cenerentola contemporaneo e autoconclusivo ed infine The Countess, spin off di Cinder’s Flame. Romance contemporaneo autoconclusivo.

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Sepolcro in agguato: Strike e Robin tra le ombre dell’animo umano

È pericoloso venerare la propria infelicità. È difficile uscirne una volta che ci sei stato dentro troppo a lungo. Ci si dimentica come fare. “La felicità è una scelta che a volte richiede uno sforzo” (Eraclito)

Ogni volta che si termina un libro di Robert Galbraith, alias J.K. Rowling, la sensazione è sempre la stessa: difficile pensare che possa seguire un nuovo capitolo migliore di quello. Puntualmente, certezze disattese. ‘Sepolcro in Agguatoè decisamente migliore dei suoi predecessori e arrivati all’ultima pagina si prova la terribile sensazione di essersi abbuffati di qualcosa di cui si ha ancora terribilmente fame.

Come sempre, la storia è uno dei casi di Cormoran Strike e Robin Ellacott, ormai duo indissolubile, alle prese con una “chiesa”, chiamata Universal Humanitarian Church, la cui immagine patinata nasconde tutte le dinamiche atroci tipiche di una setta che lavora sulla coercizione psicologica, di pari passo a quella fisica.

Fun fact: esiste veramente un sito che simula l’esistenza dell’Universal Humanitarian Church, lo trovate qui con tanto di logo e immagine di Papa J – il capo della chiesa –  e un link per poter acquistare il suo libro (che ovviamente porta in realtà al giallo della Rowling).

Dicevamo:
Will, intelligentissimo e affetto da una forma autistica, figlio del ricco cliente che ha reclutato i due investigatori, è caduto nelle mani dell’Universal Humanitarian Church e tirarlo fuori è tutt’altro che semplice: l’organizzazione attira adepti da tutto il mondo in modo subdolo ed efficace, isolandoli prima da ogni legame famigliare, poi trascinandoli in un incubo senza fine che perpetrano anche grazie alla privazione del sonno e del cibo.

Per riuscire ad avere un contatto con il giovane Will, Robin si offre volontaria per infiltrarsi nelle attività della chiesa, che principalmente si svolgono in una fattoria lager, con un doppio rischio: quello di essere a sua volta vittima del sistema che di essere scoperta quando manda segretamente aggiornamenti all’agenzia. Strike e Robin capiscono subito che per riuscire a tirare fuori il ragazzo, devono trovare il modo di incriminare l’intera chiesa, che nonostante la sua attenta attività di copertura – anche attraverso il reclutamento di figure del mondo della politica e dello spettacolo – ha dei grossi scheletri nell’armadio.

Tra finti guru della religione orientale, ovvi trucchi di illusionismo che convincono menti fragili, vendette e morti sospette, la trama non smette mai di tenere gli occhi incollati al libro (o al reader), fino all’inevitabile, sorprendente colpo di scena. La Rowling ti accompagna per mano, insieme ai suoi detective, ad avere certezze sulla risoluzione del caso, capovolgendo tutto nel giro di una manciata di pagine.

Sullo sfondo, mai troppo invasiva e fastidiosa, la storia d’amore fra Robin e Strike giunge ad un giro di boa importante. Anche stavolta questo non influenza il racconto in maniera pesante ma dona il giusto senso alla trama e all’evoluzione dei personaggi.

Ci sono due elementi che tengo in conto quando leggo un giallo: per me la storia è potenzialmente perfetta se non riesco ad individuare il colpevole oltre la metà del libro; il secondo elemento sono gli indizi: quanti ce n’erano effettivamente sparsi nel testo e quanto avrei potuto dedurre da sola?
Il primo elemento è sempre una certezza nei libri a firma Galabraith. Fin dal primo volume. Per quanto riguarda il secondo elemento, la situazione si colloca a metà strada e rivela maestria: se all’inizio ogni dettaglio del caso viene esplicitato al lettore, pian piano viene occultato il punto di vista dei detective in modo che solo alla fine si possa arrivare alla conclusione esatta, tramite la loro rivelazione. Quindi la risposta è: non si può arrivare alla conclusione da soli, nonostante gli elementi indiziari, ma farlo attraverso il personaggio risulta stimolante in egual misura.

Un ultimo appunto. I gialli della Rowling non si limitano ad essere storie scritte bene, hanno un respiro molto più ampio e sociale. Mai di natura soggettiva. Dopo la lunga tirata sul mondo online e il fenomeno haters di “Un cuore nero inchiostro”, che indubbiamente per lei era molto sentito ma trattato con competenza, qui si affrontano problemi molto complessi oltre a quello della sudditanza psicologica ed affettiva: tutto quello che ne può derivare, l’importanza della psicoanalisi, dell’approccio emotivo (Robin) e di pugno (Strike), delle conseguenze dello stupro e in generale di ogni forma di credo estremo. Aveva tentato – in modo fallimentare – con ‘The Casual Vacancy’, una narrazione troppo cruda, troppo schietta e troppo lontana dal suo modo vincente di narrare attraverso metafore, attraverso storie contenute in altre storie.

I protagonisti della serie TV

Leggendo delle indagini di Strike c’è troppo della narrazione di Harry Potter da poter essere ignorato. A partire dal linguaggio, proseguendo attraverso le dinamiche narrative. Ricordiamoci innanzitutto che tutta la storia di Harry Potter si evolve attraverso un giallo per volume. Che i temi sociali si dipanano attraverso personaggi che sentiamo vicini e si alternano tra un mondo oscuro e pericoloso e una società benestante in pericolo, una dinamica che ci tranquillizza e che noi sentiamo come “normale”.   
Anche l’interazione tra i personaggi è la medesima, l’uno influenza positivamente l’altro e lo fa evolvere, al di là del filone romance che la Rowling non ha mai trattato in maniera idealistica ed edulcorata.

Insomma, il voto per questo romanzo è un 10 pieno, se non lo avete ancora fatto acquistatelo e recuperate tutti i precedenti! Se volete di più, c’è anche una serie molto bella edita da BBC One che traspone tutte le avventure di Strike e Robin in maniera molto fedele.


Se volete leggere la saga ecco l’ordine di lettura dei singoli volumi e i link ai quali potete acquistarli e inoltre: qui trovate tutte le informazioni!

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L’Anello numero 17, torna Ornella De Luca e la sua Domitilla Paciotti – la nostra recensione

E niente, puoi levare l’editrice dalla sua CE, ma non la CE dalla sua…beh, sapete come continua.

A distanza di un anno, mese più mese meno, Ornella de Luca torna con il secondo romanzo della serie ‘Libri & Misteri’ con protagonista l’imprenditrice dalla doppia vita, un po’ imbranata e calamita per i guai.
Di chi parliamo? Di Domitilla Paciotti, ovviamente!
Avevamo lasciato la nostra cara ‘capa’ della Memory Publishing con il cuore in subbuglio non per uno, ma per ben due uomini, con alle spalle un mistero risolto, un libro concluso e in pubblicazione e sempre a corto di dindini.
La ritroviamo un po’ meglio, ma sempre a fare una doppia vita: Domitilla Paciotti capo della Memory Publishing e Tilly D. Powell autrice di una serie erotica di successo.

Domitilla Paciotti non è più la prudente imprenditrice, seria e morigerata, che era fino a un anno fa. Adesso ha pienamente accettato la presenza istintiva di Tilly D. Powell dentro di sé, o, per dirla in parole meno schizofreniche, ha fatto pace con la parte più imprevedibile del proprio carattere.


Ora è impegnata con l’affascinante, e perfetto, Massimiliano (qui abbiamo uno scisma, il bistrot si divide, c’è chi tifa Massimiliano e chi invece il fratelIo NdA), cerca sempre di sfuggire a sua madre e Filippo, suo cugino e amico fidato, tenta ancora di non farle spendere soldi che non ha per risanare la Memory Publishing.
La casa editrice di Domitilla ha pubblicato il romanzo ‘Tra le acque del lago’, titolo che racconta cosa è veramente successo a Città della Pieve (accadimenti narrati nel precedente romanzo della serie ‘libri e misteri’) ma purtroppo non sta dando i risultati di vendita sperati.
Domitilla ci ha creduto fino all’ultimo, ma la fortuna non sembra essere dalla sua parte. Essendo donna dalla mente acuta e decisamente molto creativa decide di ‘seguire il flusso, perché è flussevole‘ (cit. Hotel Transilvania) e di lanciarsi nel mondo degli audiolibri e dei podcast, un mondo dell’editoria che negli ultimi anni sta spopolando. Tutto pur di risanare i conti della sua casa editrice.
Presto però si ritrova un delitto tra le mani e un cuore – il suo – diviso tra sicurezza e precipizio.

Lo dice l’autrice stessa che il delitto di cui si tratta è un ‘mistero della camera chiusa’, un cliché da giallo classico. Ed in questa nuova ‘indagine’ ritorna in auge la coppia Domitilla-Ettore, lui è il fratello/astro di Massimiliano e sua nemesi da cui però Domitilla è attratta oltre ogni buonsenso e ragionevolezza. Ettore non è Massimiliano, ha un sacco di difetti e problemi ma indubbiamente lui e Domitilla sono sulla stessa lunghezza d’onda. E infatti quando rischia di perderlo ecco che:

non mi serve più a nulla il ricordo, perché ho bisogno del presente, di questo momento un po’ creepy, spaventoso ed elettrizzante, come tutto ciò che riguarda sempre me ed Ettore. E sta di fatto che, ‘sti cazzi, mi avvicino e lo bacio.


Le trecentosessantanove pagine del nuovo romanzo di Ornella De Luca passano in un baleno e tra una citazione e l’altra, una figuraccia e un rincorrersi di eventi scopriamo come se la passa la nostra Domitilla dopo il primo romanzo ‘La ragazza con l’Ampersand‘ dove l’abbiamo lasciata con il cuore un po’ ammaccato, ma sempre pronta a mettersi in gioco. Come per il primo romanzo i personaggi sono ben descritti e la trama dal risvolto giallo riesce a catturarti e a farti domandare chi sia veramente l’assassino, un delitto della camera chiusa da risolvere non può non incuriosire e questo compie il suo dovere fino in fondo.
Lo stile di scrittura dell’autrice è frizzante e per nulla ingessato, così che riesce a tenere alto l’interesse fino alla fine. Finale che ci lascia con il fiato sospeso e una grande attesa di sapere cosa capiterà a Domitilla nella prossima avventura che speriamo arrivi presto.


Ringraziamo di cuore Ornella De Luca per averci inviato una copia in anteprima del romanzo in cambio di una nostra recensione.

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Quarta di copertina:
«Cos’hai fatto per un anno intero senza di me?
Ti sarai annoiato da morire».

Domitilla Paciotti è in un mucchio di guai. Di nuovo.
Per la sua casa editrice è giunta l’ora di una nuova sfida, di ampliare i propri orizzonti e di “svecchiarsi” un po’ con l’utilizzo di un altro medium. Ma quale? Domitilla ne è certa: la Memory Publishing deve sbarcare nel mondo del sonoro! E se provasse a realizzare un podcast di racconti inediti? Tocca scegliere i professionisti giusti a cui affidarsi, ed è così che Domitilla arriva allo Studio 54, specializzato nella produzione di contenuti multimediali.
Ma una delle attrici scelte per il progetto pensa bene di spararsi all’interno in uno dei boot di registrazione. Chiusa a chiave. Dall’interno. Sembrerebbe un classico caso di suicidio, ma Domitilla non ne è convinta e sente puzza di mistero della camera chiusa. Chi può seguirla in questa nuova, pazza
avventura? Di certo non Massimiliano col quale, dopo un anno di fidanzamento, inizia ad avere i primi problemi, né suo cugino e amico Filippo, che la sprona a concentrarsi sul lavoro piuttosto che sull’ennesimo caso da risolvere. C’è solo una persona che Domitilla vorrebbe al suo fianco ed è Ettore, fratellastro di Massimiliano e suo partner in crime durante le indagini sulla setta di Città della Pieve.
Pare che per Domitilla Paciotti libri e misteri vadano sempre di pari passo. Stavolta, però, il rebus è più complicato da risolvere.
L’anello numero 17 è il secondo volume della serie Libri & Misteri, in cui sentimenti, segreti e ironia sono legati dal sacro amore per la parola scritta.


Chi è Ornella De Luca?

Ornella De Luca, classe ’91, è nata a Messina. Nel 2014 si è laureata in “Teorie e tecniche della comunicazione giornalistica e dell’editoria” all’Università degli studi di Messina con il massimo dei voti. 
Durante i suoi studi ha sempre amato confrontarsi con gli altri mandando a vari concorsi i suoi scritti, classificandosi: seconda al premio “Maria Messina” nel 2009 con il racconto “Diapositiva di un ricordo”; 16esima a livello nazionale al concorso “C’era una svolta” promosso dalla scrittrice Simonetta Agnello Hornby; al 2° posto al premio “Nanà” nel 2010 con il romanzo “In una prigione di carta”, nel 2012 allo stesso concorso ma nella sezione adulti, sempre al 2° posto, con il romanzo breve ”Raccontami del vento”. Nel settembre 2014 ha partecipato al concorso ‘Parolexdirlo’ organizzato da Donna Moderna e Scrivo.me classificandosi al primo posto con il racconto ‘Caro giorno che vorrei’, pubblicato anche in un’antologia di racconti scaricabile gratuitamente online.

A fine aprile 2015 ha esordito grazie alla casa editrice Onirica Edizioni con il suo primo romanzo, La consistenza del bianco, un romanzo d’avventura e d’amore a sfondo storico. A novembre 2016 ha pubblicato il fantasy Il sacrificio degli occhi sempre con l’Onirica Edizioni e a febbraio 2017 ha esordito con Rizzoli Youfeel con il New Adult I colori del vetro. Da novembre 2017 pubblica anche in self su Amazon KDP, con Adesso apri il occhi è cominciata la serie The orphanage.
Gestisce la pagina Fb “Coffee, books and dreams”, la sua pagina autore “Ornella De Luca- Autrice” e la pagina “The orphanage series”, in più il profilo Ig “Coffee, books and dreams” e il canale YouTube “Ornella De Luca”, dove collabora come recensore delle ultime novità letterarie per diverse case editrici tra le quali Newton Compton e Sperling&Kupfer.
Inoltre è co-founder di “Ariadna Servizi Editoriali”, dove lavoro come editor e ghostwriter.

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Fourth Wing e il grande successo di Rebecca Yarros, oltre la recensione

Non morirò oggi.


Violet Sorrengail ha vent’anni, le punte dei capelli bianche e un corpo fragile che non ne vuole sapere di collaborare.
È cresciuta in mezzo libri, grazie a suo padre, e si è preparata a passare gli anni futuri dentro la silenziosa e confortante biblioteca dell’Accademia che considera la sua seconda casa.
Tutte le sue poche certezze vengono spazzate via quando sua madre, il generale Lilith Sorrengail, la costringe ad unirsi ad un centinaio di volontari disposti a tutto pur di entrare all’Accademia militare di Basgiath, la famosissima, quanto spietata ed elitaria, scuola per diventare Cavalieri di Draghi. Esistono solo due possibilità: o laurearsi o morire.
I draghi infatti non sono soliti legarsi ad umani fragili, anzi li inceneriscono.
Per Violet inizia una vera e propria missione di sopravvivenza per riuscire a vedere l’alba del giorno successivo. Non è possibile farsi vedere deboli, altrimenti gli altri studenti non esiterebbero un momento ad ucciderla per arrivare alla vittoria, oltre al fatto che uccidendola punirebbero anche sua madre.

Ed eccoci qui, con la recensione del romanzo romantasy, ovvero che unisce elementi romance + fantasy, uscito a fine 2023 in italiano grazie alla casa editrice Sperling & Kupfer.
Primo volume della serie The Empyrean, che dovrebbe comprenderne cinque in tutto, di Rebecca Yarros e che è davvero sulla bocca di tutti.
Fourth Wing‘ ha subito conquistato le classifiche americane rimanendo al primo posto nelle classifiche per ben 10 settimane, vendendo un milione di copie in tre mesi.
Ovviamente ha spopolato anche sul #booktok o forse dovremmo dire che ha spopolato grazie al #booktok?
L’audiolibro del romanzo sarà letto da Martina Levato, una booktoker con 350.000 follower… ma torniamo a noi.

Le voci corrono e si dice che abbia molte similitudini con ACOTAR (‘A court of Thorns and Roses‘ di Sarah J. Maas in italiano ‘La corte di Rose e Spine‘ edito da Mondadori), e ‘Divergent‘ di Veronica Roth (E speriamo di no, NdA!), con un pizzico di ‘Hunger Games‘, Games of Thrones e Harry Potter. Ma si potrebbe cercare un sacco di altri ‘agganci’ e, semplicemente, trovarne a bizzeffe.
Insomma è associato a libri fantasy che hanno decisamente fatto la storia del genere.
Ci sono delle similitudini vere?
Sì, può essere. Anzi, sì ci sono.
I draghi parlano, l’Accademia è molto dark academy, esistono diverse divisioni, gli ippogrifi, la sopravvivenza fino all’ultimo sangue etc, etc…
Insomma avete capito, in qualche momento ci immaginiamo una Violet simile ad un Hiccup sul suo furia buia, ma la tradizione dei draghi nel fantasy è talmente estesa che il cliché è praticamente obbligatorio.
Chiarito che non è il fantasy più originale di questo mondo (d’altronde ormai sfidiamo a trovarne uno che lo è davvero) fatto sta che rimani inchiodato alle 500 e passa pagine senza riuscire a staccarti.
Si legge, chi dice il contrario mente per darsi un tono, tutto d’un fiato e il cliffhanger del finale è da panico e paura tanto che vorresti subito avere tra le mani il secondo volume ‘Iron Flame‘, (disponibile il 30 gennaio) per sapere cosa succede dopo.
I personaggi (anche i secondari li amerete e odierete), l’ambientazione e tutta la struttura del romanzo, world building in primis, sono davvero notevoli per la loro solidità e per la cura evidente con cui sono stati redatti.

Ma dove viene il personaggio di Violet? Merita un contesto questa eroina così minuta ma così tenace.
Documentandosi un po’ si scopre che la Yarros ha attinto alla sua esperienza con le malattie croniche e alla vita in una famiglia di militari per scrivere “Fourth Wing”.
L’autrice non è certo un esordiente, si era costruita una carriera scrivendo romance, spesso attingendo alla sua esperienza come moglie di un militare e possiamo immaginare Fourth wing come decisamente fuori ‘marchio’ per la Yarros: una serie fantasy epica con draghi, grifoni, magia e intrighi politici.
Eppure l’editore ci ha visto giusto, viste le vendite e il successo globale. L’autrice ha fatto il botto.
Per la Yarros, la fama crescente è stata però anche sconcertante.

“Non mi sento a mio agio sotto i riflettori”, ha detto recentemente durante una cena a Manhattan, la sera prima della sua apparizione al Comic Con di New York. “Preferirei restare a casa con i miei figli.”
Figli che, per la cronaca, sono 6.

La difficoltà di gestire gli eventi mondani deriva anche dalla malattia cronica di cui soffre l’autrice; ha la sindrome di Ehlers-Danlos, una malattia genetica del tessuto connettivo. Può essere difficile per lei stare in piedi o parlare per più di un’ora, il che rende una sfida la maratona di autografi e gli eventi per i fan.
In “Fourth wing”, Yarros ha scritto della sua condizione dunque, trasmettendo alla sua protagonista, Violet Sorrengail, molti dei disturbi di cui soffre, come vertigini, ossa fragili e articolazioni che si dislocano facilmente. 
La madre di Violet, il generale in comando, la spinge a unirsi alle forze d’élite dei cavalieri dei draghi come i suoi fratelli maggiori, ma Violet ha moltissime difficoltà nello svolgere le attività dell’accademia. 
Spulciando ancora la biografia scopriamo anche che la Yarros è cresciuta come la più giovane di quattro figli in una famiglia di militari: suo nonno era un generale e sia sua madre che suo padre sono stati militari. 
Ha iniziato presto a scrivere poesie e narrativa e ha scritto un romanzo per un progetto di inglese del liceo. Quando era studentessa universitaria presso l’Università del Colorado, a Colorado Springs, una sera incontrò suo marito, Jason Yarros, un giovane soldato semplice dell’esercito, in un bar con il karaoke. Si sposarono e presto ebbero un figlio, e Yarros abbandonò il college.
Jason, è stato schierato numerose volte nelle zone di combattimento in Iraq e Afghanistan. Nel 2003, dopo che Jason fu ferito da una mina anticarro in Iraq, la Yarros sviluppò l’insonnia. Per tenersi occupata nel cuore della notte leggeva romanzi rosa. Diversi anni dopo decise che invece di limitarsi a leggere romanzi, ne avrebbe scritto uno.
Il risultato è stato il suo debutto, “Full Measures”, una storia d’amore su una donna il cui padre viene ucciso in Afghanistan. Lo ha venduto a Entangled ed è stato pubblicato nel 2014.
Fu l’inizio di una carriera prolifica. Da quel momento in poi, la Yarros ha lavorato a un ritmo vertiginoso, pubblicando due romanzi all’anno. Ma spesso si sentiva scoraggiata dalle vendite stagnanti.
Negli anni successivi alla diagnosi della sindrome Ehlers-Danlos nel 2020, pensò di smettere. Una riacutizzazione l’aveva lasciata così stordita che riusciva a malapena a camminare dalla sala da pranzo al divano senza crollare. Lo stress dovuto alla scrittura, alla gestione della malattia e al prendersi cura della famiglia era travolgente.

Poi, nel 2022, la sua proposta per “Fourth Wing” è stata accettata. Aveva scritto 20 romanzi, ma questa era un’opportunità per scrivere fantasy, qualcosa che avrebbe voluto fare da moltissimo tempo, e per scrivere un’epopea su un’eroina affetta da una malattia cronica.
Ha scritto “Fourth Wing” con un programma accelerato, lavorandoci moltissimo. Suo marito, che si era ritirato dal servizio militare dopo 22 anni, si occupava della casa. Quando il libro entrò nella lista dei best-seller del New York Times, entrambi piansero. 
Subito dopo aver terminato “Fourth Wing”, ha scritto “Iron Flame”, il secondo capitolo della serie di cinque libri pianificata.

“Iron Flame” è già un best seller e per l’uscita in patria sono state organizzate aperture di mezzanotte come ai tempi di “Twilight” e “Harry Potter”. Stiamo a vedere cosa accadrà in Italia.
L’hype vola già altissimo, a cavallo di un drago enorme.

Pubblicato in: Narrativa contemporanea, Romanzo

22 Vasche, Caroline Wahl – recensione

Recensione a cura di Rossella Lazzari

Breve, intenso, originale, doloroso, “22 vasche” è l’esordio letterario dell’autrice tedesca Caroline Wahl, pubblicato per l’Italia da Neri Pozza nella collana Beat per la traduzione di Scilla Forti.


“22 vasche” è la storia di Tilda, una giovane donna dalla vita complicata, ma dai sogni ancora vividi, sebbene sepolti sotto il peso di mille responsabilità. Mentre passa gli acquisti alla cassa del supermercato, Tilda prova ad indovinare chi sia il compratore, a giudicare da ciò che ha nel carrello.
È un modo come un altro per ingannare il tempo, per spezzare la monotonia di un lavoro altrimenti noioso, per non pensare troppo a ciò che la aspetta fuori.
Quando non è al lavoro, Tilda segue le lezioni all’università – sta per laurearsi in matematica, ambito che da sempre le dà conforto – oppure è a casa, a badare alla sorellina Ida che parla poco ma esprime il suo disagio con i disegni, e a cercare di tenere insieme i cocci di una famiglia raffazzonata, senza padre e con una madre con gravissimi problemi di alcolismo.
Nel quadro grigio di un’esistenza come troppe, due fari, due sogni, due miraggi affiorano all’orizzonte: uno viene dal futuro (il dottorato a Berlino), l’altro torna dal passato (il bel nuotatore che troppo le ricorda un evento nefasto).
Sembrano irraggiungibili, ma, in fondo, chissà…?


Scritto con stile originale e fortemente evocativo, “22 vasche” esprime il disagio di chi deve far fronte a situazioni più grandi di lui/lei, di chi si porta dietro il fardello di errori non suoi, di vite che sembrano treni lanciati in corsa verso un dirupo, di un destino crudele e beffardo che sembra prendersela sempre con chi è già sfortunato di suo. Eppure, in mezzo a tutto questo dolore, un barlume di speranza c’è, e questo libro ce lo dimostra attraverso la voce disillusa ed intrisa di rassegnata normalità di quella che sembra una donna fatta, ma che in realtà è – e dovrebbe essere – solo una ragazza. Questo libro ci ricorda che tutti hanno il diritto di sognare, a prescindere da ciò che hanno vissuto e da quanto nera sia la loro disperazione.

Se questo è l’esordio, c’è da aspettarsi sorprese da quest’autrice.


Il Libro:
La vita di Tilda Schmitt è una tabella di marcia serratissima. Lavoro, tram, università, tram, piscina, spesa, casa. In apparenza fila tutto, come il movimento fluido con cui Tilda passa sul lettore del codice a barre i prodotti del supermercato in cui lavora part-time. Ogni giorno dietro la porta di casa l’aspetta Ida, 10 anni, viso dolce da bambina-sole dei Teletubbies, vestita di un guazzabuglio di colori, la sua sorellina che parla poco ma disegna moltissimo, che la segue in piscina ma solo quando piove.
Ogni giorno, Tilda fa le sue 22 vasche, non una di più, non una di meno, niente pause. Sta per laurearsi in matematica, i numeri sono la sua zona di conforto: è così da sempre, da quando era piccola, da quando suo padre se n’è andato, da quando la mamma ha preso a bere, da quando è arrivata anche Ida che un padre non ce l’ha avuto proprio mai. Vive nella casa più triste della loro via, che già è triste. I suoi amici, manco a dirlo, sono via da un pezzo: ad Amsterdam, a Berlino, ovunque ma lontano da quella citta – dina che tutti odiano, non solo Tilda. Poi un giorno, in piscina, compare quel tipo che nuota come un dio, tagliando con eleganza l’acqua col braccio; impossibile non notarlo quando finisce le sue vasche e, appoggiato al bordo della piscina, si sfila gli occhialini piantando gli occhi nei suoi. 22 vasche, per l’esattezza. Lo sguardo un po’ crudele, le sopracciglia aggrottate, è il ragazzo più bello di sempre, un sogno da trattenere dietro gli occhi chiusi. Come è un sogno il dottorato a Berlino che il suo prof le ha appena proposto: un lampo di futuro. Ma che fare con Ida? E con la mamma? E con le responsabilità di cui la sua famiglia disastrata la costringe a farsi carico? Una vasca dopo l’altra, Tilda cerca risposte e soluzioni nel caos della sua vita ordinata: potrà concedersi di riemergere per prendere fiato?

L’autrice: Caroline Wahl è nata nel 1995 a Mainz, cresciuta nei pressi di Heidelberg e vive a Rostock. Ha studiato germanistica a Tübingen e letteratura tedesca a Berlino. Ha lavorato presso alcune case editrici. Questo è il suo primo romanzo.

Pubblicato in: #mistery, #recensione, Romanzo

La saga Blackwater di Michael McDowell – La nostra recensione

Recensione a cura di Valentina B.

La saga di Blackwater è stata pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti negli anni ‘80, suddivisa in 6 volumi. Quest’anno la casa editrice Neri Pozza ha pubblicato la traduzione italiana sempre in 6 volumi graficamente curatissimi, pubblicati tra gennaio e marzo.
Il 5 dicembre prossimo uscirà il cofanetto con tutti i volumi.
L’autore di questa intrigante saga familiare è Michael McDowell, autore e sceneggiatore statunitense, famoso per le sceneggiature di Nightmare before Christmas e Beetlejuice. È morto a poco meno di 50 anni nel 1999.
La saga di Blackwater narra la storia della famiglia Caskey dagli anni Venti agli anni Sessanta e si apre con l’alluvione della cittadina immaginaria di Perdido in Alabama.

“L’acqua è la vita, ma è anche la morte.”

La famiglia Caskey, una delle più influenti della città, si prodiga per aiutare gli abitanti colpiti dall’alluvione. Durante uno dei giri di ricognizione della parte sommersa della città, l’erede del clan Caskey, Oscar, soccorre una misteriosa ragazza, apparentemente rifugiatasi nell’albergo, Elinor Dammert.

“La famiglia è un luogo dove si nascondono i segreti.”


L’astio reciproco tra Elinor e Mary-Love, matriarca della famiglia, è immediato e viscerale; nonostante i dubbi di una parte della città e gli ostacoli causati da Mary-Love, Elinor e Oscar si sposano e da subito si intuisce che nella ragazza venuta dal fango c’è molto più di quanto
appare…

“Il passato non è mai davvero passato.”

Nell’arco narrativo di tutta la serie si raccontano le storie dei vari personaggi che fanno parte della grande famiglia allargata dei Caskey: il segreto di Elinor – che viene svelato abbastanza presto – è intimamente connesso al fiume Blackwater ed è l’influenza della stessa a portare prosperità, misteri, animosità, morte e riconciliazione nella famiglia, lungo i quasi cinquanta anni della storia.

“Il potere è una cosa pericolosa.”


La storia inizialmente scorre lentamente e pare un romanzo storico come altri, ma nel momento in cui si svela il segreto di Elinor, la narrazione prende velocità e cattura l’attenzione, fino a rendere quasi impossibile staccarsi dai volumetti, tanta è la voglia di sapere come va a finire (sì, ho nuovamente commesso l’errore di iniziare una serie di libri non interamente pubblicata, ma due settimane sono un tempo di attesa quasi ragionevole).
I personaggi di Elinor e Mary-Love, due donne dalla personalità molto forte, occupano la scena principale, così come la lotta senza esclusione di colpi tra le due. Questi due personaggi sono descritti e caratterizzati così bene che diventa impossibile restare imparziali.
Nel corso dei libri hanno spazio maggiore le figure femminili, rispetto a quelle maschili: Miriam e Frances, figlie di Elinor e Oscar, sono solo alcune delle donne Caskey che guadagnano la scena come figure forti e decisive per le sorti della famiglia, man mano che Elinor e Oscar invecchiano.
La parte horror della narrazione coglie spesso e volentieri di sorpresa, sotto forma di descrizioni dettagliate e in parte crude di rituali di magia Hoodoo; Perdido e il sud degli Stati Uniti sono sfondo e allo stesso tempo entità vive che partecipano ai fatti, soprattutto i fiumi Blackwater e Perdido.
Nel complesso la saga vale assolutamente il tempo che si impiega per leggerla e la spesa dei sei volumetti, le cui copertine sono opera straordinaria di Pedro Oyarbide, le quali contengono ciascuna rimandi alla storia del volume stesso ( la suspence parte ancor prima di iniziare la lettura!)


Abbiamo fatto un piccolo approfondimento di tutta la saga qui!

Pubblicato in: #recensione, Narrativa contemporanea

Ragazze perbene, Olga Campofreda – recensione

A cura di Rossella Lazzari

Quanto conta l’educazione che riceviamo nel determinare che persone diventeremo? Quanto i principi con cui cresciamo influenzano le scelte che faremo da adulti? Queste e molte altre domande ha suscitato in me, donna trentacinquenne nata alla fine degli anni ‘80 e coetanea della protagonista, la lettura di “Ragazze per bene” di Olga Campofreda, pubblicato da NN editore a inizio 2023. La storia è raccontata in prima persona da Clara, giovane donna del Sud che ha lasciato una città che le stava stretta e una famiglia che la voleva diversa. Clara sta tornando in città per il matrimonio della cugina Rossella, che sposa il suo primo ragazzo, come nella migliore tradizione delle ragazze perbene degli anni ‘90, tutte casa e Chiesa, cresciute con gli ammonimenti delle suore e gli avvertimenti di madri-mastino sempre pronte a rappresentare lo scatenarsi dell’inferno, dietro l’angolo, al primo sgarro. Ebbene, proprio così era Rossella, bellissima e manierata, e
proprio questo stava stretto a Clara, proprio questo l’ha portata a fuggire all’estero. Ma quanto è costato a Clara, che tutti criticano e rimbrottano per le sue assenze e il suo anticonformismo, lasciare tutto e tutti e cambiare vita? E quanto è costato, invece, a Rossella, diventare la perfetta ragazza perbene? In questo breve libro denso e sentito, Olga Campofreda mette a nudo le ipocrisie, i compromessi e le dolorose rinunce di giovani donne di ieri, cresciute in un tempo che cambia, a cavallo tra gli eccessi del perbenismo del passato e il libertinaggio dell’oggi. Giovani donne che diventeranno le madri di domani… o forse non lo faranno, senza – si spera – sentirsi per questo meno realizzate, perfette, perbene delle altre.


Il libro.

Quarta di copertina: Nelle città di provincia le ragazze perbene si assomigliano tutte. Per sottrarsi a un futuro già raccontato, Clara si trasferisce a Londra, dove insegna italiano a ricchi expat e si trova intrappolata nel vortice degli incontri online. Ma il matrimonio della bellissima cugina Rossella, inseparabile compagna d’infanzia diventata poi modella di abiti da sposa, la richiama a Caserta. Clara si trova così ancora immersa nel mondo da cui è fuggita: all’addio al nubilato della cugina rivede le vecchie compagne di scuola, e nei giorni successivi incontra Luca, lo sposo, con cui aveva stretto in passato un’amicizia clandestina. All’improvviso, però, Rossella scompare senza lasciare traccia. E Clara, convinta che la cugina nasconda qualcosa, scopre nel suo diario un segreto impossibile da confidare, che minaccia il futuro radioso che Rossella ha sempre incarnato. Olga Campofreda toglie il velo sulle seconde vite e i desideri nascosti delle ragazze perbene, i cui destini sono specchio di una femminilità che parla di sacrifici e rinunce, di principi azzurri e segreti, di infelicità che si tramandano nel tempo, di madre in figlia. E racconta la storia di una ragazza che si ribella a sogni e consuetudini già logore, per inventare una strada nuova, tutta sua, da costruire con consapevolezza giorno dopo giorno.


L’ autrice.

Olga Campofreda vive a Londra, dove lavora come ricercatrice in Italian e Cultural studies e insegna scherma per la nazionale inglese Under 20. Nel 2009 ha esordito con La confraternita di Elvis (ARPANet) e i suoi racconti sono apparsi su riviste e blog letterari. Tra le sue ultime pubblicazioni: A San Francisco con Lawrence Ferlinghetti (Giulio Perrone Editore 2019) e il saggio su Pier Vittorio Tondelli Dalla generazione all’individuo (Mimesis 2020). È co-autrice del podcast The Italian Files e insieme a Eloisa Morra cura Elettra, una serie antologica di racconti sul rapporto tra padri e figlie (effequ).
Pubblicato in: #recensione, Narrativa contemporanea, Romanzo

Weyward, Emilia Hart – recensione

A cura di Rossella Lazzari

Tre generazioni di donne accomunate da una storia familiare e da un segreto: sono Kate, Violet e Alta, le protagoniste di Weyward, il bel romanzo di esordio di Emilia Hart, pubblicato da Fazi con traduzione di Enrica Budetta.


Nel 2019 Kate trova il coraggio di fuggire dal marito violento e si rifugia nel cottage della sua prozia, Violet, che conosceva poco ma che alla sua morte lo ha lasciato proprio a lei. Entrandoci, Kate scoprirà molte cose sulla storia di Violet, della sua famiglia, delle sue antenate, ma soprattutto su di sé.
La storia di Kate si intreccia indissolubilmente con quella della sua prozia, ambientata negli anni della seconda guerra mondiale, e con quella di Alta, la coraggiosa antenata Weyward vissuta – anzi sopravvissuta – cinque secoli prima.
È proprio Alta a lasciare alle donne Weyward che verranno dopo un lascito importante e segreto: per le sue conoscenze la ragazza fu accusata e processata per stregoneria.
Ma che cos’è, in fondo, la magia, se non una forma di esercizio della volontà? Volontà che ciascuna donna deve trovare dentro di sé: volontà di farcela, di sopravvivere, di ribellarsi.


Unita al potere della conoscenza e al forte legame con la natura, questa forza rende queste donne uniche… diverse… e come tutto ciò che è diverso, spaventa, fa paura, le condanna ad essere ostracizzate, umiliate, allontanate. Ma loro sono indomite e il loro coraggio le spinge a non arrendersi e a lottare per affermare il loro diritto di esistere, di essere ciò che sono.
Un po’ quello che dovremmo fare noi, tutte noi, di fronte alle prevaricazioni quotidiane, al desiderio che diventa brama di controllo e possesso, a tutte le ingiustizie che, da sempre, subiscono le donne.
Il libro è corposo,
ma appassiona. Una storia magari vi catturerà più delle altre, ma tutte e tre meritano attenzione e considerazione, così come la merita ogni donna.


Il libro.

Quarta di copertina: Tre donne. Cinque secoli. Un segreto. La caccia alle streghe non è mai finita.

Hanno fatto di tutto per metterci in gabbia, ma una donna Weyward sarà sempre libera e selvaggia.
2019. Con il favore del buio della sera, la trentenne Kate fugge da Londra alla volta del Weyward Cottage, una vecchia casa di campagna ereditata da una prozia che ricorda appena. Avvolta da un giardino incolto su cui torreggia un acero secolare, la dimora la proteggerà da un uomo pericoloso. Presto, però, Kate inizierà a capire che le sue mura custodiscono un segreto molto antico.
1942. Mentre la guerra infuria, la sedicenne Violet è ostaggio della grande e lugubre tenuta di famiglia. Vorrebbe soltanto arrampicarsi sugli alberi e poter studiare come suo fratello, ma da lei ci si aspetta tutt’altro. Un pensiero inquietante, poi, la tormenta: molti anni fa, poco dopo la sua nascita, la madre è scomparsa in circostanze mai chiarite. L’unica traccia di sé che ha lasciato è un medaglione con incisa la lettera W.
1619. La solitaria Altha, cresciuta da una madre che le ha trasmesso il suo amore per il mondo naturale, viene accusata di stregoneria; rinchiusa nelle segrete di un castello, presto sarà processata. Un contadino del villaggio è morto dopo essere stato attaccato dalla propria mandria, e la comunità locale, coesa, ha puntato il dito contro di lei: una donna insolita. E le donne insolite fanno paura.
Ma le Weyward appartengono alla natura. E non possono essere addomesticate. Intrecciando con maestria tre storie che attraversano cinque secoli, Emilia Hart ha dato vita a un potente romanzo sulla resilienza femminile e sulla forza salvifica della solidarietà tra donne in un mondo dominato dagli uomini.


L’autrice.


Emilia Hart è una scrittrice anglo-australiana. Nata a Sydney, ha studiato Letteratura inglese e Legge alla University of New South Wales per poi lavorare come avvocato a Sydney e a Londra. I suoi racconti sono stati pubblicati in Australia e nel Regno Unito. Nel 2023 Fazi Editore pubblica in Italia Weyward, il suo romanzo d’esordio successo di pubblico e critica.
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“Clara legge Proust”, Stéphane Carlier – recensione

A cura di Rossella Lazzari

Spesso le cose più belle, gli incontri più importanti, gli eventi decisivi per la nostra vita avvengono per pura e semplice casualità. È quel che è successo a Clara, la parrucchiera protagonista del nuovo romanzo di Stephane Carlier, “Clara legge Proust“, pubblicato a maggio da Einaudi con traduzione di Ilaria Gaspari.
Cos’è accaduto a questa giovane donna tranquilla, tutta lavoro, casa, gatto morbidoso ma antisociale e fidanzato bellissimo che non l’attrae più?
Le è successo che un bel giorno, uno sconosciuto molto bello entrato nel suo salone per farsi un taglio di capelli, ha casualmente dimenticato un libro che Clara, sperando in una sua seconda visita per recuperarlo, ha tenuto con sé, poi portato a casa, poi dimenticato per mesi, poi aperto per caso una sonnacchiosa domenica pomeriggio in cui non aveva di meglio da fare.
Quel libro era uno dei volumi della Recherche di Marcel Proust… e a
Clara ha letteralmente stravolto la vita! Come? Dovrete scoprirlo leggendo. Intanto posso anticiparvi che anche solo fare un giro esplorativo fra le pagine di questo breve libro di Carlier sarà un’esperienza spassosa: incontrerete un caleidoscopio di storie di normale, piccola, eccentrica, meravigliosa quotidianità, raccontate con una grazia apparentemente casuale, proprio da film francese, che vi conquisterà.
Delizioso. Questo è l’aggettivo che ritengo più appropriato per definire questo breve libro di Stephane Carlier.
Un libro che racconta tante piccole storie di quotidianità, fa uno sberleffo agli stereotipi ed al contempo lancia un messaggio di positività: bisogna dar retta alle passioni, perché spesso ci indicano la strada più giusta per noi stessi. Per Clara, la protagonista di questo libro, la passione improvvisa e vorace è scoppiata per Marcel Proust… seguirla le ha cambiato la vita.
A me, invece, seguire le sue avventure ha dato l’opportunità di avere un assaggio della Recherche e mi ha fatto venir ancora più voglia di leggerla!


Il libro.

Quarta di copertina: Cindy Coiffure: in questo minuscolo salone, quasi nascosto in una traversa del centro di Chalon-sur-Saône, lavora Clara. A soli ventitre anni è una parrucchiera apprezzata dalla clientela, ristretta ma affezionata, e dalla malinconica signora Habib, la sua elegantissima principale, con il culto di Chirac e la passione per Parigi, dove ha vissuto da giovane. Proprio a una vivace attività della capitale la signora Habib vorrebbe far assomigliare Cindy Coiffure, che invece resta felicemente accoccolato nella sua realtà di provincia, tra le hit di radio Nostalgie, i puntuali caffè di Lorraine del bar-tabacchi all’angolo e il ciarliero viavai di clienti la cui età media sfiora la settantina. Nolwenn, tanto apatica nelle espressioni facciali quanto avventurosa in quelle linguistiche, e Patrick, genio ribelle dell’acconciatura, completano la squadra di Cindy Coiffure. È in questo piccolo universo, al ritmo di sforbiciate, colpi di phon e chiacchiere, che Clara trascorre tranquilla le sue giornate sempre uguali. Poi la sera torna a casa dal bel pompiere JB, un principe azzurro ammirato apertamente da genitori, amici, colleghi (e dalla signora Habib spudoratamente), che però a Clara non fa più l’effetto esplosivo di prima, e da un morbido gattone bianco, che però disdegna gli umani e le loro carezze. Così il tempo passa per Clara, al riparo dai dispiaceri ma anche da ogni tipo di slancio. Fino a quando un evento inaspettato cambia tutto. Un misterioso cliente lascia un libro al salone. Clara lo porta a casa, lo sistema nella libreria e se ne dimentica. Poi, un giorno, per caso, comincia a leggerlo. Il libro è Dalla parte di Swann: Clara ha appena incontrato Marcel Proust. Sarà grazie alle sue parole e alla magia della lettura che Clara troverà il coraggio di scegliere la strada giusta per sé.


L’autore.

Stéphane Carlier è nato nel 1971 ad Argenteuil e vive a Chalon-sur-Saône. È autore di numerosi romanzi, tra cui Le Chien de Madame Halberstadt (2019) che ha riscosso grande successo in Francia. Con Clara legge Proust Carlier ha vinto il Prix du Cercle Littéraire Proustien, detto anche «La Madeleine d’Or», riconoscimento per il contributo alla promozione, allo studio e all’approfondimento dell’opera di Marcel Proust.
Pubblicato in: #recensione, Narrativa contemporanea, Romanzo

Estate caldissima, Gabriella Dal Lago – recensione

a cura di Rossella Lazzari

C’è un libro, pubblicato da una casa editrice relativamente piccola, che sta facendo parlare di sé e sta raggiungendo gli onori della cronaca grazie al passaparola: è ‘Estate caldissima‘ di Gabriella Dal Lago, edito da 66Thand2Nd.
Spinta dalla curiosità, io l’ho letto e lo definirei… interessante!
Una settimana di ritiro creativo in una villa di campagna.
Questo è quanto propone Greta ai collaboratori di Bomba Agency, la sua agenzia di comunicazione: propone che, per realizzare l’impegnativa presentazione per un cliente, si riuniscano tutti alla villa di Gian, il suo compagno nonché co-fondatore dell’agenzia, per lavorare al progetto.
È così che sette adulti legati da rapporti ambigui al di là del lavoro si ritrovano, con l’aggiunta di Leo – figlio di Gian – e Lilly – gatta di Greta, in una cucina, in una villa antica immersa nel verde, dove passeranno una settimana. Ma se tra i partecipanti non scorre buon sangue o ci sono tensioni sopite che minacciano di eruttare, una settimana potrebbe essere un lungo tempo da passare insieme… un lunghissimo tempo.
Tanto che i primi segni di insofferenza e poi di difficoltà si vedono da subito.
Le tensioni fra gli adulti aumentano, vengono fuori le ossessioni, le insicurezze, le antipatie e persino nuove simpatie… ma nulla è eterno, specie in una situazione così tanto in bilico, e soprattutto una distrazione può risultare fatale… e qui di distrazioni ce ne sono parecchie, di varia natura e per tutti i personaggi. Greta, che rimbrotta tutti e sobbolle di insoddisfazione, intanto instaura una pericolosa conversazione su Instagram; il rassicurante Gian, anagraficamente il più grande di tutti, si sente spesso inadeguato, specie col figlio; Laura, che sembra la più sicura di tutti, in realtà ha bisogno di continue rassicurazioni e sta per soffocare per un
rapporto tossico; e poi l’alienata Vic – in realtà più presente di quanto appare – e l’irresponsabile Carlo, e Tommy ed Alma e il non detto fra di loro…
Con uno stile freddo e disturbante, segno di un’inquietudine costante, Gabriella Dal Lago traccia con pennellate precise il ritratto impietoso del fallimento di una società, la nostra, che ha mietuto molte vittime
fra i trentenni di oggi. Essi si sono ritrovati a giocare ad un gioco di cui credevano di padroneggiare le regole, senza che nessuno li avvisasse che le regole sono cambiate, o meglio, che non sembrano esserci affatto regole.
Il posto fisso, il lavoro stabile, un futuro da raggiungere su binari tracciati, una famiglia da costruire, figli da fare e mantenere… tutti obiettivi che sembravano alla portata ma che sono diventati improvvisamente miraggi… e questa generazione, la mia, l’ha scoperto solo in corsa, ritrovandosi sospesa in un limbo in cui si finisce per non sapere più cosa si attende e cosa si desidera. Così ci si perde in sopravvivenze strenue quanto inutili, in lotte impari, si rimodulano le aspirazioni e ci si accontenta di quel che si riesce a raggiungere a fatica. In “Estate caldissima” questo disagio sociale affiora prepotentemente e, davanti alla maturità e alla sincronia di un bambino e una gatta, diventa difficile da ignorare.
Non posso dire che questo libro mi sia piaciuto nel senso lato del termine. Posso però dire che ne ho apprezzato l’originalità, il senso di responsabilità, l’impegno nel raccontare che diventa quasi catarsi, un finale importante ed azzeccato… tutto questo mi porta ad esprimere un giudizio più che positivo su questo libro che consiglio, nonostante un inizio non incoraggiante: all’inizio l’avevo definito interessante, questo non vuol dire che sia “bello” o che debba necessariamente essere “piacevole”, anzi!
Nel caso specifico non c’è nessun bisogno di indorare una pillola che ormai non c’è modo di mandar giù.


Il libro.

Quarta di copertina: L’estate più calda degli ultimi duecento anni, la città stanca che soccombe sotto il peso dell’afa, il lavoro che non si può fermare e preme con le sue scadenze. Sette adulti, un bambino e una gatta si rifugiano in una casa di campagna, dove le temperature sono più clementi. Gli adulti non sono parenti né davvero amici, lavorano insieme da Bomba Agency, un’agenzia di comunicazione, e devono portare a termine una presentazione per un cliente. Una settimana sola. Tutti insieme. Lontani dal mondo. «Come il Decameron, ma senza la peste». Alla casa però ognuno di loro arriva con un carico pesante, fatto di ambizioni, ansie, speranze, paure. La lunga estate caldissima porta tutto all’estremo, potenzia ogni sensazione e sentimento, accrescendo l’incertezza di relazioni sul punto di andare a rotoli – quelle tra i fuggitivi così come, osservando la casa da un’altra distanza, quella tra gli esseri umani e il pianeta. In questo coinvolgente romanzo corale, Gabriella Dal Lago ci guida in un mondo dove ognuno sta sulla soglia, in bilico, a immaginare un futuro ancora non scritto, e del tutto incerto.


L’autrice.


Gabriella Dal Lago
Gabriella Dal Lago vive a Torino e lavora con i libri, l’arte contemporanea, la comunicazione. Nel 2022 ha pubblicato con 66thand2nd il suo primo romanzo, Uto e Gesso.