Pubblicato in: Narrativa contemporanea, Romanzo

La portalettere, Francesca Giannone – recensione

A cura di Rossella Lazzari

Emozionante, delicato, coraggioso, “La portalettere” (editrice Nord) è il bellissimo esordio narrativo di Francesca Giannone, un’autrice che promette di regalarci emozioni.
È la storia di Anna che, dalla sua Liguria, approda nel Salento, a Lizzanello, per amore del suo Carlo. Anna è bellissima, schiva, fiera, indipendente, completamente diversa da tutte le altre donne del sud: è – e rimarrà – una forestiera, una dalle abitudini e dai modi discutibili, una che si è messa in testa di non conformarsi alle regole non scritte e, per di più, di fare un lavoro da uomo, la portalettere. Carlo, che la ama molto, è alle prese con un vecchio amore che presenta strascichi preoccupanti e con la sua nuova attività imprenditoriale, una cantina vinicola che si rivelerà vincente.
Nel frattempo, sin dal momento in cui l’ha vista per la prima volta, Antonio, il fratello maggiore di Carlo, si è a sua volta innamorato di Anna, ma per quanto possibile cela i suoi sentimenti dietro una riservata amicizia ed un’affabilità che gli costa fatica.
Passano gli anni, i personaggi crescono e maturano, i progetti aumentano, ma Anna non perderà mai la sua fierezza e la sua indipendenza, tanto che anche alla sua morte qualcuno la chiamerà “la forestiera”.
Con uno stile fresco, moderno eppure profondo, in “La portalettere” Francesca Giannone racconta una storia antica, fatta di radici, di terra, basilico e sole, di uomini abituati alla fatica ma anche ad aver ragione per forza ed a sottomettere le donne al loro dictat.
Racconta, la Giannone, la storia della sua bisnonna le cui ultime parole furono “non voglio essere dimenticata”: una donna degli anni ’30 che non si piega e non scende a compromessi con nessuno, neanche con l’uomo che ama. Anna era una donna bella e colta, venuta dal nord e trapiantata in una terra che non era la sua, che sa essere accogliente ma anche respingente, compatta, spietata con chi non piega la testa, non si uniforma e pretende di esercitare la propria unicità, magari cambiando le cose.
Ma “La portalettere” è anche una saga familiare che racconta il coraggio di un’idea, la solidarietà della famiglia, la tenacia di donne che farebbero di tutto pur di difendere le loro famiglie e il loro amore. Tante trame diverse, tante storie si affastellano e si intrecciano in un mosaico complesso, sfaccettato, struggente e bellissimo che racconta la storia di un pezzo d’Italia di quasi un secolo fa.
Tra i vari riconoscimenti ricevuti ed oltre alle attestazioni di gradimento pressoché unanime da parte del pubblico, “La portalettere” ha da poco vinto anche il Premio Bancarella 2023 e c’è da credere che farà incetta di molti premi, tanto è bello.
A voi non posso che consigliare di leggerlo, aspettando una prossima storia di Francesca Giannone.


Il libro.

Quarta di copertina: Salento, giugno 1934. A Lizzanello, un paesino di poche migliaia di anime, una corriera si ferma nella piazza principale. Ne scende una coppia: lui, Carlo, è un figlio del Sud, ed è felice di essere tornato a casa; lei, Anna, sua moglie, è bella come una statua greca, ma triste e preoccupata: quale vita la attende in quella terra sconosciuta? Persino a trent’anni da quel giorno, Anna rimarrà per tutti «la forestiera», quella venuta dal Nord, quella diversa, che non va in chiesa, che dice sempre quello che pensa. E Anna, fiera e spigolosa, non si piegherà mai alle leggi non scritte che imprigionano le donne del Sud. Ci riuscirà anche grazie all’amore che la lega al marito, un amore la cui forza sarà dolorosamente chiara al fratello maggiore di Carlo, Antonio, che si è innamorato di Anna nell’istante in cui l’ha vista. Poi, nel 1935, Anna fa qualcosa di davvero rivoluzionario: si presenta a un concorso delle Poste, lo vince e diventa la prima portalettere di Lizzanello. La notizia fa storcere il naso alle donne e suscita risatine di scherno negli uomini. «Non durerà», maligna qualcuno. E invece, per oltre vent’anni, Anna diventerà il filo invisibile che unisce gli abitanti del paese. Prima a piedi e poi in bicicletta, consegnerà le lettere dei ragazzi al fronte, le cartoline degli emigranti, le missive degli amanti segreti. Senza volerlo – ma soprattutto senza che il paese lo voglia – la portalettere cambierà molte cose, a Lizzanello. Quella di Anna è la storia di una donna che ha voluto vivere la propria vita senza condizionamenti, ma è anche la storia della famiglia Greco e di Lizzanello, dagli anni ’30 fino agli anni ’50, passando per una guerra mondiale e per le istanze femministe. Ed è la storia di due fratelli inseparabili, destinati ad amare la stessa donna.


L’autrice.

Francesca Giannone, pugliese, si è laureata in Scienze della Comunicazione e ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia. Trasferitasi a Bologna, ha curato la catalogazione dei trentamila volumi della Associazione Luigi Bernardi e ha frequentato il corso biennale di scrittura della Bottega di Narrazione «Finzioni». Ha pubblicato vari racconti su riviste letterarie, sia cartacee sia online. Tornata a vivere a Lizzanello, il suo paese di origine in Salento, ha continuato a scrivere e a coltivare l’altra sua grande passione, la pittura; come si può vedere nel suo sito francescagiannoneart.com, il suo soggetto d’elezione sono le donne.

Pubblicato in: Romanzo, storico

L’orecchio di Kiev – Andrei Kurkov – RECENSIONE

recensione di Rossella Lazzari

Da poco pubblicato in Italia da Marsilio con la traduzione di Claudia Zonghetti, L’orecchio di Kiev di Andrei Kurkov è un poliziesco per caso, ossia un giallo che non avrebbe voluto essere giallo. Per farvi capire cosa intendo, vi racconto un po’ di trama.

Nella Kiev del 1919, in un normale giorno di caos, un ragazzo e suo padre stanno andando dal sarto di fiducia a ritirare un vestito, quando incappano in un imboscata dei cosacchi.

Il primo colpo di sciabola uccide il padre, il secondo mozza l’orecchio destro del ragazzo. Samson – così si chiama quello studente appena uscito dal liceo – sa che non può cedere alla disperazione, deve muoversi, fare qualcosa, perché le strade in città ormai non sono sicure neanche di giorno. Così recupera l’orecchio, va dal primo medico che trova – che si rivelerà un buon appoggio nel prosieguo – cerca di farsi medicare e poi si occupa del corpo del padre. Samson ora sa di essere solo in una casa che il regime – quale che sia il regime – considererà troppo grande per una sola persona, e infatti ben presto gli appioppano due soldatucoli dell’armata rossa…
Samson deve proteggersi, deve guardarsi le spalle… così osserva, si muove guardingo, si guarda intorno e si cautela. Un grande aiuto inaspettato gli giunge proprio da quell’orecchio mozzato che conserva ancora e che impara ad “usare” in modo strategico.
Sfruttando un’occasione inattesa, Samson ottiene un lavoro nella milizia: dovrà occuparsi di reati, furti, truffe ecc. I primi su cui punta l’attenzione sono i due loschi sfruttatori di casa sua… quel che scoprirà diverrà per lui quasi un’ossessione, un punto d’onore, una vicenda su cui far luce fino in fondo.

Ebbene, io non so se il talentuoso Kurkov in origine volesse già scrivere un poliziesco, in ogni caso è venuto fuori un giallo assolutamente atipico, ma molto, molto apprezzabile. Quel che è certo, invece, è che con questo romanzo Kurkov volesse descrivere la situazione di profonda instabilità che imperversava a Kiev nel 1919. Quella che emerge da queste pagine è una Kiev malsicura, nel caos politico ed istituzionale (bolscevichi da una parte, nazionalisti e nostalgici zaristi dall’altra, e varie milizie in avvicinamento), in cui impazzano le ruberie e la delinquenza a tutti i livelli, dai furti di legna alla centrale elettrica che precludono l’illuminazione notturna, ai ladrocini legalizzati nelle case (fatti passare per requisizioni), fino ai delinquenti e banditi comuni che invadono le strade di giorno e di notte. E viene spontaneo pensare che descrivendo quella Kiev, l’autore ammiccasse alla situazione attuale, o quantomeno a quella prebellica. E, a questo proposito, segnalo che Kurkov è un autore ucraino, patriota ucraino, ma di lingua russa… a dimostrazione che l’essere umano non vive a compartimenti stagni, sfugge a tutte le etichette e non può essere incasellato in un modello predeterminato.
Ma tornando al libro, vorrei soffermarmi sullo stile: asciutto, quasi distaccato e vagamente ironico, ma non per questo privo di partecipazione. Mi ha colpito, però, una sensazione nitida che ho avvertito durante tutta la lettura: non so spiegare a parole il perché, ma ho capito di aver letto uno di quei romanzi che restano, che non vanno nel dimenticatoio come migliaia di altri, uno di quei romanzi che, tra qualche anno, forse classificheremo come “letteratura”.


È il 1919 e Kiev è invasa dalla cacofonia della rivoluzione. Dopo l’arrivo dell’Armata rossa, in città imperano il caos e l’anarchia. Il vecchio ordine è in pezzi e il paese è alla ricerca di una propria identità: russi bianchi da un lato, nazionalisti dall’altro, e nel mezzo i delinquenti comuni, ladri e balordi. Sono tutti fianco a fianco e tutti contro tutti.In questo tumultuoso e vacillante mondo pre-sovietico, dominato dalla totale assenza di regole, il giovane studente Samson Kolečko si ritrova da un giorno all’altro a dover badare a se stesso, dopo aver perso in un’imboscata il padre (e l’orecchio destro) sotto la spada di un cosacco. Da quel momento, la sua vita prende una piega inaspettata. Arruolato in modo del tutto fortuito nel neonato corpo di polizia, Samson si butta a capofitto nella prima indagine: una serie di traffici loschi che coinvolgono due soldati, sgraditi occupanti del suo appartamento. Oltre all’inaspettata assistenza che riceve – ebbene sì – dall’orecchio perduto, Samson può contare sulla bella Nadežda, una ragazza con la speranza nel nome, impiegata dell’Ufficio statistiche e bolscevica convinta, che in breve conquista il suo cuore.
Denso dei colori e del fervore polifonico della grande letteratura dell’Est Europa, L’orecchio di Kiev è il primo episodio di una nuova serie firmata da Andrei Kurkov, un romanzo picaresco che ridà vita al passato del suo paese, confermandolo come uno dei migliori autori viventi di lingua russa. Un poliziesco di grande ritmo e, per di più, un libro divertente. E in tempi bui, abbiamo tutti bisogno di storie che, oltre ad aiutarci a capire, siano anche capaci di farci ridere.

Andrei Kurkov  (1961). Autore pluripremiato tradotto in quarantadue lingue e pubblicato in sessantacinque paesi, tra i cinquanta più importanti scrittori del mondo per Lire, è nato nella regione di Leningrado e ha sempre vissuto a Kiev. Ha studiato lingue (ne parla correntemente undici) e scrive in russo. Ha lavorato nella redazione di un quotidiano ed è stato guardia carceraria durante il servizio di leva a Odessa; successivamente, ha fatto il cameraman e ha firmato diverse sceneggiature. Oggi lavora per la radio e la televisione ed è il presidente di PEN Ucraina. È un appassionato collezionista di cactus.

Pubblicato in: #recensione, Narrativa contemporanea, Romanzo

Ci mancavi solo tu – When Gracie met the Grump, Mariana Zapata – RECENSIONE

Questa recensione dovrebbe intitolarsi: documentati sull’autrice prima di imbarcarti in una lettura da oltre 600 pagine.
Sarebbe bastata una visitina su qualche blog/sito (o magari chiedere alle compagne bistrotte più esperte) per capire che la Zapata è specialista in Slow burn, a fuoco lento, un trope tipico dei romance in cui c’è una storia d’amore che si sviluppa gradualmente nel tempo, spesso parecchio tempo, man mano che i personaggi si conoscono meglio.
Quel ‘a fuoco lento’ significa che i personaggi possono flirtare tra loro o addirittura con l’idea dell’amore prima ancora di ammettere di essere innamorati. Questo può andare avanti anche per tutto il romanzo o quasi.
Insomma, questo trope deve proprio piacere perché altrimenti diventa una sorta di lotta interiore tra il gettare via il libro o provare a contattare l’autrice per farla redimere e suon di librate sulla testa.

Ma partiamo dal principio: il grump del titolo originale (o il ‘tu’ italiano) è un musone particolare, perché è un supereroe.
Un musone supereroe che precipita nel giardino di casa della protagonista. Pensate quale incredibile coincidenza, BUM ecco recapitato (un po’ ammaccato ma chi siamo per lamentarci) un figo stratosferico direttamente nel giardino di casa, però è musone e ammaccato.
VA BENE.
In ogni caso la nostra umile raccoglitrice di supereroi ammaccati, dopo un attimo breve di titubanza, decide di portarlo in casa. Perché lui è LUI ma ops anche lei non è una semplice ragazza con un giardino.
Ed ecco che presto scopriamo che il supereroe invincibile, noto ai più come il Difensore, è solitamente inattaccabile e indistruttibile ma in questo momento particolare è spezzato, nel vero senso della parola perché ha la schiena rotta. Dice a lei, tra un grugnito e l’altro, di non chiamare nessuno.
E lei non lo fa, non chiama nessuno, perché lei è nascosta, in incognito da tutta la vita. OH!
Come mai si nasconde?
Ora, senza stare a raccontare tutta la trama ché poi magari scappa qualche spoiler [e qui non se ne fanno] vediamo i punti di forza di questa storia.
Per prima cosa l’autrice scrive bene, questo porta a poter leggere molte e molte pagine anche senza eccessivi colpi di scena. L’intreccio è sufficientemente arzigogolato da essere interessante, anche se magari con qualche centinaio di pagine in meno sarebbe stato più efficace.
Se piace il genere supereroistico che sia libresco, fumettistico o cinematografico, allora almeno una volta nella vita si è sperato di incontrare un vero supereroe.
E questo è tipo un superman più smilzo ma con un brutto carattere. Cioè, chi non ne ordinerebbe uno per il proprio giardino.
Ah, giusto per fissare dei paletti, per superman io intendo un Henry Cavill, non quella versione edulcorata che vogliono propinarci nel prossimo film.
Comunque, bando al divagare. Con Henry Cavill poi uno si distrae e ciao lettorƏ.
Punti di forza: buona scrittura, genere supereroistico e intreccio interessante.

Ok sì, sarebbe una ottima serie TV.

Passiamo al resto, forse è già palese che, per mia modestissima opinione, questo slow burn è veramente un po’ troppo slow. Inoltre siamo tutti d’accordo sul fatto che i romance TUTTI si sparano delle trame assurde e inverosimili, se non facessero quello chi diavolo li leggerebbe, ma qui tocchiamo vette che in confronto una campagna di DnD pare realistica. Non tanto per la storia del supereroe, ci mancherebbe, quelle più sono sperticate e più io apprezzo. No, qui il vero oscar fantasy/fantascienza lo si vince per la solidità psicologica di questa protagonista, chapeau davvero. Sì, la nostra LEI è una trentenne illibata che ha praticamente vissuto in clausura con i nonni anziani ed ha la calma del Dalai lama dopo tre ore di meditazione.

In buona sostanza: imbarcarsi nella lettura SE E SOLO SE si amano le storie assurde e gli SLOW BURN lunghissimi.


Il Libro.

Quarta di copertina: Sono tante le cose che possono finire per caso in un giardino. Un pallone, un uccellino caduto dal nido, un aquilone. In quello di Gracie Castro, però, è piombato qualcosa di molto originale, o meglio, qualcuno: l’uomo più sexy che abbia mai visto, seminudo e gravemente ferito. Ma la serie di assurdità non finisce qui: lo sconosciuto è il Difensore, uno dei tre individui noti in tutto il mondo per essere impegnati in un’eterna lotta contro il male e le ingiustizie. In pratica dei supereroi che però… esistono davvero. Chi non desidererebbe incontrarli almeno una volta nella vita? Figuriamoci trovarsene uno in casa! Per Gracie, invece, è solo una grandissima rottura: è una tipa decisamente solitaria, e di certo non era in cerca di compagnia. Come se non bastasse, il suo ospite inatteso è scontroso e maleducato, tutto il contrario di ciò che ci si aspetta da un supereroe. Invece di metterlo alla porta, però, Gracie decide di dargli una mano a rimettersi in sesto, ma solo per il bene dell’umanità, sia chiaro! Ancora non sa che quella decisione potrebbe cambiare per sempre il destino di entrambi…


L’autrice.

Mariana Zapata è una scrittrice nata in Messico ma che ha trascorso la maggior parte della sua vita negli Stati Uniti. Mariana Zapata è conosciuta per i suoi romanzi contemporanei che si concentrano sulle storie d’amore lente e realistiche. I suoi libri spesso presentano protagonisti femminili forti e autentici che affrontano le sfide della vita quotidiana.

Uno dei romanzi più popolari di Mariana Zapata è “The Wall of Winnipeg and Me” pubblicato nel 2016. Il libro racconta la storia di Vanessa, una ragazza che lavora come assistente personale per Aiden, un giocatore di football americano professionista. Nel corso della storia, Vanessa affronta le sue sfide personali e sviluppa un rapporto complicato con Aiden.
Le opere di Mariana Zapata sono note per i suoi lunghi dialoghi, la costruzione dei personaggi e l’evoluzione lenta delle relazioni amorose. I suoi romanzi hanno guadagnato una base di fan devoti che apprezzano il suo stile unico e coinvolgente.


Pubblicato in: Narrativa contemporanea, Romanzo, storico

Libero scorre il fiume – Eleanor Shearer – RECENSIONE

recensione di Rossella Lazzari

Editrice Nord ha da poco pubblicato, per la traduzione di Alessandro Storti, Libero scorre il fiume, il bel romanzo d’esordio della scrittrice inglese Eleanor Shearer che ci porta indietro nel tempo, fino al 1834, quando metà del mondo conosciuto era ancora oppresso dalla schiavitù.

Barbados, 1834. È notte alta quando, seguendo solo l’istinto e i segnali inviati dal suo corpo, decide di fuggire. Il giorno prima il sorvegliante della sua piantagione di canna da zucchero ha dichiarato che la schiavitù è finita, che loro sono liberi, ma che dall’indomani saranno vincolati da un contratto di apprendistato di sei anni. Quindi, non è cambiato niente: non cesseranno le frustate, le punizioni, gli spari contro chi tenta di scappare. Ma Rachel ha uno scopo, una ragione di vita che la spinge a muoversi: ritrovare i suoi figli. Ne ha avuti undici, ma solo cinque sono sopravvissuti e le sono stati portati via, strappati, venduti.

Può, una madre, accettare di non sapere che ne è stato dei suoi figli? No. Così quella notte Rachel sfida le catene della paura e scappa, corre a perdifiato nella foresta e intanto si chiede: “E’ questa la libertà?”. Il suo viaggio la porterà lontano, sarà pericoloso e perennemente minacciato dallo spettro della cattura, ma non si concluderà finché questa madre coraggiosa non avrà trovato fino all’ultimo dei suoi figli. Nel suo andare, questa donna abituata solo al duro lavoro dei campi, questa schiava che non ha mai visto oltre la sua piantagione, incontrerà esseri umani d’ogni tipo, malintenzionati, spietati, burberi, ma anche persone di cuore che, rischiando molto, la aiuteranno a raggiungere il suo obiettivo. Un viaggio che, insieme a due compagni molto speciali, la porterà prima in Guyana britannica e poi a Trinidad, solcando i mari in navi maleodoranti, attraversando foreste intricate, correndo per i campi aperti e guardando i fiumi che con il loro scorrere ora quieto ora impetuoso scandiranno il ritmo del suo peregrinare.


Quello di Eleanor Shearer è un esordio brillante, un intenso romanzo storico dal sapore di avventura. La scrittura è fluida e vibrante e trasmette bene la forza e il coraggio di chi, mosso da una volontà di ferro, è pronto a spendere fino all’ultima oncia di energia, ad affrontare ancora un altro dolore, a sopportare l’ennesimo sopruso, pur di ritrovare ciò che gli è stato tolto con la forza.


La speranza fa male. Thomas era riuscito a esprimere a parole la verità che aveva governato la vecchia vita di Rachel. Il mantra che lei aveva abbandonato non appena era sgusciata fuori dalla Providence per
cominciare il suo viaggio. Per tanto tempo era sopravvissuta soffocando la speranza, ma non appena se n’era andata aveva trovato il coraggio di credere che fosse possibile ritrovare i suoi figli

Ma se è vero che la speranza può far male, è sempre meglio sapere che vivere col dubbio e col rimpianto di non aver neppure provato, neppure cercato.
In questo suo primo romanzo la Shearer celebra la forza e la tenacia di una madre, di una donna, che la spinge a rischiare tutto per la libertà sua e dei suoi cari. Un libro bellissimo, ambientato nella natura lussureggiante dei Caraibi.

Tutto da leggere.


Il libro.

È questa la libertà? si chiede Rachel, mentre corre in una foresta immersa nel buio, sola, atterrita, esausta. Sta scappando dalla piantagione in cui ha trascorso tutta la sua esistenza, da un lavoro sfibrante, da un padrone brutale. Lo stesso padrone che, quella mattina del 1834, ha annunciato la fine della schiavitù, per poi aggiungere che tutti loro avrebbero dovuto prestare servizio come apprendisti per altri sei anni. Una beffa atroce. In quell’istante, qualcosa in Rachel si è spezzato. Perché dentro di lei ci sono cinque anime, cinque volti che nessuna fatica e nessun dolore sono riusciti a cancellare: i cinque figli che, nel corso del tempo, le sono stati strappati via, spinti verso una sorte che lei ignora. Sono vivi, sono morti? Sono schiavi come lei oppure sono liberi? Se li incontrasse, la riconoscerebbero? Eccola, la vera libertà. Trovare i suoi figli.
È un viaggio difficile, quello in cui s’imbarca Rachel. La strada è lunga e piena di pericoli, le informazioni spesso inaffidabili, come le persone che di volta in volta si offrono di aiutarla. Eppure lei andrà avanti finché le storie dei suoi figli, come le acque di un fiume, non si saranno fuse con la sua, a creare un’unica, grande storia, quella di una famiglia. Solo allora, per la prima volta nella sua vita, Rachel potrà sentirsi completa.

Dai campi di Barbados all’affollato mercato di Bridgetown, dalla Guyana Britannica alle foreste di Trinidad, in queste pagine intime e dolorose si snoda un viaggio pieno di speranza, un inno alla forza dei legami familiari e all’amore infinito di una madre.


L’autrice.

Eleanor Shearer è un’autrice inglese, i cui nonni sono emigrati dai Caraibi. Ha studiato a Oxford, dove ha conseguito la laurea in Scienze politiche con una tesi sulle conseguenze dello schiavismo nelle Barbados. Attualmente vive tra Londra e Ramsgate. Libero scorre il fiume è il suo romanzo d’esordio.

Pubblicato in: Narrativa contemporanea, Romanzo, young adult

Today, Tonight, Tomorrow – Rachel Lynn Solomon – RECENSIONE

a cura di Rossella Lazzari

Se Rowan Roth, la protagonista femminile nonché voce narrante di questo romanzo, leggesse ciò che sto per scrivere, mi beccherei come minimo un’occhiataccia e una filippica sulla bellezza, complessa e universale sottovalutazione dei romanzi rosa. Ebbene, lo dichiaro, io non amo i romanzi rosa!
Eppure ‘Today, Tonight, Tomorrow – Nemici oggi, innamorati domani‘ non solo è a tutti gli effetti un romanzo rosa, ma è anche un romanzo rosa Young Adult che parla di romanzi rosa!
Quindi perché l’ho letto? Perché due, tre volte l’anno, nel marasma di uscite editoriali, qualche romanzo rosa solletica la mia curiosità e supera le maglie strette delle mie scelte letterarie.
E c’è da dire che, immancabilmente, quello che leggo mi piace.
Nel caso del romanzo di Rachel Solomon di cui mi accingo a parlarvi, invece, non solo mi è piaciuto, ma mi ha anche divertito (il che accade di rado) e – cosa più importante – mi ha fatto riflettere.
Quando il sipario si apre, la diciassettenne Rowan Roth è pronta – si fa per dire – a vivere il suo ultimo, entusiasmante, terrorizzante giorno di liceo.
Sa che dopo dovrà separarsi dalla sua scuola, dalle amiche, dalla sua città per andare al College. E sa, soprattutto, che per l’ultima volta oggi dovrà competere con “la sua nemesi”, Neil McNeir, e dovrà batterlo.
La competizione tra Rowan e Neil ha origine nel concorso letterario tenutosi durante il primo anno, vinto da lui e al quale lei totalizzò solo un secondo posto. Da lì cominciò tutto: romanzi rosa contro classici, amore contro razionalità, presidente di quel club sportivo contro migliore in quell’attività… non c’era partita per nessun altro, i più bravi e i più competitivi erano loro, Rowan e Neil, Neil e Rowan… fino a quel fatidico ultimo giorno. Chi terrà il discorso di fine anno? E soprattutto, chi vincerà “Ulula al sole”? Se vi state chiedendo cos’è, beh, è una sorta di caccia al tesoro a tema letterario che per tradizione i ragazzi del terzo anno organizzano per permettere a quelli dell’ultimo di salutare in modo degno la loro città e i loro amici: giocando e portando al massimo la loro competitività. Rowan è determinatissima a vincere ed eliminare Neil, ma… e se per avventura i due si ritrovassero a collaborare? E se scoprissero di avere in comune più di quanto avessero mai pensato? E se non si detestassero poi così tanto? “Ulula al sole” dura tanto… e tutto può accadere.
Ecco, è chiaro che la trama non è la più originale che abbiate mai letto, ma la realizzazione potrebbe sorprendervi, ve l’assicuro. Tanto per cominciare, nonostante le premesse, il romanzo è meno melenso di quanto pensassi. Inoltre in 320 pagine l’autrice ha il tempo di affrontare tematiche che esulano dall’adolescenza: l’ebraismo, il sentirsi diverso, il senso di colpa se non si corrisponde pienamente alle aspettative altrui, tanto per fare degli esempi. E poi, come dicevo, questo romanzo mi ha fatto riflettere in particolare su due aspetti. In primis la competitività: tutti sappiamo quanto siano competitive le scuole americane, l’abbiamo sempre letto nei libri o visto in film e serie tv. Ma siamo poi così sicuri che la competitività sia sempre positiva? È vero che, al netto di scorrettezze, dovrebbe premiare l’eccellenza e spingere tutti ad impegnarsi al massimo per raggiungere risultati, ma, come ci mostra questo romanzo, impedisce anche alle persone di conoscersi davvero e di intessere quei rapporti di amicizia che sono fondamentali a tutte le età, ma specialmente quando si cresce e ci si forma. Chiediamoci, poi, come vengono visti dagli altri i cosiddetti “migliori”, i primi della classe? A quale pressione sono sottoposti? E cosa succede a chi resta indietro? Per tornare al romanzo, è senz’altro vero che sia Rowan che Neil non sono compartimenti stagni, hanno buone amicizie consolidate, ma è anche vero che pur gareggiando da quattro anni, devono arrivare all’ultimo giorno per non guardarsi in cagnesco e per cominciare a conoscersi davvero.
In secondo luogo, uno dei temi cardine su cui è imperniato il libro è il pregiudizio. L’autrice lo affronta approfonditamente in più declinazioni, ma a me hanno fatto riflettere le considerazioni in campo letterario. Quante volte diciamo “non mi piacciono i thriller”, “i romanzi d’amore sono per femminucce”, “che noia i classici”, “non leggo fantascienza”?
Ve lo dico io: troppe.

È come se leggere un determinato tipo di libri ci squalificasse agli occhi nostri e degli altri, ci rendesse lettori peggiori di altri… Non potremmo, invece, leggere semplicemente quello di cui abbiamo voglia sul momento, senza star troppo a pensare a presunti status di lettore (che inevitabilmente rimandano ad altrettanti status di intelligenza)?
Io stessa, all’inizio di questa recensione, ho dichiarato: “Io non amo i romanzi rosa!”. Mi sono sentita punta sul vivo, quindi, dalle riflessioni di Rowan Roth che mi hanno portata a pensare – con disagio – ai tanti pregiudizi letterari di cui sono vittima. Certo, i romanzi rosa non diventeranno le mie letture preferite da oggi in poi, ma se in futuro avrò voglia di perdermi nella coccola rassicurante di un lieto fine assicurato e di una storia che faccia sognare un po’, asseconderò l’istinto con più naturalezza. Questo è il mio impegno personale… e voi? Quanti e quali pregiudizi letterari avete? Pensateci, intanto leggete “Today, tonight, tomorrow” di Rachel Lynn Solomon.
Chissà che non scopriate cose nuove su voi stessi e i vostri gusti.


Il libro.

Quarta di copertina: Seattle. La diciassettenne Rowan Roth non ha un sogno, ma un obiettivo: essere la migliore per garantirsi l’accesso all’università che ha scelto. È un fuoco che le brucia dentro, indomabile. Lo stesso fuoco che le ha permesso di sopravvivere al liceo, in particolare a quell’insopportabile saputello di nome Neil McNair. Non c’è stato compito in classe o competizione in cui non si siano affrontati, soprattutto se c’erano di mezzo i libri. Per questo, quando l’ultimo giorno di scuola inizia la famosa caccia al tesoro degli studenti dell’ultimo anno, Rowan è determinata a vincere. È una gara spietata, in cui solo un vero esperto di letteratura può trionfare. Lei è pronta a tutto, persino ad allearsi con il suo acerrimo nemico. Con il passare delle ore, i due mettono da parte le divergenze e diventano una squadra imbattibile. Anzi, scoprono di avere molte cose in comune. Con stupore, Rowan deve ammettere che Neil non è così male. Che il caldo profumo della sua felpa è confortante. Forse, in tutti quegli anni, si è sempre sbagliata. O forse lui sta tramando qualcosa. Rowan non ne è certa, sa solo che non riesce a smettere di pensare a quel bacio rubato su una panchina.


L’autrice.

Rachel Lynn Solomon scrive di persone imperfette che si innamorano. È l’ autrice di bestseller del New York Times di The Ex Talk , Weather Girl , Today Tonight Tomorrow e altre commedie romantiche per adolescenti e adulti. I suoi libri sono stati opzionati per il cinema e tradotti in più di 15 lingue.
Al liceo, Rachel cantava e suonava la tastiera in una band di sole ragazze, e una volta faceva parte di un gruppo di persone che hanno battuto un Guinness World Record per le rosse più naturali in un posto. Dopo essersi laureata in giornalismo presso l’Università di Washington, ha lavorato per i media del nord-ovest come The Seattle Times e KUOW Public Radio.
Originaria di Seattle, attualmente sta navigando nella vita da espatriata con suo marito ad Amsterdam.

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Gigolò, Alma Rose – Recensione

La disperazione di un amore non corrisposto (o forse no) e l’astinenza fanno compiere azioni assurde se prese separatamente, figurarsi insieme.
Sostanzialmente si tratta di istigazione al disastro.
Gigolò, romanzo di Alma Rose, dopo una breve pausa di riflessione torna con una nuova veste grafica e dei contenuti ancora più spicy.

Venusia è giovane, bella ed intelligente, ha una posizione apicale in una grande agenzia immobiliare. Ma se sul lavoro tutto fila liscio e la carriera sembra viaggiare su binari perfettamente rettilinei, in amore è meglio stendere un velo pietoso. La nostra protagonista non solo si è beccata un paio di corna da un ex ma prova anche un amore impossibile per il capo, il perfetto Lorenzo. Perfetto SE non fosse sposato e con un figlio.
Una situazione incresciosa e frustrante sotto tutti i punti di vista.
Dato che continuare a fare sogni bollenti sul suo capo non sembra la cosa migliore per smuoversi un po’, sbloccarsi e magari smettere di essere così frustrata, Venusia decide di passare una notte con uno gigolò e, se qualcun* di voi si sta domandando come mai non ci ha pensato prima, ricordatevi che non è per niente economico!
Così, dopo una chiacchierata tra colleghe e una ricerca su Google, si affida alla blasonata GigolòDream e dall’ampio catalogo sceglie, tra tutti, Adrian.
Bello come un Dio, perfettamente rispondente all’uomo dei sogni di Venusia e, come se non bastasse, pure bravo nel suo lavoro.
Insomma, vale i soldi della sua tariffa. Fino all’ultimo centesimo.

Il problema si presenterà in seguito scoprendo mano mano l’intreccio, ma per non fare spoiler, ti consigliamo di leggere il romanzo così mano a mano che gli accadimenti si susseguiranno potrai assistere anche tu al destino di Venusia e Adrian dopo il loro primo torbido incontro.
Come mai un uomo affascinante e brillante come Adrian come mestiere ha scelto proprio il gigolò?
E Lorenzo? Resterà solo l’uomo sposato perfetto da sognare?
Venusia riuscirà a uscire dall’impasse in cui si è trovata?

A primo impatto, almeno a noi è venuto subito in mente, probabilmente vorrai strozzare Venusia, che risulta tanto intelligente sul lavoro ma veramente un po’ lacunosa dal punto di vista sentimentale.
Probabilmente ti metterai a cercare un uomo come Adrian (il perfetto gigolò che però ‘cede’ per primo. Incredibile vero?).
Unico spoiler della recensione: non esiste un uomo così e se esiste è davvero ben nascosto!
Se non ti abbiamo ancora convinto a leggere questa storia ti diciamo anche che a fare da sfondo per questa romantica storia è la bella Verona.

Alma Rose crea un romance dalla trama scorrevole, per nulla scontata e divertente, pieno di dolcezza, di insicurezze, ma soprattutto di amore. I punti di vista alternati dei protagonisti sono intessuti egregiamente e riescono a dare la giusta profondità ai sentimenti travolgenti tra i due.
Leggero, brillante e spicy al punto giusto: se state cercando un romance per l’estate ‘Gigolò’ potrebbe proprio fare al caso vostro.


TROPE: in questo office romance noi abbiamo riconosciuto: he falls first, impossible love, I Have A Secret, Instalove, love triangle. Se tu ne trovi altri faccelo sapere nei commenti!

Si ringrazia Alma Rose per averci dato la possibilità di leggere in anteprima il romanzo in cambio di una recensione onesta.


Quarta di copertina:

“Pagare un uomo attraente per venire a letto con me. Suona così patetico.
E io non sono patetica, fatto salvo per le imbarazzanti fantasie sul mio capo.”
Venusia è una pragmatica e sagace donna in carriera che ha chiuso il suo cuore in un cassetto.
Lorenzo è il suo capo, il sogno proibito, la sua infatuazione segreta.
Adrian vende il suo corpo ed è per Venusia una nottata bollente mordi e fuggi.
Ma cosa succede quando la follia di una notte brava viene recapitata direttamente nel tuo ufficio nelle vesti del tuo nuovo collega?
Gigolò è la storia d’amore fra un insospettabile Cenerentolo e una donna scottata dall’amore, che vi farà riflettere su quanto a volte le apparenze ingannino.


Chi è Alma Rose?

Alma Rose, pseudonimo di Laura Fiamenghi, classe 1985, è appassionata di Romance e Fantasy, per lei scrivere è regalare attimi di buon umore.
Autrice di romance, fantasy, paranormal romance. Ha un sito web chiamato Libreria Rosa e con il suo pseudonimo scrive contemporary romance.
“La mia più grande soddisfazione é quando un lettore mi scrive e dice di essersi emozionato insieme ai miei personaggi, di aver pianto, di aver riso, immergendosi per qualche ora in un mondo che lo ha fatto sognare.”
Laureata in lingue e letterature straniere, abita a Brescia, insegna yoga e vende automobili. Ama l’Europa piena di leggende e tradizioni e visita costantemente castelli e dimore storiche che ispirino le location per i suoi libri.

Pubblicato in: Narrativa contemporanea, Romanzo

Resta con me, sorella – Emanuela Canepa – RECENSIONE

A cura di Rossella Lazzari

Einaudi ha da poco pubblicato ‘Resta con me, sorella‘, l’ultima fatica letteraria della bravissima Emanuela Canepa, vincitrice del premio Calvino nel 2018.
Se dovessi etichettarlo (che brutta parola), direi che si tratta di un romanzo al femminile ambientato tra Padova e Venezia nei primi anni venti del Novecento, ma sarebbe un’etichetta oltremodo riduttiva.


È la storia di Anita Calzavara, una giovane donna che, per coprire il fratellastro e salvare la famiglia, si accolla la colpa di un grave furto al giornale dove lavorava insieme all’ingrato e insolente congiunto. Anita finisce in carcere alla Giudecca per diversi mesi e qui comincia per lei un difficile processo di adattamento alla vita da reclusa, reso ancor più arduo dall’ostracismo delle altre prigioniere. Una sola, però, non le è ostile: Noemi, temuta e parimenti scansata da tutte perché “ha il demonio dentro”, invisa persino alle suore, è l’unica che – in un modo tutto suo – le dimostra amicizia. Ma Noemi non rivela mai troppo di sé e del perché si trovi lì, e poi Anita lo sa che Noemi è pericolosa e che per la sua amicizia sta maturando un debito con lei. Le due si scambiano la promessa di aspettarsi, una volta fuori, per costruire un futuro insieme. Ma chi può dire cosa succederà davvero, una volta fuori dal microcosmo del carcere?
Attendevo da tempo un nuovo romanzo di Emanuela Canepa: apprezzo la sua sobrietà in tutto, dalla comunicazione sui social alla promozione editoriale, dalla sua scrittura per nulla iperbolica alle trame che non mirano sfacciatamente a catturare i lettori come troppo spesso mi capita di vedere ultimamente.
Ebbene, stavolta questa brava autrice si è superata: ha confezionato una storia articolatissima, oscura, piena di personaggi complessi e sfaccettati. Quella della Canepa è una scrittura sempre precisa, puntuale, ricercata e che non è solo mezzo per raccontare, ma diviene parte della storia stessa. Le narrazioni al femminile non sono mai banali o infarcite di clichés e le storie offrono sempre più piani di analisi.


In ‘Resta con me, sorella‘, ad esempio, troviamo sì, il punto di vista delle donne come già in ‘L’animale femmina‘ e ‘Insegnami la tempesta‘, ma acuito dal maggiore approfondimento della psiche dei personaggi, nonché dalla quantità e varietà delle figure femminili presenti. Vi è poi una forte componente storica che mancava nei romanzi precedenti: questo romanzo è ambientato nell’Italia degli anni venti del Novecento, oltre ad analizzare la condizione della donna in quel periodo storico particolarmente oscurantista, non si possono dimenticare gli strascichi importanti del primo conflitto mondiale, dell’epidemia di spagnola, per non parlare delle diatribe politiche che portarono, proprio poco dopo i fatti narrati, all’avvento del fascismo i cui venti spirano lugubri anche sulla Venezia in cui vive e si muove la giovane Anita Calzavara. Altri aspetti rilevanti e di grande interesse per chi volesse approfondire sono certamente la situazione carceraria delle detenute della Giudecca, l’influenza della Chiesa nella politica e nella vita della gente, il rapporto con il potere che è diverso per ciascuno dei personaggi e, ultimo ma non meno importante, il tema dell’amicizia che qui è sfuggente, tenuto sottotraccia, ma pure pressante ed incombente.
Resta con me, sorella‘ è un romanzo complesso, certamente, ma ricco di spunti di riflessione ed approfondimento, nonché un affresco a tinte lugubri su uno spaccato di storia sociale italiana.


Il libro.

Quarta di copertina: Quali sogni ti erano concessi in Italia, negli anni Venti del Novecento, se non eri un uomo? Con la consueta capacità di scrutare nell’animo femminile e nell’ambiguità delle relazioni, Emanuela Canepa racconta due donne che, imprigionate dal potere maschile o dalla propria incapacità di opporvisi, sognano di liberarsi dalle catene della Storia. Da quando suo padre è morto di febbre spagnola, Anita, orfana di madre dall’età di sette anni, vive con la matrigna e i suoi due figli. Uno lavora con lei nel giornale in cui il padre prestava servizio. Un giorno il fratellastro ruba dalla cassa e Anita decide di prendersi la colpa, perché il suo misero stipendio di donna non basterebbe a mantenere la famiglia, mentre quello del fratellastro sì. Rinchiusa nel carcere della Giudecca, incontra Noemi, una ragazza ombrosa da cui tutte si tengono alla larga – «ha il demonio dentro», dicono – e dalla quale persino le suore mettono Anita in guardia. Ma lei ne subisce il fascino e, malgrado Noemi non riveli mai il motivo per il quale è stata condannata, Anita si confida con lei. Le due stringono un patto: progettano di costruire un futuro insieme, una volta fuori. Sono convinte di poter trovare la propria strada nel mondo anche senza un marito. Ma oltre la soglia della prigione l’esistenza travolge e confonde come il brulichio incessante per le strade di Venezia, obbligando Anita a fare i conti con sé stessa e con il segreto inconfessabile che Noemi nasconde.


L’autrice.

Emanuela Canepa (Roma, 1967) è una scrittrice italiana. Si laurea in Storia medievale a Roma II-Tor Vergata con Chiara Frugoni e Alessandro Barbero, e poi in Psicologia a Padova, dove risiede dal 2000. Ha lavorato come bibliotecaria occupandosi di assessment presso la Scuola di Psicologia dell’Università di Padova fino al 2022.
Nel 2014/2015 frequenta a Rovigo la scuola di scrittura Palomar di Mattia Signorini.
Ha pubblicato racconti su Cadillac, Il Rifugio dell’Ircocervo, CattedraleIn Allarmata Radura.
Nel 2017 ha vinto la XXX edizione del premio Calvino con il romanzo ‘L’animale femmina‘ pubblicato da Einaudi Stile Libero il 30 aprile del 2018. Nel 2020 è uscito il suo secondo romanzo, sempre per Einaudi Stile Libero, ‘Insegnami la tempesta’, seguito nel 2023 dal romanzo storico Resta con me, sorella.
Dal 2019 insegna scrittura creativa presso la Bottega di Narrazione di Giulio Mozzi. Dal 2022 collabora anche con il Master di Tecniche Narrative della Scuola Palomar fondata da Mattia Signorini.

Pubblicato in: #fantasy, LETTERATURA FANTASY, Romanzo

‘From Blood and Ash’, la saga di Sangue e Cenere di J. L. Armentrout – RECENSIONE


UNA FANCIULLA…
Scelta dalla nascita per dare vita a una nuova era, Poppy non è mai stata padrona della propria vita. La sua è un’esistenza solitaria, in cui tutto le è proibito: nessuno può guardarla, né toccarla o rivolgerle la parola.
Non è nemmeno libera di usare il proprio dono… Può solo aspettare il giorno della sua Ascensione, chiedendosi che cosa accadrà, mentre preferirebbe di gran lunga stare con le guardie, a combattere il male che ha distrutto la sua famiglia. Ma lei, la Vergine, non ha mai potuto decidere per se stessa.
UN DOVERE…
Il futuro del regno è sulle sue spalle, anche se lei quel fardello non lo ha mai voluto. Perché anche la Vergine ha un cuore, un’anima, dei desideri. E quando nella sua vita entra Hawke, la guardia incaricata di proteggerla e sorvegliarla, il destino e il dovere si intrecciano inesorabilmente con il desiderio. Quel giovane dagli occhi dorati alimenta la sua rabbia, la spinge a mettere in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto, la sfida a provare sensazioni nuove e inesplorate.
UN REGNO…
Abbandonato dagli dei e temuto dai mortali, un nuovo regno sta risorgendo dalle ceneri. Determinato a riprendersi ciò che gli spetta, l’Oscuro avanza assetato di vendetta. Ma più l’ombra del male si avvicina, più il confine tra ciò che è giusto o sbagliato diventa sottile. E quando la trama insanguinata che tiene insieme il suo mondo inizia a sfaldarsi, Poppy non rischia soltanto di essere ritenuta indegna dagli dei, ma anche di perdere il proprio cuore e la sua stessa vita.









L’autrice.

Jennifer L. Armentrout, autrice numero 1 del New York Times e bestseller internazionale, vive a Shepherdstown in West Virginia. Tutte le voci che hai sentito sul suo stato non sono vere. Quando non è impegnata a scrivere passa il tempo a leggere, guardare film di zombi davvero brutti, fingere di scrivere, uscire con suo marito ed il suo Border Jack Apollo, Border Collie Artemis, sei alpaca giudicanti, due capre maleducate e cinque pecore soffici. All’inizio del 2015, a Jennifer è stata diagnosticata la retinite pigmentosa, un gruppo di malattie genetiche rare che comportano la rottura e la morte delle cellule della retina, con conseguente perdita della vista, tra le altre complicazioni. A causa di questa diagnosi, educare le persone sui vari gradi di cecità è diventata una sua passione, proprio accanto alla scrittura, che intende fare il più a lungo possibile.
I suoi sogni di diventare un’autrice sono iniziati durante le lezioni di algebra, dove trascorreva la maggior parte del suo tempo a scrivere racconti… il che spiega i suoi pessimi voti in matematica. Jennifer scrive paranormale per giovani adulti, fantascienza, fantasy e romanticismo contemporaneo. 

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Pubblicato in: #fantasy, #recensione, LETTERATURA FANTASY, Romanzo

The prison Healer, Lynette Noni – RECENSIONE

“Qui a Zalindov, l’unica persona di cui ti puoi fidare sei te stesso.”

“The Prison Healer” di Lynette Noni è un’appassionante e travolgente avventura fantasy che trasporta i lettori in un mondo oscuro e misterioso.
Il libro segue la storia di Kiva Meridan, una giovane condannata a vivere in un tetra prigione, Zalindov, il luogo dove vengono rinchiusi i criminali più pericolosi del Regno. Si tratta del primo volume di una trilogia, seguiranno ‘The gilded cage’ e ‘The blood traitor’.

Kiva è, sostanzialmente, la guaritrice della prigione perché possiede talento e conoscenze uniche per curare e somministrare erbe medicinali, capacità molto apprezzata da coloro che governano Zalindov e anche da molti prigionieri, ma non tutti. Per qualcuno lei è una traditrice, serva dei cellerini, ma il suo ruolo la protegge. Sembra che tutto possa andare avanti così ma la sua vita prende una svolta drammatica quando le viene chiesto di accettare una sfida impossibile…

Il romanzo è scritto bene e tratteggia un’atmosfera cupa e opprimente di un mondo più ampio, appena accennato ma che cattura immediatamente l’attenzione del lettore. La protagonista, Kiva, è un personaggio ben sviluppato e complesso, con un passato misterioso che viene svelato piano piano durante lo svolgimento della storia.
Kiva è coraggiosa e volenterosa, nonostante tutte le difficoltà della sua situazione, le azioni che compie la rendono una figura affascinante e degna di empatia. Anche l’incontro con un prigioniero appena arrivato potrebbe risultare interessante. Ma qui siamo nel campo dello spoiler e questo blog ne è privo.

Lynette Noni ha creato un mondo ben dettagliato, un romanzo con una trama intrigante e una serie di colpi di scena che mantengono i lettori incollati alle pagine fino all’ultima riga. Non ci si può staccare perché la narrazione è avvincente ed il ritmo piuttosto veloce.

Oltre a questo, il romanzo esplora temi profondi come la spinta alla sopravvivenza, la difficoltà di riporre fiducia in altri, l’amicizia e la lotta contro le ingiustizie.

The prison healer‘ fornisce il giusto equilibrio tra azione, suspense e momenti emotivi, offre una storia che può piacere ad un pubblico ampio anche ai lettori non propriamente affascinati dai fantasy.


Il Libro.

Quarta di copertina: La diciassettenne Kiva Meridan ha passato gli ultimi dieci anni a lottare per la sopravvivenza nella famigerata prigione della morte, Zalindov, lavorando come guaritrice della prigione. Quando la Regina Ribelle viene catturata, Kiva viene incaricata di mantenere in vita la donna malata terminale abbastanza a lungo da permetterle di sottoporsi alla Prova dell’ordalia: una serie di sfide elementali contro i tormenti dell’aria, del fuoco, dell’acqua e della terra, assegnate solo ai più pericoloso dei criminali.
Poi arriva un messaggio in codice dalla famiglia di Kiva, contenente un unico ordine: “Non lasciarla morire. Stiamo arrivando.” Consapevole che le Prove uccideranno la malata regina, Kiva rischia la vita per offrirsi volontaria al suo posto. Se ci riesce, sia lei che la regina otterranno la libertà.
Ma nessuno è mai sopravvissuto.
Con un’incurabile piaga che sta dilagando su Zalindov, un misterioso nuovo detenuto che lotta per il cuore di Kiva e una ribellione carceraria in fermento, Kiva non può sfuggire alla terribile sensazione che le sue prove siano appena iniziate.


L’autrice.

Dopo aver studiato giornalismo, scrittura accademica e comportamento umano all’università, Lynette Noni si è finalmente avventurata nel mondo della narrativa. Ora è una scrittrice a tempo pieno e l’autrice n. 1 di bestseller della serie fantasy per giovani adulti in sei libri,  The Medoran Chronicles , della pluripremiata duologia YA,  Whisper e della trilogia fantasy YA di fama mondiale, The Prison Healer.
Nel 2019, il libro di Lynette Whisper ha vinto l’ABIA Award (Australian Book Industry Award) per Small Publishers ‘Children’s Book of the Year, nonché il Gold Inky Award (l’unico premio australiano per i libri per adolescenti).
La sua serie più recente, The Prison Healer , ha vinto l’ABIA Award 2022 per il libro dell’anno per bambini più grandi (13+) ed è stata selezionata per gli Indie Book Awards 2022. È stato anche finalista agli Audie Awards 2022 e una menzione notevole del CBCA (Children’s Book Council of Australia) per Older Readers Book of the Year. The Prison Healer  è stato anche votato al secondo posto nella Top 50 di Better Reading Kids per il 2022 (direttamente dietro  Harry Potter ). Più di recente, l’ultimo libro della trilogia,  The Blood Traitor , ha vinto l’ABIA Award 2023 come Libro dell’anno per bambini più grandi (13+).
Complessivamente, i libri di Lynette sono stati pubblicati in 19 paesi diversi e oltre.

Pubblicato in: #thriller, Narrativa contemporanea

Omicidio fuori stagione, Arwin J. Seaman – RECENSIONE

Arwin J. Seaman è lo pseudonimo di un noto autore italiano alla sua prima ‘avventura’ con un giallo nordico.

La storia ci porta su un’isola svedese a largo di Malmö: Liten. L’isola, non reale ma estremamente realistica, ed è la vera protagonista di questo libro. L’ambientazione è davvero il pilastro di ‘Omicidio fuori stagione‘. La stagione a cui fa riferimento il titolo è quella turistica, quella in cui l’isola si rende bella e accogliente per i forestieri che vogliono rilassarsi e fare belle foto alle barche e alle casette colorate. Fuori da questa stagione l’isola è abitata solo dai residenti che vivono come in attesa della successiva estate.
Liten in svedese significa ‘piccolo’ ma in un certo modo anche ‘insignificante’. Bene, non per questo romanzo.
L’autore vuole che sull’isola ci sia anche un vulcano spento nel cui cratere si sia formato un lago. Questo lago circolare sarà la scena del crimine.

Avverto subito che non sono un’ esperta di gialli/thriller/noir, li leggo di tanto in tanto ma non sono il mio pane quotidiano. Ciò non toglie che possa dire con cognizione di causa che questo in particolare non mi ha convinto del tutto.
Inizio con il dire che i personaggi non hanno la giusta tridimensionalità, sono piatti come delle sagome su una scenografia. In alcuni casi li ho trovati stereotipati, ma non nell’ accezione positiva, quando un personaggio pare di averlo conosciuto realmente proprio perché è un ‘tipo’. No, in questo caso stereotipati proprio per mancanza di profondità e caratterizzazione. C’è anche una pregressa relazione tra due di loro, relazione di cui però si perde un po’ il senso durante lo sviluppo della trama e si spogia di qualsivoglia interesse.

Lo stile di scrittura risulta eterogeneo, talvolta mi è apparso forzato.

La risoluzione del caso anche non soddisfa del tutto, non c’è una vera tensione nel voler scoprire chi è stato, perché alcune situazioni si svolgono lentamente, altri invece fanno scatti che risultano forzati per amor di trama.

Ho però apprezzato comunque l’intreccio, nonostante lasci quella lieve insoddisfazione, perché pur essendo un giallo classico ha una buona tessitura e una complessità lodevole. Ottimo, l’ho già detto ma lo ripeto volutamente, il ruolo dell’isola che da mera ambientazione diventa protagonista assoluta con tanto di temperamento e indole.
Purtroppo, essendo il primo di una possibile serie, mi sarebbe piaciuto di più ‘affezionarmi’ ai personaggi, invece non sono sicura di volerli ‘incontrare’ di nuovo.
Attendo commenti dai più esperti del genere e nel frattempo aspetto la risoluzione del mistero, forse il più avvincente di tutti, sull’identità dell’autore.


Il libro

“Mai successa una cosa del genere, qui.”

È questa la frase che l’ufficiale della Scientifica Henning Olsson sente pronunciare al suo arrivo su Liten, isola vulcanica che sorge in un tratto di mare tra Svezia e Danimarca. Perché l’omicidio di una ragazza di sedici anni non ha niente a che fare con la vita tranquilla e solitaria di quel mucchio di scogli e boschi su cui Henning non metteva piede da quattro anni. E in cui sperava di non dover tornare più. A Liten non accade mai nulla e questo lo sa molto bene, visti tutti i fine settimana che ci ha trascorso cercando di riportare sulla terraferma la donna che amava: l’agente Annelie Lindahl. Certo, il vulcano spento con il suo lago perfettamente circolare è una bella attrazione durante i mesi estivi. Ma ora proprio quel lago è diventato il teatro di un crimine orrendo, una ragazza uccisa, legata per farle assumere la forma di una stella, e abbandonata nell’acqua cristallina. No, nulla di tutto ciò è mai accaduto sull’isola.

Henning è stato chiamato per la sua grande esperienza nella Scientifica, ma ciò che dovrà fare a Liten sarà molto più di qualche rilievo. Lì nessuno sa come condurre una vera indagine e lui è l’unico ad averne le capacità. Lui e la persona che quell’isola gliel’ha fatta odiare: Annelie. Insieme a Kaj Bak, un giovanissimo fotografo con idee geniali e un bisogno atavico di riconoscimento, al commissario Owe Dahlberg, che nasconde una parte di sé, e alla giovane Malin, adolescente irrequieta e aspirante influencer, Henning e Annelie cercheranno di sbrogliare il primo capitolo di quello che sembra l’inizio di un incubo.


L’autore

Arwin J. Seaman è lo pseudonimo di uno scrittore italiano di grande successo. Questa è la sua prima indagine nordica, capitolo iniziale di una serie ambientata sull’isola di Liten.

Pubblicato in: segnalazioni

Un buon posto in cui fermarsi, Matteo Bussola – segnalazione

Casa Editrice: Einaudi | Prezzo: € 16,50 | Data di pubblicazione: 20 giugno 2023


Quarta di copertina: A volte la vita ci colpisce fino ad abbatterci. E se invece di rialzarci, provassimo a guardare il mondo con gli occhi di chi è a terra? Forse proprio la resa può regalare un’inaspettata felicità. Dopo “Il rosmarino non capisce l’inverno”, il nuovo commovente romanzo di Matteo Bussola. In pochi hanno saputo raccontare la fragilità maschile senza stereotipi, senza pregiudizi, senza vergogna. Matteo Bussola sa farlo con schiettezza e umanità. In queste pagine lancinanti eppure piene di luce, un uomo trova il coraggio di disertare la propria esistenza e costruire un sogno. Un padre in neuropsichiatria con il figlio impara ad accogliere la ferita di chi ha messo al mondo. Un anziano marito, prendendosi cura della moglie malata di Alzheimer, si domanda che cosa rimanga di una relazione quando chi amiamo sparisce, anche se possiamo ancora toccarlo. Un hikikomori che si è innamorato online vorrebbe incontrare chi è diventato per lui così importante, ma la paura di uscire lo imprigiona. Un bambino ubbidiente scopre la bellezza inattesa di deludere le aspettative. Incrinati, piegati, sconfitti, capaci però di cercare un senso, di intravederlo lì dove mai avrebbero creduto, questi protagonisti trovano ognuno un modo personale, autentico, spudoratamente onesto, di rispondere alla domanda: «Che cosa fa di un uomo un uomo?»


Chi è Matteo Bussola?

Matteo Bussola è nato a Verona nel 1971. Ha conseguito la laurea in architettura a Venezia ma poi ha preferito dedicarsi alla carriera di fumettista. Lavora con diverse case editrici di fumetti, italiane e straniere: con Eura Editoriale (oggi Aurea), Star Comics, con le case editrici francesi Soleil e Humanoides Associés. Nel 2011, insieme a Paola Barbato, crea il web-comic “Davvero”, poi pubblicato sotto il marchio Star Comics. Nel 2012 inizia a collaborare con Sergio Bonelli Editore, entrando a far parte dello staff di disegnatori della serie Adam Wild. Tiene una rubrica settimanale su “Robinson” dal titolo Storie alla finestra, e conduce con Federico Taddia un programma settimanale su Radio 24, I padrieterni, sul ruolo dei nuovi padri.
Vive a Verona con la compagna, tre figlie e due cani.
Il suo primo libro, Notti in bianco, baci a colazione è pubblicato da Einaudi (2016). Altri libri pubblicati con Einaudi sono: Sono Puri i loro sogni. Lettera a noi genitori sulla scuola (2017), La vita fino a te (2018), L’invenzione di noi due (2020) e Mezzamela (2023). Con Salani Editore ha pubblicato Viola e il Blu (2021)

Pubblicato in: segnalazioni

Doveva essere il nostro momento, Eleonora C. Caruso – segnalazione

Casa Editrice: Mondadori | Prezzo: € 20.00 | Data di pubblicazione: 20 giugno 2023


Quarta di copertina: Una ragazza è seduta su una ruota di scorta bucata, in mezzo al nulla della campagna novarese. I suoi capelli, un tempo rosa zucchero filato, ora sono un garbuglio di colori improbabili. Pochi riconoscerebbero in lei Cloro, celebrità di internet con milioni di follower in tutto il mondo. Insieme a lei, a tentare di riparare un’auto che ha macinato migliaia di chilometri, c’è Leo, trentaquattrenne disilluso, che dalla vita non ha avuto nulla di ciò che si aspettava – e dire che non si aspettava molto. Soltanto uno come lui, senza niente da perdere, avrebbe accettato di partire da Milano alla volta dell’entroterra catanese per recuperare un amico finito in una presunta setta in cui si vive come negli anni Novanta. La setta esiste davvero, all’interno di una masseria abbandonata, ed è guidata da Zan, un uomo ambiguo e magnetico convinto di aver compreso la Verità dopo un lavoro da incubo come moderatore di una piattaforma. Leo rimane alla masseria per tre mesi, ma si accorge di Cloro solo quando lei gli chiede un passaggio per Milano. Inizia così il loro viaggio in auto dalla Sicilia alla Lombardia, sedici ore previste che si dilatano in cinque giorni, attraverso varie tappe in città e paesini dalle atmosfere sempre più surreali, perché l’Italia sta per entrare in lockdown. Leo e Cloro, che non potrebbero essere più diversi, durante il viaggio ricostruiscono le loro vite e le ragioni che li hanno portati alla masseria, discutono, si fraintendono, si allontanano e si avvicinano di nuovo, più simili di quanto entrambi siano disposti ad accettare. 


Chi é Eleonora C. Caruso?

Eleonora C. Caruso è nata nel 1986 in provincia di Novara. Nel 2012 è uscito il suo primo romanzo Comunque vada non importa (Indiana Editore). Nel 2018 ha pubblicato con Mondadori Le ferite originali, ristampato nel 2022 dopo un passaparola entusiastico dei lettori su TikTok; nel 2019, sempre per Mondadori, è uscito Tutto chiuso tranne il cielo. Vive a Milano con il marito e la sua collezione di manga.