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Segnalazione: Tre gocce d’acqua, Valentina D’Urbano

Casa Editrice: Mondadori | Prezzo: € 19,00 | Data di pubblicazione: 1 Giugno 2021

E’ già possibile preordinarlo!

Quarta di copertina: Celeste e Nadir non sono fratelli, non sono nemmeno parenti, non hanno una goccia di sangue in comune, eppure sono i due punti estremi di un’equazione che li lega indissolubilmente. A tenerli uniti è Pietro, fratello dell’una da parte di padre e dell’altro da parte di madre. Pietro, più grande di loro di quasi dieci anni, si divide tra le due famiglie ed entrambi i fratellini stravedono per lui. Celeste è con lui quando cade per la prima volta e, con un innocuo saltello dallo scivolo, si frattura un piede. Pochi mesi dopo è la volta di due dita, e poi di un polso. A otto anni scopre così di avere una rara malattia genetica che rende le sue ossa fragili come vetro: un piccolo urto, uno spigolo, persino un abbraccio troppo stretto sono sufficienti a spezzarla. Ma a sconvolgere la sua infanzia sta per arrivare una seconda calamità: l’incontro con Nadir, il fratello di suo fratello, che finora per lei è stato solo un nome, uno sconosciuto. Nadir è brutto, ruvido, indomabile, ha durezze che sembrano fatte apposta per ferirla. Tra i due bambini si scatena una gelosia feroce, una gara selvaggia per conquistare l’amore del fratello, che preso com’è dai suoi studi e dalla politica riserva loro un affetto distratto. Celeste capisce subito che Nadir è una minaccia, ma non può immaginare che quell’ostilità, crescendo, si trasformerà in una strana forma di attrazione e dipendenza reciproca, un legame vischioso e inconfessabile che dominerà le loro vite per i venticinque anni successivi. E quando Pietro, il loro primo amore, l’asse attorno a cui le loro vite continuano a ruotare, parte per uno dei suoi viaggi in Siria e scompare, la precaria architettura del loro rapporto rischia di crollare una volta per tutte.


Dicono dell’autrice.

Valentina D’Urbano è una scrittrice e illustratrice per l’infanzia, nata a Roma il 28 giugno 1985. Si è diplomata allo IED in illustrazione e animazione multimediale. Nel 2010 vince la prima edizione del torneo letterario IoScrittore organizzato dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. Longanesi ha pubblicato i suoi romanzi: Il rumore dei tuoi passi, nel 2012; Acquanera nel 2013; Quella vita che ci manca nel 2014 (con cui vince il premio Rapallo Carige nel 2015), Non aspettare la notte nel 2016 e Isola di neve nel 2018. Con Tea ha pubblicato Alfredo (2015). Tre gocce d’acqua (2021) è il suo ultimo romanzo pubblicato da Mondadori.

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Segnalazione: La sorella perduta, Lucinda Riley

Casa Editrice: Giunti | Prezzo: € 19,80 | Data di pubblicazione: 11 maggio 2021

Quarta di copertina: Maia, Ally, Star, CeCe, Tiggy ed Electra: ognuna delle 6 sorelle D’Aplièse ha compiuto un viaggio straordinario alla scoperta delle proprie origini, ma la costellazione delle Pleiadi da cui hanno preso i loro nomi è composta da 7 stelle e nessuno ha ancora scoperto chi sia veramente e dove si trovi Merope. Mentre Ally e Maia sono ad Atlantis a guardare Electra in tv al Concert for Africa, l’avvocato Georg Hoffman arriva con una novità incredibile: sembra che finalmente ci sia una pista concreta per trovare la sorella perduta. Con l’indirizzo di una vigna e il disegno di un anello di smeraldo a forma di stella, ha inizio una staffetta che porterà le sorelle ad attraversare, letteralmente, il mondo intero: dalla Nuova Zelanda al Canada, dall’Inghilterra alla Francia e infine all’Irlanda, unite più che mai nella missione di completare la loro famiglia prima della commemorazione per la morte di Pa’ Salt. Una ricerca che le metterà sulle tracce di una donna che in realtà non vuole essere trovata… ma perché? Sempre più avventura, sempre più suspense nel settimo capitolo dell’epica saga bestseller internazionale.


Dicono dell’autrice.


Lucinda Riley è nata in Irlanda e ha esordito come scrittrice a 24 anni. Vive tra il Norfolk e il Sud della Francia, con il marito e i quattro figli.
Il giardino degli incontri segreti (Giunti 2012) è diventato un bestseller internazionale e in Italia è balzato subito ai primi posti delle classifiche. Sempre per Giunti sono usciti La luce alla finestra (2013), Il segreto della bambina sulla scogliera (2013), Il profumo della rosa di mezzanotte (2014), L’angelo di Marchmont Hall (2015), Le Sette Sorelle (2015), Ally nella tempesta (2016), Il segreto di Helena (2016) e La sorella perduta (2021). I suoi romanzi sono tradotti in più di 26 Paesi.
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Recensione: Volevo solo sfiorare il cielo, Silvia Ciompi

Quando ti innamorerai ti capiterà di sentirti sbagliata, brutta, spettinata e poi bella e spaventata. Ma non te ne fregherà più niente delle smagliature, delle cicatrici, dei tuoi spigoli o dei tuoi chili di troppo, perché chi ti ama fa così: ti cura e ti migliora e ti porta via anche i complessi. Quando ti innamorerai sarete ovunque.

Maremma diavola, che romanzo!
Alzi la mano chi si ricorda del primo amore, chi ricorda le miriadi di sensazioni che porta con sé e tutto quello che ne consegue.
Quando ci si innamora si è ovunque, come dice la citazione: nella musica, nelle frasi altrui, nel fondo di una tazza di caffè, tra gli alberi. Insomma, innamorarsi a volte è una gran bella grana e citando il buon John Lennon: ‘l’amore è ciò che ti accade mentre fai altri progetti’.
Ed è proprio l’amore che dà la possibilità ai giovanissimi protagonisti di questo romanzo di sopravvivere e di trovare un senso a quel gran macello che è la vita.
Clelia ha appena compiuto diciotto anni, ha dei meravigliosi occhi, non ascolta più musica da oltre un anno, si veste sempre di nero ed è in cerca di se stessa.
Lorenzo ha diciotto anni, ricci ribelli, vive con le cuffie nelle orecchie, vagamente somigliante a Marlon Brando [a detta di Clelia] ed è in fuga da tutto e da tutti compreso se stesso.
La vita ha già lasciato cicatrici invisibili e visibili su entrambi ed anche se sono nell’età in cui hanno tutta la vita davanti, loro la vita non riescono più a sentirla.
Clelia e Lorenzo non hanno altri progetti in mente, ma inciamperanno l’uno nella vita dell’altra rendendo il loro amore l’unica àncora di salvezza.

Quando sei triste, spaventata, felice, innamorata, eccitata, depressa, prova a pensare a una canzone. Per ogni momento della vita esiste una canzone in grado di alleviare il dolore o di amplificare la tua gioia.


L’amore e la musica sono probabilmente le uniche cose di cui l’essere umano non si stancherà mai e che fanno girare – o quasi – il mondo.
É infatti attraverso la musica – ascoltata tramite cuffie o grammofoni – che si dipana la storia d’amore di Clelia e Lorenzo, ambientata tra le stradine della meravigliosa Isola d’Elba profumate di salsedine e la periferia romana.
All’interno della storia sono citate canzoni ‘d’annata’ e ‘più recenti’ ed è una particolarità che mi è piaciuta davvero tanto, soprattutto perché anche io ascolto molta musica e spesso faccio un miscuglio tra nuovo e vecchio e per questo mi sono sentita in sintonia sia con Clelia e il suo grammofono che con Lorenzo e le sue cuffie.
Più in basso troverete il link di Spotify per andare ad ascoltare tutte le canzoni citate all’interno del romanzo.
Tra il viale dei ricordi della mia infanzia e nuove scoperte, la mia playlist personale è decisamente lievitata!

Volevo solo sfiorare il cielo‘ è sì, un romanzo che racconta il primo amore, uno che il cuore lo spacca davvero, ma è anche un racconto di due famiglie che hanno perso molto. Nonostante le disgrazie accadute però cercano di andare avanti come possono, passo dopo passo, cercando di superare il dolore, a volte non riuscendoci.
Il ‘dolore’ è un tema molto importante perché sia Clelia che Lorenzo sono fatti di dolore, di rabbia e di sensi di colpa. Stando insieme questi devastanti sentimenti si affievoliscono, dando loro la possibilità di vivere l’estate dei loro diciotto anni come qualsiasi diciottenne dovrebbe: a fare pazzie ed innamorarsi.

Silvia Ciompi è tornata con un nuovo romanzo capace di tenere incollati alle quattrocentoundici pagine, ancora una volta.
Calime’ e Parassita burino vi entreranno dentro, facendovi partecipi del loro sentimento ed attraverso le pagine vivrete davvero intensamente la loro storia perché l’amore vero ti resta addosso per tutta la vita e, a volte, riesce anche a salvarti.
Impossibile dimenticarsi di loro.



Cose da ricordare:
° Comprare assolutamente il libro
° Ascoltare in loop la playlist del romanzo
° Tornare ad ascoltare i vinili
° Iniziare a giocare ” Se questo momento fosse una canzone, sarebbe?”
° Cercare un migliore amico come Ahmed, perché tutti ne dovremmo avere uno.


Ringrazio Silvia Ciompi, Promozione Romanzi e la Sperling & Kupfer.


Quarta di copertina: Dopo la morte della madre Emma, Clelia ha smesso di vivere. Nasconde le cicatrici sotto il trucco pesante e le magliette scure troppo lunghe, con il silenzio unico compagno delle sue giornate, da cui la musica, tanto amata da Emma, è bandita. Il giorno del suo compleanno, quando la nonna le consegna la chiave di uno scantinato che le aveva comprato la madre per allestire una web radio, Clelia all’inizio non ne vuole sapere, poi la curiosità di scoprire il suo ultimo piano ha la meglio. Ed è proprio fuori dallo scantinato, sotto il sole cocente di giugno, che conosce Lorenzo, appena arrivato all’Isola d’Elba da Roma, con i suoi ricci ribelli, la faccia da schiaffi e un sorriso arrogante. Tra i due prima è guerra aperta, poi tregua armata, infine pace che assomiglia tanto all’amore. E all’improvviso, mentre l’estate infuria e l’afa diventa sempre più opprimente, Clelia non si nasconde più e la musica torna a fare da colonna sonora ai suoi giorni. Ma la ragazza non sa che Lorenzo è in fuga da tutto, soprattutto da se stesso, e si porta dentro un terribile dolore. Una volta che i segreti di entrambi verranno svelati, la loro storia sopravvivrà ai contraccolpi della vita?


Dicono della scrittrice

Silvia Ciompi, classe 1993, vive in Toscana.
Scrive da sempre e ovunque: diari, poesie e ora romanzi. Ha esordito, prima su Wattpad e poi in libreria, con ‘Tutto il buio dei miei giorni‘, seguito da ‘Tutto il mare è nei tuoi occhi‘, facendo sognare migliaia di lettrici.
Potete trovare l’autrice sui social Facebook e Instagram.

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Recensione: Nonostante tutto, Jordi Lafebre

Proprio ora che ti ho ritrovato, vorrei tenere da parte un pezzetto della mia vita per te. Un pezzetto pieno di gabbiani, con vista sul mare.

edizione BaoPublishing

Come si può spiegare questa graphic novel?

I veri protagonisti sono, senza ombra di dubbio, i disegni di Lafebre.
Sono davvero meravigliosi e, secondo il mio parere, per poter davvero apprezzare appieno questo fumetto bisogna ‘leggerlo’ due volte: la prima volta leggendo i dialoghi e conoscendo la storia, la seconda volta solo attraverso le immagini. I disegni sono così ben fatti che non servono le parole.
Non sono un’appassionata di fumetti, ma ‘Nonostante tutto‘ mi ha subito attirata fin da quanto è entrato nella wishlist di Febbraio.
La peculiarità di questa storia è che parte dalla fine, ovvero dall’ultima lettera dell’alfabeto. Ed è proprio da quest’ultima che prende il nome il protagonista Zeno, eterno viaggiatore, studente per tutta la sua vita e libraio a tempo perso e arriva alla prima lettera dell’alfabeto grazie alla quale conosciamo anche Ana, sindaco per passione per più della metà della sua esistenza, madre e moglie assente. Ha sacrificato tutto ed ora a sessantasette anni ha deciso di prendere in mano la sua vita.
Zeno ha perso quarant’anni della sua esistenza a dimostrare la sua tesi, a detta di alcuni impossibile, consistente nel dimostrare la possibilità che il tempo possa andare all’indietro.
Insomma due persone che si rincorrono da sempre, fanno scelte discutibili, ma non se ne pentono.
Ed è proprio sulla base della tesi di Zeno che si fonda questa graphic novel.
I capitoli infatti sono numerati da 20 a 1, quindi al contrario, come se il tempo potesse davvero andare ‘all’indietro’, anche se per i nostri due protagonisti quello è il loro vero inizio.
Nel capitolo 20, a inizio storia, li vediamo in procinto di rincontrarsi dopo anni, emozionati come due ragazzini a godere della sudata pensione, finalmente insieme.
Nel capitolo 1 vediamo come è iniziata la loro storia, il loro primo rocambolesco incontro.

Con le incredibili illustrazioni di Lefebre si dirama una storia d’amore dolce amara dove attraverso il tempo due anime destinate a rincorrersi e, alla fine, raggiungersi nonostante tutto.
Trentasette anni a ritroso per poter dare loro la possibilità di vivere la loro occasione.

Amore in Nonostante tutto

Dicono dell’autore.

Jordi Lafebre è nato a Barcellona nel 1979, dove ha studiato fumetti e belle arti. Pubblica per diverse riviste spagnole, in particolare su «Mister K», in cui firma El munda de Judy con lo sceneggiatore Toni Front. Il suo incontro con lo sceneggiatore Zidrou è decisivo, e segna l’inizio di diverse collaborazioni: nel 2010 esce Lydie, nel 2014 La Mondaine e poi nel 2015 inizia la serie Un’estate fa, il cui primo volume (pubblicato nel 2019 in Italia da BAO Publishing) vince il premio Lucca Comics Award 2020, nella categoria Miglior Fumetto. In Italia, nel 2021, esce Nonostante tutto (Bao Publishing 2021).

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Anticipazione: Il grido della rosa, Alice Basso


Ed ecco la copertina del nuovo romanzo di Alice Basso, in uscita il 20 maggio e ambientato a Torino negli anni ’30.
Seguito de Il morso della vipera (qui nostra recensione) con protagonista la bella Anita il nuovo romanzo costerà 16,90 € e sarà sempre edito da Garzanti, è stata inoltre resa nota la quarta di copertina:

Torino, 1935. Mancano poche settimane all’uscita del nuovo numero della rivista di gialli «Saturnalia». Anita è intenta a dattilografare con grande attenzione: ormai ama il suo lavoro, e non solo perché Sebastiano Satta Ascona, che le detta la traduzione di racconti americani pieni di sparatorie e frasi a effetto, è vicino a lei. Molto vicino a lei. Alla sua scrivania Anita è ancora più concentrata del solito, ancora più immersa in quelle storie, perché questa volta le protagoniste sono donne: donne detective, belle e affascinanti, certo, ma soprattutto brave quanto i colleghi maschi. Ad Anita sembra un sogno. A lei, che mal sopporta le restrizioni del regime fascista. A lei, che ha rimandato il matrimonio per lavorare. A lei, che legge libri proibiti che parlano di indipendenza, libertà e uguaglianza. A lei, che sa che quello che accade tra le pagine non può accadere nella realtà. Nella realtà, ben poche sono le donne libere e che non hanno niente da temere: il regime si fregia di onorarle, di proteggere persino ragazze madri e prostitute, ma basta poco per accorgersi che a contare veramente sono sempre e solo i maschi, siano uomini adulti o bambini, futuri soldati dell’Impero. E così, quando Gioia, una ragazza madre, viene trovata morta presso la villa dei genitori affidatari di suo figlio, per tutti si tratta solo di un incidente: se l’è andata a cercare, stava di sicuro tentando di entrare di nascosto. Anita non conosce Gioia, ma non importa: come per le sue investigatrici, basta un indizio ad accendere la sua intuizione. Deve capire cosa è successo veramente a Gioia, anche a costo di ficcare il naso in ambienti nei quali una brava ragazza e futura sposa non metterebbe mai piede. Perché la giustizia può nascondersi nei luoghi più impensabili: persino fra le pagine di un libro.
La nuova protagonista nata dalla penna acuta di Alice Basso ha conquistato tutti: le classifiche dei libri più venduti, i lettori che sono già fan della ghostwriter Vani Sarca e la stampa più autorevole. Anita è entrata nel cuore di chiunque ami il potere dei libri, le investigazioni ricche di misteri e e protagoniste uniche nel loro genere.

  • ISBN: 881181877X
  • Titolo: Il grido della rosa
  • Autrice: Alice Basso
  • Editore: Garzanti
  • data di pubblicazione: 20 maggio 2021
  • Genere: Narrativa
  • Pagine: 320
  • Prezzo: € 16,90 cartaceo

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Segnalazione: Certe notti, Simonetta Ronco

Casa editrice: Aracne Editrice | Prezzo: € 10,00 | Data di pubblicazione: 5 Febbraio 2021

Quarta di copertina: Dario Barresi è un commissario della Squadra Mobile di Torino. Bravo nel suo lavoro, stimato dai colleghi, affascinante. Mentre si sta recando in moto a una riunione in Questura, ha un incidente e rimane in coma tre settimane. Dal risveglio, la sua vita cambia. Dario durante il coma ha avuto delle visioni, ma ricorda solo un piccolo cimitero di provincia, dove tutte le lapidi sono dritte meno una che è messa storta. Comincia così la sua indagine personale, in un percorso incomprensibile che lo porta a Chiaromonte, paesino della Basilicata, dove mesi prima è morto un ragazzo. Dario si fa assumere come custode del cimitero, al posto del vecchio Cesare, morto ammazzato in circostanze poco chiare. Là conosce padre Rinaldo, il prete barricadero, Silvia la farmacista, Margherita, che come lui è stata protagonista di un’esperienza traumatica, e altri personaggi che formano il microcosmo di Chiaromonte e della vicina Matera. Impara i nomi scritti sulle tombe, comincia a essere vittima di incubi, deliri, visioni notturne che lo sconvolgono e a tratti riportano in superficie un’esperienza traumatica passata. Presto Dario si rende conto di essere diventato uno strumento di giustizia per le vittime di cold cases. Durante i suoi deliri, vede e sente cose che poi non ricorda, ma che lo spingono in modo irresistibile a scrivere racconti immaginari in cui si celano tutti gli indizi che serviranno a risolvere il caso. È l’inizio di tutto.


Dicono dell’autrice.

Simonetta Ronco, genovese, è docente del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Genova, avvocato e giornalista pubblicista.
Dirige la Collana “Mnemosine – Donne nell’ombra” per Licosia Editore e la Collana “Giovani Giuristi” per TAB Editore ed è autrice di biografie e romanzi. In qualità di storica e biografa ha collaborato con Il Secolo XIX, http://www.teatro.org, Resine, Satura, Xenia.
Genova è la città in cui è nata, è cresciuta e vive tuttora: una città ricca di ispirazioni e piena di sorprese, di angoli segreti, di storie e di leggende, che permette di passare dal mare alla montagna in pochi minuti. Questa varietà di paesaggi, assieme all’amore per la storia, si riflette nei suoi romanzi ad ambientazione storica e nei gialli nonché nelle biografie storiche, dedicate in particolare a figure femminili del passato spesso lasciate in ombra dalla storia europea e italiana.
Nella sua indole c’è sempre stato l’istinto di risolvere i problemi altrui, difendere i più deboli e combattere le ingiustizie e l’illegalità. Dopo la laurea in giurisprudenza, conseguita l’abilitazione alla professione di avvocato avrebbe potuto praticarla, oppure fare il magistrato o la poliziotta: ha preferito dedicarsi all’amore per la trasmissione del sapere e per la comunicazione, ereditati dalla madre scrittrice e dal padre scrittore e storico, e come professione ha scelto l’insegnamento fino a diventare titolare di cattedra universitaria. Uno dei lati più positivi del suo lavoro e un obiettivo di vita è di potersi dedicare ogni giorno ad aiutare i giovani a crescere culturalmente e psicologicamente.
La passione per gli sceneggiati (dagli anni Settanta alle fiction più recenti), per i gialli classici di Simenon e in generale per i misteri insoluti l’ha portata a interessarsi nel tempo di criminologia e criminalistica, di parapsicologia, di delitti irrisolti, affiancando l’approfondimento della cronaca alle letture: Agatha Christie e Arthur Conan Doyle sono stati un profondo arricchimento sotto il profilo narrativo. Lettrice selettiva, ama gli scrittori intimisti e predilige i libri corti.
Dello scrivere narrativa ama la possibilità di viaggiare con la fantasia, di gestire gli intrecci, di far finire tutto bene e di metterci un po’ di se stessa. Nei romanzi crea un mix di amore, mistero, dramma e autobiografia che avvince. Ama usare i batti e ribatti nei dialoghi e i lettori spesso dicono di “vedere le scene”. Il pianoforte è sempre stata una sua passione, condivisa col nonno materno e lo zio: da qui l’idea di lavorare sul pianista investigatore Audemars Février ambientandone le vicende nel suo periodo storico preferito, gli anni Venti del Novecento. Preferisce situare le vicende dei libri di volta in volta in momenti storici diversi: se è vero che scrivere significa vivere tante vite diverse è meglio cambiare anche epoca, no?
Il resto è fatto di tante piccole cose: viaggi, letture, amici, teatro, musica, amore.

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Segnalazione: Della stessa sostanza dei padri – poesie al maschile, Davide Rocco Colacrai

Casa Editrice: Le Mezzelane | Prezzo: € 11,00 cartaceo; € 3,00 ebook | Data di Pubblicazione: 5 marzo 2021


Quarta di copertina:

A due anni da “Asintoti e altre storie in grammi”, il poeta Davide Rocco Colacrai, torna con una nuova silloge poetica – edita da Le Mezzelane – “Della stessa sostanza dei padri – Poesie al Maschile” 

Il volume, terza silloge edita dalla casa editrice anconetana , si compone di 27 poesie che parlano dell’uomo in tutte le sue estensioni e visioni.

Ogni componimento ha un preciso rimando ad un uomo, un amico, un personaggio pubblico; questi uomini ispirano, con la propria vita e le proprie opere, versi eleganti che cristallizzano e fissano su carta tematiche potenti e attuali, spesso difficili da affrontare.

Ci sono versi dedicati alla pazzia e ai manicomi, alla droga, al suicidio, all’omosessualità nei campi di concentramento e l’onta familiare di scoprire un parente gay, ai migranti e alla loro terribile fine, alle lotte politiche anti-dittatoriali.

Molte poesie sono ispirate a personaggi afferenti alla sfera personale dell’autore ma tanti altri sono personaggi famosi; ci sono infatti versi ispirati e dedicati a Rudolf Nureyev, al giovane calciatore calabrese Nunzio Lo Cascio, allo scrittore anti castrista Reinaldo Arenas, a Stefano Cucchi e allo scienziato Stephen Hawking.

Davide Rocco Colacrai riesce con disinvoltura ad affrontare tante tematiche forti e dolorose grazie all’uso sapiente degli aggettivi e delle figure retoriche che si contaminano continuamente con altri “media” letterari e non (narrativa, film, canzoni).

Questa silloge, come molto bene descrive lo stesso autore, si può considerare come una risposta a “Istantanee Donna – Poesie al femminile” ma anche “un importante punto di evoluzione nella mia vita, contemporaneamente un nuovo punto di arrivo e un nuovo punto di partenza; è una presa di coscienza, umana ma anche spirituale, che prima mi mancava”.


Dicono dell’autore.

Giurista e Criminologo, Davide Rocco Colacrai è al suo dodicesimo anno di carriera e partecipazione a  Premi Letterari.
Ha ricevuto numerosissimi riconoscimenti nazionali e internazionali. 
Tra gli ultimi: il Premio Letterario Europeo “Massa, città fiabesca di mare e marmo” (aggiudicato per il secondo anno non consecutivo), la Medaglia di Bronzo per Meriti Letterari al Premio Internazionale “Medusa Aurea” organizzato dall’A.I.A.M. (dopo aver vinto quella d’oro per due volte consecutive) e il Premio come Poeta dell’anno all’omonimo Premio Internazionale organizzato da Otma2 Edizioni.
Ė autore dei seguenti libri: “Frammenti di parole” (2010), “SoundtrackS” (2014), “Le trentatré versioni di un’ape di mezzanotte” (2015), “Infinitesimalità” (2016), “Istantanee Donna (poesie al femminile)” (2017), “Il dopo che si ripete, sempre in sordina” (2018) e “polaroiD” (2018), che ama presentare sotto forma di spettacoli di “poesia in teatro”, con cui gira da alcuni anni l’Italia.
Hanno scritto di lui Alfredo Rienzi, Carmelo Consoli, Livia de Pietro, Armando Saveriano, Italo Bonassi, Flavio Nimpo, Mauro Montacchiesi, Gordiano Lupi, Alfredo Pasolino, Stefano Zangheri e molti altri.
Nel tempo libero, insegna matematica, studia recitazione, è autore radiofonico per whiteradio.it, colleziona 45 giri da tutto il mondo (ne possiede duemila), ama leggere, praticare sport all’aria aperta e viaggiare.

Piccolo plus, poesia presa dal romanzo!

Canto di un minatore per un cuore d’oro
(dedicata a Nic Sheff*)

Cos’è questo vuoto
che, attraverso il mio caos che vibra,
mi lascia sprofondare lentamente, quasi impercettibilmente,
nella bocca dell’universo
al suo peso millimetrico e infinito?
Conto i ricordi che sono impressi nelle mie braccia,
piccoli e precisi pleniluni di fragola
sporcati dalla notte
che, nella loro fioritura, ridimensionano l’uomo
che non vuole assomigliare al padre
e cancella, almeno per un istante lungo quanto il respiro di un girasole,
[il bambino

che lo vorrebbe perché sente che
per sopravvivere tutti abbiamo bisogno di un eroe.
Sono costellazioni di amore e odio
che mi risucchiano in irresistibili vortici di vita e ombre, d’insonnia a
[digiuno,

di avvicinamento morbido e crudele alla morte
senza assaggiarne mai il frutto,
una specie di favola

nella quale navigare senza direzione né destino
e con i gesti che restano impigliati
all’inchino del giorno
con gli occhi traslucidi come le cose.
Cerca l’amore, la mia pelle
nuda come il tempo e liscia come il ghiaccio,
un contatto per capire se l’ultima eco di madre che permane nelle
[stagioni

può soccorrere l’asse storto del mio tramonto
ai cui piedi nevicano lacrime
che non riescono a dissetare l’inferno che mi veste di follia
e prostra dove non arriva la parola
e l’amplesso del mondo è un silenzio che fa troppo rumore
e rende i miei cerchi di sangue
cigni nudi d’agosto.
Chiedo me stesso al mondo, a mio padre di dirmi sì un’ultima volta
e a Dio di scendere dalla sua croce e far salire me.
“Sono stato un minatore per un cuore d’oro
[…] e sto invecchiando ma continuo a cercare un cuore d’oro”**

*Nicholas o Nic Sheff è il protagonista, insieme al padre, che ne è autore, del libro – diventato poi un film – Beautiful Boy, nel quale si parla della sua esperienza devastante con la droga. Nic era il figlio che ogni genitore vorrebbe: un ragazzo allegro e simpatico, studente modello, campione nello sport, adorato dai fratellini.
Raggiunta l’adolescenza, Nic cominciò a sperimentare le droghe, cadendo in una discesa indicibile, fatta di metamfetamina ed eroina, fino agli inferi. La dipendenza lo rese un relitto tremante “con due buchi neri al posto degli occhi” e iniziò a mentire, rubare, scappare di casa. A chiedere aiuto e a precipitare di nuovo nel tunnel.

**Heart of gold, Neil Young

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Segnalazione: The Monster Circus, Valentina Palomba

“Venite, grandi e piccini,
ci saranno gli omini;
di magie e mostri vedrete
e siam certi ne racconterete.”

Cadde il tramonto, venne la sera,
e col circo parve leggera.

Il mattino arrivò
e l’entusiasmò recò:
di certo sarebbe stata
una splendida giornata.

La particolarità di questo romanzo è la rima baciata ed il genere è il dark fantasy in filastrocca.
Ne avevate mai sentito parlare? Noi no ed è per questo che segnaliamo con piacere questo romanzo. Potrebbe essere quello che mancava?

Casa Editrice: Bré Edizioni | Prezzo: € 13,00 | Data di pubblicazione: 10 agosto 2020

Quarta di copertina: William è il Dottore di un fantomatico paese che potrebbe essere il vostro. Abituato a essere qualcosa, vive la propria vita dimenticando di essere qualcuno. L’arrivo in paese del circo porta in lui uno sconvolgimento, è affascinato da una mitologica figura, la Diva, metà donna e metà mostro, una moderna arpia, affascinante quanto pericolosa, anche perché doppia: sono due donne racchiuse in una. Costei cela un segreto e da quel momento William non si dà pace fino a che non lo svelerà. Nel frattempo si accorge di una tremenda affinità con queste figure del circo, comprende come siamo più mostri che animali. Il Dottore, abituato ad approcciarsi con pazienti e malattie, scopre presto che in quella loro diversità non c’è nulla di anomalo, ma che anzi, lui ne è parte! E insegnerà che a esser diversi non si fa torto a nessuno, e si può scoprire un mondo fantastico che affascinerà anche voi. Benvenuti al circo! Anche se dei mostri! (Tenetevi stretti i vostri bambini)


Dicono dell’autrice.

Valentina Palomba nasce a Genova nel 1991. Parrucchiera di professione, amante degli animali e avida lettrice, ha sempre covato la passione della scrittura.
Scrive per diletto, per dar forma e carattere a un mondo interiore basato sul genere fantasy che lei ama.
Da piccoli racconti tenuti nel cassetto, scopre strada facendo le filastrocche, principalmente per adulti, al cui interno vi è sempre un messaggio di accettazione della diversità e di rispetto verso il mondo.

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‘Il Maialino di Natale’, nuovo romanzo per ragazzi di J.K. Rowling

L’autrice di Harry Potter ha lanciato un nuovo incantesimo, si chiama ‘il Maialino di Natale’ e uscirà il 12 ottobre in contemporanea mondiale. In Italia sarà pubblicato da Salani in cartaceo ed ebook e in UK, Australia, Nuova Zelanda, Irlanda e India verrà pubblicato dal Gruppo Hachette, in USA e Canada da Scholastic e sarà tradotto in altre venti lingue nel mondo.

J.K. Rowling e il suo messaggio di sostegno all'Italia

La storia è un’avventura commovente sull’amore di un bambino per il suo giocattolo più prezioso e su quanto lontano si spingerà per trovarlo. È una storia a sé stante, non correlata a nessuna delle storie di J.K. Rowling.
Questo libro è adatto a bambini dagli 8 anni in su ma è una storia di cui innamorarsi con tutta la famiglia.

Jack ama il suo giocattolo d’infanzia, Dur Pig. DP è sempre stato lì per lui, nel bene e nel male. Fino alla vigilia di Natale quando accade qualcosa di terribile: DP non si trova. Ma la vigilia di Natale è una notte particolare, fatta di miracoli, una notte in cui tutte le cose possono prendere vita, anche i giocattoli…
e l’ultimo giocattolo di Jack – il maialino di Natale (il fastidioso sostituto di DP) – ha un piano audace: insieme si imbarcheranno in un viaggio magico alla ricerca di qualcosa di perduto e per salvare il migliore amico che Jack abbia mai avuto.

Il maialino di Natale segue la fiaba dello scorso anno ‘L’Ickabog‘, che è stata serializzata online gratuitamente per i bambini durante il primo lockdown e poi pubblicata in seguito con tutti i diritti donati in beneficenza per aiutare persone vulnerabili colpite dalla pandemia Covid-19.
Non è stata ancora resa nota la copertina del nuovo libro ma è sicuro che il volume sarà disponibile in edizione rilegata, con le illustrazioni dell’artista pluripremiato Jim Field.

Da fan di J.K Rowling non possiamo che gioire di questa splendida notizia e attendere con ansia l’arrivo di questa nuova meraviglia.

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Tre scrittori ‘vintage’ che dovete assolutamente conoscere

Tre autori novecenteschi imprescindibili, li abbiamo definiti ‘vintage’ con l’immagine del cercatore d’oro con il setaccio in mano. Sono pepite, di quelle grandi.

Il vocabolo ‘Vintage’ deriva dal francese antico vendenge che a sua volta deriva dalla parola latina vindēmia in senso generico indica i vini d’annata di pregio.
Il termine è ormai sdoganato per definire qualcosa ‘vecchio’ di almeno vent’anni ma dotato di particolare pregio.
Ed è questo lo spirito con cui usiamo anche noi questo termine, eccovi una carrellata di tre autori ‘vintage’ che sono davvero imprenscindibili, due inglesi e un francesi, due uomini e una donna. Se non li conoscete il consiglio è recuperare subito qualche loro lavoro, magari quelli indicati nel nostro articolo, per incominciare ad apprezzare questi fuoriclasse della letteratura.
Bando alle ciance e via alle danze, gli scrittori non muoiono mai ma alcuni vivono ‘giovani’ più a lungo.
Eccone tre:

Richard Llewellyn, nato Richard David Vivian Llewellyn Lloyd (Londra, 8 dicembre 1906 – Dublino, 30 novembre 1983), è stato uno scrittore britannico. Ha viaggiato per quasi tutta la sua vita.
Di padre gallese, si seppe soltanto dopo la morte che la sua affermazione di essere nato a St. David’s era falsa, essendo realmente nato a Hendon, quartiere a nord di Londra.
Prima della seconda guerra mondiale ha lavorato come minatore e, durante il conflitto, è stato capitano delle Guardie Gallesi.
Dopo la guerra, lavorò come giornalista e come sceneggiatore per la MGM. Passò gli ultimi periodi della sua vita ad Eilat, in Israele.
Molti dei romanzi di Llewellyn sono ambientati in Galles.
Scritto nel 1939, il più noto è ‘Com’era verde la mia valle‘ che ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali e da cui è stato tratto l’omonimo film. Il romanzo ed il film trattano del mondo delle comunità minerarie del sud del Galles, dove Llewellyn passò la sua infanzia coi nonni.

Edizione Corbaccio 2000



Film tratti da suoi libri:

  • Com’era verde la mia valle ( How Green Was My Valley ), regia di John Ford (Usa 1941)
  • Il ribelle (None But the Lonely Heart), regia di Clifford Odets (Usa 1944)
  • Nodo scorsoio (Noose), regia di Edmond T. Gréville

Pierre Magnan (Manosque , 19 settembre 1922 –  Voiron , 28 aprile 2012) è stato uno scrittore francese.
Ha studiato fino ai dodici anni nella sua città natale.
Dai tredici a vent’anni ha svolto la professione di tipografo in una tipografia locale.
Ha pubblicato il suo primo romanzo, ‘Alba insolita‘, nel 1946. Ha avuto una buona critica letteraria ma scarso successo di pubblico. Ha lavorato 27 anni in una società di trasporti frigoriferi, ma nel frattempo continua a scrivere romanzi che non vengono pubblicati.
Nel 1976 viene licenziato per la riduzione del personale e ne approfitta per scrivere ‘Il sangue degli atridi‘ con il quale ottiene nel 1978 il prestigioso premio Prix du Quai des Orfèvres.
A 56 anni inizia la sua carriera di scrittore.
In questo romanzo compare per la prima volta il suo personaggio più famoso, il commissario Laviolette. È originario di Piégut, microscopico paese della Nuova Aquitania, dove possiede ancora l’avita casa di famiglia. È un uomo dall’aspetto poco appariscente, basso e sovrappeso, con le gambe storte e le orecchie a sventola, ma con un glorioso passato nella Resistenza e dotato di acume e spirito d’osservazione. Fuma troppo, non disdegna alcolici e buona cucina e soffre di ernia del disco. Guida, con una flemma esasperante, un Ford SAF Vedette verde mela.


Tornerà in altri libri cioè: “Il velo magico ovvero il commissario nella tartufaia“, “La tomba di Helios“, “Il segreto dei vicoli oscuri“, “Messaggi di morte” e il recente “Il commissario Innamorato“. Invece “La polvere della morte” riguarda le vicende del nonno di Laviolette, svoltesi agli inizi del secolo XX. I suoi romanzi sono ambientati nella sua Manosque e dintorni.
Con “Il commissario nella tartufaia” vince il Martin Beck Award.
Nel 1984 scrive “La Casa assassinata” che riscuote un ottimo successo in Francia: più di 100 000 copie vendute e il “Prix RTL grand public”.
La sua ultima opera è “Chronique d’un château hanté”, romanzo che parla dell’epidemia di peste nera del 1348/50 ed arriva ai giorni nostri; è datata 2008.
Nel 2012 muore a Voiron, nell’Isère, dove si era ritirato da poco più di un anno.

Dame Daphne du MaurierLady Browning (Londra, 13 maggio 1907 – Par, 19 aprile 1989) è stata la seconda figlia del più celebre impresario teatrale del momento, Sir Gerald du Maurier e di Muriel Beaumont ex-attrice, sorella minore di Angela du Maurier, nonchè nipote dell’artista e scrittore
George du Maurier, di origini francesi.
Inizia a scrivere racconti nel 1928. Nel 1931 pubblica il suo primo romanzo ‘The Loving Spirit‘.
Nel 1932 Daphne sposa il maggiore Sir Frederick Arthur Montagne Browning (che rivestirà in seguito anche la carica di Segretario di Stato), e con lui si trasferisce ad Alessandria d’Egitto, dove scrive ‘Rebecca, la prima moglie‘, la sua opera più conosciuta.
Ha avuto due figlie femmine, Tessa e Flavia (nate nel 1937), e un maschio Christian Frederick ‘Kits’ (nato nel 1940).
Nel 1969 è stata insignita del titolo di Dame Commander in the Order of the British Empire (DBE).
Nel 1965 muore il marito Frederick, e Daphne sceglie di vivere in solitudine. Dopo la sua morte,
avvenuta il 19 aprile 1989, le ceneri vengono sparse, assecondando i suoi desideri, nei campi che
circondano la sua ultima residenza.

Lo studio di Daphne Du Maurier

Fra i suoi numerosi romanzi, assai noti e non privi di efficacia nel genere popolare, ricordiamo: ‘Alla Giamaica‘ (Jamaica inn, 1936) da cui fu tratto nel 1939 un film di Alfred Hitchcock con Charles Laughton; ‘La prima moglie: Rebecca‘ (Rebecca, 1938) trasposto sul grande schermo sempre da Hitchcock nel 1940 con protagonisti Laurence Olivier e Joan Fontaine e più recentemente nel 2020, diretto da Ben Wheatley, con il titolo di ‘Rebecca‘ con protagonisti Armie Hammer e Lily James; ‘Mia cugina Rachele‘ (My cousin Rachel, 1951) film di Henry Koster del 1952 con Olivia de Havilland e Richard Burton; il celeberrimo racconto ‘The Birds‘ (Uccelli), ancora film nel 1963 per la regia di Hitchcock. Dopo essere uscito nel 1941 un suo libro ‘Frenchman’s Creek‘, l’editore Superbeat lo traduce in italiano nel 2018 con il titolo ‘La baia del Francese.’


La casa sull’estuario è un romanzo del 1969 della scrittrice Daphne du Maurier. Il romanzo si colloca tra i generi storico, fantasy, giallo e psicologico, ed è ambientato in Cornovaglia, tanto cara alla
scrittrice.

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‘Elbrus’ di Giuseppe di Clemente e Marco Capocasa

Finora abbiamo vissuto in una prigione senza sbarre, ingannati, creati per essere usati, diversi da tutti gli altri essere umani.
Credevamo di essere una speranza di sopravvivenza per l’intera Umanità, ma invece siamo un prodotto da laboratorio per surrogare l’Uomo nella conquista dello spazio. Il nostro tempo sulla Terra è finito. Siamo parte di qualcosa di più grande, di speciale. Qualcosa alla quale adesso sentiamo di appartenere.

A. D. 2113
Crisi climatica, economica e crisi migratoria. La colonizzazione dello spazio è un progetto fallito. L’umanità è al collasso e il pianeta sovrappopolato e con scarse risorse disponibili.
Sembra tutto perduto ma dallo spazio, quello spazio che non si è riusciti [ancora] a sfruttare, giunge una comunicazione.

E da quella comunicazione prenderà il via il romanzo.

Scritto a quattro mani da Giuseppe di Clemente, economista e Marco Capocasa, antropologo molecolare, il romanzo mette insieme l’amore condiviso dei due per la fantascienza e l’astronomia.
La passione degli autori si riflette nelle righe della storia che cambia e diventa una vera e propria fantastoria al servizio dei personaggi ben calibrati e della narrazione precisa e affascinante.

I pilastri su cui si basa questa storia alternativa sono certamente la manipolazione genetica vista come possibile soluzione alla ‘mancanza’ umana, la capacità empatica e totalizzante degli ‘altri’ in contrapposizione con le vite separate e individualistiche vissute da ‘noi’.
La risposta che i terrestri daranno alla comunicazione che arriva dallo spazio è indicativa e denuncia la corruzione dei vertici geopolitici della Terra ormai assoggettati a pochi uomini di grande potere che individuano negli scienziati il loro braccio ‘armato’.

Dietro questo troviamo una storia avvincente e un intreccio fatto di flashback e salti temporali tali da non farci mai perdere la voglia di girare pagina dopo pagina. L’ambientazione terrestre è pressoché nordica in quanto il cambiamento climatico ha fatto in modo che le persone si spostassero interamente nella fascia più vivibile del pianeta. E quindi vediamo Tallin, Oslo ed infine il Monte Elbrus in Russia. Per quanto riguarda il pianeta degli ‘altri’ le descrizioni sono più legate al modo di vivere e alla società rispetto alla location.

I personaggi primari e secondari si concatenano in una maglia che crea aspettativa e rende più interessante la trama orizzontale.

Edito da Armando Curcio Editore il romanzo, da cinque stelle di fantascienza, è consigliato a tutti gli appassionati del genere ma anche a chi si vuole avvicinare ad una storia che risvegli la passione per lo spazio e il ‘Viaggio’.

Se interessati potete anche dare un’occhiata all’ Intervista agli autori.



Quarta di copertina:

Anno Domini 2113. La Terra è al collasso. I cambiamenti climatici prodotti dal riscaldamento globale hanno
determinato nuovi equilibri geopolitici. Il sovrappopolamento e le migrazioni di massa verso i paesi “non
più freddi” sono parte di un problema più esteso: l’imminente scarsità di risorse che permettano il
sostentamento del genere umano nel prossimo futuro. L’esplorazione spaziale ha fallito nel suo obiettivo
fondamentale, la fondazione di colonie autosufficienti dove l’Uomo del futuro potesse emanciparsi. Gli
ostacoli non sono quelli dovuti alle tecnologie disponibili, ma alla natura stessa della specie umana. Ma la
soluzione è dietro l’angolo e viene da un altro sistema solare, dalle cui profondità siderali, decine di anni più
tardi, un messaggio risveglierà il Viaggiatore e con lui tutti i suoi simili.



Dicono degli autori.

Giuseppe Di Clemente nasce a Roma nel 1976. Appassionato fin da ragazzo di astronomia e fantascienza, la necessità di comprendere talune dinamiche della nostra esistenza lo porta a conseguire la laurea in
economia, il che dà un’ulteriore impronta alla sua personalità, contribuendo a una visione complessa e
contraddittoria del mondo. Nasce così il suo primo romanzo Oltre il Domani (L’Erudita – Giulio Perrone
Editore, 2019), un racconto trasversale, dove la fantascienza è genere e pretesto per interrogarsi sul futuro
degli uomini.

Marco Capocasa, antropologo molecolare, deve la sua passione per la fantascienza alle letture dei classici
di questo genere. Laureato in Scienze Biologiche e in Antropologia Culturale, successivamente ha
conseguito un dottorato di ricerca in Antropologia Molecolare. Autore di decine di articoli su riviste
scientifiche internazionali, insieme a Giovanni Destro Bisol ha recentemente pubblicato due libri di
divulgazione scientifica: Italiani. Come il DNA ci aiuta a capire chi siamo (Carocci, 2016) e Intervista
impossibile al DNA. Storie di scienza e umanità (il Mulino, 2018). Elbrus è il suo esordio nella narrativa del fantastico.

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Recensione: Azami, Aki Shimazaki

Anche stasera, il tuo cuscino è bagnato di lacrime.
Chi sogni? Vieni, vieni a me.
Mi chiamo Azami. Sono il fiore che culla la notte.
Piangi, piangi fra le mie braccia. L’alba è ancora lontana.

Per concludere questo romanzo bastano poche ore, si tratta di un libro di appena centotrentacinque pagine e mi sono chiesta per quale motivo non l’avessi già letto.
La trama mi aveva molto incuriosita, ma questo piccolo libricino dalla copertina primaverile è rimasto nella mia libreria per svariati mesi.
Forse aveva bisogno di tempo per trovare la strada.
Mi è capitato tra le mani durante le pulizie stagionali librose e ho deciso che era giunta l’ora di leggerlo.
Ieri è uscito il secondo romanzo Hozuki, già in wishlist, e non potevo non approfittarne.
Azami è il primo romanzo di una pentalogia – già la terza pubblicata dalla scrittrice – e racconta con capitoli veloci un pezzo della vita di Mitsuo, trentaseienne redattore di una rivista, padre e marito di famiglia che non si sente completamente appagato dalla sua vita.
Il destino vuole che l’incontro con un ex compagno di classe delle elementari gli faccia rincontrare il suo primo amore di quando aveva undici anni.
In poche pagine si snoda una storia che ti attrae e arrivi all’ultima pagina e neanche te ne accorgi.
Il senso di insoddisfazione è molto accentuato e ricorrente ed attraverso le parole della scrittrice si può percepire il dolore che i personaggi provano per diversi problemi.
Ammetto che non credevo che mi avrebbe coinvolta ed invece ne sono rimasta piacevolmente stupita. Non mi aspettavo che in così poche pagine fosse possibile racchiudere un romanzo ricco di sentimenti così profondi.


Quarta di copertina: Il trentaseienne Mitsuo Kawano si divide tra la famiglia e il lavoro di redattore in una rivista d’attualità, e per compensare l’inesistente vita sessuale con Atsuko, la madre dei suoi figli, frequenta locali a luci rosse. Un giorno incontra per caso Goro Kida, un ex compagno di classe diventato presidente dell’azienda di famiglia, che lo invita a trascorrere una serata in un lussuoso club. Lì lavora come entraîneuse la bella e misteriosa Mitsuko, un’altra ex compagna di classe, il primo amore segreto di Mitsuo, la ragazza che nel suo diario chiamava “Azami”, come il fiore del cardo. I ricordi riaffiorano e ben presto tra i due nasce una relazione in cui Mitsuo riscopre una passionalità inattesa e totalizzante. Tuttavia, l’apparente equilibrio tra la quotidianità e gli incontri furtivi è destinato a incrinarsi per mano dell’intrigante Goro Kida… Coincidenze e simbologie impreziosiscono l’evocativa scrittura dell’autrice, dalla radice dei nomi di Mitsuo e Mitsuko – che racchiude l’idea dell’appagamento, benché nessuno dei due sia soddisfatto della propria vita – al fiore del cardo, un fiore bello ma pieno di spine, emblema dell’indipendenza e della vendetta. Nelle pagine di Azami, primo romanzo di una pentalogia, Aki Shimazaki racconta di una famiglia come tante, dipingendo sentimenti intimi, rapporti lacerati vissuti nell’ombra e nella menzogna.


Aki Shimazaki è nata a Gifu, in Giappone, nel 1954, ma vive a Montréal, in Canada, dal 1991. I suoi libri sono tradotti in giapponese, inglese, serbo tedesco, russo e ungherese.
E’ autrice della pentalogia Il peso dei segreti (Feltrinelli, 2016), con cui si è aggiudicata il Prix du Gouverneur – Général nel 2005, e di un secondo ciclo composto da cinque romanzi intitolato Nel cuore di Yamato (Feltrinelli, 2018); nel 2015, con Azami (Feltrinelli, 2020) e Hozuki (Feltrinelli, 2021), ha dato inizio a un terzo ciclo intitolato All’ombra del cardo. Tra i suoi scrittori di riferimento, Marguerite Duras, Osamu Dazai e Agota Kristòf.