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Segnalazione: Della stessa sostanza dei padri – poesie al maschile, Davide Rocco Colacrai

Casa Editrice: Le Mezzelane | Prezzo: € 11,00 cartaceo; € 3,00 ebook | Data di Pubblicazione: 5 marzo 2021


Quarta di copertina:

A due anni da “Asintoti e altre storie in grammi”, il poeta Davide Rocco Colacrai, torna con una nuova silloge poetica – edita da Le Mezzelane – “Della stessa sostanza dei padri – Poesie al Maschile” 

Il volume, terza silloge edita dalla casa editrice anconetana , si compone di 27 poesie che parlano dell’uomo in tutte le sue estensioni e visioni.

Ogni componimento ha un preciso rimando ad un uomo, un amico, un personaggio pubblico; questi uomini ispirano, con la propria vita e le proprie opere, versi eleganti che cristallizzano e fissano su carta tematiche potenti e attuali, spesso difficili da affrontare.

Ci sono versi dedicati alla pazzia e ai manicomi, alla droga, al suicidio, all’omosessualità nei campi di concentramento e l’onta familiare di scoprire un parente gay, ai migranti e alla loro terribile fine, alle lotte politiche anti-dittatoriali.

Molte poesie sono ispirate a personaggi afferenti alla sfera personale dell’autore ma tanti altri sono personaggi famosi; ci sono infatti versi ispirati e dedicati a Rudolf Nureyev, al giovane calciatore calabrese Nunzio Lo Cascio, allo scrittore anti castrista Reinaldo Arenas, a Stefano Cucchi e allo scienziato Stephen Hawking.

Davide Rocco Colacrai riesce con disinvoltura ad affrontare tante tematiche forti e dolorose grazie all’uso sapiente degli aggettivi e delle figure retoriche che si contaminano continuamente con altri “media” letterari e non (narrativa, film, canzoni).

Questa silloge, come molto bene descrive lo stesso autore, si può considerare come una risposta a “Istantanee Donna – Poesie al femminile” ma anche “un importante punto di evoluzione nella mia vita, contemporaneamente un nuovo punto di arrivo e un nuovo punto di partenza; è una presa di coscienza, umana ma anche spirituale, che prima mi mancava”.


Dicono dell’autore.

Giurista e Criminologo, Davide Rocco Colacrai è al suo dodicesimo anno di carriera e partecipazione a  Premi Letterari.
Ha ricevuto numerosissimi riconoscimenti nazionali e internazionali. 
Tra gli ultimi: il Premio Letterario Europeo “Massa, città fiabesca di mare e marmo” (aggiudicato per il secondo anno non consecutivo), la Medaglia di Bronzo per Meriti Letterari al Premio Internazionale “Medusa Aurea” organizzato dall’A.I.A.M. (dopo aver vinto quella d’oro per due volte consecutive) e il Premio come Poeta dell’anno all’omonimo Premio Internazionale organizzato da Otma2 Edizioni.
Ė autore dei seguenti libri: “Frammenti di parole” (2010), “SoundtrackS” (2014), “Le trentatré versioni di un’ape di mezzanotte” (2015), “Infinitesimalità” (2016), “Istantanee Donna (poesie al femminile)” (2017), “Il dopo che si ripete, sempre in sordina” (2018) e “polaroiD” (2018), che ama presentare sotto forma di spettacoli di “poesia in teatro”, con cui gira da alcuni anni l’Italia.
Hanno scritto di lui Alfredo Rienzi, Carmelo Consoli, Livia de Pietro, Armando Saveriano, Italo Bonassi, Flavio Nimpo, Mauro Montacchiesi, Gordiano Lupi, Alfredo Pasolino, Stefano Zangheri e molti altri.
Nel tempo libero, insegna matematica, studia recitazione, è autore radiofonico per whiteradio.it, colleziona 45 giri da tutto il mondo (ne possiede duemila), ama leggere, praticare sport all’aria aperta e viaggiare.

Piccolo plus, poesia presa dal romanzo!

Canto di un minatore per un cuore d’oro
(dedicata a Nic Sheff*)

Cos’è questo vuoto
che, attraverso il mio caos che vibra,
mi lascia sprofondare lentamente, quasi impercettibilmente,
nella bocca dell’universo
al suo peso millimetrico e infinito?
Conto i ricordi che sono impressi nelle mie braccia,
piccoli e precisi pleniluni di fragola
sporcati dalla notte
che, nella loro fioritura, ridimensionano l’uomo
che non vuole assomigliare al padre
e cancella, almeno per un istante lungo quanto il respiro di un girasole,
[il bambino

che lo vorrebbe perché sente che
per sopravvivere tutti abbiamo bisogno di un eroe.
Sono costellazioni di amore e odio
che mi risucchiano in irresistibili vortici di vita e ombre, d’insonnia a
[digiuno,

di avvicinamento morbido e crudele alla morte
senza assaggiarne mai il frutto,
una specie di favola

nella quale navigare senza direzione né destino
e con i gesti che restano impigliati
all’inchino del giorno
con gli occhi traslucidi come le cose.
Cerca l’amore, la mia pelle
nuda come il tempo e liscia come il ghiaccio,
un contatto per capire se l’ultima eco di madre che permane nelle
[stagioni

può soccorrere l’asse storto del mio tramonto
ai cui piedi nevicano lacrime
che non riescono a dissetare l’inferno che mi veste di follia
e prostra dove non arriva la parola
e l’amplesso del mondo è un silenzio che fa troppo rumore
e rende i miei cerchi di sangue
cigni nudi d’agosto.
Chiedo me stesso al mondo, a mio padre di dirmi sì un’ultima volta
e a Dio di scendere dalla sua croce e far salire me.
“Sono stato un minatore per un cuore d’oro
[…] e sto invecchiando ma continuo a cercare un cuore d’oro”**

*Nicholas o Nic Sheff è il protagonista, insieme al padre, che ne è autore, del libro – diventato poi un film – Beautiful Boy, nel quale si parla della sua esperienza devastante con la droga. Nic era il figlio che ogni genitore vorrebbe: un ragazzo allegro e simpatico, studente modello, campione nello sport, adorato dai fratellini.
Raggiunta l’adolescenza, Nic cominciò a sperimentare le droghe, cadendo in una discesa indicibile, fatta di metamfetamina ed eroina, fino agli inferi. La dipendenza lo rese un relitto tremante “con due buchi neri al posto degli occhi” e iniziò a mentire, rubare, scappare di casa. A chiedere aiuto e a precipitare di nuovo nel tunnel.

**Heart of gold, Neil Young

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