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‘Elbrus’ di Giuseppe di Clemente e Marco Capocasa

Finora abbiamo vissuto in una prigione senza sbarre, ingannati, creati per essere usati, diversi da tutti gli altri essere umani.
Credevamo di essere una speranza di sopravvivenza per l’intera Umanità, ma invece siamo un prodotto da laboratorio per surrogare l’Uomo nella conquista dello spazio. Il nostro tempo sulla Terra è finito. Siamo parte di qualcosa di più grande, di speciale. Qualcosa alla quale adesso sentiamo di appartenere.

A. D. 2113
Crisi climatica, economica e crisi migratoria. La colonizzazione dello spazio è un progetto fallito. L’umanità è al collasso e il pianeta sovrappopolato e con scarse risorse disponibili.
Sembra tutto perduto ma dallo spazio, quello spazio che non si è riusciti [ancora] a sfruttare, giunge una comunicazione.

E da quella comunicazione prenderà il via il romanzo.

Scritto a quattro mani da Giuseppe di Clemente, economista e Marco Capocasa, antropologo molecolare, il romanzo mette insieme l’amore condiviso dei due per la fantascienza e l’astronomia.
La passione degli autori si riflette nelle righe della storia che cambia e diventa una vera e propria fantastoria al servizio dei personaggi ben calibrati e della narrazione precisa e affascinante.

I pilastri su cui si basa questa storia alternativa sono certamente la manipolazione genetica vista come possibile soluzione alla ‘mancanza’ umana, la capacità empatica e totalizzante degli ‘altri’ in contrapposizione con le vite separate e individualistiche vissute da ‘noi’.
La risposta che i terrestri daranno alla comunicazione che arriva dallo spazio è indicativa e denuncia la corruzione dei vertici geopolitici della Terra ormai assoggettati a pochi uomini di grande potere che individuano negli scienziati il loro braccio ‘armato’.

Dietro questo troviamo una storia avvincente e un intreccio fatto di flashback e salti temporali tali da non farci mai perdere la voglia di girare pagina dopo pagina. L’ambientazione terrestre è pressoché nordica in quanto il cambiamento climatico ha fatto in modo che le persone si spostassero interamente nella fascia più vivibile del pianeta. E quindi vediamo Tallin, Oslo ed infine il Monte Elbrus in Russia. Per quanto riguarda il pianeta degli ‘altri’ le descrizioni sono più legate al modo di vivere e alla società rispetto alla location.

I personaggi primari e secondari si concatenano in una maglia che crea aspettativa e rende più interessante la trama orizzontale.

Edito da Armando Curcio Editore il romanzo, da cinque stelle di fantascienza, è consigliato a tutti gli appassionati del genere ma anche a chi si vuole avvicinare ad una storia che risvegli la passione per lo spazio e il ‘Viaggio’.

Se interessati potete anche dare un’occhiata all’ Intervista agli autori.



Quarta di copertina:

Anno Domini 2113. La Terra è al collasso. I cambiamenti climatici prodotti dal riscaldamento globale hanno
determinato nuovi equilibri geopolitici. Il sovrappopolamento e le migrazioni di massa verso i paesi “non
più freddi” sono parte di un problema più esteso: l’imminente scarsità di risorse che permettano il
sostentamento del genere umano nel prossimo futuro. L’esplorazione spaziale ha fallito nel suo obiettivo
fondamentale, la fondazione di colonie autosufficienti dove l’Uomo del futuro potesse emanciparsi. Gli
ostacoli non sono quelli dovuti alle tecnologie disponibili, ma alla natura stessa della specie umana. Ma la
soluzione è dietro l’angolo e viene da un altro sistema solare, dalle cui profondità siderali, decine di anni più
tardi, un messaggio risveglierà il Viaggiatore e con lui tutti i suoi simili.



Dicono degli autori.

Giuseppe Di Clemente nasce a Roma nel 1976. Appassionato fin da ragazzo di astronomia e fantascienza, la necessità di comprendere talune dinamiche della nostra esistenza lo porta a conseguire la laurea in
economia, il che dà un’ulteriore impronta alla sua personalità, contribuendo a una visione complessa e
contraddittoria del mondo. Nasce così il suo primo romanzo Oltre il Domani (L’Erudita – Giulio Perrone
Editore, 2019), un racconto trasversale, dove la fantascienza è genere e pretesto per interrogarsi sul futuro
degli uomini.

Marco Capocasa, antropologo molecolare, deve la sua passione per la fantascienza alle letture dei classici
di questo genere. Laureato in Scienze Biologiche e in Antropologia Culturale, successivamente ha
conseguito un dottorato di ricerca in Antropologia Molecolare. Autore di decine di articoli su riviste
scientifiche internazionali, insieme a Giovanni Destro Bisol ha recentemente pubblicato due libri di
divulgazione scientifica: Italiani. Come il DNA ci aiuta a capire chi siamo (Carocci, 2016) e Intervista
impossibile al DNA. Storie di scienza e umanità (il Mulino, 2018). Elbrus è il suo esordio nella narrativa del fantastico.

Pubblicato in: approfondimento, Calendario dell'Avvento

Calendario dell’Avvento: i 10 libri sul cambiamento climatico

Ieri Greta Thunberg era nella nostra Torino, insieme a tanti giovani (e anche meno giovani). La giovane Greta ha catalizzato una reazione che doveva avvenire ma stentava a prendere vita. In tutto il mondo, perfino in Italia.
Ma di cambiamento climatico, crisi energetica e ambientale, ecologismo si parla da decenni.
Non sei aggiornato? Vuoi approfondire? I media ne parlano tanto ma non sai bene dove sia la verità? Sei rimasto indietro e vuoi aggiornarti? Hai un amico attivista e non sai bene che libro prendergli per Natale?
In tutti questi casi [e in numerosissimi altri a dire il vero] puoi affidarti ai libri. Non urlano, non offendono, non hanno lo sguardo da pazzi, sono scritti da personaggi autorevoli e spesso citano fonti e documentazione. Generalmente non sparano cazzate.
E molto spesso sono stampati su carta FSC da fonti sostenibili. Altrimenti c’è sempre l’e-book.
Ok, ma quali puoi scegliere?
Abbiamo selezionato 10 volumi sul cambiamento climatico che possono essere adatti sia ad un pubblico di neofiti sia alla persona già formata in materia. L’aggiornamento è sempre importante.
Vediamo:


La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile


Amitav GhoshRisultato immagini per amitav ghosh la grande cecità"

Nei primi anni del XXI secolo Amitav Ghosh lavorava alla stesura de “Il paese delle maree”, il romanzo che si svolge nelle Sun-darban, l’immenso arcipelago di isole che si stende fra il mare e le pianure del Bengala. Occupandosi della grande foresta di mangrovie che le ricopre, Ghosh scoprì che i mutamenti geologici che ciclicamente vi avvenivano – un argine poteva sparire nell’arco di una notte, trascinando con sé case e persone – stavano diventando qualcos’altro: un cambiamento irreversibile, il segno di un inarrestabile ritrarsi delle linee costiere e di una continua infiltrazione di acque saline su terre coltivate. Che un’intera area sotto il livello del mare come le Sundarban possa essere letteralmente cancellata dalla faccia della terra non è cosa da poco. Mostra che l’impatto accelerato del surriscaldamento globale è giunto ormai a minacciare l’esistenza stessa di numerose zone costiere della terra. La domanda, per Ghosh, nacque perciò spontanea. Come reagisce la cultura e, in modo particolare, la letteratura dinanzi a questo stato di cose? La risposta è contenuta in questo libro in cui l’autore della trilogia della «Ibis» ritorna con efficacia alla scrittura saggistica.


Una speranza nell’aria


Tim Flannery

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Dieci anni dopo “I signori del clima”, Tim Flannery, scienziato e scrittore, fa il punto sui cambiamenti climatici e su cosa può fare l’uomo per salvare se stesso e la Terra. In tutte le parti del mondo la gente affronta le conseguenze di un clima profondamente mutato, che comporta tempeste e uragani sempre più frequenti, incendi, alluvioni e siccità. Per alcune popolazioni è già diventata una questione di sopravvivenza. Basandosi sugli studi più recenti, Flannery fotografa con lucidità la situazione attuale, analizza le cause del riscaldamento globale e delinea un futuro in cui l’uomo non sarà più dipendente dall’energia fornita dai combustibili fossili, ma svilupperà al meglio le tecnologie già esistenti per produrre energie rinnovabili. Dalla possibilità di immagazzinare in modo sicuro l’anidride carbonica in Antartide alla produzione di biocarburanti, Tim Flannery non parla di fantascienza, ma di un futuro possibile.


La sesta estinzione


Elizabeth Kolbert

Trovi il libro qui
La specie che, a un certo punto della sua storia, si è autonominata “specie dell’homo sapiens”, nel corso della sua “evoluzione” ha alterato profondamente la vita del pianeta. Tra le catastrofi da essa causate, cinque sono state così grandi da meritare il nome di “Big Five”. Questo libro ripercorre la storia dei “Big Five” per gettare luce su un altro allarmante evento che gli esseri umani stanno producendo. È presto per dire se esso è comparabile, per forza e portata, ai “Big Five”, ma è in corso ed è noto col nome di Sesta Estinzione. Dalla foresta pluviale amazzonica alla cordigliera delle Ande, dalla Grande Barriera Corallina alla moria di organismi riscontrabile nel giardino di casa propria…


La nostra casa è in fiamme


Greta Thunberg, Svante Thunberg, Beata Ernman

Libro La nostra casa è in fiamme. La nostra battaglia contro il cambiamento climatico Greta Thunberg Svante Thunberg Beata Ernman

La nostra casa è in fiamme. La nostra battaglia contro il cambiamento climatico

[la nostra recensione]

Greta Thunberg ha parlato chiaro ai grandi del mondo e ha iniziato così la sua battaglia contro il cambiamento climatico, convinta che «nessuno è troppo piccolo per fare la differenza». Lo “sciopero della scuola per il clima” di una solitaria e giovanissima studentessa davanti al parlamento svedese è diventato un messaggio globale che ha coinvolto in tutta Europa centinaia di migliaia di ragazzi che seguono il suo esempio in occasione dei #Fridaysforfuture. Greta ha dato inizio a una rivoluzione che non pare destinata a fermarsi, una battaglia da combattere per un futuro sottratto alle nuove generazioni al ritmo furioso dei 100 milioni di barili di petrolio consumati ogni giorno. La nostra casa è in fiamme è la storia di Greta, dei suoi genitori e di sua sorella Beata, che come lei soffre della sindrome di Asperger. È il racconto delle grandi difficoltà di una famiglia svedese che si è trovata ad affrontare una crisi imminente, quella che ha travolto il nostro pianeta. È la presa di coscienza di come sia urgente agire ora, quando nove milioni di persone ogni anno muoiono per l’inquinamento. È il «grido d’aiuto» di una ragazzina che ha convinto la famiglia a cambiare vita e ora sta cercando di convincere il mondo intero.


Possiamo salvare il mondo prima di cena


Jonathan Safran Foer

Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Perché il clima siamo noi - Jonathan Safran Foer - copertina

Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Perché il clima siamo noi

[la nostra recensione]

Qualcuno si ostina a liquidare i cambiamenti climatici come fake news, ma la gran parte di noi è ben consapevole che se non modifichiamo radicalmente le nostre abitudini l’umanità andrà incontro al rischio dell’estinzione di massa. Lo sappiamo, eppure non riusciamo a crederci. E di conseguenza non riusciamo ad agire. Il problema è che l’emergenza ambientale non è una storia facile da raccontare e, soprattutto, non è una buona storia: non spaventa, non affascina, non coinvolge abbastanza da indurci a cambiare la nostra vita. Per questo rimaniamo indifferenti, o paralizzati: la stessa reazione che suscitò Jan Karsky, il «testimone inascoltato», quando cercò di svelare l’orrore dell’Olocausto e non fu creduto. In tempo di guerra, veniva chiesto ai cittadini di contribuire allo sforzo bellico: ma qual è il confine tra rinuncia e sacrificio, quando in gioco c’è la nostra sopravvivenza, o la sopravvivenza dei nostri figli? E quali sono le rinunce necessarie, adesso, per salvare un mondo ormai trasformato in una immensa fattoria a cielo aperto? Nel suo nuovo libro, Jonathan Safran Foer mette in campo tutte le sue risorse di scrittore per raccontare, con straordinario impatto emotivo, la crisi climatica che è anche «crisi della nostra capacità di credere», mescolando in modo originalissimo storie di famiglia, ricordi personali, episodi biblici, dati scientifici rigorosi e suggestioni futuristiche. Un libro unico, che parte dalla volontà di «convincere degli sconosciuti a fare qualcosa» e termina con un messaggio rivolto ai figli, ai quali ciascun genitore – non solo a parole, ma con le proprie scelte – spera di riuscire a insegnare «la differenza tra correre verso la morte, correre per sfuggire alla morte e correre verso la vita».


La politica del cambiamento climatico


Anthony Giddens

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Il riscaldamento globale è la sfida della nostra epoca. Non si tratta di salvare il pianeta, che sopravviverà qualunque cosa facciamo. Il punto è preservare un livello di vita accettabile per gli esseri umani sulla Terra, e se possibile migliorarlo. Ne va della nostra civiltà. Perché, allora, la maggior parte delle persone agisce come se si potesse ignorare una minaccia di questa gravità? I pericoli che il cambiamento climatico porta con sé appaiono sfuggenti, estranei alla vita quotidiana, e tendono a passare in secondo piano rispetto a problemi più immediati. Ma se per attivarci concretamente attendiamo di essere scossi da catastrofi e tragedie macroscopiche, a quel punto la situazione sarà già irreversibile. “La politica del cambiamento climatico” fornisce gli strumenti analitici per superare questo drammatico paradosso. Anthony Giddens passa in rassegna le alternative, gli interessi e le opportunità in gioco, smascherando i contraddittori luoghi comuni che imperversano nel dibattito pubblico sui temi ambientali.


Addio ai ghiacci. Rapporto dall’Artico


Peter Wadham

Molti scienziati ritengono che il Polo Nord sarà privo di ghiacci verso la metà del secolo. Ma sono previsioni basate su modelli matematici; i dati raccolti sul campo dicono che potrebbe avvenire molto prima. Molte persone pensano che il destino delle distese ghiacciate dell’Artico sia una cosa della quale non vale la pena preoccuparsi alle nostre tiepide latitudini. Purtroppo si sbagliano di grosso: il destino dell’Artico è la miccia che potrebbe innescare una spirale che finirebbe col coinvolgere il mondo intero. Nel 1970 Peter Wadhams era a bordo della nave oceanografica Hudson e al momento di affrontare il mitico «Passaggio a Nordovest» alla prua della nave si presentò il paesaggio polare più ostile, col mare coperto da uno spesso strato di ghiaccio pluristratificato. Oggi, in estate, il Passaggio a Nordovest è una rotta commerciale comune, priva di ghiacci. Il Polo si sta inesorabilmente sciogliendo.


Il clima che cambia.


Luca Mercalli

Il clima che cambia. Perché il riscaldamento globale è un problema vero, e come fare per fermarlo

Mai come oggi l’atmosfera terrestre, gli oceani e i continenti sono stati tanto sorvegliati dal punto di vista meteorologico e ambientale, e ogni anno la comunità scientifica internazionale produce migliaia di ricerche che confermano la portata epocale dei danni inflitti dalle attività umane al sistema-Terra. Non conosciamo tutto di come funziona il clima terrestre, ma ormai da anni ne sappiamo abbastanza per comprendere la gravità della situazione, il rischio di collasso degli ecosistemi da cui dipendiamo e l’urgenza di intervenire con azioni efficaci. A cosa servirebbero, infatti, secoli di avanzamento della conoscenza, se poi restassimo impreparati di fronte alla più grande sfida della storia umana, pur avendola prevista con decenni di anticipo? Luca Mercalli, ricercatore e divulgatore scientifico che da anni racconta agli italiani la meteorologia e l’attualità climatica e ambientale, ci aiuta a orientarci con questo libro, pubblicato per la prima volta nel 2009, e ora completamente revisionato alla luce dei molteplici aggiornamenti dal mondo della ricerca e dei negoziati internazionali. Dalla storia di chi ha scoperto il riscaldamento globale, alla fusione dei ghiacciai alpini, fino a ciò che possiamo fare nella vita quotidiana per alleggerire il nostro contributo climalterante, una base di informazione per costruire la consapevolezza necessaria a quel “salto evolutivo” che (se riusciremo a fare) permetterà alle prossime generazioni di vivere ancora dignitosamente su questo pianeta.


Il mondo in fiamme


Naomi Klein

Il mondo in fiamme. Contro il capitalismo per salvare il clima

Da più di vent’anni Naomi Klein è la più importante reporter della guerra economica che le grandi multinazionali hanno condotto a spese delle persone e del pianeta. Non ha mai smesso di combattere per la giustizia sociale e per la salvezza dell’ambiente, documentando le catastrofi in corso e raccogliendo dati, spesso scomodi. Questo libro svela le verità che non conosciamo e mostra le conseguenze di quelle che non vogliamo vedere, portandoci sui fronti dei disastri naturali contemporanei, dalla Grande barriera corallina ai cieli anneriti dal fumo nel Pacifico nordoccidentale, fino ai danni provocati in Porto Rico dall’uragano Maria. Quelli di Naomi Klein sono interventi tragicamente premonitori, perché ci mettono in guardia sui disastri ecologici che ci aspettano se perdiamo l’ultima occasione per agire e cambiare la direzione del nostro futuro. Per combattere la crisi climatica dobbiamo essere capaci di rinunciare alla cultura consumistica, schiacciata sull’ipocrisia di un eterno presente, e anche alla costruzione dei muri che dividono i popoli e alimentano le disuguaglianze. Dobbiamo lasciarci alle spalle l’illusione di poter dimenticare i danni che la nostra civiltà procura al pianeta. Questa catastrofe globale non è solo un problema politico: ha a che fare con la nostra immaginazione e con il coraggio di affrontare la sfida di un cambiamento radicale nel nostro stile di vita. Per superare la crisi del clima, dobbiamo cambiare il sistema che l’ha prodotta.


L’aratro, la peste, il petrolio. L’impatto umano sul clima


 William Ruddiman 

Da uno dei più grandi paleoclimatologi viventi, il saggio definitivo sull’influenza delle attività umane sul clima della Terra. In questo libro, il cui titolo non a caso ricalca il famoso saggio di Jared Diamond, Ruddiman rileva come già la rivoluzione agraria di 11.000 anni fa causò un primo effetto serra indotto dall’uomo, fenomeno ormai noto come “l’ipotesi di Ruddiman”. A partire dalla rivoluzione industriale, con il crescente ricorso al carbone prima e al petrolio poi, la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera è aumentata inesorabilmente fino agli allarmanti livelli di oggi. Grazie al lavoro di Ruddiman, siamo in grado di appurare quanto dell’aumento della temperatura media globale è dovuto alle variazioni climatiche di lungo periodo della Terra e quanto invece all’impatto umano determinato dagli effetti demografici e dalla combustione di idrocarburi per energia, riscaldamento e trasporto.


AVVERTENZA: Spesso mettiamo i link alle librerie online, amazon, ibs e altre.
Questo per completezza, non certo perché vogliamo spingere l’acquisto online. Anzi, molti di questi libri sono reperibili anche in biblioteche pubbliche oltre alle librerie indipendenti. Esistono numerose realtà validissime dove acquistare libri nuovi,  usati o dove prenderli in prestito.
I libri e la cultura ci salveranno.
Acquistate responsabilmente!

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Recensione: Possiamo salvare il mondo prima di cena – Jonathan Safran Foer

69045381_2425962790984223_5212805444992499712_nCasa Editrice: Guanda
Prezzo: € 18
Pagine: 320 pagine, brossura
Data di uscita: 26 agosto 2019
Valutazione:  ✓✐✐✐✐ ✐
Quarta di copertina: Qualcuno si ostina a liquidare i cambiamenti climatici come fake news, ma la gran parte di noi è ben consapevole che se non modifichiamo radicalmente le nostre abitudini l’umanità andrà incontro al rischio dell’estinzione di massa. Lo sappiamo, eppure non riusciamo a crederci. E di conseguenza non riusciamo ad agire. Il problema è che l’emergenza ambientale non è una storia facile da raccontare e, soprattutto, non è una buona storia: non spaventa, non affascina, non coinvolge abbastanza da indurci a cambiare la nostra vita. Per questo rimaniamo indifferenti, o paralizzati: la stessa reazione che suscitò Jan Karski, il «testimone inascolta­to», quando cercò di svelare l’orro­re dell’Olocausto e non fu creduto. In tempo di guerra, veniva chiesto ai cittadini di contribuire allo sforzo bellico: ma qual è il confine tra rinuncia e sacrificio, quando in gioco c’è la nostra sopravvivenza, o la ­sopravvivenza dei nostri figli? E quali sono le rinunce necessarie, adesso, per salvare un mondo ormai trasformato in una immensa fattoria a cielo aperto?
Nel suo nuovo libro, Jonathan Safran Foer mette in campo tutte le sue risorse di scrittore per raccontare, con straordinario impatto emotivo, la crisi climatica che è anche «crisi della nostra capacità di credere», mescolando in modo originalissimo storie di famiglia, ri­cordi personali, episodi biblici, dati scienti­fici rigorosi e suggestioni futuristiche. Un libro unico, che parte dalla volontà di «convincere degli sconosciuti a fare qualcosa» e termina con un messaggio rivolto ai figli, ai quali ciascun genitore – non solo a parole, ma con le proprie scelte – spera di riuscire a insegnare «la differenza tra correre verso la morte, correre per sfuggire alla morte e correre verso la vita».


Recensione a cura di Bianca Casale

Jonathan Safran Foer per me è un autore magico, amo il suo modo di scrivere, la delicatezza con cui ti tira un pugno diretto sul muso con la stessa dolcezza con cui carezzerebbe un bimbo.

Perché è questo che fa, ti prende a pugni ma tu ne vorresti ancora. Arriva dritto dritto al cuore.

Bene, questo libro non è differente, nonostante non sia un romanzo, ma un saggio ben argomentato.
Si tratta di un lavoro importante, necessario e di cui Foer sentiva il bisogno. Lo si legge tra le righe, quel bisogno.
Prendiamone qualcuna, di riga:

A ogni ispirazione, assorbivo la storia della vita e della morte sulla Terra. Questo pensiero mi offriva una veduta aerea della storia: un’ampia rete fatta di un unico filo.
Quando Neil Armstrong posò lo stivale sulla superficie lunare e disse: «un piccolo passo per l’uomo…» espirò attraverso la sua visiera in policarbonato, in un mondo senza suono, molecole di Archimede che gridava «Eureka!» correndo nudo per le strade dell’antica Siracusa, dopo avere scoperto che l’acqua fuoriuscita dalla vasca da bagno mentre si immergeva equivaleva al peso del suo corpo.

Tra le prime pagine eccolo subito pronto a metterti alle corde. Lo sapevi che ‘nulla si crea e nulla si distrugge’ ma non l’avevi mai letto messo giù in questi termini.

Continua poco dopo:

La parola «emergenza» deriva dal latino emergĕre, che significa «comparire, portare alla luce».
[…]
La parola «apocalisse» deriva dal greco apokalyptein, che significa «svelare, manifestare».
La parola «crisi» deriva dal greco krisis, che significa «scelta, decisione».
Nella nostra lingua, quindi, è inscritta l’idea che i disastri tendono a esporre quello che in precedenza era nascosto. Mentre la crisi del pianeta si dispiega in una seria di emergenze, le nostre decisioni riveleranno chi siamo.

Le nostre decisioni riveleranno chi siamo.
Tiè. Primo colpo, un bel diretto al volto.

Nel corso del tempo, le mie motivazioni sono cambiate – perché sono cambiate le informazioni a mia disposizione ma, soprattutto, perché è cambiata la mia vita. Come credo valga per la maggior parte delle persone, crescere ha fatto proliferare le mie identità. Il tempo stempera le dicotomie etiche e favorisce un maggiore apprezzamento di quella che potremmo definire la confusione della vita.

La confusione della vita. Cambia tutto intorno a te o sei tu che cambi? Di sicuro il proliferare delle identità rende benissimo l’idea.

Poi l’autore ci getta addosso qualche pagina di dati, breve e concisa, cose che sai o immagini, dati scientifici e considerazioni su questi. Fantasticamente organizzate sono perfette per essere un approccio anche didattico a quello che sta accadendo e a quello che possiamo fare nel nostro piccolo.

Per esempio:

Cambiare il nostro modo di mangiare non sarà sufficiente di per sé a salvare il pianeta, ma non possiamo salvare il pianeta senza cambiare il nostro modo di mangiare.
[…]
Le quattro cose di maggiore impatto che un individuo può fare per contrastare il mutamento climatico sono: avere un’alimentazione a base vegetale, evitare di viaggiare in aereo, vivere senza macchina e fare meno figli.

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stralcio da ‘Non tutte le azioni sono uguali’ pagina 111

Dopodiché ingaggia un dialogo con se stesso, un balletto in bilico con l’assurdo che accompagna tutti noi. Lo fa da maestro quale è. Dall’Olocausto all’Antropocene passando dentro di sé.
Forse la parte del libro che ho amato di più ma che non esisterebbe, non si sosterrebbe senza tutto il resto del volume.

E dobbiamo renderci conto che il cambiamento è inevitabile. Possiamo scegliere di fare dei cambiamenti oppure possiamo subire altri cambiamenti – migrazioni di massa, malattie, conflitti armati, una qualità della vita nettamente inferiore –, ma non c’è futuro senza cambiamenti. Il lusso di scegliere quali cambiamenti preferiamo ha una data di scadenza.

Qualche pagina ancora e Foer ritorna a parlare con gli altri, con te, abbandona il dialogo a due e attacca ancora. Uppercut.

Nessuno se non noi distruggerà la Terra e nessuno se non noi la salverà. Le condizioni più disperate possono innescare le azioni più cariche di speranza. Abbiamo trovato il modo di riportare la vita sulla Terra dopo un collasso totale, perché abbiamo trovato il modo di provocare un collasso totale della vita sulla Terra. Noi siamo il Diluvio e noi siamo l’Arca.
[…] esistono sistemi potenti – il capitalismo, l’allevamento industriale, il comparto dei combustibili fossili – che sono difficili da smantellare. Nessun singolo automobilista è in grado di provocare un ingorgo. Ma un ingorgo non può verificarsi senza i singoli automobilisti. Siamo bloccati nel traffico perché il traffico siamo noi. Il modo in cui viviamo le nostre vite, le azioni che facciamo e non facciamo, possono alimentare i problemi sistemici ma posso anche cambiarli […]

E prima di volgere al termine continua a menar colpi come un pugile di carriera:

Tanto le azioni macro quante quelle micro hanno un potere […] è immorale liquidare l’una o l’altra e proclamare che siccome non si può ottenere il massimo non si deve tentare di arrivare al minimo.
Sì, servono cambiamenti strutturali, serve una transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili a livello globale. Serve imporre qualcosa di simile a una carbon tax, introdurre l’obbligo di indicare sulle etichette l’impatto ambientale dei prodotti, sostituire la plastica con soluzioni sostenibili, costruire città a misura di pedone. Servono strutture che ci spingano verso scelte che già vogliamo fare. Serve affrontare in modo etico il rapporto tra l’Occidente e il Sud del mondo. Potrebbe persino servire una rivoluzione politica. Questi cambiamenti esigono passaggi che gli individui non sono in grado di attuare da soli. Ma a parte il fatto che le rivoluzioni collettive sono fatte dagli individui, guidate da individui e rafforzate da migliaia di rivoluzioni individuali, non avremo nessuna possibilità di raggiungere l’obbiettivo di contenere la distruzione ambientale se gli individui non prenderanno l’individualissima decisione di mangiare in modo diverso. È senza dubbio vero che la decisione di un singolo di passare a un’alimentazione a base vegetale non cambierà il mondo, ma è altrettanto vero che la somma di milioni di decisioni analoghe lo cambierà.

Tieni presente che Foer teorizza non un passaggio ad alimentazione vegetale tout court bensì una riduzione della presenza di prodotti di origine animale nei menù giornalieri alla sola cena.
Sostiene anche che:

[…] le scelte alimentari sono contagi sociali, influenzano sempre le persone che ci circondano: i supermercati tracciano ogni prodotto venduto, i ristoranti adeguano i loro menu alla domanda, i servizi di ristorazione guardano cosa viene buttano e noi ordiniamo «quello che ha preso lei». Mangiamo come famiglie, comunità, nazione e sempre più come pianeta. Le scelte di consumo individuali possono attivare una « complessa dinamica ricorsiva» – un’azione collettiva – che si rivela produttiva, non paralizzante.

A pagina 230/231 ti ficca gli ultimi colpi bassi, ammesso che tu non sia già crollato come un castello di carte e stia già facendo l’inventario dei pezzi per cercare una qualche possibilità di ricostruzione.

Qualche volta sento già la mancanza di quello che non ho ancora perso, come se il mio sguardo trapassasse il capolavoro e fissasse la parete vuota dietro.
[…]
Dobbiamo decidere cosa crescerà al nostro posto – dobbiamo seminare il nostro atto di riparazione, o di vendetta.Le nostre decisioni non determineranno solo il giudizio che le future generazione daranno di noi, ma addirittura se esisteranno per darne uno.

 

Il libro si conclude a pagina 250 lasciandoti steso, ma consapevole e pronto a prendere le decisioni e finalmente, fare delle scelte, che non saranno sufficienti ma senza le quali non potrai nemmeno dire di averci tentato.

Un saggio bellissimo, leggibile con semplicità ma estremamente profondo, di quella profondità che ti colpisce molto forte e incredibilmente vicino.
Non posso che consigliare di leggerlo, farlo leggere, portarlo nelle scuole, regalarlo a Natale, lasciarlo nei punti di Bookcrossing e non so più che dire ancora.

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Paolo Giordano dialoga con Jonathan Safran Foer, incontro del 10 Settembre 2019 a Torino

Foer è stato a Torino qualche tempo fa, io c’ero, mi sono emozionata nel vedere quanto simile a come lo immaginavo in realtà sia. Quanta forza e quanta bellezza racchiuse in questo piccolo, ma grandissimo, uomo. Un uomo capace di emozionarsi parlando di una coppia di suoi lettori, un uomo capace di scherzare davanti a una platea intera senza mai perdere l’aplomb. Un uomo capace di firmare libri per tutti, fino a fare venire notte, senza dimenticare nessuno.

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La sala della Cavallerizza Reale al termine dell’incontro del ciclo ‘aspettando il salone’ tenutosi a Torino il 10 Settembre 2019 (video dell’incontro QUI)

Se avremo altre generazioni di esseri umani su questa terra, se sopravviveremo come specie, spero tanto, davvero tanto che siano un po’ come Foer.
E siano in grado di scrivere libri come i suoi. Come questo.
Leggilo.
Ti prego, leggilo. Ti resterà dentro e magari sarai diverso da prima, migliore magari.

Pubblicato in: Saggio

La nostra casa è in fiamme – Greta Thunberg

La nostra casa è in fiammeTitolo: La nostra casa è in fiamme

Sottotitolo: La nostra battaglia contro il cambiamento climatico

Autori: Greta Thunberg, Svante Thunberg, Beata Ernman e Malena Ernman

Editore: Mondadori 2019

Prezzo: 16.00 € cartaceo

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐

Quarta di copertina: «Ci troviamo di fronte a una catastrofe. Voglio che proviate la paura che provo io ogni giorno. Voglio che agiate come fareste in una situazione di crisi. Come se la vostra casa fosse in fiamme. Perché è quello che sta succedendo.» Greta Thunberg ha parlato chiaro ai grandi del mondo e ha iniziato così la sua battaglia contro il cambiamento climatico, convinta che «nessuno è troppo piccolo per fare la differenza».
Lo “sciopero della scuola per il clima” di una solitaria e giovanissima studentessa davanti al parlamento svedese è diventato un messaggio globale che ha coinvolto in tutta Europa centinaia di migliaia di ragazzi che seguono il suo esempio in occasione dei #Fridaysforfuture.
Greta ha dato inizio a una rivoluzione che non pare destinata a fermarsi, una battaglia da combattere per un futuro sottratto alle nuove generazioni al ritmo furioso dei 100 milioni di barili di petrolio consumati ogni giorno.
La nostra casa è in fiamme è la storia di Greta, dei suoi genitori e di sua sorella Beata, che come lei soffre della sindrome di Asperger. È il racconto delle grandi difficoltà di una famiglia svedese che si è trovata ad affrontare una crisi imminente, quella che ha travolto il nostro pianeta. È la presa di coscienza di come sia urgente agire ora, quando nove milioni di persone ogni anno muoiono per l’inquinamento. È il «grido d’aiuto» di una ragazzina che ha convinto la famiglia a cambiare vita e ora sta cercando di convincere il mondo intero.

Chi scrive?

Greta Thunberg, svedese, ha sedici anni ed è un’attivista per il clima. Con il suo sciopero del venerdì davanti al Parlamento svedese ha dato vita a un movimento globale che si batte contro il cambiamento climatico, #fridaysforfuture. La nostra casa è in fiamme, scritto insieme alla mamma, cantante lirica di successo, al papà e alla sorella, è il libro che racconta la sua storia.


Recensione:

Scrivo queste righe cercando di non farmi influenzare dal marasma mediatico che ha suscitato questo libro, perché parlare di questo volume senza affrontare la bomba Greta Thunberg è difficile, ma è forse possibile cercare di restare ‘sobri’ e analizzare con senso critico scevro da tutte le superfetazioni.
Greta Thunberg è famosa ormai, la ribalta se l’è meritata a colpi di cartelloni e scioperi, di lei e delle sua famiglia si è detto tutto e il contrario di tutto: dagli assurdi complotti alle immagini demoniache fino all’ovvio [trito e ritrito] sfruttamento dell’immagine di una ragazzina per loschi fini.
Non voglio farvi perdere nemmeno un [ulteriore] minuto.
Questo è un libro urgente e sono davvero felice che sia uscito e che abbia tutta questa visibilità.

Se l’avesse scritto chiunque altro nessuno lo avrebbe pubblicato oppure sarebbe rimasto a prendere polvere sopra gli scaffali di qualche libreria. Sulla questione climatica ci sono decenni di letteratura ma, porco diavolo, nessun libro ha raggiunto i picchi di vendita di questo.
E se ne parla, felicità a grappoli.
SE NE PARLA, finalmente.
Il volume comincia con un breve testo composto dai discorsi di Greta da settembre 2018 a febbraio 2019. Molte di queste parole sono quindi conosciute, non per questo meno importanti.
Al termine di questa introduzione troviamo una dichiarazione:

P.S. Prima che questo libro uscisse abbiamo dichiarato che gli eventuali guadagni sarebbero andati a Greenpeace, al WWF e alle seguenti associazioni svedesi che si occupano degli animali, dell’ambiente e dei bambini malati: Lära med Djur, Fältbiologerna, Kung Över Livet, Naturskyddsföreningen, Barn i behov e Djurens Rätt.

E così faremo.

Perché l’hanno deciso Greta e Beata.

Segue una parte chiamata “scene dal cuore” a sua volta suddivisa in tre parti: ‘dietro il sipario’, ‘persone esaurite su un pianeta esaurito’, ‘e se la vita fosse una cosa seria e tutto ciò che facciamo avesse un senso?‘.
La carrellata di scene raccolte in ‘dietro il sipario‘ raccontano della famiglia, delle turbe alimentari di Greta e a seguire i problemi di Beata, della successiva diagnosi di sindrome di Asperger per Greta per concludere alla scena 26 con una paginetta dal titolo ‘una posizione privilegiata’.
E via con la seconda parte, alla scena 28 ‘ingordigia’:

Un’atmosfera equilibrata e funzionante dal nostro punto di vista è una risorsa limitata; una natura limitata che appartiene a tutti gli esseri viventi in maniera uguale. Con il livello di emissioni attuale queste risorse finiranno in diciotto anni.
Nel migliore dei casi.
[…]
Le nostre nuove abitudini hanno senza dubbio ridimensionato l’ingordigia degli antichi romani e dell’aristocrazia francese del Settecento.
[…]
Batterci per la giustizia è una missione che ci sta sfuggendo di mano.

Non è un saggio che snocciola dati di studi scientifici e ricerche ma è una sorta di costellazione di piccole informazioni che messe insieme danno comunque un quadro della situazione.

Un esempio è la scena 46, denominata ‘Anno Domini 2017’:

Nel 2017, 9 milioni di persone sono morte per l’inquinamento.
Oltre, 20.000 ricercatori e scienziati hanno pubblicato un forte appello all’umanità spiegando che ci stiamo avviando verso una catastrofe climatica e della sostenibilità; il tempo ci sfugge di mano.
Nel 2017 i ricercatori tedeschi hanno constatato che il 75-80 per cento degli insetti è scomparso. Poco tempo dopo un rapporto ha rivelato che la popolazione di uccelli in Francia è “crollata” e che alcune specie sono diminuite del 70 per cento, perché gli uccelli non hanno più insetti da mangiare.
Nel 2017 quarantadue individui possedevano più soldi di metà della popolazione mondiale messa insieme. L’82 per cento dell’aumento totale di ricchezza è andato all’1 per cento più ricco.
Le banchise e i ghiacciai si sono sciolti a una velocità record.
Sessantacinque milioni di persone erano in fuga.
Uragani e nubifragi hanno provocato migliaia di vittime, allagato le città e condotto intere nazioni in rovina.
È stato anche l’anno in cui la curva delle emissioni è tornata a salire e la quantità di anidride carbonica nell’atmosfera ha continuato ad aumentare, a una velocità che in una prospettiva geologica più grande può somigliare soltanto a premere il tasto dell’ipervelocità in un film di Star Trek.

Ed eccoci giunti alla parte terza ‘e se la vita fosse una cosa seria e tutto ciò che facciamo avesse un senso?’; qui vengono tirate alcune grosse pietre nello stagno.
Riporto alcune ‘scene’.

Alla scena 74, La nuova valuta:

La nostra ignoranza riguardo alla crisi climatica e alla sostenibilità è diventata una delle maggiori risorse economiche mondiali. È  una condizione necessaria per la continua crescita economica. L’ignoranza è la nostra nuova valuta.
Perché nel momento in cui ci renderemo conto dell’entità di questa crisi cambieremo le nostre abitudini e faremo dei passi indietro.
[…]
Non possiamo evitare di fare quei passi indietro. La questione è se vogliamo farli adesso in maniera organizzata o aspettare ancora un po’…

Scena 75, Animali da branco:

Ci stiamo avvicinando a un confine invisibile, oltre il quale non c’è possibilità di ritorno. Ciò che facciamo adesso presto non si potrà più disfare. Quelli che si sono accorti della gravità della situazione cercano di mettere in guardia gli altri.
Ma siamo animali da branco, e finché i nostri leader non agiranno come se fossimo in piena crisi, quasi nessuno capirà che ci siamo già dentro. Aspettiamo che tutti i capibranco ci dicano di fermarci, ci facciano aggirare il pericolo e ci mettano in salvo.

Più avanti ancora, quasi al termine, la scena 87: Speranza.

La domanda è: come vogliamo essere ricordati?
Noi che abbiamo vissuto nell’epoca delle fiamme.
Cosa ci lasceremo dietro?
Dal punto di vista della sostenibilità abbiamo fallito sotto ogni aspetto.
Ma.
Possiamo cambiare tutto questo.
E molto velocemente, tra l’altro.
Abbiamo già la possibilità di sistemare tutto, e non c’è nulla che noi uomini non riusciamo a fare, se vogliamo
[…]
In attesa degli esempi da seguire, delle redazioni dei telegiornali e dei politici, dobbiamo fare tutto il possibile.
E tutto l’impossibile.
Dobbiamo abbandonare la bussola e buttarci nell’ignoto.
Dobbiamo riprendere ad ascoltare tutto quello che abbiamo smesso di ascoltare.
Dobbiamo andare molto lontano e allo stesso tempo mettere un cartello di benvenuto sulla porta che lasciamo aperta dietro di noi.
Tutti sono benvenuti.
Serve tutto, servono tutti.

Infine le pagine terminano lasciando una sorta di vuoto, simile a quella sensazione di leggero spaesamento quando si scende da una barca.
Siamo scesi, o forse siamo saliti.
Un libro importante, sicuramente facile da leggere ma certamente non semplice da accettare e senza dubbio non banale.
Non è certo il primo libro sul cambiamento climatico che leggo, di certo non sarà l’ultimo ma lo stesso ho provato quella sensazione di spaesamento. Perché Greta Thunberg è una ragazzina con un cartello e ha fatto muovere più cose lei in pochi mesi che tanti altri adulti in molti anni.
E allora viva Greta, onore a lei e alla sua famiglia, viva il suo cartello “sciopero per il clima”, viva pure questo libro. Che è anche ben scritto, tra le altre cose. Che si trova perfino negli autogrill, come quelli dei calciatori. E va benissimo così.
Siamo scesi, o forse siamo saliti. Ma la barca è sempre una sola.
E dobbiamo aspettare una ragazzina svedese per guardare i nostri quintali di plastica pro-capite e capire che forse c’è qualcosa di malsano? Nel ragionare che forse bruciare quantità inverosimili di combustibili fossili per alimentare una società che NON fa star bene le persone non ha molto senso? E no, la ricetta per la soluzione ‘finale’ non c’è in questo libro, magari Greta e la sua famiglia non la conoscono, nonostante il non mangiare carne e la macchina elettrica e il rifiuto di prendere aerei.
Perché la risposta non è nel singolo, nemmeno nel singolo nucleo familiare, nonostante tutto conti.
La risposta è più grande, più in alto.
Siamo chiamati a leggere ancora per cercarla e magari a eleggere, le europee sono vicine.
In ogni caso siamo chiamati a prendere in carico questa situazione, una volta per tutte, una volta per tutti.


 recensione a cura di Bianca Casale