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Nulla ti cancella, Michel Bussi – RECENSIONE

2010: Maddi Libèri è un medico generico e vive a Saint-Jean-de-Luz, ha una vita piena con Esteban, suo figlio di 10 anni. Un giorno d’estate lo lascia solo sulla spiaggia, una piccola abitudine per rendere più autonomo il bambino, qualche minuto e sarebbe tornato dopo aver preso il pane in panetteria. Ma l’abitudine non è sempre una buona amica e l’amatissimo figlio scompare.
Dieci anni dopo Maddi ha ricostruito la sua vita in Normandia ma torna sulla spiaggia di Saint-Jean-de-Luz in una sorta di personale pellegrinaggio.
Sulla spiaggia c’è un bambino. Uguale il costume da bagno, identica altezza, stessa corporatura, medesimo colore di capelli. Si avvicina. Il tempo si blocca. È Esteban, o il suo gemello perfetto. Maddi viene colta immediatamente da una vera ossessione, sapere chi è questo bambino. Si chiama Tom, vive a Murol in Auvergne. Lo segue al più presto. Decide di stabilirsi nella regione dei vulcani e comincia a seguire il piccolo. Più Maddi spia Tom, più le somiglianze con Esteban sembrano inspiegabili: sono identiche anche le passioni e le paure. Non ha senso. Oppure sì?
Fino a che punto Maddi sarà disposta a spingersi per scoprire la verità e salvare suo figlio (o questo bambino che gli somiglia così tanto)? 
Quello che quasi subito si rende palese è che Tom è in pericolo. E pare che solo lei possa proteggerlo.


Quando ci presentiamo sulla terra non cadiamo dal cielo, non veniamo lasciati da una cicogna. Siamo attesi, siamo accolti, e appena apriamo gli occhi abbiamo bisogno di un milione di punti di riferimento che ci guidino, una voce, un odore, una coperta calda […]
Non saremo mai altro che il risultato delle migliaia di tracce in cui ci imbatteremo, di migliaia di sassolini bianchi che altri hanno seminato sul nostro percorso. Li raccoglieremo o non li raccoglieremo. Chiunque lascia sassolini bianchi quando passa sulla terra, chiunque. Puoi chiamarla o non chiamarla reincarnazione.

L’intero romanzo è costruito attorno alla potenziale reincarnazione del giovane Esteban. Più la trama va avanti, più gli elementi portano a crederci. Il lato razionale spinge a cercare indizi per contrastare questa possibilità. Si inizia a svolgere una vera e propria indagine parallelamente a quelle che avvengono nel romanzo. 

«Ed è serio, questo professor Stevenson?
Voglio dire, è uno scienziato, ha un laboratorio? Cioè, sono chiacchiere o gli si può credere?».

«Che intendi con “gli si può credere”?».
«Be’, a quello che dice. Le testimonianze sono vere o no?».
«Cos’è secondo te che permette di stabilire se una cosa sia vera o no?».
«Non… non lo so… Immagino che se la maggior parte della gente pensa una cosa questa debba essere più vera che falsa».

Michel Bussi ci propone una storia ricca di colpi di scena. La trama di partenza poteva sembrare facile, una madre che perde il figlio e cerca di riempire il suo vuoto avvicinandosi al figlio di un altro. Tuttavia, l’autore ci proporrà una storia sorprendente ed enigmatica, flirtando dolcemente con il soprannaturale. Gioca con i nostri nervi fino alla fine mantenendo la suspense fino all’ultima pagina. Tutti i pezzi del puzzle andranno a posto a poco a poco per offrirci non un colpo di scena finale, ma un totale capovolgimento della situazione.  
Bussi al 100%: mistico, talvolta irrazionale, avvincente e profondamente psicologico. Tutto è creato per renderci dipendenti e mandarci dritti contro il muro dell’intrigo.
Si aggiunge a questo un’ambientazione scelta con occhio clinico e splendidamente descritta ed il lettore è preso nella tela. I personaggi sono strutturati bene anche se talvolta non troppo approfonditi, alcuni di essi avrebbero meritato un maggiore spazio, forse il fatto che il libro sia già piuttosto voluminoso ha influito su questa scelta.
Un romanzo avvincente con una costruzione impeccabile e una scrittura raffinata.
Il finale è perfetto, ricercato e impossibile da anticipare, ma forse un po’ troppo “grande” per convincere completamente. Nonostante questo, Niente ti cancella è un romanzo pazzesco che non si riesce a mettere giù fino a quando non è finito e che non può mancare nella nostra libreria. 


Quarta di copertina: Una mattina di giugno del 2010 Esteban, di dieci anni, scompare sulla spiaggia basca di Saint-Jean-de-Luz. Nessuno sa niente, nessuno ha visto niente. Dopo le infruttuose ricerche della polizia locale la dottoressa Maddi Libéri, madre di Esteban, lascia il Paese basco e va a rifarsi una vita in Normandia. Torna a Saint-Jean-de-Luz dieci anni dopo, quasi in pellegrinaggio, e sulla stessa spiaggia vede un bambino di dieci anni che è la copia identica di Esteban, indossa lo stesso costume, ha addirittura una voglia nello stesso punto della pelle in cui l’aveva Esteban. Si apposta, lo spia, riesce a scoprire che il bambino si chiama Tom e vive con la madre a Murol, un paesino dell’Alvernia, antica zona vulcanica al centro della Francia. Colpita dalla straordinaria rassomiglianza e dalle incredibili coincidenze, Maddi si trasferisce a Murol, dove apre uno studio medico e segue da vicino Tom, scoprendo presto che corre un grosso pericolo. Vuole salvarlo, ma l’interesse che mostra per un bambino non suo suscita sospetti in paese. Nel frattempo le coincidenze si moltiplicano. Tom sembra la reincarnazione di Esteban, concetto inaccettabile per la mente scientifica della dottoressa Libéri e allo stesso tempo barlume di speranza per la madre inconsolabile. La ricerca della verità di Maddi segue un percorso parallelo di scientificità e irrazionalità, e a complicare le cose contribuiscono due misteriosi omicidi.


Chi é Michel Bussi?

Autore francese di gialli più venduto oltralpe. È nato in Normandia, dove sono ambientati diversi suoi romanzi e dove insegna geografia all’Università di Rouen. Ninfee nere (Edizioni E/O 2016) è stato il romanzo giallo che nel 2011, anno della sua pubblicazione in Francia, ha avuto il maggior numero di premi: Prix Polar Michel Lebrun, Grand Prix Gustave Flaubert, Prix polar méditerranéen, Prix des lecteurs du festival Polar de Cognac, Prix Goutte de Sang d’encre de Vienne. Tra le sue pubblicazioni per E/O figurano: Tempo assassino (2017), Mai dimenticare (2017), La doppia madre (2018), Il quaderno rosso (2018), La follia mazzarino (2019), Usciti di Senna (2020), la saga distopica N.E.O La caduta del sole di ferro (2020) e Tutto ciò che è sulla terra morirà (2021).

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La serie delle “Audaci Zitelle” di Lisa Kleypas – recensione

Annabelle, Lilian, Evangeline e Margherite
a cura di Rossella Zampieri

Chi legge spesso romanzi rosa conoscerà sicuramente Lisa Kleypas, scrittrice apprezzata in tutto il mondo per i suoi romanzi d’amore sia storici che contemporanei.
Chi ha già avuto esperienza con lei o chi è suo assiduo fan sa perfettamente che questa autrice non delude mai le aspettative (almeno fino ad ora, personalmente, non è mai capitato): con il suo stile romantico e scorrevole allo stesso tempo riesce sempre a tenere alta l’attenzione di chi legge.
La serie vittoriana riedita da leggereeditore, e prima ancora edita da mondadori, è stata molto apprezzata in tutto il mondo.
È la prima volta che mi cimento con un suo romanzo storico e per non farmi mancare niente ho deciso di iniziare dalla quadrilogia Wallflowers, nota in italiano come ‘Audaci Zitelle‘ a cui è collegata la serie ‘Hathaways‘ che mi riservo di leggere prossimamente.
Wallflowers significa letteralmente “fiore da muro“, ma nel quotidiano viene utilizzato per esprimere la situazione piuttosto antipatica di “fare da tappezzeria“.
Ora se per questo febbraio, mese del rosa, desiderate qualche storia d’amore più elaborata vi consigliamo di andare sui grandi classici come Orgoglio e Pregiudizio, o Emma o ancora Cime tempestose, ma se desiderate qualcosa di più leggero sicuramente la saga delle Wallflowers è da tenere in considerazione.
Perché si chiamano così?
Siamo in epoca vittoriana e l’hobby principale delle signore – prima del ricamo e delle tazze di tè – è trovare un marito, per una donna nubile non è certamente considerato favorevole il fatto di fare da tappezzeria.
Annabelle, Lilian, Evangeline detta Evie e Margherite detta Daisy: quattro giovani donne piene di speranze, sogni e timori che sembrano destinate – chi a causa della timidezza, chi per disgrazie sociali e ancora per la propria provenienza – a restare per sempre ai margini di una sala da ballo o di un qualsiasi evento mondano aspettando che l’uomo della loro vita si accorga finalmente di loro.
Per uscire da questa condizione diventeranno inseparabili amiche tra i salotti londinesi e stringeranno un patto, creando un club denominato appunto ‘Le Zitelle‘, decidendo di unire le forze sull’obiettivo: trovare per tutte un uomo che le ami e convolare a nozze con adeguata convenienza, ovviamente.
Oltre ai quattro romanzi principali esistono anche due ‘spin-off’: magia di un amore e l’ultima sorpresa.
Insomma, se si decide di cominciare questa storia si deve mettere in conto un tempo abbastanza lungo da passare tra salotti londinesi, sfarzosi pranzi e cene nella campagna dell’Hampshire e interessanti incontri amorosi un po’ ovunque.
Una lunga lettura piacevole che in queste giornate ancora fredde è perfetta con una buona tazza di cioccolata o anche una buona tisana, per restare in tema con le care wallflowers.
Perfetta anche per sentirsi tutte, felicemente, un po’ zitelle.

Quarta di copertina: Lady Aline Marsden è stata cresciuta con uno scopo: concludere un matrimonio vantaggioso con un membro della propria classe sociale. Invece si è donata a John McKenna, uno stalliere. Una trasgressione imperdonabile, al punto che, per proteggere John dall’ira paterna, Aline gli fa credere di volerlo respingere a causa della sua umile condizione. Così il giovane viene cacciato dalla proprietà e lei confinata in campagna, lontana dalla vita londinese. Trascorsi dieci anni, l’ex stalliere ha fatto fortuna ed è tornato, più ardito e affascinante di prima, per vendicarsi della donna che gli ha infranto il cuore. Ma tra loro la magia è immutata, e John dovrà decidere se portare a termine il suo piano o rischiare tutto per quell’unico vero amore.


Quarta di copertina: Annabelle, Lillian, Evie e Daisy sono quattro giovani donne piene di speranze, sogni e timori, stanche di aspettare che l’uomo della loro vita venga a cercarle: l’amicizia le renderà più audaci e intraprendenti, e d’ora in poi si aiuteranno l’una con l’altra. Annabelle è affascinante e colta, di nobili origini, ma senza dote. E solo nelle fiabe i principi sposano le povere fanciulle, lo sa bene. Ma il suo algido orgoglio le impedisce di accettare il corteggiamento di Simon Hunt, ricco borghese e impetuoso seduttore, ben diverso dagli aristocratici che vorrebbe accalappiare. Almeno fino a quando lui non le ruba un bacio che non riesce più a dimenticare… Così inizia tra i due un gioco di seduzione e desiderio, in cui ben presto non sarà più chiaro chi insegue e chi fugge. Fino a quando la mossa più imprevista di tutte, l’amore, li lascerà senza fiato. Il primo romanzo di una serie dedicata a quattro donne dalle passioni coraggiose, pronte a sfidare le rigide regole della società vittoriana.


Quarta di copertina: Accadde al ballo, dove la splendida Lillian Bowman scoprì che il suo temperamento da americana, diretto e sfrontato, non era ben visto nell’affettata società inglese. Soprattutto agli occhi di Lord Westcliff, Marcus, lo scapolo d’oro più insopportabile della città. Accadde in giardino, dove Marcus e Lillian scoprirono che un solo appassionante bacio poteva valere più di mille arroganti pregiudizi, e persino più di un profumo afrodisiaco! Accadde in autunno, quando Marcus, l’uomo che non aveva mai perso il controllo delle sue emozioni, scoprì di essere tutt’altro che una roccia: con Lillian ogni tocco era una squisita tortura. Ma quell’insolente americana non era senz’altro nella lista delle “donne da sposare”…


Quarta di copertina: Evangeline Jenner è molto timida, e sarebbe anche molto ricca, se solo potesse entrare in possesso dell’eredità che le spetta. Pur di strapparla alle grinfie dei suoi disonesti parenti, è determinata a infrangere le convenzioni e a rivolgere allo scapolo impenitente Sebastian St Vincent la proposta più oltraggiosa di tutte: quella di matrimonio! Trascorrere più di un minuto in compagnia del visconte rovinerebbe la reputazione di qualsiasi fanciulla, ma non quella di Evie, certa di non voler entrare nella sua collezione di cuori spezzati. Tanto riservata quanto testarda, Evangeline è pronta a sfidarlo: si concederà a lui solo quando saprà dimostrarle di essere fedele. Un patto col diavolo o una scommessa d’amore? Annabelle, Lillian, Evie e Daisy tornano a scaldare la più fredda delle stagioni con l’audacia dei loro sentimenti.


Quarta di copertina: Dopo tre deludenti stagioni in società, il padre di Daisy Bowman non usa mezzi termini: sua figlia deve trovare un marito, molto alla svelta. E se Daisy non incontrerà l’uomo dei suoi sogni, allora sarà costretta a sposare quello che suo padre ha scelto per lei: Matthew Swift. Daisy è terrorizzata, sposerebbe chiunque altro piuttosto che quel borioso, rude individuo. Ma non ha fatto i conti con l’insospettabile charme che Matthew userà per conquistarla. Il ragazzo gracile e ambizioso che aveva conosciuto si è trasformato in un uomo attraente, maturo, pieno di vitalità. Proprio quando Daisy sta per arrendersi alla passione, però, scoppia uno scandalo che rischia di mandare all’aria tutto… L’ultimo capitolo della serie Wallflowers, quattro inseparabili amiche che fanno diventare la Londra vittoriana ironica, divertente e spregiudicata come la New York di Sex and the City.


Quarta di copertina: Quando Rafe Bowman arriva dall’America per incontrare Natalie, la figlia bella e a modo di lord Blandford, Londra risplende delle luci e delle decorazioni dell’imminente Natale. Intrigante e fascinoso, con la reputazione da avventuriero del Nuovo Mondo, Rafe è sicuro di fare colpo sulla fanciulla. Il matrimonio è garantito. Invece il destino ha in serbo ben altro per lui: Hannah, la cugina di Natalie. E mentre Rafe deve scegliere tra denaro e amore, inaspettatamente scocca dentro di lui una nuova scintilla.


Chi è Lisa Kleypas?

Nata in Texas nel 1964, Lisa Kleypas è una delle scrittrici di romanzi rosa più amata. Nel 1985 è stata nominata Miss Massachusetts e nel 1986 ha anche partecipato al concorso di Miss America 1986 ad Atlantic City. Amante della lettura da sempre è un’appassionata di romanzi d’amore. I primi romanzi che ha scritto arrivano tutti dai tempi dell’università – ha studiato scienze politiche – quando frequentava il Wellwsley.
Dopo aver conseguito la laurea, i genitori l’aiutarono decidendo di sostenerla economicamente dandole la possibilità di concludere il suo manoscritto. Alla giovane età di ventuno anni vendette il suo primo romanzo. A causa di un evento climatico la famiglia perdette la casa e fu costretta a ricomprare almeno i beni di necessità e fu così che Lisa Kleypas decise di dedicarsi al rosa, perché per sfuggire al momento di sconforto in cui era scivolata la sua famiglia comprò un romanzo rosa.
I suoi romanzi sono sempre in vetta alle classifiche, tradotti in quattordici lingue e vende milioni di copie in tutto il mondo.
Attualmente la Kleypas vive con il marito Gregory ed i figli a Washington.

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Pandora, Susan Stokes-Chapman – RECENSIONE


Una storia ambientata nell’Inghilterra georgiana, siamo nel 1799, combina elementi della mitologia greca con personali tradimenti, inganni e una diffusa avidità. Una storia piena di suspense e intrighi che viviamo come avvincente e appassionante, mentre facciamo un viaggio nell’affascinante mondo dell’antiquariato.
Sul sito ufficiale dell’autrice scopriamo quale sia stata l’ispirazione iniziale per questo romanzo: l’affondamento, avvenuto nel 1798, dell’HMS Colossus, vascello che trasportava gran parte della preziosa collezione di reperti archeologici greci del diplomatico William Hamilton. 

La protagonista Pandora/Dora vive con suo zio Hezekiah in un negozio di antiquariato in pessime condizioni che un tempo era di proprietà dei suoi genitori. Tuttavia, nel corso degli anni, Dora ha scoperto molto poco sulla morte dei suoi genitori, tranne il fatto che sono morti improvvisamente in seguito a un incidente in un sito archeologico, lasciando molte domande senza risposta.

Dopo aver terminato la scuola, Dora concentra le sue ambizioni nel design di gioielli, ma nel suo intimo sogna ancora di poter far tornare il negozio dei suoi genitori agli antichi fasti; quando un vaso decorato arriva al negozio, il suo interesse viene immediatamente stuzzicato. Non solo perché questo tesoro è un oggetto di indubbia bellezza e sicuramente misterioso, ma anche perché da esso è in grado di trarre ispirazione per la sua gamma di gioielli. Il suo interesse prenderà una direzione diversa quando verranno alla luce il valore storico e l’alone di mistero quasi mistico attribuiti a questo pezzo archeologico. Il vaso di Pandora?

Nel frattempo, Edward Lawrence entra nella sua vita attraverso un intermediario e così i loro mondi s’ incontrano e scontrano. Li seguiremo in un viaggio di scoperta interpersonale ma anche di rivelazione di una pericolosa rete di frodi e inganni dove Dora dovrà affrontare realtà che forse non è ancora pronta ad accettare.

Sicuramente un bel libro da leggere senza troppe pretese, narrativa storica con una sana spolverata di mitologia: una storia per tutti con il punto forte di una trama e un’ambientazione davvero interessanti e che mescolano archeologia, mistero e una ricca dose di fantasia. I personaggi principali (a parte lo zio che pare davvero un cattivo da cartone animato) sono tratteggiati con garbo e ci sono abbastanza intrighi e narrazione per mantenere il lettore interessato fino alla fine. 
Risulta un po’ prolisso in alcune parti, soprattutto inizialmente per poi accelerare troppo verso la fine. Qualche pecca la possiamo perdonare contando che si tratta di un romanzo di esordio di una così promettente autrice.


Autore: Susan Stokes-Chapman
Editore: Neri Pozza
In commercio dal: 27 gennaio 2022
Pagine: 352 p., Brossura
EAN: 9788854522756

Londra, 1799. Un tempo rinomato, l’Emporio di Antichità Esotiche dei Blake, racchiuso fra un caffè e la bottega di un merciaio, ha da offrire soltanto opere contraffatte, armature scalcagnate e ninnoli privi di valore da quando è finito nelle mani di Hezekiah Blake dopo la tragica morte di suo fratello Elijah. Stimati archeologi e collezionisti, Elijah Blake e sua moglie Helen sono rimasti uccisi dal crollo di uno scavo in Grecia. L’incidente ha lasciato illesa Pandora, la figlia della illustre coppia, ma ha determinato la sciatta decadenza dell’Emporio, rapidamente divenuto una bottega di polverose cianfrusaglie nelle mani sbagliate di Hezekiah. Gli anni sono passati e Pandora, detta Dora, è ora una giovane donna che sogna di diventare un’artista orafa. Un sogno che lei coltiva con caparbietà mentre trascorre le sue ore nell’Emporio in cui l’inettitudine e l’oscura attività dello zio trascinano sempre più il nome dei Blake nell’infamia e nell’oblio. Un giorno, di ritorno al negozio, una scena spaventosa si schiude davanti agli occhi della ragazza: di fronte all’Emporio giace, ribaltato, un carro. Il cavallo, sdraiato sul fianco, sembra illeso, Hezekiah, invece, è intrappolato sotto l’animale. Attorno a lui tre uomini malvestiti, con il terrore negli occhi e l’odore salmastro dei marinai addosso, armeggiano e imprecano alla scalogna mentre fissano una cassa incrostata di molluschi rimbalzata sul selciato. Nei giorni successivi Hezekiah, malconcio e sospettoso, chiude la cassa a chiave nello scantinato e vieta alla nipote di accedervi. Che cosa c’è in quella cassa? Perché Hezekiah è impallidito quando la nipote glielo ha domandato? E per quale motivo ordina a chiunque di non mettere piede nello scantinato? Incapace di tenere a freno la curiosità, Dora si avventura nello stanzino buio e umido per imbattersi in qualcosa che cambierà per sempre la sua vita.


Chi è Susan Stokes – Chapman?


Susan Stokes-Chapman (1985) è cresciuta a Lichfield, Staffordshire, ha studiato per quattro anni alla Aberystwyth University, laureandosi con un BA in Educazione e Letteratura Inglese e un MA in Scrittura Creativa. Lavora nell’istruzione superiore e attualmente vive nelle West Midlands. Nel 2022 Neri Pozza ha pubblicato in Italia Pandora, il suo romanzo d’esordio.

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Recensione: Le vite nascoste dei colori – Laura Imai Messina

Recensione di Giulietta Frattini

Sono stata attirata da questo libro per tanti motivi: la copertina così delicata e così giapponese, la parola “colori” nel titolo perché è un’idea veramente molto personale, la scrittrice italiana che avevo adocchiato in altri titoli che non ho ancora avuto l’ispirazione per leggere.

La storia parla di Mio e del fatto che grazie alla sua visione tetracromatica, il colore diventa il centro della sua vita. Ma la storia parla anche di Aoi – capiamo subito essere una persona importante dato il nome – che però di colori ne vede pochissimi in quanto daltonico.
In mezzo alla loro storia d’amore si intrecciano le storie delle loro famiglie, con un colpo di scena abbastanza scontato ma che si inserisce perfettamente nella narrazione, e delle persone che frequentano l’atelier, l’agenzia funebre e il negozio di colori Pigment.

Tra i personaggi secondari mi sono piaciute tantissimo le due bambine Alma e Rui, che prendono lezione sul colore da Mio. La piccola Rui ha un trauma che si porta dietro dalla precedente famiglia e la nuova madre adottiva spera di farla stare bene tramite queste lezioni. Tuttavia questa storia svanisce letteralmente nel nulla e mi è dispiaciuto molto non vederne la fine – era anche un ottimo spunto per imparare aneddoti interessanti sui colori.

La cosa che colpisce nella lettura è la capacità di Mio di nominare i colori come nessun altro: una miriade di aggettivi, nomi e perifrasi usati per descrivere ogni colore che dà al lettore la certezza di immaginarsi un colore “giusto”: non un nero qualsiasi, ma un “nero mezzanotte con una punta di luna”. Bellissimo.

Romanzo assolutamente consigliato se volete una lettura colorata e leggera, ma con una punta di malinconia.


Il libro

pp. 328
€ 18,50
ISBN 9788806248475

Nero mezzanotte con una punta di luna, indaco che sa di mirtillo, giallo della pesca matura un attimo prima che si stacchi dal ramo: Mio sa cogliere e nominare tutti i colori del mondo. Ha appreso l’arte dei dettagli invisibili guardando danzare ago e filo sui kimono da sposa, e ora i colori sono il suo alfabeto, la sua bacchetta magica, il suo sguardo segreto. Aoi, invece, accompagna le persone nel giorno piú buio: lui prepara chi se ne va e, allo stesso modo, anche chi resta. Conosce i gesti e i silenzi della cura. All’inizio sembra l’amore perfetto, l’incanto di chi scopre una lingua comune per guardare al di là delle cose. Ma il loro incontro non è avvenuto per caso.

Non sempre nascere con un dono è un vantaggio, di certo è una responsabilità. Mio è una giovane donna dallo sguardo speciale: i suoi occhi sono capaci di cogliere ogni minima sfumatura e dare un nome a tutte le tonalità, soprattutto quelle invisibili. Nell’atelier dove la sua famiglia cuce e ricama kimono nuziali con gesti preziosi tramandati da generazioni, ha imparato fin da piccola la potenza dei dettagli, scoprendo in segreto le vite nascoste dei colori. Ma a custodire un segreto, in questa storia, non è la sola. Aoi possiede la sensibilità rara di capire a prima vista chi ha di fronte: la sua agenzia organizza cerimonie funebri, e lui – allo stesso modo di un mago – sa sempre come accompagnare i vivi e i morti nel giorno piú buio. Quando i loro destini s’incrociano in una mattina qualsiasi, Mio e Aoi si specchiano l’una nell’altro come due colori complementari. Sarebbe tutto perfetto, se non fosse che il loro incontro non è stato casuale: ancora non lo sanno, ma le loro esistenze stanno per entrare in collisione. Laura Imai Messina sa raccontare il potere magico delle cose di tutti i giorni, fa scintillare le coincidenze, anima le storie come in una danza da cui si sprigiona, semplicemente, il prodigio dello stare al mondo. E il Giappone, luogo di tutte le contraddizioni, è l’alambicco ideale di questo incantesimo. Cosí per le strade di Tōkyō, città da sempre scagliata verso il futuro, si celebrano ogni giorno le antiche pratiche di una cultura millenaria, i rituali dei matrimoni e dei funerali, le cerimonie del passaggio. Le vite nascoste dei colori – una fiaba metropolitana capace di ammaliare il lettore – ci fa conoscere la forza dell’amore tra due figure indimenticabili e opposte. Due personaggi unici, legati a doppio filo da un nodo di meraviglia che aspetta soltanto di manifestarsi.

L’autrice

Laura Imai Messina è nata a Roma. A ventitre anni si è trasferita a Tōkyō, dove ha conseguito un dottorato in Letteratura. Attualmente insegna italiano presso alcune tra le piú prestigiose università della capitale giapponese. È autrice di romanzi, saggi e storie per ragazzi. Nel 2020 è uscito Quel che affidiamo al vento (Piemme), caso editoriale in corso di traduzione in oltre venti Paesi, i cui diritti cinematografici sono stati opzionati da Cattleya. Per Einaudi ha pubblicato Tokyo tutto l’anno. Viaggio sentimentale nella grande metropoli (2020 e 2022) e Le vite nascoste dei colori (2021). Collabora con numerosi inserti culturali italiani, e insegna presso la Scuola Holden. Vive tra Kamakura e Tokyo con il marito Ryosuke e i figli, Claudio Sosuke ed Emilio Kosuke.
Il suo sito è www.lauraimaimessina.com.

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Non è un paese per single, Felicia Kingsley – recensione

Amare te è come ballare un lento in una stanza che va a fuoco. Sai che dovresti scappare ma vuoi finire la canzone e aspettare di scoprire quale sarà quella successiva, anche se ormai le fiamme ti sfiorano.

Maremma Infoiata!
La regina del rosa italiano è tornata con un nuovo romanzo scoppiettante!
Felicia Kingsley, autrice bestseller da oltre mezzo milione di copie, ci ha regalato a inizio 2022 una commedia romantica con i fiocchi, retelling del classico di Jane Austen Orgoglio e Pregiudizio, romanzo da lei molto amato. E si vede!
Essendo anche uno dei miei libri preferiti non potevo non leggere questa lettura in chiave moderna e non ne sono rimasta per niente delusa.
Da anni ormai seguo questa talentuosa scrittrice, conosciuta grazie a Matrimonio di convenienza, ed il suo stile è sempre nuovo ed irresistibile.
Non è un pese per single‘ è brillante per la location – vi è un grande tributo alla magica Toscana -, per i personaggi che per quanto siano ispirati ad un classico della letteratura Felicia è riuscita a rendere Elisa, Michael e tutti gli altri personaggi moderni, e per la storia in sé perché ci sono dei riferimenti a Orgoglio e Pregiudizio, ma molti scenari sono stati reinventati creando una storia romantica e molto, molto divertente.
Un romanzo esilarante, ambientato nelle meravigliose colline toscane e le parti scritte in diletto sono un piccolo gioiello che vi faranno lacrimare gli occhi, leggendolo vi farete delle grasse risate.
I libri di Felicia Kingsley spiccano sempre per umorismo e per storie originali, ma ammetto che questo è subito salito in cima ai miei libri preferiti scritti da lei.
Divorato in poco più di tre giorni, non potete lasciarvi scappare questo nuovo romanzo della Kingsley perché sul serio è un piccolo gioiello della letteratura rosa del 2022.


Quarta di copertina: Belvedere in Chianti, piccolo borgo sulle colline toscane, dove abbondano ulivi e vigne ma di scapoli nemmeno l’ombra, è in fermento: Charles Bingley, nipote del defunto conte Ricasoli, sta arrivando dall’Inghilterra per prendere possesso dell’eredità, la tenuta Le Giuggiole. La notizia ha scatenato le potenziali suocere, disposte a tutto pur di sistemare le figlie con Charles o con il suo altrettanto affascinante, ricco e single amico Michael D’Arcy. A chi, invece, questa caccia al marito non interessa, è Elisa, amica d’infanzia di entrambi i giovani, con i quali passava tutte le estati alla tenuta, dove ora vive e si occupa con passione della vigna e della produzione del vino. Mentre tutte le ragazze di Belvedere si contendono i due appetitosi single, Elisa cerca di capire cosa ne sarà della tenuta, dato che Charles e Michael sembrano arrivati in Toscana con intenzioni poco chiare. Sono passati molti anni da quando lei e Michael erano compagni di giochi, la vita li ha cambiati e molti segreti si sono annidati tra le pieghe del tempo, che però sono sempre più difficili da nascondere. Possibile che due amici affiatati come loro possano ritrovarsi nemici? E se tra bicchieri di Chianti, scorpacciate di pappardelle e molti malintesi Elisa e Michael finissero a fare i conti con sentimenti tanto forti quanto imprevisti e forse impossibili da reprimere? A Belvedere, terra di pettegolezzi, tutti vogliono sapere…


Chi è Felicia Kingsley?

Felicia Kingsley, emiliana DOC nata nel 1987, vive in provincia di Modena e lavora come architetto. Matrimonio di convenienza, il suo primo romanzo inizialmente autopubblicato, ha riscosso grande successo in libreria con la casa editrice Newton Compton ed è diventato il secondo ebook più letto del 2017. Stronze si nasce, Una Cenerentola a Manhattan e Due cuori in affitto sono stati nella classifica dei bestseller per settimane. La Newton Compton ha pubblicato anche La verità è che non ti odio abbastanza e ad Aprile 2020 la novella Appuntamento in terrazzo.
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L’estate che resta, Giulia Baldelli – recensione

Non vorrei essere nei panni di Mattia, nella testa di Cristi e nemmeno nel tuo cuore.

L’anno nuovo è iniziato un po’ a rilento, ma non per quanto riguarda l’editoria, soprattutto quella italiana, perché ci sono alcuni esordi di cui è bene segnarsi la data di uscita. Uno di questi è L’estate che resta di Giulia Baldelli, edito da Guanda, in uscita oggi in tutte le librerie e negli store online.
Se avete letto, e apprezzato, la Perrin, la D’Urbano e la Ferrante non potrete che apprezzare questo romanzo: ha tutte le carte in regola per essere uno dei migliori del 2022.
Un po’ presto per dirlo? Forse sì, forse no.
Iniziando dal titolo molto significativo entriamo nelle vite dei tre protagonisti: Giulia, Cristi e Mattia, uniti indissolubilmente da un legame molto forte, difficile da spezzare.
Raccontata dal punto di vista di Giulia viene narrata la loro storia che celebra l’amore e l’amicizia oltre i confini del tempo ed oltre il genere.
L’ amore che resiste negli anni, senza mai affievolirsi ed il dolore di un continuo abbandono da sopportare sono alcuni dei tanti sentimenti ed emozioni che attraverso la determinata e razionale Giulia vi troverete a leggere. Paura, gelosia, perdono e accettazione fanno da contorno a questa storia ambientata a cavallo tra due luoghi: un paesino delle Marche e la città di Bologna.
La narrativa è solida e scorrevole ed è impossibile abbandonare la lettura senza sapere come prosegue la trama fino a raggiungere un finale definibile dolce amaro.
Un romanzo d’esordio eccezionale che siamo certe sarà un grande successo; la curiosità di vedere come proseguirà la carriera letteraria di questa autrice è tanta e resteremo con le antenne attivate.


Casa Editrice: Guanda
Prezzo: € 19,00
Data pubblicazione: 20 gennaio 2022

Quarta di copertina: Giulia e Cristi si incontrano bambine, negli anni Novanta, durante le estati trascorse in un piccolo paese delle Marche. Giulia, determinata e razionale, subisce il fascino di Cristi, così fragile e così selvaggia, e capisce presto di provare per lei qualcosa di più sconvolgente e più scottante dell’amicizia. Anche Cristi è attratta da Giulia, però i suoi occhi cercano in continuazione Mattia, un bambino che sembra comprendere la sua natura selvatica più profondamente di quanto l’altra riesca a fare. Dopo una serie di estati scandite dai giochi in riva al fiume e da sofferte gelosie, i tre, arrivati alla soglia dell’adolescenza, si separano. Dieci anni più tardi, Giulia e Cristi si ritrovano a Bologna e il loro amore mai dimenticato esplode. Ma di nuovo a turbare l’equilibrio ricompare Mattia. Da quel momento le loro vite appassionate si legano per sempre. Cristi, che sa farsi amare da Giulia disperatamente e a sua volta ama senza regole, rimane il vertice irresistibile del triangolo. In una storia d’amore totalizzante, che non si cura dei generi, sopporta gli abbandoni e alla fine, quando brucia, lascia una cenere speciale da cui non può che rinascere amore.


Chi è l’autrice?

Giulia Baldelli è nata a Fano, sul mare adriatico, nelle Marche, nel 1979. Dal 1998 si è trasferita a Bologna dove si è laureata in Chimica e tecnologie farmaceutiche. Dopo aver maturato un’esperienza di quattordici anni nel settore manifatturiero e nella Grande Distribuzione Organizzata ricoprendo ruoli di responsabilità nel settore assicurazione qualità, da due anni lavora come docente e valutatrice freelance nell’ambito di risk-management, food safety e sostenibilità delle filiere agroalimentari. Scrive e vive a Bologna, insieme al marito ed i loro tre figli. Questo è il suo romanzo d’esordio.
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I nostri cuori chimici, Krystal Sutherland – recensione

« Ti hanno corrotto con questa stronzata che “l’amore è pazienza, l’amore è gentilezza” fin da quando eri piccolo. Ma l’amore è scienza. Voglio dire, si tratta solo di una reazione chimica nel cervello. A volte la reazione dura una vita, ripetendosi costantemente. Altre no. Altre si trasforma in una supernova e inizia a spegnersi. Siamo solo dei cuori chimici. Questo rende l’amore meno folgorante? Non penso. Ecco perché non capisco perché la gente dica sempre ” il cinquanta percento dei matrimoni finisce in divorzio” come giustificazione per non sposarsi. Solo perché un amore finisce non significa che non sia stato vero amore.»

Quando ci si avvicina ad un romanzo definito ‘YA’ subito scatta la presunzione di avere a che fare con contenuti poco profondi, probabilmente banali e con uno sviluppo di trama quantomeno scontato. In alcuni casi questo è vero, in questo caso in particolare non è così.
I personaggi non sono adolescenti patinati e straordinariamente belli, non sono angeli/demoni/prescelti/stregoni/fate, non sono particolarmente ricchi e non vivono in nessun posto pazzesco e incredibile. Vivono in qualche città abbastanza normale e appartengono in gran parte alla middle class, frequentano una scuola ordinaria che non è il liceo fighetto e nemmeno la scuola devastata con i metal detector.
Attraversiamo la narrazione in velocità grazie alla scrittura brillante e fluida che rende il protagonista, molto ben caratterizzato, un buon amico nel giro di poche pagine. Molto azzeccate anche le varie citazioni sparse all’interno del romanzo che vi faranno sorridere.
Facile immedesimarsi nel personaggio di Henry Page, con i suoi amici, la famiglia e i sogni nel cassetto, meno facile il contraltare femminile, Grace Town, tutto da scoprire mano mano che la storia si dipana.
Nulla di scontato dunque in questi ‘cuori chimici’, nessuno (o quasi) stereotipo mainstream per la classica storia d’amore adolescenziale. Ci sono due persone che crescono in un rapporto difficile che forse è amore o forse è dipendenza, forse è un rapporto tossico o forse è quello che ci voleva per poter fare un passo avanti nella vita.
Un romanzo ricco e forte, numerosi i personaggi ‘secondari’ che ci piacerebbe conoscere meglio, prima di tutto la sorella maggiore Sadie e lo stravagante Murray.
Perfetto per giovani adulti ma sicuramente apprezzabile da tutti quelli che hanno ancora un po’ di verve adolescenziale.

Le persone non hanno anime gemelle. Le persone si creano la loro anima gemella.

Henry Page non è fisicato, non è famoso nei corridoi della scuola, è appassionato di scrittura, dotato di un sense of humor molto sviluppato, fondamentalmente è un bravo ragazzo che non è mai stato innamorato. Grace Town irromperà nella sua vita con un carico di mille megatoni, e ci vorrà un bel po’ prima che Henry possa venire a capo, per quanto possibile, del puzzle di pezzi componenti questa ragazza così strana.
Henry Page è uno di noi mentre Grace è l’outsider. Ma è davvero così?
Impossibile andare avanti senza fare spoiler, da noi sono vietati, quindi conviene fermarsi qui.
Il libro funziona ed è una spanna sopra molte pubblicazioni considerabili simili, certamente un buon romanzo con contenuti non banali e una profondità maggiore di quella che ci si potrebbe aspettare.

Perché non vali meno della polvere di stelle, ma tutto ciò che posso regalarti è sporcizia.



Il film omonimo tratto dal romanzo (che trovate su Amazon prime video) è inferiore da questo punto di vista ma è comunque di un ottimo livello, gli interpreti sono azzeccati (Grace interpretata da Lily Reinhart e Henry interpretato da Austin Abrams) e il personaggio di Henry Page è tratteggiato correttamente, lo sviluppo narrativo perde molti colpi in gara con il corrispettivo cartaceo ma vince in simpatia e la semplificazione della storia è piuttosto riuscita. Rimane vincente la figura della sorella maggiore, forse in questa versione persino migliore.

Riassumendo: da leggere se si apprezzano romanzi con una buona dose di romanticismo ma non scontati e, diciamolo, patetici. Il film è un sicuramente un buon modo per farsi un’idea e capire se merita la pena.
Per noi sì.

a cura di Bianca Casale


Quarta di copertina: Paradossalmente, la colpa è del suo inguaribile romanticismo: è da sempre così aggrappato al sogno del Grande Amore da non aver lasciato spazio alle cotte che da anni elettrizzano le vite dei suoi amici. Non è una scena da film nemmeno il primo incontro con Grace Town: Grace cammina con un bastone, porta vestiti da ragazzo troppo grandi per lei, ha sempre lo sguardo basso. Complice il giornale della scuola, Henry se la ritrova vicina di scrivania, e presto precipita nella rete gravitazionale di Grace, che più conosce, e più diventa un mistero. Grace ha ovviamente qualcosa di spezzato, ma questo non fa che attirare Henry sempre di più.


Chi é l’autrice?

Krystal Sutherland è un’autrice pubblicata a livello internazionale. Il suo primo romanzo, Chemical Hearts, è stato pubblicato in oltre 20 paesi ed è stato nominato dall’American Booksellers Association come uno dei migliori debutti del 2016. L’adattamento cinematografico, prodotto da Amazon Studios, vede protagonisti Lili Reinhart (Riverdale) e Austin Abrams (Dash &Lili, Euphoria); Sutherland è stato produttore esecutivo del progetto. 
Il suo secondo romanzo, A Semi-Definitive List of Worst Nightmares , è stato pubblicato con successo di critica nel 2017 ed è stato scelto per l’adattamento da Yellow Bird US. Nel 2018, è apparsa nell’elenco annuale “30 Under 30” di Forbes. Originaria dell’Australia, ha vissuto in quattro continenti e attualmente vive a Londra. Il suo prossimo romanzo per giovani adulti, House of Hollow, sarà pubblicato da Penguin nella primavera del 2021.

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La felicità del lupo, Paolo Cognetti- recensione

«Silvia rise. E di cosa sa gennaio? Di cosa sapeva gennaio? Fumo di stufa. Prati secchi e gelati in attesa della neve. Il corpo nudo di una ragazza dopo una lunga solitudine. Sapeva di miracolo»

Con il romanzo vincitore del Premio Strega 2017, ‘Le otto montagne’, Paolo Cognetti è passato da autore emergente ad autore da oltre un milione di copie vendute.

Grande era quindi l’attesa del lavoro successivo; oltre l’attesa c’era anche l’ansia ed il timore che questo nuovo libro non fosse all’altezza del suo precedente più insigne. Poteva deludere le alte aspettative, non sarebbe stato certo il primo caso del genere.
Togliamo subito il velo del sospetto: il romanzo è ottimo, le recensioni positive si sprecano e la stella dello scrittore è vivida e ben alta nel cielo. Un cielo montano.
Perché sì, Cognetti parla ancora di montagna e dei suoi abitanti ma anche di ricerca di sé e di amore. La cifra stilistica riconoscibile e ben delineata torna a colpire come l’accetta dei taglialegna per cui il protagonista Fausto lavorerà.
La narrazione prende quota, è il caso di dirlo, immediatamente e con forza. Quella che arriva invece con calma è la profondità della visione, la luce ed il taglio dei personaggi principali.
L’amore, recuperato e un po’ naufrago tra Silvia e Fausto, e anche l’amicizia, il sodalizio.


Fausto ha quarant’anni, è uno ‘scrittore’ ma ha un solo libro all’attivo, ha mollato la città e anche la storia (lunga) con la sua compagna, si rifugia in montagna a fare il cuoco nel ristorante dell’enigmatica Babette, nome d’arte di una donna di certo eccezionale.

«C’è sempre bisogno di qualcuno che faccia da mangiare; di qualcuno che scriva, non sempre»

Sempre da Babette, lavora anche Silvia, ventisettenne con la volontà di salire ancora più in alto, vuol lavorare sul ghiacciaio del Rosa.
Santorso, ex forestale e montagnino doc e ancora Pasang, lo Sherpa che ama filosofeggiare sulle scalate e poi il Quintino Sella e la vita di rifugio d’alta quota.
Cognetti ci permette di seguire i destini dei suoi personaggi senza giudicarli, accompagnandoli per un porzione di esistenza e raccontando una visione ‘analogica’ della vita; ben distante dal luccichio degli schermi degli smartphone e dal brillio fasullo dei social media.
Espone ben chiaro il tentativo di ricerca della felicità o quantomeno della serenità, di mollar giù un passato ormai scomodo come un vecchio zaino sformato e di come alle volte non sempre la felicità sia da cercare lontano, in alto o a Nord, bensì dentro le proprie scelte. E non c’è immutabilità ma solo rassicurazione, si può stare fermi nello stesso posto come un albero (o Santorso e gli altri montagnini) oppure muoversi erranti come i lupi. Quei lupi che stanno facendo ritorno ai territori abbandonati dal predatore uomo, felici di una felicità radicata nella libertà di essere sé stessi e assecondare il proprio ritmo, il proprio fiato.
Il racconto parla chiaro e forte di quel momento, che sia l’età di mezzo di Fausto, quella più giovane di Silvia o ancora quella più attempata di Babette, in cui giunge l’ora di assecondare il proprio divenire e passo dopo passo occorre seguire un sentiero, nuovo o conosciuto che sia.

a cura di Bianca Casale



Arrivato alla fine di una lunga relazione, Fausto cerca rifugio tra i sentieri dove camminava da bambino. A Fontana Fredda incontra Babette, anche lei fuggita da Milano molto tempo prima, che gli propone di fare il cuoco nel suo ristorante, tra gli sciatori della piccola pista e gli operai della seggiovia. Silvia è lí che serve ai tavoli, e non sa ancora se la montagna è il nascondiglio di un inverno o un desiderio duraturo, se prima o poi riuscirà a trovare il suo passo e se è pronta ad accordarlo a quello di Fausto. E poi c’è Santorso, che vede lungo e beve troppo, e scopre di essersi affezionato a quel forestiero dai modi spicci, capace di camminare in silenzio come un montanaro. Mentre cucina per i gattisti che d’inverno battono la pista e per i boscaioli che d’estate profumano il bosco impilando cataste di tronchi, Fausto ritrova il gusto per le cose e per la cura degli altri, assapora il desiderio del corpo e l’abbandono. Che esista o no, il luogo della felicità, lui sente di essere esattamente dove deve stare. Di Paolo Cognetti conosciamo lo sguardo luminoso e la voce limpida, il dono di osservare le relazioni umane nel loro dialogo ininterrotto con la natura, che siano i boschi di larici dei duemila metri o il paesaggio di roccia e ghiaccio dei tremila. Con le loro ferite e irrequietezze, quando scappano e quando poi fanno ritorno, i suoi personaggi ci sembrano amici che conosciamo da sempre, di quelli rari. È per questo, forse, che tra le pagine vive di questo libro purificatore abbiamo l’impressione di attraversare non le stagioni di un anno, ma di una vita intera.


Chi è l’autore?

Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978. Ha esordito con alcune raccolte di racconti pubblicate da Minimum Fax. Ha scritto, tra le altre cose, Il ragazzo selvatico (Terre di Mezzo, 2013), Le otto montagne (Einaudi, 2016) e Senza mai arrivare in cima (Einaudi, 2018). Con Le otto montagne, che è stato tradotto in oltre 40 Paesi e che nel 2022 uscirà nei cinema, ha vinto nel 2017 il Premio Strega, il Premio Strega Giovani e il Prix Médicis étranger. Nel 2021 è uscito sia come film-documentario sia in forma di podcast: Sogni di Grande Nord.

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“Se due che come noi”, Micaela Miljian Savoldelli – recensione

Lasciare tutto e partire. Sfido a non averci pensato, diverso però è lasciare tutto e con due figli piccoli, poi aumentati di uno, girare il mondo per tre anni.
Esattamente così hanno fatto Micaela e Julien, raccontando su Instagram e poi su https://www.likemiljian.com/ il loro percorso di viaggio fino al trasferimento a Bali.
Questa storia però meritava di essere raccontata sotto una forma mediatica differente ed infatti il libro, un romanzo autobiografico, scritto da Micaela Miljian Savoldelli, edito da Vallardi, è uscito lo scorso giugno.

Quando si cresce i sogni non si ridimensionano. Si diventa più bravi a disegnarli.

Micaela diventa Selvaggia e Julien diventa Jules in questo primo lavoro letterario della Savoldelli. Un esordio gradevolissimo e scorrevole, una narrazione affascinante per la profondità e la delicatezza dell’autrice nel descrivere anche momenti non facili e drammatici.

La vera avventura non è raggiungere l’altra costa, Selvaggia. Basta una buona barca e potrai lasciarti portare dal vento. La sfida sarà non voler tornare a prendere ciò che di te ti sarai lasciata alle spalle

L’intero libro è pervaso di una luce particolare, la stessa che si intravede nelle immagini del profilo Instagram dei due. É un romanzo a due voci, quella femminile e quella maschile, entrambe con le loro peculiarità e i loro punti di vista. Imperdibili personaggi secondari sono disseminati nello scorrere delle pagine e alcuni rimangono davvero nel cuore.

La storia si trasmette nel Dna. Le paure e le esperienze sono un’eredità da cui non c’è scampo, cara. Siamo quello che hanno vissuto i nostri genitori, e chi prima di loro. Portiamo avanti per generazioni battaglie che non sono le nostre perché nasciamo che fanno già parte di noi, congenite, come il colore degli occhi o la forma del sedere.

Innegabilmente la storia di questi due innamorati è particolare ma volendo potrebbe essere quella di ognuno di noi, fatta di trovarsi e ritrovarsi. Fatta di perdita e conquiste, tolleranza e sostegno e tanto tanto amore condiviso.
I due giovani diventano adulti, un passo dopo l’altro, fino alla consapevolezza che la crescita passa per la rinuncia e per le scelte, a volte nemmeno facili. La vita da studenti, poi l’incontro e lo scontro con il mondo del lavoro.
L’arrivo del primo figlio, un parto difficile, la depressione che coglie impreparati e la strada per uscire anche da questo impasse.

Sempre attraverso l’amore e la consapevolezza.
Sicuri di essere uguali ma diversi, abitanti di una città ma anche di tutte. Italiani e un po’ francesi, fiorentini e parigini, viaggiatori nello spazio concesso. Senza casa forse, o a casa dove c’è l’altro. Dove si è insieme, dove si è già famiglia seppur solo in due.

“E poi, all’improvviso, fu il monsone. Eravamo le uniche ombre nella piazza illuminata dai neon delle insegne fluorescenti di Lê Lai Road. Eravamo soli in una città di nove milioni di abitanti. I clacson dei motorini si confondevano con lo scroscio incessante della pioggia.

Eravamo finalmente liberi, sotto quell’oceano di lacrime rumorose che cadevano dal cielo.

Fu in quel preciso istante che accadde. Sarebbe stato li, sotto quel torrente instancabile, che avevamo trovato la nostra casa. Tutto era già scritto dalla prima sera, dal nostro primo incontro. L’avevamo scritto noi.

Recensione a cura di Bianca Casale



Book Cover

Quarta di copertina

Quando Selvaggia arriva a Firenze ha vent’anni e un passato scomodo. È scappata portando con sé solo un bagaglio di dilemmi e irrequietezza, per vivere appieno quelli che è convinta saranno gli ultimi anni della sua vita. Jules è francese, ama suonare la chitarra di notte a cavalcioni sul terrazzo e ogni giorno cambia itinerario, alla ricerca dell’inaspettato. Che puntualmente arriva, per entrambi, la sera del 24 ottobre 2009, in una serata tra amici, musica e blackout. Selvaggia e Jules non sanno cosa li aspetta, ma il destino ha già deciso per loro. E quando la vita li metterà di fronte alla prova più dura, proprio nel momento che per tutti gli altri è il più sbagliato, Selvaggia e Jules decideranno di seguire il proprio istinto e partire per realizzare quello che devono a se stessi, un’avventura schietta e tenera come la verità, nata da una promessa scambiata all’alba: qualsiasi cosa accadrà, non smetteranno mai di credere alla magia di quella sera.


Dicono dell’autrice.




MICAELA MILJIAN SAVOLDELLI
Classe 1988, italiana di nascita, parigina d’adozione, cittadina del mondo per vocazione. Per tre anni ha fatto il giro del mondo con il suo compagno di vita e due figli, diventati tre lungo il percorso. Autrice, direttrice creativa e imprenditrice, è la penna del profilo social @likemiljian. A breve lancerà la sua linea di abbigliamento etico e sostenibile ispirata alle donne e al viaggio. Ora vive a Bali. Se due che come noi è il suo primo romanzo.

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Nelle sue ossa, Maria Elisa Gualandris – recensione

Questo mondo che sembra non volerci, forse, prima o poi, si accorgerà che si sta perdendo qualcosa.

Il giallo scritto dalla giornalista Maria Elisa Gualandris è, oltre tutto il resto, un atto di denuncia nei confronti della precarietà. Una condizione in cui versano, tragicamente, un numero immane di persone, giovani e meno giovani.
La protagonista, Benedetta Allegri, è una giornalista che si occupa di cronaca nera ma nonostante la bravura e l’impegno profuso nel lavoro è ancora una precaria e di questa incertezza soffre e patisce.
Ci si ritrova facilmente nel personaggio della giovane giornalista iperpreparata, una donna che credeva di essersi scelta il proprio futuro grazie alle sue capacità ed ai titoli conseguiti, che rappresenta appieno la nostra generazione: trentenni e quarantenni titolati, pieni di risorse e capacità ma comunque impossibilitati a ritagliarsi il giusto posto nel mondo, a continuare a stringere i denti nell’attesa dell’occasione per trovare sicurezza e stabilità.
Io stessa sono stata una libera professionista per moltissimo tempo e successivamente una precaria. Per cui mi ritrovo perfettamente nella figura descritta, che è quindi assolutamente credibile e ben inserita nel contesto sociale raccontato nel romanzo.
Il cold case.
Benedetta, in fase di stallo sentimentale e lavorativo, si imbatte nel caso di Giulia Ferrari, una giovane studentessa, scomparsa senza lasciare tracce nel lontano 1978. La protagonista, dopotutto per quanto realistico siamo comunque in un romanzo, ha intorno a sé una pletora di co-protagonisti interessanti: il fidanzato Andre, l’avvocata Viola e Francesco e molti altri, ma non vogliamo svelarvi troppo degli altri personaggi.
Il giallo si dipana e presto impareremo che non è, per niente, tutto semplice come la procura tenderebbe a far credere in un primo momento.
Grazie ad un intreccio ben architettato, ed alla bellissima ambientazione sul lago Maggiore, il romanzo prende subito piede ed è difficile smettere di leggere prima di scoprire chi era Giulia e cosa le accadde tanti anni prima.
Siamo nel comune di Verbania, nonostante la città sia citata direttamente solo all’inizio assieme a Pallanza, una sua frazione. C’è solo qualche incursione nella vicina Milano, ma per il resto rimaniamo sul lago Maggiore che con la sua presenza sempre quieta ma attivamente addentro alla storia ci accompagna come un vecchio amico attraverso le trecento pagine di questo romanzo.
La storia scorre benissimo e, a parte alcune piccole pecche di pedanteria o più che altro prolissità, forse volute ma sinceramente non troppo gradevoli, espleta perfettamente il suo compito di intrattenere.
Si legge in poco tempo e lascia un piacevole ricordo.
Perfetto per gli appassionati di gialli ma sicuramente gradevole per ogni lettore che si rispetti e per chi vuole qualche brivido da portarsi comodamente in vacanza.
La Allegri potrebbe diventare la protagonista di una serie di romanzi?
Certamente, noi crediamo che questo sia solo uno dei tanti casi che la giornalista potrebbe risolvere e che, anzi, un maggior numero di libri (mai dire mai) sarebbero utili non solo a conoscere tutti i protagonisti incontrati nel romanzo, ma anche ad esplorare un’evocativa zona lacustre come quella del Lago Maggiore.
E perché no, magari anche la realizzazione di una serie TV!

✎©Bianca Casale, Giulietta Frattini

♥♥Ringraziamo Simona Mirabello


LA PAGINA DI AMAZON DEDICATA AL LIBRO DI MARIA ELISA GUALANDRIS



Durante un restauro, nella cantina di una villa sul lago vengono trovate ossa umane. Sono lì da almeno quarant’anni e nessuno ha idea di chi possano essere. La giornalista Benedetta Allegri si imbatte nella vicenda e spera che possa essere l’occasione per rilanciare la sua carriera precaria. Aiutata dall’affascinante commissario Giuliani, scopre che le ossa sono di Giulia Ferrari, una studentessa scomparsa nel 1978 che nessuno ha mai veramente cercato. La procura ha fretta di archiviare il caso e cerca di far ricadere la colpa su quello che all’epoca era il fidanzato della ragazza.
Benedetta, però, intuisce che la sua tranquilla cittadina di provincia nasconde molti segreti ed è pronta a tutto pur di giungere alla verità e ottenere giustizia per Giulia.




Dicono dell’autrice

Nelle sue ossa", il romanzo d'esordio di Maria Elisa Gualandris - Stampa  Diocesana Novarese

Maria Elisa Gualandris è laureata in Filosofia all’Università Cattolica di Milano, vive sul Lago Maggiore ed è una giornalista professionista. Ogni mattina conduce il programma “Giornale e Caffè” su Rvl La Radio. Nel 2016 ha creato il blog “I libri di Meg” per condividere la sua passione per la lettura. È stata finalista al concorso “GialloStresa” nel 2013 con il racconto “Pesach”, pubblicato nell’antologia Giallolago (Eclissi).


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Tre gocce d’acqua, Valentina D’Urbano – recensione

«Siamo di nuovo noi tre?» Mi rassegnai a quella galera, a quell’ergastolo.
«Siamo di nuovo noi tre.»

Tre gocce d’acqua è la storia di tre anime legate indissolubilmente tra loro, la narrazione scava nelle relazioni e nei sentimenti che si trasformano in legami. Fratelli? Ma non hanno lo stesso sangue: sono Celeste e Nadir.
Il collante, il vertice del triangolo, il fulcro dell’impalcatura che tiene uniti i due è Pietro: il fratello maggiore di entrambi, diviso tra due famiglie, l’incognita comune tra due equazioni poste a sistema.

Attraverso l’infanzia, l’adolescenza ed infine l’età adulta, l’autrice racconta venticinque anni d’amore e d’amicizia, di schermaglie e speranze, solitudine, dolore ma soprattutto pone l’accento su quel momento chiave in cui ci si accorge che, diventati adulti, non si torna più indietro.
Mezzo secolo di vita dipanata nelle righe del settimo romanzo della D’Urbano: quella di Celeste, affetta da una rara malattia ossea, e Nadir, il più scapestrato dei tre, colui che riesce a catturare le emozioni; ed infine la vita di Pietro, il ricercatore che intraprende una strada ancora sconosciuta per proteggere e difendere chi non può, o non riesce, a far da sé.
Un legame che è una dipendenza così forte, quella tra Celeste e Nadir, non ha definizione a parole – fratelli, amici, rivali, complici – supera i silenzi, gli sguardi e le parole taglienti, ma diventa necessaria ed indistruttibile, indipendentemente dal dolore e dalle scelte che vengono prese.

La vita intera a cercare di stare al passo, di afferrare quei due che amavo e che continuamente mi sfuggivano.

Valentina D’Urbano torna oggi, a distanza di tre anni dal suo ultimo lavoro, con un romanzo edito da Mondadori ed ha tutte le carte in regola per poter raggiungere le vette delle classifiche dei libri più venduti in poco, pochissimo tempo.
C’è chi segue la scrittrice da anni ed ha letto i suoi romanzi, conosce il suo straordinario dono, la capacità di raccontare e descrivere storie che lasciano il segno, far percepire come proprie le emozioni provate dai suoi personaggi e far sentire parte integrante della storia il lettore.
Chi, invece, è ancora un neofita della D’Urbano, può certamente cominciare con questo suo Tre gocce d’acqua.
Ho aspettato questo romanzo per un lungo anno e non ha deluso assolutamente le altissime aspettative, anzi, ha riconfermato solo il talento di questa scrittrice romana.
Lo stile impeccabile, la lettura scorrevole e coinvolgente – confermata anche quest’anno come una garanzia – ci fa entrare nelle vite di una famiglia inusuale la cui unione va al di là del semplice legame di sangue.

Scritto in prima persona, forma narrativa che rende la descrizione potente ed incisiva, Tre gocce d’acqua è coinvolgente, pura bellezza, un dolore sordo all’altezza del petto, una serie di stilettate al cuore capaci di tenere incollati alle 372 pagine di questo meraviglioso romanzo. Emozione e immediatezza, un romanzo maturo.

In questa vita niente e nessuno ci appartiene davvero, e arriva il momento in cui ognuno di noi deve restituire qualcosa al mondo.

Tre gocce d’acqua mi ha svuotata ma mi ha fatto provare tantissime emozioni, come ogni romanzo di Valentina D’Urbano, infatti si conferma ancora una volta una delle mie scrittrici preferite.
Un grande senso di solitudine, perché ad un certo punto la storia finisce e tu vorresti che non fosse così, vorresti averne ancora; nonostante racconti echi di una guerra tanto lontana quanto spietata. Così spietata da farti ringraziare per la sua lontananza, per il fatto che non sia casa tua.
Casa tua è in tanti posti, però.
Uno di quei posti è certamente tra le righe di un romanzo di Valentina D’Urbano.

✎©Rossella Zampieri

♥♥Ringraziamo Anna da Re di Mondadori


Quarta di copertina: Celeste e Nadir non sono fratelli, non sono nemmeno parenti, non hanno una goccia di sangue in comune, eppure sono i due punti estremi di un’equazione che li lega indissolubilmente. A tenerli uniti è Pietro, fratello dell’una da parte di padre e dell’altro da parte di madre. Pietro, più grande di loro di quasi dieci anni, si divide tra le due famiglie ed entrambi i fratellini stravedono per lui. Celeste è con lui quando cade per la prima volta e, con un innocuo saltello dallo scivolo, si frattura un piede. Pochi mesi dopo è la volta di due dita, e poi di un polso. A otto anni scopre così di avere una rara malattia genetica che rende le sue ossa fragili come vetro: un piccolo urto, uno spigolo, persino un abbraccio troppo stretto sono sufficienti a spezzarla. Ma a sconvolgere la sua infanzia sta per arrivare una seconda calamità: l’incontro con Nadir, il fratello di suo fratello, che finora per lei è stato solo un nome, uno sconosciuto. Nadir è brutto, ruvido, indomabile, ha durezze che sembrano fatte apposta per ferirla. Tra i due bambini si scatena una gelosia feroce, una gara selvaggia per conquistare l’amore del fratello, che preso com’è dai suoi studi e dalla politica riserva loro un affetto distratto. Celeste capisce subito che Nadir è una minaccia, ma non può immaginare che quell’ostilità, crescendo, si trasformerà in una strana forma di attrazione e dipendenza reciproca, un legame vischioso e inconfessabile che dominerà le loro vite per i venticinque anni successivi. E quando Pietro, il loro primo amore, l’asse attorno a cui le loro vite continuano a ruotare, parte per uno dei suoi viaggi in Siria e scompare, la precaria architettura del loro rapporto rischia di crollare una volta per tutte.


Dicono dell’autrice.


Valentina D’Urbano è una scrittrice e illustratrice per l’infanzia, nata a Roma il 28 giugno 1985. Si è diplomata allo IED in illustrazione e animazione multimediale. Nel 2010 vince la prima edizione del torneo letterario IoScrittore organizzato dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. Longanesi ha pubblicato i suoi romanzi: Il rumore dei tuoi passi, nel 2012; Acquanera nel 2013; Quella vita che ci manca nel 2014 (con cui vince il premio Rapallo Carige nel 2015), Non aspettare la notte nel 2016 e Isola di neve nel 2018. Con Tea ha pubblicato Alfredo (2015). Tre gocce d’acqua (2021) è il suo ultimo romanzo pubblicato da Mondadori.


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Jonathan Strange e Il Signor Norrell, Susanna Clarke

Recensione a cura di Giulietta Frattini

È meglio partire in maniera onesta: sì, ci sono romanzi fantasy che sono scritti in modo più accattivante (e non come un romanzo storico di fine Ottocento), altri che hanno storie avventurose e protagonisti epici (il signor Norrell non è quello che si definirebbe “uno spigliato uomo di compagnia”) e sì, ci sono libri che hanno trame più oscure, e ci sono anche libri più cinici e più spietati nei confronti dei propri personaggi. Ma a dispetto delle quasi 1000 pagine, non c’è un romanzo fantasy come Jonathan Strange & il signor Norrell nel mondo (per lo meno se consideriamo i romanzi fantastici inglesi scritti negli ultimi settant’anni, parola di Neil Gaiman.

Jonathan Strange & il signor Norrell è il primo (ma non unico!) romanzo di Susanna Clarke, un’opera di esordio la cui stesura ha avuto una durata record: undici anni, dal 1992 al 2003 (pubblicato nel 2004) ma capace di fruttare all’autrice il premio Hugo di miglior romanzo nel 2005 (anno in cui è stato pubblicato anche in Italia con Longanesi).

È un libro che bisogna leggere con pazienza ed attenzione, in modo da apprezzare i giochi di parole che i nomi inglesi lasciano intendere (a volte lasciati in originale ma nel complesso stupendamente tradotti in modo da rispecchiare il senso trasmesso dall’originale).

Tutto ciò che appare nel libro è un grande percorso fatto di primi passi (nel mondo nella magia, prima, e poi come maghi), l’esperienza e l’esuberanza, l’egoismo, l’amore, la vita e, insieme, la morte.

La narrazione è costruita come se gli avvenimenti raccontati siano fatti storici realmente accaduti, sullo sfondo delle vicende dei vari personaggi il lettore può seguire anche un’altra storia: quella della mitologia originale (una fusione di vari miti tradizionali inglesi del nostro mondo) grazie ad un ricco apparato di note a piè pagina che riferiscono non solo dettagli biografici sui personaggi storici realmente vissuti, il duca di Wellington, Lord Byron e Giorgio III, ma anche di personaggi fittizi appartenenti al mondo della magia. Tra le note non manca anche una dettagliatissima bibliografia dei volumi e dei trattati sulla magia da cui sono tratte le informazioni che i personaggi si scambiano tra loro. Alcune delle note a piè di pagina sono enormi e interrompono la narrazione. Tuttavia, sono importanti per capire la storia in tutte le sue sfaccettature e aiutano ad aggiungere ulteriore peso alla sensazione di guardare un mondo che è come il nostro (solo meglio).

Punto di congiunzione tra queste due “storie” è la libreria che entrambi i due maghi protagonisti adorano, i libri che consultano e scrivono e, verso la fine, li caratterizzano. I libri sono ovunque nelle vicende dei nostri eroi e le vicende dei nostri eroi sono nei libri, la conoscenza della parola scritta svolgerà un ruolo determinante nell’evolversi della trama.
Norrell è cauto, studioso e autocosciente, Strange è sconsiderato, aperto a nuove conoscenze più pratiche. È ansioso di spingere i limiti del suo insegnante oltre l’approccio limitato alla magia e di mettere in pratica i magici insegnamenti ricevuti.
Combatte nella guerra napoleonica per rendere grande e nobile la magia arricchendone la sua fama mitologica mentre Norrell rimane nella sua biblioteca, a distanza, limitandosi a lanciare magie meteorologiche per spaventare e facilitare l’inseguimento dei francesi. I loro caratteri contrastanti, impuntati sulle proprie ferree convinzioni, li spingono ad agire, a volte, anche in maniera non proprio esemplare.
Strange è giovane, ma è anche pratico per le esigenze del suo paese, non sorprende quindi che l’Inghilterra stessa lo preferisca al suo maestro, il signor Norrell.

«Può un mago uccidere un uomo per magia?” Chiese Lord Wellington a Strange. Strange si
accigliò. Sembrava non gradire la domanda. “Suppongo che un mago potrebbe”, ha
ammesso, “ma un gentiluomo non lo farebbe mai»

I lettori che amano i classici ottocenteschi, con la loro prosa elegante che dispiega la trama senza trascurare nessun dettaglio scenico (l’opera sembra scritta proprio da un’inglese dell’Ottocento, da una Jane Austen alternativa), avranno di che rallegrarsi da questa lettura. Coloro che invece prediligono ritmo e azione rischiano di dover combattere la noia non poco.
La componente magica si manifesta in incantesimi momentanei, dai fini prettamente pratici o, al massimo, scenografici. Nessuno spettacolare duello di magia o altisonante incantesimo da imparare.
L’apice di questo tipo di narrazione lo raggiungono i due maghi protagonisti: i loro scambi di opinioni rappresentano un duello all’arma bianca molto piacevole da seguire.
Certo, non è scorrevolissimo ma neanche difficile.
L’unica pecca sentita in maniera sensibile da un lettore non inglese è il dibattito filosofico sul carattere dell’Inghilterra e sulle distinzioni tra nord e sud, noiose in quanto in qualche modo non accessibili e prive di rilevanza per il lettore straniero. In un certo senso si può leggere tra le righe delle similitudini con il mescolarsi delle diverse culture nel nostro secolo.
Jonathan Strange e il Signor Norrell resta comunque un classico della letteratura fantastica, una favola per adulti descritta con precisione e con una cura tale da volerne ancora nonostante il finale perfetto.

La BBC America è riuscita ad acquistare i diritti per la trasposizione dell’opera, dando vita
nel 2015 ad una serie di soli sette episodi, scritta da Peter Harness e diretta da
Toby Haynes, con Bertie Carvel e Eddie Marsan nei ruoli rispettivamente di Jonathan
Strange e di Gilbert Norrell (che potete vedere sulla copertina dell’edizione più recente del
romanzo).



Quarta di copertina: Il romanzo ci porta in un Ottocento inglese alternativo, in cui la magia c’è stata
davvero ma è ormai scomparsa, rimangono quasi solo leggende come quella di Re Corvo, il grande mago capace di fondere la sapienza delle fate con la ragione umana.
Ma dalle regioni del Nord, un tempo visitate da elfi e folletti appare, il signor Norrell un uomo dalle straordinarie abilità e capace di far parlare le statue della cattedrale di York. La notizia sembra segnare il ritorno della magia in Inghilterra, e Norrell si trasferisce a Londra per offrire i suoi servizi magici al governo, impegnato nella guerra contro Napoleone. Si imbatte in ciarlatani, finti indovini, personaggi equivoci e in un uomo, un “mago” riconosciuto di nome Vinculus, che gli parla di profezia in cui due maghi faranno rinascere la magia inglese:

«Due maghi appariranno in Inghilterra. Il primo avrà paura di me, il secondo vorrà trovarmi, il primo sarà governato da ladri e da assassini, il secondo cospirerà per distruggere se stesso. Il primo seppellirà il suo cuore in un bosco oscuro, sotto la neve, ma continuerà a sentire il suo dolore. Il secondo vedrà ciò che gli è più caro in mano al suo nemico»

Uno dei due maghi è sicuramente il signor Norrell. L’altro chi sarà (spoiler, ma non troppo: la risposta si trova nel titolo del romanzo)?


Dicono dell’autrice.

Susanna Clarke, classe 1959, ha avuto un successo clamoroso con il suo romanzo d’esordio Jonathan Strange & il Signor Norrell (Longanesi, 2005): pubblicato in trentaquattro paesi e finalista al Man Booker Prize, il libro ha venduto quattro milioni di copie, è stato accolto come l’opera inglese più grande e originale pubblicata dai tempi di C.S. Lewis e J.R.R. Tolkien ed è stato definito da Neil Gaiman «il più grande fantasy inglese degli ultimi settant’anni». A quindici anni di distanza, pubblica un nuovo romanzo: Piranesi (Fazi, 2021)