Narrativa contemporanea · Senza categoria

Il sogno del drago – Enrico Brizzi

sognodragoAutore: Enrico Brizzi

Casa Editrice: Ponte alle grazie, 2017

Pagine: 320

Prezzo: € 14,90

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐


Sinossi: Camminare è un modo di respirare e di conoscere, un ritmo con cui si sceglie di vivere, una trasformazione costante. È una via per incontrare gli altri superando confini, pregiudizi, inibizioni. Per Enrico Brizzi, scrittore, padre, pellegrino, il cammino è una danza, una preghiera, una musica senza parole che segue il respiro antico del mondo, libera la mente dall’inessenziale e vince il drago che si nasconde in ognuno di noi. Con lo zaino carico di curiosità, di pazienza, di libertà, si pone sempre nuovi obiettivi, unico rimedio alla nostalgia che si prova quando si arriva alla meta. Così, dopo essere stato da Canterbury a Roma, dalla Vetta d’Italia a Capo Passero, da Roma a Gerusalemme, si incammina con i Buoni cugini alla volta di Santiago de Compostela, partendo dalla sua amata Torino. E lungo il percorso – che valica le Alpi e i Pirenei correndo come un filo rosso attraverso storie e miti dell’Occidente, da Annibale a Carlo Magno, dal Cid Campeador a d’Artagnan, dai giacobini ai miliziani spagnoli – si interroga sulle radici del nostro Vecchio continente, cucendole insieme nel magico idioma dei viandanti.


Recensione:

[…]
Andare a piedi era un buon modo per rendere visita ai vostri simili, affondare le mani nell’ordito di storie che aveva reso il mondo ciò che era, e ogni sentiero, variante o deviazione matta non era mai una “prima” assoluta, si camminava sempre ricalcando le orme di qualcuno che era venuto prima di voi. A volte eravate stati preceduti di poche ore, altre di millenni, come lungo l’antico percorso degli Etruschi fra Bologna e Firenze; vecchio o nuovo che fosse, strutturato o improvvisato, ogni viaggio vi faceva sentire speciali e, allo stesso tempo, perfettamente identici nell’essenziale agli uomini del passato.

Non eravate più lenti né più veloci di loro, cosicché non vi sentivate nani sulle spalle di giganti, ma giovani che avevano il lusso di essere scortati dai fantasmi benevoli di chi era stato giovane prima di loro, e lungo quegli stessi percorsi aveva gioito e sofferto, sperato nel meglio e provato la sensazione della meraviglia.
[…]

Brizzi racconta il suo viaggio a piedi da Torino a Finisterre, dodici settimane sul Cammino di Santiago.

Milleduecento km tra catene montuose, città e paesi, valli, pianure e un mondo intero fatto di umanità mista, camminatori e pellegrini, abitanti e osti, bambini, adulti e anziani.

Incontri sulla strada.

Per un po’ accompagnato da amici fidati e per gran parte da solo, passo dopo passo Brizzi esorcizzerà il suo personalissimo drago e ci darà un modo per poter tentare di fare lo stesso con il nostro.

Il suo metodo è il cammino, quello stesso cammino percorso nei secoli dai viaggiatori diretti al sepolcro di Giacomo, ma anche quello stesso cammino degli uomini diretti verso la “fine del mondo” allora conosciuto.

[…]ti dici che, con tutti i suoi difetti e il suo essere diventato di moda, il Cammino ha una caratteristica straordinaria: corre come un filo rosso attraverso le storie e i miti dell’Occidente, da Annibale a Carlo Magno al Cid Campeador e a d’Artagnan, cuce insieme le vicende dei Templari e quelle dei rivoluzionari francesi, dei miliziani al servizio della Reazione e delle Brigate internazionali; le sue tappe sono scandite da florilegi di vite di santi, memorie di anonimi monaci medievali, leggende su guerrieri senza paura, brani di scrittori mediocri e di inarrivabili maestri; è la storia stessa del Vecchio continente, e voi avete il privilegio di camminarci in mezzo alla stessa velocità di uomini di cento, duecento, mille anni fa.

[…] Un giorno voi non ci sarete più, così toccherà ai vostri figli, o ai figli dei vostri figli, farsi largo attraverso la mappa viva dell’Europa, quell’angolo di mondo che ha dettato le sue regole, i suoi miti e i suoi tempi al pianeta intero, e ora non ti sembra un caso che nel cielo blu della sua bandiera splendano le stelle. […]

L’autore si riferisce al soprannome “Cammino delle stelle” dato alla rotta verso Santiago di campus stellae.

[…] sin dagli albori della civiltà gli uomini hanno impiegato le stelle per orientarsi, e per recarsi in Galizia del cuore dell’Europa bisogna procedere sempre verso ovest. Non a caso già in diverse vallate piemontesi le stelle che nel cielo primaverile indicano l’Occidente sono note come “viò  de Son Jacou” o “via d Sén Giacu ‘d l’ Argalisia”. […]

Il cammino visto come redenzione, penitenza ed espiazione ma anche come assorbimento della necessità di  cambiamento, meditazione, osservazione e infine rinascita. Quando si torna non si è gli stessi di quando si è partiti.

[…] Ogni pellegrinaggio è una vita in miniatura, una metafora del labirinto che ci tocca traversare prendendo le decisioni corrette a ogni bivio, ed è inutile arrovellarsi su cosa ci apparirà alla sua conclusione; bisogna arrivarci e basta, e a quel punto lo si scoprirà. Può essere un fremito dell’anima, un accesso di pianto, una vibrazione intima che prelude a una consapevolezza nuova, destinata ad aprirsi come un fiore nel corso delle settimane a venire. L’unico modo per sapere cosa ci toccherà è arrivarci; la sola cosa da evitare è la tentazione della resa, ché chi rinuncia non saprà mai cosa si è perso, e quello sarebbe l’unico peso troppo gravoso da sopportare. […]

Enrico Brizzi parla la lingua della mia generazione, quella nata negli anni ’70 e cresciuta tra gli ’80 e i ’90 e mi rendo conto di non essere completamente obiettiva. Sono stata giovane con lui mentre leggevo il suo, ormai lontano, esordio con Jack Frusciante è uscito dal gruppo (1994) poi con Bastogne (1996) e anche con Tre ragazzi immaginari (1998); ho amato alla follia Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile (1999), l’ho seguito in Madagascar con Razorama (2003) e poi ho camminato in italia con Nessuno lo saprà (2005), lungo la Francigena da Cantenbury a Roma con Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro (2007) e via così attraverso romanzi (ho amato tantissimo il matrimonio di mio fratello) e cammini psicoatletici, fino al recente contento te contenti tutti. È un nulla arrivare ad oggi, all’ultima pagina di questo Il sogno del drago, non è nulla invece farsi accompagnare nell’esistenza da un autore talentuoso e poliedrico. Sarebbe facile scomodare Thoreau, Chatwin, Kerouac ma per me è più semplice affermare che camminare (anche solo leggendo) con Brizzi è un privilegio.
Alla prossima Brix, e grazie.

[ A cura di Bianca Casale ]

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P.S. Ho appena recepito che manca la mia copia di Nessuno lo saprà, tiratela fuori o Nessuno lo saprà quanto male vi farà.

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