Romanzo

Wild – Cheryl Strayed

wild-copertina

Titolo: Wild – una storia selvaggia di avventura e rinascita

Autore: Cheryl Strayed

Casa Editrice: Piemme

Pagine: 405 pagine

Valutazione: ✓✐✐✐✐ ✐

Note: Da questo libro è stato tratto [sceneggiatura di un certo tizio quasi sconosciuto: Nick Hornby] lo splendido (recuperatelo) film omonimo diretto da Jean-Marc Vallée (Dallas buyers club) con la brava Reese Whiterspoon

Trama:

Dopo la morte prematura della madre, il traumatico naufragio del suo matrimonio, una giovinezza disordinata e difficile, Cheryl a soli ventisei anni si ritrova con la vita sconvolta. Alla ricerca di sé oltre che di un senso, decide di attraversare a piedi l’America selvaggia tra montagne, foreste, animali selvatici, rocce impervie, torrenti impetuosi, caldo torrido e freddo estremo. Una storia di avventura e formazione, di fuga e rinascita, di paura e coraggio. Una scrittura intensa come la vicenda che racconta, da cui emergono con forza il fascino degli spazi incontaminati e la fragilità della condizione umana di fronte a una natura grandiosa e potente.

Recensione:

a cura di: Bianca Casale

Non so da che parte cominciare, anzi sì, forse lo so.

Per citare Cheryl: “Pensavo solo ad andare avanti.”

Andiamo.

Nonostante sia un libro datato 2012 (prima edizione), in realtà narra fatti avvenuti negli anni novanta, quando l’autrice (classe 1968) era molto giovane. Cheryl aveva già alle spalle un matrimonio, la malattia e la perdita della madre e parecchi anni allo sbando.
Ma Cheryl voleva uscire da quello sbando, guarire dalle ferite e ricominciare, lo farà –non vi faccio uno spoiler nel dirvelo, lo dice la trama stessa– quasi per caso, camminando per mezza america sul Pacific Crest Trail.

“Era la mia vita, misteriosa come tutte le vite. Così vicina, così presente, così intimamente mia nel suo slancio sacro e selvaggio.
E com’era selvaggio lasciare che fosse.”

La storia è semplice: un viaggio per scappare dai propri demoni, assorbirli e superarli. Non tratta nulla di particolarmente innovativo ma, se avete un briciolo di sensibilità ed empatia dietro quegli occhietti brillanti, questo libro vi torcerà le budella spremendovi ogni singola lacrima.
O forse l’ha fatto solo con me, chi lo sa, perché anche io ho perso un genitore troppo presto ed ho perfettamente presente il senso di smarrimento e dolore agghiacciante in cui si cade dopo quel tipo di perdita. Visto il successo che ha avuto il libro però dubito che sia solo una cosa mia.
Adesso penserete “col cavolo che mi leggo uno strazio del genere”. E sbagliereste. Clamorosamente.

Perché in quei 94 giorni di cammino raccontati ci sono momenti esilaranti, ma davvero, inoltre il senso di liberazione che piano piano cresce con l’alleggerirsi del “mostro” (così si chiama lo zaino di Cheryl) è palpabile e confortante.

Cheryl parte da pura neofita, non sa niente di trekking e non era ancora scoppiata l’era internet, ha pochissime informazioni e si troverà da sola, sola sul serio, su un tracciato di sentiero che non era nemmeno ancora del tutto completato.

E forse è meglio che sia andata così, perché magari se avesse avuto tutte le informazioni a cui abbiamo accesso oggi, non sarebbe partita. Avremmo perso un romanzo di formazione ed un libro di viaggio, non avremmo conosciuto Cheryl, almeno non così.

Personalmente credo che sarebbe stata una vera perdita, nonostante dal punto di vista letterario non sia niente di trascendentale o innovativo, questo romanzo è davvero splendido.

Insegna tanto, ed il fatto che sia stato scritto parecchio tempo dopo i fatti permette all’autrice di spiegare anche cosa è successo dopo, dove l’ha portata quel viaggio, come l’ha cambiata e soprattutto le consente di insegnarci qualcosa.

Ci insegna che se possiamo fare anche solo un passo ancora, dobbiamo farlo, senza esitare.

“La paura, in gran parte, è figlia di ciò che ci raccontiamo, e quindi io avevo scelto di raccontarmi una storia diversa da quella che narrano alle donne. Decisi che sarei stata al sicuro. Ero forte. Ero coraggiosa. Nulla poteva sconfiggermi”

Se leggerete questo libro: camminerete con Cheryl dal Mojave all’Oregon, leggerete con lei libri che poi brucerete sul fuoco per non appesantire il “mostro”, forse piangerete con lei, crescerete e guarderete quei sessanta centimetri di sentiero in maniera nuova, di certo vi farete qualche grassa risata e magari penserete ai vostri piedi con spirito rinnovato. Chiuderete il libro e lo riporrete nello scaffale dei migliori, almeno molti lo faranno, qualcuno (grazie al cielo non saprò mai chi) lo porterà al libraccio dove qualcun altro –come me– griderà al cielo la sua somma fortuna nel poterlo acquistare a pochi euro.

“Nella mia esistenza normale, pre-PCT, avevo amato i libri, ma sul sentiero avevano assunto un significato ancora più importante. Erano il mondo in cui potevo perdermi quando quello in cui stavo davvero diventava troppo solitario, duro o difficile da reggere.”

Pensa un po’, io lo faccio pure senza essere da sola su un sentiero.
E l’ho fatto anche con questo romanzo. Soprattutto con questo romanzo.

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