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Libero scorre il fiume – Eleanor Shearer – RECENSIONE

recensione di Rossella Lazzari

Editrice Nord ha da poco pubblicato, per la traduzione di Alessandro Storti, Libero scorre il fiume, il bel romanzo d’esordio della scrittrice inglese Eleanor Shearer che ci porta indietro nel tempo, fino al 1834, quando metà del mondo conosciuto era ancora oppresso dalla schiavitù.

Barbados, 1834. È notte alta quando, seguendo solo l’istinto e i segnali inviati dal suo corpo, decide di fuggire. Il giorno prima il sorvegliante della sua piantagione di canna da zucchero ha dichiarato che la schiavitù è finita, che loro sono liberi, ma che dall’indomani saranno vincolati da un contratto di apprendistato di sei anni. Quindi, non è cambiato niente: non cesseranno le frustate, le punizioni, gli spari contro chi tenta di scappare. Ma Rachel ha uno scopo, una ragione di vita che la spinge a muoversi: ritrovare i suoi figli. Ne ha avuti undici, ma solo cinque sono sopravvissuti e le sono stati portati via, strappati, venduti.

Può, una madre, accettare di non sapere che ne è stato dei suoi figli? No. Così quella notte Rachel sfida le catene della paura e scappa, corre a perdifiato nella foresta e intanto si chiede: “E’ questa la libertà?”. Il suo viaggio la porterà lontano, sarà pericoloso e perennemente minacciato dallo spettro della cattura, ma non si concluderà finché questa madre coraggiosa non avrà trovato fino all’ultimo dei suoi figli. Nel suo andare, questa donna abituata solo al duro lavoro dei campi, questa schiava che non ha mai visto oltre la sua piantagione, incontrerà esseri umani d’ogni tipo, malintenzionati, spietati, burberi, ma anche persone di cuore che, rischiando molto, la aiuteranno a raggiungere il suo obiettivo. Un viaggio che, insieme a due compagni molto speciali, la porterà prima in Guyana britannica e poi a Trinidad, solcando i mari in navi maleodoranti, attraversando foreste intricate, correndo per i campi aperti e guardando i fiumi che con il loro scorrere ora quieto ora impetuoso scandiranno il ritmo del suo peregrinare.


Quello di Eleanor Shearer è un esordio brillante, un intenso romanzo storico dal sapore di avventura. La scrittura è fluida e vibrante e trasmette bene la forza e il coraggio di chi, mosso da una volontà di ferro, è pronto a spendere fino all’ultima oncia di energia, ad affrontare ancora un altro dolore, a sopportare l’ennesimo sopruso, pur di ritrovare ciò che gli è stato tolto con la forza.


La speranza fa male. Thomas era riuscito a esprimere a parole la verità che aveva governato la vecchia vita di Rachel. Il mantra che lei aveva abbandonato non appena era sgusciata fuori dalla Providence per
cominciare il suo viaggio. Per tanto tempo era sopravvissuta soffocando la speranza, ma non appena se n’era andata aveva trovato il coraggio di credere che fosse possibile ritrovare i suoi figli

Ma se è vero che la speranza può far male, è sempre meglio sapere che vivere col dubbio e col rimpianto di non aver neppure provato, neppure cercato.
In questo suo primo romanzo la Shearer celebra la forza e la tenacia di una madre, di una donna, che la spinge a rischiare tutto per la libertà sua e dei suoi cari. Un libro bellissimo, ambientato nella natura lussureggiante dei Caraibi.

Tutto da leggere.


Il libro.

È questa la libertà? si chiede Rachel, mentre corre in una foresta immersa nel buio, sola, atterrita, esausta. Sta scappando dalla piantagione in cui ha trascorso tutta la sua esistenza, da un lavoro sfibrante, da un padrone brutale. Lo stesso padrone che, quella mattina del 1834, ha annunciato la fine della schiavitù, per poi aggiungere che tutti loro avrebbero dovuto prestare servizio come apprendisti per altri sei anni. Una beffa atroce. In quell’istante, qualcosa in Rachel si è spezzato. Perché dentro di lei ci sono cinque anime, cinque volti che nessuna fatica e nessun dolore sono riusciti a cancellare: i cinque figli che, nel corso del tempo, le sono stati strappati via, spinti verso una sorte che lei ignora. Sono vivi, sono morti? Sono schiavi come lei oppure sono liberi? Se li incontrasse, la riconoscerebbero? Eccola, la vera libertà. Trovare i suoi figli.
È un viaggio difficile, quello in cui s’imbarca Rachel. La strada è lunga e piena di pericoli, le informazioni spesso inaffidabili, come le persone che di volta in volta si offrono di aiutarla. Eppure lei andrà avanti finché le storie dei suoi figli, come le acque di un fiume, non si saranno fuse con la sua, a creare un’unica, grande storia, quella di una famiglia. Solo allora, per la prima volta nella sua vita, Rachel potrà sentirsi completa.

Dai campi di Barbados all’affollato mercato di Bridgetown, dalla Guyana Britannica alle foreste di Trinidad, in queste pagine intime e dolorose si snoda un viaggio pieno di speranza, un inno alla forza dei legami familiari e all’amore infinito di una madre.


L’autrice.

Eleanor Shearer è un’autrice inglese, i cui nonni sono emigrati dai Caraibi. Ha studiato a Oxford, dove ha conseguito la laurea in Scienze politiche con una tesi sulle conseguenze dello schiavismo nelle Barbados. Attualmente vive tra Londra e Ramsgate. Libero scorre il fiume è il suo romanzo d’esordio.

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Les bal des folles, il ballo delle pazze. Dal libro al film

 “Ogni primavera, nel manicomio femminile Salpêtrière, si teneva un ballo in maschera che faceva incontrare le “pazze” con la Parigi bene”.

Le protagoniste di questo caso letterario sono donne anticonformiste dell’800, donne che hanno deciso di sottrarsi alle regole imposte dalla società e che rifiutano il codice comportamentale dell’epoca.
L’alta borghesia francese unita con le pazienti psichiatriche per un ballo. Chiamato davvero così è stato celebrato per ben vent’anni, ogni primavera.

Edizioni E/O – € 16,50

Siamo nel 1885 a Parigi, nella struttura, prima prigione e successivamente manicomio femminile, di Salpêtrière dove sono rinchiuse – grazie ai mariti, ai fratelli, ai padri – nel reparto isteriche delle pazienti, delle donne che soffrivano di problemi psichiatrici usate come ‘ intrattenimento’ per la Parigi benestante (e magari benpensante).

l’ospedale della Salpêtrière è né più né meno che un manicomio femminile. Certo, le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, vengono chiamate “isteriche” e curate con l’ipnosi dall’illustre dottor Charcot, ma sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l’esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi. Alla Salpêtrière si entra e non si esce. In realtà buona parte delle cosiddette alienate sono donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene.


Non è una storia inventata, purtroppo è tristemente vera ed è diventato il caso letterario del 2019.
Il ballo delle pazze, in francese Les bal des folles è il romanzo storico d’esordio di Victoria Mas, edito da EDIZIONI E/O e arrivato sui scaffali delle librerie italiane nel 2020.

Non molti sanno però che è stata prodotta anche una pellicola cinematografica. Intitolato come il romanzo da cui è tratto, è un film drammatico francese diretto, co-sceneggiato e co-interpretato da Mélanie Laurent.

Il film è disponibile sulla piattaforma PRIME VIDEO, da settembre 2021. Non è stato particolarmente pubblicizzato ed è passato in sordina.
Vi lasciamo il trailer del film e il consiglio di dargli un’occhiata, così come vi consigliamo di leggere il romanzo.

L’autrice del libro

Victoria Mas è nata nel 1987a Chesnay negli Yvelines , è una scrittrice francese; dopo aver lavorato come assistente di produzione, sceneggiatrice e ancora fotografa nel campo del cinema, pubblica il 21 agosto 2019 il suo primo romanzo Le bal des folles con Albin Michel (editore di Perrin tra i tanti altri).