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Le otto montagne – Paolo Cognetti

cognetti3Titolo:  Le otto montagne

Autore: Paolo Cognetti

Casa Editrice: Einaudi, collana Supercoralli, 2016

Pagine: 208 pagine

Prezzo: € 18,50
ISBN: 9788806226725

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐

Trama:

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo “chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso” ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lì, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, “la cosa più simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui”. Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: “Eccola lì, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino”. Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.


Recensione:

“Ecco a cosa stavo pensando: da tempo volevo scrivere una storia di montagna, di padri e figli e di amicizia maschile. […] Sapevo che ci sarebbe stata una montagna intorno alla mia storia, un padre all’inizio di tutto, e due amici al centro; e sapevo che il suo respiro sarebbe stato più ampio del solito, per i modelli che avevo in mente e per la scrittura che volevo ottenere. Ero in cerca del mio Due di due e del mio Narciso e Boccadoro, del mio In mezzo scorre il fiume e del mio Gente del Wyoming”

(dal blog di Paolo Cognetti: http://paolocognetti.blogspot.it/)

Ed ecco che Paolo Cognetti riesce nel suo intento, a parte l’ovvio successo letterario di cui “le otto montagne” è stato, giustamente, investito: è riuscito nella ricerca del suo “Due di Due”, del suo “Narciso e Boccadoro”, del suo “In mezzo scorre il fiume” e del suo “Gente del Wyoming”.

Non solo, è riuscito a rendere il ritratto di una generazione, o parte di essa. La mia stessa parte, la mia stessa generazione.
Paolo Cognetti è nato 1978, come me. Come me vive la dicotomia dell’eterna voglia di fuga dalla città e dalle sue false promesse e del suo contraltare, la necessità oggettiva di tornarvi, per essere parte di qualcosa, per continuare a progredire.

Il suo protagonista, Pietro somiglia un po’ al Max de “il matrimonio di mio fratello” di Enrico Brizzi. Brizzi che è anche lui della stessa generazione ed ha, forse, alcuni ideali comuni. Ideali che fanno capo al Walden di Thoreau ma anche a Fenoglio, Pavese e Rigoni Stern. E hanno come luoghi il bosco, la montagna, il cammino e l’altrove.

Il motivo per parlare di questi luoghi lo comunica egli stesso, in un articolo del suo blog:

“Se ci penso mi sembra che questo sia il filo delle mie letture degli ultimi anni, da Hemingway a Karen Blixen, da Thoreau a Sylvain Tesson, da Chatwin a tutti gli altri vagabondi come lui. Non importa che abbiano scritto romanzi, memorie o diari di viaggio, né che raccontino di boschi o città, paesi abitati per molti anni o attraversati in un giorno: i luoghi sono l’oggetto del loro sguardo e scrivere è un tentativo di coglierne l’anima.”

Nel romanzo di Cognetti la montagna è, finalmente, non più la favoleggiata sede di avvicinamento al paradiso bensì un luogo reale dove la gente per vivere fatica, dove la terra produce poco con molto lavoro e le baite sono vuote, dirute perché le famiglie sono andate in città a cercare benessere e stabilità.

Proprio quel benessere che la mia generazione non ha trovato, e nemmeno il Pietro de “le otto montagne”, proprio quella stabilità che nessuno di noi si sogna ancora di anelare.

Come Pietro si cerca, e speriamo, come Paolo si riesce, infine, a centrare l’obbiettivo. Almeno, se proprio, ad andarci vicino.

In molti hanno definito questo romanzo un classico. Lo è di certo, nella sua perfetta descrizione della famiglia di Pietro, nel suo tratteggiare i personaggi in modo così efficace da renderteli cari, o odiosi. Lo è nella scrittura asciutta e pulita, senza fronzoli ma comunque evocativa, ricca di suggestioni.

Immagini che si susseguono come polaroid di una vita intera, due bambini che diventano uomini in maniera diversa, distante ma vicina, o meglio, collegata. Scorci delle cime al fondo dei viali milanesi, quelle giornate terse in cui la città non riesce ad escludere la visione dei sui granitici giganti vicini. E con la loro visione l’immediata nostalgia.

La costruzione della baita, nodo centrale dello sviluppo della trama, il lavoro fisico e manuale che in qualche modo cura: il lutto, il dolore, lo smarrimento. Elementi tipicamente maschili ma più generalmente umani.
La solitudine e il rifugio, la neve e i libri.

Un nuovo classico, è vero. Esempio splendido di letteratura italiana contemporanea, non fatelo mancare nelle vostre librerie, Paolo Cognetti è un autore da cui aspettarsi molto.

© Bianca Casale

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Replay: una vita senza fine – Ken Grimwood

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Titolo:  Replay: una vita senza fine – Un’altra occasione per vivere [Replay]

Autore: Ken Grimwood

Casa Editrice: Fanucci, 2007 – Sperling & Kupfer , 1996

Pagine: 325 pagine

Prezzo: €15,00

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐.


Trama: Che cosa accadrebbe se fosse possibile rivivere la propria vita all’infinito? Jeff Winston, quarantatré anni, intrappolato in un matrimonio insoddisfacente e in un lavoro noioso, muore nel 1988 per risvegliarsi nel suo passato, diciottenne, nella sua stanza della Emory University. Tutto è come l’ha vissuto… ma con una sola, cruciale differenza, lui sa già cosa gli riserva il futuro: conosce i risultati degli eventi sportivi, l’andamento della borsa e gli eventi storici che segneranno l’umanità in quegli anni. Jeff può scegliere di cambiare tutto della propria esistenza: amore, figli, lavoro, guadagni, quello che vuole. Ma in nessun modo riesce a comprendere per quale motivo sia proprio lui destinato a rivivere di continuo la sua vita… Quante volte dovrà continuare ad avere – e poi, inesorabilmente, a perdere – tutto ciò che ama?


Recensione:

Questo romanzo, vincitore del World Fantasy Award nel 1988, è come un mandala, come un infinito cerchio della vita. Ed è splendido, fin dalla prima “replica”, come vengono chiamate le reiterazioni della vita del protagonista, non si riesce a staccare il muso dal libro.

Ed è inoltre, un viaggio nel tempo dentro ad una storia di viaggi nel tempo. Sì, perché il ciclo della replica inizia nel 1963 e finisce nel 1988, con tutti gli avvenimenti del periodo. Con la nascita dei computer, con la morte di Kennedy, con l’ascesa di Steven Spielberg e i grandi interrogativi che incominciavano a nascere, la questione mediorientale, l’inquinamento e la libertà di parola.

Insomma, un romanzo di genere fantastico. Non credete? Sì, è anche quello.

In fondo, però, tutto il romanzo ruota sul senso della vita, su quello che conta veramente, sull’amore come tramite per la vera trascendenza. Parla di solitudine, di alienazione, di segregazione e di sentimenti negati.

Parla di rapporti che prescindono il tempo e lo spazio, parla di trovarsi e lasciarsi, prendere quello che si può e lasciare andare il nostro io di ieri.

Perché ogni cosa esistente è impermanente, anche per chi ripete.

Il romanzo venne edito in Italia una prima volta da Sperling & Kupfer nel 1996 con il titolo “un’altra occasione per vivere” e poi riedito da Fanucci nel 2007 con il titolo “Replay: una vita senza fine”, il suo autore, perché il destino è infimo e beffardo, è morto, nel 2003, di attacco cardiaco proprio come il suo stesso protagonista.

© Bianca Casale

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Dopo di te – Jojo Moyes

 

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Titolo: Dopo di te [After You]

Autore: Jojo Moyes

Casa Editrice: Mondadori, Edizione © 2016

Pagine: 384 pagine

Prezzo: €18,00

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐.

Note: Seguito di Io prima di te


Trama:  Louisa Clarke ha tante domande. Ad esempio com’è finita a lavorare nel bar dell’aeroporto, passando ogni turno a guardare le persone partire. O perché non sente come casa sua l’appartamento in cui vive da un anno. O se la sua famiglia così unita potrà perdonarla per quello che ha fatto diciotto mesi fa. E se riuscirà a superare l’amore della sua vita. L’unica cosa che Lou sa per certo è che qualcosa deve cambiare. Poi, una notte, accade. Ma lo sconosciuto sulla sua porta di casa, ha le risposte che sta cercando o solo altre domande? Chiudere la porta equivale a continuare la propria vita: semplice, ordinata, sicura. Aprirla, significa rischiare tutto. Ma lei ha promesso a se stessa e a Will di vivere, e se vuole mantenere la promessa deve lasciar entrare ciò che è nuovo.


Recensione:

Come potevo dirle che perderlo era stato come essere attraversata da una lama che aveva aperto uno squarcio dentro di me, un doloroso, costante promemoria, un’assenza che non avrei mai potuto colmare? 

— Lou Clark  

Jojo Moyes è tornata con il tanto atteso seguito di Me after You, rendendomi, oltre alla persona più felice sulla faccia della terra, anche la più ansiosa e terrorizzata. Chiariamo: avevo una fottuta paura. Non sapevo davvero cosa aspettarmi e la paura di poter rimanere delusa dal seguito del mio libro preferito mi ha perseguitato fin da quando ho saputo che sarebbe uscito.

In Io prima di te avevamo Will e Louisa, ed abbiamo imparato ad amarli, insieme, pagina dopo pagina, ora invece c’è Lou rimasta da sola diciotto mesi dopo.

La Louisa che ci viene descritta nel libro è comprensibilmente diversa dalla protagonista che conosciamo e che abbiamo apprezzato fin da subito nel primo libro. Lou è smarrita, odia questo nuovo mondo dove Will non c’è e forse un pochino odia anche Will stesso. Egoisticamente parlando è comprensibile la rabbia e il dolore che Lou prova – e che ci viene descritto perfettamente – ma dall’altra parte sarebbe stato altrettanto egoista far vivere a Will una vita che non voleva.

Penso che ogni essere umano sappia cosa vuol dire perdere una persona amata: di solito la si perde per fatalità, per una malattia, ma chi muore molto spesso non vuole andarsene.

Will Traynor invece ha scelto coscientemente di andarsene perché non poteva più vivere una vita su una sedia a rotelle. Una vita nel mondo. Un mondo che lei non conosce ancora bene, un mondo che forse non vuole conoscere perché senza Will al suo fianco che senso ha? Si sente tradita perché crede che lui non l’abbia amata abbastanza da restare ed è così arrabbiata da rimanere rinchiusa nella sua bolla di dolore. Nonostante abbia viaggiato parecchio dopo la morte di Will – come gli aveva promesso – e abbia visto il mondo è come se non l’avesse visto davvero, restando ferma, al punto di partenza.

La scrittrice rende i sentimenti della protagonista – la rabbia, il dolore e lo smarrimento – così palpabili e cosi veri che il lettore riesce quasi a farli suoi. A ogni pagina sentivo io stessa tutti questi sentimenti attraverso Louisa.

Jojo Moyes è una delle poche scrittrici che conosco che riesce a farlo ed è per questo che è una delle mie scrittrici preferite e il perché ormai compro i suoi libri a occhi chiusi.

Io amo Jojo e ogni suo libro non mi delude mai, ma Me before You e After You hanno un posto speciale nel mio cuore: con il primo libro ho pianto, ho riso, ho provato ansia, ad un certo punto ho anche dovuto smettere di leggere perché i miei sentimenti erano così forti che mi stavano sopraffando. Pochi libri riescono a entrarmi così dentro, tanto da farmi smettere per qualche secondo di leggere e pensare “ Ok, fermati. Prendi fiato“, ma con il secondo libro ho davvero raggiunto la completezza: l’ho trovato delicato, ironico e terribilmente emozionante.

Lo stile della scrittrice è scorrevole, piacevole e molto diretto.

Ho visto la rinascita dalle ceneri, come una fenice, di una protagonista che ho amato fin dalla prima volta che ho letto di lei e ne sono stata terribilmente felice. Una felicità che solamente un lettore appassionato può capire.

Quando arrivi a dire: “Ecco. Ecco è questo che mancava! E’ questo quello che ci voleva.” Insomma, mi capite, no?

After You mi è piaciuto molto, l’ho adorato ed è la conclusione perfetta di una storia toccante ed emozionante.

Ho letto sui vari social, principalmente commenti nei gruppi di lettura di Facebook che frequento, commenti discordanti su questo seguito: c’era a chi era piaciuto e a chi no perché pensavano che la mancanza di Will fosse troppo forte.

Non so cosa loro abbiano provato, ma per me Will era in ogni pagina, in ogni piccolo gesto di Lou e in ogni sua piccola vittoria. Il libro non manca di colpi di scena e di nuovi, ma adorabili, personaggi ed una delle principali cose che ho apprezzato e che per una volta è un vero seguito e non una rilettura del libro da parte dell’altro protagonista, di solito quello maschile.

Ci sarebbero tante cose da dire su questo libro, ma potrei cadere nello spoiler, e non voglio. Perché ancora deve leggerlo o per chi ancora non conosce Lou voglio lasciare la possibilità di assaporare ogni pagina.

Compratelo e se avete paura acquistatelo lo stesso perché Jojo Moyes non delude mai.

 

“Per qualche tempo ti sentirai a disagio nel tuo nuovo mondo. Ci si sente sempre disorientati quando si viene sbalzato fuori dal proprio angolino rassicurante… C’è fame in te, Clark. C’è audacia. L’hai soltanto sepolta, come fa gran parte della gente.
Vivi bene. Semplicemente, vivi. 

—  Will Traynor “

© Rossella Zampieri

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Pubblicato in: LETTERATURA FANTASY

Insomnia – Ludovica Cicala

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Titolo: Insomnia

Autore: Ludovica Cicala

Casa Editrice: Centauria Libri, Edizione ©2016

Pagine: 505 pagine

Prezzo: € 12.90

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐

Note: Primo di due volumi

 


 

Trama: EVO: un nuovo stadio dell’evoluzione umana. Sono giovani, bellissimi, dotati di poteri straordinari. E uccidono.
Melissa ha già avuto la famiglia distrutta da questi «mostri», possibile che ora debba toccare anche a lei? Purtroppo sì. Una mattina, quando ha diciotto anni, in un corridoio della scuola, il suo potere sopito si scatena e il sogno di una vita normale va in pezzi. Rinchiusa in una Krankenhaus, gli istituti in cui gli EVO vivono separati dal resto dell’umanità per essere controllati e studiati, Melissa scopre un mondo parallelo che, per quanto inquietante, ha almeno un vantaggio: è popolato di ragazzi come lei, ciascuno con la propria eccezionalità e le proprie paure. Un gruppo di amici quasi come tutti gli altri… Ma quando da Berlino viene trasferito lì Byron J. King, uno degli EVO più potenti – e più attraenti – del mondo, Melissa comincia a trovarsi davanti domande senza risposte e pericoli senza nome, compreso quello custodito nella sua stessa mente. Alla Krankenhaus le cose non sono come sembrano e chi è troppo curioso rischia la vita… o quel che ne resta.
In una Londra parallela notturna e inattesa, questa storia di orrore e riscossa ci porta come su un ottovolante tra fughe, attrazione, inganni, odio e lealtà. Con il rosso del sangue e l’oro dell’amicizia Ludovica Cicala scrive, nell’intreccio delle avventure di Melissa e Byron e della loro banda, una grande storia, la più potente di tutte: quella sulla fatica, il desiderio e la necessità di essere diversi

.


 

Recensione: 

Il primo pensiero che ho provato quando ho letto la trama di Insomnia è stato un’esclamazione di puro giubilio “ Finalmente un libro con una trama che non ho già letto e riletto”; quando l’ho avuto tra le mani ho sperato che non mi deludesse e devo dire che ha superato tutte le mie più rosee aspettative. Un esordio con il botto – e che botto! – per la giovanissima Ludovica Cicala che fa centro con questo libro dalla copertina mozzafiato e dalla trama nuova che porta una ventata d’aria fresca tra le file dei distopici.

Se siete stanchi dei soliti Sci-Fi e cercate da tempo qualcosa di originale che vi porti a pensare che la vostra vita sociale sia finita per le prossime quattro ore dopo aver letto i primi capitoli, beh… l’autrice con il suo Insomnia fa sicuramente al caso vostro. Sono cinquecento pagine di pura originalità, di intrighi e di suspense che vi tengono incollati fino all’ultima pagina e l’unica cosa che vorresti fare dopo è avere la scrittrice di fronte e supplicarla in ginocchio di scrivere un seguito – anche se il libro è autoconclusivo – hic et nunc, perché, vi assicuro, quando arriverete alla fine ne vorrete ancora e ancora.

Sono rimasta piacevolmente stupita da questa nuova uscita: la copertina è accattivante e ti invoglia a leggere la trama e dopo averla letta non puoi fare altro che ordinare il libro o andare direttamente in libreria e correre a leggerlo. Un romanzo ben scritto e con una trama così ben costruita – ti porta ad immaginare di essere all’interno del libro – non mi capitava da tanto tempo, ed ora che l’ho finito già mi mancano terribilmente Melissa, Byron e tutta la Gang del Bosco. La Cicala ci riempie di dettagli di cui il lettore difficilmente può fare a meno e ne vorrebbe sempre di più. Il suo stile è scorrevole, ben delineato e semplice ma caratterizzando in maniera divina la psicologia dei personaggi, riesce a tenere il lettore con il fiato sospeso per tutto il tempo.

«Tu puoi decidere se fare del male a qualcuno. Puoi sceglierlo. Ne sei in grado. Sei in grado di controllare il tuo disturbo e le tue facoltà, e puoi farlo da sola, senza quello stupido bracciale. Sei in grado di controllare tutto, come chiunque altro. Perché non c’è niente di sbagliato in te.»

Nonostante sia un’appassionata di EFP – Il tuo sito di Fanfiction  dove l’autrice ha pubblicato la prima versione di Insomnia, era sfuggito al mio radar di fangirl finchè grazie a Centauria Libri  ho potuta scoprire Ludovica e il suo fantastico libro.

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© Rossella Zampieri

 

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Non aspettare la notte – Valentina D’Urbano

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Titolo: Non aspettare la notte

Autore:  Valentina D’Urbano

Casa Editrice: Longanesi & C., Edizione ©2016

Pagine:  377 

Prezzo: € 16.90

Valutazione: ✓✐✐✐✐✐

Note: Autoconclusivo


Trama: Giugno 1994. Roma sta per affrontare un’altra estate di turisti e afa quando ad Angelica viene offerta una via di fuga: la grande villa in campagna di suo nonno, a Borgo Gallico. Lì potrà riposarsi dagli studi di giurisprudenza. E potrà continuare a nascondersi. Perché a soli vent’anni Angelica è segnata dalla vita non soltanto nell’animo ma anche su tutto il corpo. Dopo l’incidente d’auto in cui sua madre è morta, Angelica infatti, pur essendo bellissima, è coperta da cicatrici. Per questo indossa sempre abiti lunghi e un cappello a tesa larga. Ma nessuno può nascondersi per sempre. A scoprirla sarà Tommaso, un ragazzo di Borgo Gallico che la incrocia per caso e che non riesce più a dimenticarla. Anche se non la può vedere bene, perché Tommaso ha una malattia degenerativa agli occhi e sono sempre più i giorni neri dei momenti di luce. Ma non importa, perché Tommaso ha una Polaroid, con cui può immortalare anche le cose che sul momento non vede, così da poterle riguardare quando recupera la vista. In quelle foto, Angelica è bellissima, senza cicatrici, e Tommaso se ne innamora. E con il suo amore e la sua allegria la coinvolge, nonostante le ritrosie. Ma proprio quando sembra che sia possibile non aspettare la notte, la notte li travolge.


Recensione: 

Ci sono poche certezze nella mia vita: c’è il muso del mio gatto che mi sveglia ogni mattina da quattro anni, Shonda Rhimes che puntualmente uccide il mio personaggio preferito, Cassandra Clare che mi fa soffrire a ogni libro, i libri nella mia libreria che si accumulano ogni anno. Ogni secondo è scandito da piccole certezze, da porti sicuri: qualcosa che so già che avverrà. Ecco, ogni mia più piccola sicurezza viene spazzata via quando Valentina D’urbano pubblica un nuovo libro.

Quando ho letto sull’applicazione de Il Libraio che a breve sarebbe stato pubblicato un nuovo libro qualcosa si è spezzato all’altezza del petto e devo essere sincera: credo proprio che sia stato il mio cuore. Ho provato un terrore viscerale ripensando a Il rumore dei tuoi passi, esordio dell’autrice in quel 2012, che sembra ormai lontanissimo. Ricordo perfettamente, come se l’avessi riletto ieri, come quel libro mi abbia fatta sentire per parecchi giorni dopo averlo concluso. Non voglio essere fraintesa: io amo la D’Urbano e i suoi libri li consiglio sempre, ma dopo averli letti passano due o tre giorni prima che io riesca a leggere altro. Devo superarli, ecco.

Mi sono accaparrata Non aspettare la notte il giorno in cui è uscito pregando che, vicino al porto, dal quale stavo per imbarcarmi per tornare a casa, ci fosse un centro commerciale e magari una libreria e così è stato. Grazie, grazie e ancora grazie.

Dunque, partiamo dalla copertina – io sono fissata con le copertine – che è la prima cosa che mi ha colpito: mi piace. E’ adatta al libro, ai personaggi e alla trama stessa. 
Mi piace perché trasmette un sacco di cose: amore, abbandono, dolore, rinascita, sicurezza e tante altre ancora. Già solo la copertina riesce a trasmettermi tutto questo e un applauso alla Longanesi ci sta tutto, dunque,  perché in tutti i libri che ho letto di questa casa editrice le copertine sono sempre bellissime.

Chi ha letto gli altri libri di Valentina D’Urbano si sarà accorto subito che c’è qualcosa di diverso in Angelica e Tommaso rispetto a tutti gli altri personaggi creati da questa tanto amata, e odiata, scrittrice. C’è qualcosa di più in loro: più sottile, più potente, come un filo teso da una parte all’altra del mondo; bisogna solo tirare per trovare quel qualcuno che metta insieme i pezzi dispersi di te stesso.

Da Tommaso ad Angelica e da Angelica a Tommaso.

Due anime gemelle destinate ad incontrarsi, perdersi, ritrovarsi, cercarsi e perdersi ancora in un circolo vizioso che tiene il lettore attaccato alle pagine del libro a chiedersi cosa succederà, il perché deve succedere e il come succede, soprattutto. Se questi due giovani avranno il lieto fine che tutti bramano o se ci dobbiamo preparare i fazzoletti sul comodino e piangere dopo aver finito l’ultima pagina.

Mi è sempre piaciuto il mondo di scrivere di Valentina D’urbano: poche descrizioni e tanti dialoghi. Le parole ti prendono talmente tanto e ti entrano così dentro che non trovano più la strada per uscire, diventando alla fine parte integrante di te. I personaggi sono così ben caratterizzati – non solo i protagonisti, ma anche i personaggi secondari – e così veri che probabilmente dopo aver finito il libro ti sembrerà di vederli in giro per la strada come comuni persone. Il suo stile è scorrevole, veloce, diretto e d’impatto come in ogni suo libro, del resto.

Aspettatevi qualcosa di più morbido, meno dark rispetto a quello a cui siete abituati, ma non vi deluderà. A me non ha deluso.

Io, ormai, Valentina la “compro” ad occhi chiusi e a cuore aperto, nonostante il dolore quando me lo spezza.

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© Rossella Zampieri

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