Quarta di copertina: A chi non piacerebbe vivere nella Londra di inizio ’800, tra balli, feste e inviti a corte? Di certo lo vorrebbe Rebecca Sheridan, perché a lei il ventunesimo secolo va stretto: vita frenetica, zero spazio personale e gli uomini… possibile che nessuno sappia corteggiare una ragazza? Brillante studentessa di Egittologia e appassionata lettrice di romance Regency, Rebecca ama partecipare alle rievocazioni storiche in costume e, proprio durante una di queste, accade qualcosa di inspiegabile: si ritrova sbalzata nella Londra del 1816. Superato lo shock iniziale, Rebecca realizza di avere un’occasione unica: essere la debuttante più contesa dagli scapoli dell’alta società, tra un tè e una passeggiata a Hyde Park. Mentre è alla ricerca del suo Mr Darcy, Rebecca attira però l’attenzione dell’uomo meno raccomandabile di Londra: Reedlan Knox, un corsaro dal fascino oscuro e la reputazione a dir poco scandalosa. Insomma, il genere d’uomo che una signorina per bene non dovrebbe proprio frequentare. Ma quando Rebecca scopre segreti inconfessabili e trame losche dell’aristocrazia, il suo senso di giustizia le impone d’indagare. Nessuno però pare intenzionato a mettere a rischio il proprio onore per aiutarla. Non le resta che rivolgersi all’unico che un onore da difendere non ce l’ha: Reedlan Knox. E se, dopotutto, il corsaro si rivelasse più interessante del gentiluomo che Rebecca ha sempre sognato? Decidere se tornare nel presente o restare nel 1816 potrebbe diventare una scelta difficile.
C’è un libro, pubblicato da una casa editrice relativamente piccola, che sta facendo parlare di sé e sta raggiungendo gli onori della cronaca grazie al passaparola: è ‘Estate caldissima‘ di Gabriella Dal Lago, edito da 66Thand2Nd. Spinta dalla curiosità, io l’ho letto e lo definirei… interessante! Una settimana di ritiro creativo in una villa di campagna. Questo è quanto propone Greta ai collaboratori di Bomba Agency, la sua agenzia di comunicazione: propone che, per realizzare l’impegnativa presentazione per un cliente, si riuniscano tutti alla villa di Gian, il suo compagno nonché co-fondatore dell’agenzia, per lavorare al progetto. È così che sette adulti legati da rapporti ambigui al di là del lavoro si ritrovano, con l’aggiunta di Leo – figlio di Gian – e Lilly – gatta di Greta, in una cucina, in una villa antica immersa nel verde, dove passeranno una settimana. Ma se tra i partecipanti non scorre buon sangue o ci sono tensioni sopite che minacciano di eruttare, una settimana potrebbe essere un lungo tempo da passare insieme… un lunghissimo tempo. Tanto che i primi segni di insofferenza e poi di difficoltà si vedono da subito. Le tensioni fra gli adulti aumentano, vengono fuori le ossessioni, le insicurezze, le antipatie e persino nuove simpatie… ma nulla è eterno, specie in una situazione così tanto in bilico, e soprattutto una distrazione può risultare fatale… e qui di distrazioni ce ne sono parecchie, di varia natura e per tutti i personaggi. Greta, che rimbrotta tutti e sobbolle di insoddisfazione, intanto instaura una pericolosa conversazione su Instagram; il rassicurante Gian, anagraficamente il più grande di tutti, si sente spesso inadeguato, specie col figlio; Laura, che sembra la più sicura di tutti, in realtà ha bisogno di continue rassicurazioni e sta per soffocare per un rapporto tossico; e poi l’alienata Vic – in realtà più presente di quanto appare – e l’irresponsabile Carlo, e Tommy ed Alma e il non detto fra di loro… Con uno stile freddo e disturbante, segno di un’inquietudine costante, Gabriella Dal Lago traccia con pennellate precise il ritratto impietoso del fallimento di una società, la nostra, che ha mietuto molte vittime fra i trentenni di oggi. Essi si sono ritrovati a giocare ad un gioco di cui credevano di padroneggiare le regole, senza che nessuno li avvisasse che le regole sono cambiate, o meglio, che non sembrano esserci affatto regole. Il posto fisso, il lavoro stabile, un futuro da raggiungere su binari tracciati, una famiglia da costruire, figli da fare e mantenere… tutti obiettivi che sembravano alla portata ma che sono diventati improvvisamente miraggi… e questa generazione, la mia, l’ha scoperto solo in corsa, ritrovandosi sospesa in un limbo in cui si finisce per non sapere più cosa si attende e cosa si desidera. Così ci si perde in sopravvivenze strenue quanto inutili, in lotte impari, si rimodulano le aspirazioni e ci si accontenta di quel che si riesce a raggiungere a fatica. In “Estate caldissima” questo disagio sociale affiora prepotentemente e, davanti alla maturità e alla sincronia di un bambino e una gatta, diventa difficile da ignorare. Non posso dire che questo libro mi sia piaciuto nel senso lato del termine. Posso però dire che ne ho apprezzato l’originalità, il senso di responsabilità, l’impegno nel raccontare che diventa quasi catarsi, un finale importante ed azzeccato… tutto questo mi porta ad esprimere un giudizio più che positivo su questo libro che consiglio, nonostante un inizio non incoraggiante: all’inizio l’avevo definito interessante, questo non vuol dire che sia “bello” o che debba necessariamente essere “piacevole”, anzi! Nel caso specifico non c’è nessun bisogno di indorare una pillola che ormai non c’è modo di mandar giù.
Quarta di copertina: L’estate più calda degli ultimi duecento anni, la città stanca che soccombe sotto il peso dell’afa, il lavoro che non si può fermare e preme con le sue scadenze. Sette adulti, un bambino e una gatta si rifugiano in una casa di campagna, dove le temperature sono più clementi. Gli adulti non sono parenti né davvero amici, lavorano insieme da Bomba Agency, un’agenzia di comunicazione, e devono portare a termine una presentazione per un cliente. Una settimana sola. Tutti insieme. Lontani dal mondo. «Come il Decameron, ma senza la peste». Alla casa però ognuno di loro arriva con un carico pesante, fatto di ambizioni, ansie, speranze, paure. La lunga estate caldissima porta tutto all’estremo, potenzia ogni sensazione e sentimento, accrescendo l’incertezza di relazioni sul punto di andare a rotoli – quelle tra i fuggitivi così come, osservando la casa da un’altra distanza, quella tra gli esseri umani e il pianeta. In questo coinvolgente romanzo corale, Gabriella Dal Lago ci guida in un mondo dove ognuno sta sulla soglia, in bilico, a immaginare un futuro ancora non scritto, e del tutto incerto.
L’autrice.
Gabriella Dal Lago Gabriella Dal Lago vive a Torino e lavora con i libri, l’arte contemporanea, la comunicazione. Nel 2022 ha pubblicato con 66thand2nd il suo primo romanzo, Uto e Gesso.
La terza stagione è disponibile su PrimeVideo a partire dal 16 Luglio 2025 con i primi due episodi. I restanti episodi verranno rilasciati settimanalmente fino al 17 settembre.
La carrellata di serie tv o film basati su romanzi è infinita e questa volta è la piattaforma PrimeVideo a sfornare un nuovo teen drama basato sulla trilogia di romanzi The Summer I Turned Pretty della scrittrice americana Jenna Han, già autrice della trilogia To all the boys I’ve loved before, tradotta in italiano come Tutte le volte che ho scritto ti amo (2014), P. S. Ti amo ancora (2015) e Tua per sempre, Lara Jean (2017) editi da BUR – Rizzoli e adattata in tre film, disponibili su PrimeVideo.
‘The Summer I Turned Pretty‘, tradotta in italiano come ‘L’estate nei tuoi occhi‘, sempre pubblicata da BUR- Rizzoli, è suddivisa in tre romanzi:
L’estate nei tuoi occhi (2009)
Non è estate senza te (2010)
Per noi sarà sempre estate (2011)
I romanzi narrano la storia di Isabel “Belly” Conklin e di come trascorre, ogni anno, le sue estati con la madre ed il fratello Steven, nella casa al mare della migliore amica di sua madre. Ad aspettarla non solo ci sono il sole ed il mare, ma anche i due fratelli Conrad e Jeremiah. Ovviamente quell’estate sarà tutto diverso e cambierà ogni cosa.
La prima stagione, composta da 8 episodi, è approdata su Prime a giugno 2022 e si basa sui fatti narrati nel primo romanzo della trilogia. La serie di libri ha raggiunto il primo posto nella New York Times Best Seller list ed è stata venduta in più di trenta paesi. La seconda stagione, basata sul secondo romanzo, è uscita a luglio 2023 ed ha raggiunto numeri da record tanto da essere confermata per una terza stagione che, al contrario delle due precedenti, avrà ben 11 episodi, per la gioia di tutti i fan. Potrebbe essere l’ultima dato che sarà basata sull’ultimo romanzo della serie. L’intera serie è girata a Wilmington, la stessa città nella Carolina del Nord dove sono stati prodotti altri due celebri e amati teen drama: Dawson’s Creek e One Tree Hill. Qui sono state girate anche Sleepy Hollow, Under the Dome e tante altre serie tv. Non abbiamo avuto modo di leggere i romanzi, ma stiamo seguendo con molto trasporto la serie tv – una tortura (!) perché esce un episodio a settimana – e non vediamo l’ora che sia il 18 agosto per poter vedere come finisce la seconda stagione.
Vi lasciamo i romanzi qui di sotto, magari prima di iniziare la serie tv volete prima leggere di Belly & Co!
L’estate nei tuoi occhi. #1
Belly misura il tempo in estati. Tutto ciò che di bello e magico è successo nella sua vita, è successo fra giugno e agosto. L’inverno è solo il periodo che la divide dalla prossima estate, dalla casa sulla spiaggia e da Susannah che, oltre a essere la migliore amica di sua mamma, è anche la madre di Jeremiah e Conrad. Loro sono gli amici con i quali è cresciuta: uno è il ragazzo su cui contare, l’altro è quello che ti fa battere il cuore. Questa estate però sarà un’estate speciale, perché sta per accadere quello che Belly sogna da sempre, e che sembrava non sarebbe mai accaduto…
Belly ha sempre contato ogni singolo giorno che la separa dall’estate, cioè dai fratelli Conrad e Jeremiah. Ma non quest’anno. Perché la madre dei ragazzi, Susannah, è di nuovo molto malata. Perché Conrad ha smesso di curarsene. E perché tutto quello che era buono nella sua vita sta crollando a pezzi. Per la prima volta, Belly vuole solo che quell’inverno non finisca mai. E invece, quando Jeremiah telefona per dirle che Conrad è sparito, Belly capisce che quella è l’occasione per rimettere le cose a posto.
Sono passati due anni da quando Conrad ha detto a Belly di mettersi con suo fratello. Da allora, lei e Jeremiah sono stati inseparabili. Ma la loro relazione non è felice come dovrebbe. Infatti, quando Jeremiah commette il peggiore errore che un ragazzo può commettere, Belly è costretta a chiedersi se quello sia davvero il grande amore. Davvero Jeremiah è li ragazzo giusto? Davvero lei ha smesso di amare Conrad?
Che gran libro, signori, vi serviamo oggi al Bistrot… che gran libro! È l’esordio letterario di Deepti Kapoor, autrice indiana del nuovo caso editoriale mondiale: il libro si intitola ‘L’età del male‘, è il primo di una trilogia, è stato venduto in trentacinque Paesi in un’asta contesissima, presto diventerà una serie tv e per l’Italia è pubblicato da Einaudi e tradotto da… nientemeno che Alfredo Colitto, il traduttore di Winslow, uno dei miei traduttori preferiti. Beh, il Guardian di questo libro dice che è la “risposta al Padrino”… io non sono il Guardian e non mi spingerei a tanto, però penso lo stesso che sia bellissimo, a patto che, però, vi piaccia un certo tipo di letture. Se amate le storie d’amore strappalacrime in cui tutti alla fine vissero felici e contenti, state alla larga da questo libro. Se invece vi piacciono le storie tormentate, piene di gente senza scrupoli che commette crimini ad ogni pagina, beh, prego, accomodatevi! Agli altri dico: “non sapete che vi perdete!”. Sì, perché anche una storia di ambizione smisurata, disuguaglianza, sfruttamento e criminalità, se ben raccontata, può avere il suo fascino e i suoi meriti: quelli, per esempio, di raccontare il classismo, le disparità e le ingiustizie che ancora oggi – ed è così dalla notte dei tempi – strozzano la crescita di un Paese magnifico, l’India, pieno di contraddizioni, vastissimo, in cui pochi hanno troppo e troppi non hanno nulla. Altri meriti? Beh, per esempio quello di raccontare la condizione femminile nell’India di oggi, certamente più libera rispetto al passato, ma non ancora salvata da se stessa; quello di raccontare la condizione di alcune fasce di popolazione che, nonostante la presunta modernizzazione ed emancipazione del Paese, restano sempre sul fondo della piramide sociale e sono le prime ad essere schiacciate e sacrificate, per quanto bene possano fare ai loro padroni… e ancora, questo libro racconta magistralmente un’escalation di violenza e corruzione che soffoca i sogni di cambiamento delle giovani generazioni e le obbliga a compromessi amari prima di tutto con loro stesse e con le loro idee. Una scrittura dura, quella della Kapoor, che non indulge in spiegazioni dei sentimenti, ma affida alla potenza delle parole un racconto straziante eppure inesorabile. Un libro bellissimo, davvero, che mi ha ricordato proprio Winslow, ma anche ‘La città della gioia‘ di Lapierre, per la potenza evocativa del racconto che arriva al cuore dell’India narrandone l’essenza con le giuste dosi di amore e rabbia. Una lettura certamente impegnativa – d’altronde sono quasi seicentocinquanta pagine – e tuttavia un libro che segna ed insieme rinvigorisce. Personalmente, non vedo l’ora che esca il prossimo volume di quest’epopea in forma di trilogia.
Il libro.
Sono amati da alcuni, odiati da molti, temuti da tutti. I Wadia controllano trasporti, miniere, zuccherifici. Ma è con la speculazione edilizia che stanno consolidando il loro impero. Ora però le proteste di chi viene sfrattato montano e il «Delhi Post» sta indagando per fare esplodere lo scandalo. Grazie al carisma e alla determinazione, Neda è riuscita a insinuarsi nella cerchia di Sunny Wadia, il rampollo destinato a prendere in mano le redini della famiglia. Ma invaghirsi di una giornalista come lei è una debolezza che a Sunny potrebbe costare molto cara. Il compito di scongiurare la rovina spetterà ad Ajay, ragazzo di origini poverissime, autista, tuttofare, guardia del corpo e, all’occorrenza, vittima sacrificale. La saga criminale dei Wadia. Party dove l’eccesso è la regola, abiti di uno splendore sfacciato, auto di lusso. Sesso. È tutto grandioso, tutto disponibile, basta accettare la legge della famiglia Wadia. Ora, anche a causa di una donna, questo mondo può finire.
L’autrice.
Deepti Kapoor (1980, Moradabad) è un’autrice e giornalista indiana. Laureata in giornalismo alla Delhi University, ha frequentato un Master in Psicologia sociale. Ha vissuto e lavorato a lungo come giornalista a Delhi. Per Einaudi ha pubblicato L’età del male (2023), primo volume di una trilogia, venduto in 35 Paesi in seguito a una delle più contese aste di sempre.
Emozionante, delicato, coraggioso, “La portalettere” (editrice Nord) è il bellissimo esordio narrativo di Francesca Giannone, un’autrice che promette di regalarci emozioni. È la storia di Anna che, dalla sua Liguria, approda nel Salento, a Lizzanello, per amore del suo Carlo. Anna è bellissima, schiva, fiera, indipendente, completamente diversa da tutte le altre donne del sud: è – e rimarrà – una forestiera, una dalle abitudini e dai modi discutibili, una che si è messa in testa di non conformarsi alle regole non scritte e, per di più, di fare un lavoro da uomo, la portalettere. Carlo, che la ama molto, è alle prese con un vecchio amore che presenta strascichi preoccupanti e con la sua nuova attività imprenditoriale, una cantina vinicola che si rivelerà vincente. Nel frattempo, sin dal momento in cui l’ha vista per la prima volta, Antonio, il fratello maggiore di Carlo, si è a sua volta innamorato di Anna, ma per quanto possibile cela i suoi sentimenti dietro una riservata amicizia ed un’affabilità che gli costa fatica. Passano gli anni, i personaggi crescono e maturano, i progetti aumentano, ma Anna non perderà mai la sua fierezza e la sua indipendenza, tanto che anche alla sua morte qualcuno la chiamerà “la forestiera”. Con uno stile fresco, moderno eppure profondo, in “La portalettere” Francesca Giannone racconta una storia antica, fatta di radici, di terra, basilico e sole, di uomini abituati alla fatica ma anche ad aver ragione per forza ed a sottomettere le donne al loro dictat. Racconta, la Giannone, la storia della sua bisnonna le cui ultime parole furono “non voglio essere dimenticata”: una donna degli anni ’30 che non si piega e non scende a compromessi con nessuno, neanche con l’uomo che ama. Anna era una donna bella e colta, venuta dal nord e trapiantata in una terra che non era la sua, che sa essere accogliente ma anche respingente, compatta, spietata con chi non piega la testa, non si uniforma e pretende di esercitare la propria unicità, magari cambiando le cose. Ma “La portalettere” è anche una saga familiare che racconta il coraggio di un’idea, la solidarietà della famiglia, la tenacia di donne che farebbero di tutto pur di difendere le loro famiglie e il loro amore. Tante trame diverse, tante storie si affastellano e si intrecciano in un mosaico complesso, sfaccettato, struggente e bellissimo che racconta la storia di un pezzo d’Italia di quasi un secolo fa. Tra i vari riconoscimenti ricevuti ed oltre alle attestazioni di gradimento pressoché unanime da parte del pubblico, “La portalettere” ha da poco vinto anche il Premio Bancarella 2023 e c’è da credere che farà incetta di molti premi, tanto è bello. A voi non posso che consigliare di leggerlo, aspettando una prossima storia di Francesca Giannone.
Quarta di copertina:Salento, giugno 1934. A Lizzanello, un paesino di poche migliaia di anime, una corriera si ferma nella piazza principale. Ne scende una coppia: lui, Carlo, è un figlio del Sud, ed è felice di essere tornato a casa; lei, Anna, sua moglie, è bella come una statua greca, ma triste e preoccupata: quale vita la attende in quella terra sconosciuta? Persino a trent’anni da quel giorno, Anna rimarrà per tutti «la forestiera», quella venuta dal Nord, quella diversa, che non va in chiesa, che dice sempre quello che pensa. E Anna, fiera e spigolosa, non si piegherà mai alle leggi non scritte che imprigionano le donne del Sud. Ci riuscirà anche grazie all’amore che la lega al marito, un amore la cui forza sarà dolorosamente chiara al fratello maggiore di Carlo, Antonio, che si è innamorato di Anna nell’istante in cui l’ha vista. Poi, nel 1935, Anna fa qualcosa di davvero rivoluzionario: si presenta a un concorso delle Poste, lo vince e diventa la prima portalettere di Lizzanello. La notizia fa storcere il naso alle donne e suscita risatine di scherno negli uomini. «Non durerà», maligna qualcuno. E invece, per oltre vent’anni, Anna diventerà il filo invisibile che unisce gli abitanti del paese. Prima a piedi e poi in bicicletta, consegnerà le lettere dei ragazzi al fronte, le cartoline degli emigranti, le missive degli amanti segreti. Senza volerlo – ma soprattutto senza che il paese lo voglia – la portalettere cambierà molte cose, a Lizzanello. Quella di Anna è la storia di una donna che ha voluto vivere la propria vita senza condizionamenti, ma è anche la storia della famiglia Greco e di Lizzanello, dagli anni ’30 fino agli anni ’50, passando per una guerra mondiale e per le istanze femministe. Ed è la storia di due fratelli inseparabili, destinati ad amare la stessa donna.
L’autrice.
Francesca Giannone, pugliese, si è laureata in Scienze della Comunicazione e ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia. Trasferitasi a Bologna, ha curato la catalogazione dei trentamila volumi della Associazione Luigi Bernardi e ha frequentato il corso biennale di scrittura della Bottega di Narrazione «Finzioni». Ha pubblicato vari racconti su riviste letterarie, sia cartacee sia online. Tornata a vivere a Lizzanello, il suo paese di origine in Salento, ha continuato a scrivere e a coltivare l’altra sua grande passione, la pittura; come si può vedere nel suo sito francescagiannoneart.com, il suo soggetto d’elezione sono le donne.
Questa recensione dovrebbe intitolarsi: documentati sull’autrice prima di imbarcarti in una lettura da oltre 600 pagine. Sarebbe bastata una visitina su qualche blog/sito (o magari chiedere alle compagne bistrotte più esperte) per capire che la Zapata è specialista in Slow burn, a fuoco lento, un trope tipico dei romance in cui c’è una storia d’amore che si sviluppa gradualmente nel tempo, spesso parecchio tempo, man mano che i personaggi si conoscono meglio. Quel ‘a fuoco lento’ significa che i personaggi possono flirtare tra loro o addirittura con l’idea dell’amore prima ancora di ammettere di essere innamorati. Questo può andare avanti anche per tutto il romanzo o quasi. Insomma, questo trope deve proprio piacere perché altrimenti diventa una sorta di lotta interiore tra il gettare via il libro o provare a contattare l’autrice per farla redimere e suon di librate sulla testa.
Ma partiamo dal principio: il grump del titolo originale (o il ‘tu’ italiano) è un musone particolare, perché è un supereroe. Un musone supereroe che precipita nel giardino di casa della protagonista. Pensate quale incredibile coincidenza, BUM ecco recapitato (un po’ ammaccato ma chi siamo per lamentarci) un figo stratosferico direttamente nel giardino di casa, però è musone e ammaccato. VA BENE. In ogni caso la nostra umile raccoglitrice di supereroi ammaccati, dopo un attimo breve di titubanza, decide di portarlo in casa. Perché lui è LUI ma ops anche lei non è una semplice ragazza con un giardino. Ed ecco che presto scopriamo che il supereroe invincibile, noto ai più come il Difensore, è solitamente inattaccabile e indistruttibile ma in questo momento particolare è spezzato, nel vero senso della parola perché ha la schiena rotta. Dice a lei, tra un grugnito e l’altro, di non chiamare nessuno. E lei non lo fa, non chiama nessuno, perché lei è nascosta, in incognito da tutta la vita. OH! Come mai si nasconde? Ora, senza stare a raccontare tutta la trama ché poi magari scappa qualche spoiler [e qui non se ne fanno] vediamo i punti di forza di questa storia. Per prima cosa l’autrice scrive bene, questo porta a poter leggere molte e molte pagine anche senza eccessivi colpi di scena. L’intreccioè sufficientemente arzigogolato da essere interessante, anche se magari con qualche centinaio di pagine in meno sarebbe stato più efficace. Se piace il genere supereroistico che sia libresco, fumettistico o cinematografico, allora almeno una volta nella vita si è sperato di incontrare un vero supereroe. E questo è tipo un superman più smilzo ma con un brutto carattere. Cioè, chi non ne ordinerebbe uno per il proprio giardino. Ah, giusto per fissare dei paletti, per superman io intendo un Henry Cavill, non quella versione edulcorata che vogliono propinarci nel prossimo film. Comunque, bando al divagare. Con Henry Cavill poi uno si distrae e ciao lettorƏ. Punti di forza:buona scrittura, genere supereroistico e intreccio interessante.
Ok sì, sarebbe una ottima serie TV.
Passiamo al resto, forse è già palese che, per mia modestissima opinione, questo slow burn è veramente un po’ troppo slow. Inoltre siamo tutti d’accordo sul fatto che i romance TUTTI si sparano delle trame assurde e inverosimili, se non facessero quello chi diavolo li leggerebbe, ma qui tocchiamo vette che in confronto una campagna di DnD pare realistica. Non tanto per la storia del supereroe, ci mancherebbe, quelle più sono sperticate e più io apprezzo. No, qui il vero oscar fantasy/fantascienza lo si vince per la solidità psicologica di questa protagonista, chapeau davvero. Sì, la nostra LEI è una trentenne illibata che ha praticamente vissuto in clausura con i nonni anziani ed ha la calma del Dalai lama dopo tre ore di meditazione.
In buona sostanza: imbarcarsi nella lettura SE E SOLO SE si amano le storie assurde e gli SLOW BURN lunghissimi.
Quarta di copertina: Sono tante le cose che possono finire per caso in un giardino. Un pallone, un uccellino caduto dal nido, un aquilone. In quello di Gracie Castro, però, è piombato qualcosa di molto originale, o meglio, qualcuno: l’uomo più sexy che abbia mai visto, seminudo e gravemente ferito. Ma la serie di assurdità non finisce qui: lo sconosciuto è il Difensore, uno dei tre individui noti in tutto il mondo per essere impegnati in un’eterna lotta contro il male e le ingiustizie. In pratica dei supereroi che però… esistono davvero. Chi non desidererebbe incontrarli almeno una volta nella vita? Figuriamoci trovarsene uno in casa! Per Gracie, invece, è solo una grandissima rottura: è una tipa decisamente solitaria, e di certo non era in cerca di compagnia. Come se non bastasse, il suo ospite inatteso è scontroso e maleducato, tutto il contrario di ciò che ci si aspetta da un supereroe. Invece di metterlo alla porta, però, Gracie decide di dargli una mano a rimettersi in sesto, ma solo per il bene dell’umanità, sia chiaro! Ancora non sa che quella decisione potrebbe cambiare per sempre il destino di entrambi…
L’autrice.
Mariana Zapata è una scrittrice nata in Messico ma che ha trascorso la maggior parte della sua vita negli Stati Uniti. Mariana Zapata è conosciuta per i suoi romanzi contemporanei che si concentrano sulle storie d’amore lente e realistiche. I suoi libri spesso presentano protagonisti femminili forti e autentici che affrontano le sfide della vita quotidiana.
Uno dei romanzi più popolari di Mariana Zapata è “The Wall of Winnipeg and Me” pubblicato nel 2016. Il libro racconta la storia di Vanessa, una ragazza che lavora come assistente personale per Aiden, un giocatore di football americano professionista. Nel corso della storia, Vanessa affronta le sue sfide personali e sviluppa un rapporto complicato con Aiden. Le opere di Mariana Zapata sono note per i suoi lunghi dialoghi, la costruzione dei personaggi e l’evoluzione lenta delle relazioni amorose. I suoi romanzi hanno guadagnato una base di fan devoti che apprezzano il suo stile unico e coinvolgente.
Editrice Nord ha da poco pubblicato, per la traduzione di Alessandro Storti, Libero scorre il fiume, il bel romanzo d’esordio della scrittrice inglese Eleanor Shearer che ci porta indietro nel tempo, fino al 1834, quando metà del mondo conosciuto era ancora oppresso dalla schiavitù.
Barbados, 1834. È notte alta quando, seguendo solo l’istinto e i segnali inviati dal suo corpo, decide di fuggire. Il giorno prima il sorvegliante della sua piantagione di canna da zucchero ha dichiarato che la schiavitù è finita, che loro sono liberi, ma che dall’indomani saranno vincolati da un contratto di apprendistato di sei anni. Quindi, non è cambiato niente: non cesseranno le frustate, le punizioni, gli spari contro chi tenta di scappare. Ma Rachel ha uno scopo, una ragione di vita che la spinge a muoversi: ritrovare i suoi figli. Ne ha avuti undici, ma solo cinque sono sopravvissuti e le sono stati portati via, strappati, venduti.
Può, una madre, accettare di non sapere che ne è stato dei suoi figli? No. Così quella notte Rachel sfida le catene della paura e scappa, corre a perdifiato nella foresta e intanto si chiede: “E’ questa la libertà?”. Il suo viaggio la porterà lontano, sarà pericoloso e perennemente minacciato dallo spettro della cattura, ma non si concluderà finché questa madre coraggiosa non avrà trovato fino all’ultimo dei suoi figli. Nel suo andare, questa donna abituata solo al duro lavoro dei campi, questa schiava che non ha mai visto oltre la sua piantagione, incontrerà esseri umani d’ogni tipo, malintenzionati, spietati, burberi, ma anche persone di cuore che, rischiando molto, la aiuteranno a raggiungere il suo obiettivo. Un viaggio che, insieme a due compagni molto speciali, la porterà prima in Guyana britannica e poi a Trinidad, solcando i mari in navi maleodoranti, attraversando foreste intricate, correndo per i campi aperti e guardando i fiumi che con il loro scorrere ora quieto ora impetuoso scandiranno il ritmo del suo peregrinare.
Quello di Eleanor Shearer è un esordio brillante, un intenso romanzo storico dal sapore di avventura. La scrittura è fluida e vibrante e trasmette bene la forza e il coraggio di chi, mosso da una volontà di ferro, è pronto a spendere fino all’ultima oncia di energia, ad affrontare ancora un altro dolore, a sopportare l’ennesimo sopruso, pur di ritrovare ciò che gli è stato tolto con la forza.
La speranza fa male. Thomas era riuscito a esprimere a parole la verità che aveva governato la vecchia vita di Rachel. Il mantra che lei aveva abbandonato non appena era sgusciata fuori dalla Providence per cominciare il suo viaggio. Per tanto tempo era sopravvissuta soffocando la speranza, ma non appena se n’era andata aveva trovato il coraggio di credere che fosse possibile ritrovare i suoi figli
Ma se è vero che la speranza può far male, è sempre meglio sapere che vivere col dubbio e col rimpianto di non aver neppure provato, neppure cercato. In questo suo primo romanzo la Shearer celebra la forza e la tenacia di una madre, di una donna, che la spinge a rischiare tutto per la libertà sua e dei suoi cari. Un libro bellissimo, ambientato nella natura lussureggiante dei Caraibi.
È questa la libertà? si chiede Rachel, mentre corre in una foresta immersa nel buio, sola, atterrita, esausta. Sta scappando dalla piantagione in cui ha trascorso tutta la sua esistenza, da un lavoro sfibrante, da un padrone brutale. Lo stesso padrone che, quella mattina del 1834, ha annunciato la fine della schiavitù, per poi aggiungere che tutti loro avrebbero dovuto prestare servizio come apprendisti per altri sei anni. Una beffa atroce. In quell’istante, qualcosa in Rachel si è spezzato. Perché dentro di lei ci sono cinque anime, cinque volti che nessuna fatica e nessun dolore sono riusciti a cancellare: i cinque figli che, nel corso del tempo, le sono stati strappati via, spinti verso una sorte che lei ignora. Sono vivi, sono morti? Sono schiavi come lei oppure sono liberi? Se li incontrasse, la riconoscerebbero? Eccola, la vera libertà. Trovare i suoi figli. È un viaggio difficile, quello in cui s’imbarca Rachel. La strada è lunga e piena di pericoli, le informazioni spesso inaffidabili, come le persone che di volta in volta si offrono di aiutarla. Eppure lei andrà avanti finché le storie dei suoi figli, come le acque di un fiume, non si saranno fuse con la sua, a creare un’unica, grande storia, quella di una famiglia. Solo allora, per la prima volta nella sua vita, Rachel potrà sentirsi completa.
Dai campi di Barbados all’affollato mercato di Bridgetown, dalla Guyana Britannica alle foreste di Trinidad, in queste pagine intime e dolorose si snoda un viaggio pieno di speranza, un inno alla forza dei legami familiari e all’amore infinito di una madre.
L’autrice.
Eleanor Shearer è un’autrice inglese, i cui nonni sono emigrati dai Caraibi. Ha studiato a Oxford, dove ha conseguito la laurea in Scienze politiche con una tesi sulle conseguenze dello schiavismo nelle Barbados. Attualmente vive tra Londra e Ramsgate. Libero scorre il fiume è il suo romanzo d’esordio.
Se Rowan Roth, la protagonista femminile nonché voce narrante di questo romanzo, leggesse ciò che sto per scrivere, mi beccherei come minimo un’occhiataccia e una filippica sulla bellezza, complessa e universale sottovalutazione dei romanzi rosa. Ebbene, lo dichiaro, io non amo i romanzi rosa! Eppure ‘Today, Tonight, Tomorrow – Nemici oggi, innamorati domani‘ non solo è a tutti gli effetti un romanzo rosa, ma è anche un romanzo rosa Young Adult che parla di romanzi rosa! Quindi perché l’ho letto? Perché due, tre volte l’anno, nel marasma di uscite editoriali, qualche romanzo rosa solletica la mia curiosità e supera le maglie strette delle mie scelte letterarie. E c’è da dire che, immancabilmente, quello che leggo mi piace. Nel caso del romanzo di Rachel Solomon di cui mi accingo a parlarvi, invece, non solo mi è piaciuto, ma mi ha anche divertito (il che accade di rado) e – cosa più importante – mi ha fatto riflettere. Quando il sipario si apre, la diciassettenne Rowan Roth è pronta – si fa per dire – a vivere il suo ultimo, entusiasmante, terrorizzante giorno di liceo. Sa che dopo dovrà separarsi dalla sua scuola, dalle amiche, dalla sua città per andare al College. E sa, soprattutto, che per l’ultima volta oggi dovrà competere con “la sua nemesi”, Neil McNeir, e dovrà batterlo. La competizione tra Rowan e Neil ha origine nel concorso letterario tenutosi durante il primo anno, vinto da lui e al quale lei totalizzò solo un secondo posto. Da lì cominciò tutto: romanzi rosa contro classici, amore contro razionalità, presidente di quel club sportivo contro migliore in quell’attività… non c’era partita per nessun altro, i più bravi e i più competitivi erano loro, Rowan e Neil, Neil e Rowan… fino a quel fatidico ultimo giorno. Chi terrà il discorso di fine anno? E soprattutto, chi vincerà “Ulula al sole”? Se vi state chiedendo cos’è, beh, è una sorta di caccia al tesoro a tema letterario che per tradizione i ragazzi del terzo anno organizzano per permettere a quelli dell’ultimo di salutare in modo degno la loro città e i loro amici: giocando e portando al massimo la loro competitività. Rowan è determinatissima a vincere ed eliminare Neil, ma… e se per avventura i due si ritrovassero a collaborare? E se scoprissero di avere in comune più di quanto avessero mai pensato? E se non si detestassero poi così tanto? “Ulula al sole” dura tanto… e tutto può accadere. Ecco, è chiaro che la trama non è la più originale che abbiate mai letto, ma la realizzazione potrebbe sorprendervi, ve l’assicuro. Tanto per cominciare, nonostante le premesse, il romanzo è meno melenso di quanto pensassi. Inoltre in 320 pagine l’autrice ha il tempo di affrontare tematiche che esulano dall’adolescenza: l’ebraismo, il sentirsi diverso, il senso di colpa se non si corrisponde pienamente alle aspettative altrui, tanto per fare degli esempi. E poi, come dicevo, questo romanzo mi ha fatto riflettere in particolare su due aspetti. In primis la competitività: tutti sappiamo quanto siano competitive le scuole americane, l’abbiamo sempre letto nei libri o visto in film e serie tv. Ma siamo poi così sicuri che la competitività sia sempre positiva? È vero che, al netto di scorrettezze, dovrebbe premiare l’eccellenza e spingere tutti ad impegnarsi al massimo per raggiungere risultati, ma, come ci mostra questo romanzo, impedisce anche alle persone di conoscersi davvero e di intessere quei rapporti di amicizia che sono fondamentali a tutte le età, ma specialmente quando si cresce e ci si forma. Chiediamoci, poi, come vengono visti dagli altri i cosiddetti “migliori”, i primi della classe? A quale pressione sono sottoposti? E cosa succede a chi resta indietro? Per tornare al romanzo, è senz’altro vero che sia Rowan che Neil non sono compartimenti stagni, hanno buone amicizie consolidate, ma è anche vero che pur gareggiando da quattro anni, devono arrivare all’ultimo giorno per non guardarsi in cagnesco e per cominciare a conoscersi davvero. In secondo luogo, uno dei temi cardine su cui è imperniato il libro è il pregiudizio. L’autrice lo affronta approfonditamente in più declinazioni, ma a me hanno fatto riflettere le considerazioni in campo letterario. Quante volte diciamo “non mi piacciono i thriller”, “i romanzi d’amore sono per femminucce”, “che noia i classici”, “non leggo fantascienza”? Ve lo dico io: troppe. È come se leggere un determinato tipo di libri ci squalificasse agli occhi nostri e degli altri, ci rendesse lettori peggiori di altri… Non potremmo, invece, leggere semplicemente quello di cui abbiamo voglia sul momento, senza star troppo a pensare a presunti status di lettore (che inevitabilmente rimandano ad altrettanti status di intelligenza)? Io stessa, all’inizio di questa recensione, ho dichiarato: “Io non amo i romanzi rosa!”. Mi sono sentita punta sul vivo, quindi, dalle riflessioni di Rowan Roth che mi hanno portata a pensare – con disagio – ai tanti pregiudizi letterari di cui sono vittima. Certo, i romanzi rosa non diventeranno le mie letture preferite da oggi in poi, ma se in futuro avrò voglia di perdermi nella coccola rassicurante di un lieto fine assicurato e di una storia che faccia sognare un po’, asseconderò l’istinto con più naturalezza. Questo è il mio impegno personale… e voi? Quanti e quali pregiudizi letterari avete? Pensateci, intanto leggete “Today, tonight, tomorrow” di Rachel Lynn Solomon. Chissà che non scopriate cose nuove su voi stessi e i vostri gusti.
Quarta di copertina: Seattle. La diciassettenne Rowan Roth non ha un sogno, ma un obiettivo: essere la migliore per garantirsi l’accesso all’università che ha scelto. È un fuoco che le brucia dentro, indomabile. Lo stesso fuoco che le ha permesso di sopravvivere al liceo, in particolare a quell’insopportabile saputello di nome Neil McNair. Non c’è stato compito in classe o competizione in cui non si siano affrontati, soprattutto se c’erano di mezzo i libri. Per questo, quando l’ultimo giorno di scuola inizia la famosa caccia al tesoro degli studenti dell’ultimo anno, Rowan è determinata a vincere. È una gara spietata, in cui solo un vero esperto di letteratura può trionfare. Lei è pronta a tutto, persino ad allearsi con il suo acerrimo nemico. Con il passare delle ore, i due mettono da parte le divergenze e diventano una squadra imbattibile. Anzi, scoprono di avere molte cose in comune. Con stupore, Rowan deve ammettere che Neil non è così male. Che il caldo profumo della sua felpa è confortante. Forse, in tutti quegli anni, si è sempre sbagliata. O forse lui sta tramando qualcosa. Rowan non ne è certa, sa solo che non riesce a smettere di pensare a quel bacio rubato su una panchina.
L’autrice.
Rachel Lynn Solomon scrive di persone imperfette che si innamorano. È l’ autrice di bestseller del New York Times di The Ex Talk , Weather Girl , Today Tonight Tomorrow e altre commedie romantiche per adolescenti e adulti. I suoi libri sono stati opzionati per il cinema e tradotti in più di 15 lingue. Al liceo, Rachel cantava e suonava la tastiera in una band di sole ragazze, e una volta faceva parte di un gruppo di persone che hanno battuto un Guinness World Record per le rosse più naturali in un posto. Dopo essersi laureata in giornalismo presso l’Università di Washington, ha lavorato per i media del nord-ovest come The Seattle Times e KUOW Public Radio. Originaria di Seattle, attualmente sta navigando nella vita da espatriata con suo marito ad Amsterdam.
La disperazione di un amore non corrisposto (o forse no) e l’astinenza fanno compiere azioni assurde se prese separatamente, figurarsi insieme. Sostanzialmente si tratta di istigazione al disastro. Gigolò, romanzo di Alma Rose, dopo una breve pausa di riflessione torna con una nuova veste grafica e dei contenuti ancora più spicy.
Venusia è giovane, bella ed intelligente, ha una posizione apicale in una grande agenzia immobiliare. Ma se sul lavoro tutto fila liscio e la carriera sembra viaggiare su binari perfettamente rettilinei, in amore è meglio stendere un velo pietoso. La nostra protagonista non solo si è beccata un paio di corna da un ex ma prova anche un amore impossibile per il capo, il perfetto Lorenzo. Perfetto SE non fosse sposato e con un figlio. Una situazione incresciosa e frustrante sotto tutti i punti di vista. Dato che continuare a fare sogni bollenti sul suo capo non sembra la cosa migliore per smuoversi un po’, sbloccarsi e magari smettere di essere così frustrata, Venusia decide di passare una notte con uno gigolò e, se qualcun* di voi si sta domandando come mai non ci ha pensato prima, ricordatevi che non è per niente economico! Così, dopo una chiacchierata tra colleghe e una ricerca su Google, si affida alla blasonata GigolòDream e dall’ampio catalogo sceglie, tra tutti, Adrian. Bello come un Dio, perfettamente rispondente all’uomo dei sogni di Venusia e, come se non bastasse, pure bravo nel suo lavoro. Insomma, vale i soldi della sua tariffa. Fino all’ultimo centesimo.
Il problema si presenterà in seguito scoprendo mano mano l’intreccio, ma per non fare spoiler, ti consigliamo di leggere il romanzo così mano a mano che gli accadimenti si susseguiranno potrai assistere anche tu al destino di Venusia e Adrian dopo il loro primo torbido incontro. Come mai un uomo affascinante e brillante come Adrian come mestiere ha scelto proprio il gigolò? E Lorenzo? Resterà solo l’uomo sposato perfetto da sognare? Venusia riuscirà a uscire dall’impasse in cui si è trovata?
A primo impatto, almeno a noi è venuto subito in mente, probabilmente vorrai strozzare Venusia, che risulta tanto intelligente sul lavoro ma veramente un po’ lacunosa dal punto di vista sentimentale. Probabilmente ti metterai a cercare un uomo come Adrian (il perfetto gigolò che però ‘cede’ per primo. Incredibile vero?). Unico spoiler della recensione: non esiste un uomo così e se esiste è davvero ben nascosto! Se non ti abbiamo ancora convinto a leggere questa storia ti diciamo anche che a fare da sfondo per questa romantica storia è la bella Verona.
Alma Rose crea un romance dalla trama scorrevole, per nulla scontata e divertente, pieno di dolcezza, di insicurezze, ma soprattutto di amore. I punti di vista alternati dei protagonisti sono intessuti egregiamente e riescono a dare la giusta profondità ai sentimenti travolgenti tra i due. Leggero, brillante e spicy al punto giusto: se state cercando un romance per l’estate ‘Gigolò’ potrebbe proprio fare al caso vostro.
TROPE: in questo office romance noi abbiamo riconosciuto: he falls first, impossible love, I Have A Secret, Instalove, love triangle. Se tu ne trovi altri faccelo sapere nei commenti!
Si ringrazia Alma Rose per averci dato la possibilità di leggere in anteprima il romanzo in cambio di una recensione onesta.
“Pagare un uomo attraente per venire a letto con me.Suona così patetico. E io non sono patetica, fatto salvo per le imbarazzanti fantasie sul mio capo.” Venusia è una pragmatica e sagace donna in carriera che ha chiuso il suo cuore in un cassetto. Lorenzo è il suo capo, il sogno proibito, la sua infatuazione segreta. Adrian vende il suo corpo ed è per Venusia una nottata bollente mordi e fuggi. Ma cosa succede quando la follia di una notte brava viene recapitata direttamente nel tuo ufficio nelle vesti del tuo nuovo collega? Gigolò è la storia d’amore fra un insospettabile Cenerentolo e una donna scottata dall’amore, che vi farà riflettere su quanto a volte le apparenze ingannino.
Alma Rose, pseudonimo di Laura Fiamenghi, classe 1985, è appassionata di Romance e Fantasy, per lei scrivere è regalare attimi di buon umore. Autrice di romance, fantasy, paranormal romance. Ha un sito web chiamato Libreria Rosa e con il suo pseudonimo scrive contemporary romance. “La mia più grande soddisfazione é quando un lettore mi scrive e dice di essersi emozionato insieme ai miei personaggi, di aver pianto, di aver riso, immergendosi per qualche ora in un mondo che lo ha fatto sognare.” Laureata in lingue e letterature straniere, abita a Brescia, insegna yoga e vende automobili. Ama l’Europa piena di leggende e tradizioni e visita costantemente castelli e dimore storiche che ispirino le location per i suoi libri.
Einaudi ha da poco pubblicato ‘Resta con me, sorella‘, l’ultima fatica letteraria della bravissima Emanuela Canepa, vincitrice del premio Calvino nel 2018. Se dovessi etichettarlo (che brutta parola), direi che si tratta di un romanzo al femminile ambientato tra Padova e Venezia nei primi anni venti del Novecento, ma sarebbe un’etichetta oltremodo riduttiva.
È la storia di Anita Calzavara, una giovane donna che, per coprire il fratellastro e salvare la famiglia, si accolla la colpa di un grave furto al giornale dove lavorava insieme all’ingrato e insolente congiunto. Anita finisce in carcere alla Giudecca per diversi mesi e qui comincia per lei un difficile processo di adattamento alla vita da reclusa, reso ancor più arduo dall’ostracismo delle altre prigioniere. Una sola, però, non le è ostile: Noemi, temuta e parimenti scansata da tutte perché “ha il demonio dentro”, invisa persino alle suore, è l’unica che – in un modo tutto suo – le dimostra amicizia. Ma Noemi non rivela mai troppo di sé e del perché si trovi lì, e poi Anita lo sa che Noemi è pericolosa e che per la sua amicizia sta maturando un debito con lei. Le due si scambiano la promessa di aspettarsi, una volta fuori, per costruire un futuro insieme. Ma chi può dire cosa succederà davvero, una volta fuori dal microcosmo del carcere? Attendevo da tempo un nuovo romanzo di Emanuela Canepa: apprezzo la sua sobrietà in tutto, dalla comunicazione sui social alla promozione editoriale, dalla sua scrittura per nulla iperbolica alle trame che non mirano sfacciatamente a catturare i lettori come troppo spesso mi capita di vedere ultimamente. Ebbene, stavolta questa brava autrice si è superata: ha confezionato una storia articolatissima, oscura, piena di personaggi complessi e sfaccettati. Quella della Canepa è una scrittura sempre precisa, puntuale, ricercata e che non è solo mezzo per raccontare, ma diviene parte della storia stessa. Le narrazioni al femminile non sono mai banali o infarcite di clichés e le storie offrono sempre più piani di analisi.
In ‘Resta con me, sorella‘, ad esempio, troviamo sì, il punto di vista delle donne come già in ‘L’animale femmina‘ e ‘Insegnami la tempesta‘, ma acuito dal maggiore approfondimento della psiche dei personaggi, nonché dalla quantità e varietà delle figure femminili presenti. Vi è poi una forte componente storica che mancava nei romanzi precedenti: questo romanzo è ambientato nell’Italia degli anni venti del Novecento, oltre ad analizzare la condizione della donna in quel periodo storico particolarmente oscurantista, non si possono dimenticare gli strascichi importanti del primo conflitto mondiale, dell’epidemia di spagnola, per non parlare delle diatribe politiche che portarono, proprio poco dopo i fatti narrati, all’avvento del fascismo i cui venti spirano lugubri anche sulla Venezia in cui vive e si muove la giovane Anita Calzavara. Altri aspetti rilevanti e di grande interesse per chi volesse approfondire sono certamente la situazione carceraria delle detenute della Giudecca, l’influenza della Chiesa nella politica e nella vita della gente, il rapporto con il potere che è diverso per ciascuno dei personaggi e, ultimo ma non meno importante, il tema dell’amicizia che qui è sfuggente, tenuto sottotraccia, ma pure pressante ed incombente. ‘Resta con me, sorella‘ è un romanzo complesso, certamente, ma ricco di spunti di riflessione ed approfondimento, nonché un affresco a tinte lugubri su uno spaccato di storia sociale italiana.
Quarta di copertina: Quali sogni ti erano concessi in Italia, negli anni Venti del Novecento, se non eri un uomo? Con la consueta capacità di scrutare nell’animo femminile e nell’ambiguità delle relazioni, Emanuela Canepa racconta due donne che, imprigionate dal potere maschile o dalla propria incapacità di opporvisi, sognano di liberarsi dalle catene della Storia. Da quando suo padre è morto di febbre spagnola, Anita, orfana di madre dall’età di sette anni, vive con la matrigna e i suoi due figli. Uno lavora con lei nel giornale in cui il padre prestava servizio. Un giorno il fratellastro ruba dalla cassa e Anita decide di prendersi la colpa, perché il suo misero stipendio di donna non basterebbe a mantenere la famiglia, mentre quello del fratellastro sì. Rinchiusa nel carcere della Giudecca, incontra Noemi, una ragazza ombrosa da cui tutte si tengono alla larga – «ha il demonio dentro», dicono – e dalla quale persino le suore mettono Anita in guardia. Ma lei ne subisce il fascino e, malgrado Noemi non riveli mai il motivo per il quale è stata condannata, Anita si confida con lei. Le due stringono un patto: progettano di costruire un futuro insieme, una volta fuori. Sono convinte di poter trovare la propria strada nel mondo anche senza un marito. Ma oltre la soglia della prigione l’esistenza travolge e confonde come il brulichio incessante per le strade di Venezia, obbligando Anita a fare i conti con sé stessa e con il segreto inconfessabile che Noemi nasconde.
L’autrice.
Emanuela Canepa (Roma, 1967) è una scrittrice italiana. Si laurea in Storia medievale a Roma II-Tor Vergata con Chiara Frugoni e Alessandro Barbero, e poi in Psicologia a Padova, dove risiede dal 2000. Ha lavorato come bibliotecaria occupandosi di assessment presso la Scuola di Psicologia dell’Università di Padova fino al 2022. Nel 2014/2015 frequenta a Rovigo la scuola di scrittura Palomar di Mattia Signorini. Ha pubblicato racconti su Cadillac, Il Rifugio dell’Ircocervo, Cattedrale, In Allarmata Radura. Nel 2017 ha vinto la XXX edizione del premio Calvino con il romanzo ‘L’animale femmina‘ pubblicato da Einaudi Stile Libero il 30 aprile del 2018. Nel 2020 è uscito il suo secondo romanzo, sempre per Einaudi Stile Libero, ‘Insegnami la tempesta’, seguito nel 2023 dal romanzo storico Resta con me, sorella. Dal 2019 insegna scrittura creativa presso la Bottega di Narrazione di Giulio Mozzi. Dal 2022 collabora anche con il Master di Tecniche Narrative della Scuola Palomar fondata da Mattia Signorini.
Arwin J. Seaman è lo pseudonimo di un noto autore italiano alla sua prima ‘avventura’ con un giallo nordico.
La storia ci porta su un’isola svedese a largo di Malmö: Liten.L’isola, non reale ma estremamente realistica, ed è la vera protagonista di questo libro. L’ambientazione è davvero il pilastro di ‘Omicidio fuori stagione‘. La stagione a cui fa riferimento il titolo è quella turistica, quella in cui l’isola si rende bella e accogliente per i forestieri che vogliono rilassarsi e fare belle foto alle barche e alle casette colorate. Fuori da questa stagione l’isola è abitata solo dai residenti che vivono come in attesa della successiva estate. Liten in svedese significa ‘piccolo’ ma in un certo modo anche ‘insignificante’. Bene, non per questo romanzo. L’autore vuole che sull’isola ci sia anche un vulcano spento nel cui cratere si sia formato un lago. Questo lago circolare sarà la scena del crimine.
Avverto subito che non sono un’ esperta di gialli/thriller/noir, li leggo di tanto in tanto ma non sono il mio pane quotidiano. Ciò non toglie che possa dire con cognizione di causa che questo in particolare non mi ha convinto del tutto. Inizio con il dire che i personaggi non hanno la giusta tridimensionalità, sono piatti come delle sagome su una scenografia. In alcuni casi li ho trovati stereotipati, ma non nell’ accezione positiva, quando un personaggio pare di averlo conosciuto realmente proprio perché è un ‘tipo’. No, in questo caso stereotipati proprio per mancanza di profondità e caratterizzazione. C’è anche una pregressa relazione tra due di loro, relazione di cui però si perde un po’ il senso durante lo sviluppo della trama e si spogia di qualsivoglia interesse.
Lo stile di scrittura risulta eterogeneo, talvolta mi è apparso forzato.
La risoluzione del caso anche non soddisfa del tutto, non c’è una vera tensione nel voler scoprire chi è stato, perché alcune situazioni si svolgono lentamente, altri invece fanno scatti che risultano forzati per amor di trama.
Ho però apprezzato comunque l’intreccio, nonostante lasci quella lieve insoddisfazione, perché pur essendo un giallo classico ha una buona tessitura e una complessità lodevole. Ottimo, l’ho già detto ma lo ripeto volutamente, il ruolo dell’isola che da mera ambientazione diventa protagonista assoluta con tanto di temperamento e indole. Purtroppo, essendo il primo di una possibile serie, mi sarebbe piaciuto di più ‘affezionarmi’ ai personaggi, invece non sono sicura di volerli ‘incontrare’ di nuovo. Attendo commenti dai più esperti del genere e nel frattempo aspetto la risoluzione del mistero, forse il più avvincente di tutti, sull’identità dell’autore.
È questa la frase che l’ufficiale della Scientifica Henning Olsson sente pronunciare al suo arrivo su Liten, isola vulcanica che sorge in un tratto di mare tra Svezia e Danimarca. Perché l’omicidio di una ragazza di sedici anni non ha niente a che fare con la vita tranquilla e solitaria di quel mucchio di scogli e boschi su cui Henning non metteva piede da quattro anni. E in cui sperava di non dover tornare più. A Liten non accade mai nulla e questo lo sa molto bene, visti tutti i fine settimana che ci ha trascorso cercando di riportare sulla terraferma la donna che amava: l’agente Annelie Lindahl. Certo, il vulcano spento con il suo lago perfettamente circolare è una bella attrazione durante i mesi estivi. Ma ora proprio quel lago è diventato il teatro di un crimine orrendo, una ragazza uccisa, legata per farle assumere la forma di una stella, e abbandonata nell’acqua cristallina. No, nulla di tutto ciò è mai accaduto sull’isola.
Henning è stato chiamato per la sua grande esperienza nella Scientifica, ma ciò che dovrà fare a Liten sarà molto più di qualche rilievo. Lì nessuno sa come condurre una vera indagine e lui è l’unico ad averne le capacità. Lui e la persona che quell’isola gliel’ha fatta odiare: Annelie. Insieme a Kaj Bak, un giovanissimo fotografo con idee geniali e un bisogno atavico di riconoscimento, al commissario Owe Dahlberg, che nasconde una parte di sé, e alla giovane Malin, adolescente irrequieta e aspirante influencer, Henning e Annelie cercheranno di sbrogliare il primo capitolo di quello che sembra l’inizio di un incubo.
L’autore
Arwin J. Seaman è lo pseudonimo di uno scrittore italiano di grande successo. Questa è la sua prima indagine nordica, capitolo iniziale di una serie ambientata sull’isola di Liten.
Quarta di copertina: Rebecca è un avvocato di successo. Vive a New York, in un piccolo appartamento a Manhattan, rifugio serale dopo giornate di lavoro intenso, quando l’unico desiderio è staccare la spina e rilassarsi. Una persona accanto? Ogni tanto ci pensa, ma non è la sua priorità. E comunque, dovrebbe essere come vuole lei: condividere i suoi interessi, avere i suoi stessi obiettivi. Essere simili e intellettualmente complici: questo è secondo Rebecca il segreto per un’unione duratura. Anche se gli appuntamenti con probabili anime gemelle si rivelano sistematicamente dei flop, Rebecca non è disposta a cambiare idea né a scendere a compromessi. Ma le sue certezze cominciano a vacillare quando una sera alla porta di casa sua si presenta un pompiere, per prelevarla a forza dopo che lei ha deliberatamente ignorato un allarme antincendio. Diretto, sicuro di sé, bellissimo, Niel è quanto di più distante possa esserci da lei. Eppure quell’incontro così rocambolesco e quelli, fortuiti, che seguono, sono destinati a lasciare un segno in entrambi. E se Niel non fa nulla per nascondere l’attrazione che prova per lei, Rebecca vuole solo tenerlo a distanza: perché lui è uno di quegli uomini che non temono di mettere a repentaglio la propria vita per salvare gli altri. E Rebecca non è proprio disposta ad accettarlo… Ma se correre questo rischio aprisse invece le porte a un’inaspettata felicità?
Chi è Anna Premoli?
È nata nel 1980 in Croazia; vive a Milano dove si è laureata alla Bocconi. Il suo romanzo d’esordio, Ti prego lasciati odiare, è stato un libro fenomeno: per mesi ai primi posti nella classifica, ha vinto il Premio Bancarella. Con la Newton Compton ha pubblicato anche Come inciampare nel principe azzurro, Finché amore non ci separi, Tutti i difetti che amo di te, Un giorno perfetto per innamorarsi, L’amore non è mai una cosa semplice, L’importanza di chiamarti amore, È solo una storia d’amore, Un imprevisto chiamato amore, Non ho tempo per amarti, L’amore è sempre in ritardo, Questo amore sarà un disastro, Molto amore per nulla, Tutto a posto tranne l’amore, Non sono una signora, Sfida all’ultimo bacio, Un amore sulla neve e In amore vince chi rischia. Tre di questi titoli sono stati opzionati da case di produzione cinematografica.