Quarta di copertina: Adam, Archer, Allison e Anders Story sono invidiati da tutti: giovani, ricchi, di bell’aspetto e affascinanti. Il futuro sembra pronto a prostrarsi ai loro piedi. Finché un giorno, all’improvviso, tutto il loro mondo crolla. Di punto in bianco, infatti, vengono diseredati dalla madre Mildred. L’unica spiegazione fornita dalla donna è una frase laconica contenuta in una lettera recapitata loro dall’avvocato di famiglia: “Voi sapete che cosa avete fatto”. Da quel momento Mildred non vorrà più rivederli o anche solo avere contatti con loro. Anni dopo, i loro figli, i cugini Aubrey, Milly e Jonah, ricevono una lettera da parte della nonna, in cui l’anziana li invita a trascorrere l’estate sull’Isola del Gabbiano per lavorare nel suo lussuoso resort. Per ragioni differenti, i tre accettano. In questo modo, tra l’altro, potranno soddisfare la loro curiosità e incontrare colei che, per l’intera loro esistenza, è stata un enigma inspiegabile. E poi avranno l’opportunità, se saranno sufficientemente abili, di scoprire la verità su quanto è accaduto più di vent’anni prima ai genitori, causando la distruzione della famiglia. Ma, come si dice, certi segreti sepolti sarebbe forse meglio lasciarli dove sono…
L’autrice.
Karen M. McManus è laureata in Inglese e Giornalismo. Ha fatto il suo debutto nella letteratura con Uno di noi sta mentendo (Mondadori, 2018), romanzo dedicato alla fascia degli young adult. Non devi dirlo a nessuno (Mondadori, 2020) è il suo secondo romanzo. Nel 2022 pubblica con Mondadori Uno di noi è il prossimo, sequel diretto di Uno di noi sta mentendo.
Quarta di copertina: Odissea: è il titolo del poema epico forse più noto e amato della nostra civiltà ed è anche il termine a cui si ricorre per definire un’esperienza travagliata e, in taluni casi, la vita tout court. Perché soltanto al titolo di quest’opera concediamo di essere sinonimo di vita? Ulisse è un eroe nuovo: avrebbe la possibilità di diventare immortale rimanendo con la bellissima Calipso, ma vuole tornare a Itaca da Penelope e Telemaco, e compiere il proprio destino mortale, paradossale destino di gioia. Proprio perdendo tutto, persino la propria identità, da re a mendicante, rinasce grazie a chi lo sa riconoscere e amare. Se Achille è l’eroe che sovrasta il mondo, Ulisse ne è invece sovrastato. Il suo multiforme ingegno scaturisce dalla necessità di difendersi dai colpi della storia. La sua è una vicenda di resistenza, che culmina nei dieci anni necessari per tornare a casa, dopo i dieci trascorsi a combattere una guerra non sua: a quanti è accaduto qualcosa di simile? E quanto abbiamo sofferto, quanti compagni abbiamo perduto, quante volte abbiamo fatto naufragio, prima di capire che l’unica cura per l’invincibile nostalgia di futuro che ci affliggeva era tornare nella nostra Itaca, non quella del passato ma quella ancora da fare rimanendo fedeli al nostro destino? Alessandro D’ Avenia ripercorre i ventiquattro canti del poema come un’arte di vivere, e lo fa risplendere di tutta la sua luce. Ci accompagna attraverso l’opera come studioso di Lettere classiche che l’ha eletta a suo principale ambito d’interesse, come insegnante che da anni ne promuove la lettura integrale ad alta voce, come intellettuale abilissimo nell’interpretare lo spirito del tempo. E nel raccontarci le peripezie di Ulisse vi ritrova la propria esperienza personale e il percorso di ogni uomo verso il proprio originale compimento esistenziale. Se abbiamo perso la gioia della nostra odissea, rileggere l’Odissea è il modo migliore per “fare ritorno”. Allora resistere non è rimanere fermi, ma ri-esistere: nascere. Questa è l’arte di essere mortali.
L’autore.
Nato nel 1977 è un’ insegnante, scrittore e sceneggiatore. Frequenta il Liceo Classico a Palermo, dove ha come insegnante di Religione padre Pino Puglisi, dal quale sarà profondamente influenzato (e alla cui figura dedicherà il suo romanzo Ciò che inferno non è). Laureato nel 2000 alla sapienza di Roma in Letteratura Greca, consegue il dottorato di ricerca in Lettere Classiche, e poi insegna Greco e Latino al Liceo. Il suo romanzo d’esordio è Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori, 2010), da cui viene tratto l’omonimo film prodotto da Rai Cinema, alla cui sceneggiatura partecipa in prima persona. Tra le altre pubblicazioni si ricordano: Cose che nessuno sa (Mondadori, 2011), Ciò che inferno non è (Mondadori, 2014), L’appello (Mondadori, 2020) e Resisti, cuore. L’Odissea e l’arte di essere mortali (Mondadori, 2023). I suoi romanzi sono tradotti in più di venti paesi, e il 6 dicembre 2012 ha ricevuto il Premio Internazionale padre Pino Puglisi per «l’impegno mostrato a favore dei giovani».
Siamo semplicemente due persone, e non sono molte le cose che ci separano. Molte meno di quanto si pensi.
Ho questo romanzo nella libreria da parecchi anni, precisamente da quando nel 2011 usci l’adattamento cinematografico. Prima di leggere il romanzo ho visto il film e ammetto di non averci più pensato. Recentemente, ho avuto modo di rivedere il film e mi sono ricordata di avere anche il libro e così, finalmente, l’ho letto. Mi è davvero piaciuto molto, nonostante ci siano parecchie differenze tra il romanzo e l’adattamento cinematografico. Non che avessi dubbi. Il romanzo è ambientato nel ’62 a Jackson, in Mississippi, durante la segregazione razziale ed è suddiviso in tre punti di vista: Miss Eugenia, Aibileen e Minny. Eugenia Phelan, soprannominata ‘Skeeter’ da amici e parenti, è fresca di laurea ed il suo obiettivo è di diventare una scrittrice. Dopo l’università torna a casa dai genitori e si rende conto di non essere più la Skeeter di quando è partita. Inoltre, tutte le sue amiche sono sposate, hanno figli, una casa ed una vita bella che fatta. E lei? Non cerca marito e, di conseguenza, non ha figli. È tutto l’opposto di quello che si ci aspetta da lei: è una rivoluzionaria, è troppo alta, i suoi capelli sono troppo crespi e, ciliegina sulla torta, ha trovato un lavoro al ‘Jackson Journal‘ piuttosto che cercare un marito. Sua madre mette a dura prova la sua pazienza ed ha perso le speranze con lei. L’unica persona che riusciva a capirla, fin nel profondo, è Costantine, la domestica di colore che ha lavorato per la sua famiglia e che l’ha cresciuta. Aibileen Clark e Minny Jackson, la seconda famosa per la sua torta al cioccolato, hanno la pelle nera e fanno le domestiche presso delle famiglie di bianchi. Mandano avanti la casa – perché le padrone di casa sono troppo impegnate tra il parrucchiere ed il bridge -, crescono i bambini bianchi e si spaccano la schiena da mattina a sera guadagnando una miseria. A loro non è permesso frequentare i luoghi comuni come la biblioteca, prendere l’autobus, andare al supermercato solo perché hanno un colore diverso di pelle. ‘Chissà che malattie portano!‘, direbbe Miss Hilly Hoolbrook, Ape Regina delle donne bianche di Jackson e migliore amica (?) di Skeeter. Skeeter però, come detto sopra, non è più la stessa e decide di mettersi in gioco e di raccogliere le testimonianze delle donne di colore. Cosa vuol dire essere una domestica di colore? Il romanzo di Kathryn Stockett è uno spaccato di storia, della nostra storia, e ci fornisce un quadro generale (molto generale) della crudeltà del genere umano. Un romanzo emozionante ed in alcuni punti divertente. I personaggi sono ben delineati e le cinquecento e passa pagine volavo via come niente. La stessa scrittrice aggiunge un capitolo personale in cui racconta della sua domestica e di come per lei sia stata una presenza fondamentale nella sua vita. Consiglio vivamente il romanzo e dopo di vedere il film che comunque merita.
« Tu sei gentile, intelligente, tu sei importante».
Il film, con lo stesso titolo del romanzo, è diretto da Tate Taylor, amico d’infanzia della scrittrice. Con una durata di 146′ e distribuito da Walt Disney Pictures, ‘The Help‘ negli Stati Uniti ha riscosso un notevole successo, non si può dire lo stesso nel resto del mondo. (NdA: Peccato, a me è piaciuto molto!) Gli interpreti principali sono una bravissima Emma Stone, nel ruolo di Skeeter Phelan, una meravigliosa Viola Davis nel ruolo di Aibileen Clark e una grandiosa Octavia Spencer nel ruolo di Minny Jackson e abbiamo anche Bryce Dallas Howard (figlia del grande Ron Howard) nel ruolo dell’antipatica Hilly Holbrook e Jessica Chastain nel ruolo della dolce Celia Foote, giusto per citare qualcun’ altro. Il film ha vinto numerosi premi e riconoscimenti: ha ottenuto quattro candidature ai premi Oscar 2012; come miglior film, miglior attrice protagonista a Viola Davis e la doppia candidatura per la miglior attrice non protagonista a Octavia Spencer e Jessica Chastain con la vittoria dell’oscar come miglior attrice non protagonista a Octavia Spencer. Altre 5 candidature ai Golden Globe 2012 sempre con la vittoria nella categoria miglior attrice non protagonista a Octavia Spencer. Ai Critics’ Choice Movie Award del 2011 sono stati premiati per miglior cast, miglior attrice protagonista a Viola Davis e, di nuovo, Octavia Spencer per la miglior attrice non protagonista.
« Una volta, tanto tempo fa, c’erano due bambine. Una aveva la pelle nera, l’altra bianca.» Mae Mobley mi guarda, attenta. «La piccola nera dice alla bianca: ‘Com’è che hai la pelle così chiara?’. E la bianca: ‘Non lo so. E tu, com’è che hai la pelle così nera? Secondo te cosa vuol dire?’ Ma nessuna delle due lo sapeva. Così la bianca dice: ‘Bè, vediamo un po’. Tu hai i capelli, e anch’io ho i capelli.’» Do a Mae Mobley una carezzina sulla testa. « La piccola nera dice: ‘Io ho il naso, e tu hai il naso ‘.» Le stringo un po’ il nasino, e lei fa lo stesso con me. «La piccola bianca dice: ‘Io ho le dita dei piedi, e tu anche ce l’hai’. » Faccio lo stesso alle sue ditine, ma lei non arriva alle mie perché ho su le scarpe bianche da lavoro. «Dunque siamo uguali, però di due colori diversi’ dice la bambina nera. La bianca dice che ha ragione e così loro due diventano amiche. Fine.»
Il libro.
Quarta di copertina: È l’estate del 1962 quando Eugenia “Skeeter” Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l’università lontano da casa. Skeeter è molto diversa dalle sue amiche di un tempo, già sposate e perfettamente inserite in un modello di vita borghese, e sogna in segreto di diventare scrittrice. Aibileen è una domestica di colore. Saggia e materna, ha allevato amorevolmente uno dopo l’altro diciassette bambini bianchi, facendo le veci delle loro madri spesso assenti. Ma il destino è stato crudele con lei, portandole via il suo unico figlio. Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi. Cuoca straordinaria, non sa però tenere a freno la lingua e viene licenziata di continuo. Sono gli anni in cui Bob Dylan inizia a testimoniare con le sue canzoni la protesta nascente, e il colore della pelle è ancora un ostacolo insormontabile. Nonostante ciò, Skeeter, Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi. Il profondo Sud degli Stati Uniti fa da cornice a questa opera prima che ruota intorno ai sentimenti, all’amicizia e alla forza che può scaturire dal sostegno reciproco. Kathryn Stockett racconta personaggi a tutto tondo che fanno ridere, pensare e commuovere con la loro intelligenza, il loro coraggio e la loro capacità di uscire dagli schemi alla ricerca di un mondo migliore.
Kathryn Stockett (Jackson, 1969) è una scrittrice statunitense. È l’autrice del romanzo ‘L’aiuto‘, conosciuto anche con il titolo originale ‘The help’ pubblicato nel 2009 e divenuto un best seller. Cresciuta a Jackson, dopo la laurea in Inglese e Scrittura creativa all’Università dell’Alabama, ha vissuto a New York lavorando nel settore pubblicitario di settimanali e quotidiani. È divorziata e ha una figlia, attualmente vive ad Atlanta. Stockett ha impiegato cinque anni a scrivere il suo primo libro che dopo il rifiuto di 60 agenti letterari venne accettato da Susan Ramer. Il libro è poi diventato un bestseller ed è stato pubblicato in 35 paesi e tre lingue. Da esso è stato tratto un film, vincitore di un premio Oscar.
Quarta di copertina: Madrid, un giorno d’estate come tanti. Un giorno indimenticabile per Margot che, vestito da sposa incollato addosso e Nike ai piedi, presa dall’ansia è appena fuggita da una vita perfetta. Da una casa perfetta, ma accogliente quanto la vetrina di un negozio d’arredamento. Da un lavoro perfetto nell’azienda di famiglia, l’unico contemplato fin dalla sua nascita. Da una storia perfetta, quella con Filippo, il principe dei sogni. Finché una sera conosce David, che fa tre lavori per arrivare a fine mese, dorme sul divano di un amico perché Idoia lo ha lasciato e di perfetto non ha nulla. Ma in quel ragazzo Margot riconosce i suoi stessi occhi tristi. E se inizialmente a legarli è un rapporto di amicizia e sostegno tra anime ferite, un viaggio in Grecia, una connessione inaspettata e il sentimento puro che unisce due persone con niente in comune li costringeranno presto a ricredersi… Elísabet Benavent torna sulla scena letteraria con un romanzo fresco e maturo al tempo stesso, che riflette con ironia e umorismo sulle imposizioni sociali, sul meccanismo di condizionamento del gruppo e sull’importanza di dar voce alle proprie esigenze, mentre esplora il significato del successo nella vita. Un successo che – Margot lo sa bene – non sempre è sinonimo di felicità.
L’autrice.
Elísabet Benavent (Valencia, 1984) è laureata in Comunicazione Audiovisiva al Cardenal Herrera di Valencia e ha un Master in Comunicazione e Arte presso l’Università Complutense di Madrid. La sua passione è la scrittura. È autrice dei romanzi Nei panni di Valeria (2017), romanzo con il quale ha esordito, Valeria allo specchio (2017), Valeria in bianco e nero (2017), Valeria senza veli (2017), Quasi quasi mi passa la voglia (2018). Nel 2023 esce Il racconto perfetto, adattato in una serie di successo Netflix nello stesso anno.
Quarta di copertina: Come mai Mattia è tornato improvvisamente a Roma da Milano? Resterà a lungo o per poco? Intanto, a causa di un disguido, è stato costretto a chiedere ospitalità al suo vecchio amico Filippo. Il quale, a dire il vero, vive un momento un po’ così: dopo nove anni di relazione, è stato appena mollato da Martina, e adesso si ritrova in una casa ancora piena di pacchi. Per fortuna a breve avrà un colloquio nell’azienda di Giulia, la più determinata del loro gruppo, decisa a fargli voltare pagina con un next step. Il caso vuole che anche Alice sia in città: è venuta da Torino per un progetto editoriale importante. E Simona? Come se la passa, ormai sposata con Daniele? Tra ricordi e confronti, si ritrovano finalmente tutti insieme, dopo tanto tempo, grazie al compleanno di Giulia e alla cena che lei decide di organizzare per festeggiare i suoi trent’anni. Pierluca Mariti, alias @piuttosto_che, esordisce in libreria con un romanzo che parla dei trentenni di oggi alle prese con un passaggio cruciale delle loro esistenze, in bilico tra la voglia di mettere su famiglia e quella di non crescere, con la precarietà – sul lavoro e negli affetti – come regola di vita, i genitori che invecchiano, i figli che forse sì o forse no. Un autoritratto generazionale profondo, divertente e malinconico.
L’autore.
Pierluca Mariti è un comico e influencer italiano. Famoso sui social come @piuttosto_che, parla delle cose che gli capitano, ma anche di cultura pop (Serie Tv, Musica, Cinema), cucina, questioni di genere e di diritti. Nel 2023 esce per Rizzoli, Niente di che.
Quarta di copertina: «L’amore è incomprensibile, una forma di pazzia». Nel candore dello sguardo di Elba il manicomio diventa un luogo buffo e terribile, come la vita, che Viola Ardone sa narrare nella sua ferocia e bellezza. Dopo “Il treno dei bambini” e “Oliva Denaro”, “Grande meraviglia” completa un’ideale trilogia del Novecento. In questo romanzo di formazione, il legame di una ragazzina con l’uomo che decide di liberarla rivela il bisogno tutto umano di essere riconosciuti dall’altro, per sentire di esistere. Elba ha il nome di un fiume del Nord: è stata sua madre a sceglierlo. Prima vivevano insieme, in un posto che lei chiama il mezzomondo e che in realtà è un manicomio. Poi la madre è scomparsa e a lei non è rimasto che crescere, compilando il suo “Diario dei malanni di mente”, e raccontando alle nuove arrivate in reparto dei medici Colavolpe e Lampadina, dell’infermiera Gillette e di Nana la cana. Del suo universo, insomma, il solo che conosce. Almeno finché un giovane psichiatra, Fausto Meraviglia, non si ficca in testa di tirarla fuori dal manicomio, anzi di eliminarli proprio, i manicomi; del resto, è quel che prevede la legge Basaglia, approvata pochi anni prima. Il dottor Meraviglia porta Elba ad abitare in casa sua, come una figlia: l’unica che ha scelto, e grazie alla quale lui, che mai è stato un buon padre, impara il peso e la forza della paternità. Con la sua scrittura intensa, originale, piena di musica, Viola Ardone racconta che l’amore degli altri non dipende mai solo da noi. È questo il suo mistero, ma anche il suo prodigio.
L’autrice.
Viola Ardone (Napoli 1974) è laureata in Lettere e ha lavorato per alcuni anni nell’editoria. Autrice di varie pubblicazioni, insegna latino e italiano nei licei. Fra i suoi romanzi ricordiamo: La ricetta del cuore in subbuglio (Salani, 2013), Una rivoluzione sentimentale (Salani, 2016), Il treno dei bambini (Einaudi, 2019), Oliva Denaro (Einaudi, 2021) e La grande meraviglia (Einaudi, 2023).
Quarta di copertina: Alla soglia dei trent’anni, Diana sente di essere molto vicina al raggiungimento di tutti i suoi obiettivi: ha una carriera bene avviata come wedding planner e si gode la frizzante vita sociale milanese, ricca di stimoli e occasioni mondane. Quando Roberto, l’uomo che frequentava da quasi un anno, la lascia senza spiegazioni, per Diana è una doccia fredda. E così, decisa a concentrarsi sul lavoro, accetta l’ingaggio che la porterà a trasferirsi per alcuni mesi nelle lussureggianti campagne intorno a Benevento, per organizzare il matrimonio da favola di una nota influencer. Il luogo dell’evento non è distante dalla casa dei nonni, che si offrono di ospitarla. Ma nonostante il calore con cui la famiglia la accoglie, e nonostante il bisogno di non pensare troppo al suo cuore spezzato, abituarsi alla vita di campagna è più difficile del previsto. Tra la mancanza di comfort, la connessione internet ballerina e le estenuanti frecciatine di Noah, il ragazzo che aiuta i nonni nella gestione dei terreni e degli animali, la pazienza di Diana viene messa a dura prova. Riuscirà a concedere alla sua nuova vita – e a sé stessa – un’occasione per ritrovare la felicità perduta? Sono diversi in tutto e si detestano… Ma allora perché non riescono a stare lontani?
L’autrice.
È nata nel 1988 in provincia di Alessandria. Laureata all’università di Genova nel 2011, insegna nella scuola primaria. Appassionata di scrittura e cinema, ha ottenuto uno straordinario successo con L’amore sta bene su tutto, pubblicato da Newton Compton, di cui sono stati venduti i diritti cinematografici.
Quarta di copertina: Rachel ha venticinque anni, vive a Los Angeles e soffre di un disturbo alimentare: calcola ossessivamente le calorie, cerca di ignorare la fame e trae un piacere quasi erotico dai pochi cibi che si concede. Lavora per un noto agente dello spettacolo, ogni giovedì sera si esibisce come stand-up comedian e si nasconde dalla madre, anaffettiva e dominante. Rachel usa la solitudine come scudo contro le relazioni e le tentazioni, finché un giorno, nella gelateria dove consuma di nascosto uno yogurt ipocalorico, incontra Miriam, la nuova commessa. Miriam è l’opposto di Rachel: un tripudio di curve e morbidezze, il trionfo dell’abbondanza sulla privazione. Le due ragazze si innamorano, si esplorano attraverso il cibo che consumano insieme, si riconoscono nei corpi che traboccano di piacere. L’amore innesca una rivoluzione nella vita di Rachel, che però dovrà fare i conti con la famiglia ebrea ortodossa di Miriam e con le ipocrisie del suo ambiente di lavoro. Serrato, impetuoso e provocatorio, “Affamata” parla di sensi e appetiti: di sesso, di cibo e di ossessioni. Con una lingua ironica e sensuale, Melissa Broder rivela che per sfuggire all’infelicità l’unica strada è tornare a se stesse, affrontando il rischio di non essere conformi e la vertigine del desiderio.
L’autrice.
Melissa Broder è un’autrice americana di romanzi, racconti, saggi e poesie, selezionate dal Center For Fiction First Novel Prize e dal Women’s Prize For Fiction. Collabora con The New York Times, Elle e The Cut. Vive a Los Angeles.
Quarta di copertina: L’età del jazz è all’apice del suo splendore, ma la diciottenne Casiopea Tun non ha tempo da dedicare allo swing; è troppo impegnata a spazzare i pavimenti nella dimora del ricchissimo nonno nel Sud del Messico. Desidera da sempre una vita diversa, lontana da quel polveroso villaggio: una vita che sia davvero solo sua. Un sogno, però, che pare irrealizzabile fino al giorno in cui, aprendo per caso un baule di legno custodito nella camera del nonno, libera inavvertitamente lo spirito del Signore delle Ombre – il dio maya della morte –, che le chiede di aiutarlo a riconquistare il trono usurpato dal fratello. Se Casiopea fallirà nell’impresa, andrà incontro alla morte. Se invece riuscirà, il suo sogno potrà finalmente avverarsi. Assieme a questo dio incredibilmente bello, e armata unicamente della propria intelligenza, la ragazza intraprende una fantasmagorica avventura che la condurrà nelle foreste dello Yucatán, nella sfavillante Città del Messico e, più oltre ancora, fin negli abissi dell’Oltretomba maya.
L’autrice.
Silvia Moreno-Garcia (1981), messicana di origine e canadese d’adozione, è autrice di molti romanzi acclamati dalla critica, tra cui Gli dei di giada e ombra, Mexican Gothic (Locus Award e British Fantasy Award), Velvet Was the Night e The Daughter of Doctor Moreau. Ha inoltre curato diverse antologie, tra cui She Walks in Shadows/Cthulhu’s Daughters (World Fantasy Award). È direttrice editoriale della Innsmouth Free Press e editorialista del “Washington Post”. Laureata in Studi scientifici e tecnologici all’università della British Columbia, vive a Vancouver.
Quarta di copertina: Vienna, 1938. Samuel Adler è un bambino ebreo di sei anni il cui padre scompare durante la Notte dei cristalli, quando la sua famiglia perde tutto. La madre, per salvarlo, lo mette su un treno che lo porterà dall’Austria all’Inghilterra. Per Samuel inizia così una nuova fase della sua lunga vita, sempre accompagnato dal suo fedele violino e dal peso dell’incertezza e della solitudine. Arizona, 2019. Anita Díaz, sette anni, sale su un altro treno con sua madre per sfuggire a un pericolo imminente nel Salvador e cercare rifugio negli Stati Uniti. Ma il loro arrivo coincide con la nuova politica di separazione famigliare, e Anita si ritrova sola e spaventata in un centro di accoglienza a Nogales. Lontana dai suoi affetti e senza certezze, si rifugia su Azabahar, una magica stella che esiste solo nella sua immaginazione. Nel frattempo Selena Durán, una giovane assistente sociale, chiede aiuto a un avvocato di successo nella speranza di rintracciare la madre di Anita. Intrecciando passato e presente, Il vento conosce il mio nome racconta la storia di due personaggi indimenticabili, entrambi alla ricerca di una famiglia. È una testimonianza delle scelte estreme a cui i genitori sono costretti, una lettera d’amore ai bambini che sopravvivono ai traumi più devastanti senza mai smettere di sognare. Dall’autrice di “Violeta”, un nuovo romanzo in cui passato e presente si intrecciano: la fuga dalla tragedia del nazismo in Austria e quella dalla violenza nel Salvador, tra amore, sradicamento e speranza.
L’autrice.
Isabel Allende (Lima, 2 agosto 1942) è una scrittrice cilena naturalizzata statunitense. È una delle autrici latinoamericane di maggior successo al mondo, con romanzi come La casa degli spiriti o La città delle bestie. Ha scritto romanzi basati sulle sue esperienze di vita, ma ha anche parlato delle vite di altre donne, unendo mito e realismo. Ha partecipato a molti tour mondiali per promuovere i suoi libri e ha anche insegnato letteratura in vari college statunitensi. Vive in California dal 1989 e ha ottenuto la cittadinanza statunitense nel 2003.
Quarta di copertina: La capitana Marelle della gendarmeria nazionale non crede ai suoi occhi quando scopre le tre patenti quasi identiche nell’automobile dell’uomo trovato morto nella scarpata: Renaud Duval, Hans Bernard e Pierre Rousseau hanno la stessa faccia, sono nati nello stesso giorno, ma in tre luoghi diversi! Qual è dunque la sua vera identità? Ed è stato incidente, suicidio o omicidio? È come se uno stesso uomo conducesse tre vite contemporaneamente a tre indirizzi diversi, con tre case, tre famiglie… In un’indagine che non offre punti fermi l’unica pista sono le marionette, che dal negozio di un misterioso libraio antiquario di Parigi portano alla lontana Boemia, teatro di un episodio di fuoco e sangue avvenuto quarant’anni prima. Ma chi è morto, Renaud, Hans o Pierre? E chi deve morire per mano di una minaccia che resta nell’ombra? Se lo chiede la polizia e se lo chiedono le tre donne che l’uomo ha lasciato. Delle tre, Nanesse deve arrendersi all’evidenza: ha identificato il cadavere del suo Renaud. Ma né la tatuata Éléa, ragazza di Pierre, né la sportiva Vicky, fidanzata di Hans, credono che il loro uomo sia morto. Per la verità non capiscono nemmeno se quello che stanno cercando sia lo stesso uomo o siano due persone diverse. In una girandola di colpi di scena e situazioni mozzafiato, Michel Bussi tira i fili di una vicenda inestricabile che sfocerà nella più imprevedibile delle soluzioni.
L’autore.
Autore francese di gialli più venduto oltralpe. È nato in Normandia, dove sono ambientati diversi suoi romanzi e dove insegna geografia all’Università di Rouen. Ninfee nere (Edizioni E/O 2016) è stato il romanzo giallo che nel 2011, anno della sua pubblicazione in Francia, ha avuto il maggior numero di premi: Prix Polar Michel Lebrun, Grand Prix Gustave Flaubert, Prix polar méditerranéen, Prix des lecteurs du festival Polar de Cognac, Prix Goutte de Sang d’encre de Vienne. Tra le sue pubblicazioni per E/O figurano: Tempo assassino (2017), Mai dimenticare (2017), La doppia madre (2018), Il quaderno rosso (2018), La follia mazzarino (2019), Usciti di Senna (2020), la saga distopica N.E.O La caduta del sole di ferro (2020) e Tutto ciò che è sulla terra morirà (2021).
Spesso le cose più belle, gli incontri più importanti, gli eventi decisivi per la nostra vita avvengono per pura e semplice casualità. È quel che è successo a Clara, la parrucchiera protagonista del nuovo romanzo di Stephane Carlier, “Clara legge Proust“, pubblicato a maggio da Einaudi con traduzione di Ilaria Gaspari. Cos’è accaduto a questa giovane donna tranquilla, tutta lavoro, casa, gatto morbidoso ma antisociale e fidanzato bellissimo che non l’attrae più? Le è successo che un bel giorno, uno sconosciuto molto bello entrato nel suo salone per farsi un taglio di capelli, ha casualmente dimenticato un libro che Clara, sperando in una sua seconda visita per recuperarlo, ha tenuto con sé, poi portato a casa, poi dimenticato per mesi, poi aperto per caso una sonnacchiosa domenica pomeriggio in cui non aveva di meglio da fare. Quel libro era uno dei volumi della Recherche di Marcel Proust… e a Clara ha letteralmente stravolto la vita! Come? Dovrete scoprirlo leggendo. Intanto posso anticiparvi che anche solo fare un giro esplorativo fra le pagine di questo breve libro di Carlier sarà un’esperienza spassosa: incontrerete un caleidoscopio di storie di normale, piccola, eccentrica, meravigliosa quotidianità, raccontate con una grazia apparentemente casuale, proprio da film francese, che vi conquisterà. Delizioso. Questo è l’aggettivo che ritengo più appropriato per definire questo breve libro di Stephane Carlier. Un libro che racconta tante piccole storie di quotidianità, fa uno sberleffo agli stereotipi ed al contempo lancia un messaggio di positività: bisogna dar retta alle passioni, perché spesso ci indicano la strada più giusta per noi stessi. Per Clara, la protagonista di questo libro, la passione improvvisa e vorace è scoppiata per Marcel Proust… seguirla le ha cambiato la vita. A me, invece, seguire le sue avventure ha dato l’opportunità di avere un assaggio della Recherche e mi ha fatto venir ancora più voglia di leggerla!
Quarta di copertina: Cindy Coiffure: in questo minuscolo salone, quasi nascosto in una traversa del centro di Chalon-sur-Saône, lavora Clara. A soli ventitre anni è una parrucchiera apprezzata dalla clientela, ristretta ma affezionata, e dalla malinconica signora Habib, la sua elegantissima principale, con il culto di Chirac e la passione per Parigi, dove ha vissuto da giovane. Proprio a una vivace attività della capitale la signora Habib vorrebbe far assomigliare Cindy Coiffure, che invece resta felicemente accoccolato nella sua realtà di provincia, tra le hit di radio Nostalgie, i puntuali caffè di Lorraine del bar-tabacchi all’angolo e il ciarliero viavai di clienti la cui età media sfiora la settantina. Nolwenn, tanto apatica nelle espressioni facciali quanto avventurosa in quelle linguistiche, e Patrick, genio ribelle dell’acconciatura, completano la squadra di Cindy Coiffure. È in questo piccolo universo, al ritmo di sforbiciate, colpi di phon e chiacchiere, che Clara trascorre tranquilla le sue giornate sempre uguali. Poi la sera torna a casa dal bel pompiere JB, un principe azzurro ammirato apertamente da genitori, amici, colleghi (e dalla signora Habib spudoratamente), che però a Clara non fa più l’effetto esplosivo di prima, e da un morbido gattone bianco, che però disdegna gli umani e le loro carezze. Così il tempo passa per Clara, al riparo dai dispiaceri ma anche da ogni tipo di slancio. Fino a quando un evento inaspettato cambia tutto. Un misterioso cliente lascia un libro al salone. Clara lo porta a casa, lo sistema nella libreria e se ne dimentica. Poi, un giorno, per caso, comincia a leggerlo. Il libro è Dalla parte di Swann: Clara ha appena incontrato Marcel Proust. Sarà grazie alle sue parole e alla magia della lettura che Clara troverà il coraggio di scegliere la strada giusta per sé.
L’autore.
Stéphane Carlier è nato nel 1971 ad Argenteuil e vive a Chalon-sur-Saône. È autore di numerosi romanzi, tra cui Le Chien de Madame Halberstadt (2019) che ha riscosso grande successo in Francia. Con Clara legge Proust Carlier ha vinto il Prix du Cercle Littéraire Proustien, detto anche «La Madeleine d’Or», riconoscimento per il contributo alla promozione, allo studio e all’approfondimento dell’opera di Marcel Proust.