Le fate compensano la loro incapacità di mentire con una miriade di inganni e crudeltà. Parole distorte, scherzi, omissioni, enigmi, scandali, per non parlare delle loro vendette reciproche per antiche offese ormai dimenticate. Le tempeste sono meno volubili di loro, i mari meno imprevedibili.
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La saga fantasy Young Adult ‘The Folk of the Air’ di Holly Black è una saga divisiva, capace di suscitare tanto consenso quanto feroci critiche. A distinguere la narrazione dai canoni del genere è la scelta di non lasciare che il sentimento romantico divori la trama: pur rimanendo sullo sfondo, la tensione tra Cardan e Jude funge da costante specchio del loro precario equilibrio di potere. Il loro legame, tossico e complesso, non segue mai dinamiche banali, trasformando lo slow burn in un elemento strutturale della loro evoluzione, ben lontano dall’essere un semplice vezzo narrativo. In questo scenario, la vicenda sentimentale cede il passo al vero motore della storia: gli intrighi politici di corte e l’inarrestabile ascesa al potere di Jude Duarte.
Il mondo creato dalla Black non è quello delle fate gentili e luccicanti. È un universo crudele, pericoloso e selvaggio, soprattutto per gli umani. Le fate (per fortuna!) non possono mentire, il che rende i loro intrighi e giochi di parole strumenti affilati più di una spada.
Holly Black ribalta il classico cliché del fantasy romance.
Di solito, è l’eroina che “salva” il cattivo con la sua purezza.
Qui accade tutto il contrario: Jude non ci pensa proprio a salvare salvare Cardan, anzi vuole dominarlo e usarlo per i suoi scopi e avere la sua vendetta.
È una dinamica di potere reale, quasi politica, che rende il loro rapporto molto più maturo e meno tossico di quanto sembri in superficie, proprio perché sono su un piano di parità nell’astuzia.
Uno dei punti di forza della trilogia è il legame che la protagonista ha con la sua famiglia, che potremmo definire ‘mostruosa’. Un altro tema centrale è l’ambizione di chi non ha nulla: come apprendiamo sin dai primi capitoli, Jude è un’intrusa nel mondo fatato, poiché priva di qualsiasi dono magico.
Per quanto io stia attenta, prima o poi commetterò un altro errore. Sono debole. Sono fragile. Sono mortale. E
questo è ciò che odio più di ogni altra cosa.

Jude Duarte è una protagonista magnetica, ma dura. In realtà, il suo è solo un modo per sopravvivere: nel mondo fatato, o sei la preda o sei il cacciatore.
La sua fame di potere, nonostante ne sia comunque affascinata e sembra anche cederci ogni tanto, non nasce dalla cattiveria o da una vana ambizione, ma dal bisogno disperato di non avere più paura.
Questo la rende estremamente umana: Jude ha una bussola morale molto rigorosa. Non lotta per il dominio, lotta per il diritto di esistere in un posto che la vorrebbe morta.
La sua forza risiede nella sua indipendenza: è un’eroina che non aspetta il salvataggio, ma si districa dalle proprie disavventure contando solo sul proprio ingegno.
Il personaggio di Jude è affascinante perché in lei c’è un groviglio di sentimenti contrastanti che prova verso chi la circonda. Un esempio lampante è il suo rapporto con Madoc è che è l’emblema di questa complessità: nonostante lui l’abbia rapita e sia l’assassino dei suoi genitori biologici, Jude non riesce a negargli il proprio affetto, accettando la sua natura guerriera e brutale senza mai cedere all’odio.
Questa capacità di comprensione si estende anche alla sorella gemella, i cui tradimenti vengono metabolizzati attraverso un’analisi lucida delle motivazioni profonde, e allo stesso Cardan, amato nonostante la crudeltà manifesta.
Tuttavia, sarebbe un errore scambiare questa attitudine per debolezza o per una sorta di resa. Jude non porge affatto l’altra guancia: le sue macchinazioni sono intrise di un desiderio di vendetta freddo e calcolato, e i suoi pensieri, spesso oscuri e tutt’altro che benevoli, la rendono un personaggio deliziosamente spietato.
Sembra un amante fatato uscito da una ballata, di quelle in cui alla ragazza che scappa con lui non succede niente di buono.

Parallelamente, la figura di Cardan evolve in modo speculare ma distinto. Sebbene inizialmente sembri agire in secondo piano, il suo passaggio da antagonista a complice silenzioso delinea uno dei percorsi di crescita più interessanti della saga. La sua trasformazione non è la solita redenzione basata sulla giustificazione del trauma, Holly Black evita saggiamente il cliché del “cattivo perché incompreso”, ma è un vero e proprio cammino di consapevolezza.
Cresciuto in un ambiente dove l’amore era assente o distorto, Cardan inizialmente agisce con malvagità semplicemente perché la ritiene l’unica forma di interazione possibile. Successivamente, tenta di conquistare Jude attraverso sotterfugi e intrighi, convinto che sia quello l’unico linguaggio che lei apprezzi. La sua evoluzione culmina nella scoperta della vulnerabilità: l’approdo a un amore autentico che richiede di mostrarsi nudi, con pregi e difetti, imparando persino a fare un passo indietro per lasciare spazio alla competenza superiore di Jude. Cardan non diventa “buono” per magia, ma impara finalmente a distinguere il giusto dallo sbagliato, trovando la propria identità oltre il ruolo di principe crudele.
L’erede rapito (The Stolen Heir)
«La tua famiglia ti ha insegnato un sacco di cose», dico. «I giochi di prestigio, l’arrampicata sui muri, la scherma».
«A non morire», risponde lui. «Almeno, è quello che hanno cercato di insegnarmi. A non morire».
Considerando quanto spesso si butta a capofitto nel pericolo, non credo che gli abbiano insegnato abbastanza bene.


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L’espansione dell’universo di Elfhame attraverso la dilogia L’erede rapito (The Stolen Heir e The Prisoner’s Throne) sposta l’obiettivo, cambiando le carte in tavola. In questi volumi, lo stile della Black si fa più cupo, calcando la mano su un folklore dalle tinte horror e grottesche, dove torture e deformità rivelano una magia più “sporca” e antica.
Protagonisti di questo nuovo capitolo sono Suren (Wren) e Oak.
Ritroviamo Oak, il fratellino di Jude, ormai cresciuto e chiamato a gestire le aspettative di un trono che forse non ha mai desiderato. Affascinante e manipolatore, nasconde un vuoto interiore profondo. Accanto a lui, Suren, che i lettori attenti ricorderanno per le sue brevi apparizioni nella saga originale, è una figura antitetica a Jude: se quest’ultima bramava l’integrazione nell’Alta Corte, Suren è una regina selvaggia e traumatizzata, in fuga dai propri abusi.
Se la trilogia originale ha raccontato l’emozionante scalata al successo di Jude, questa dilogia ne rappresenta il necessario contrappunto. Il tema del tradimento si trasforma: non è più solo una lotta politica per la corona, ma un intimo gioco di specchi tra due ragazzi che non riescono a fidarsi l’uno dell’altra.
In definitiva, è solo con l’aggiunta di questi due volumi che la saga raggiunge la sua completezza. Holly Black ci spinge a riflettere su cosa accade una volta spenti i riflettori della conquista: ereditare una corona è solo l’inizio; la vera sfida, e il peso più gravoso, resta imparare a governare senza perdere se stessi.
Chi è Holly Black?

Nata nel 1971 nel New Jersey, è cresciuta in una casa vittoriana che, secondo lei stessa, ha alimentato il suo amore per le storie di folclore e creature soprannaturali. Prima di diventare una scrittrice a tempo pieno, ha lavorato come redattrice di riviste mediche e bibliotecaria, esperienze che hanno influito molto sulla precisione del suo world-building.
È una grande appassionata di Dungeons & Dragons e giochi da tavolo, il che si riflette nella cura maniacale con cui costruisce le regole magiche e politiche dei suoi mondi.
Sebbene la saga The Folk of the Air (con Jude e Cardan) l’abbia resa una star mondiale, la sua carriera è molto ricca: ha esordito nel 2002 con Tithe: A Modern Faerie Tale, che ha gettato le basi per la sua interpretazione delle fate nel mondo moderno.
È nota per la sua stretta amicizia e collaborazione con Cassandra Clare (l’autrice di Shadowhunters), con la quale ha scritto la serie Magisterium.
Ha scritto romanzi horror, racconti brevi e fumetti, dimostrando una grande versatilità.
A cura di Katia Gaglioti


