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I libri che hanno ispirato Matrix

Reduci dalla visione del quarto capitolo della saga di Matrix (Matrix Resurrections, uscito da poco in Italia) torna a galla la curiosità di sapere: da dove è nata l’idea di Matrix?

A cavallo tra cyberpunk e fantascienza, Matrix si basa su un’idea di fondo: niente è reale, tutto è creato in maniera fittizia dalle ‘macchine’ per tenere buoni gli esseri umani e fargli produrre tanta bella energia che le suddette macchine utilizzano per il loro sostentamento.
Poi la trama è ben più complicata di così, c’è di mezzo un eletto e un bel po’ di altre cosette interessanti, ma restiamo fermi sulle fondamenta del mondo matrice: da dove viene questa idea? Quali le fonti di ispirazione? In particolare, ci chiediamo: quali libri hanno ispirato Matrix?


L’ispirazione primaria arriva indubbiamente dall’antichità, in particolare dal Mito della Caverna di Platone. La trama del film iniziale delle Wachowski potrebbe davvero sembrare una versione moderna e fantascientifica del celebre mito classico.
Andiamo avanti. Nella scena iniziale del primo film il protagonista, ancora nei panni di Thomas Anderson, vende un disco contenente un software pirata pescandolo da una scatola a forma di libro sulla cui copertina, se vi soffermate a osservare, potete leggere ‘Simulacra and simulations’.

Si tratta di ‘Simulacri e Impostura‘ di Jean Baudrillard, famoso libro del sociologo e filosofo francese di cui i registi imposero a tutto il cast la lettura.
Una ispirazione dichiarata apertamente e mostrata come una sorta di Easter egg all’interno del film.

Qualche passo ancora e troviamo che durante la pellicola sono frequenti i richiami ad Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll. Altro spunto dichiarato.

Oltre a queste fonti palesi si possono vedere abbastanza chiaramente riflessi dell’immaginario dello scrittore Philip K. Dick, a quello di Franz Kafka, ma anche ai racconti di Asimov e a 1984 di Orwell.

Prendiamo ad esempio Philip Dick che nel 1953 ebbe un’intuizione che ci ricorda qualcosa: nel racconto ‘Il mondo in una bolla’, all’interno del quale si costruiscono mondi subatomici fintanto che non ci si accorge che lo stesso mondo in cui si vive non è altro che la creazione subatomica di un universo più grande. Sempre Dick nel 1977 partecipò ad una convention di fantascienza a Metz, in Francia, e tenne un discorso intitolato “Se trovi questo mondo brutto, dovresti vedere alcuni degli altri”.

Lo scrittore di fantascienza americano Daniel F. Galouye nel 1964 scrisse ‘Simulacron 3‘, il primo romanzo dove i personaggi vivono le loro esistenze in un mondo simulato e non ne sono consapevoli. La trama che si sviluppa è molto diversa da quella di Matrix, ma il concetto di fondo è lo stesso.


E negli anni ottanta arriva William Gibson con Neuromante, romanzo di esordio dell’autore è considerato il manifesto del genere cyberpunk, il romanzo inoltre si aggiudicò tutti i maggiori premi letterari dedicati alla science-fiction: Premio HugoNebula e Philip K. Dick Award.

Neuromante è il primo volume della cosiddetta Trilogia dello Sprawl, con i seguiti Giù nel ciberspazio (Count Zero, 1986) e Monna Lisa Cyberpunk (Mona Lisa Overdrive, 1988).

Gibson è il colosso del cyberpunk e pare proprio facile mettere qualche parallelismo con Matrix: il protagonista Case è stato il ladro di dati migliore della matrice, fino a quando non ha incrociato le persone sbagliate e subìto danni al sistema nervoso, rendendogli impossibile accedere al cyberspazio. Ora un misterioso nuovo datore di lavoro lo ha reclutato per una colpo contro un’intelligenza artificiale incredibilmente potente.

Neuromante è stato il primo romanzo realizzato sul futuro digitale dell’umanità, una visione scioccante che ha sfidato le nostre ipotesi sulla tecnologia e noi stessi. Un vero cult.

Nel 1994, lo scrittore italiano Massimo Pietroselli, vinse il premio Urania con il romanzo breve ‘Miraggi di Silicio’. La trama è la seguente:

Il professor Aaron Porath vive in una Terra in cui, dopo il conflitto tra Virtualisti e Sostanzialisti, la realtà virtuale è vissuta come esperienza totale, come immersione in scenari artificiali perfettamente ricostruiti dal cervello, seguendo i dati forniti da un proiettore cerebrale attraverso impulsi visivi. In questo imprecisato futuro il telelavoro e l’informatizzazione capillare hanno trasformato la società umana in una grande rete, i cui nodi sono costituiti dai Borghi: piccole unità abitative autosufficienti, collegate alle altre attraverso l’Occhio sul Mondo, la locale sede del governo globale. Il nome (Occhio sul Mondo) non è casuale, in quanto è sede del controllo del governo universale, impersonato dall’oscuro bibliotecario Goldbach. Un giorno, però, il professor Porath si rende conto che niente è come sembra…

Il concetto di base è quello di un mondo virtuale realizzato per nascondere un mondo reale ben più triste è davvero simile all’idea di Matrix.

Ora, a parte le fonti direttamente citate non c’è mai la certezza che effettivamente ci sia stata l’ispirazione dei creatori del film che ha cambiato il cinema a cavallo tra il XX e il XXI secolo; non possiamo però fare a meno di trovare aderenze e citazioni, godercele e magari provare a recuperare qualche lettura prima di vedere il prossimo passo del franchise di Matrix o, magari riguardare i primi (che forse è meglio).
Ci sarebbe poi da parlare dei numerosi spunti cinematografici, da ‘Ghost in the shell’ a ‘Nirvana’ di Salvatores, ma qui siamo a parlar di libri e, pertanto, scolleghiamo il segnale portante e ci ritroviamo nel mondo reale.

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