Il 1° ottobre su Netflix debutterà l’adattamento televisivo de La valle dell’Eden (East of Eden), il capolavoro letterario di John Steinbeck pubblicato nel 1952.
A differenza del celebre film del 1955 diretto da Elia Kazan che vedeva protagonista James Dean e si concentrava soltanto sulla parte finale del libro, la nuova miniserie si sviluppa in 7 episodi e sceglie di abbracciare l’intera saga multigenerazionale pensata da Steinbeck.
A guidare il progetto c’è Zoe Kazan (Ruby Sparks, Wildlife) nelle vesti di sceneggiatrice e showrunner, creando così un vero e proprio passaggio di testimone con il nonno Elia.
La regia dei sette episodi è stata affidata a Garth Davis e Laure de Clermont-Tonnerre.
Per dare volto e voce ai complessi protagonisti dell’opera è stato scelto un cast di altissimo profilo: Florence Pugh (Piccole donne, Don’t Worry Darling), lavorando al progetto anche come produttrice esecutiva, veste i panni dell’enigmatica e spietata Cathy Ames, , affiancata da Christopher Abbott (Povere Creature!, First Man – Il primo uomo) nel ruolo di Adam Trask. Accanto a loro recitano attori del calibro di Ciarán Hinds, Mike Faist, Joseph Zada, Joe Anders e Hoon Lee, che danno vita alle varie generazioni e alle figure chiave che popolano la saga della Salinas Valley.




Mentre il film del 1955 era incentrato quasi esclusivamente sulla figura di Cal Trask (James Dean) e sulla rivalità con il fratello, la serie targata Netflix riequilibra l’attenzione mettendo al centro Cathy Ames (Florence Pugh). Steinbeck nel libro la descrive come un personaggio di pura malvagità, ma la miniserie punta ad approfondirne le sfumature psicologiche e le motivazioni senza banalizzarla.
Nonostante la storia sia ambientata nella Salinas Valley in California, la produzione ha girato gran parte delle scene in Nuova Zelanda. La scelta è stata dettata dalla necessità di ritrovare paesaggi rurali e incontaminati che potessero ricreare fedelmente l’aspetto della California tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, prima dell’urbanizzazione moderna.
«Ma il comando “Tu puoi”! Questo rende l’uomo grande, questo lo parifica alle stelle, perché nella sua debolezza e nella sua sporcizia, e dopo aver ucciso suo fratello, gli rimane ancora la grande scelta: “Tu puoi”. Può scegliere la sua strada, combatterla e vincerla.»
Ogni volta che Netflix adatta un grande classico, si verifica il cosiddetto “effetto riedizione”: il libro di Steinbeck sta già tornando nelle classifiche dei libri più venduti.

Pubblicato nel 1952, La valle dell’Eden è considerato dallo stesso Steinbeck il suo romanzo più ambizioso, l’opera in cui ha riversato tutto ciò che sapeva sull’essere umano. Mentre scriveva il libro nel 1951, Steinbeck intagliò a mano una piccola scatola in legno di mogano e la regalò al suo editore, Pascal Covici. Sulla scatola incise in ebraico la parola Timshel e all’interno inserì il manoscritto del romanzo. Steinbeck diceva che quella scatola custodiva l’anima stessa del libro.
Tutta l’architettura filosofica del romanzo ruota attorno a una singola parola ebraica presente nel libro della Genesi: Timshel. Nelle varie traduzioni della Bibbia, la frase rivolta da Dio a Caino è stata interpretata come un ordine (“Dominai sul peccato”) o come una profezia (“Tu dominerai sul peccato”). Steinbeck scelse l’interpretazione del suo personaggio Lee (il saggio servitore cinese): Timshel significa “Tu puoi” (o “Puoi scegliere”). È il manifesto del libero arbitrio: l’uomo non è condannato al male per genetica o destino; ha sempre la libertà e la responsabilità individuale di scegliere la propria strada.
Ambientato, dicevamo, nella fertile Salinas Valley in California tra la fine dell’Ottocento e la Prima Guerra Mondiale, il libro segue le vicende intrecciate di due famiglie, i Trask e gli Hamilton. Attraverso generazioni di padri e figli, Steinbeck rielabora in chiave moderna il mito biblico di Caino e Abele, indagando in profondità il libero arbitrio, la ricerca dell’approvazione paterna, la gelosia e il peso delle eredità morali.
La famiglia Hamilton che compare nel libro è direttamente basata sulla vera famiglia materna di John Steinbeck. Il personaggio del saggio e geniale inventore Samuel Hamilton è modellato sul vero nonno materno dell’autore. Steinbeck riserva agli Hamilton una calorosa affettività, facendoli da contraltare ideale all’oscurità e alle tragedia dei Trask.
«Ed è questo il valore che ha una cosa: non quello che si riceve, ma quello che si è disposti a dare per averla.»
Al centro di questo universo narrativo spicca la figura di Cathy Ames, uno dei personaggi femminili più complessi, ambigui e controversi della letteratura del Novecento.
Steinbeck non nasconde il parallelismo con la storia di Caino e Abele, anzi lo esplicita attraverso le iniziali dei nomi dei fratelli nelle due generazioni del racconto: nella prima generazione infatti abbiamo Abel (Abele) e Charles (Caino) Trask e nella seconda generazione troviamo invece Aron (Abele) e Cal (Caino) Trask.
I fratelli con la A sono i prediletti, solari e apparentemente puri; i fratelli con la C sono tormentati, impulsivi, affamati d’amore ma inclini alla gelosia.
Quando uscì nel settembre del 1952, il romanzo divenne immediatamente un best-seller travolgente, ma fu accolto con freddezza da diversi critici letterari dell’epoca, che lo giudicarono troppo melodrammatico e allegorico. Con il passare dei decenni, il giudizio critico si è ribaltato e La valle dell’Eden è oggi riconosciuto come una delle pietre miliari della letteratura americana del Novecento.
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Chi è John Steinbeck?

John Steinbeck (1902–1968) è stato uno dei più importanti scrittori americani del Novecento, vincitore del Premio Pulitzer nel 1940 e del Premio Nobel per la Letteratura nel 1962. Nato e cresciuto a Salinas, in California, ha sviluppato fin da giovane un profondo legame con la terra e con le classi lavoratrici, arrivando a lavorare lui stesso come bracciante. Questa esperienza sul campo ha segnato in modo indelebile la sua scrittura, spingendolo a raccontare con empatia e realismo le storie degli ultimi, degli emarginati e dei lavoratori durante la Grande Depressione.
Tra le sue opere più celebri spicca Uomini e topi del 1937, una toccante e tragica storia di amicizia tra due braccianti itineranti alla ricerca di una casa. Pochi anni dopo, nel 1939, pubblica il suo capolavoro di protesta sociale, Furore, incentrato sul drammatico esodo della famiglia Joad verso la California, testo che gli vale il Premio Pulitzer e la consacrazione internazionale. Nel 1952 firma la sua opera più ambiziosa e personale, La valle dell’Eden, un’epopea multigenerazionale sulla lotta tra bene e male, mentre nel 1962 racconta la sua patria attraverso un celebre diario di viaggio intitolato Viaggi con Charley. Ricordato per la straordinaria capacità di unire la denuncia sociale a una profonda riflessione morale sul libero arbitrio, Steinbeck ha saputo dare voce alle speranze e alle tragedie dell’America del suo tempo.